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IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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Questa è la storia perfetta per Halloween: due automobilisti viaggiano lungo una strada buia e solitaria, raccontandosi storie del terrore. Finché...

 

La prima volta che lo vidi mi fece una discreta paura, anche se il film ispirato Ai Confini della realtà non è per niente perfetto. A dirla tutta, la parte migliore è proprio questa introduzione a se stante, che potete vedere integralmente nel video. Ehm, mi sono accorto che, visto di notte e da soli, fa ancora un certo effetto.

Comunque, prendendo spunto da ciò che dice l'amico Elgraeco in questo post (“Da ragazzo, ha trovato piacevole spaventarsi e spaventare con le storie di fantasmi raccontate davanti a un fuoco, in campagna, di notte”), vi chiedo: non è che voi avete qualcuna di queste storie da raccontare, magari vissuta in prima persona? Peggio ancora: non è che qualcuno di voi non me la racconta giusta, e magari condivide lo stesso segretuccio che nasconde Dan Aykroyd nel video che ho postato?

 




L'introduzione è fantastica, anche se credo di aver già visto da qualche parte una situazione del genere... purtroppo non ho molta dimestichezza con le storie di fantasmi, ma ricordo una che lessi tempo fa:

Un viaggiatore, finito di cenare in una locanda, rimase per qualche tempo ad ascoltare le storie che gli avventori si raccontavano. Molte parlavano degli spiriti della notte, di esseri trasparenti e gelidi che ritornavano nel buio. Turbato da quelle storie, quando salì le scale per recarsi a letto, il piegarsi del legno gli parve un gemito, le ombre oscillanti alla luce del fuoco, dita che si contorcevano. Giunse nella stanza, accese la lampada, e richiuse subito dietro di sé la porta, girando tre volte la chiave. Provò ad aprire, e vide che la porta teneva. Rivoltò le coperte ed aprì, lentamente, i cassetti e le ante degli armadi. Sbirciò sotto il letto, si guardò più volte alle spalle e cercò di fare più piano possibile mentre si muoveva. Si spostò alla finestra e assicurò le ante con la maniglia piombata. Si guardò intorno ancora un po', poi si spogliò e si rannicchiò tra le coperte. Portò una mano al lume e lo spense.
Sentì una voce sottile. Parlò solo una volta, ma bastò per tenerlo in rigida veglia fino all'alba: "Ora siamo ben chiusi dentro per la notte.".

Quanto a me, non nascondo niente: dinosauro sono e dinosauro mi mostro!
Shaggley

Be se per questo ecco a voi la più breve storia di fantasmi del mondo:
Leggeva da solo al buio nella sua stanza,chiese un fiammifero per fare luce e una mano gliene porse uno!
Oppure sempre nello stesso stile:
L'ultimo uomo della terra,chiuso nella sua casa senti all'improvviso qualcuno bussare!
Poi ricordo che nel paese dove sono cresciuto giravano strane storie sul cimitero locale,ne ricordo un paio:
-Secondo una voce che girava molto quando io facevo le elementari,dopo mezzanotte per il cimitero si aggiravano tre enormi gatti neri dagli occhi rossi.Guai a incontrarli,perchè in realtà erano tre spiriti dannati in cerca di qualcuno che soffrà al loro posto.(Non chiedetemi se c'era qualcosa di vero,mai avuto il coraggio di verificare questa storia)
-La seconda risale al dopoguerra e vede uno dei paesani (lo chiameremo Pino,perchè il suo nome vero proprio non lo ricordo) incontrare il Lungo nei pressi del cimitero, di notte.Il Lungo (che era persona poco raccomandibile) aveva con sè un carretto,il cui contenuto era celato da una coperta.Pino gli chiede cosa sta portando e il Lungo gli risponde che sono dei cavoli.Ma Pino non ci crede e approffitando di un attimo di distrazione del Lungo toglie la coperta.Si rivela così un ammasso di teste mozzate.Pino gridà e scappa col Lungo che gli bestemmia dietro.
Di storie così c'è ne sono altre,ma se siano vere oppure solo fole,non sono proprio in grado di dirlo.
Il vampirologo che ride

Quando vivevo a Londra mi capitarono un paiodi faccende abbastanza strane - ma essendo un razionalista, le ho sempre spiegate in maniera non sovrannaturale.

La prima che mi viene in mente...
Uscivo spesso a notte fonda per passeggiare attorno a casa (avevo dei coinquilini che favorivano una tale scelta).
Nel quartiere in cui vivevo c'erano i lampioni salva-energia col sensore di movimento.
Per cui uno camminava, e la luce gli si accendeva solo sul tratto di marciapiede in cui si trovava.
Tre-quattro metri illuminati.
Buio davanti, buio dietro.
Una sera (sarà stato marzo), esco e faccio il mio solito giro.
Arrivo su un angolo, e cerco di decidere da che parte andare stanotte.
E nel tratto di strada davanti a mè, partendo da un centinaio di metri, i lampioni cominciano ad accendersi e spegnersi, venendo nellamia direzione.
Ma sul marciapiede non c'è nessuno.
Il circolo di luce arriva sempre più vicino.
E dannazione, sul marciapiede non c'è davvero nessuno!

Beh, quella sera decisi con una certa urgenza di svoltare a sinistra, ed allontanarmi molto in fretta, senza voltarmi indietro.

Davide "spooky" Mana

Spettacolare il filmato!

Tornando alle storie di paura:
anni fa credo di aver visto un'apparizione. Ero con un amico, la vide anche lui.
Campagna, una figura femminile vestita di bianco sotto un albero che si muoveva in modo troppo, troppo regolare, quasi non appoggiasse i piedi al suolo.
Per fortuna era parecchio distante.
Quella sera continuammo a spaventarci con aneddoti macabri e i cani non smisero un attimo, guarda caso, di abbaiare e di ringhiare verso il buio...

hell :)

La mia casa vicino a Rieti è costruita (come nella miglior tradizione del cinema horror) esattamente sopra il vecchio cimitero del paese, costruito nel 1627 e abbandonato duecentocinquanta anni dopo. Di aneddoti potrei citarne parecchi, dalle apparizioni agli armadi che si aprono da soli...brrrr

Zweilawyer

Bello, molto bello leggere le vostre esperienze ai confini della realtà. Grazie!

A questo punto vi dico la mia, un'esperienza piccola che però non so ancora spiegarmi, a distanza di anni.

Metà dei '90. Mio nonno era molto da poche settimane, perciò andavo spesso al cimitero. Andai anche quella mattina, dopo che per tutta la notte il milanese era stato investito da una sorta di nubrifragio tardo-primaverile. La tomba di mio nonno era ancora di quelle provvisorie, di terra e sassolini. Proprio i sassolini erano stati in parte spazzati via da vento e pioggia. Un disastro. A quel punto feci una cosa poco bella, di cui ora mi vergogno. La tomba a fianco, riparata dalla parte di una cappella di famiglia, si era salvata dalla tempesta. Presi una manciata di sassolini da quella tomba e li sistemai su quella del nonno per coprire il vuoto, in attesa dell'intervento di un addetto cimiteriale.
Poi andai a Milano, avevo lezione in università. Ai tempi me la prendevo comoda. Preso il tram arrivai fino a piazza 5 Giornate, deciso a farmi il resto della strada a piedi. Arrivato a uno degli incroci di viale Montenero mi fermai al semaforo rosso.
A un certo punto sentii una puntura intensa al collo. Subito dopo un'altra al braccio (era giugno, si girava già a maniche corte). Non erano insetti. Passata una mano sul colletto della maglietta trovai la fonte della "puntura": un sassolino minuscolo, di quelli usati nei cortili - e nei camposanti. Ce ne era un altro ai miei piedi, quasi identico. Quello che mi aveva colpito al braccio.
Mi guardai intorno, cercando un buontempone, magari un ragazzino in vena di scherzi, ma una terrificante consapevolezza si era già radicata nella mia testa.
Inutile aggiungere quale.

Quella notte dormii poco.
Il giorno dopo tornai al cimitero. Oltre a un pensiero (una preghiera?) al nonno dedicai anche una tacita scusa al suo vicino.
Nessun sassolino comparso dal nulla mi disturbò più.

Ci crediate o meno è tutto vero.
Se avete una spiegazione razionale, beh, sono proprio curioso di sentirla.

Anni novanta.
La casa di campagna dei nonni, in Lucania.
La usavamo per passare qualche giorno di vacanza. Loro erano anziani e ci andavano solo un paio di mesi l'anno in estate.
Quell'autunno eravamo là con la mia famiglia. Un ponte lungo di qualche tipo. Il tempo si era messo al brutto e ce ne stavamo tappati in casa, lo spezzatino che si cuoceva sul fornello e un piccolo televisore sintonizzato sui pochi canali che si riuscivano a captare laggiù, spersi nella campagna lucana.
Ai titoli di coda dell'ultimo film della sera, ce ne andiamo a letto.
Chiudo gli occhi e mi addormento quasi all'istante.
Li riapro dopo quello che mi sembrò un solo secondo: un terribile fragore di tegole spostate sul tetto che nella notte appena nata risuona come un ruggito strozzato e metallico.
Non è solo un mio sogno, perché ci svegliamo tutti.
Siamo in piedi e ci guardiamo stupefatti. Non sappiamo cosa possa essere. Niente di quello che conosciamo può produrre quel rumore.
L'unica cosa certa: arriva da sopra le nostre teste. Sul tetto. Non c'è alcun dubbio.
È durato solo una manciata di secondi, e tratteniamo tutti il respiro in attesa che si ripeta.
Ma non si ripete.
Entra mia madre, ci dice "Non è stato niente, rimettevi a dormire".
Ma non sorride. La sento parlare con mio padre da dietro la porta. Guardo l'orologio. Le tre del mattino esatte. Decido per l'autospegnimento, e mi riaddormento senza pensare altro di coerente.
La mattina dopo, alla luce del sole, scherziamo sull'accaduto.
Il tetto sembra a posto.
Non è successo niente, dopotutto. Niente.
Ma il niente ritorna quella notte.
Un rumore grattugiante, selvaggio, ripetuto. Sento (o sono sicuro di sentire) le tegole di coccio sollevarsi e ricadere nel breve lasso di tempo che basta a terrorizzarci ancor più della notte scorsa.
Stavolta mio padre esce fuori, mentre mia madre ci dice di stare dentro.
Lo sbircio attraverso le persiane della finestra. Ha acceso tutte le luci esterne, e percorre di corsa il perimetro della casa.
Ma, qualunque cosa fosse, già non c'è più.
Sono il solo a controllare l'orologio? Non lo so, ma vedo di nuovo: le tre. Tonde. 
Non dormimmo più per quella notte, pronti a saltare in aria al primo cigolio.
La mattina dopo, mia madre telefona ai nonni. Stanno un po' a parlare, poi riattacca. "Nel pomeriggio vengono a controllare il tetto".
Io guardo mia madre. "È una bestia, vero? Una bestia che si è arrampicata fin lassù e poi è scappata".
Lei ricambia il mio sguardo. "Sì, sarà una bestia. E comunque, domani torniamo a casa".
Più tardi, arrivano due uomini, mandati dai nonni. Salgono sul tetto con una scala montata sull'autocarro, e ci restano una decina di minuti.
Noi stiamo tutti coi nasi all'insù, io aspettandomi anche che ne cadano giù i corpi straziati da chissà quali artigli.
Invece se ne scendono, tranquilli.
"Non c'è niente, ma il tetto ha bisogno di essere riparato. Andrebbero comprate e posate nuove tegole, ma per ora basterebbe una colata di malta per tenere ferme quelle che ci sono".
Si consultano i miei coi nonni, voci lontane e invisibili al telefono di casa. 
I due ritornano con l'occorrente. Lavorano per un'ora circa, poi ridiscendono.
Portano via la scala, salutano, e ripartono.
Da sotto continua a non vedersi niente, ma ora so che uno strato di materiale grigiastro si sta indurendo sul nostro tetto e che smuovere quelle tegole, ora, sarà più difficile per chiunque. O per qualsiasi cosa.
Il resto della giornata passa in un'attesa mai esplicitata e coperta da battute e dai suoni della televisione.
Arriva la sera che si trasforma in notte, e tutti i suoni cessano.
Cerco di restare sveglio, ma le tre sono lontane.
Ad un'ora imprecisata, chiudo gli occhi e sprofondo anch'io nel mio silenzio interiore.
Vi è mai squillato il telefono di casa a notte fonda?
È un suono cattivo e terribile, forte come una fucilata.
Faccio un salto nel letto, perfettamente sveglio in un attimo.
Il telefono è dabbasso, fa ancora altri due squilli, rabbiosi. Sembra che urli. Poi tace.
Sono le tre. Precise. Esatte.
Dal tetto nessun rumore, né sarebbe più arrivato neanche uno scricchiolio negli anni a seguire.
E neanche squilli notturni, se è per questo.
E questo, che vogliate crederci o no, è tutto.

Beh... impressionante.
E poi hai voglia a cercare spiegazioni razionali. Volendo lo si può fare per la telefonata notturna (bruttissima esperienza, davvero), ma per il tetto?
Penso che il mondo sia pieno di episodi come questo, solo che rimangono sempre ai margini. Non puoi spiegarli? Allora non parlarne.

Grazie per aver condiviso.

Sono un po' di corsa ma...

Beh, da piccolo, con alcuni amici, amavamo fare delle sedute spiritiche "truccate" per divertirci alla faccia di qualche altro amichetto credulone.
Una sera, nella taverna di un albergo di montagna, abbiamo messo su uno spettacolo eccezionale. La nostra vittima quasi è scoppiata a piangere e... beh, però alla fine abbiamo tremato tutti di paura perché quando abbiamo svelato il trucco al bambino spaventato, ci siamo accorti che molte delle lenze utilizzate per muovere gli oggetti a distanza si erano staccate prima del tempo ma che... beh, le tende si erano mosse lo stesso, così come i posacenere e le candele...

Da quel giorno abbiamo smesso con certi tipi di giochetti!

Glauco

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