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Candelora: riti, tradizioni, un racconto
peter cushing
mcnab75



« Per la santa Candelora

se nevica o se plora

dell'inverno siamo fora;

ma se l'è sole o solicello

siamo sempre a mezzo inverno »

 

Impegnati come siamo a celebrare feste tanto affascinanti quanto cool, ne dimentichiamo altre forse ancor più suggestive. Una di esse è la Candelora (dal latino festum candelarum). Le candele venivano conservate gelosamente dai fedeli, per poi accenderle per ingraziarsi le divinità, dapprima pagane e poi cristiane. Grazie a esse si cercava la loro intercessione in case di malattia, disastri naturali, disgrazie famigliari etc etc.

Anticamente nel giorno della Candelora si celebravano anche riti specifici per determinare se una persona era colpita dal malocchio.

 

Con l'avvento del Cristo questa festività, fissata per il due febbraio, assunse un significato associabile alla purificazione. Perché, secondo l'usanza ebraica, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni dopo il parto di un maschio e doveva andare al Tempio per purificarsi: il 2 febbraio cade appunto 40 giorni dopo il 25 dicembre, giorno della nascita di Gesù.

 

In realtà le vecchie feste pagane sono state sovrapposte, e non del tutto sostituite da quella cristiana. Nell'antica tradizione vanno ricordate in particolari due celebrazioni. Innanzitutto l'Imbolc, la festa celtica che auspicava il passaggio dall'inverno alla primavera, con gli spiriti della luce che scacciavano quelli del freddo e del buio. E poi i Lupercali, le festività romane in onore del Dio Fauno Luperco, protettore degli armenti contro la minaccia dei lupi (anche quelli mannari?).

 

Concludo questo breve post dedicato a una festa che mi affascina da sempre, ricordando l'omonimo racconto a opera di Samuel Marolla, Candelora, facente parte dell'antologia Malarazza, forse la migliore uscita dell'altalenante e purtroppo mediocre collana Epix. Se potete recuperatelo, perché è un delizioso gioiellino horror che pesca proprio nella tradizione esoterica dei lupercali. Il racconto si basa su due interrogativi: è possibile che un'insospettabile famiglia borghese dell'hinterland milanese celebri ancora quei riti, in pieno XXI secolo? E poi: quale era il prezzo che chiedevano gli spiriti delle tenebre per starsene buoni fino all'inverno successivo?
 


Infatti tu le scrivi, e le scrivi bene! :-)
Non a caso il tuo racconto "Candelora" (come altri di quella raccolta) mi è rimasto in mente a distanza di parecchi mesi, mentre moltissima altra roba letta anche in tempi più recenti è già passata nello "sciacquone della memoria".
Ci sarà un perché, no?

Comunque sto scrivendo anch'io una cosuccia su Milano. Vediamo quando riesco a proporvela.

PS: inquietante aneddoto, quello del tuo amico abruzzese!

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