
Ho freddo
di Gianfranco Manfredi
Editore: Gargoyle Books
16 euro
Non so quando leggerò questo libro, causa pigna di romanzi già acquistati da smaltire (nonchè eBook etc etc) ma lo leggerò.
Gianfranco Manfredi è uno dei migliori autori horror italiani (recuperate "Magia Rossa", sempre edito da Gargoyle), e dietro ogni suo lavoro c'è un lavoro di documentazione di altissimo livello.
In questo caso parliamo di vampiri, in un contesto storico, ma Manfredi lo fa uscendo dai soliti schemi. Eccovi la sinossi:
Sono gemelli, fratello e sorella. Si chiamano Aline e Valcour de Valmont.
Discendono da una stirpe di medici di corte e di ricercatori, esperti in malattie epidemiche. La loro famiglia è scappata in Inghilterra alla vigilia della Rivoluzione Francese e da lì, Aline e Valcour si sono imbarcati alla volta del Nuovo Mondo, per stabilirsi nei dintorni di Providence (Rhode Island). Due giovani libertini in una terra di puritani, dove nessuno, prima del loro arrivo, aveva mai sentito parlare di vampiri.
Nel 1796 nel Rhode Island, si verificano i primi casi documentati di vampirismo in America.
È passato poco più d’un secolo da quando il New England è stato travolto dalle conseguenze del sanguinario processo alle streghe di Salem.
A fatica, i coloni, hanno cercato di emanciparsi dalla sinistra fama di feroci persecutori, insensibili e ignoranti, schiavi di credenze superstiziose.
Il nuovo secolo, il secolo della Ragione per eccellenza, pare portare anche in quelle terre una ventata di spirito critico, di libertà e di tolleranza.
Ma una piaga inattesa, che ancora una volta ha per protagoniste e vittime delle giovani donne, rischia di precipitare tutta la regione nel più cupo oscurantismo. Le tombe vengono aperte.
I cadaveri di ragazze decedute per una sconosciuta quanto contagiosa malattia, vengono profanati. Le autorità parlano semplicemente di "esperimenti”.
Ma di cosa si tratta in realtà?
Davvero la “peste vampirica” ha varcato l'oceano? O la ferocia contro le donne, soprattutto se fragili e malate, si è di nuovo scatenata, aldilà di ogni motivazione logica?
Un po' di link per approfondire:
Sito ufficiale del romanzo: http://www.hofreddo.it (con possibilità di scaricare un'anteprima)
Intervista a Manfredi su "Carmilla": http://www.carmillaonline.com/archives/2
La Gargoyle Books: http://www.gargoylebooks.it/
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Dalle mie ceneri
di Giampietro Stocco
Delos books, Odissea fantascienza
120 pagine, 8.00 euro
Sinossi
Per le strade di Buenos Aires si aggira un reduce molto speciale di una guerra a sua volta molto particolare: l'Argentina non ha mai perso le isole Malvine.
Rico è uno dei tanti volontari italiani che hanno aiutato il paese sudamericano a infliggere all'Inghilterra una sconfitta tanto sorprendente quanto umiliante, e a costruire il socialismo sotto la Croce del Sud e in gran parte del mondo.
Di speciale, però, Rico ha anche altre doti, che qualcuno vuole mettere a frutto per invertire la tendenza politica. Un qualcuno potente e senza scrupoli, che non esiterà a scavare nelle debolezze di Rico e a mettere in campo una scoperta scientifica che aprirà nuove frontiere al genere umano. Ma di che umanità stiamo parlando?
Commento
La collana Delos Fantascienza apre finalmente agli scrittori italiani, e lo fa con Giampietro Stocco, che da noi è meglio noto come abile scrittore ucronico (vale a dire “storia alternativa”). Infatti “Dalle mie ceneri” è proprio un romanzo che s'infila in questo sottogenere: la fantascienza ucronica.
Non ambientato nel passato (come i precedenti libri di Stocco, “Nero italiano” e “Dea del caos”), bensì nel futuro prossimo: anno 2015.
Come detto nella sinossi il mondo è diverso da come lo conosciamo: il Sudamerica si è confederato in un grande stato unitario d'ispirazione socialista, così come anche i principali paesi dell'Europa continentale. Unione Sovietica e Cina traballano sotto il peso della corruzione, mentre gli Stati Uniti, colpiti da un duro attentato che ha raso al suolo Washington, rappresentano l'altra parte del mondo, in netto contrasto col socialismo reale della Repubblica Andina.
In questo scenario vediamo Rico, veterano italiano della guerra delle Malvine (in questa ucronia vinta dagli argentini), capitare quasi per caso in un intrigo più grande di lui, che nasce a Buenos Aires ma presto si ramifica in tutto il mondo, compromettendo il delicato equilibrio su cui si sono assestate le superpotenze.
Nel consueto filone ucronico Stocco infila gli elementi crichtoniani di un thriller scientifico, con tanto di esperimenti genetici, nanotecnologie d'avanguardia e folli piani di golpe tecnologici.
Una storia affascinante, che però ha un grande difetto: troppa carne al fuoco, sviluppata in solo cento pagine (o poco più). Da circa metà libro in poi gli eventi si rincorrono, si accavallano, al punto che quasi non si fa in tempo a gustarli. Anche il finale lascia il senso di aver fatto una corsa sui cento metri, dopo essersi allenati per affrontare una maratona.
Visto che l'autore ha evidentemente molto da dire, mi chiedo se la scelta di tagliare così il romanzo non sia dovuta a scelte editoriali, per altro poco giustificate, visto che 8 euro per un libretto di 120 pagine (comprese 6 o 7 d'introduzione) non sono per niente pochi, considerando che con 3 euro in meno ci si porta a casa un Urania ben più corposo.
Dunque: romanzo promosso con riserve (ma solo per la lunghezza: sarebbe molto interessante leggerne una versione “extended”), mentre le scelte editoriali della Delos mi trovano poco meno entusiasta in virtù del binomio quantità/prezzo.
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Scheda del libro su Delos: http://www.delosstore.it/delosbooks/sche
Il sito ufficiale di Giampietro Stocco: http://www.giampietrostocco.it/
La “vera” guerra delle Falkland: http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_dell
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Oramai è da un po' che bazzico il mondo editoriale italiano, in minima parte come scrittore e, per il resto, nelle vesti di “persona informata dei fatti”.
Questo vuol dire che mi sono documentato, ho cercato di capire come funzionano (o no) le cose, ho letto e sentito i pareri di tutte le parti in causa: editori, scrittori, lettori.
Tutta questa mole di informazioni mi dà il diritto, ogni tanto, di dire la mia. Se poi sono stupidate, o se non siete d'accordo, poco importa: so di non dire cose campate in aria, quindi ho la coscienza pulita.
Da scrittore “di genere”, mi occuperò per l'ennesima volta del campo che sento più affine alle mie capacità. Quindi non abbiatene a male se non citerò autori noti e stranoti (Fallaci, Eco, Bevilacqua, per non parlare dei Grandi Vecchi di '800 e '900). Anche “quel” settore avrà dei problemi (in fondo, anche lì, i nomi che si vedono son sempre quelli...), ma non posso né voglio metterci il naso!
Venendo invece a noi, credo che le cose per la scrittura di genere italiana vado un po' meglio rispetto al recente passato. Sottolineo: un po'. Diciamo che, dopo anni di immobilismo e di esterofilia assoluta, qualche cervello si sta svegliando.
In primis i cervelli di alcuni editori. Il genere giallo/thriller è il primo a trarne beneficio. Mai come in questi ultimi due anni è possibile trovare romanzi italiani di questo tipo, tanto il libreria quanto in edicola. Con buona pace di chi mi darà del leccaculo, un plauso va fatto sicuramente ad Alan D. Altieri che, come direttore de “Il Giallo Mondadori” ha dato spazio a tanti scrittori italianissimi, alcuni esordienti quasi assoluti. Un trend ottimo, supportato da buoni riscontri in termini di vendite e di qualità (che poi dovrebbe essere sempre il primo obiettivo da perseguire).
Di conseguenza a tali scelte anche i lettori hanno preso consapevolezza che è possibile leggere qualcosa che non sia solo Grisham, Clancy, Crais.
Qui però occorre subito dire che il “risveglio” del lettore medio è solo parziale. Purtroppo c'è ancora in giro un'esterofilia estrema, del tipo “non leggo nulla che non sia ambientato negli USA”. Una scelta che non ho mai capito né condiviso, pur apprezzando a mio volta ciò che viene dagli States. Ma perchè una cosa deve escludere l'altra? Mai capito.
Se saltiamo di genere, oltre il thriller/noir/giallo, le cose non vanno poi così bene.
Sì, molti parlano di un nuovo corso delle fantascienza italiana, ma in realtà i buoni scrittori di sci-fi si aggrappano principalmente a quella formidabile macchina che è Urania.
Per il resto pochissimi case editrici pubblicano fantascienza, tranne quelle piccole, o molto piccole, che non mi sento di considerare un punto di arrivo. Pur facendo i complimenti a loro e al loro operato, credo che un romanzo che non viene distribuito nemmeno nelle librerie non può fare da portavoce della riscossa di un intero genere.
Al massimo noto qualche editore che pubblica della fantascienza, purchè abbia molte “contaminazioni” col thriller... oppure spacciandolo come tale!
Sul fantasy ho già detto molto. Mentre all'estero si cercano nuove strade da anni, qui scrittori ed editori puntano ancora sui vari cloni di Tolkien e Brooks. Salvo lodevo eccezioni (“Pan”), ci si stanca a leggerne uno, figuriamo a leggerli tutti. E poi c'è questo fenomeno dei baby-scrittori: oramai pare che il fantasy sia roba esclusiva di gente che ha tra i 16 e i 20 anni. Incredibile sviluppo di genialità prematura o moda di tendenza? Ditemelo voi.
Di certo c'è che il fantasy italiano vende piuttosto bene, a discapito della qualità. Quindi non credo che le cose cambieranno in fretta!
Infine una puntualizzazione su ciò che manca, in senso generale. Credo che in molti lettori ci sia una ricerca del “sense of wonder”, del fantastico. Non si spiegherebbero altrimenti i successi di scrittori come Stross, Simmons, Turtledove o Morgan. Purtroppo pochi editori (e magari anche pochi scrittori?) offrono qualcosa del genere che sia di matrice italiana. Come se noi dovessimo per forza sempre scrivere di argomenti con grande attinenza alla realtà e ai temi sociali.
Che poi possono essere affrontati altrettanto bene, forse meglio, attraverso metafore o racconti di fantasia.
Titoli come Mattatoio n°5, Fahrenheit 451, Neuromante o American Gods vi dicono nulla?
E allora: più spazio alla fantasia, please!
----
Urania: http://blog.librimondadori.it/blogs/uran
Giallo Mondadori: http://blog.librimondadori.it/blogs/ilgi
Recensione di "Pan": http://mcnab75.livejournal.com/108856.ht
Il rifugio degli esordienti: http://www.danaelibri.it/rifugio/rifugio.h
Articolo su "baby scrittori" fantasy: http://www.fantasymagazine.it/notizie/90
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Leggendo il recente post sul blog dell'amico Simone, mi è tornata in mente una cosa di cui volevo parlare da un po'.
Abbiamo più volte discusso degli eBook, e di come sostanzialmente siano poco affascinanti rispetto ai classici libri cartacei che tutti vogliono (e che in Italia pochissimi leggono).
Pur essendo uno scrittore di eBook, almeno per il momento, ho spesso concordato sui difetti insiti in questo formato, che non sto a ripetere per non ammazzarvi di noia. Il grande pregio dei "libri digitali" invece ve lo ripeto volentieri: sono, salvo rare eccezioni, assolutamente gratuiti.
Fatto questo preambolo, spostiamo leggermente i riflettori su una "terza via editoriale" (laddove la quarta è il print on demand e la quinta gli editori a pagamento): coloro che vendono libri solo via internet.
Di case editrici di questo tipo ce ne sono molte. Credo che si tratti sostanzialmente di tutte quelle realtà medio-piccole che non hanno la possibilità di affidarsi a una distribuzione seria, perciò vendono i loro prodotti solo tramite il sito ufficiale dell'editore stesso. In fondo basta avere un codice ISBN, e un minimo di organizzazione.
Attenzione: non sto parlando di chi effettua anche questo tipo di vendita (anche perchè oramai lo fanno più meno tutti), bensì di chi commercia solo online!
Ovviamente non c'è assolutamente nulla di male in questo sistema, ma a questo punto faccio l'avvocato del diavolo e avanzo le stesse perplessità mosse agli eBook: si può comprare un libro a scatola chiusa, magari di uno scrittore sconosciuto? La risposta spontanea sarebbe "no". Io devo sfogliare un romanzo, prima di acquistarlo. Non mi basta leggere la sinossi, ma devo anche dare un'occhiata alle prime pagine, intuirne lo stile, la forma narrativa, il taglio. Quante volte vi è capitato di essere attirati dalla sinossi, salvo poi scoprire che quello scrittore non faceva al caso vostro, a dispetto di una trama accattivante?
Questo non vuol dire che un autore non è bravo, ma può comunque non piacere. Avviene anche coi grandi nomi, figuriamoci con gli esordienti! Per esempio a me il tanto citato Lansdale non va proprio giù, anche se molti ne parlano benissimo.
Personalmente non amo fare acquisti di libri online, a meno che si tratti di romanzi in lingua originale (e quindi introvabili nei nostri negozi).
Ci sono ovviamente dei modi per ovviare un po' la "sindrome da scatola chiusa". Alcuni scrittori permettono di scaricare gratuitamente alcuni capitoli del loro libro, per una valutazione più approfondita. Altri curano dei blog spiegando come è nato il romanzo, di cosa parla, chi sono i protagonisti. Una sorta di "contenuti speciali", similari a quelli che si trovano nei DVD. E poi ci sono i booktrailer, anche se personalmente non deciderei mai di acquistare un libro solo per aver apprezzato il suo trailer.
Insomma, a questo punto metto sullo stesso piatto della bilancia gli eBook e le case editrici che vendono solo online. Se bocciate gli uni, io boccio anche queste seconde.
Anche se capisco fin troppo bene i problemi che può incontrare un piccolo editore nel rivolgersi a una distribuzione sempre più monopolistica e onerosa.
I vostri pareri?
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Giorni fa ho ricevuto questo dettagliato e interessante commento da parte di Bluezeit, e mi sono riservato di rispondere con la calma che merita. Visto che si tratta di un argomento che potrebbe interessare a chiunque si diletta di scrittura, ho pensato di trasformare il commento in un post :)
L'argomento trattato è uno dei più discussi in questo blog: la "pubblicabilità" di certi generi letterari da parte di scrittori italiani, e la loro diffusione...
Dunque, eccovi dapprima le valutazioni di Bluezeit, e quindi la mia risposta... più interattivi di così! :)
- in Italia ci sono più di una casa editrice che pubblica fantascienza, e ci sono le fanzine (su carta e elettroniche) che spesso sono ancor più selettive, ma pubblicano;
- forse è il pubblico dei lettori che è scarso (forse perché la fantascienza è diventata, o è voluta diventare, una letteratura di élite troppo seriosa e poco avvezza a far divertire);
- gli stessi autori di fantascienza leggono poco e il fandom molto spesso è attraversato da suddivisioni e gelosie/ostilità (è mia impressione, non frequento il fandom)
- lo scorso anno una Casa editrice (non faccio nomi perché potrebbe essere considerato spam, ma basta cercare in rete ed è facile da trovare) specializzata in fantascienza ha dichiarato fallimento. Subito è stata rimpiazzata da un'altra società che ne ha rilevato il catalogo e le pubblicazioni. hanno pubblicato e pubblicano un'enormità di autori italiani. (Per mia esperienza personale: leggono tutto ciò che ricevono e ti rispondono pure, ma proprio per questo occorre avere pazienza e aspettare anche più di sei mesi, ma ti rispondono;
- in passato ho pubblicato su fanzine, ora ho pubblicato anche alcuni racconti su rivista così detta professionale, inviando i manoscritti spontaneamente, senza conoscere nessuno della redazione. Alcuni sono stati rifiutati (con motivazione) altri sono stati accettati. Le possibilità di pubblicare a mio parere ci sono e se gli scrittori fossero anche grandi lettori, forse ci sarebbe qualche spazio in più.
- Ci sono almeno 3/4 case editrici specializzate e almeno tre riviste (professionali), oltre alla da te citata Urania, che pubblicano fantascienza; io ho avuto a che fare solo con una e ho avuto l'impressione che pur leggendo tutto siano piuttosto selettivi (soddisfazione maggiore quando capita che venga accettato un proprio lavoro);
- le possibilità di pubblicare ci sono, ma non si mangia con la fantascienza, almeno che non si vinca il Premio Galassi-Città di Piacenza che prevede premi in cibarie varie.
- per quanto riguarda pubblicare on-line, è una scelta che a me piace poco in quanto data la mia età (dovrei essere della generazione precedente la tua) faccio fatica ad adattarmi a leggere a video e stampare un lavoro, magari lungo, per poi magari scoprire che non ne valeva la pena mi scoccia un po', però si tratta di una scelta "giovane" e probabilmente tra dieci anni si pubblicherà solo o principalmente in formato elettronico.
Dunque... la carne al fuoco è tanta.
Nello specifico della fantascienza (e dell'horror, aggiungo io), occorrerebbe capire cosa si intende esattamente per questi due generi. E' vero che le "contaminazioni" hanno qualche margine di vendita. Per esempio i thriller fantascientifici, come "Bay City", vendono benino. Idem per i thriller con dosi di horror. Sono i prodotti "puri" che hanno poco mercato. Ricordando sempre che io sto parlando di scrittori italiani! E comunque la fantascienza ha vita difficile un po' ovunque, nel mondo :(
Un po' capisco i motivi di questa crisi. Era facile scrivere di androidi intelligenti, viaggi spaziali, supercomputer, quando tutto questo sembrava decisamente lontano dalla realtà. Ora viviamo in un presente fatto di novità tecnologiche sempre più soprendenti di giorno in giorno: è difficile stupire il lettore con qualcosa che abbia al contempo il senso del "weird" e un certo realismo.
Seconda cosa: è vero, esistono le fanzine, anche cartacee... Ottimi lavori di persone esperte e appassionate. Però, diciamoci la verità, quando vendono? Quanti lettori hanno? A questo punto si "rischia" di avere più visibilità autoproducendo un eBook e facendo un po' di marketing in rete.
Attenzione: non voglio assolutamente sminuire l'importanza e la bellezza di fanzine e fandom, ma mi sembrano prodotti molto di nicchia, anche più degli eBook. Che siano attraversati da gelosie, ne ho avuto anch'io qualche eco, ma non ne so moltissimo...
Sul fatto che spesso gli scrittori siano pessimi lettori, è assolutamente vero. Io cerco di leggere molti libri all'anno, ma ci sono molti che sognano di scrivere e che in realtà leggono poco, o comunque solo di uno o due autori (generalemente quelli che si vuole emulare, come l'amante del fantasy che vuole diventare il nuovo Tolkien etc etc)
Gli esordienti poi hanno davvero pochissime attenzioni, quindi molti passano totalmente inosservati, al di là dei loro meriti e demeriti. In rete continuo a leggere boiate del tipo che gli scrittori italiani "di genere" vendono poco perchè fanno schifo, ma mi rifiuto di dar credito a una generalizzazione così banale. Anche perchè mi è capitato di leggere diversi romanzi di esordienti anglofoni (pubblicati con signore case editrici) che facevano letteralmente cagare :)
Che non si mangi con la fantascienza, e con la scrittura in generale, è scientificamente provato :( Però almeno rientrare nelle spese, sarebbe un bel traguardo :)
Pubblicare online è una scelta che a molti non piace, ma finora mi sono trovato bene... ho qualche decina di lettori affezionati, e devo dire che in giro c'è di peggio, specialmente per chi ha pubblicato con finte case editrici a pagamento, o solo su Lulu.com, che è diventato dispersivo in modo assurdo. Ovviamente pubblicare online non può essere un traguardo, ma solo uno step in più verso una meta più ambiziosa, che magari non arriverà mai. Ne sono consapevole....
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La cospirazione Fulcanelli
di Scott Mariani
Editrice Nord
359 pagine, euro 17.60
traduzione di A.Carbone
Sinossi
Salvare bambini in pericolo è il lavoro e la missione di Ben Hope, ma l'ex militare non ha mai ricevuto una proposta così insolita: un eccentrico miliardario inglese è convinto che l'unico modo per dare una speranza alla sua nipotina, che sta morendo di una malattia incurabile, sia ritrovare il manoscritto perduto di Fulcanelli. Ben non sa nemmeno chi sia quell'uomo, ma scopre subito vari particolari sconcertanti: considerato l'ultimo grande alchimista, Fulcanelli è svanito nel nulla a Parigi nel 1926 e la sua figura è ammantata da un'aura di leggenda, nata dalla convinzione che, in quel manoscritto, egli abbia trascritto la formula dell'immortalità. Muovendosi a fatica tra personaggi ambigui o palesemente ostili, Ben finalmente approda in Francia, dove entra in contatto con Roberta Ryder, una giovane e brillante scienziata, ostracizzata dagli ambienti accademici a causa del suo interesse per l'alchimia. Ma la loro indagine si complica ancora: Fulcanelli era un maestro d'inganni e sofisticati depistaggi, e coloro che si professano suoi seguaci lasciano trapelare soltanto pochi indizi criptici. Inoltre i due non sono gli unici a volere il manoscritto: la Gladius Domini, una setta segreta vaticana fondata nel XIII secolo, ai tempi della crociata contro i catari, sta tramando nell'ombra per custodire un sapere occulto che deve rimanere ignoto al mondo.
Commento
Dopo la soddisfazione di aver letto "Il Vangelo secondo Satana", ho voluto dare stare sul genere del thriller esoterico, e mi sono letto questa nuova uscita, "La cospirazione Fulcanelli", di un certo Scott Mariani, a me sconosciuto.
E' stato come passare dalle stelle alle stalle. Tutto quello che c'era di buono nel "Vangelo", qui viene tradito con una serie di imbarazzanti clichè usati e abusati nei thriller esoterico-religiosi.
La trama è decisamente banale, molto lacunosa e in alcuni punti decisamente forzata. L'enorme potenziale costituito dal mondo dell'alchimia antica e moderna viene sfruttato solo in piccola parte, mettendo insieme una serie di argomenti che sembrano usciti dalla più sconclusionata puntata di Voyager. E allora abbiamo un vecchio gerarca nazista che cercava l'oro alchemico, i catari, l'elisir di lunga vita, l'Opus Dei (qui chiamata "Gladius Domini"). Tutto in un calderone approssimativo e senza veri approfondimenti.
Già, quello che più fa storcere il naso in questo romanzo è la mancanza di documentazione da parte dell'autore. Ciascuno degli argomenti sopra citati viene preso molto alla larga, senza dettagli, senza reali invenzioni letterarie che possano dar credito alle teorie romanzesche utilizzate da Mariani. Un esempio: il famoso elisir di lunga vita cercato dai due protagonisti non viene mai minimamente descritto. Esiste e basta. Come funziona? Perchè funziona? Non ci è dato saperlo.
Qui si vede la differenza da un autore come Rollins, che dà sempre una spiegazione protoscientifica a ciascun fenomeno descritto nei suoi romanzi. Proprio per questo posso dire che se la "cospirazione Fulcanelli" fosse stato scritto da Rollins, avremmo tra le mani un risultato ben più lusinghiero.
Anche i due protagonisti principali sono scontati all'inverosimile, pieni di stereotipi e luoghi comuni. Si può quasi prevedere cosa faranno, cosa diranno, quando s'innamoreranno l'uno dell'altro dopo essersi detestati per qualche pagina.
Quel che mette tristezza è il vedere quanto un romanzo mediocre come questo sia stato edito in pompa magna dall'Editrice Nord, che notoriamente pubblica pochissimi autori italiani. Non per difendere la categoria, ma ho letto eBook di esordienti italiani molto più interessanti e avvincenti di questo, che a tratti mi ha fatto letteralmente addormentare. E, in questo caso, non possono nemmeno dire di aver puntato su un grosso nome, perchè il sig.Mariani è un perfetto sconosciuto, almeno qui da noi.
Cambiare un po' politica editoriale, no?
Voto: 4,5
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"Uomini e lupi" eBook gratuito
L'inverno della paura
di Dan Simmons,
edizioni Gargoyle
Traduttore: A. Guarnieri
pagine 361, euro 16.50
Questo libro lo aspettavo da molto tempo! E finalmente è uscito. Si tratta del seguito del bellissimo "L'estate della paura", di cui potete trovare un'ottima recensione (non mia), cliccando qui.
Complimenti ancora alla Gargoyle, che spesso e volentieri traduce dei bellissimi romanzi da troppo tempo trascurati in Italia. L'unico mio rammarico e che non so quando potrò buttarmi su questo romanzo, anche se la tentazione di sospendere le letture in corso per dedicarmici e davvero tanta!
Sinossi
Sono passati 40 anni, e Dale Stewart fa ritorno a Elm Haven. Già autorevole professore di college e romanziere accreditato, ha messo a repentaglio carriera matrimonio e adesso l'oscurità gli si sta chiudendo intorno. Nelle ultime ore della notte di Halloween, Dale arriva nella morente cittadina dove ha trascorso la sua fanciullezza sperando di trovare nell'isolamento pace e voglia di ricominciare una vita normale. Tuttavia, la scelta di sistemarsi in una fattoria fuori città da tempo abbandonata, un tempo abitazione di un suo strano e geniale amico morto drammaticamente nella terribile estate del 1960, si rivela l'ennesimo di una lunga successione di errori. Laggiù, infatti, Dale non è solo: è stato seguito in quella casa dalle ombre dei suoi demoni personali, che ora distorcono la realtà, facendole assumere nuove, orribili forme. Poi, in anticipo sulla stagione, una fitta coltre di neve scende a rivestire ogni cosa ....
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Dossier Andromeda
di Bill Napier
Newton Compton editore
Traduzione di G.Vartolo
332 pagine, euro 9.90
Sinossi
Una stazione di ricerca nell'Europa dell'Est riceve all'improvviso dal cielo un bombardamento di particelle subatomiche in sequenza ritmica. Si tratta di segnali talmente complessi che sembrano provenire da una forma di vita intelligente e altamente evoluta. La scoperta è sconcertante: si tratta dei segreti di una tecnologia aliena molto più avanzata della nostra. Bisogna decodificare i messaggi per entrare in contatto con chi li ha mandati? Le superpotenze della Terra pensano di no: il loro contenuto si potrebbe sfruttare per altri fini. Di colpo gli scienziati che lavorano su quei dati si ritrovano al centro di una cospirazione che coinvolge il globo intero, incalzati da chi mira a scoprire il contenuto dei messaggi e in fuga da chi vuole distruggere tutte le prove della loro esistenza. Quella di "Dossier Andromeda" è una storia dal ritmo serrato, scritta da un vero esperto in materia di astronomia, un thriller appassionante incentrato sulla domanda più intrigante di tutti i tempi: c'è vita oltre la Terra?
Commento
In primis lode a Newton Compton, che propone sempre romanzi interessanti al competitivo prezzo di 9.90 euro. Considerando la concorrenza, direi che solo per questo meritano una marea di fedeli lettori!
"Dossier Andromeda" è quello che definirei un buon incrocio tra thriller e low sci-fi, vale a dire una fantascienza "possibilistica" che non si avvale di troppi effetti speciali. Il romanzo ruota attorno a una domanda che da secoli tormenta la specie umana: c'è vita nello spazio? Napier cerca di dare una risposta non tradizionale, accantonando omini verdi e incontri ravvicinati del terzo tipo. Riprende piuttosto la vecchia idea diun messaggio "extaterrestre" captato dagli scienziat del nostro pianeta, solo che in questo caso si tratta di particelle subatomiche e non di onde radio.
Buone quindi le idee scientifiche disseminate nel libro, che riportano un po' ai fasti della vecchia fantascienza di "ricerca", che ha tanto aiutato gli scienziati in mille sperimentazioni diventate poi realtà. In questo senso l'autore dimostra di destreggiarsi bene e di avere un solido background alle spalle.
Non mancano poi gli spunti filosofici e religiosi riguardo a un possibile contatto con una civiltà non umana. Attraverso le riflessioni di un inflessibile reverendo protestante l'autore ci suggerisce quali potrebbero ad esempio essere le posizioni dei credenti riguardo agli alieni, vale a dire negative. Se Gesù si è sacrificato per la redenzione dell'uomo, ogni altra eventuale creatura senziente non sarebbe inclusa nella lista dei "salvati" dal peccato originale. Un interessante spunto di riflessione, che ci suggerisce quali potrebbero essere le implicazioni etico-morali di un possibile contatto con un'altra civiltà. Per onestà devo dire che l'autore, pur non sbilanciandosi in modo invasivo, non propende certo per le ragioni "religiose", mostrando invece più simpatia per la visione scientifica e positivista di un ipotetico "primo contatto".
Per la parte "thrilleristica" del libro ci sono alti e bassi. Gli alti si riferiscono a tutte le sottotrame di politica internazionale e fantapolitica, che sono verosimili e realistiche. I bassi riguardano invece i momenti veri e propri di azione, in cui i protagonisti risultano spesso troppo "fortunati" nello scampare a situazioni al limite dell'impossibile. Però in un romanzo d'azione questo ci può anche stare...
Se vogliamo trovare degli altri difetti è proprio ai protagonisti che dobbiamo guardare, visto che alcun appaiono poco approfonditi e un po' stereotipati.
Anche il finale aperto lascia un retrogusto amaro: dopo tanto correre e affannarsi, non si scopre poi più di tanto sui veri mittenti del segnale alieno, anche se l'autore ci dà abbastanza indicazioni per guidarci alla risposta vera (o almeno verosimile).
Il romanzo lo promuovo perchè diverte e fa pensare, come dovrebbe fare ogni libro degno di questo nome. Non ci sono pesantezze particolari, e scorre via con piacere (dopo un inizio un po' rugginoso). Nonostante questo manca di qualcosa per poterlo definire bello al 100%; forse una cinquantina di pagine in più non ci sarebbero state poi male...
Voto= 6,5
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Vi segnalo questa nuova casa editrice, "La Penna Blu edizioni", nata dalla passione per il mondo dei libri e della scrittura. Come si legge dalla loro homepage, La Penna Blu si rivolge in particolare a scrittori esordienti, preferibilmente di genere fantasy e fantascientifico.
Bel loro sito c'è ben evidenziato che non si tratta di un editore che richiede contributi. Mi fa piacere citarvi direttamente le loro parole: "tutte le pubblicazioni de “La Penna Blu Edizioni” saranno realizzate senza alcun tipo di contributo economico da parte dell'autore (non sarà richiesto alcun acquisto obbligato di copie del proprio lavoro, né a priori né a posteriori); il compito dello scrittore è, appunto, scrivere. Pubblicare (con tutte le operazioni che ciò richiede) è esclusivo compito (anche economico) dell'editore."
I romanzi di questo editore sono distribuiti tramite Ediq, che copre il territorio nazionale. Inoltra avranno il tanto amato codice ISBN e punteranno decisamente su una forte promozione in Rete. Scelta a mio parere molto azzeccata!
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Oggi vi segnalo Milano Nera magazine, il "blog colletivo" gestito da Paolo Roversi ("Niente baci alla francese" e "La mano sinistra del diavolo"). Com'è facilmente intuibile, MilanoNera si occupa di tutto ciò che ruota attorno ai genere giallo, thriller, noir, ma il suo raggio d'azione va in realtà assai più in là di Milano.
Altri scrittori collaborano al blog, che comunque è aperto a chiunque voglia contribuire con articoli e recensioni, purchè a tema.
Tra le sezioni più interessanti vi segnalo "scrittori visti da vicino" e "la parola agli editori", vera e propria chicca per chiunque ambisca a presentare un proprio manoscritto a qualche casa editrice.
Per esempio ho appena letto l'interessante intervista ad Amos Silvio Cartabia, della Agar Edizioni, che ha sede non lontano da dove vivo io.
Non mancano, come già detto, le recensioni e molte altre rubriche assai interessanti.
Consigliato assolutamente!
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Visto che ieri ho iniziato un discorso (penso) interessante, lo finisco oggi con un'altra considerazione-sfogo, così da assicurarmi che i miei nemici abbiano da sparlare a vita.
Di cosa parlo? Della tendenza suicida di molti scrittori italiani (o, per meglio dire, ex aspiranti tali con già diversi fallimenti alle spalle). Negli stessi blog che puntano il dito sulla presunta "mafia" di cui parlavo ieri, si ha la bella tendenza a gettare letame sugli autori italiani... in quanto italiani! Scusate il gioco di parole.
Una delle cose che più mi fanno incazzare è leggere frasi del tipo: "la fantascienza in Italia fa cagare". "L'horror italiano è dilettantesco". "Il thriller italiano è ridicolo". Come se il genotipo dato dal luogo di nascita conferisse un'intrinseca incapacità di scrivere dei buoni romanzi (di genere, o meno).
Tutto questo discorso è merda.
Non esistono bravi scrittori anglosassoni, svedesi o spagnoli, o pessimi scrittori italiani, messicani o norvegesi.
Esistono bravi scrittori e pessimi scrittori. Punto.
Ora, io non so esattamente come siano le "blog-community" di scrittori non italiani, ma temo che questa tendenza all'auto-denigrazione sia del tutto caratterizzante del tipico piangina bianco-rosso-e-verde, che ama puntare il dito e non fare nulla per cambiare le cose.
Se si vuole amplificare l'idea che scrittore italiano=schifo, va bene, però non aspettatevi poi che editori (e lettori) decidano di puntare su noi esordienti, preferendo l'ennesima ristampa del 42esimo romanzo di Dan Brown al posto di proporre un Mario Rossi sconosciuto.
Ovviamente le opinioni di una decina di blogger anti-nazionalisti (perdonatemi il termine) non influiscono più di tanto sulle strategie editoriali, ma è decisamente un brutto segnale.
Ma davvero, signori "esterofili", credete che tutti gli italiani fanno così schifo? Siete così certi di leggere certi libri con spirito imparziale? O comunque già non vedere l'ora di pubblicare la vostra bella recensione asserendo che un romanzo fa cagare e che lo scrittore dovrebbe fare altro nella vita?
Ammettiamo anche che sia così, ovvero che i romanzieri italiani siano scadenti per tara genetica. Quale soluzione proporreste, esimi esterofili? La negazione preventiva di un contratto editoriale a chiunque sia nato nel nostro paese? Un corso di scrittura a New York? La riscrittura del romanzo in inglese?
Io di idee e suggerimenti non ne trovo mai, tra queste critiche. Solo propositi distruttivi, a volte denigratori. Denunce di pubblicazioni tramite aiuti "mafiosi" (appunto) o addirittura di palese incapacità nel valutare da parte degli editori.
Tutto merda, dunque?
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In Italia, si sa, gran parte della società funziona per Caste, partendo in primis dalla politica. In alcuni casi si tratta di vere e proprie organizzazione strutturate e dotate di elaborati mezzi di autodifesa che le protegge da attacchi esterni ma anche da intrusioni indesiderate.
La maggior parte delle volte invece le Caste sono paragonabili quasi a delle associazioni spontanee, e il maggior vantaggio che offrono ai loro soci è quello della classica "spintarella". La fatidica raccomandazione, di democristiana memoria.
Ora, come sapete bene, questo blog tratta principalmente di scrittura e letteratura, perciò mi concentrerò sull'eventuale "Casta" in questo ambiente e, nello specifico, nella realtà italiana.
Togliamoci subito un dubbio: esiste una Casta nell'editoria italiana? La risposta è: assolutamente sì.
Diciamo che si tratta di un'associazione spontanea, non di un'organizzazione solidamente strutturata come lo sono, per esempio, la casta politica o quella medica.
Ultimamente sto leggendo in molti blog degli attacchi palesi a questo o quello scrittore, e a molte case editrici. L'accusa mossa è principalmente quella di corporazionismo. I più arrabbiati arrivano addirittura a supporre che ci siano oscuri piani atti a portare al successo questo o quell'autore, a dispetto di centinaia di altri che nemmeno vengono presi in considerazione perchè non raccomandati. I complottisti più fantasiosi pensano addirittura che alcuni autori italiani di successo siano addirittura inesistenti, bensì costruiti a tavolino con l'ausilio di bravi Ghost Writer (oddio, magari questo è anche vero O_o)
Da quel che ho capito io, la situazione è molto più semplice di quanto si creda. Un aspirante scrittore, per avere una marcia in più rispetto a tanti colleghi/concorrenti, non deve essere solo bravo, ma deve anche trovarsi un bravo sponsor.
Detta così può suonare male, lo so. Diciamo allora che il miglior modo per arrivare all'attenzione di una casa editrice è avere direttamente a che fare con qualcuno che già ha a che fare con essa, meglio se nelle vesti di autore.
Schifati?
Non dovreste esserlo. Nel paese di Utopia, il successo dovrebbe automaticamente arridere ai talentuosi, che dovrebbero trovarsi davanti una strada spianata e cosparsa di petali di rosa. Però noi viviamo in Italia.
Il lavoro di scrittori non corrisponde praticamente mai al genio introverso che sforna romanzi di successo chiuso nella sua stanzetta, isolato dal mondo.
No, occorre tessere delle relazioni pubbliche, conoscere gente che fa questo lavoro (con successo) da tempo, persone che sapranno anche consigliarci su come e dove muovere i nostri passi, senza girare a casaccio lamentandosi poi perchè nessuno ci considera.
Sicuramente ciascuno di noi ha degli scrittori che apprezza e stima. Cercare di aprire un canale di comunicazione con loro non è poi così difficile, specialmente con Internet. Io stesso, in questi ultimi mesi, ho scritto a molti di loro, e con alcuni è nato un piacevole cambio di opinioni.
Non pensate (troppo) male di me: non sono così viscido da chiedere "spintarelle" o raccomandazioni, ma ammetto che avere la possibilità di far leggere qualcosa di mio a un autore che considero un punto di riferimento è davvero utile e incoraggiante (qualunque sia la risposta).
Altra cosa: ho anche notato quanto sia facile creare un giro di "amici di penna", in grado di procurare inviti a partecipare a questo o a quel concorso, o a una determinata raccolta di racconti, etc etc. So che tanti storceranno il naso e, quando la cosa è cronica, lo faccio anch'io. Però capisco il meccanismo e non mi lascio andare a facili moralismi.
Del resto voi non chiamate una persona di fiducia, quando avete bisogno di qualcosa? Se dovete ripare una macchina la portate dal meccanico che ben conoscete, oppure tentate con un perfetto sconosciuto? Se dunque un editore si rivolge a degli autori di fiducia, è sprovveduto oppure vuole andare sul sicuro?
Immagino che mi starete già dando della merda, o del venduto (agli editori, come se io amassi questa categoria...). In realtà mi sono un po' stufato dei finti moralismi, specialmente quando vengono da persone che si rifugiano in torri d'avorio maledendo il mondo che li esclude, mentre sono loro a escludersi da esso! Non sempre, ma spesso è così.
La scrittura è un'arte. In quanto tale richiede confronto, rapporti sociali, interazione. Le marchette sono ben altre, e le persone intelligenti le sanno distinguere dal resto. Non fate i finti moralisti, non condannate tutto e tutti vedendo il marcio ovunque solo perchè vi sentite esclusi dai giochi.
Sappiate trovare l'equilibrio giusto tra onestà intellettuale e coraggio di proporvi. Nessuno vi regalerà mai nulla, nemmeno il talento più puro che madre natura magari vi ha dato.
Cercare un consiglio è da lodare, non da condannare. Vendervi il sedere, questa sì che è una porcheria. Imparate a distinguere le cose e non giocate a fare i moralizzatori duri & puri. Non mascherate i vostri fallimenti dietro il "Sistema", e al contempo non fate crescere la sua fama amplificandone il "mito".
Smettetela di dare sempre la colpa agli altri (ma incazzatevi per le vere ingiustizie!) e costruite la vostra cazzo di fortuna!
Se volete, odiatemi, ma io la penso così.
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Avevo parlato de "La Casa del Demone" tempo fa, ancor prima che fosse disponibile sul mercato (chi cerca informazioni clicchi sulle copertine).
Oggi ho notato con sommo giubilo che i libri della Asengard sono arrivati nella centralissima Feltrinelli di Piazza Duomo! Davvero un grande risultato per una piccola casa editrice che muove i suoi passi spinta da una vera passione per i generi che tratta (horror e fantasy).
La Asengard è l'esempio perfetto di un editore senza contributo, serio e laborioso, che pian piano si sta facendo spazio tra i grandi colossi.
Pregio assoluto: pubblica solo autori italiani, praticamente tutti esordienti!
Ho comprato "La Casa del Demone", quando l'avrò finito, avrete la mia recensione :)
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Nella mia ignoranza, non ho ancora capito bene il profilo medio di colui che, in seno a una casa editrice, si premura di leggere (sfogliare) i manoscritti che arrivano, per poi valutarli (cestinarli).
Nelle piccole realtà immagino che questo sia compito soprattutto dell'editore stesso e dei suoi stretti collaboratori. Ragion per cui è opportuno scegliere minuziosamente la "piccola" casa editrice a cui spedire il nostro romanzo.
Che senso avrebbe tentare la pubblicazione di un thriller con una C.E. che si occupa di storie alla "Tre metri sopra il cielo"? O, peggio ancora, il cui direttore editoriale ha scritto fino all'altro ieri per "Brava Casa"?
Conoscere un minimo sul background della persona che presumibilmente leggerà il nostro manoscritto può essere decisamente utile per valutare cosa scrivere nella lettera di presentazione, e anche nella sinossi da allegare al romanzo stesso.
So che molti scrittori emergenti si affidano all'invio a tappeto (famigerato!), buttando un sacco di soldi tra copisteria e poste, magari per editori che nemmeno considerano il genere di cui fa parte il loro romanzo.
Rivolgersi a una grande casa editrice è ancora più difficile. I motivi li ho elencati più volte, ma qui ne aggiungo un altro: in quali mani finirà il vostro manoscritto?
Quasi sicuramente (in una grande casa editrice) andrà a far polvere sulla scrivania di qualche sottoredazione, e verrà rapidamente sfogliato da qualche impiegato con un sacco di lavoro da fare. Il probabile transito successivo sarà quindi quello verso il cestino!
A tal proposito, direi che alcuni tipi di lavori partono fin da subito svantaggiati:
- Autobiografie. Molti credono di avere delle vite più interessanti della media, e vivono nella convinzione che la gente sarebbe entusiasta nell'esserne partecipi. Secondo me è un grande errore. No, la vostra vita non è così esaltante come credete, e il redattore medio della Casa Editrice a cui vi rivolgete ha di meglio da fare, che non leggere della vostra prima canna o delle vostre sfighe in amore.
- Raccolte di poesie. La poesia è bella, ma in Italia nessuno legge e compra poesie. Se siete così coraggiosi da voler proporre comunque una raccolta, valutate bene a chi spedirla. Se sbagliate editore, sicuramente il vostro manoscritto finirà in mano del classico appassionato di romanzi giovanilistico-erotici in stile "Melissa P", oppure in quelle di un fan dei comici di Zelig (che, come si sa, pubblicano più libri di ogni altro).
- Romazo fantasy clone di Licia Troisi. Ok, qui in effetti potrebbe anche andarvi bene ^_^ Però attenzione: se un romanzo del genere finirà nelle mani di un lettore smaliziato e stufo di leggere gli stessi libri con titoli diversi, sappiate che il manoscritto andrà ad alimentare il fuoco della stufa!
- Saggio. A meno che non siate fior fior di professori, evitate di proporrre saggi basati solo su opinioni personali, con scarsa documentazione. Verrete presi per matti, oppure segnalati alle forze dell'ordine (io lo farei ^_^). Se invece avete testi seri da proporre, fatelo solo ed esclusivamente a case editrici che si occupano della vostra materia. Viceversa, verrete presi per scritori di fantascienza o, semplicemente, cestinati perchè incompresi.
Alla fine dunque la domanda è questa: ma chi valuta realmente ciò che scriviamo?
In molti casi si tratta certamente di persone competenti.
Ma è sempre così?
Credo che la risposta sia proprio "no".
Quindi, incrociate le dita!
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Ogni tanto mi chiedo quanto gli editori credano scemi i propri lettori.
E, badate bene, questa volta parlo proprio di lettori, non di scrittori esordienti.
Stamani ho fatto la solita ricognizione in libreria, e ho addocchiato l'intrigante copertina di questo libro: Most, di Gian Stefano Spoto (cliccate sulla copertina per la scheda su IBS).
Un libro di fantascienza, che pare avere come protagonista il caro vecchio tema della robotica (ultimamente andato un po' nel dimenticatoio per obsolescenza).
Il romanzo sembra interessante, ha una bella grafica ed è ben rilegato. Lo pubblica Armando Curcio Editore. Il prezzo è quello delle nuove uscite: 16.90 euro. Non esattamente regalato, ne converrete.
Che succede? Succede che mi metto a sfogliare le 224 pagine del libro, tanto per farmi un'idea.
E qui la puzza di mezza fregatura si fa sentire fin troppo: il romanzo è scritto a caratteri enormi, che anche un miope vedrebbe facilmente senza occhiali. Sembra il classico carattere usato nei romanzi per i ragazzini tra i 10 e gli 11 anni. Come se non bastasse, ha dei margini (sia a destra che a sinistra) larghissimi, sicchè le parole sono incolonnate quasi a centro pagina.
Per farla breve, credo che le 224 pagine del libro possano in realtà considerarsi un centinaio, o poco più, se fossero state stampate in un carattere standard e con un'impaginazione classica.
Nulla vieta a ciascun editore di fare quel che vuole, ma la cosa mi sa tanto di carognata per far pagare un libro 16.90 euro, quando il suo "peso" attuale dovrebbe aggirarsi attorno ai 9, 10 euro (lo standard per i romanzi della Delos, sottili e di poche pagine. Che, per inciso, io trovo a loro volta costosi...)
Attenzione! Io non faccio alcuna valutazione sulla qualità del romanzo del sig.Spoto, perchè alla fine non l'ho comprato. Non metto in dubbio il fatto che potrebbe trattarsi di un meraviglioso libro di fantascienza.
So che qualcuno dirà che "la qualità non si valuta in base al numero di pagine", ed è vero. Però ci deve essere un paramentro che fissi dei prezzi onesti in base anche alla lunghezza di un libro. Troppo facile fare così.
Vi assicuro che io "Most" lo finirei in mezza giornata, al modico prezzo di 16.90 euro. Chissà perchè, mi sembra un affare davvero scadente.
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Sabato sera. Sono di ritorno dalla Fiera dell'artigianato, che come ogni anno visito con grande piacere. Mi piace immergermi, per un giorno, in culture e artigiani di tutto il mondo. In particolare amo gli stand europei. Come sempre, non mi son fatto mancare un tipico pranzo al ristorante ungherese!
A parte questa nota strettamente personale, che volevo condividere con voi, vi do qualche aggiornamento veloce veloce.
Sul blog "Sette righe in nero" (lo stesso che potete raggiungere anche clicclando sull'immagine qui sopra), potete leggervi una bella intervista alla "mia" editrice, Solange Mela, della Domino Edizioni, per cui uscirà a brevissimo "Gli Occhi dell'Hydra". Solange non parla solo di questa prestigiosa antologia, ma anche del lavoro della sua casa editrice, veramente lodevole nel panorama delle "medio-piccole", ma grintosa, onesta, caparbia e lodevole. Non per fare sviolinate, ma il migliore attestato di stima per la Domino sono i grandi autori italiani che hanno accettato di dare il loro contributo per puro amore di un genere (e per beneficienza!). Insomma, leggetevi quest'intervista, santa polenta! :)
Scrittura: sto lavorando al fantahorror che si chiama "Fase 2", ma che alla fine non sarà pubblicato con questo titolo :) SE sarà pubblicato. La cosa drastica è che, giusto questa settimana, ho tagliato 60 pagine che non mi soddisfacevano. Ho sofferto un po', ma l'ho fatto e sono soddisfatto di quanto sto rescrivendo (praticamente 3/4 di quanto avevo buttato giù finora).
So che per ora vi ho detto poco. Anche oggi non mi sbilancio, ma vi do qualche minima coordinata: sarà in parte un survival-horror, in parte un thriller, questa volta però con una decisa connotazione "soprannaturale".
Come ho fatto per "Twentyfour 2 Six", vi citerò mano a mano delle fonti di ispirazione. Oggi inizio col romanzo "Nebbia", di James Herbert. Se lo trovate in qualche bancarella, compratelo! Magari in futuro lo recensirò.
Proprio a proposito di Twentyfour 2 Six, farò presto una revisione per togliere i maledetti refusi, e proverò a mandarlo a uno-due editori. Non di più, non voglio buttare soldi e carta per niente. Quindi: invii miratissimi!
Lunedì vi prometto la pubblicazione di un'intervistONA che sperò sarà gradita ai più. Tangerà solo in parte il mondo della scrittura, perchè la ragazza che si è gentilmente prestata a rispondere alle mie domande è impegnata in molti campi artistici diversi. Vedrete, vedrete... :)
Detto questo...buona notte!
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Voglio fare lo scrittore
Davide Musso
Terre di mezzo editore
12 euro, 123 pagine.
Dieci interviste sul lavoro editoriale ad altrettanti protagonisti del mondo letterario italiano (editori, editor, agenti letterari e scrittori), con un'attenzione per chi si occupa di narrativa italiana e di esordienti: come ci si avvicina al mondo delle case editrici? Quali sono i meccanismi interni? Qual è il modo migliore per farsi prendere in considerazione come autori? Chi fa ancora scouting puntando sui giovani scrittori? Rispondono: Giovanni Arduino (scrittore ed editor Elliot edizioni), Rosaria Carpinelii (direttore editoriale Fandango Libri), Marco Cassini (direttore editoriale minimum fax), Sergio Fanucci (Fanucci Editore), Giulio Mozzi (scrittore e consulente Sironi Editore), Michele Rossi (scrittore ed editor Rizzoli), Sandro Ferri (editore, edizioni e/o), Benedetta Centovalli (direttore editoriale Cairo Editore), Roberta Oliva (agenzia letteraria Natoli Stefan & Oliva), Silvia Brunelli (Nabu International Literary Agency).
Sul libro che vi ho recensito ieri c'era anche la pubblicità di un secondo volume a tema, scritto però da Davide Musso. Sto parlando di "Voglio fare lo scrittore", edito sempre da Terre di Mezzo (cliccate sulla copertina per raggiungere il sito).
Oggi ho deciso di cercarlo, e l'ho trovato in Feltrinelli. Visto che è molto piccolo, ho deciso di risparmiare 12 euro (l'autore mi perdonerà, ma ultimamente sto davvero spendendo troppi soldi per i libri), perciò mi sono piazzato il poltrona e, giocandomi la pausa lavorativa, me lo son letto quasi tutto, saltando quasi del tutto le interviste con i responsabili delle agenzie letterarie, che davvero non m'interessano.
Schematizzando molto il pensiero degli intervistati, se ne possono dedurre dei punti-chiave comuni quasi a tutti questi grossi editori/editor.
Chiamiamoli consigli veri e propri, diretti al classico sfigato di turno: lo scrittore esordiente.
Ve li elenco in ordine sparso così come li ho annotati sul block notes. Ricordate sempre che non sono pareri miei ma delle persone intervistate (il cui elenco potete trovare qui sopra, in neretto, nella sinossi).
E poi non dite che io non penso a voi, fratelli esordienti! ;)
- Le grandi case editrici pubblicano al massimo uno o due esordienti l'anno.
- Le grandi case editrici ricevono una media (ho fatto un calcolo tra i vari intervistati) di 3000 manoscritti l'anno.
- Fate voi due conti paragonando le cifre riportate nel punto 1 e nel punto 2...
- Pare che non sia vero che le grandi case editrici (d'ora in poi GCE, per semplicità) non leggono nessun manoscritto di esordienti. Diciamo che, facendo una media ponderata, ne leggono un 5% interamente, e danno un'occhiata sommaria al 25% dei rimanenti.
- Tutto il resto finisce direttamente al macero (almeno l'hanno ammesso...)
- La Feltrinelli cestina TUTTI i manoscritti, indistintamente. (Simpatici, 'sti Feltrinelli)
- Le GCE danno una corsia preferenziale a chi ha già pubblicato dei libri con editori piccoli, ma non a pagamento e non print on demand.
- Le GCE sono più o meno concordi nel ritenere che negli ultimi anni c'è un po' di attenzione in più per gli esordienti.
- Le GCE sostengono che su una media di 10 manoscritti, 6 sono illeggibili (nel senso che fanno cagare i porci), 2 sono nella media (quindi a loro non interessano) e 2 hanno potenzialità, quindi passano a dei "lettori professionisti". Nota bene: il 90% di questi due selezionati viene poi cmq successivamente scartato.
- La poesia non ha assolutamente mercato. Poeti: potete impiccarvi. In Italia non vi pubblicherà NESSUNO.
- I generi che vendono di più sono: noir, thriller, giallo. In quest'ordine. Riguardo ai gialli occorre però originalità, altrimenti non vi cagano nemmeno.
- Attualmente va di moda lo "scrittore-clone": cloni di Moccia, cloni di Faletti, cloni di Saviano. Buona parte del materiale che arriva alle GCE è di questa falsariga.
Questi invece sono i consigli pratici che danno a un esordiente per cercare di emergere tra i 2999 che finiscono nell'immondizia:
- Non mandare il materiale direttamente alle GCE. Oppure fatelo, sapendo però che avete più o meno lo 0,5% di probabilità di avere successo e di essere pubblicati.
- Cercate di contattare case editrici piccole o medie, serie, e distribuite nelle librerie. Non quelle a pagamento, non LULU o simili. Le GCE pescano gli esordienti quasi esclusivamento nelle case editrici piccole, tra autori già pubblicati. Qualcosa che si chiama "cannibalismo editoriale", e che ai piccoli editori sta sulle palle, ma è inevitabile.
- Non scrivete autobiografie, storie di vita vissuta, o biografie di nonni e parenti. A quanto pare non se le fila nessuno, a meno che non siano davvero particolari.
- Proponente un manoscritto "definitivo", ovvero non bozze d'idee o romanzi non corretti, né racconti.
- Aggiungente al manoscritto una sinossi chiara ed esaustiva dell'opera, non la classica quarta di copertina (cioè, non fate quello che faccio io). Metteteci pure una lettera di presentazione, che indichi soprattutto le vostre precedenti pubblicazioni. Senza barare. Il tutto non deve superare le tre pagine, e non deve essere scritto in caratteri minuscoli.
- Non mandate manoscritti alla cazzo di cane: poche spedizioni estremamente mirate e ben confezionate.
- Date un'occhiata alle collane proposte dall'editore a cui spedite. Inutile proporre un giallo a chi pubblica romanzi d'amore, e via dicendo.
- La via preferenziale per essere notati da una GCE o cmq da un editore importante è quello di farsi "presentare" da uno scrittore già affermato. Ovvero far arrivare il manoscritto al direttore editoriale tramite l'autore stesso.
- Altro buon metodo è quello di pubblicare dapprima racconti su note riviste (cartacee e online) dedicate alla scrittura, in modo da farvi un nome, nel piccolo, si capisce. E solo successivamente cercare di contattare il direttore editoriale di tale rivista per farsi dare qualche "dritta": di solito lavorano loro stessi per GCE o correlati.
- Non depositate il vostro manoscritto alla SIAE: non serve a un emerito cazzo!
- Se volete servirvi delle agenzie, fate pure (ma io dissento), però sappiate che costano e sono comunque più selettive degli editori stessi...se però passate questo valico, la pubblicazione sarà più vicina.
E' più o meno tutto.
Commenti?
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Esordienti da spennare
Silvia Ognibene
Terre di Mezzo editore
12 euro
Esordienti da spennare è un viaggio nel sottobosco di un'editoria "parallela" che promette di stampare opere di esordienti dietro compenso, ma che difficilmente le farà arrivare sugli scaffali delle librerie. Questo libro-inchiesta racconta come funziona l'editoria a pagamento e fornisce agli aspiranti autori gli strumenti utili per difendersi da proposte editoriali senza via d'uscita.
Ogni scrittore esordiente dovrebbe leggere e rileggere questo libro.
Agile, breve ma denso d'informazioni utili, "Esordienti da spennare" NON è un manuale di scrittura, bensì una guida pensata, schietta e documentata sulla ricerca di un editore.
Silvia Ognibene, affermata giornalista fiorentina, ha fatto una vera e propria ricerca sul campo, fingendosi una scrittrice esordiente. Ha messo insieme un malloppone pieno di stupidaggini ("io stessa non pagherei un euro per leggerlo", dice simpaticamente) e ha provato a spedirlo principalmente alle temute case editrici con contributo (o a pagamento).
I risultati sono stati al contempo divertenti e...inquietanti.
Il 99% delle case editrici a pagamento le hanno risposto decantando le dote artistiche del suo illeggibile manoscritto (che, infatti, non avranno nemmeno letto) e arrivando alla fine a chiedere cifre tra i 500 e i 6000 euro per pubblicare il romanzo.
Vi riassumo, in breve, i dati raccolti tra questi editori:
- Molti chiedono i soldi in qualità di acquisto di un gran numero dei libri stampati (anche il 50%, altri addirittura la totalità delle copie).
- Altri chiedono soldi come "rischio d'impresa", nel caso il romanzo vada male. Perchè, chiaramente, pur essendo loro stessi imprenditori, non vogliono rischiare un euro nel promuovere un esordiente.
- Qualcuno si offre pure di fare da intermediario con il comune di residenza dell'autore, cercando finanziamenti per coprire parte della cifra richiesta.
A ogni modo, carte alla mano, possiamo dire che il 90% degli editori a pagamento vagliati dalla Ognibene sono in pratica dei truffatori perfettamente legalizzati. Perchè?
Perchè fanno un lavoro di sola tipografia, senza garantire alcuna reale assistenza allo scrittore.
Dunque, specifichiamo che la produzione dei libri è solo il passo iniziale. Per questo la Ognibene suggerisce di insistere con ciascun editore su queste due domande:
- Di quali reti distributive vi servite?
- Quale copertura promozionale garantite?
Reti distributive: In Italia il territorio è coperto principalmente da 4, 5 reti distributive "serie". Tutte le altre sono estremamente localizzate. La gran parte degli editori a pagamento (d'ora in poi solo EAP, per brevità) non hanno alcun tipo di contratto con reti distributive serie. Si appoggiano bensì a piccole conoscenze locali, oppure ordinano in prima persona qualche copia del libro nelle librerie del paese di residenza dell'autore per dare l'impressione di avere una distribuzione capillare. Altri sostengono di vendere in grandi bookstore come Feltrinelli e Mondadori, ma nella maggior parte dei casi è una semplice bugia: in termini legali non è infatti reato millantare queste cose su in sito internet, ma solo su un contratto firmato (cosa che l'editore si guarderà bene di fare). La Ognibene ha scoperto che diversi di questi EAP manda al macero praticamente tutte le copie non acquistate dall'autore perchè non hanno reale modo di distribuirli, se non al massimo tramite la vendita online. Quindi, consiglio n°1: insistete nel sapere quale rete distributiva reale utilizza il vostro editore.
Copertura promozionale: Gli EAP solitamente non danno alcuna copertura promozionale seria. Quelli un poco più seri (facendo un complimento esagerato) organizzano serate di presentazione in minuscole librerie o letture pubbliche nelle biblioteche comunali dei paesi vicini al luogo residenza dell'autore. Gli altri garantiscono una preziosissima pubblicità sul sito della casa editrice, solitamente sconosciuto ai più. Qualcuno offre perfino la promozione come servizio extra a pagamento: recensione "professionale" 100 euro, reading pubblico 100 euro, articoletto sul giornale di vicolo corto (tanto per dire l'importanza del quotidiano) 200 euro, e via dicendo.
Un romanzo che non ha promozione non venderà una cippa. Mettetevelo in testa.
Il bello di "Esordienti da spennare" è che la Ognibene fa nomi e cognomi, cita sentenze di tribunale, dati, prezzi, copie vendute. E così che si fa un po' di chiarezza ad esempio su Il Filo, uno degli EAP più noti, e che la giornalista indica come quelli da evitare come la peste. Ma non è certo l'editore peggiore: altri sono addirittura tipografi mascherati da editori, che utilizzano perfino codice ISBN venduti oltre ai già esosi costi di "pubblicazione".
Ci sono poi gli editori come Robin, che chiedono fraccate di soldi, senza però volersi classificare come EAP. La cosa buona di Robin è che però si appoggia a Messaggerie distribuzioni, il che vuol dire che troverete i suoi libri in ogni megastore (dato che confermo pure io: ho comprato alcuni libri della Robin in centro a Milano, senza doverli ordinare).
A scanso di equivoci però la Ognibene sostiene che, in linea di massima, non si dovrebbe mai pubblicare a pagamento.
Nell'ultimo capitolo da anche finalmente un filo di speranza agli esordienti, e qualche consiglio: rivolgersi a case editrici "classiche" ma medio-piccole. Non spedire manoscritti ai grandi editori senza avere:
A) altri libri già pubblicati da qualche parte (ma non con un EAP!)
b) un altro autore che ti "rappresenta" (segnala, raccomanda, scegliete voi. L'accezione di questo termine non dev'essere per forza negativa).
Esistono piccoli editori seri che seguono gli esordienti meritevoli, che in tal modo possono farsi pian piano notare da editori sempre più importanti.
Infine la Ognibene sostiene quello che anch'io penso da un po': rivolgetevi a case editrici specializzate quasi unicamente nel genere di cui vi occupate. Gargoyle per l'horror, Asengard per il fantasy, etc etc, tanto per fare dei nomi. Avranno una cura dieci volte più concreta nel valutare il vostro manoscritto, nel bene e nel male.
Un dato per finire: in media in Italia vengono pubblicati circa 120 libri al giorno!!! Circa 110 di questi sono con EAP, e raramente escono dallo stretto giro di parentele e amicizie dello stesso autore.
Consigliatissimo, almeno per farsi qualche riflessione ponderata e documentata.
- Mood:
shocked
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No, nessun post politico sul nano o sul mortadella, questo blog vuole essere il più possibile da argomenti politici!
Per questo parlerò anche oggi di scrittura e letteratura. Una cosa nuova, vero?
Da un po' di tempo a questa parte sto cercando di annotare le profonde differenze tra i libri proposti da autori italiani, e quelli anglosassoni (britannici o americani che siano). Nello specifico, mi sono come sempre soffermato sulla letteratura di genere.
La prima di queste differenze, è quella di cui voglio parlare oggi: l'elemento "fantastico" nella narrativa.
Esistono tre genere che vendono moltissimo, a patto che siano prodotto di autori non italiani.
Sto parlando, nello specifico, di horror, fantascienza e fantasy, più tutti gli ibridi che ne derivano. Ad esempio, se io dovessi proprio definirmi, sceglierei come carta d'identità lo scrittore di thriller spruzzati di fanta-horror. Rollins, Nerozzi, R.K.Morgan e certe opere di Evangelisti potrebbero essere i miei punti di riferimento ideali.
Eppure in Italia gli autori di tali generi partono già su una strada veramente in salita.
L'horror "soprannaturale" nostrano è rappresentato da pochi, eroici autori: il già citato Nerozzi, Eraldo Baldini, Danilo Arona. Tutti e tre sono molto bravi e, a mio parere, hanno ben poco da invidiare ai colleghi d'oltre oceano. Ciascuno di loro si è ritagliato spazi sempre più importanti nell'editoria italiana ma, a parer mio, non hanno ancora quel grande successo che meriterebbero.
Il fantasy italiano vive apparentemente un momento di rinascita, ma legato fondamentalmente a una sola autrice che vende moltissimo: Licia Troisi. A differenza di altri, non ho mai bocciato su tutta la linea i romanzi della Troisi, ma bisogna ammettere che propongono un fantasy piuttosto stereotipato, diretto a un target piuttosto giovane. Altri scrittori, come Andrea D'Angelo, si sono ritagliati i loro spazi, ma sono ben lungi da una fama "nazionalpopolare".
Sulla fantascienza occorre dire che qualcosa si sta muovendo principalmente grazie a Urania, che ultimamente ha proposto scrittori come Giovanni De Matteo, Dario Tonani e altri, tutti ottimi rappresentanti della Sci-Fi made in Italy. Loro si aggiungo ad Alan D. Altieri, non propriamente autore di sci-fi, ma ne cui thriller non mancano mai riferimenti iper-tecnologici e futurismo apocalittico. Ma Altieri è irraggiungibile, per fama e bravura.
Da questo spaccato però emergono gli autori citati come rari fari luminosi in una notte ancora alquanto buia.
Dei tre generi che ho segnalato, moltissimi scrittori esordienti italiani sanno di avere pochissime probabilità di pubblicazione, tanto che nell'ambiente molti suggeriscono (tristemente) agli esordienti di non scrivere mai una prima opera di fantascienza, perchè rimarrà facilmente nel cassetto ad ammuffire :(
Quali sono le ragioni per cui tali generi, se affrontati da italiani, raramente riscuotono successo?
I maligni dicono "perchè siete tutti degli incapaci". Come se esistesse un codice genetico particolare che consente agli anglosassoni di scrivere dei buoni romanzi horror o sci-fi, geni di cui noi saremmo invece sprovvisti. Mi sembra una spiegazione puerile, che fa parte del classico comportamento italiano di auto-denigrazione (succede in molti campi, fateci caso).
Oppure potrebbe essere colpa del lettore italiano, che sembra puntare su consolidate avventure "libresche" made in USA, avendo la mente oramai "settata" da decenni di film e serial televisivi ambientati negli Stati Uniti. Una cara amica che frequenta questo blog me lo ha fatto spesso notare: il lettore/spettatore italiano medio fa spesso inconsciamente il parallelo: prodotto (libro o romanzo) di genere= USA.
Questa tesi ha del vero, purtroppo, e mi piacerebbe che ci fosse una vera e propria rieducazione dei nostri lettori agli autori di casa propria. A chi è convinto che non esistano, ad esempio, dei buoni "thriller soprannaturali" scritti da autori italiani, suggerisco sempre di comprarsi un libro di Nerozzi, o di Danilo Arona.
Un'ultima causa può essere individuata, e lo dico sapendo di attirarmi la classica critica dell'esordiente piagnone, nella poca settorialità delle case editrici italiane.
Esistono pochissimi editori specializzati nei generi che ho indicato: l'ottima Gargoyle Books per l'horror, Delos, Editrice Nord e Urania per la fantascienza, Armenia per il fantasy. Le altre case editrici "generaliste" puntano su una gran varietà di prodotti e questo potrebbe forse impedir loro di avere editor davvero in grado di valutare le potenzialità di un manoscritto specificatamente horror o sci-fi, leggendo invece con gli occhi di chi punta solo a trovare un romanzo che venda a un pubblico massificato e senza particolari predilizioni di genere.
Insomma, per dirla brutalmente, forse c'è poca competenza specifica.
L'unica cosa che vi posso dire per certa è che il lettore italiano un po' più sveglio della media nazionale ha una gran voglia che questi tre generi tornino a essere anche d'interesse degli scrittori italiani.
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Aggiornamento: su Thriller Magazine troverete un interessante articolo riguardo a "Gli occhi dell'Hydra", l'antologia di racconti edita da Domino Edizioni di cui anch'io faccio parte.
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Giusto un anno fa, spinto dal buon piazzamento di un mio racconto nel "300 parole per un incubo", decidevo di far uscire i miei manoscritti da polverosi cassetti e privatissimi hard-disk, e di provare finalmente l'ebrezza dell'invio ai famigerati editori.
Premessa: pur scrivendo da tempo, qualcosa mi aveva sempre frenato a tentare davvero la pubblicazione (i crostacei che ci sono tra i voi diranno "era meglio così!" ^_^). Fino allo scorso anno il materiale scritto di mio pugno e pubblicato su siti e riviste di settore si limitava a dei moduli per giochi di ruolo. C'è da dire che anch'essi mi hanno forgiato nell'arte dello scrivere, insegnandomi le cose basilari che poi ho migliorato/sto migliorando col tempo.
Dunque, correva il dicembre 2006 quando finivo di scrivere, rileggere e rivedere "Thaumaturge", il mio primo romanzo (quello a cui , nonostante una certa immaturità, sono ancora maggiormente affezionato). Un romanzone, per essere precisi, dall'alto delle sue 350 e passa pagine stampate.
Dopo aver cercato consigli da amici e amiche che avevano già affrontato la loro "prima volta" editoriale, ho stampato una decina di manoscritti (svenandomi ben bene), li ho imbustati con tanto di lettera di presentazione scritta mille volte, ho scelto una lista ristretta di case editrici, e ho spedito il tutto, con le tipiche, folli speranze dello scrittore esordiente alle prime armi con "real word" dell'editoria.
Ora siamo quasi a un anno da quel giorno in cui feci felici le poste italiane, e i risultati, sono più o meno i seguenti:
- Casa Editrice Alacràn: mi ha risposto dopo 29 giorni, con una lettera che aveva molto il sapore del prestampato. Sapendo bene i tempi in cui solitamente gli editori vagliano i manoscritti, sono arrivato alla conclusione che il mio non se lo sono nemmeno filato (mentre nel sito c'era chiara indicazione di mandare romanzi inediti, purchè rispettassero la linea editoriale, come il mio). In pratica la lettera diceva: "l'abbiamo letto attentamente, non c'interessa".
- Casa Editrice Piemme: si, vabbè, io ho provato anche a sparare alto, lo so :) A ogni modo la Piemme mi ha risposto dopo circa sette mesi, con una lettera più gentile ed esaustiva rispetto ad Alacràn, dicendo però la stessa cosa. Quanto meno mi hanno fatto i migliori auguri per il mio romanzo. A pelle ho apprezzato molto di più questa risposta, perchè dava l'idea che almeno avessero letto una pagina del manoscritto.
- Editrice Nord: li avevo contattati prima via mail, non trovando chiare indicazioni sul loro modo di gestire i manoscritti. Mi hanno risposto dopo circa tre settimane, con molta sincerità e cordialità. In pratica mi hanno detto che per diversi mesi non avrebbero valutato manoscritti, perchè non avevano il tempo per farlo, essendo impegnatissimi con le pubblicazioni correnti. Sempre molto gentilmente mi hanno anche detto che, se lo volevo, potevo comunque spedire: non lo avrebbero buttato, ma nemmeno letto, se non prima di 7-8 mesi. Al momento non ho spedito ancora nulla alla Nord, ma faccio un plauso alla loro risposta professionale ed esaustiva.
- Età dell'Acquario: altro editore che ho contattato dapprima via mail, perchè non trovavo note riguardo all'invio di inediti. Mi hanno risposto in tempi brevi, invitandomi addirittura a mandare il materiale via mail, una novità assoluta, per me. Ovviamente spedii il tutto con gran gioia per gli euro risparmiati :) Purtroppo non ho avuto ancora nessuna risposta...Pazienza! Almeno, in questo caso, posso dire di non aver contribuito col mio manoscritto ad accendere il caminetto del sig.editore :)
- Sironi Editore, Aliberti e Robin non hanno ancora dato un segno della loro presenza: nemmeno uno sputo, un insulto o una lettera in cui mi consigliano di darmi all'ippica. Peccato perchè, in tutti e tre i casi, avevo verificato con solerzia il fatto che valutassero inediti e le rigorose regole per l'invio del materiale. Ora, non so se dopo 12 mesi posso metterci una pietra sopra, ma tenderi decisamente per il SI'.
Premettendo che, visto adesso, "Thaumaturge" mi sembra un'opera un po' immatura e bisognosa di un'altra revisione (in alcune parti anche massiccia), devo dire che il mio impatto con l'editoria "seria" è stato abbastanza...angosciante. Sia per i lunghi tempi d'attesa, sia per le risposte che spesso non vengono nemmeno date.
La cosa meno seria mi sembrano gli inviti a spedire manoscritti inediti, salvo poi appunto non perdere tempo nemmeno a scrivere due righe per dire "non fai per noi", oppure mandare odiose lettere prestampate.
Lodi eterne a chi:
- Dice chiaramente "non vogliamo il tuo materiale";
- Accetta manoscritti in formato word, via e-mail;
- Si sbatte per una risposta un po' più articolata;
- Ti tratta almeno con gentilezza.
Detto questo, credo che continuerò a contribuire al disboscamento mondiale, inviando altri miei manoscritti ^_^
Questa volta però selezionerò con precisione certosina ogni singolo editore, oltre a predisporre al meglio la lettera che accompagnerà il romanzo. Lettera che, per inciso, credo sia l'unica cosa che venga realmente letta dal buon 80% degli editori medio-grandi.
:-(
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