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IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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Le scelte del Lone Ranger
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mcnab75


Post più o meno a richiesta, anche se è un argomento già trattato nelle scorse stagioni del Blog sull'Orlo del Mondo. Ma ogni tanto fa bene ribadire.
La domanda a cui rispondo la deduco da alcuni commenti più o meno simili ricevuti su Facebook: “Ma perché non invii i tuoi vecchi lavori (Prometeo, Nevicata, Uomini e Lupi) a qualche editore vero e proprio?”
Un quesito interessante che merita una risposta articolata ma al contempo semplice ed esaustiva. Eccola qui, divisa per punti:

- Non credo molto nell'operato dell'editoria italiana. Ovviamente ci sono le (poche) eccezioni, per esempio Edizioni XII, Gargoyle, la nuova arrivata Pyra Edizioni. Tuttavia il settore è in crisi, gli investimenti sono pochi e molto spesso per tentare il colpaccio si punta su libri che io non potrei mai scrivere. Quelli lì, esatto, che non starò a ripetere.

- Su questo blog recensisco molti romanzi pubblicati dagli editori italiani. Per poter mantenere una credibilità critica preferisco essere del tutto slegato a questa o quella scuderia. È un problema che molti non considerano tale, ma io sì: se dovessi pubblicare un racconto con l'Editore Tizio, chi crederebbe poi all'imparzialità delle recensioni dei libri in catalogo al suddetto editore?

- Ho molti interessi, un lavoro che porta via molte ore, una specie di vita sociale e almeno un paio di “dopolavoro”, non per ultimo la gestione del blog, che mi impediscono di spendere tempo nel classico botta-e-risposta con editori etc etc. E se una cosa devo farla male, meglio non farla proprio.


- Non amo firmare contratti. Quando posso evito.

- Viceversa amo l'assoluta libertà creativa.

- Per quel che riguarda gli editori digitali il problema è uno solo: alzare il prezzo di copertina di un ebook comporta – a mio parere – l'invendibilità del medesimo. Per qualche strana malattia i lettori italiani pensano che già 2 euro per un ebook siano troppi. Ovviamente un editore non può adottare i prezzi da fame degli scrittori autoprodotti, altrimenti non guadagnerebbe nulla. Ma questo rialzo a 3/5 euro diventa a sua volta un problema. In altre parole è un cane che si morde la coda.

- Non vedo grande differenza tra guadagnare 300-400 euro con una pubblicazione “classica” e 100-150 con l'autoproduzioni. Sono cifre che comunque non garantiscono di poter campare di scrittura.

- Credo, e questo è un punto fondamentale, che l'indipendenza totale della mia autoproduzione sia un punto distintivo chiaro e preciso del mio operato. Un marchio di fabbrica. E forse avrei più da perderci che da guadagnarci, se dovessi rinunciare a esso.



Questo è quanto.
Ovviamente so che l'autoproduzione NON è il paradiso, né una panacea né la strada migliore per sfidare il sistema, presunto o reale che sia. Sfida che tra l'altro non m'interessa granché.
Continuerò a recensire e a elogiare l'operato dei competenti e onesti operatori di settore sopraelencati (e altri che magari citerò in altre occasioni).
Ma al momento questa è la mia strada e almeno più o meno so dove va a parare.

Sono cose di cui si è discusso tante volte e sai che sono perfettamente daccordo con te. Anche perché questa scelta non preclude il fatto di poter produrre un lavoro di qualità sia nei contenuti che nella presentazione grafica, visto che in circolazione ci sono fior di professionisti (che ti affiancano nelle tue pubblicazioni) a disposizione.

Se ne parlato tante volte, è vero, ma d'una domanda che ultimamente mi è stata fatta da nuovi lettori, quindi era giusto ribadire. Ed è sempre più una scelta consapevole, per quel che mi riguarda.

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