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IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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Non guardarmi non ti sento
ussaro
mcnab75



Vi segnalo questo post interessantissimo sul blog di Angra.

Di che parla? Di come ci si può fingere una diciassettene non vedente, inviare un manoscritto inedito e venire subito contattati da un importante editore per la pubblicazione. Ma anche di come si può quindi confessare l'inganno e sentirsi dire che il manoscritto non era poi così valido e che quindi non può essere più pubblicato.
 

Ovviamente l'esperimento di Angra può essere considerato sotto molteplici punti di vista. Il suo romanzo è stato infine rifiutato perché l'editore si è sentito preso in giro? Forse sì. Ci starebbe anche; io per esempio avrei reagito allo stesso modo. Però, in tal caso, perché prendere la scusa del manoscritto non più valido? Perché non dire semplicemente la verità, ossia che non si prendono in giro le persone? (eh sì, anche gli editori sono persone... sembra bizzarro, eh?)

 

Insomma, ciascuno di voi si faccia un'idea.

Io me la sono fatta, e le conclusioni a cui essa porta non sono affatto buone.
 


Due ipotesi:
La prima. l'editore voleva costruire un "caso letterario" partendo da un caso umano da poter mostrare ai vari Magalli,Giletti,D'urso e cosa meglio di una diciassettenne magari anche carina ma sfortunata.Magari se fosse stato un cieco ma sessantenne ed uomo forsa l'editore non ci avrebbe neanche pensato a pubblicare il libro.
La seconda,l'editore si è effettivamente sentito in giro e ci ha ripensato.
Da idealista mi piacerebbe fosse vera la seconda ipotesi,ma conoscendo un poco verti meccanismo mi tocca propendere per la prima.
Peccato.
Nick

Ovviamente propendo anch'io per la prima ipotesi. Lo scrittore teen, perdipiù "caso umano", consente un battage promozionale in grande stile. A questo punto il prodotto (romanzo) diventa secondario, quasi marginale, rispetto al produttore (lo scrittore). Che poi è più o meno quello che succede anche nel mondo della musica, dove si vende il cantante prima che le canzoni.

Ciò non toglie, ripeto, che io me la sarei presa per un giochetto così.

Vabbé, stasera mi sento cinico.
E quoto Nick in toto.

La mia risposta è retorica. Come la domanda, in fondo.

I diciassettenni scrittori o creati tali vendono, se poi hanno la sfiga di un handicap grave come quello vendono dieci volte tanto.

I trentenni o quarantenni scrittori perfettamente sani... be', e chi l'ha detto che sanno scrivere?

Che schifo.

hell

Tu che t'interessi di cinema, diresti che in Italia succede la stessa cosa anche in quell'ambiente? I registi sono sempre più spesso "figli di", se non ex attori o gente che ha un background di personaggi più o meno famosi, e quindi più o meno "vendibili" in tv, senz'altro più dei film caccosi che producono...

Be', da quell'altro versante il sistema apparentemente pare essere un po' più complesso.
Magari il caso umano è più adatto a sfondare nei salotti della tv, roba che non ho mai seguito perché mi da il voltastomaco...

Il cinema, spiace dirlo, ma sembra essere politicizzato. Non importa davvero il colore di tale schieramento.
Ovvero, lavori solo se sei amico di..., o figlio di..., o condividi le idee di...
Non mi spiego altrimenti il perché di tanta abbondanza, in casa nostra, di commedie amare a sfondo politico/sociale, di drammi strutturati tra diverse classi sociali, di film cosiddetti di denuncia, di polpettoni psicoanalitici. Il cinema qui deve educare e deve spingere a "identificarsi". Cinema di denuncia e, perché no, anche di controllo. O almeno ci si prova.
L'evasione che può essere data dalla fantascienza o dall'horror non viene presa in considerazione, tranne che da alcuni che, come tutti sanno, fanno estrema fatica anche solo a essere presi sul serio. Te lo immagini tu un Romero italiano? E non parlo solo di fare film sugli zombie, ma di un tizio italiano che diventi un'icona popolari grazie a quei film. Io non ci riesco.
Il cinema italiano, quan'è intrattenimento, è becero e volgare, adesso. Tale da farti fuggire anche da quel genere di divertimento.

Ossevazione del tutto personale e opinabile, la mia. Ovvio.
Però, da spettatore, all'esterno le cose appaiono strutturate proprio così.

Italiastan.
Coma hai sempre detto e come dico anche io e... tantissimi altri

hell ;)

Eh, autore che si presenta con untesto passabileed una campagna stampa già bella che pronta. Come non abboccare?
Ma in fondo è un po' come con quegli editori (non facciamo nomi) che gli offri un saggio e loro ti chiedono se sei un docente universitario, dove, e quanti studenti (= lettori obbligati) hai per ogni anno accademico.
E quando gli dici che, beh, hai si e no quaranta studenti l'anno, e non hai una cattedra ma fai corsi a contratto, improvvisamente non sono più interessati.
Capita.

Davide "docente a contratto" Mana

Sono cose belle, lo ammetto.

Se devo proprio essere malizioso sospetterei anche sulla vera identità di certi presunti scrittori under 18 che riempiono i nostri scaffali. Che si tratti magari di identità di facciata?
Ma forse non ce n'è nemmeno bisogno: i bambocci che in Italia hanno uno o più romanzi fantasy nel cassetto già a 15 anni sono tantissimi... basta sceglierne uno, magari un po' fotogenico.

Scusate ma stamattina mi son svegliato con le palle girate.

Mah. Io ho già espresso qualche giorno fa la mia opinione, direttamente sul blog di Angra. Sto leggendo il suo manoscritto e i difetti a cui accenna l'editor (ma solo dopo aver rivelato il truccho) esistono realmente. Troppi personaggi e stile incostante.
Il romanzo è comunque discreto e accattivante, con un buon lavoro di editing potrebbe meritare la pubblicazione (parere mio personale).

Io rimango dell'idea che prendere per i fondelli un editor non paga. Anche se l'esperimento di Angra rivela che le case editrici sono disperate e, pur di vendere, sarebbero ben disposte ad aggrapparsi allo sfruttamento di casi umani (come la ragazzina non vedente scrittrice).

Glauco

Ops... mi è partita una 'h' in trucco! :D

Glauco, come te anch'io credo che l'agente/editore contattato si sia in fondo sentito preso in giro. Inutile far finta di sorvolare su questo che NON è un dettaglio. Infatti l'ho scritto subito nel post.
Non dubito che il romanzo di Angra necessiti di un po' di editing, ma poi guardo i fantasy pubblicati in Italia e scritti da italiani, e il suo lavoro mi pare subito ai livello di Tolkien, Martin e Brooks... (ne ho letto anch'io un po' ;-)

Ciao Alex: Angra ha contattato un'agente letteraria (piuttosto importante, anche se ovviamente non ha potuto rivelare quale) NON un editore. Nella sostanza cambia poco, lo dico giusto per amor di precisione. Ciao e buon lavoro con il tuo blog! Diego.

L'esperimento in sé diverte, pur lasciando un gusto amaro in bocca. L'agenzia che si fionda sulle tracce della ragazzina con handicap si commenta da sola. Non condivido l'opportunità di svolgere un test del genere dal momento che le tragicommedie del mondo editoriale sono ben note e ripetere l'ennesima scena discutibile non aiuta nessuno.
Alla fine cosa si può concludere? L'agenzia ha fatto una figura barbina, l'autore ha dimostrato un punto già conosciuto e si è bruciato i ponti con l'agenzia in questione, tutti coloro che hanno letto i post sui due blog hanno di che riflettere.
Dal mio punto di vista non cambia nulla. Considero superflue le agenzie e obsolete la maggior parte delle case editrici.

Manco a farlo apposta, oggi ho pubblicato sul mio blog qualcosa di simile.

Io sono schifato e inquietato.

Poi penso: siamo in Italia. Ed è così in tutti i settori: dalla politica, all'economia, alla scuola, all'editoria.

E quindi sono ancora più schifato e inquietato.

Il fatto che sei sei una minorenne cieca hai possibilità di pubblicare (perchè sei un caso umano su cui puoi fare una barca di soldi), ma se sei un quarantenne è meglio che ti dedichi solo a fare il tuo lavoro di ingegnere, mi inquieta e mi schifa.

Questo post fa tranquillamente il paio a quello tuo dei bohemien. In Italia, se sei adulto e scrivi "di certe cose", scrivi solo stronzate. Punto.

Angelo

Agenti letterari, editori... Mi chiedo perché una persona sana di mente dovrebbe ancora rivolgersi a questa gente. Certo, anche tra loro ci sono ottime persone, ma finiscono stritolate in un meccanismo più grande di ogni buona intenzione.

Se la storia è vera, temo che sia legittimo essere in malafede e immaginare il colpo a effetto da parte dell'editore... poi giustamente incazzato per essere stato preso in giro, ma che se avesse saputo sin dall'inizio che non era una diciassettenne cieca avrebbe risposto "il manoscritto da lei inviatoci non è conforme alla nostra attuale linea editoriale"...

Quoto Nick in pieno... l'editore aveva fiutato "l'affare". Triste, molto molto molto triste:-(

che volete farci: le leggi di mercato si abbattono anche sull'editoria. se qualcosa vende, allora punti logicamente su quello.
se è a discapito della qualità, tanto i pochi che si oppongono non hanno peso: noi stiamo qua a commentare questo schifo ma siamo sinceri, che possiamo fare, oltre a scambiarci pareri? se anche gli dicessimo di persona cambiate, ci riderebbero in faccia.
gli editori non sono stupidi e seguono un po' i gusti e gli interessi del gregge: o cambi la mentalità di qualcuno (una buona parte sarebbe già da ottimisti) o cambi la mentalità degli editori. scegliete voi la più semplice (io noon so decidermi)

skevin93

Sulla questione agenti letterari...
Gli anglosassoni sugli agenti letterari ci giurano e ci spergiurano - tanto che esistono manuali su come cooperare al meglio col proprio agente, e agenti che hanno letteralmente creato grandi scrittori.
Come in tutti gli ambiti, anche là ci sono gli scalzacani - ma esistono servizi (io sonostato abbonato ad uno per un paio d'anni) atraverso i quali vengono segnalati agenti inaffidabili ed editori truffaldini.

Qui da noi, gli agenti sono rari e, da ciò che ho visto, in alcuni casi sono quasi solo dei PR.
E poi qui da noi lo scrittore in erba contatta direttamente l'editore (cosa che se laracconti agli americani, quelli ridono come dei derelitti).

Davide "gli anglosassoni però..." Mana

Concordo con te, ma aggiungo: non basta un termine ufficiale per dare credibilità a una categoria.
Gli agenti letterari italiani, per essere cortesi, sono al limite dei PR (come dici tu) o dei passacarte.

Del resto anche chi gioca a calcio nel Turkmenistan si definisce calciatore. Poi però fai un paragone con quelli brasiliani e capisci che in una singola parola ci sta dentro di tutto di più.

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