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Autoproduzione: sì o no?

  • Jul. 23rd, 2009 at 3:08 PM
pensante


In questi giorni ho ricevuto mail di aspiranti scrittori o semplici curiosi (aspiranti-aspiranti scrittori?) che mi chiedevano consigli su come autoprodursi.
Di certo l'idea di essere un grande esperto devo averla data con la raffica di post su "Uomini e lupi" e sulle varie nuove copertine dei miei romanzi. In realtà non sono poi così dotto in materia, diciamo che mi sto facendo le ossa. Per rispondere a tutti in un colpo solo, ecco questo vademecum che mette a paragone vantaggi e svantaggi dell'autoproduzione.

Premessa (1)

Per autoproduzione intendo tutto ciò che va dalla pubblicazione di e-book scaricabili da un proprio sito o blog, a print on demand, a chi si stampa i propri libri in tipografia e li vende porta a porta. Includo nella categoria anche quei piccoli gruppi di scrittori "consociati" che creano una sigla comune per aiutarsi nella promozione e diffusione dei propri lavori.

Premessa (2)

Urge una precisazione grossa come una casa: questo post NON è rivolto a chi crede di essere un grande scrittore incompreso dagli editori. Preferirei che le autopubblicazioni nascessero piuttosto da un connubio tra scelta personale e volontà di slegarsi da certi percorsi (noti e risaputi) per cui uno scrittore, abile o meno, arriva solitamente a lavorare per una casa editrice di una certa notorietà. Insomma, i piagnoni senza umiltà non sono che dei falliti senza voglia di migliorarsi. Spesso il loro approdo al print on demand (per fare un esempio) è l'ultima ratio dei disperati. Non copiateli.

Organizzazione minima indispensabile

Per autopubblicarsi servono delle nozioni tecniche - a prescindere di quelle squisitamente legate alla scrittura. Una discreta conoscenza del Web è il requisito primario. Aprire un blog o un sito è e sarà probabilmente l'unico modo che avrete per diffondere i vostri libri ed ebook. Ovviamente sarebbe bene fare un po' di promozione al sito medesimo. Se nessuno vi conoscerà, nessuno vi leggerà.
Allo stesso tempo vi sarà utile entrare a far parte di quei circuiti dell'autopubblicazione ne fanno una battaglia: siti che mettono a disposizione ebook gratuiti, forum di scrittura e simili. Anche i social network (facebook etc) possono tornare utili, se avete tempo e voglia di buttarvi nel marasma.
Già: il tempo. Mettete in conto che autopubblicarsi richiede soprattutto tempo e impegno costante. Quindi se la vostra è solo una mezza idea passeggera, riflettete bene prima di iniziare per poi magari lasciare il lavoro a metà.

---> Ma un editore: offre gran parte delle cose elencate qui sopra. Ovvero l'appoggio per aprire un sitarello dedicato al libro in distribuzione, pubblicità sul Web e non, comunicati stampa per librerie e siti specializzati. Ovviamente un editore, per serio che sia, non può fare tutto da solo. Quindi il tempo e l'impegno dovete sempre tenerli in considerazione.

Editing

Scrivere un romanzo, per bravi che siate, comporta una serie di errori di battitura e refusi vari imputabili a molteplici fattori: stanchezza, fretta, eccessiva sicurezza, difficoltà a scrivere su computer etc etc. La fase di editing è obbligatoria e sacrosanta, ma il consiglio è di chiedere aiuto. Potreste trovarvi nelle condizioni di rileggere dieci volte il vostro romanzo senza riuscire a individuare tutti i refusi. Il vostro cervello conosce troppo bene quello che sta leggendo, quindi il livello d'attenzione è sempre più basso del dovuto.
Rivolgetevi a qualche amico che se la cava bene come lettore/scrittore e chiedetegli di essere spietato nel correggere il vostro manoscritto. Se siete così fortunati, utilizzate anche più di un solo lettore beta-tester. Quando vi riconsegneranno il manoscritto sarete in grado di correggere tutti i refusi e confezionare quindi un prodotto molto simile a quelli che comprate il libreria.

---> Ma un editore: dovrebbe offrire un servizio di editing impeccabile e professionale. Qualcosa che fa la differenza, in poche parole. Un editing che va oltre ai refusi, cercando di migliorare anche la sostanza. Purtroppo non sempre è così. Nelle piccole case editrici a volte il lavoro non è poi migliore di quello che potrebbe fare un privato piuttosto capace e motivato. Ma anche nelle "grandi" la qualità comincia a vacillare. In questi mesi ho letto diversi romanzi pubblicati da Newton Compton in cui ho trovato numerosi refusi, brutto indizio di un lavoro fatto in modo approssimativo.

Distribuzione

Note dolenti che si autoproduce: distribuire i vostri romanzi non sarà affatto semplice! Per riuscirci valgono tutti i consigli esposti al punto "organizzazione minima indispensabile". Farvi conoscere sarà il vostro primo obiettivo, ma bisogna anche stare attenti a non spammare a destra e a manca e a non presentarsi con insolenza. Quante volte avete letto di illustri sconosciuti che si dichiaravano pomposamente gli eredi di Stephen King o di Italo Calvino? Volate basso, siate onesti, ma chiedete in giro se qualcuno è interessato a leggere ciò che scrivete. Ovviamente occorre utilizzare un po' di raziocinio: se scrivete romanzi d'amore non pretendete di segnalarli su un forum dedicato al genere horror.
Comunque poche illusione: l'autodistribuzione è durissima, specialmente se vi proponete addirittura di vendere i vostri libri (per esempio su Lulu, Blurb e altri circuiti di PoD). Per esperienza devo dire che mettere a disposizione degli ebook gratuiti è il modo più onesto e produttivo per gestire la cosa.

---> Ma un editore: non ha questi problemi. Certo che no. Volete mettere la sensazione di trovare il vostro romanzo su un scaffale della Mondadori in piazza Duomo? Però, anche qui, state attenti: molti piccoli editori hanno una distribuzione legata solo a una determinata regione, provincia o addirittura città. In tal modo il libro sarà acquistabile solo in loco, o via internet (soluzione ancora poco praticata dagli italiani). In questi casi non c'è grande differenza tra l'autodistrubione e una... distribuzione del menga.

Varie ed eventuali

L'autoproduzione ha dei vantaggi:

- Potete organizzare al meglio il vostro tempo;
- Non avete vincoli creativi da parte di editori che spesso ne sanno meno di voi del genere di cui vi occupate;
- Non dovrete aspettare 6-12 mesi per avere una risposta riguardo a un manoscritto (quando gli editori si decideranno di valutare il materiale in formato elettronico???)
- Non dovrete scendere a compromessi ridicoli per anelare una pubblicazione.

Ma ha anche degli svantaggi:

- Sarete soli, o comunque appoggiati da amici e "volontari". Il giorno che per qualche motivo non riuscirete a star dietro al vostro lavoro di scrittore, tutto il progetto verrà seriamente compromesso.
- Non godrete del giudizio - si suppone autorevole - di gente che opera nel settore da anni. Questo vi porterà forse a essere troppo narcisi oppure troppo pessimisti.
- Appena nel settore (le case editrici) verranno a sapere che vi siete autoprodotti, sarete sputtanati a vita, specialmente se avete pubblicato qualcosa su Lulu.




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Scrivere per intrattenere, che male c'è?

  • Jul. 20th, 2009 at 2:41 PM
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Oggi mi è stata segnalata una recensione di "Nevicata", pubblicata su questo interessantissimo blog dedicato alla fantascienza catastrofica.
La recensione sottolinea con cognizione di causa pregi e difetti di un romanzo che io stesso reputo "promettente ma immaturo". Al di là dei refusi, che alla fin fine sono gli errori più facilmente correggibili, ci sono una serie di difetti strutturali che sto notando anch'io in questa ennesima rilettura. Direi quindi che concordo con l'analisi, sia degli aspetti positivi che di quelli negativi.
Valutazioni personali a parte, l'autore della recensione (SC) coglie al meglio uno degli aspetti fondamentali che mi guidarono nella scrittura di "Nevicata": la pura voglia di intrattenere il lettore.
Nessun messaggio profondo, nessuna verità dogmatica: è un romanzo nato per divertire, e basta. Da qui anche la scelta di un taglio cinematografico, che ai tempi sentivo molto mio, e che invece adesso ho un po' accantonato per approfondire meglio dialoghi e parti introspettive.



In "The Shift" e in "Uomini e lupi" c'è senz'altro qualcosa in più: un punto di vista dei personaggi che spesso equivale al mio.
In "The Shift" metto in risalto la cecità del mondo moderno, ben disposto a farsi sottomettere da pochi autonominatisi padroni, pur di mantenere un certo apparente benessere, che a ben guardare in realtà è una vera e propria schiavitù.
In "Uomini e lupi" credo che tra le pagine filtri invece ciò che penso io sul lavoro interinale, sullo sfruttamento delle "risorse umane" etc.
Eppure, anche in questi due romanzi, lo scopo primario è solo quello di intrattenere e divertire.
Nessun messaggio di vitale importanza: per quelli di solito uso il cellulare. Semmai delle opinioni, buttate in un contenitore che comunque punta soprattutto a intrattenere.

Non ho nemmeno la presunzione di "terrorizzare" il lettore, come strillano spesso le quarte di copertina dei libri horror o dei thriller. Su, andiamo: conoscete qualcuno che se l'è fatta mai nelle mutande per aver letto un romanzo?
Io no.
A me ciò che terrorizza è l'ignoranza. La monotona vita di chi non sa sognare, di chi ha esaurito la creatività per pensare solo al concreto.
Mi terrorizza l'impiegato di mezza età che divide il suo tempo tra colleghi idioti e siti pornografici, nella solitudine di un monolocale pagato con un mutuo trentennale.
Mi terrorizza chi crede a verità dogmatiche imposte da altri (religione, politica) senza mai farsi una domanda.
Rispetto a queste cose i miei mostri assumono un ruolo esorcizzante, quasi catartico, se vogliamo sprecare qualche parolona ad minchiam. Se poi qualcuno si spaventa anche, leggendomi, ben venga. Ma io non ho che la modesta ambizione di divertire chi scarica i miei e-book, magari proponendo man mano romanzi sempre più interessanti e un pochetto diversi da ciò che si trova a quintalate nelle librerie e nei megastore.

Ben vengano recensioni come questa, che mi danno la possibilità di scrivere post un po' più personali del solito. E, perchè no, di migliorarmi.



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Volevo scrivere come Avoledo

  • Jun. 12th, 2009 at 2:47 PM
pensante
 

Se dovessi citare uno scrittore a cui mi piacerebbe proprio assomigliare, vi stupirei.
Niente baracconate horror, autori truculenti o maestri del superthriller (che pure stimo moltissimo).
In realtà a me piacerebbe scrivere come Tullio Avoledo. E' una cosa che penso da quando lessi "L'elenco telefonico di Atlantide", un libro impareggiabile, nel suo essere cross-over tra diversi generi. Chiunque l'ha letto sa di cosa parlo. Anche nelle sue prove successive, perfino nei romanzi meno convincenti, mi sono sempre trovato a pensare: "cavolo, ma quanto scrive bene questo qui!".
Cosa vuol dire scrivere bene?
Non necessariamente inventarsi buone storie. Oddio, se una trama è coinvolgente, tanto meglio, si capisce. Ma, stando sull'esempio che sto facendo, di Avoledo leggerei con piacere anche un Harmony o un libro sulla manutenzione delle canne da pesca. Sono pochi gli autori in grado di creare quei complicati mosaici tra azione e pensiero, tali da intrattenere e al contempo comunicare qualcosa.
Uno stato d'animo, un sorriso e - soprattutto - un'immedesimazione. Anche nel suo libro che meno mi è piaciuto (forse "Mare di Bering") ho trovato il suo modo di scrivere praticamente perfetto, in grado da penetrare nella mente e nell'anima, lasciando un segno.
Quelli come Avoledo appartengono alla ristretta cerchia di autori che sono in grado di rimanere impressi nella memoria. Avete presente quando entrate in libreria e, tra le decine di nuove proposte, vi chiedete "chissà se è uscito qualcosa di nuovo di Tizio..."
In realtà credo che uno dei maggiori pregi dello scrittore che ho preso come esempio sia quello di creare eroi/antieroi perfettamente reali e realistici: un bancario ("L'elenco telefonico di Atlantide", "Breve storia di lunghi tradimenti"), un pubblicitario ("Lo stato dell'unione"), un giovane sostituto procuratore ("Tre sono le cose misteriose") e via dicendo. Li crea e poi li cala in storie misteriose, drammatiche e ironiche al contempo, che si barcamenano sempre sul sottilissimo margine tra realtà e fantasia. Tra attualità e ucronia. Altro suo grande merito è quello di scrivere le storie partendo dal piccolo quotidiano (la famiglia, l'ufficio), riuscendo poi a portarle a un finale di portata enorme, ma visto sempre con un certo minimalismo soggettivo ("Lo stato dell'unione", ad esempio).

Quando iniziai a scrivere seriamente volevo "copiare" Avoledo. Ci provai, ma non fu possibile. Forse con un po' di sforzo sarei riuscito a produrre qualcosa con uno stile vagamente simile al suo, ma sarebbe stato un'insulto alla mia intelligenza.
Scimmiottare è sbagliato, meglio sbagliare di proprio conto. Vedo anche quanto la mia amica L'Aura è stanca di chi la paragona ancora a Elisa, e la capisco. Ciascuno di noi può avere dei punti di riferimento, ma non dobbiamo affatto copiarli.
Per quel che mi riguarda, alla fin fine scrivo sempre in quello che - brutto o bello che sia - viene riconosciuto come "il mio stile". E così, di romanzo in romanzo, vedo che ci sono elementi ricorrenti che saltano fuori, anche quando cambio generi e storie. Di certo qualcosa è cambiato, dai primi racconti molto più grezzi e adrenalici. Lo vedo quando scrivo, noto che cerco anche dell'altro, man mano che sviluppo la trama. Il fatto che mi venga naturale lo reputo la risposta a un'esigenza. Un'evoluzione naturale, figlia di un percorso fatto anche da ciò che leggo nel mentre.
E se poi un giorno, per magia, dal mio notebook uscirà anche solo un capitolo degno del peggior Avoledo, sarò felice come un bimbo.

PS: La copertina è del libro "Breve storia di lunghi tradimenti", uno dei libri migliori di questi ultimi due-tre anni in Italia. Tra l'altro, dopo averlo riletto di recente, posso affermare che ha uno dei finali più riusciti e toccanti tra quelli che sono in grado di ricordare. Scusate se è poco...

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Talent show

  • Jun. 3rd, 2009 at 2:32 PM
pensante
"Talent show" di bKokoska 

Oggi non posso fare a meno di segnalarvi il mastodontico post di Elvezio dedicato al "sistema narrativo" italiano.
Un durissimo attacco a critici, recensori ed editori.
Non sempre (e nemmeno questa volta) concordo con tutto ciò che scrive Elvezio, ma c'è da dire che molte delle cose che denuncia sono vere e verificabili. Poi ciascuno la può pensare come vuole, ma i fatti sono fatti, le opinioni non c'entrano.
Questo il post.

Non voglio togliere spazio alle parole di Elvezio, ma qualcosa mi va di dirlo anche qui, visto che il tutto nasce anche dalla recensione de "La Sete" che io e lui abbiamo pubblicato a poche ore di distanza.
E' innegabile che il mondo della narrativa di genere italiano sia condizionato da una lunga tradizione di conoscenze, amicizie, scambi di favori e strette di mano. Del resto in tutti i campi funziona così (da noi!), non riesco a capire come potrebbe essere altrimenti per quel che riguarda l'editoria.
Conoscere gente dell'ambiente letterario che apra la strada a un pivellino che si presenta coi suoi primi racconti è indubbiamente il migliore aiuto immaginabile. Ovviamente questo richiede qualcosa in cambio. Quel che può fare anche un emerito sconosciuto, ai tempi del Web 2.0, è sostenere chi lo aiuterà, proponendo recensioni positive su blog, forum, chat e siti di vendita online. Non è poco come sembra, visto che nel periodo in cui tutto un certo tipo di acquisti viene fatto documentandosi in Rete, le opinioni assumono un loro peso specifico.
L'autore X mi promette che farà il mio nome al suo editore? Bene, in cambio io gli recensirò con parole mielose l'ultimo romanzo, facendo pubblicità a destra e a manca.
Non voglio nemmeno addentrarmi nel paludoso terreno delle fanzine, dei portali specializzati etc etc.

Come forse saprete, io di solito preferisco pubblicare recensioni positive. Perchè è più gratificante, perchè non sono cattivo abbastanza per prendermela con chi meriterebbe e perchè di solito sono portato a leggere ciò che penso possa piacermi.
Non sono un critico professionista, ma penso di capirne abbastanza dei generi che leggo da più di venti anni. Abbastanza per dare un giudizio soggettivo per quel che riguarda il contenuto e oggettivo per quel che riguarda la forma.
Dal canto mio odio quei recensori (e qui cito Gamberi Fantasy, senza link, se volete cercatevelo da soli) che personalizzano i loro attacchi, amano "trolleggiare" e partono da presupposti soggettivi, ma che trasformano in verità assolute. Intendo dire: se a me piace Stephen King (esempio stupido) e decido che lui è il top, questo sarà il mio parametro di giudizio per valutare gli altri autori. Ma trovo sbagliatissimo dire che King è "il migliore" e quindi gli altri, a calare, sono delle merde a prescindere.
Questo è lo stesso motivo per cui disdegno può parte dei manuali del tipo "come scrivere un romanzo fantasy", "guida al thriller perfetto" etc etc. Poste le basi stilistiche, chi può decidere cosa è bello e cosa no? Chi può sapere qual è per me la giusta dose di elemento fantastico in un romanzo? Tanto o poco? Non vi pare tutto molto soggettivo?

L'Itaglia dei talenti

Chiusa questa parentesi, secondo me le vere colpe devono ricadere per forza sugli editori che si occupano di narrativa di genere senza avere le basi.
A parte Gargoyle (horror), Delos (fantascienza) e pochissimi altri, quali sono le case editrici che hanno competenza specifica nei campi di cui pubblicano romanzi e racconti? Quasi nessuna. Ok, gli editori sono tutti a fine di lucro, ma non dovrebbero anche garantire la qualità di ciò che offrono ai lettori? Immaginatevi un meccanico che di punto in bianco decide di disegnare capi d'abbigliamento. Forse riuscirà anche a vendere qualcosa, ma non credo che chi s'intende di moda potrà ritenersi soddisfatto.
Del resto (di nuovo) perchè stupirsi? Siamo nel paese in cui i cantanti che vendono di più sono degli imbecillotti usciti dai talent show, gente che fino a pochi mesi fa si occupava di tutt'altro. Manca del tutto lo spirito di sacrificio, la gavetta e la valorizzazione di chi sputa sangue in un determinato campo artistico senza preoccuparsi di fare marchette o public relations.

Che poi tutto ciò è tanto per dire.
Non cambierà nulla e forse nemmeno m'interessa. Come ho già detto, amo scrivere ma campo bene anche senza fare lo scrittore.

Comunque leggetevi il post di Elvezio, comunque la pensiate.

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pensante
 

Riallacciandomi alla mia recensione negativa de "La Sete", che ha generato commenti e discussioni interessanti, cedo alla tentazione di postare questo piccolo vademecum utile a chi vuole fare lo scrittore, ma è alle prime armi. 
Io ci sono dentro da un po', e credo di poter dire la mia senza paura di essere smentito. Cercherò di stare sui fatti e non sulle opinioni: quelle le vorrei da voi!

Cosa deve fare mr.Nessuno per ottenere una pubblicazione

Mario Nessuno è uno dei tanti aspiranti scrittori italiani. Per comodità, mettiamo che sia uno scrittore che si occupa di thriller, horror etc etc. Narrativa di genere, insomma. Che poi è quella che ancora ancora sopravvive. Se scrivete poesie o noiose autobiografie (la vostra vita è noiosa, anche se pensate il contrario!) smettete di leggere. Anzi, fate di più: smettete di scrivere, o fatelo senza sognare una pubblicazione.
Okay, non siete poeti o novelli De Carlo? Allora eccovi le opzioni.

1. Cercare un editore serio senza avere contatti nell'ambiente.

Probabilità di pubblicazione: 2-3%
Il vostro manoscritto, bello o brutto che sia, farà volume sulla scrivania di qualche scazzatissimo redazionista della casa editrice a cui vi siete rivolti fiduciosi. Anzi, più probabilmente il manoscritto finirà al macero senza venire nemmeno aperto. Gli editori medio-grandi leggono semmai (ma proprio semmai) la lettera di presentazione e la sinossi del materiale che ricevono. A volte una mezza paginetta del vostro romanzo. Se il primo paragrafo non gli piace, il manoscritto verrà cestinato subito.

2. Cercare un editore serio avendo qualche contatto nell'ambiente.

Diciamo che conoscete Luigi Qualcuno, scrittore che pubblica abitualmente con un'importante casa editrice. Luigi non è esattamente un amico, ma frequentate il suo blog, lo sentite via e-mail, partecipate alle presentazioni dei suoi romanzi. A questo punto potreste anche avere l'ardire di chiedere a Luigi di segnalare il vostro manoscritto all'editore con cui è sotto contratto. Di solito, se siete simpatici (o abbastanza leccaculo), la risposta sarà "sì". A questo punto avete fatto un passo fondamentale, scavalcando qualche migliaio di manoscritti di perfetti sconosciuti che vanno invece ad accumularsi negli archivi redazionali (vedi punto 1). Tutto ciò garantisce una pubblicazione? No. L'editore è comunque un soggetto-entità che mira al profitto, quindi se avete scritto una cosa invendibile, non vi aiuterà nemmeno l'intercessione di Luigi Qualcuno.

3. Cercare un editore serio facendo il "negro".

Siete discretamente bravi a scrivere, avete qualche conoscenza nell'ambiente e tanta ambizione? Well, questo è il punto che fa per voi. Se vi va di partecipare ad antologie, raccolte, progetti letterari, spesso a titolo gratuito, potrete sicuramente farmi un nome, un curriculum e le giuste conoscenze per ambire, prima o poi, alla sospirata pubblicazione individuale. Tutto ciò è giusto o è sbagliato? Questione di punti di vista. Per molti è inaccettabile (il lavoro, di qualunque tipo, andrebbe pagato), per altri è un sacrificio del tutto accettabile.

4. Cercare un editore medio-piccolo.

Dicono che sono i migliori, perchè vi trattano bene e vi mettono comunque in vetrina. Probabilmente è vero, ma alla fine quelli seri sono davvero pochi. Gli altri ricadono nella categoria 5 (vedi dopo). Ma poi che intendete per piccolo editore? Alcuni non compaiono MAI in libreria, e vendono solo su Internet. Quindi, nel nostro mesozoico paese, hanno una visibilità assai ridotta (non pari a zero, ma quasi). Altri microeditori vendono solo in una regione o due, altri sono nella città in cui operano. Vi basta? Allora fa al caso vostro. E' comunque un punto d'inizio... come tanti altri.

5. Rivolgervi a un editore che chiede il contributo.

Voi pagate, e loro vi pubblicano. Come, come? Ma non solo loro che dovrebbero pagare voi? Suvvia, siate realisti: Mario Nessuno è uno sconosciuto, dovrebbe già essere lieto di vedere il suo romanzo il libreria per poche migliaia di euro in cambio. Anche qui però vanno fatti dei distinguo: esistono pochissimi editori a pagamento che quantomeno vi offrono una reale distribuzione sul mercato. Altri no. Questi ultimi vi consegnano, a mo' di tipografia, cento o duecento copie del romanzo, che voi provvederete a vendere ad amici e parenti, appellandovi alla loro pietà umana. E quelli seri, invece, rappresentano un'alternativa? Forse. Il mio consiglio è di documentarvi in Rete. C'è materiale sufficiente per farvi un'idea verosimile.

6. Rivolgervi al print on demand.

Tipo Lulu, Boopen, Blurb. Voi mettete online il vostro romanzo e se a qualcuno interessa il sito in questione lo stampa al momento e lo spedisce all'acquirente. Detto così fa molto figo. In realtà potete scordarvi di vendere più una decina di copie, salvo casi eccezionali. I motivi li ho scritti spesso in passato: poca visibilità (sono oramai moltissimi i giovani scrittori che ricorrono al print on demand), costi di spedizione troppo alti, nessuna garanzia riguardo a un contenuto valido, visto che gli editori PoD non controllano in alcun modo il valore "artistico" dei romanzi che stampano. In più di solito una precedente pubblicazione con questo sistema viene mal considerata dagli editori seri. Quindi occhio: potrebbe essere una macchia sul vostro curriculum.

7. Pubblicare un ebook.

Serve davvero poco: qualche conoscenza tecnica e la capacità di fare un po' di pubblicità al romanzo che proponete (su forum, blog, social network etc etc). Gli ebook sono in crescente diffusione, ma da noi non hanno fatto ancora il boom. Di certo sono ottimi per farvi conoscere, ma mettete in conto che molti hanno un vero e proprio ostracismo nei confronti degli ebook: sono difficili da leggere, è meglio il formato tradizionale, "vuoi mettere sfogliare un libro di carta" etc etc. L'altro rischio (anche se mi sembra più una paranoia) è che qualcuno vi rubi l'idea, quindi il consiglio è di coprire il vostro romanzo con una licenza Creative Commons, sufficiente a riconoscere il copyright dell'opera.
Con gli ebook non si va lontano, ma è un altro punto di partenza. Magari fra dieci anni sarà anche un punto d'arrivo, chissà.

Concludendo

Concludendo sono contento di non vivere con l'ansia di venire pubblicato. Dormo bene alla notte, non lecco troppi deretani, non devo fare public relations indesiderate, né affrontare critici pronti coi fucili a pallettoni. Magari ne vale la pena, ma forse anche no.
Illuminante, vero?


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Vi faccio da cavia

  • Apr. 28th, 2009 at 2:45 PM
pensante
 

Forse sono i post che meno v'interessano, ma ogni tanto ci tengo ad aggiornarvi sulla mia "produzione letteraria". Le virgolette non sono casuali né inappropriate ^_^
Visto che magari ve ne frega anche poco di sapere quanta gente ha scaricato/comprato/letto i miei romanzi, cercherò di dare un taglio più ampio a questo post.

Come saprete io ho provato quasi tutti i tipi di pubblicazione possibile: 

- ordinaria (un paio di racconti su altrettante antologie),
- ebook in download gratuito
- print on demand

Mi mancano giusto gli editori che chiedono contributi (leggi: devi pagarli per farti pubblicare), ma non è un'esperienza che al momento m'interessa, tanto per dirla con toni soft.
Come ho già fatto in passato, eccovi un prospetto dei risultati ottenuti, caso per caso:

Pubblicazione ordinaria

Trattandosi di due racconti compresi in un contesto più ampio, posso darvi solo dei pareri parziali. In entrambe i casi si trattava di editori piccoli, senza richieste di contributo, con distribuzione limitata alla vendita online o in alcune librerie locali/regionali. Si è trattato di esperienze costruttive e utili a capire i meccanismi dell'editoria "vera" (firma di un contratto, modalità di promozione, lavoro di squadra etc etc).
Non ho dati concreti da fornirvi (cifre etc etc), ma credo che le vendite siano state buone, se considerate nell'ambito dell'undeground ben lontano dalle "grandi sorelle" (le case editrici più note e potenti). Facendo una valutazione di massima, ovviamente il fenomeno è molto ridimensionato. Gli introiti sono ben pochi, considerando anche la necessaria suddivisione tra più scrittori che partecipano a una sola antologia.
Che rimane di queste esperienze (oramai un po' datate)? Di certo la sensazione di aver fatto un lavoro serio, di buon rodaggio, non trascendentale ma almeno realizzato con professionalità.

Ebook in download gratuito

La maggior parte dei miei lavori, lo sapete, sono disponibili in formato ebook scaricabili "aggratis". Vi basta dare un'occhiata nel menù di sinistra per trovare gli ebook più recenti, mentre sul mio sito potete vedere l'elenco completo. I romanzi e racconti sono suddivisi tra gli account di Lulu, quello di Megaupload e quello di Lycos. Ciò che li accomuna è proprio la fruibilità gratuita di download.
Insomma, non dovete sganciare un eurocent per leggerveli con calma.
Come vanno gli ebook?
A livello di scaricamento, bene. Diciamo che con un certo impegno promozionale sono riuscito ad arrivare alle 1000 copie scaricate dei romanzi su cui ho puntato di più. Contanto che i piccoli editori fanno salti di gioia quando riescono a piazzare 500 copie di un libro, ci sarebbe da essere fieri.
Ma va fatto un altro tipo di ragionamento.
1000 download non corrispondono necessariamente a 1000 letture. Spesso la gente scarica materiale solo perchè può farlo, ma poi lo lascia in giacenza sui dischi fissi. Facendo una stima a random (alla cazzo), potrei ipotizzare che di questi 1000 circa il 40% mi hanno letto sul serio. Quindi più o meno 400 persone.
Una classifica piuttosto grossolana vede questo podio:

- The Shift (romanzo in assoluto più scaricato, e del resto anche quello più promosso sul Web);
Crepuscolaria
- Nati sull'orlo (raccolta di racconti)

Le cose più piacevoli non sono però i dati di download, bensì i feedback che ogni tanto mi arrivano via mail.
Pubblicare in formato ebook è dunque un'alternativa valida?
La risposta è sì, se però avete:

- molta pazienza per avere qualche riscontro;
- il tempo di promuovere in vostro lavoro;

E se non avete ambizioni megalomani.

Di certo, va detto, in Italia gli ebook sono ancora poco diffusi, per una miriade di motivi che non vi sto a ripetere.

Print on Demand

Attualmente ho due romanzi che sono anche acquistabili in formato cartaceo.
Si tratta di The Shift e Crepuscolaria
La qualità dei romanzi è ottima. No, non mi sto autoincensando come un cretino. Intendo dire che il materiale usato per stamparli è eccellente, sia come carta che come colori. Anche l'impaginazione è praticamente perfetta. Entrambi sono venduti da Blurb, su cui posso quindi spendere solo buone parole, almeno a livello tecnico. Ho provato anche il più noto Lulu, ma ammetto che mi sono trovato un pochino peggio, pur offrendo ugualmente un servizio ben sopra la sufficienza.
Ciò che non dovete aspettarvi dal print on demand è - per assurdo - di vendere libri.
Ebbene sì, le copie vendute sono davvero poche. Su questo forse ha un'incidenza il fatto che i miei lavori sono comunque disponibili gratuitamente (e quindi, perchè pagare?), ma credo che se anche non ci fosse stata questa duplice scelta, sarebbe cambiato ben poco.
I motivi?
Per farla breve:

- difficoltà nello spiccare tra un'offerta caotica e vastissima;
- prezzi di spedizione poco competitivi;
- diffidenza dei lettori verso un autore sconosciuto.

La sostanza è questa: usate il print on demand per avere copie cartacee dei vostri romanzi, magari da regalare agli amici o da mettere nella libreria di casa. Ma non pensate di poter usare il PoD per "sfidare" l'editoria tradizionale.

Concludendo

Spero di esservi stato utile, se state pensando a come e dove pubblicare il vostro libro.
Quello che sto scrivendo seguirà un percorso diverso, vale a dire che lo proporrò agli editori, dopo mesi e mesi che non mi muovo in questo senso. Ciò non esclude una pubblicazione in formato "beta", tramite ebook gratuito.

Credo non sia così facile decidere di presentare un manoscritto a un editore.
Siamo certi di volerci far rappresentare dal prodotto che stiamo proponendo? La risposta più ovvia è "sì", ma nel giro di poco potremmo anche pentirci. Spesso noi scrittori (e va beh... passatemela) maturiamo in corso d'opera. Ciò vuol dire che affiniamo tecnica e fantasia man mano che produciamo. Maturiamo in sensibilità e in... raffinatezza.
Quali dei miei vecchi lavori mi rappresenterebbe ora?
Sicuramente "The Shift", di certo "Il Re della Città". Per gli altri provo un affetto infinito, ma non sono certo che li vorrei come mia "opera prima" in libreria.
E' un discorso difficile. Forse è anche un discorso del cazzo. Quindi non sto nemmeno ad approfondirlo :-P

(L'immagine di inizio post è "Books' love", di Marta Bevacqua


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"Uomini e lupi" eBook gratuito




"Io scrivo" di Simone Maria Navarra (e tu?)

  • Apr. 21st, 2009 at 2:57 PM
pensante
 

Io Scrivo
di Simone Maria Navarra
Delosbook
152 pagine, 14.00 euro
ISBN: 978-88-95724-55-3


Cari scrittori emergenti, ammettete con voi stessi che, se non iniziate mai a scrivere, se non riuscite ad andare oltre a un paio di pagine o se vi bloccate per un mese ogni tre righe, forse scrivere non vi piace così come credete. Forse, in fin dei conti, diventare un autore di romanzi non è davvero il sogno della vostra vita. Se poi doveste rendervi conto di odiare letteralmente la parola scritta questo potrebbe dire che, nell'intimo del vostro spirito, non si nasconde uno scrittore ma un editore. In questo caso la prima cosa che dovete chiedervi è: ho intenzione di pubblicare anche autori emergenti? Se così fosse, vi mando subito qualcosa di mio da leggere.
Io scrivo è un libro intelligente, divertente e dissacrante, che pur rivelandosi una vera miniera di consigli utili per ogni autore alle prime armi che intende affinare la propria tecnica per arrivare a pubblicare, non perde l'occasione per indagare nel vasto mondo dell'editoria, con i suoi trabocchetti e i suoi percorsi difficili, e in quello, forse ancora più ampio ed eterogeneo, degli scrittori in cerca di editore, apparentemente disposti a tutto pur di pubblicare. Proprio come Simone Maria Navarra!
(Fonte: Delos book

Finalmente lo scrittore emergente per antonomasia, Simone Maria Navarra, è diventato papà! Sono lieto di darvi la notizia della nascita del suo primo libro "regolarmente edito", Io scrivo, pubblicato dagli intraprendenti ragazzi della Delos, casa editrice che spazia dalla fantascienza al fantasy, passando appunto per i libri tematici dedicati agli aspiranti scrittori.
Se siete qui è quasi scontato che conosciate anche Simone. Io scrivo è una sorta di "summa" dei post pubblicati sul suo vecchio blog, spassosissimo, un must per chiunque maturi mai la folle idea di dedicarsi alla scrittura professionale.
Il bello di Simone, a differenza di tanti altri scienziati dell'editoria, è che non si prende mai troppo sul serio. Oppure è molto bravo a fingere di non farlo :-)
I post del vecchio blog erano divertentissimi, e mischiavano informazioni utili a veri e propri articoletti satirici che prendevano come bersaglio il fantastico (ma anche no) mondo dell'editoria e tutto quello che ci gira intorno.
Non sempre mi trovavo d'accordo con lui, specialmente quando si parlava di narrativa di genere (eh sì, Simone, mi sa che abbiamo le idee un po' diverse, in questo campo!), ma il tono leggero delle discussioni ha sempre prodotto uno scambio di opinioni molto simpatico e anche istruttivo.
Facendo quindi un marchettone di quelli memorabili, vi posso consigliare - col cuore - di comprare questo libro, specialmente se anche voi vi considerate "scrittori emergenti"... o aspiranti tali!

E gli altri manuali, guide, corsi etc etc?

Siccome i post di pura segnalazione sono di una noia mortale (ammettetelo, dai!), voglio mettere un po' di pepe sulla questione della manualistica per aspiranti scrittori.
Mai come in questo periodo noto un'invasione di libri dedicati a chi... vuole scrivere libri. Manuali, corsi di scrittura creativa, indirizzari sulle case editrici italiane, guide su come scrivere best sellers di sicuro successo. Di certo le librerie e i megastore non ci fanno mancare la scelta, in questo campo! Probabilmente ci sono in giro più manuali che non romanzi di emergenti. Sono pronto ad accettare scommesse.
Per fortuna c'è chi, come Simone, prende l'argomento da un altro punto di vista e ne trae qualcosa di usufruibile anche per i non scrittori. Altro esempio è "Tutta colpa di Tondelli", altro spassoso libro dedicato agli aspiranti scribacchini.
Ma tutto il resto? Come valutarlo?
Io sono da sempre molto scettico verso i manuali e i corsi di scrittura creativa. La formazione personale avviene innanzitutto con un buon sussidiario di grammatica italiana davanti, e poi attraverso la lettura di una buona biografia di qualche scrittore contemporaneo che ce l'ha fatta. "On writing" di Stephen King è un ottimo esempio. Infine si impara a scrivere leggendo con attenzione, in modo da cogliere i piccoli (ma importantissimi) segreti del mestiere. Mettete insieme a tutto ciò un confronto pratico in una o più delle tante comunità online in cui si possono pubblicare racconti a scopo valutativo. Internet è anche utile per completare la formazione, frequentando blog come quelli di Simone, che offrono dati utili e suggerimenti da non prendere sotto gamba, per esempio su come e quando proporre un manoscritto inedito agli editori.
Alla fine della fiera, come vedete, non ho incluso nell'itinerario nessun corso di scrittura creativa, né l'acquisto di guide ponderose, magari strutturate a fasciscoli in cento "comode" uscite.
Sbaglio? In molti diranno di sì, aggiungendo che non capisco un cazzo.
Dite la vostra, magari citando esempi pratici di quanto e come seguire un corso di scrittura ha davvero rivoluzionato il vostro modus operandi.


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Il sorpasso

  • Mar. 20th, 2009 at 5:48 PM
pensante
 

Secondo mini-post di oggi. Non abituatevi, eh!
Ripeschiamo uno dei temi abituali del blog: gli ebook.
Voi che passate di qua spesso, lo sapete: io sono uno scrittore di ebook, in quanto la mia pigrizia genetica, unita a una sostanziale asocialità e alla sfiducia verso il prossimo, mi impedisce di rivolgermi agli editori "classici" per mendicare una pubblicazione.
Nonostante la mia strenue resistenza psicologica (psicopatica?), alcuni di voi mi stanno quasi convincendo a sistemare un paio di romanzi e a proporli ai gentilissimi lup.mannar, fig.di put, gran bastard. Insomma... agli editori. La speranza è che, nel frattempo, avvenga qualche cataclisma di portata cosmica che decreti la fine del libro scritto, di modo che saranno gli ebook a dominare il mondo e gli editori verranno qui, in ginocchio sui ceci, a elemosinare consigli.

Cercando di tornare un po' seri, ultimamente devo segnalarvi, con una certa fierezza, che sto leggendo più ebook che libri cartacei. Sarà che su carta sto trovando poco che mi soddisfa, quindi spero in un miracolo e mi butto sugli esordienti semi-sconosciuti... quelli come me.
Devo dire che tra tanta roba ignobile (ma davvero ignobile!) c'è anche qualcosa di buono. Romanzi poco ascrivibili in un genere specifico, e quindi quasi sicuramente non pubblicabili dagli editori italiani.
Presto (beh... quasi) avrete le prime recensioni, perchè credo sia giusto dare un po' di spazio a chi ancora non ne ha.

Leggere ebook è comodo solo se si ha un lettore che non stanchi troppo gli occhi. Questo lo dicono tutti ed è vero. Usando il mio iPod Touch mi trovo molto bene. La sensazione di avere in tasca, su un aggeggino grosso quanto un iPhone, una ventina di romanzi, è molto bella. Insomma, gli ebook mi sono tornati comodi in diverse situazioni in cui dovevo ammazzare il tempo: in attesa di un treno, viaggiando in metropolitana, in fila dal barbiere etc etc. Senza portarsi dietro per forza libri e libroni.

Dal punto di vista degli scrittori, quando conviene pubblicare un romanzo in formato ebook, e quando invece è meglio tentare la strada canonica della ricerca di un editore?
Secondo me tutto passa da un primario, onesto esame di coscienza. Il vostro romanzo è piazzabile sul mercato? Spesso e volentieri la risposta è no.
Per esempio, se avete scritto un horror "purista", qualcosa di fantascienza o una raccolta di poesie, state pur certi che non troverete un editore pronto a scommettere su di voi. In tal caso la scelta di pubblicare un ebook, e di promuoverlo in Rete, può essere una valida alternativa.
Altro esempio: se avete trovato solo qualche microeditore o, peggio ancora, qualche editore con contributo, forse avrete comunque più visibilità optando per una pubblicazione in formato ebook.
Considerate anche che gli scrittori esordienti hanno (solitamente) zero considerazione da parte della stampa e pochissimo spazio nei negozi specializzati. Un lettore "medio" non comprerà quasi mai un libro scritto da uno sconosciuto, specialmente se il prezzo non è competitivo. E questo con i microeditori non capita mai.

Insomma, valutate bene il destino del vostro manoscritto.

E, in ogni caso, non fate come me.

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pensante
 

Leggendo i vari commenti all'incipit de "I Senza Sole", che ho postato ieri, mi sto iniziando a chiedere quanti tipi di lettori diversi ci siano, anche nei generi-sottogeneri che più sento miei.

Se un po' mi conoscete, saprete ormai che a me piace una scrittura molto descrittiva e dettagliata, che lascia poco all'immaginazione, vale a dire solo il giusto.
Già, il giusto: a volte è proprio questo il concetto difficile da determinare. E qui entriamo in un discorso veramente troppo soggettivo. Quindi, non volendo cadere nella facile tentazione di ergermi a giudice supremo, vi dico che tipo di scrittura che io giudico positiva.

- Il Contesto: deve essere chiaro, ben delineato. Magari spiegandosi poco alla volta, ma si deve capire bene. Procedendo per esempi, se parliamo di un thriller, devo capire bene quali sono le parti in gioco, qual è la posta, etc etc. Per inciso, non mi piacciono quegli autori che si affidano alle mezze frasi, ai nomi fittizzi (es: "tutti sanno che il biondo è un tipo inaffidabile"... ma chi è sto ca*zo di biondo?), né quelli che stanno sul vago per un romanzo intero, specialmente se raccontano il prima persona. Idem per il genere fantascientifico. Questo, per antonomasia, richiede uno sforzo creativo da parte dello scrittore. Non mi vanno quelli che se la cavano dicendo che "gli alieni erano superiori ai terrestri in tutto, e nessuno aveva mai capito perchè". Troppo facile. Motivare, anche senza approfondire a livello "manualistico", dà credibilità e il senso della documentazione.
Mi viene in mente un romanzo da me recensito in passato, "Sezione Pi Quadro", di cui ho letto molte critiche per l'accurata descrizione fatta dall'autore riguardo al funzionamento scientifico della particolare capacità del protagonista (interrogare i morti). A me questa scelta è piaciuta, anche se capisco che, per chi non è avvezzo a un certo tipo di linguaggio, può risultare un po' pesante.
Anche il genere più "frizzante" della narrativa cosiddetta d'evasione non sfugge a questa regola. Stiamo parlando del fantasy. Troppo facile dire che esistono dei maghi che tirano palle di fuoco e spade magiche create chissà come. Che ci sono regni dai confini più o meno definiti, di cui non si capisce l'economia, il sistema politico, la coesistenza coi vicini. Ben più difficile è cercare di dare un senso a tutto ciò. Infatti moltissimi autori della "new fantasy" non ci provano nemmeno.
Ma forse è ciò che cercano anche i lettori...

- I personaggi: okay, è chiaro che non si può descrivere un personaggio da capo a piedi come se fossimo in un testo scolastico. A nessuno interessa sapere se James Bond ha le mutande a pois rosso e se ha una verruca sul polpaccio sinistro. Anzi, inserire tali elementi può solo appesantire il quadro d'insieme. Eppure credo che molti siano interessati a sapere se James Bond è alto, basso, bruno o biondo, affascinante o ributtante. Non mi piace chi se la cava presentandolo solo come "un agente segreto britannico", e lasciando tutto all'immaginazione del lettore. E' vero che essa deve avere, per buona norma, le briglie sciolte, però credo sia opportuno che uno scrittore la incanali nel modo giusto.
Mi è capitato di leggere interi romanzi in cui non si capisce nulla di come sono fatti (fisicamente) i personaggi. Alcuni autori si limitano a dare dati minimi: età (sul vago), carattere, motivazioni. Tutte cose fondamentali, ma a me (e sottolineo, a me), piace poter capire ciò che aveva in mente l'autore quando pensava e scriveva di quel personaggio. Grasso? Magro? Caucasico? Mediterraneo? E' più intelligente della media? Ha lo sguardo sveglio? etc etc.
A maggior ragione questo fattore descrittivo incide nel mio giudizio in quei generi che vivono di caratteristiche "cinematografiche". Un alieno non può essere solo... un alieno. Com'è fatto? Se diciamo che è alto, questo coincide anche a una maggiore forza fisica? Se ha la pelle verde questo è dovuto ad altri fattori organici, o è solo una scelta trendy buttata lì a caso? Idem nei thriller: se si scrive di un killer che fa una strage con una semplice semiautomatica, sappiamo se questo è verosimile? Di certo la risposta è no, se il killer ammazza la gente sparando a mille metri di distanza. Allora ben vengano gli autori che scrivono che "il killer impugnava un fucile d'assalto M16, l'ideale per uccidere prima di essere ucciso, visto che le sue vittime avevano in dotazione solo dei vecchi revolver".

- Le cose non succedono per caso: trovo che sia troppo semplice dire che "L'uomo ragno riesce ad arrampicarsi sui muri". O che "Wolverine rigenera tutte le ferite subite". Perchè avviene questo? 
Questi due esempi sono piuttosto banali. Alla Marvel hanno avuto il buon senso di darci spiegazioni, per quanto improbabili,sulle storie che hanno portato alla nascita dei due supereroi appena citati.
Nei romanzi, spesso, non succede. Tutti puntano il dito contro l'infodump, l'eccessivo uso di spiegazioni e informazioni che appesantiscono la narrazione.
Giustissimo. 
Infatti è altrettanto sbagliato scrivere che gli Skrull: "Sono una razza extraterrestre immaginaria di mutaforma, il cui impero interstellare è tra i più antichi della galassia di Andromeda. Di aspetto simile a quello dei rettili, sono forti il doppio dei normali esseri umani e vivono in media 210 anni. Una delle loro caratteristiche salienti è la capacità, comune a tutta la loro razza, della metamorfosi: sono infatti in grado di assumere le sembianze di chiunque e di qualunque cosa. Agli albori di questa civiltà, i Celestiali approdarono sul pianeta natale Skrullos, creando delle sottospecie Skrull simili a quelle dei Devianti e degli Eterni. Circa dieci milioni di anni fa si avventurarono oltre la loro galassia e conobbero la razza umanoide Kree, ai primi stadi rudimentali di civilizzazione (etc etc)".
Questo va bene per un manuale, per un'enciclopedia. Ovviamente un romanzo deve essere più snello, più immediato e accattivante. Però tali informazioni caratterizzano bene ciò di cui parliamo. L'ideale, per lo scrittore, sarebbe dilazionare tali informazioni nel corso di tutto il libro, utilizzandole in modo sensato. Una situazione da evitare, per esempio, è questa: lo scienziato terrestre che spiega all'eroe vita morte e miracoli dei nostri amici Skrull, salvo il fatto che essi sono sulla terra da anni, e quindi si suppone che tali informazioni siano già in larga parte note anche alla "gente comune".

Insomma, scrivere è davvero un lavoraccio: non fatelo!!!
:-)


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vanity fair...

A volte basta poco.
Per far cosa? Per accendere mini-polemiche, ovvio.
A me è bastato inserire il link a Crepuscolaria su Blurb nella firma di un forum  per sentirmi dire che "non te l'ha ordinato il dottore di pubblicare un libro, piuttosto che ricorrere a certi sistemi meglio evitare del tutto".

Andiamo con ordine.
Blurb, come Lulu e altri servizi del genere, è un sito di Print On Demand. La spiegazione semplice è breve: tu fornisci loro dei file (romanzi, saggi, poesie etc etc), imposti copertina e formato, e loro te lo stampano in modo professionale, mettendolo anche in vendita sul loro sito, per chi volesse comprarlo online.
Questo sistema viene anche chiamato "Vanity Press", termine in cui rientrano però anche gli editori a pagamento, di cui non tratterò in questo post.

A mio parere ci sono due tipi di utenti che si avvicinano al print on demand. Il primo è quello che definirei "sognatore" (AKA: illuso). Costui crede di aver trovato finalmente un sistema per fregare tutti quegli editori cattivoni che non capiscono il suo genio, e vede il PoD come il sistema che lo porterà al successo che il suo genio incompreso merita. 
Perchè illuso? Presto detto: col PoD non si può sperare di vendere molto, anzi, bisogna ritenersi soddisfatti se si vende anche solo qualche copia! I motivi sono tanti: mancanza di un'adeguata visibilità, mancanza di promozione, diffidenza del lettore (tranne nei rari casi in cui il PoD viene utilizzato da uno scrittore già noto, almeno nell'underground letterario).
Il secondo tipo di utente che utilizza il PoD è il pragmatico: davanti all'esigenza di trasformare il libri veri e propri quelli che fino ad allora erano "solo" eBook, si rivolge a questi portali che, occorre dirlo, svolgono un lavoro perfetto e molto professionale. Il fatto di vendere poi qualche copia è incidentale: il pragmatico utilizza il print on demand prima di tutto per conservare una copia cartacea del suo lavoro, e poi (magari) per regalarne altre anche agli amici.

Un altro indesiderato consiglio che ho ricevuto è stato quello di rivolgermi piuttosto alla microeditoria.
Faccio dei distinguo: con tale termine non si intendono editori che chiedono contributo, né editori piccoli ma ben radicati nel territorio (come possono essere, per esempio, i Fratelli Frilli, Alacran, o Neftasia).
I microeditori sono quelle realtà davvero molto piccole, spesso regionali o addirittura provinciali, che stampano libri "veri" ma che hanno una rete distributiva ridottissima, oppure che vendono solo su internet.
In passato ho difeso a lungo il loro operato, e continuo a farlo. Perchè? Perchè spesso e volentieri lavorano per la pura passione, guadagnando quel poco che serve per rientrare nelle spese di gestione. A volte nemmeno...
Però analizziamo bene la cosa: i microeditori di solito vendono pochissime copie. Di solito entro una cerchia ristretta di utenti di un medesimo forum, blog o comunità di riferimento. I risultati sono spesso di poco superiori a un romanzo in PoD decentemente pubblicizzato, e spesso inferiori a un eBook ben scritto.
In mezzo mettiamoci il procedimento comunque più farraginoso rispetto a PoD ed eBook, sistemi in cui l'autore è da solo a gestire il tutto, e quindi non deve rendere conto a nessuno né aspettare lunghe intermediazioni.
Senza contare che, a volte, anche dietro la microeditoria ci sono fregature in agguato. Capita (a me è capitato) di venire coinvolti in progetti interessanti e ambiziosi, chiedendomi di scrivere racconti "a tema" e promettendo pubblicazione con tanto della "benedizione" di questo o quell'autore famoso. Salvo che poi il tempo passa e non se ne fa nulla... Voglio dire: non se ne fa nulla perchè il microeditore in questione scompare letteralmente nel nulla, lasciando nelle mani dello sfigatissimo scrittore un racconto su cui ha perso tempo e fatica. Inutilmente.
Oppure capita il microeditore che promette presentazioni "deluxe", una distribuzione professionale, recensioni da parte di fantomatici amici giornalisti e scrittori, salvo che poi il tutto si riduce a un banner minuscolo pubblicato su un portale semi-sconosciuto.
Insomma, la microeditoria gratuita non è sempre un paradiso.
Non è la panacea dei mali editoriali italiani, che sono ben più grandi e complessi da affrontare.

Pubblicando Crepuscolaria su Blurb non mi sono prefissato nulla di nulla. Ma sono soddisfatto di averlo fatto.
In questi anni ho capito che scrivere, in Italia, non paga: occorre più tempo per "conoscere le persone giuste", per contattare indisponenti editori che nemmeno si sforzano di risponderti "fottiti", che non per scrivere.
Chi, come me, ha la fortuna di avere un lavoro "classico", una minima sicurezza economica e anche altri interessi nella vita, capisce presto che non può perdere la vita a fare public relations nella speranza che qualcuno pubblichi un tuo racconto in virtù della classica spintarella.
A volte credo che, in fondo, sia meglio fare tutto da sé, specialmente ora che ebook e altre forme di condivisione gratuita della "cultura" stanno prendendo rapidamente piede. Meglio concentrarsi nel trovare da soli 100 lettori compatibili coi propri gusti, che non 10.000 arruffianati scrivendo qualcosa su ordinazione, oppure snaturandosi.

Poi, si sa, anche i migliori sbagliano.
Figuriamoci io.




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Ma sarà vero?

  • Nov. 18th, 2008 at 3:04 PM
pensante


Io sono un fedele lettore della free press (City, Metro, Leggo, DNews), valida alternativa ai quotidiani politicizzati, e principio per approfondire l'informazione sul Web. L'unica cosa "spiacevole" della free press è l'ammontare ingenti di pubblicità (che comunque non manca affatto sui quotidiani normali!).
In questi giorni sono bersagliato da intere pagine pubblicitarie che riguardano il mio campo. Pare infatti che la casa editrice "Il Filo" abbia comprato ampi spazi (e quando dico ampi, intendo AMPI) per cercare nuovi scrittori, a cui promettono carriere veloci e fulgidissime.
Mecenati?
Non necessariamente.
"Il Filo" è una casa editrice con contributo. Per chi non lo sapesse questo vuol dire che pubblicano romanzi, anche di emergenti, purchè ci sia un finanziamento da parte dello scrittore. Finanziamento che varia da editore a editore, ma che solitamente non è indifferente.

Ora, per far chiarezza, "Il Filo" mi sembra... un filino più serio degli altri editori con contributo, molti dei quali sono dei veri e propri imbroglioni che solo in Italia possono fare le loro porcate, manchevoli come siamo di legislazioni specifiche. Però non ho mai letto resoconti entusiastici di scrittori che hanno collaborato con loro. Soprattutto perchè non credo che mantengano le promesse strombazzate a pagina intera sui quotidiani:

- Ampia distribuzione nelle principale librerie italiane (io ho trovato difficoltà a ordinare un romanzo de "Il Filo" alle Messaggerie Musicali, e non ne ho mai trovati spontaneamente):

- Migliaia di invitati alle presentazioni dei romanzi (ricordo un caro amico di blog che parlava di carenza di organizzazione e mancanza di promozione nel programmare questi "eventi")

- Milioni (cito testualmente) di accessi al sito della casa editrice (stima che pare un tantino esagerata).

Ora io voglio fare esplicitamente pubblicità contro iniziative del genere. Vi dico solo d'informarvi bene, prima di sborsare dei soldini per progetti che poi non sono (quasi mai) come vi aspettavate. Fate funzionare Google e cercate le opinioni di chi ha già avuto a che fare con editori che chiedono contributo. Contattate sia gli scrittori che hanno pubblicato con loro sia le redazioni e tempestateli di domande, prima di firmare qualcosa.
Io, personalmente, non ricorrerò mai a questo genere di editoria. Se volete farlo vi posso solo dire di stare attenti. Chiedetevi che vi proponete, come scrittori, e quali sacrifici (economici) siete disposti a fare. Magari scoprirete che alla fin fine pubblicare un eBook gratuito non è poi una scelta così indegna ;-)

- - - - -
Fonti

Recensione dell'utilissimo saggio "Esordienti da spennare": http://mcnab75.livejournal.com/54740.html
Casa editrice "Il Filo": http://www.ilfiloonline.it/
Le opinioni di Glauco su "Il Filo": http://31ottobre.blogspot.com/2007/06/il-filo.html
L'opinione su "Il Filo" presa da un altro blog: http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=123

 

 


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Quando ho iniziato a scrivere "Crepuscolaria" non sapevo dove sarei andato a parare.
Era un esperimento per colmare il vuoto derivato dalla parola "FINE" appena messa su "The Shift", il mio nuovo romanzo (in fase di editing...)
Oramai vivo in una fase convulsa: se mi trovo senza qualcosa da scrivere, fosse anche un cazzutissimo raccontino, mi sembra di essere perso, di buttare il tempo.
Dunque Crepuscolaria è nato così: come esperimento (il racconto a puntate) e riempitivo.
I consensi e gli incoraggiamenti mi hanno portato a studiare meglio la trama, anche se, in questo caso, ho deciso di lasciare ampi argini di manovra in corso d'opera. Uno stile creativo che mi piace pensare simile a quello degli sceneggiatori di Lost :-)
Oggi, complice un ritardo del treno, ho trovato la giusta linea guida, e ho abbozzato l'ossatura di Crepuscolaria. Credo - e spero - che vi piacerà!

In questi giorni sto facendo una specie di secondo lavoro, l'addetto stampa per conto terzi. In tal modo mi sto rendendo contro, oltre ogni ragionevole dubbio, di quanto sia difficile far piacere un "prodotto artistico" (libro, canzone, film) al grande pubblico e ai critici. Presentarlo a chi magari non ha nulla da spartire col gusto e le preferenze di chi ha creato quella determinata opera. Farsi piacere a una grossa fetta di "consumatori" è davvero difficile e a volte si rischia di snaturarsi pur di ottenere consensi.
Quando ci penso cerco sempre di riportare a galla lo scopo primario della mia passione per la scrittura: condividere emozioni, sensazioni, riflessioni e storie di chi ha più o meno i miei medesimi interessi.
Non cerco il grande consenso, né i soldi. Mi piace il confronto. Mi piace leggere un commento del tipo "bella questa tua storia!". E se qualcuno pensa che in fondo io parlo solo di stupidi mostri, o che scrivo "il solito thriller per esaltati", poco importa: io vorrei piacere a chi potrebbe piacere a me.
Non ad altri.
Se ci fosse il sistema per far arrivare un mio romanzo, un racconto, in modo assolutamente autonomo e ad ampio respiro a tutti quelli che potrebbero gradirlo, credo che rinuncerei volentieri alla ricerca di editori, o a limitare la mia fantasia per risultare più "vendibile".
E non è detto che non lo faccia: oggi mi piace sentirmi così.
Libero.
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Crepuscolaria (racconto lungo a puntate):http://mcnab75.livejournal.com/tag/crepuscolaria

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Tutta colpa di Tondelli
di Nicola Pezzoli
Kaos Edizioni
200 pagine, 16 euro

Sinossi
Lo scrittore inedito Nicola Pezzoli racconta la sua ventennale odissea nel mondo editoriale italiano, alla ricerca di una casa editrice disposta a pubblicare i suoi romanzi. Un'odissea culminata, sul finire degli anni Novanta, nell'incontro con uno dei personaggi di punta dell'editoria nazionale: già promotore delle celebrate antologie di giovani scrittori inediti curate da Pier Vittorio Tondelli negli anni Ottanta, rinomato talent scout letterario, incensato guru della giovane narrativa italiana, nonchè cultaore-cantora-vestale del defunto scrittore Tondelli. Il Personaggio adatto alle ispirazioni letterarie di un giovane autore inedito.

Commento
Era dalle scuole medie che non capitava di scoppiare a ridere da solo come un idiota in un luogo pubblico. E' riaccaduto leggendo questo libro spettacolare, specialmente per chiunque abbia intenzione di tentare l'infausto lavoro dello scrittore.
Nicola Pezzoli racconta e sue disavventure nel catastrofico mondo editoriale italiano, spesso fatto di guitti, presunti geni incompresi, editori stralunati, imbroglioni, agenti letterari scoppiati. E questo, è bene dirlo, non solo nella microeditoria, bensì anche in quella più importante (quindi, si presume, seria!)
Il libro, una specie di romanzo autobiografico che riporta però fatti reali, è un vero spasso. Da un certo punto di vista. Se rovesciamo la medaglia, devo dire che, man mano che leggevo, mi veniva voglia di chiudere baracca e burattini per dedicarmi solo alla scrittura autoprodotta. Chi ha voglia di avere a che fare con un mondo fatto di pazzoidi, egocentrici-egoriferiti e... sfigati? Io no.
Il ritratto del mondo editoriale (più in generale, della scrittura) che viene fuori da "Tutta colpa di Tondelli" è sconfortante. A dir poco. Oltre ai soliti editori a pagamento (oramai un must), troviamo degli agenti letterari che promettono mari e monti, spergiurano di conoscere questo e quel critico, ma all'effetto pratico non frequentano un cazzo di nessuno. Ma anche: super-editori che si credono tanti piccoli "Manzoni" reincarnati, altri che utilizzano gli scrittori esordienti solo come galoppini o correggi-bozze, scrittori "arrivati" (dove, poi?) che si atteggiano a superstar etc etc.
Una galleria di casi umani.
Comunque, non fatevi deprimere: questo libro verità fa sganasciare dalle risate, anche se non mancano torpiloqui e porconi citati papali papali.
Ognie esordiente/aspirante scrittore dovrebbe leggerlo.
Conclude il libro una lunga serie di scansioni delle decine di lettere di rifiuto ricevute dall'autore in vent'anni di tentativi di pubblicazione. Inquietante...

Citazione colta: Trovati un lavoro serio, scrittore del cazzo!!! (il padre dell'autore)


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Segnalazione: Non più coincidenze

  • Sep. 30th, 2008 at 4:49 PM
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Non più coincidenze
di Fabio Carozzi
150 pagine, 8.50 euro
Acquistabile su Lulu.com

Sinossi
Il limite che esiste tra caos e leggi matematiche, tra ordine e disordine, tra ossessione e razionalità, può essere compreso? Si può dare una giustificazione a tutto ciò che ci accade? Sara intende scoprire il legame più alto che forse accomuna tutti, convinta che in realtà ci sia molto di più di quello che vediamo... Bobby vuole la stessa cosa in fondo...ma un lago che nasconde una terribile coincidenza, risveglierà il passato confondendolo con il presente.

Nota
La news su questo libro l'ho trovata su uno dei siti "fedelissimi" che frequento, www.scheletri.com
Non posso dire nulla nello specifico, se non che la sinossi mi piace e le recensioni che finora ho letto su di esso sono positive. E poi c'è la questione della pubblicazione su Lulu. L'autore, nel suo sito, parla positivamente di questa esperienza, e anche della serietà dimostrata dallo staff di Lulu.
Potrebbe essere interessante per chiunque abbia voglia di fare qualcosa del genere.
Consiglio quindi di dare un'occhiata al sito di Fabio e di seguire i suoi aggiornamenti sull'avventura editoriale del romanzo.
Per quel che mi riguarda credo che lo ordinerò a breve, così fra qualche settimana vi saprò fare una recensione. Sono curioso di vedere la qualità di un prodotto non passato sotto l'editing di una vera e propria casa editrice :)
 
Il sito dell'autore: http://www.fabiocarrozzi.com/portale/
Il libro su Lulu: http://www.lulu.com/content/2808420

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La valigia dello scrittore

  • Sep. 19th, 2008 at 3:44 PM
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Per capire un po' chi siamo:

Uno scrittore è essenzialmente un uomo che non si rassegna alla solitudine.
(François Mauriac)

Vi sono tre regole fondamentali per scrivere un romanzo. Per sfortuna nessuno le conosce.
(William Somerset Maugham)

Io non sono che un povero e contrastatissimo scrittorello che non può assumere impegni né con la Gloria, né con la Fama.
(Vincenzo Cardarelli)

Scrivere è per me il bisogno di rivelarmi, il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare, di palpitare, di camminare incontro all'ignoto nelle vie della terra.
(Gabriele D'Annunzio, Notturno)

Lo scrivere è un ozio affancendato.
(Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni)

Scrivere implica, nel migliore dei casi, un'esistenza solitaria. Lo scrittore lavora da solo e, se è un buon scrittore, deve ogni giorno affrontare l'eternità o la mancanza di eternità.
(Ernest Hemingway, discorso in occasione del conferimento del premio Nobel)

Puoi facilmente considerare, in Italia, dove quasi tutti sono d'animo alieno dai fatti egregi, quanto pochi acquistino fama durevole colle scritture.
(Giacomo Leopardi, Lettere)

Per nascere aquila bisogna abituarsi alle altitudini, per nascere scrittore bisogna imparare ad amare la rinuncia, le sofferenze, le umiliazioni. Soprattutto bisogna imparare a vivere appartato. Come la talpa, lo scrittore si aggrappa al suo limbo, mentre sopra di lui la vita in rigoglio continua, persistente, tumultuosa.
(Henry Miller, Nexus)

I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.
(Ludwig Wittgenstein, Tractatus 5.6)

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In quale citazione vi riconoscete di più?

 


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pensante
demand for freedom
 

Rientro in topic con l'argomento primario del blog: la scrittura.
Lo spunto me lo dà la news letta sul blog di Daniele Ramella, scrittore emergente di cui ho apprezzato i primi due libri, “Il mummificatore” e “Il mistero del bosco maledetto”.
La news è presto detta: pare che il prossimo romanzo di Ramella verrà pubblicato a breve per www.stampalibri.it, un servizio di print on demand che, devo essere sincero, conosco poco poco.
Per chi non sapesse cos'è il print on demand (da adesso in poi semplicemente POD), eccovi la definizione by Wikipedia:
“Il print on demand (in italiano stampa su richiesta) è una modalità di stampa che prevede la realizzazione tipografica di un libro dietro ordinazione del lettore.
Una casa editrice prepara un volume e lo mette in vendita attraverso i canali di distribuzione più diversi (cataloghi, internet, ecc.) senza stamparlo. Le copie vengono successivamente stampate, spesso con tecnologia digitale, solo sulla base delle richieste dei possibili acquirenti. Nel caso di stampa in modalità digitale, la sua peculiarità consiste nel garantire elevata qualità di stampa (pari e, a volte, superiore rispetto alla stampa tipografica tradizionale) anche tirando un numero molto basso di copie del libro.”


Ma la scelta del POD è felice o infelice? Non parlo certo di Daniele, che mi perdonerà per averlo citato come spunto di discussione.
Ne ho già parlato spesso, in passato (cercatevi i tag), perciò mi limito a rifare qualche considerazione di massima.
Fattori positivi:

  • Il POD dà all'autore massima libertà di gestire il suo lavoro, senza dover mediare con case editrici, agenzie letterarie e altri. In questo modo la creatività resta pura al 100%, non inquinata da intermediari che, per bravi che siano, non potranno mai sapere cos'ha esattamente in testa uno scrittore.

  • L'autore che non ha “conoscenze particolari” può comunque realizzare il sogno di vedere il suo libro stampato, solitamente in buona qualità, e quantomeno regalarlo/venderlo ad amici e conoscenti. Se poi riesce a gestirsi bene, potrebbe anche fare il botto...

  • Si evita di ricorrere agli “editori con contributo”, che sarebbero poi tutti quelli che per pubblicarti un libro chiedono dei soldi allo scrittore. Eh, sì, avete capito bene! Per questo argomento vi rimando alla recensione che feci al bellissimo manuale “Esordienti da spennare”, un libercolo che qualsiasi scrittore dovrebbe tenere sul comodino.

Fattori negativi:

  • Il POD è un mondo caotico. Oramai sono moltissimi gli scrittori che si rivolgono a editori di questo genere (primariamente Lulu.com), tanto che dare visibilità a un singolo titolo è un'impresa davvero ardua. Si viene subito rimpiazzati da un'altra ondata di proposte...

  • Come postilla al punto enunciato qui sopra, lo scrittore che pubblica col POD deve mettersi nell'ottica di poter fare una massiccia campagna promozionale per dare visibilità al suo libro, viceversa difficilmente riuscirà a venderne più di una decina di copie. Questo implica ovviamente l'avere tempo e mezzi (internet soprattutto, ma non solo), per fare un po' di marketing nei posti giusti, senza spammare a caso, abitudine particolarmente perniciosa...

  • Senza ricorrere all'editoria “classica” non si ha l'intermediario di un correttore, vale a dire di tutti quei simpatici personaggi che prendono un manoscritto e individuano refusi, capitoli che non funzionano, parti da cambiare e/o integrare. Questo vuol dire che se lo scrittore non è particolarmente bravo rischierà di vendere una vera e propria schifezza, giocandosi così parte della credibilità futura.

  • Il POD non si appoggia su nessun grosso mezzo di distribuzione, bensì solo sui cataloghi online di internet. Questo vuol dire che non troverete mai in libreria il romanzo che avete fatto stampare. Un problema da poco? Non per chi ha un ego “importante”.

Probabilmente fra un po' anch'io proverò l'esperienza di pubblicare qualche mio vecchio eBook col POD. In realtà lo scopo è quello di avere una versione cartacea di quanto finora ho proposto solo in formato elettronico. Non credo che venderò più di una decina di copie, e sinceramente credo che questo rientri nel normale ordine delle cose. Se l'esperienza invece dovesse andare benino, chissà, magari la prenderei in considerazione per qualcosa di più serio.

Però...
Però c'è una cosa da dire. Il fenomeno di autoproduzione va oltre il campo della scrittura. Sono sempre più anche i cantanti che ricorrono a scelte del genere, o che propongono la loro musica direttamente su piattaforme come myspace, youtube e simili. Ogni tanto si sente di qualcuno che raggiunge il grande successo partendo dalla propria webcam (al momento mi viene in mente Lily Allen), ma provate a pensare: per uno che ce la fa, quanti falliscono?
È un bene dare a chiunque la possibilità di esprimere la propria creatività? In linea di massima direi di sì. Altri dicono che in tal modo si va verso un appiattimento qualitativo, proprio perchè non c'è più nessuno a fare da filtro. Intendo dire figure come editor, agenti, professori (di musica, di scrittura etc etc).
Il caso di Youtube è effettivamente emblematico: chiunque può improvvisarsi regista, e oramai anche il cinema “serio” copia i dilettanti allo sbaraglio. È il caso di film come “REC”, “Cloverfield” e altri.
Allora, è un bene o un male?
E io che ne so?


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Chi si rivede: Twentyfour 2 Six

  • Sep. 12th, 2008 at 4:49 PM
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Satisfaction!
Ogni tanto è bello collegarsi a Internet e scoprire che qualcuno ha letto attentamente e commentato uno dei miei eBook. Non so come funziona per gli scrittori affermati, ma credo che proprio la voglia di essere letti (e discussi) sia il carburante che tiene in attività tutti noi pennivendoli. Ancor più dei guadagni, della “fama”.
Questa è la recensione dell'amico Vinch. Lo ringrazio anche per i preziosi consigli che mi ha suggerito e per l'evidente attenzione dimostrata al mio romanzo, Twentyfour 2 Six. Soprattutto, nel suo post, ha sottolineato una cosa che molti (troppi?) danno per scontata: "Mettere i propri scritti in un formato digitale accessibile (e quindi curare l'impaginazione e tutto il resto), renderlo disponibile a chiunque voglia leggerlo, con l'handicap di doverlo leggere sullo schermo o stamparselo, è una grande prova del desiderio di voler comunicare ad altre persone le proprie idee."
Eh già: tante persone danno per scontato che scrivere sia solo un divertimento. In realtà la fase puramente creativa dev'essere supportata da una di documentazione, una di revisione, una d'impaginazione, una di “accorgimenti grafici”. Non per autoincensarmi, ma le ore che dedico a questa passione sono davvero tante. A volte si fa notte per cercare la copertina giusta di un eBook, o per documentarsi sui nomi più diffusi in Uzbekistan, solo perchè uno dei personaggi secondari del romanzo che sto scrivendo viene da lì. Sì, è divertente, ma quanta fatica!

Colgo l'occasione per rimettere il luce il mio action thriller, Twentyfour 2 Six che potete scaricare cliccando sulla copertina o sul titolo. Presto, anche se non so esattamente quando, sistemerò anche il mio sito ordinando gli eBook in modo migliore, meno caotico. Per il momento comunque li trovate tutti in prima pagina, scorrendo la colonnina sulla sinistra.

Buona lettura!
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La recensione di "Twentyfour 2 Six" di Vinch: http://homoinvitro.blogspot.com/2008/09/alessandro-girola-twentyfour-2-six.html


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Civil War (ma tra poveri...)

  • Sep. 2nd, 2008 at 3:58 PM
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A morte il nemico!

 Noi italiani siamo un popolo particolare. Pieni di difetti fino a scoppiarne, abbiamo dei pregi che più o meno tutti ci riconoscono. Tra questi annovererei il dono della creatività (anche se spesso sconfina nella più ambigua “arte dell'arrangiarsi”) e un'autoironia di fondo che ci permette di criticare anche quelle istituzioni che altrove vengono ritenute intoccabile (con buona pace della satira).
Purtroppo però abbiamo un difetto che compensa tutto il resto: siamo grettamente invidiosi del nostro vicino. E con “vicino” non intendo dire un francese, uno svizzero o uno sloveno, bensì proprio il tizio che incontriamo sul pianerottolo di casa o al bar prima di andare al lavoro.
Ci incazziamo se il ragionier Rossi si è comprato la BMW o se Luca ha una nuova fidanzata bella, brava e simpatica. Odiamo la signora Maria se va in crociera ai Caraibi, mentre noi dobbiamo rimanere in città perchè abbiamo speso tutti i soldi per la settimana bianca a Cortina. E, siatene certi, mentre noi eravamo a sciare, qualcuno di odiava a sua volta, augurandoci magari di spaccarci una gamba.

Senza voler andare troppo sul sociologico, mi limito a dire che questa brutta invidia da infami la si riscontra anche nel “mio” piccolo mondo, quella di scrittori emersi, emergenti o affermati.
Basta farsi un giro su blog e siti dedicati alla scrittura per accorgersi quante persone spendono più tempo a buttare cacca addosso agli altri, che non ha parlare di se stessi e dei propri gusti in fatto di libri.
NON mi riferisco, come già ho fatto in passato, a chi recensisce romanzi col puro gusto di distruggerli. Ok, c'è anche questo fenomeno da "troll", ma ne abbiamo già parlato.
In questo caso il discorso è più ampio. Purtroppo c'è gente pronta a sputare contro chiunque ce la fa. Anche nel caso di emergenti che pubblicano con case editrici piccole, di certo senza diventare ricchi. Fateci caso: è facile trovare gente che “per sport” spara contro questo o quello scrittore, accusandolo di fare consorteria con altri colleghi, di pubblicare solo perchè amico di quell'altro autore già famoso, oppure, più semplicemente, di scrivere porcherie (magari senza nemmeno averle lette, prima di giudicare).
Secondo questi rivoluzionari della purezza intellettuale, non bisognerebbe mai farsi amici, mai confrontare le idee, mai accettare collaborazioni, mai “sporcarsi le mani”. Guai a parlare di scrittura collettiva o di partecipazioni ad antologie con nomi già noti. Il meglio che vi può capitare è di essere tacciati come mafiosi del quartierino, il peggio è che qualche scrittore fallito vi aspetti sotto casa per prendervi a bastonate.
Fermo restando che il diritto di critica è sacrosanto, odio chi condanna e sparla con estremo pregiudizio, senza magari nemmeno conoscere bene ciò di cui si lamenta.

La cosa più triste è notare che questi attacchi feroci vengono solitamente da chi alla fine non riesce a pubblicare mai una cippa, e che quindi preferisce definirsi un genio incompreso, o un pericoloso rivoluzionario (teorici del complotto?), piuttosto che ammettere di essere delle clamorose schiappe. Allora si decide di sellare il cavallo, armarsi, e partire per una crociata delirante.
A questo punto direi che sono molto più comprensibili i recensori folli che stroncano tutto e tutti. Almeno non sono (non sempre) animati da un desiderio di vendetta dettato solo dalla propria miseria creativa.
Che poi il sistema editoriale italiano sia claudicante, è vero. Ci sono poche opportunità, molti imbroglioni, tanti autori che pubblicano senza saper scrivere. Perchè non prendersela con loro? Parlo delle torme di comici improvvisati, ex calciatori, ex figuranti del Drive In, partecipanti a reality e baby-scrittori buttati in pasto alle mode letterarie passeggere.
Se c'è una consorteria da combattere è questa. E la battaglia inizia educando il lettore a una qualità maggiore e aiutandolo ad allargare gli orizzonti.

Oppure, peggio ancora, c'è chi utilizza la polemica e gli attacchi “ideologici” per farsi un nome.
Funziona così:

  • Si sceglie un bersaglio (un libro, nel nostro caso, ma anche un film o altro vanno bene).

  • Si decide che tale prodotto è Satana in terra.

  • Si distrugge il bersaglio a suon di insulti, recensioni negative, commenti sarcastici, hoax.

  • Come risultato vedrete che i commenti e le visite del vostro blog/sito/forum aumenteranno di dieci, venti volte tanto. A quel punto in molti, pur non condividendo il vostro parere, torneranno a visitarvi, spesso segnalando la cosa anche ad amici e conoscenti. Il gioco è fatto...

    Dicesi anche troll...


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pensante
    

Chi frequenta questo blog sa quali sono i generi letterari di cui mi occupo generalmente:
 

  • Thriller (in tutte le varianti)

  • Horror (e contaminazioni)

  • Fantascienza

  • Fantasy (oramai in minima parte)

Va da sé che, nelle mie esplorazioni in megastore e librerie, i settori in cui più mi soffermo sono proprio questi. Se un tempo badavo solo al concreto, vale a dire alla lettura delle sinossi sulla quarta di copertina, e ad annotare i titoli più interessanti per cercare poi informazioni su Internet, da un paio d'anni a questa parte faccio caso anche a tutto quello che sta dietro al lancio di un libro.
In primis, come non parlare delle copertine?

Il libro, come ogni prodotto destinato alla vendita, necessita di una “confezione” accattivante. Sembrerà assurdo, ma credo che ci siano persone che si lasciano suggestionare proprio da una bella copertina, piuttosto che dalla trama o da altri dettagli più concreti.
Purtroppo posso annoverare tra le mie conoscenze anche un amico che regolarmente salta fuori con esclamazioni del tipo: “sai, ho comprato un nuovo libro fantasy! Troppo figo! C'è un guerriero in copertina con due spade in mano che affronta un demone!”
Eh già.
Partiamo proprio dal fantasy: l'80% di copertine che riguardano questo genere richiamano piuttosto a illustrazioni prese di peso dai tanti manuali di giochi di ruolo, oppure da quelle dei videogiochi. Il risultato spesso è pessimo. Gironzolando nel settore fantasy si ha l'impressione di essere capitati per sbaglio in quello dei libri per ragazzi, oppure per adulti deficienti. Volendo proprio fare nomi e cognomi direi che i peggiori “copertinisti” sono quelli dell'Armenia, che saccheggiano alla grande tutti i vecchi handbook di Advanced Dungeons & Dragons. Ve lo dico perchè, da ex “Master”, ne ho parecchi a casa, ed è imbarazzante notare quanto le stesse immagini vengano riproposte per più libri, magari anche di saghe differenti, a distanza di anni.
Altra nota di assoluto demerito per i “copertinisti” della Mondadori che si occupano della bellissima saga di George R. Martin, le “Cronache del ghiaccio e del fuoco”. Non che siano brutte in sé, ma non hanno NULLA a che fare col contenuto dei romanzi. Quindi, se vogliamo dirlo in un altro modo, siamo al limite della frode.

Saltando al genere horror, si nota subito una pochezza di idee allucinante. Non ci si discosta molto dalla solita goccia di sangue, riproposta in copertina in formati appena differenti. Se poi parliamo di vampiri, il pipistrello stilizzato o il nosferatu zannuto, magari vestito da figo, sono altri temi ricorrenti. Idem per il genere “maniero tenebroso e/o spettrale”.
Le due copertine di Newton Compton che ho postato a inizio articolo sono due esempi. A onor del vero bisogna dire che proprio N&C ha una gran cura delle copertine (mantenendo i libri a prezzi più che buoni), ma alterna ottime scelte a proposte mooolto pacchiane.
Nota di merito invece per chi si occupa di grafica alla Gargoyle Books: le copertine sono sempre molto belle, attinenti alla trama, gradevoli e anche “adulte”, senza fronzoli dozzinali.

Concludo dicendo che ho visto molti eBook con scelte grafiche assai più azzeccate di quelle fatte da tanti editori professionisti. E' evidente che le idee ci sono, e non solo per quanto riguarda la scrittura, ma a volte ci si lascia condizionare dal cazzuto presupposto che il lettore sia un bimbo di 13 anni che si lascia abindolare da colori e immagini invadenti.
O forse è davvero così?

Vi lascio postando due immagini di copertine che, a mio parere, sono ottime e gradevolissime, tanto da risultare quasi migliori di quelle in versione originale:

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Traduzioni

  • Jul. 21st, 2008 at 5:58 PM
pensante


In questi giorni mi sto premurando di cercare un traduttore dall'italiano all'inglese per un'amica che ne ha bisogno professionalmente.
Tutto ciò mi ha portato a immergermi nel mondo (per me quasi nuovo) della traduzione letteraria, molto diversa da quella commerciale, ben più diffusa per motivi di lavoro.
Ci sono molti bravi professionisti che si occupano di tutto ciò, e devo dire che la maggior parte di loro è precisa nell'indicare i propri limiti e le difficoltà che potrebbero sorgere da un particolare tipo di traduzione come quelle che vado cercando io.

Effettivamente, quando leggiamo un buon libro di autori non italiani, spesso dimentichiamo di chiederci quanto ha influito il lavoro del traduttore sul risultato finale.
Chi si prende troppe libertà può ottenere due risultati: conservare il senso originale del racconto/romanzo (adattandolo da una lingua così diversa dalla nostra), oppure stravolgerlo completamente.
Mi è capitato di leggere delle saghe in parte in italiano e in parte in inglese. A volte le differenze sono notevoli, anche se è difficile dire se in meglio o in peggio.

Una buona traduzione dovrebbe appunto preservare il senso originario del testo-fonte, fin dove questo è possibile. Ovviamente quando si tratta di romanzi, racconti, poesie o canzoni (nel mio caso), il lavoro è più complicato che non nella "semplice" interpretazione di una lettera commerciale o di cose simili.
Solo ultimamente ho ripreso a leggere in lingua originale, e devo dire che è pur sempre una grossa soddisfazione godersi qualcosa che è uscito di "prima mano" dal word processor di uno scrittore. Certo, per rilassarsi questo non è l'ideale (a meno di non essere bravissimi!), perchè comunque la soglia d'attenzione è più alta che non leggendo un romanzo tradotto in italiano.

Perfino nei prezzi ci sono spesso differenze notevoli. Si va dai 10 ai 25 euro a cartella da tradurre. Se questo gap dipende da un'effettiva differenza di qualità, non lo so ancora dire; a prima impressione direi che sembra più una questione di "concorrenza selvaggia".
E se facessi tradurre anch'io qualche mio racconto breve? A che pro, dite voi? Ma per i numerosi lettori anglo-americani che non vedono l'ora di leggere la mia roba, ovvio! 
^__^

PS: Mio zio si era letto tutti i "Promessi Sposi" tradotti in dialetto lombardo... anche questo vale come lingua straniera, insieme a tutti gli altri dialetti? ;-)

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