Montecristo 3 - Stagione di fuoco
di Stefano Di Marino
Il giallo Mondadori presenta
Pagine 343, euro 4.50
Sinossi
Dario Massi: prima sbirro scomodo, poi uomo tornato dal limbo, ora guerriero in un incubo senza fine. Il suo miglior alleato è anche il suo peggior nemico. I suoi soli compagni sono un’avanguardia di disperati. Attorno a tutti loro, l’Italia è nel caos. Un caos ormai terminale. Da un tetro, mai realmente dimenticato passato politico emerge la vera mente del piano Montecristo. Il suo obiettivo: il potere assoluto. Per Dario Massi l’ultima battaglia contro malefiche forze di eversione è iniziata. Ma dalle cime impervie delle Dolomiti agli aspri altopiani della Sicilia, fino ai letali palazzi di Roma, il tributo di sangue nel nome della libertà non potrà che essere molto, troppo alto. Da uno dei maestri italiani del thriller, l’episodio che chiude la più esplosiva saga dell’intrigo degli ultimi anni. All’interno, il racconto “Lampi rosso sangue” di Sergio Rilletti.
Commento
Recensire un libro scritto da una persona profondamente stimata comporta un duplice, antitetico rischio: da una parte si potrebbe scadere nella piaggeria pura e semplice, oppure, viceversa, si potrebbe andar giù con mano pesante per simulare una spiccata libertà intellettuale.
Aggiungo anche che recensire un autore come Stefano Di Marino, thrillerista decano e prolifico autore sulla cresta dell'onda da anni, può risultare addirittura superfluo.
Del resto Di Marino si occupa di un genere che in Italia è amato oppure odiato, senza mezze misure. I detrattori parlano di storie piene solo di piombo, testosterone e stereotipi assortiti, mentre i fans annotano che in realtà l'evoluzione dell'action-thriller all'italiana costituisce anche una narrativa di denuncia sociale.
"Montecristo", di cui ho già parlato in occasione dei primi due volumi della saga, è in realtà un'opera matura, che si smarca dalla definizione semplicistica di action thriller (pur avendo tutte quelle caratteristiche che piaceranno ai puristi del genere), per collocarsi in un punto meno definito tra il giallo cospirazionista, il romanzo alla Frederick Forsyth e il poliziesco all'italiana.
I rimandi di denucia, caratterizzanti soprattutto del capitolo 2 della trilogia, sono ribaditi anche in questo terzo segmento: dito puntato contro quello che l'Italia potrebbe diventare, se continuasse sulla strada imboccata, denuncia contro un sistema politico-sociale che non funziona più oramai da tempo, ma anche contro un popolo (il nostro) oramai prono a ogni prevaricazione e soggetto alle più ridicole demagogie che offre il mercato.
Però "Stagione di fuoco" è meno concettuale, se mi passate il termine, del capitolo mezzano. Scelta del resto obbligata, visto che l'autore deve chiudere il cerchio e arrivare al dunque. Il finale della saga è ben bilanciato tra azione e trama, collocando così il tassello che completa una trilogia molto importante nel panorama narrativo di genere italiano. Un lavoro massiccio e documentato, la descrizione di un possibile golpe passando per ipotesi plausibili e inquietanti, e non attraverso i facili stereotipi a cui i lettori meno smaliziati sono oramai assuefatti.
Una nota sullo stile del romanzo. Di Marino viene spesso identificato come "scrittore da Segretissimo", in quanto è una delle firme più longeve e prestigiose di questa collana. "Montecristo" però va oltre certi puntelli narrativi tipici di Segretissimo. In una cosa, soprattutto, si differenzia: gli eroi e i comprimari di questa saga muoiono. E spesso muoiono male.
Dunque non aspettatevi super-poliziotti invincibili, in grado di passare attraverso grandinate di piombo, né presunti morti che poi ricompaiono rocambolescamente vantando improbabili salvataggi dell'ultimo secondo. Di Marino evita questo rischio, che potrebbe risultare stucchevole ai meno affezionati a questo genere, imbastendo invece una storia realistica, fatta di persone vere. Vulnerabili, nel corpo e nella mente.
Come - direte voi - non c'è nessun difetto?
In realtà io ne ho riscontrato uno solo, che però devo menzionare, per completezza d'informazione. C'è un punto nella storia dove si riscontra un gap narrativo non particolarmente riuscito. Dal momento in cui Montecristo (non vi svelerò l'identità dietro a questo pseudonimo) riesce a prendere il potere politico in Italia, mi aspettavo un ulteriore sviluppo cronologico del suo "regno di menzogne", mentre l'autore salta quasi subito al momento in cui il "cattivo" viene smascherato e, di fatto, privato della sua credibilità come eminenza grigia e burattinaio.
Un difetto che comunque non lede minimamente il valore del romanzo, di qualità superiore, e che forse meriterebbe ben altra collocazione, in libreria, magari al posto di un po' di quel ciarpame ignobile che ultimamente cercano di propinarci in pile monolitiche di romanzi scadenti piazzati davanti alle casse, all'entrate, nei corridoi principali, praticamente in ogni dove.
Consigliato a: chi vuole leggere un romanzo che sia al contempo divertente e impegnato.
Sconsigliato a: chi crede che tutto va bene, e che abitiamo nel paese del Bengodi. A chi odia solo l'accenno a un'arma da fuoco, o a una sparatoria.
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Per me è sempre un piacere segnalarvi un nuovo lavoro dell'amico Stefano, come sempre iperproduttivo e in gran forma.
Prima di lasciarvi al comunicato stampa su "Vladivostok Hit", il suo ultimo romanzo, spendo due parole in favore dell'uomo Stefano, ancor prima che dello scrittore (su cui ogni mia parola sarebbe superflua).
In un ambiente non proprio pieno di santi e benefattori, come quello della scrittura e della narrativa, Stefano si distingue per disponibilità, educazione, spirito cameratesco e umanità. Nonostante abbia scritto decine e decine di romanzi di successo, con vari pseudonimi o col suo vero nome, non si è mai montato la testa, conservando quello spirito che ciascun autore non dovrebbe mai perdere, anche quando le cose girano per il verso giusto e si potrebbe quindi fregarsene di tutto.
In fondo scrivere è soprattutto una condivisione, fosse anche solo di divertimento e intrattenimento: se questo viene a mancare, che cosa resta?
Per fortuna non sempre succede così...
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(fonte: www.thrillermagazine.it/)
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di Stefano Di Marino
Ed: Il Giallo Mondadori presenta n°12
pagine 312, euro 4,50
in appendice il racconto “Fuori Genova, un anno fa”, di Luca Franzoni
Sinossi
Dario Massi era uno sbirro scomodo. Adesso è un uomo tornato dal limbo. E diretto all’inferno. Su di lui incombe uno spettro chiamato Montecristo. Di fronte a lui, dal cuore di un‘Italia cupa e feroce, si erge una forza sovversiva apparentemente inarrestabile, pronta ad imporre un nuovo, blindato ordine politico. Dalle fetide discariche campane ai roghi dei quartieri di extracomunitari fino agli insospettabili palazzi pontifici, amici e nemici si confondono in un uragano di piombo e strage. Mentre il conto alla rovescia verso un attentato devastante sta per concludersi, Dario Massi non ha altra scelta se non stipulare la più blasfema delle alleanze.
Da uno dei maestri italiani del thriller, l’evento centrale di un formidabile trittico del suspense.
All’interno, il racconto vincitore del premio Gran Giallo Città di Cattolica. (Dalla quarta di copertina)
Commento
Italia, tempo presente: cronaca di un paese in fiamme. Questa potrebbe essere il sottotitolo ideale per la saga (in tre puntate) “Montecristo”, ideata e scritta dal thrillerista di punta del panorama italiano, Stefano Di Marino.
Questo secondo capitolo segue “Un uomo da abbattere”, il primo romanzo incentrato sulla lotta disperata dello sbirro Dario Massi contro chi sta attuando un incredibile colpo di Stato per prendere il potere in Italia.
Leggendo la quarta di copertina si potrebbe avere l'impressione di trovarci di fronte a un classico action-thriller basato su adrenalina e piombo. Non è così. Non solo. Fornendo una prova di una maturità artistica raggiunta oramai da qualche anno, Di Marino ci dà la prova lampante che anche il thriller più cupo e violento può avere una chiave di lettura attualissima, direi perfino impegnata, anche se questa parola può risultare antipatica ai puristi del genere.
Lo scenario è, appunto, il nostro paese, la “povera patria” cantata da Battiato e purtroppo più attuale che mai. Un paese governato da faccendieri, arrampicatori, omuncoli. Da capitani di ventura e mafiosi, che conquistano le loro poltrone grazie all'Arma Definitiva: la TV o, più in generale, i media.
Se in questa descrizione riconoscete la nostra Italia, benvenuti in Montecristo. Ma allacciatevi le cinture di sicurezza, perchè siamo solo all'inizio. Di Marino immerge le mani nel putridume in cui il paese affonda e ne tira fuori una trama basata su un golpe organizzato ad altissimi livelli, di cui si conosceranno i dettagli sono nel capitolo conclusivo della saga.
In “Giorno maledetto” possiamo invece leggere il progressimo sbandamento della nostra amata/odiata patria, portata verso una deriva pericolosa e antidemocratica che ricorda tanto le prese di potere in alcuni stati latino-americani tra gli anni '70 e '80.
Politici corrotti, ma non solo. Il potere che infetta gli emblemi stessi della purezza e della giustizia: uomini di Chiesa, poliziotti, magistrati.
Niente voli pindarici però: ogni riferimento è purtroppo molto vicino alla realtà, quella realtà che tutti potrebbero riconoscere, se solo l'Informazione con la “I” maiuscola fosse davvero accessibile in modo pulito e immediato.
Nessuna paura nemmeno per i fanatici delle pistole fumanti: azione ce n'è a iosa, così come piombo, adrenalina e intensità narrativa, che non mancano mai. I protagonisti del romanzo (della saga) sono molto più tridimensionali di quanto un profano si attenderebbe da un thriller di questo tipo. Buoni e cattivi, poliziotti e criminali, tutti sono prima di tutto esseri umani, con pregi e difetti, ambizioni e paure.
Era uno dei romanzi che più aspettavo in questo inizio stagione, per fortuna posso dire che non ha tradito nessuna delle mie aspettative.
Bersaglio centrato.
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Il sito dell'autore: http://www.sdmactionwriter.com/
Il forum di Alan D. Altieri (dove Di Marino partecipa attivamente): http://alanaltieri.forumfree.net/
La trilogia di “Montecristo” raccontata a Thriller Magazine: http://www.thrillermagazine.it/notizie/6
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Satisfaction!
Ogni tanto è bello collegarsi a Internet e scoprire che qualcuno ha letto attentamente e commentato uno dei miei eBook. Non so come funziona per gli scrittori affermati, ma credo che proprio la voglia di essere letti (e discussi) sia il carburante che tiene in attività tutti noi pennivendoli. Ancor più dei guadagni, della “fama”.
Questa è la recensione dell'amico Vinch. Lo ringrazio anche per i preziosi consigli che mi ha suggerito e per l'evidente attenzione dimostrata al mio romanzo, Twentyfour 2 Six. Soprattutto, nel suo post, ha sottolineato una cosa che molti (troppi?) danno per scontata: "Mettere i propri scritti in un formato digitale accessibile (e quindi curare l'impaginazione e tutto il resto), renderlo disponibile a chiunque voglia leggerlo, con l'handicap di doverlo leggere sullo schermo o stamparselo, è una grande prova del desiderio di voler comunicare ad altre persone le proprie idee."
Eh già: tante persone danno per scontato che scrivere sia solo un divertimento. In realtà la fase puramente creativa dev'essere supportata da una di documentazione, una di revisione, una d'impaginazione, una di “accorgimenti grafici”. Non per autoincensarmi, ma le ore che dedico a questa passione sono davvero tante. A volte si fa notte per cercare la copertina giusta di un eBook, o per documentarsi sui nomi più diffusi in Uzbekistan, solo perchè uno dei personaggi secondari del romanzo che sto scrivendo viene da lì. Sì, è divertente, ma quanta fatica!
Colgo l'occasione per rimettere il luce il mio action thriller, Twentyfour 2 Six che potete scaricare cliccando sulla copertina o sul titolo. Presto, anche se non so esattamente quando, sistemerò anche il mio sito ordinando gli eBook in modo migliore, meno caotico. Per il momento comunque li trovate tutti in prima pagina, scorrendo la colonnina sulla sinistra.
Buona lettura!
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La recensione di "Twentyfour 2 Six" di Vinch: http://homoinvitro.blogspot.com/2008/09/a
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Questo che vi propongo è un mio vecchio racconto, scritto circa tre anni fa (e forse anche qualcosina di più). "Squadra Nove Minuti" ha tutti i difetti d'ingenuità di un lavoro visto con famoso senno di poi, ma ho cercato di limare le inesattezze ortografiche con una revisione non troppo feroce, di modo che si possa comunque notare (se esiste) la differenza di stile tra la mia scrittura di allora e quella di adesso.
Ricordo che ai tempi questo raccontino raccolse ottimi consensi dandolo "in pasto" ai casuali lettori del Web, ma da allora ho trovato persone sempre più severe ed esigenti a cui mostrare i miei lavori... e questo è un bene!
Bene... lasciamo da parte le chiacchiere e passiamo al raccontino, di quel genere low sci-fi misto all'action thriller che un tempo era in assoluto il mio preferito!
Squadra Nove Minuti
- Muori tu, morite voi, moriamo tutti! - La sagoma sudata dell’uomo in mimetica sogghignò, pronunciando quella che sembrava una stupida filastrocca.
Nessuno però aveva voglia di ridere, specialmente fissando la canna nera della mini UZI di fabbricazione israeliana che l’uomo puntava contro i dodici ostaggi di quell’ufficio.
Come fosse entrato, era un mistero. Probabilmente l’avevano scambiato per un militare in servizio. Nulla di più facile, visto il suo completo grigio e nero, seppur privo di mostrine ed insegne.
La sua prima vittima si trovava in corridoio: Franco Boldoni, responsabile dell’ufficio ambientale della regione Lombardia, il petto devastato da una raffica della sub-machine gun.
La seconda vittima era appena oltre la soglia di quel grande edificio al tredicesimo piano del pirellone: Maddalena Augias, impiegata assunta da appena quattro mesi, la testa ridotta ad una poltiglia irriconoscibile.
La terza vittima era ancora nel corridoio: guardia di sicurezza Pietro Esposito, colpito all’inguine, alla pancia e morto dissanguato nel giro di pochi minuti.
- La prego…- Renzo Peralta, capo ufficio dell’assessorato all’ecologia da soli sette mesi, piagnucolava, rannicchiato a terra insieme con gli altri, spogliato della sua dignità, il muco che s’incrostava sulla barba curata fino a sporcare il vestito Gucci da cinquecento euro, regalo della moglie per il quindicesimo anniversario di matrimonio.
- Silenzio! - tuonò l’attentatore, il terrorista, o chiunque fosse, spianando ancor di più la sua arma.
- Ma cosa vuole da noi? - domandò Rosa Di Maggio con voce resa acuta dalla preoccupazione. Quella donna dal nome buffo era la vice di Peralta, ed era la persona con più presenza di spirito dei dodici ostaggi.
- Una telecamera in presa diretta, tanto per cominciare - ma questo l’aveva già chiesto al telefono, dodici minuti fa al commissario della Polizia di Stato che per primo era accorso coi suoi uomini a presidiare il Pirellone, scena dell’incredibile attacco solitario da parte dell'uomo in mimetica.
Come se qualcuno avesse ascoltato le richieste dell’uomo il telefono dell’ufficio suonò.
- Tu - disse, indicando Rosa - rispondi! -
E lei rispose. - Metti il vivavoce! - intimò subito l’assalitore, sventolando la canna dell’UZI in modo minaccioso.
- Parla il commissario Ambrogio Frascara - la voce era ferma, decisa, ed allo stesso tempo cauta.
- Allora, commissario? Mi date questa diretta? Se non avrò qui un operatore entro dieci minuti comincerò ad uccidere un ostaggio ogni cinque minuti! - dicendo questo il terrorista si portò la sinistra alla fronte, come per reggerla. Sembrava soffrire una forte emicrania e sudava copiosamente, ma la presa sull’arma era sicura.
- Purtroppo non ho ancora il permesso di far entrare un operatore di qualche TV nazionale, come lei mi ha chiesto...ma è questione di minuti... se nel frattempo lei … -
- Niente cazzate, Cristo! - sbraitò - Dieci minuti… non uno di più! Chiamate quando l’operatore sta per salire… e ricordate: niente cecchini, ho addosso 20 libbre di esplosivo militare C4!
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