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Escursioni distopiche

  • Jan. 21st, 2009 at 2:30 PM
pensante


 Accantonando per un momento i progetti a largo respiro ("I Senza sole", e il seguito di Crepuscolaria), mi sto esercitando nella scrittura di qualche racconto di genere distopico.

Ma cos'è la distopia? Citando dall'immancabile wiki: "Per distopìa (o antiutopìa, pseudo-utopìa o utopìa negativa) si intende una società indesiderabile sotto tutti i punti di vista. Il termine è stato coniato come opposto di utopìa ed è soprattutto utilizzato in riferimento alla rappresentazione di una società fittizia (spesso ambientata in un futuro prossimo) nella quale le tendenze sociali sono portate ad estremi apocalittici.
Secondo l'Oxford English Dictionary, il termine fu coniato alla fine del XIX secolo dal filosofo John Stuart Mill, che si serviva allo stesso tempo anche di un sinonimo creato da Bentham: cacotopìa. Entrambe le parole si basano sul termine utopìa, inteso come il luogo dove tutto è come dovrebbe essere. Distopìa è quindi l'esatto opposto, cioè un luogo del tutto spiacevole ed indesiderabile. Spesso la differenza tra utopìa e distopìa dipende dal punto di vista dell'autore dell'opera."

Approfitto dell'occasione per trattare l'argomento dal punto di vista degli scrittori e dei registi di genere. Infatti tante visioni distopiche hanno ispirato generazioni di autori, specialmente di fantascienza e fantascienza "sociale". Anche i sottogeneri cyberpunk e post-atomico (termine generico che include tutto il post-catastrofismo) abbondano di riferimenti distopici, del resto caratterizzanti di ambientazioni disperate e molto cupe.
Sempre wikipedia traccia delle caratteristiche comune a tutte le opere distopiche. Eccovi l'elenco, forse un po' generico, ma non lontano dal vero:

* È presente una società gerarchica, in cui le divisioni fra le classi sociali (o caste) sono rigide e insormontabili; 
 *La propaganda del regime e i sistemi educativi costringono la popolazione all'adorazione dello stato e del suo governo, convincendola che    il proprio stile di vita è l'unico (o il migliore) possibile; 
* Il dissenso e l'individualità sono visti come valori negativi, in opposizione al conformismo dominante;
* Lo Stato è spesso rappresentato da un leader carismatico adorato dalla gente e caratterizzato da un culto della personalità; 
* Il mondo al di fuori dello Stato è visto con paura e ribrezzo; 
* Il sistema penale comprende spesso la tortura fisica o psicologica; 
* Agenzie governative (come una polizia segreta) sono impegnate nella sorveglianza continua dei cittadini; 
* Il legame con il mondo naturale non appartiene più alla vita quotidiana. 


 
Romanzi e film distopici hanno segnato nella loro storia alti e bassi. Forse i picchi creativi più interessanti sono databili nel primo periodo della guerra fredda e poi negli anni '80 (non è un caso che li ritroviate citati così spesso, nel mio blog). 
A dire il vero questo genere ha calato dei veri "assi" fin dalla prima metà del novecento. Eccovi qualche titolo, e capirete che intendo dire:

- Il Tallone di ferro, di Jack London (1907)
- Il Mondo nuovo, di Aldous Huxley (1933)
- 1984, di George Orwell (1949)
- Fahrenheit 451, di Ray Bradbury (1953)

Che il messaggio di fondo sia antisocialista o anticapitalista, poco cambia, agli occhi del lettore: ci vengono presentati futuri prossimi venturi molto neri, disperati, oppressivi. La cultura viene identificata dai potenti come "pericolosa" e quindi osteggiata al punto di essere esclusiva di una piccola elite, oppure finchè diventa statica, senza più prospettive di progresso.
Saltando un po' di anni arriviamo poi a P.K. Dick, e alla sua "distopia intimista", vissuta all'interno, piuttosto che all'esterno. Manipolazioni mentali e ideologiche sostituiscono una gerarchizzazione spudorata della società distopica. I risultati sono ancora più cupi.
Eccovi un altro breve elenco di romanzi eleggibili in questo genere, passando però ad autori più vicini ai nostri tempi:

- Vento dal nulla, di J.G. Ballard (1960)
- I reietti dell'altro pianeta, di Ursula K. Le Guin (1974)
- L'uomo in fuga, di Richard Bachman, alias Stephen King (1982)
- Neuromante, di William Gibson (1984)
- Bay City, di Richard Morgan (2002)



Il cinema ci ha regalato dei capolavori, per gli amanti del genere. Senza fare elenchi infiniti, vi cito solo i film che più rappresentano le varie sfaccettature distopiche di cui ho parlato a inizio post:

- Metropolis, di Fritz Lang (1927)
- Arancia meccanica, di Stanley Kubrik (1972)
- Rollerball, di Norman Jewison (1975)
- Interceptor, di George Miller (1979)
- 1997, fuga da New York, di John Carpenter (1981)
- Gattaca - la porta dell'universo, di Andrew Niccol (1997)
- Matrix, dei fratelli Wachowski (1999)
- V per Vendetta, di James McTeigue (2005)



 

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Stralci - 1984 (di George Orwell)

  • Sep. 27th, 2008 at 8:40 AM
pensante


Direi che in questo periodo è l'autore che più mi sta ispirando, come immaginerete.
Capolavoro immortale.
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Incipit

Era una luminosa e fredda giornata d'aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L'ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all'interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli.

Stralci

  • Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.
  • Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.
  • Era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d'uomo.

I tre slogan del partito
  • War is peace.
    • La guerra è pace.
  • Freedom is slavery.
    • La libertà è schiavitù.
  • Ignorance is strength.
    • L'ignoranza è forza.
C'è qualcosa di attuale, in questo?
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