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L'ultimo Papa
di Michael Travis
Edizioni Piemme
388 pagine, 19.50 pagine

Sinossi

Con il prossimo papa, tra molte tribolazioni, Santa Romana Chiesa cesserà di esistere. Questo dice la cosiddetta "profezia dei papi" del vescovo medievale Malachia, che ha predetto con inquietante precisione la successione di tutti i pontefici della storia, fino all'ultimo. Il giornalista tedesco Konrad Polidori non ha mai sentito parlare di Malachia quando arriva a Ischia per seguire un convegno di alchimisti. Deve scrivere un articolo sull'intervento di un famoso egittologo ed esoterista, Albert Kurzweil, che ha promesso sconvolgenti rivelazioni. Rivelazioni che non arriveranno mai, perché l'uomo viene barbaramente ucciso alla vigilia del suo discorso. È proprio Polidori a trovare il cadavere, e a imbattersi nel taccuino del professore, che contiene molto più di quel che sembra. Kurzweil sapeva che la sua vita era in pericolo, per questo aveva disseminato i suoi appunti di messaggi in codice che Polidori, grande esperto di enigmistica, riesce a decifrare. Insieme a Chiara, la fotografa che collabora con lui, Konrad si imbatte così nel segreto meglio custodito dal Vaticano, un segreto che attraversa i secoli e che unisce l'antico Libro dei morti, la misteriosa Cappella Sansevero a Napoli e l'Inquisizione. E, soprattutto, il vescovo Malachia. La sua profezia sta per compiersi, la fine dei giorni si avvicina. E c'è chi è disposto a tutto per evitarlo. (fonte: IBS)

Commento

Dalla quarta di copertina si evince che questo è il primo romanzo dello statunitense Michael Travis, professore di lettere e appassionato di esoterismo. Non deve essere stato difficile trovare un editore, presentando questo libro con vaghi richiami a Dan Brown, e scritto con ottimo sfoggio di erudizione e buon mestiere.
L'ambientazione italiana sembra oramai tra le preferite degli scrittori anglosassoni (vedi nota post-recensione); questa volta siamo nell'insolita cornice di Napoli e dintorni, che sostituisce la più inflazionata Roma. L'intreccio di Travis è ricco di collegamente tra storia antica e moderna, esoterismo, alchimia e anche misticismo nazista. In alcuni punti occorre essere ferrati in materia, per non rischiare di andare in palla. Ci sono interi capitoli che sono tanto ricchi di "infodump" da risultare quasi dei piccoli saggi. A dispetto di quanto sostengono i soloni di tanti altri blog sulla letteratura di genere, ammetto di non considerare l'infodump come un male assoluto. Anzi: tutto sta nel gestirlo in modo fluido. O forse sarà che gli argomenti in cui Michael Travis sfoggia la sua cultura sono talmente interessanti che ho chiuso volentieri un occhio sui patemi stilistici.
"L'ultimo Papa" parte come un classico giallo ma ben presto diventa un thriller esoterico. L'autore non lascia molto spazio alle scene d'azione, concentrandosi piuttosto sull'indagine e sull'interazione tra personaggi principali e comprimari, dimostrando così di avere un'idea dell'Italia piuttosto stereotipata (come ho già detto, vedi dopo).
I colpi di scena non sempre sono così soprendenti come ci si aspetta, ma nel complesso la storia non ha particolari cali di qualità.
Molto interessante lo scenario in cui agiscono "i cattivi", su cui non posso dire molto senza rischiare spoiler clamorosi. Comunque sappiate che gli Apostoli Neri, una branca spietata dei servizi segrete vaticani, perseguono un fine folle e fumettistico. Tanto improbabile e fantasioso che... mi è piaciuto molto. Amo gli autori che sanno lavorare d'immaginazione, seguendo percorsi coraggiosi e contorti. In questo Travis non fa certo difetto.
In sostanza "L'ultimo Papa" è un romanzo per molti versi acerbo, ma del tutto godibile.

Appendice: gli italiani, 'sti zozzoni

Una delle cose che più mi ha irritato e fatto pensare del libro è il modo in cui Travis ci descrive. In ben più di un'occasione l'autore non manca di sottolineare quanto noi italiani siamo noti per essere maleducati, irrispettosi, confusionari, portati all'inganno e alla truffa. Non solo fa trapelare questo pensiero attraverso i ragionamenti del protagonista, bensì, più di una volta, cita esempi pratici: lo scandalo dei rifiuti (descritto senza giri di parole come un intrallazzo tra la camorra e il Governo), i servizi segreti deviati, i giornalisti asserviti al potere (in primis quello della Chiesa) etc etc.
Col senno di poi è quasi impossibile contraddire queste accuse, sebbene un po' generalizzate e supponenti. Ma la domanda, alla fin fine, è sempre quella: davvero all'estero ci vedono così?
E pensare che noi descriviamo allo stesso modo i rumeni, gli albanesi, i moldavi...


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Il Ciclo Universale e i Tempi Mondiali

  • Aug. 24th, 2009 at 2:09 PM
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Nulla di meglio che riprendere la gestione ordinaria del blog con una bella sparata esoterico-astrologica, che si riallaccia in parte a ciò che ho appena visto nel mio viaggio a Creta. Come non parlare quindi del Minotauro?
Le guide e gli archeologi ovviamente concordano su un'interpretazione puramente allegorica del famoso mostro minoico, così come anche per i grifoni, altri animali mitologici molto presenti nella cultura cretese di 4000 anni fa. Del resto ben pochi (giusto gli scrittori?) possono credere che siano esistiti davvero degli esseri tanto bizzarri e inconcepibili ai nostri occhi razionali.
Eppure dietro ogni leggenda esiste un fondo di verità, questo è appurato.
Secondo alcuni studiosi di antropologia, mitologia e anche esoterismo, non è affatto un caso la massiccia diffusione della creatura-toro in moltissime civiltà sviluppate e potenti tra il 4000 e il 2000 A.C. Tutto sarebbe riconducibile ai Misteri magico-matematici tramandati fino ai giorni nostri, e in passato considerati alla stregua delle scienze più severe.

Nell'astrologia matematica, di cui si occupò anche Pitagora, il quadro zodiacale non servirebbe per le banali "previsioni" di cui sedicenti maghi fanno ampio uso ancora oggi, bensì sarebbe la rappresentazione di un grande Ciclo Universale della durata di circa 26.000 anni, suddiviso in 12 tempi mondiali di 21 secoli. Ciascuno corrisponderebbe quindi a un segno zodiacale. Furono precise ragioni matematiche quelle che indussero ad introdurre un ciclo ben definito, che misurava la progressione del Sole e dei pianeti, rispetto a sezioni lunghe esattamente 30 gradi. Anzi, lo Zodiaco non fu mai altro che un'indispensabile idealizzazione matematica e fu usato esclusivamente ai fini del computo astronomico.

Il simbolo zodiacale del Toro

Secondo questa formulazione, il Sole della primavera boreale si alzava nella costellazione del Toro, circa 4000 anni prima della nascita di Cristo, in Egitto e in tutti i paesi dell'Asia Minore; comandava il mitraismo, il cui animale sacro era il bue Api; il culto del Minotauro era alleato alle religioni di sumeri, assiri ed egizi. Dappertutto s'imponeva il simbolo del Toro, tema basilare di tutti i culti e dio di tutte le antiche religioni.
Serapide (Serapis) è una divinità della fecondità, il cui culto fu introdotto dal macedone Tolomeo I. In seguito s'identificherà con Osiride-Api, in altre parole con la figura divina nata dal mito del toro sacro Api, che dopo morto diventa compagno d'Iside. Il tempio principale di Serapide è il Serapeo d'Alessandria, luogo da cui il culto di questa divinità si diffonde in tutto l'Impero Romano. Famoso è anche il Serapeo di Saqqare, presso Menfi (antica capitale d'Egitto), in cui si trovano le tombe di vari tori Api.

Passati duemila anni, quando il Sole attraversava l'Ariete, le popolazioni raccolgono il predominio spirituale di Ammon-Râ, dio solare egiziano dalla testa d'Ariete, il culto del Vello d'oro e dell'agnello pasquale.

Ancora, dopo duemila anni, entrammo nell'era dei Pesci, spostandosi il punto vernale fra le stelle della costellazione dei Pesci e la religione universale fu quella del cristianesimo. I primi cristiani presero i pesci, che scolpivano sui muri, come simbolo di adunanza delle catacombe. Inoltre lo spirito del cristianesimo è simile alla psicologia dell'ultimo segno zodiacale: dedizione, abnegazione, oblazione, rinuncia, carità, signorilità, mistero.

simbolo zodiacale dell'acquario

Il tempo mondiale in cui saremmo in procinto di entrare è quello dell'Acquario. Cosa ci aspetta? Ci sono molte previsioni in merito, da quelle straordinariamente positive (sviluppo scientifico, conquista dello spazio, rinascita dell'intelletto umano etc) a quelle catastrofiche (perdità dell'individualità, disastri a base di fuoco e acqua etc etc).

Ma questa è un'altra storia. Se volete magari ne riparleremo in futuro...
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Fonti: www.armonics.net/




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Visioni dall'Inferno

  • Jul. 16th, 2009 at 2:53 PM
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Più o meno da quando l'uomo ha iniziato a concepire la possibilità di un'esistenza dopo la morte è nato il concetto di Paradiso e Inferno. Ovviamente questi due nomi semplificano l'idea, ma in realtà, nel corso dei secoli, i vari mondi dell'aldilà hanno assunto più nomi e definizioni.
Una costante di molte culture però è proprio questa: la divisione tra anime buone (destinate al Paradiso) e anima cattive (spedite negli eterni patemi degli Inferi).
Visto che il regno celeste - come Dante ci insegna - è di una noia mortale, concentriamoci sull'Inferno.
Per gli egizi era Amenti, dove i malvagi si trovavano a convivere con creature mostruose quali Seth e Apep.
Per i greci era Ade, concetto rielaborato dai romani nel Tartaro, luogo tenebroso e terribile.
Per gli ebrei è Sheol, oppure la più nota Gehenna.
Per i norreni è Hel, una gelida distesa di nulla governata dalla figlia del Dio Loky.
Per gli indù esiste un mondo sotterraneo molto simile all'Inferno, il regno di Taraka.
Per i taoisti è la montagna Feng Du, organizzata in un labirinto multilivello.

Per i cristiani è - appunto - l'Inferno, regno dell'angelo caduto, Lucifero, il portatore di luce.

Visioni dell'Inferno

Concentrandosi proprio sul cristianesimo, sono moltissimi i santi e i profeti che hanno avuto la dubbia fortuna di vedere l'inferno senza morire. Questo per "concessione divina", ovvero per poter mettere in guardia i viventi che la salvezza dal patema infernale sta nella preghiera.
 
Santa Francesca Romana nelle sue Visioni dell'Inferno afferma che i demoni più importanti che obbediscono a Lucifero sono tre: Asmodeo, che suscita il vizio della carne; Mammona, che rappresenta il vizio dell’avarizia; e Belzebù che è a capo di tutte le idolatrie e attività oscure.

Santa Teresa ebbe due visioni dell’inferno. «Rimasi spaventatissima...». E benché sapesse che « la via del timore non è fatta per me » - e probabilmente anche per noi -, tuttavia riconosce che «questa fu una delle più grandi grazie che Dio mi abbia fatto, perché mi ha giovato moltissimo per non temere le contraddizioni e le pene della vita, che per incoraggiarmi a sopportarle, ringraziando il Signore di avermi liberata da mali così terribili ed eterni, come mi pare di dover credere. D’allora in poi non vi fu travaglio che non mi sia apparso leggero in paragone di un solo istante in quanto là avevo sofferto...»

La più famosa santa polacca riporta per iscritto: "Io, Suor Faustina Kowalska, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. (...) Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno".

Santa Veronica Giuliani racconta: "Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usci­va un puzzore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter para­gonare. (...) In questo mentre, parvemi di sentire un gran rumore. Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature (uomini), ma tanto spaventevoli e brut­te, che mi davano più terrore che non erano gli stessi demoni. Io stavo tutta tremante, e mi volevo accostare dove stava il Signore. Ma, contuttoché vi fosse poco spazio, non potei mai avvicinarmi più. (...) Nel fondo dell'abisso vidi un trono mostruoso, fatto di demoni terrifi­canti. Al centro una sedia formata dai capi dell'abisso. Satana ci sedeva so­pra nel suo indescrivibile orrore e da lì osservava tutti i dannati. Gli angeli mi spiegarono che la visione di satana forma il tormento dell'inferno, come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Nel frattempo notai che il mu­to cuscino della sedia erano Giuda ed altre anime disperate come lui. Chiesi agli angeli di chi fossero quelle anime ed ebbi questa terribile risposta: Essi furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi."

La Beata Emmerick Anna Caterina invece scrive: "L'inferno mi apparve come un immenso antro tenebroso, illuminato appena da una scialba luce quasi metallica. Sulla sua entrata risaltavano enormi porte nere, con serrature e catenacci incandescenti. Urla di orrore si elevavano senza posa da quella voragine paurosa di cui, a un trat­to, si sprofondarono le porte. Così potei vedere un orrido mondo di desolazio­ne e di tenebre. L'inferno è un carcere di eterna ira, dove si dibattono esseri discordi e disperati."

La testimonianza più famosa è quella dei tre veggenti di Fatima. Racconta Lucia: "come un grande mare di fuoco e immersi in questo fuoco i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o abbronzate, di forma umana, che ondeggiavano nell'incendio, sollevate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti - simili al cadere delle scintille nei grandi incendi - senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e di disperazione, che terrorizzavano e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per la forma orribile e ributtante di anima­li spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni di bracia."

Ma i resoconti di questo tipo sono davvero innumerevoli per citarli tutti.



Esperienze pre-morte "infernali"

Delle esperienze pre-morte (near death experience) abbiamo parlato spesso in passato. Nella maggioranza di questi casi si tratta di visioni positive e di speranza (il tunnel di luce, l'isola tranquilla, le anime dei cari defunti). Tuttavia si registrano casi in cui i pazienti strappati sul filo della morte hanno raccontato di aver visto o visitato dei luoghi tetri e negativi. L'inferno, o uno dei possibili inferni.
Ne parla, romanzando il tutto, lo scrittore francese Grangè, in questo suo bellissimo libro.
Uno dei resoconti raccolti nei tanti saggi (solitamente scritti da esimi dottori) che trattano di NDE, cita questa esperienza fatta da una paziente che è diventata un caso-simbolo nel settore: "Una delle finestre mostrava una scena che si potrebbe interpretare cme inferno o purgatorio, nella quale entità di colore grigio e senza faccia si muovevano senza scopo gemendo. Era evidente che stavano subendo uno stato di agonia e sofferenza fisica. Vidi queste anime come esseri deformati, creature che avevano commesso indicibili atrocità nelle loro incarnazioni precedenti."




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Segnalazione: Il tocco del male

  • Jul. 13th, 2009 at 6:08 PM
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Post veloce e stringato solo per segnalarvi che stasera, su Steel (digitale terrestre - Mediaset premium) verrà trasmesso "Il tocco del male", ottimo thriller horrorifico con Denzel Washington, John Goodman e Donald Sutherland. Un film godibile, fatto con ottimo mestiere e particolare attenzione alle atmosfere e ai risvolti metafisici. Per una volta il cosiddetto elemento "fantastico" c'è e non si fa desiderare più di tanto. Mi stupisco che non ne abbiano fatto uno o più seguiti, visto che la trama lascia aperti dei portoni, più che delle porte. Ma forse è meglio così: autoconclusivo, riuscito e "ibrido" al punto giusto.
Da riscoprire.
La sinossi (da www.mymovies.it):

John Hobbes (D. Washington), poliziotto nero pluridecorato di Filadelfia, è tutto orgoglioso di avere mandato nella camera a gas un serial killer satanista (E. Koteas). Non sa ancora di avere liberato lo spirito maligno Azazel, angelo caduto, che può passare per contatto fisico da un corpo umano all'altro, finché, in bilico tra intuizione e paranoia, si rende conto che tutta la città può essergli nemica.


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Veduta dei monti sibillini

Per la serie "luoghi misteriosi", eccovi una presentazione dei Monti Sibillini, tra Marche e Umbria. Terra di antichissime leggende che ancora sopravvivono nei paesi dell'interno e di alta quota. Non so se è lo stesso per voi, ma trovo questi posti talmente suggestivi che vien quasi voglia di fare armi e bagagli e andare a visitarli.
Intanto però, accontentatevi del mio articolo.


Il grande massiccio dei Monti Sibillini nasconde un segreto, forse un segreto così noto che lo dichiarano il nome stesso di questi monti e molti toponimi: grotta del Diavolo, passo del Diavolo, fossa dell’inferno, gola dell’Infernaccio, lago di Pilato, grotta delle Fate o grotta della Sibilla. Ne parla anche una lunghissima tradizione culturale, una leggenda raccolta nel 1420 da Antoine De la Salle e già nota fin dal 1391 al poeta del Guerrin Meschino, che situa in una grotta del Monte della Sibilla il regno di una misteriosa Dea dell’amore profano e profetessa. Chi arriva oggi al monte della Sibilla dalla strada aperta da Montemonaco, rimane subito colpito da una singolare scogliera di basalto alta 10 metri che fa da corona al monte, quasi profilo antropomorfo di una regina. È certo che per tutto il Rinascimento questo monte era al centro di una importantissima via di comunicazione verso Roma e fu continua meta di visite. Cavalieri erranti francesi e tedeschi raccontarono i loro “incontri” con la maga, nelle caverne del monte, seguiti o meno da pentimenti. Ne nacque Il Guerrin Meschino di Andrea da Barberino.

Negromanti di ogni tipo, se non proprio maghi e demoni, hanno abitato sicuramente il monte e la grotta stando a testimoni più o meno diretti come Enea Silvio Piccolomini, Benvenuto Cellini, Luigi Pulci, l’Ariosto, Flavio Biondi. Sembra che i santi abati di Sant’Eutizio già nel secolo VIII per ordine di papa Giovanni abbiano fatto crollare la grotta, operazione ripetuta poi dal repressore Albornoz nel 1354, e purtroppo anche in tempi molto recenti, grazie ad un maldestro tentativo di scavo con la dinamite. L’Accademia Reale Belga ha condotto una spedizione nel 1953, col magro risultato di uno sperone, un coltello, un tornese di Enrico II sec. XVI.

Tra i contadini si pensava ancora, fino agli anni Sessanta, che venti e tempeste erano scatenati dal passaggio di maghi e streghe. Leggende analoghe circondano anche il cupo specchio del lago di Pilato, i cui diabolici abitatori avrebbero addirittura richiesto il sacrificio di un uomo all’anno e che in epoca Rinascimentale fu anch’esso luogo di culti particolari. Il lago è in una depressione del monte Vettore sotto il pizzo del Diavolo. Precauzioni per una eventuale scalata al monte della Sibilla, le tempeste improvvise, le vendette della maga.

Sito ufficiale del Parco Naturale Monti Sibillini: www.sibillini.net/

     

Fonte: www.eclettismo.altervista.org/


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Un palazzo legato a vicende tragiche è Cà Dario, splendido edificio sul Canal Grande fatto costruire dal  mercante Giovanni Dario che lo donò alla fiuglia illegittima Marietta andata sposa a Vincenzo Barbaro, uomo facoltoso, ricchissimo mercante di spezie.
Sul palazzo appare un'iscrizione in base alla quale Giovanni Dario dedicava la costruzione al genio della città, e recita: GENIO URBIS JOHANNES DARIO ", ma che secondo alcuni studiosi nasconderebbe un drammatico anagramma: SUB RUINA INSIDIOSA GENERO, cioè: Chi abiterà questa casa andrà in rovina.
Il palazzo venne ereditato dalla figlia quando l'uomo morì. La donna, Marietta, aveva sposato un uomo d’affari,che all’improvviso subì un tracollo economico;la cosa le pesò così tanto che ben presto morì di crepacuore.
Alla sua morte il palazzo passò al marito, Vincenzo Barbaro e in seguito alla sua famiglia.
Uno dei successivi proprietari, Giacomo Barbaro, venne rinvenuto cadavere a Candia, ucciso da misteriosi e impuniti assassini. I tre avvenimenti,pur diluiti in un arco temporale di oltre un secolo, iniziarono a insospettire i veneziani,che guardavano con timore al palazzo e a quella che sembrava un’oscura maledizione che gravava sul palazzo stesso.
Probabilmente alla sua cattiva fama aveva contribuito la storia (non ci sono prove storiche) che il palazzo fosse stato costruito su un antico cimitero Templare.


 
Nel secolo successivo il palazzo passò di mano e fini in quelle di un commerciante turco di preziosi.
Che non ebbe molto tempo per godersi l’abitazione,visto che fallì improvvisamente e morì in disgrazia.
Ma è nell’ottocento che la cattiva fama della costruzione iniziò a delinearsi in maniera netta, acquistando quella fama di casa maledetta che non avrebbe più abbandonato.
Uno studioso inglese, Radon Brown, che acquistò l’edificio,morì misteriosamente con il suo coinquilino, pare per un suicidio.
Altra sorte amara toccò ad un ricco americano, Briggs, che dovette scappare in fretta e furia dall’Italia con il suo amante,inseguito alla scoperta della loro relazione omosessuale; il suo amante si suicidò per la vergogna.


 
Per qualche tempo i proprietari successivi godettero di relativa tranquillità,ma soltanto fino agli inizi degli anni settanta; Filippo Giordano delle Lanze,il nuovo proprietario,venne ucciso dal suo amante,che riuscì a scappare lontano dall’Italia,ma che morì misteriosamente,a sua volta,per mano di sconosciuti.
Il proprietario successivo ,Lambert, manager fra l’altro del gruppo inglese degli Who, si suicidò e successivamente Ferrari, un manager veneziano, subì un pesantissimo tracollo economico e per colmo di sventura vide morire sua sorella, che abitava nel palazzo, in un tragico incidente d’auto.
 
L’ultima vittima illustre della maledizione della casa risale a pochi anni addietro;si tratta di Raul Gardini, manager e imprenditore di fama, che morì suicida in seguito allo scandalo di Tangentopoli.
La storia non sarebbe completa se non si accennasse anche alla “maledizione a distanza” di Ca’ Dario; vittima illustre il tenore Mario Del Monaco, che ebbe un incidente d’auto gravissimo, in seguito al quale restò in coma per qualche tempo, proprio mentre stava andando a stilare l’atto d’acquisto della casa.
 
Una catena di sangue sicuramente singolare.
Anche chi non crede a maledizioni presunte, a leggendarie costruzioni innalzate su cimiteri Templari o di appestati non potrà non provare un brivido davanti al fascino sinistro di questa costruzione.
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Fonti:

www.daltramontoallalba.it
misteriemisteri.splinder.com/


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Le profezie di San Basilio

  • May. 29th, 2009 at 9:45 PM
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Il monaco Basilio fu un profeta russo vissuto all'epoca di Pietro I° il Grande. Nato a Mosca nel 1660, Basilio rinunciò a famiglia e carriera per rinchiudersi nel convento ortodosso di Kalnin. Era solito offrire pane e consolazione ai poveri e recarsi a pregare nella cattedrale del Beato Basilio, appena fuori il Cremlino. Durante queste "estasi divine" iniziò ad avere delle visioni del futuro, che scrisse in prosa. Molte si sono già avverate:
"Quando il Mille si aggiungerà al Mille, gli uomini voleranno e le immagini di quello che succede a Mosca si potranno vedere allo stesso tempo a Kiev e a Costantinopoli".
Il sant'uomo predisse anche l'incendio che nel 1737 distrusse parte di San Pietroburgo, la caduta degli zar ("con il sangue dei ricchi si laveranno le scale dei poveri") e l'avvento del comunismo in Russia ("vi verrà promessa la terra dei lavoratori, ma vi verrà data la terra degli schiavi...").
Basilio morì nel 1722, ma ancora oggi vengono studiate le sue profezie, dette di San Pietroburgo. Eccone alcuni stralci:
"Quando il secondo millennio del cristianesimo sarà prossimo alla fine, ogni casa vorrà accendere la sua candela, ma il buio dominerà. Sangue e lacrime bagneranno la terra dei popoli slavi".
Come poteva sapere Basilio che negli anni '90 sarebbe avvenuta una guerra fratricida tra Serbi e Croati? "Breve sarà il tempo dello zar che zar non è". Si tratta forse di un riferimento ad Eltsin, che i cronisti di tutto il mondo hanno ribattezzato "Zar"? Speriamo che altre profezie del monaco rimangano disattese, come quella che parla della conquista di Mosca e di gran parte dell'Occidente ad opera mussulmana ("Scomparirà la stella e la falce della Luna si poserà sul Cremlino"), o l'altra che recita "sarà ancora guerra, tutto avverrà quando il mondo intero festeggerà la pace". Di notevole interesse, comunque, le previsioni inerenti la fine dei tempi e il mondo a venire. Quando la misura sarà colma - afferma il monaco - giungerà un personaggio chiamato enigmaticamente l'uomo di Colosse. "Sarà un uomo inviato da Dio per unire i frammenti del mondo e aprire le porte d'un tempo nuovo... Egli sarà l'avanguardia del Governo Universale".
Chi è l'uomo di Colosse? Il Governo Universale in questione è forse il "New World Order"?

Il nuovo ordine mondiale
 
Incredibilmente precise le profezie sull'inquinamento e il degrado ambientale: "Alla fine del millennio un prato verde non lordato dall'uomo e una pianta non avvelenata saranno una rarità... l'uomo sarà attorniato da cibo e da acque, ma morirà di fame e sete, perché l'erba che vedrà crescere e il frutto che vedrà maturare saranno veleno, come pure l'aria che respira...". Basilio inoltre rimprovera il genere umano, accusandolo di aver bruciato il "sangue della Terra", ovvio riferimento al petrolio.
"All'uomo era stata affidata la Terra affinché la custodisse come un tesoro del creato: invece, quando le macchine voleranno come uccelli e l'uomo ucciderà l'uomo con i raggi del Sole, essa sarà uno straccio sporco e lacero". A parte i precisi riferimenti ad aerei e laser, colpiscono le accuse di Basilio, dure ma motivate.
"Il Sole cambierà strada e la Luna si perderà fra i monti, le stelle pioveranno sulla Terra... Montagne invisibili passeranno nel cielo, e quando una di queste si vedrà, mancherà il tempo della preghiera. Sentirete allora il pianto di mille madri, perché mille uomini saranno schiacciati dalla montagna". Non v'è dubbio che il santo uomo si riferisca alla caduta di un enorme meteorite, mentre il cambio di "percorso" del Sole e della Luna sarebbe da addebitarsi ad una alterazione del piano orbitale terrestre, in seguito confermata: "Arriverà un giorno nel quale troverete il mar Nero sugli Urali e il mar Caspio sulle alture del Volga, perché tutto verrà mutato... All'uomo verrà consegnata una Terra arata pronta per la semina, in cui sarebbe follia cercare Mosca, San Pietroburgo o Kiev... Dove un tempo regnava il ghiaccio ora brucerà il Sole, e gli agrumi più gustosi verranno raccolti sulla terra della Santa Madre Russia, mentre sulle coste settentrionali dell'Africa regnerà il ghiaccio". Basilio quindi scrive che quando tutto sarà passato, "i popoli della Terra saranno veramente fratelli, i superstiti scenderanno dai monti e si abbracceranno, perché il nuovo alito di vita non verrà dai mari, ma dai monti".

i quattro cavalieri dell'Apocalisse in versione femminile

Molti addotti hanno riferito che gli alieni consigliavano loro di andare a vivere in campagna o in montagna: è solo un caso? È interessante sottolineare che, a differenza dell'Apocalisse di Giovanni, qui i disastri non sono mandati dall'Eterno per punire l'uomo, ma per "ridisegnare la Terra distrutta dall'uomo." Un Dio ecologista e decisamente meno vendicativo di quello biblico, che infine sulla fronte dell'uomo scriverà la parola umiltà, perché "deve ricordarsi che non è una creatura superiore, ma creatura tra le creature della Terra. A lui verrà dato il compito di lavorare la Terra, e il cibo gli sarà dato dalle erbe e dai frutti. La carne non potrà mangiare la carne...".
Il vegetarianismo entrerà dunque nel novero dei comandamenti? Tornano alla mente le analisi dei laboratori militari di Wright-Patterson, in cui le EBE venivano catalogate come vegetariane.
Infine, Basilio annuncia: "Piccolo uomo del duemila, non sforzarti di capire che cosa sarà il tempo nuovo: il tuo sforzo è inutile, perché la tua mente è chiusa ai disegni dell'Eterno. Sappi solo che l'uomo del Tempo dei Giusti non nascerà piangendo, verrà deposto nella culla della felicità, camminerà sul sentiero della pace, parlerà con lo spirito e non avrà bara".
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Fonte: www.strangedays.it
 

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Protoscienza: Megalopolismanzia

  • May. 17th, 2009 at 9:14 AM
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— Megalopolisomanzia — pronunciò Cal, leggendo con attenzio­ne le sillabe. — Che cosa vuol dire? Predire il futuro mediante... mediante la lettura delle città?
— La lettura delle grandi città — corresse lui, con un cenno d'as­senso.
— Già, il "mega".
Franz proseguì: — Predire il futuro e varie altre cose. E, a quan­to pare, servirsi di questa conoscenza per fare magìa. Anche se De Castries la definisce "una nuova scienza", come se lui fosse un altro Galileo. Comunque, De Castries era molto preoccupato per gli "im­mensi quantitativi" di acciaio e di carta che si accumulano nelle grandi città. E per l'"olio di carbone" (gasolio) e per il gas naturale. E anche per l'elettricità, benché la cosa appaia incredibile, perché calcola accuratamente tutta l'elettricità che c'è in tante migliaia di chilometri di filo, e quante migliaia di tonnellate di gas da illuminazione ci sono nei gasometri, quanto acciaio nei nuovi grattacieli, quanta carta negli archivi statali e nei giornali scandalistici e così via.
— Oh poveri noi! — commentò Cal. — Chissà cosa direbbe, se vivesse al giorno d'oggi.
— Che si sono realizzate le sue predizioni più allarmanti, senza dubbio. Lui ha fatto ipotesi sulla crescente minaccia delle automo­bili e della benzina, ma soprattutto delle auto elettriche, che porta­no in giro, nelle batterie, secchi e secchi di corrente continua. Ed è andato assai vicino a prevedere il nostro problema dell'inquinamen­to: parla addirittura della "vasta congerie di giganteschi tini fumi­ganti" pieni di acido solforico, occorrenti per la fabbricazione del­l'acciaio.
"Ma la cosa che lo preoccupava di più erano gli effetti psicologici o spirituali (lui li chiama 'paramentali') di tutto quel che si accumu­la nelle grandi città, della sua pura e semplice massa, solida e li­quida."
(Nostra signora delle Tenebre - Fritz Leiber, 1977)

Questa singolare "scienza" è un'invenzione del geniale scrittore americano, il compianto Fritz Leiber. La "scienza delle grandi città" sarebbe al centro di un libro perduto, scritto dal misterioso Thibaut De Castries, occultista folle e architetto esoterico, chiamato anche "Pitagora nero" dai suoi fedeli discepoli.
De Castries formulò l'idea secondo cui le grandi città sono in grado di creare griglie elettromagnetiche tali da influenzare le persone che le abitano. In taluni casi queste manifestazioni sarebbero talmente forti da riuscire a manifestarsi in vere e proprie entità paraelementali, sorta di "spettri" creati dagli scarti energetici e fisici della città stessa.
In un certo senso Leiber (e il suo fantomatico De Castries) fu un buon profeta: quanti stimoli elettromagnetici "liberi" saturano oggigiorno le grandi città, dalle periferie al centro? Pensate solo ai ripetitori telefonici, alla centrali elettriche, alle reti wireless, nonchè alle onde radio, oltre all'accumularsi di scorie già presenti dall'inizio dell'età moderna (rifiuti industriali, smog).
Secondo alcune correnti di pensiero tale abbondanza di energie artificiali avrebbero anche un effetto negativo sulle ley lines (le linee di potere) terrestri, al punto di corromperle e mandarle fuori fase.
Ma non sono solo gli esoteristi a preoccuparsi di tutto ciò. Comincia infatti a crescere il numero dei ricercatori scientifici che attribuisce al sovraccarico elettromagnetico l'aumento spropositato di casi di violenza insensata e di malattie legate al sistema nervoso. 

Megalopolismanzia pratica

Tornando alla Megalopolismanzia intesa da De Castries come scienza mistica basata sulla costruzione e l'interpretazione delle grandi città, sappiamo che essa si basa su alcuni punti fermi: lunghe vie progettate sulle diagonali, altissimi edifici quali i grattacieli, costruzioni basate su strutture di metallo (impalcature, la rete dei cavi ferroviari etc etc). Come scritto nel fantomatico Grande Cifrario (altro testo sacro per gli usufruitori di megalopolismanzia), una parte importante sarebbe riservata anche alla matematica e alla simbologia. Proprio "incorporando" taluni simboli negli edifici e nelle strade sopracitate, gli occultisti sarebbero in grado non solo di avere visioni del futuro, bensì anche di evocare le creature paraelementali prodotte dalle griglie energetiche della città.
Tali entità prendono forma attingendo dalla materia inanimata presente sul luogo dell'evocazione. Se l'occultista chiama a sé un paraelementale in una biblioteca, questo si assemblerà dalla carte dei libri e dal cuoio delle vecchie copertine. Se lo chiamerà invece da una discarica avrà la spiacevole esperienza di vedere un paraelemante composto di rifiuti e scorie.
Come scrive Leiber: "Considero le entità paramentali pericoli molto reali e presenti: una via di mezzo, in natura, tra la bomba atomica e gli archetipi dell'inconscio collet­tivo". Essi sono dunque ostili all'uomo e quindi da evitare come la peste.
Tra i metodi per difendersi dai paraelementali urbani se ne conoscono tre:
- l'argento;
- i disegni astratti (che hanno la peculiarità di distrarre i paraelementali)
- taluni specifici pentagrammi di protezione.

 
"Gli antichi egizi si limitavano a seppellire i morti nelle loro piramidi. Noi ci abitiamo". (Thibaut De Castries)

Un paraelementale ci sbircia da lontano...
 

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Luoghi misteriosi: La casa rossa

  • May. 7th, 2009 at 9:58 PM
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In Valsassina esiste la casa dalle sfere di luce o casa rossa, nota agli appassionati del mistero e agli speleologi urbani italiani.
La storia vuole che alla fine del '800 il padrone di casa, avendo la figlia malata, fece costruire la suddetta casa sulle montagne ritenendo quell'ambiente più salutare per la guarigione della piccola.
Un giorno l'uomo tornando a casa trovò la moglie morta misteriosamente col volto sfigurato e la figlia scomparsa.
La cercò per settimane nei boschi circostanti, senza trovare una minima traccia. Anche le cronache dell'epoca riportano questo evento, rimasto a tuttora irrisolto.
Distrutto dal dolore l'uomo si uccise.
Da allora, la casa cadde in decadimento ed è ora meta di vandali e presunti spiritisti, medium e satanisti (o almeno, così si racconta e si deduce dai numerosi graffiti sui muri dell'edificio).
Sono stati rilevati forti campi magnetici ed elettromagnetici nella zona circostante, nonchè presenze di orb.
La casa e il terreno su cui si trova è stata messa all'asta svariate volte dal comune a prezzi bassissimi, ma nonostante ciò non è mai stata venduta.
Un'ulteriore curiosità è che qualche anno fa ci fu una grossa frana proprio in quella zona, che devastò completamente alcuni paesi, e la casa si salvò senza un graffio poichè la frana le passò ai lati senza sfiorarla.
Ma i misteri della Villa non finiscono qui. In uno dei sopralluoghi del gruppo Crop, tre ricercatori del gruppo hanno udito uno "strano rumore" provenire dall'interno. "Come se qualcuno camminasse strisciando i piedi sul legno". Una collaboratrice del Crop ha potuto vedere la figura bianca di una donna molto giovane attraverso una delle finestre sul retro. La stessa donna fu vista tempo prima da almeno un altro paio di testimoni. Che sia il fantasma della moglie del proprietario, che venne uccisa per gelosia? 


La casa rossa a inizi '900  Scorcio dell'interno della casa 

La casa rossa (cerchiata) risparmiata dalla valanga  La casa rossa fotografata di notte

Fonti

- Associazione culturale Crop
www.ilcancello.com
 

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La Lancia del Destino

  • May. 4th, 2009 at 3:20 PM
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 La lancia sacra di Longino

Complice il ritrovamento di un interessante libro in tema (Hitler e la Lancia del Destino, di Trevor Ravenscroft), vi propongo l'argomento Heilige Lanze, già noto e arcinoto agli appassionati del mistero e della narrativa ad esso correlato. 

Ma uno dei soldati gli trafisse il costato, e ne uscirono sangue ed acqua. 
E colui che vide ne serbò il ricordo, e il suo ricordo è veritiero; 
ed egli sa che ciò che dice è vero, affinché voi crediate. 
Perché tali cose si compirono affinché si realizzasse ciò che è scritto: 
“Non un osso di lui verrà spezzato”. 
E un’altra scrittura dice: “Guarderanno colui che avranno trafitto”
[Giovanni, XIX, 34,37]

La Lancia del Destino o Lancia di Longino (in latino Lancea Longini) è la lancia con cui Gesù sarebbe stato trafitto al costato dopo essere stato crocefisso.
Assente nei racconti dei vangeli sinottici, la lancia è menzionata solo nel Vangelo secondo Giovanni (19:31-37), in cui si racconta che, durante crocefissione di Gesù, i soldati romani intendevano praticargli il crurifragium, la tipica rottura delle gambe del condannato che ne accelerava la morte; prima di procedere, si accorsero che Gesù era quasi morto e che quindi il crurifragium era inutile, ma, per accertarsi che fosse morto, un soldato lo colpì con una lancia.
La leggenda vuole che il centurione fosse malato agli occhi e che il sangue del Cristo, zampillante dalla ferita al costato, l’avesse guarito; accaduto ciò, pose un po’ del sangue di Cristo in un’ampollina e lo portò via con sé a Mantova, dove fu martirizzato; tant’è vero che nel duomo di Mantova vi è un’ampolla contenente il “preziosissimo sangue del Cristo”. Comunque sia la sua lancia, che deturpò il corpo ormai morto di Gesù, fu considerata una reliquia a causa del contatto col sangue del Salvatore, di conseguenza un suo eventuale possesso avrebbe comportato un grande prestigio e grande forza al suo detentore.

Della lancia sappiamo che è appartenuta a molti centurioni, prima di passare nelle mani di Costanzo Cloro, il quale, nonostante avesse perseguitato i Cristiani, fu molto umano nei loro confronti, a differenza del suo predecessore Diocleziano. Costanzo diede la lancia al figlio Costantino che la impugnò durante la famosissima battaglia di Ponte Milvio, in cui ottenne una vittoria schiacciante su Massenzio e conseguì il principato.

Col passare degli anni la portentosa reliquia giunge nelle mani di imperatori e di generali (si pensi che grazie alla Sacra Lancia, Teodosio riuscì a scacciare i Goti dall’impero Romano o che Flavio Ezio annientò le truppe unne al soldo di Attila presso i Campi Catalaunici).
Ma è nel Medioevo che la fama della lancia conosce un exploit senza precedenti: molti imperatori del Sacro Romano Impero Germanico si vanteranno di aver visto e impugnato la lancia di Longino, come ad esempio Ottone I, il quale, brandendola, riuscì a condurre una vittoriosa campagna bellica contro gli ungheresi, un popolo barbaro proveniente dalle steppe dell’odierna Ungheria (da cui deriva il loro nome). Ma occorre dire una fatto importante, e cioè che la lancia non ha segni di battaglia, dunque possiamo notare come il suo uso non fosse tanto bellico quanto rituale, in quanto essa dava onnipotenza al suo detentore. La presenza simbolica della lancia è notabile anche nello stemma della casata degli imperatori del Sacro Romano Impero Germanico. 
 
La sua fama aumenta anche nell’arte, in quanto Richard Wagner, principale caposaldo della lirica tedesca ottocentesca, componendo il Parsifal, congiunge la vicenda del Graal a quella della Lancia di Longino, considerata come uno dei quattro simboli sacri dei Celti (è celebre l’episodio, ripreso da Chrétien de Troyes, del ferimento del Re Pescatore grazie alla lancia). 
Infine il circolo esoterico del Nazionalsocialismo tedesco prende di mira l’oggetto, custodito a Vienna e, in seguito all’annessione dell’Austria alla Germania, Hitler (guarda caso ammiratore della musica wagneriana) e il suo fedelissimo Himmler, cercando di appropriarsi di tutte le reliquie del Cristianesimo al fine di ottenere l’onnipotenza, rubano la Lancia.

Hitler e la Lancia di Longino



Nel 1909 Adolf Hitler, allora ventenne, si recò in visita al palazzo dell’Hofburg per ammirare il tesoro degli Asburgo, esposto nella Stanza del Tesoro. L’attenzione del futuro dittatore venne attirata dalla Lancia di Longino e ne rimase talmente affascinato, quasi stregato, che sostò a lungo di fronte alla teca di cristallo che la custodiva. Ciò che affascinò Hitler fu, in particolare, il chiodo assicurato all’asta, che la tradizione ritiene appartenere al gruppo di tre o quattro chiodi impiegati dai romani per crocifiggere Gesù.
Walter Johannes Stein, in gioventù amico personale di Hitler, riferì che la passione del gerarca nazista per l’occultismo ed i manufatti sacri ed esoterici nacque a seguito della bizzarra esperienza vissuta nella Stanza del Tesoro del palazzo dell’Hofburg, esperienza che lo indusse a documentarsi sulla storia della reliquia viennese. Sempre più travolto da una delirante e morbosa passione per le scienze occulte e l’esoterismo, arrivò persino a convincersi di essere la reincarnazione di Landolfo II di Capua (m. 961), sanguinario e crudele principe longobardo e che i poteri miracolosi della lancia lo avrebbero aiutato ad uscire vincitore dalla Seconda Guerra Mondiale ed a conquistare il mondo.
Una notte di Marzo del 1938, a seguito dell’Anschluss, ossia dell’annessione forzata dell’Austria alla Germania, Hitler diede ordine di trasferire la Lancia Sacra a Norimberga, dove venne provvisoriamente collocata nella chiesa di S. Caterina che diventò ben presto un luogo di culto, un vero e proprio santuario mistico-esoterico nazista, sorvegliato e protetto a vista giorno e notte.

Dopo la disfatta di Stalingrado, Hitler ritenne che la Lancia di Longino dovesse essere trasferita in un luogo più sicuro ed ordinò che fosse portata in un nascondiglio segreto a prova di bomba, in una galleria situata sotto l’antica fortezza di Norimberga che venne adeguatamente attrezzata come una camera blindata.
Il 13 Ottobre 1944 i bombardieri alleati rasero al suolo Norimberga e la Oberen Schmied Gasse (Vicolo Superiore dei Fabbri), la strada in cui si trovava l’accesso al tunnel con la camera blindata, venne completamente distrutta.
Il 20 Aprile 1945 gli alleati occuparono la città ed alcuni individui che erano a conoscenza dell’esatta ubicazione del nascondiglio segreto della Lancia Sacra si suicidarono prima di venire fatti prigionieri dagli anglo-americani; tra questi vi era anche il borgomastro di Norimberga, Willy Lebel, il cui appartamento venne meticolosamente perquisito da ignoti per assicurarsi che non vi fossero indizi che avrebbero potuto condurre gli alleati al bunker segreto.
Il 30 Aprile 1945, alle 14:10, poche ore prima che Adolf Hitler si suicidasse nel bunker corazzato della cancelleria a Berlino, gli uomini dell’O.S.S., su ordine dello statista inglese, Sir Winston Leonard Spencer Churchill, che tempo prima aveva sottolineato "l’importante necessità strategica" di trovare l’arma, penetrarono nella camera blindata e recuperarono la Lancia Sacra.
Il generale Patton, che diresse le operazioni di recupero della lancia, confessò ai giornali di essere stato tentato, per qualche istante, di tenere per sé l’arma, essendo convinto, come Hitler, che essa avesse poteri miracolosi, tuttavia, prevalse il buon senso e la lancia venne restituita all’Austria dove è tuttora possibile ammirarla all’Hofburg di Vienna.

C’è però chi sostiene che Himmler abbia portato la lancia sacra in un luogo top secret dell’Antartide, dove tuttora resta celata, o che sia stata ritrovata da una rinomata società esoterica, l’Ordine dei Cavalieri della Lancia Sacra, e che sia nascosta in qualche luogo segretissimo, custodita da alcuni “puri” cavalieri dell’ordine.

La Lancia nella cultura popolare



La Lancia del Destino fa parte dell'universo di molte serie a fumetti, tra cui Hellboy, l'universo dei DC Comics, il manga Hellsing, le serie Evangelion e Magdalena (quest'ultima è della casa editrice Top Cow, e vi è citata come la lancia del centurione "Longinuss" che viene consegnata alle "maddalene" per combattare il maligno, ed ha la funzione di amplificare la fede di una persona facendo avverare i miracoli).

La Lancia di Longino riveste anche un importante ruolo nell'Anime giapponese Neon Genesis Evangelion, opera ricca, tra l'altro, di riferimenti biblico-evangelici. Inoltre la lancia di cui stiamo parlando è nominata anche nel film d'animazione "Fullmetal Alchemist -The Movie: Conqueror of Shamballa".

Nel film Constantine la Lancia è il mezzo tramite cui il figlio del demonio, combattuto dal protagonista, cercherà di entrare nel mondo reale.
Nel film The Librarian, la Lancia è custodita da una organizzazione segreta, che ha deciso di spezzarla in quattro parti e nascondere i pezzi in diversi luoghi del mondo, per impedire che essa cada nelle mani di qualche malintenzionato. Nel film si allude al fatto che personaggi storici come Napoleone e Adolf Hitler dovessero il loro successo militare al fatto di possedere pezzi della reliquia.
La Lancia compare anche nel secondo episodio della seconda serie di Witchblade.

Un noto autore horror britannico, James Herbert, ha scritto un intero romanzo basato sul rapporto tra la Lancia di Longino e i maghi nazisti. Si tratta de La Reliquia (The Spear), del 1978, pubblicato in Italia da Urania. 
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Fonti:

- Croponline.org
- Wikipedia
- Templaricavalieri.it
- Mondourania.com 

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Uomini e Lupi (2)

  • Apr. 30th, 2009 at 4:59 PM
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Doppio post per oggi. Come dico sempre, non abituatevi!
Proseguo la documentazione storico-folkloristica sulla licantropia. Per chi non lo sapesse è il tema che sto trattando nel mio nuovo romanzo, quello che mi darà immortale celebrità (se non si capisse, sto scherzando!).
Inserire questi articoli mi è utile per riassumere a grandi linee ciò che sta a cavallo tra la leggenda e la realtà medico-scientifica riguardo ai mannari. Il materiale da proporre sarebbe in realtà troppo e troppo lungo da leggere per postarlo qui, perciò preferisco affidarmi alle ottime (per una volta) informazioni recepibili sui siti dedicati ai misteri storici, nonchè su wikipedia.

Appendice 2: Epidemie medievali di licantropia

Dal Basso Medioevo in avanti, il rogo è una soluzione usata a profusione per sbarazzarsi dei sempre più numerosi mutaforme, che paiono moltiplicarsi, specialmente in Francia e Germania. Il fenomeno arriva a toccare dimensioni gigantesche negli anni successivi alla controriforma, sia nei Paesi cattolici che protestanti. Redigere una contabilità precisa di quanti siano finiti al rogo con l'accusa di mannarismo, da sola o in congiunzione con quella di stregoneria, è molto difficile. Le fonti più prudenti parlano di circa ventimila processi e condanne di licantropi tra il 1300 e il 1600, ma alcuni si sbilanciano fino a suggerire un numero prossimo alle centomila vittime. La storia più famosa è quella di un certo Peter Stubbe, che forse era effettivamente un serial killer. Per secoli si è comunque in presenza di una sorta di isteria collettiva, che è ben testimoniata dagli studi di Jacuqes Collin de Plancy. De Plancy, studioso francese dell'Ottocento che si dedicò animatamente a studi di spirito volterriano per spazzare la superstizione residua nella gente, raccoglie molte testimonianze dei secoli precedenti nel suo Dictionnaire Infernal, dando un quadro abbastanza preciso di quella che era la situazione in Europa nei secoli citati:
 
« L'imperatore Sigismondo fece discutere in sua presenza, da un conclave di sapienti, la questione dei lupi mannari, e fu unanimemente stabilito che la mostruosa metamorfosi era un fatto accertato e costante. Un malfattore che volesse compiere qualche soperchieria, non aveva che da spacciarsi per Lupo Mannaro per terrorizzare e mettere in fuga chiunque. A tale scopo non aveva bisogno di trasformarsi davanti a tutti in lupo: bastava la fama. Molti delinquenti vennero arrestati come lupi mannari, pur rimanendo sempre con sembianze umane. Pencer, nella seconda metà del Cinquecento, riferisce che in Livonia, sul finire del mese di dicembre, ogni anno si trova qualche sinistro personaggio che intima agli stregoni di trovarsi in un certo luogo: e, se loro si rifiutano, il Diavolo stesso ve li conduce, distribuendo nerbate così bene assestate da lasciare immancabilmente il segno. Il loro capo va avanti per primo, e migliaia di Stregoni vanno dietro di lui; infine attraversano un fiume, varcato il quale si cambiano in lupi e si gettano su uomini e greggi, menando strage »
 
Plancy riferisce anche un episodio italiano, la cui fonte prima dice essere un certo Fincel:
 
« Un giorno venne preso al laccio un lupo mannaro che correva per le vie di Padova; gli si tagliarono le zampe, e il mostro riprese tosto forma d’uomo, ma con piedi e mani mozzati »
 
Questa sorta di isteria collettiva porta a episodi terribili e grotteschi insieme. A tal medico Pomponace, sempre secondo Plancy, venne portato un contadino affetto da licantropia; questi gridava ai suoi vicini di fuggire se non volevano essere divorati. Siccome lo sventurato non aveva affatto la forma di lupo, i villici avevano cominciato a scorticarlo per vedere se per caso non avesse il pelo sotto la pelle. Non avendone trovato traccia, lo avevano portato dal medico. Pomponace, con maggior buon senso, stabilì che si trattava di un ipocondriaco.

Peter Stubbe, il serial killer licantropo

Stubbe fu protagonista del più famoso caso di licantropia avvenuto nel XVI secolo in Germania, dove viveva a Bedburg, nei pressi di Colonia. È stato probabilmente uno dei primi serial killer conosciuti della storia.
L'uomo fu accusato di aver ucciso, nel corso di venticinque anni, due donne incinte e tredici bambini, compresi i suoi figli. Nella sua deposizione raccontò di aver ricevuto dal diavolo una cintura magica, con la quale poteva trasformarsi in lupo ogni volta che la indossava. Non è chiaro se Stubbe confessò spontaneamente per paura della tortura o se fu effettivamente torturato per strappargli la confessione.
Condannato dal tribunale di Bedburg, morì il 28 ottobre 1589, prima sottoposto alla ruota della tortura, poi decapitato e il suo corpo bruciato sul rogo, mentre la testa fu infilzata su un palo come monito. Anche la compagna di Stubbe, Katherine Tropin, e la figlia Beel furono riconosciute colpevoli di complicità, condannate al rogo e bruciate lo stesso giorno dell'esecuzione di Stubbe*.
La famigerata cintura non fu mai ritrovata, né sembra che i giudici si siano affannati molto a cercarla, limitandosi a dichiarare che era ormai stata ripresa dal diavolo.

(2 - continua

* Ah! La mite saggezza dei magistrati medievali! :-)




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I vampiri della mente (reloaded)

  • Apr. 8th, 2009 at 10:05 PM
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Non troppo tempo fa vi ho recensito quel gran bel libro che è "Danza macabra", di Dan Simmons.
Mi piace riportare l'attenzione su questo romanzo citando un articolo scritto dal più grande esperto di horror esoterico italiano, Danilo Arona.
Leggetelo bene, perchè, come spesso accade con Arona, non si capisce mai bene quando finisce di essere un abile scrittore e dove inizia a fare il giornalista.
In questo secondo caso, se c'è della verità storiografica in ciò che dice, ce n'è abbastanza per andare a letto un po' meno tranquilli.
Tra l'altro questo articolo può essere utile a chi nei giorni scorsi mi ha contattato privatamente per saperne di più sui vampiri psichici. Spero che anche in un semplice post di questo tipo si possano trovare spunti utili per affrontare certe "difficoltà".
- - -

"I vampiri della mente", di Danilo Arona

Più d'una volta mi sono concesso l'azzardo di sostenere che in certe occasioni la letteratura horror nasconde delle verità quanto mai decifrabili al di là delle metafore e delle maschere letterarie. 
Il monumentale Carrion Comfort di Dan Simmons, conosciuto in Italia come Danza Macabra (titolo con cui uscì nel '92 presso Interno Giallo), rappresenta una di queste occasioni, Tornato in questi giorni sugli scaffali delle librerie in edizione integrale per i tipi di Gargoyle Books, Danza Macabra è un clamoroso mix di horror epico, thriller, action con qualche strizzatina d'occhio alla spy story: un assoluto esempio di ottima letteratura contemporanea di confine, scritta però vent'anni fa, grazie alla quale facciamo conoscenza con dei particolarissimi “mostri” dotati di un “Talento” tanto speciale quanto discutibile, ovvero quello di entrare nel corpo e nella mente degli esseri umani per assoggettarli ai loro inimmaginabili scopi.
 
Senza voler guastare a chicchessia la lettura che si dipana prodigiosamente fluida e accattivante per quasi mille pagine, si può anticipare che il Talento dei tre vampiri psichici (Melanie, Willi e Nina) azzera del tutto l'impulso vitale delle vittime prescelte, che in questo modo si trasformano in catatonici zombi dall'elettroencefalogramma piatto e del tutto insensibili ai più atroci dolori fisici. 
Se vi pare un riferimento dell'attuale condizione planetaria, non si può che concordare. E lo stesso Simmons, nel corso del romanzo, ne corrobora l'Ombra con ampi riferimenti alla manipolazione mediatico-economica, alla pedofilia e agli inganni della politica. Ovvio che il modello in stato d'accusa non possa essere altro che l'America degli anni ottanta, reazionaria, razzista e con un tendenza già allora crescente alla “esportazione” della “democrazia”. Ma il discorso tiene ancora, soprattutto laddove Simmons individua nelle élite – i ristrettissimi gruppi di potere finanziario ed economico – l'espressione più potente del male, soprattutto negli occulti progetti unilaterali di giocare “non più sulla pelle di singoli uomini ma di nazioni intere”. Sotto questo profilo Carrion Comfort è quasi un saggio sul tema della manipolazione globale. E scoprirlo in una ristampa del 2009 non è proprio da poco.
Ma personaggi come Melanie e Nina esistono sul serio? Con quei poteri? Personalmente non avrei dubbi a favore di una risposta affermativa e, a conforto di una tesi all'apparenza paradossale, porterei come prova “fumante” la cronaca quotidiana, né più né meno quello che ci arriva tutte le mattine dai giornali: un utile sport mentale che occorre fare per imparare a leggere oltre le notizie. Su questo non mi dilungo, ma è dall'11 settembre 2001 che la realtà è un'altra. E poi non è forse manipolazione globale la tremenda crisi economica, appunto, creata dalle élite, che sta martoriando l'Occidente? Lo dice pure Tremonti a suo modo. E va da sé che stiamo parlando del vampirismo psichico istituzionale.
Però è giocoforza che sul piano individuale, quello sottile che c'informa prima di tutto “a pelle” sul connettivismo di ogni giorno, ci troviamo al dover fare i conti con verifiche di cui molti (chissà quanti) non paiono avere percezione. Un esempio sin troppo banale: avete mai passato una certa parte del vostro tempo con una persona che vi ha, alla lettera, spossato? Vi siete mai trovati, alla fine di qualche serata all'apparenza frivola e disimpegnata, privi del tutto di energie come se aveste scaricato chili di mattoni per ore e ore? Bene, è probabile – non certissimo perché ci muoviamo in un campo in cui la certezza non è mai tale – che siate transitati dalle parti di uno o più vampiri della mente, quasi certamente in piena stagione di caccia. 
Esistono senza dubbio nella prassi quotidiana individui che metaforicamente risultano essere proprio dei veri “predatori” di energia. Ognuno nella sua vita ne conosce, se è fortunato, almeno una mezza dozzina. Io forse ne ho incontrati di più, ma quel che conta è la media. Sino a quando non mi sono imbattuto in un sinistro libretto dello psicologo statunitense Joe H. Slate, Psichic Vampires – che, per quanto sia da prendere con le molle, in alcuni passaggi fa più che riflettere. Ad esempio, questo:
 
“Se riflettete un istante, forse ricorderete di avere sperimentato il vampirismo psichico, fenomeno che vi ha privati delle vostre energie e vi ha lasciati mentalmente e fisicamente stanchi. Forse avrete addirittura avvertito la violazione del vostro spazio personale e la vera e propria estrazione di energia dal vostro corpo. Una volta consapevoli di questi effetti, forse avete cercato un modo educato per porre fine a questa intrusione. E' interessante notare che alcuni dei termini usati per descrivere questi incontri sociali così sgradevoli suggeriscono chiaramente i sintomi del vampirismo: 'dolore al collo' e 'un'esperienza prosciugante' sono solo due esempi. Esempi tipici di vampirismo sociale sono il bombardamento di comunicazioni persuasive che si vedono regolarmente in politica, nella religione, nella raccolta di fondi e nella pubblicità. I vampiri psichici esperti, infatti, hanno spesso una lunga storia di manipolazione di persone per trarne vantaggio nella carriera o per altri interessi, uno schema che si è fatto sempre più dominante.”
 
Volendo cercare riscontri – da Vanna Marchi a qualche leader politico a caso - i risultati non mancherebbero. Ma personalmente non farei cadere un discorso a suo modo serio nel bozzettismo caricaturale. Perché quando si discute di “energia”, ci muoviamo in ambito scientifico, quanto meno in quel terreno di studio non ancora asservito agli interessi delle élite globali. E allora occhio, occorre schermarsi, perché, citando ancora Slate, “il vampirismo psichico è vivo e fiorente nel mondo di oggi e, che abbia forma individuale, di gruppo, parassitica o globale, esige purtroppo un pesante tributo: esso risucchia energie, e in alcuni casi distrugge vite umane. A livello personale, consuma le nostre energie e interrompe la nostra crescita. A livello globale, può letteralmente privare la Terra dalle risorse necessarie alla sua sopravvivenza.”
C'era un signore, un grande intellettuale, che si chiamava Joan Culianu che si occupava a fondo di questi argomenti, soprattutto dei brain-trust che esercitano il loro controllo occulto sullo psichismo di massa occidentale. Fu ucciso con un colpo di pistola Beretta calibro 25 nei bagni della Divinity School di Chicago il 21 maggio 1991. Culianu veniva dalla Romania. Di lì molto probabilmente venivano anche i suoi assassini. La Romania ha regalato al mondo la controparte folclorica dei “vampiri della mente”...
Non concludiamo. Questi discorsi non si concludono mai. Sembrano frammenti slegati di un ragionamento che non si vorrebbe neppure portare a compimento. Non a caso la fiction letteraria, spesso, fa le veci del giornalismo investigativo. Leggiamo bene e leggiamo “oltre” Danza Macabra di Dan Simmons, I parassiti della mente di Colin Wilson e, magari, Il presagio di Claudio Gatti (un thriller di molti anni sulla morte di Culianu, scomparso subito dagli scaffali)... Chissà che non s'intravedano i lampi della luce oscura e della verità.

(Fonte: www.carmillaonline.com)

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Sentite uno scalpiccio?

  • Apr. 2nd, 2009 at 3:27 PM
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Gli operai della Caterpillar di Grenoble hanno accettato di liberare i quattro manager dell'azienda, sequestrati da oltre 24 ore, per consentire la ripresa di negoziati sul piano di ristrutturazione. 
(...)
I manager della Caterpillar, che produce macchine da lavoro, hanno passato la notte in fabbrica, dormendo sulla moquette di un ufficio della direzione. 
Il sequestro dei manager della Caterpillar è stato il terzo del genere avvenuto in Francia nelle ultime settimane, dopo quelli dei dirigenti di Sony France e dell'azienda farmaceutica 3M, in clima sociale teso, alimentato da annunci di chiusure di fabbriche e di licenziamenti. Ieri sera il patron del gruppo di lusso e distribuzione Ppr, Francois-Henri Pinault, è stato bloccato per un'ora in un taxi, a Parigi, da una cinquantina di dipendenti in stato di agitazione contro la prospettiva di 1.200 licenziamenti. 
(Fonte: La Repubblica)

Manager assediato dai dipendenti
Protesta sotto le finestre di un dirigente del call center Omnia di via Breda. «Siamo senza stipendio»
«Adesso basta! Li vogliamo qui. In mezzo a noi. E ce lo ven gano a spiegare con parole loro come mai non ci sono stati paga ti gli ultimi due mesi di stipen dio». Così parlavano ieri matti na i dipendenti del call centre Omnia di via Breda 176. Da gior ni la tensione e la rabbia stava no montando. Questa volta, pe rò, si è passati ai fatti. Una cin quantina di operatori hanno la sciato il lavoro e sono scesi in cortile. Sotto le finestre del di rettore generale, nonostante la pioggia. Determinati a fare scen dere il manager per ottenere su bito spiegazioni. Fernando Ruzza ha capito la situazione e ha accettato l’invi to senza farsi pregare. 

(Fonte: Corriere.it

G20, scontri nel cuore della City
Un uomo a terra, muore in ospedale
(...)
La polizia, intanto, ha comunicato che per i disordini di mercoledì sono state fermate 88 persone. La manifestazione era cominciata in modo pacifico ma è poi degenerata in scontri, anche violenti. Circa 4mila - tra anarchici, ambientalisti, anticapitalisti - sono scesi in strada nel «Financial Fool’s Day», il pesce d'aprile finanziario. Hanno invaso la City, lanciando bottiglie e sassi contro uffici e rompendo vetrine di negozi. Quattro diversi cortei, partiti da altrettante stazioni ferroviarie, si sono concentrati davanti alla Bank of England, dove la tensione è salita. La polizia ha fatto una carica con gas lacrimogeni, ma alcuni manifestanti sono riusciti a entrare nella vicina Bank of Scotland, dove poi gli agenti hanno fatto irruzione.
(Fonte: Corriere.it

"Siamo alla fine di un incontro molto approfondito sul tema del lavoro, un lavoro che comincia a venir meno con numeri preoccupanti". Cosi' il premier Silvio Berlusconi, durante la conferenza di chiusura dei lavori del G8, allargato ai ministri del Lavoro dei Paesi emergenti. "Venti milioni di posti di lavoro in meno per il 2010 sono una grande preoccupazione per tutti i governi", ha aggiunto il presidente del Consiglio.
(Fonte: ADNKronos)

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Non avete anche voi la bella sensazione di essere seduti su una cassa di letame farcita col tritolo e pronta a esplodere? Tanti piccoli 
Se sarà sarà, inutile ricamarci sopra con troppe parole. 
Ma so che voi vi aspettate qualcosa di pulp, da questo blog. Una dissertazione sul Nuovo Ordine Mondiale, sulle teorie del complotto, sulla crisi sapientemente pilotata da chi oggi sembra subirla (banche, multinazionali etc etc).
E invece no.
Oggi voglio darvi una ventata di ottimismo e di speranza.
Per questo vi cito un articolo (purtroppo di fonte ignota, almeno a me), sul simbolismo rappresentato da quattro cavalieri dell'apocalisse. Così se sentite i loro zoccoli avvicinarsi, potrete almeno riconoscerli.
Volete mettere la soddisfazione?

I quattro cavalieri dell'Apocalisse che cosa rappresentano? Essi portano distruzione e rovina. Non vengono presentati come liberatori di Israele dal giogo romano, ma come flagelli dell'umanità intera. Quindi sono simboli astratti, che si succedono nel corso del processo storico a motivo della diversa tipologia di male che simboleggiano.
Una certa tradizione cristiana ha creduto di ravvisare p.es. nel cavaliere del cavallo bianco la popolazione barbarica dei Parti, grandi esperti nell'uso dell'arco e grandi nemici dei romani nel I sec. Ma questa interpretazione è riduttiva.
La vera novità nel quadro a tinte fosche dipinto dall'autore dell'Apocalisse sta piuttosto nell'aver voluto dare a questi emblemi della negatività una connotazione storica, seppure in chiave di filosofia e teologia della storia.
Nell'A.T. già i profeti come Ez. 14,21 o Ger. 15,2 avevano individuato le disgrazie peggiori dell'umanità: fame, guerra, peste, bestie feroci e schiavitù. Ma questi mali venivano considerati equivalenti, tant'è che potevano anche colpire contemporaneamente in luoghi diversi (p.es. le bestie feroci colpivano in genere i lavoratori della terra). Non c'era una vera e propria filosofia o teologia della storia. Quelle figure non erano evocative di processi storici, né rappresentavano delle categorie metastoriche (che nell'Apocalisse, peraltro, vengono in qualche modo standardizzate).
(...)
Il cavallo bianco, in tal senso, sembra rappresentare l'uso della forza pura e semplice, senza ideologia. Il cavaliere è un campione nell'uso dell'arco. Tutti gli riconoscono la supremazia bellica. E' il trionfo dell'individualismo basato sull'abilità fisica. Potrebbe rappresentare benissimo gli imperi schiavistici.
Il cavallo rosso invece sembra rappresentare una sofisticazione dello schiavismo, forse il servaggio. Il cavaliere infatti ha il potere non solo di dominare con la forza delle armi, ma anche di far uccidere tra loro i sudditi che domina. Questo significa che con la sua spada egli difende questa o quella ideologia astratta, per un fine che resta sempre quello del potere politico.
Il terzo cavallo non sembra feroce, in apparenza, poiché il cavaliere ha in mano una bilancia con cui dà un valore alle cose: "una misura di frumento per un denaro e tre misure d'orzo per un denaro"(6,6). Cose, queste, che, a differenza dell'olio e del vino, vengono "danneggiate" - il che porta inevitabilmente alla fame, almeno in una parte dell'umanità. Questo forse significa che l'ideologia si è posta al servizio di interessi meramente economici, coi quali si gestisce il potere politico.
Ma il cavallo che fa più paura è il quarto, quello giallastro-verdastro, che rappresenta la morte, quello che domina "sulla quarta parte della terra", quello che, in virtù del numero incredibile di seguaci, è in grado di infliggere qualunque pena: spada, fame, malattie, belve feroci. Sembra qui di vedere un riferimento alle moltitudini di origine asiatica.
(...)
Proprio nel momento in cui sembrava essere arrivato il peggio per l'uomo, ecco che si scatenano imponenti catastrofi naturali, nei cui confronti l'uomo è del tutto impotente.
Questo incredibile cataclisma obbliga tutti gli uomini, di qualunque rango o estrazione sociale, a rifugiarsi, al pari di uomini primitivi, presso spelonche e tra le rocce dei monti 

Doomsday clock (cliccate per ingrandire)



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Cosa sono gli incubi dei bambini? Solo fantasie della mente durante la fase del sonno? Oppure no? Un tale interrogativo se lo sono posto ormai da diversi anni molti studiosi, che certamente seguono una strada sensibilmente eterodossa rispetto a quella tradizionale. Fra questi, Arthur Guirdham, psichiatra inglese che ha anche lavorato a Londra come consulente di un centro psico-pedagogico; egli sostiene che i bambini possono vedere il diavolo e le forze del male in azione, e che tali esperienze li traumatizzano per tutta la vita.
Il perché in genere non ne parlano con gli adulti, sarebbe spiegato dallo studioso col fatto che dopo le prime volte in cui raccontano cosa hanno "vissuto", i piccoli si rassegnano perché si rendono conto che tanto non sono creduti.
Ciò che colpisce è che anche lui afferma di aver avuto una simile esperienza quando era piccolo. Insomma, secondo queste scuole di pensiero, anche i comuni incubi piuttosto che le paure di mostri e quant'altro - tutte situazioni che caratterizzano le notti di molti bambini e che sono da inserire nella generica categoria di "paura notturna" - sarebbero da imputare a entità metafisiche, perlopiù diaboliche.
In base alle statistiche realizzate finora, facce sogghignanti e satiresche sarebbero la forma più comune di terrore notturno. Queste esperienze sarebbero veri e propri contatti che il bambino ha sul piano parapsicologico e si tratterebbe quindi di fenomeni più medianici che psicologici. I "cuccioli" di umani li percepirebbero perché più ricettivi degli adulti, in quanto nei primi anni di vita la psiche e la personalità - resa fortemente "razionale" dalle convenzioni sociali - sono meno legate l'una all'altra. Inoltre sul punto di cadere nel sonno, il contatto tra psiche e personalità è ulteriormente allentato.
Siamo sicuri - questo è il dubbio sollevato da Guirdham e da chi la pensa come lui - che ciò che gli adulti non vedono sia solo fantasia o addirittura lucida menzogna dei bambini? Fantasie, incubi, visioni di film o ascolto di narrazioni suggestive: questi i motivi a cui gli adulti adducono le notti tormentate dei piccoli... Ma se non fosse sempre così? Se non si trattasse sempre di esperienze oniriche o fantastiche? (fonte: www.nonapritequelportale.com)



Molti libri sono stati scritti sull'argomento, alcuni anche ben fatti. Da parte loro gli psicologi, tuttavia, si muovono generalmente dal punto di vista di una scienza immanentista e materialista, per cui essi danno per scontato che non bisogna cercare fuori della mente la spiegazione di qualunque processo od evento, per quanto insolito. Valga per tutti il caso dei cosiddetti "compagni di giochi immaginari", che tutti gli psicologi di formazione accademica interpretano unicamente come una creazione della fantasia di bambini particolarmente sensibili ed emotivi e abituati, per le più varie circostanze, a trascorrere troppo tempo da soli.
Solo pochissimi studiosi hanno osato sfidare il paradigma materialista della psicologia moderna e hanno sostenuto, ad esempio, che certe forme di "pavor nocturnus", e gli stati nevrotici che ne derivano, sono spiegabili ammettendo che i bambini possiedano la facoltà di vedere e sentire realtà ultra-dimesionali, quali l'apparizione di creature demoniache: esperienze che, di norma, essi non osano confidare agli adulti, anche perché sanno che non verrebbero creduti. 

L'esorcista e studioso Corrado Balducci riporta, con dovizia di particolari, il celebre casi di due fratelli, due bambini alsaziani che, nella seconda metà del XIX secolo, furono vittime di una prolungata possessione demoniaca che mise a soqquadro l'intero paese. Ed è noto che i testimoni di numerose apparizioni mariane - da Lourdes, a Fatima, a Medjugorie - furono bambini o adolescenti nell'età puberale; così come lo sono, di norma, i presunti agenti del fenomeno del "poltergeist". E, inoltre, è noto che la quasi totalità delle fiabe, dei racconti e delle storie popolari relativi a gnomi, elfi, coboldi, folletti e altre simili creature, vedono coinvolti - appunto - dei bambini (come lo era Alice, la protagonista dei due fortunati romanzi di Lewis Carroll).
Anche al giorno d'oggi, vi è chi sostiene che il "piccolo popolo" delle strane creature del folklore esiste tuttora, per quanto sia estremamente elusivo nei confronti degli esseri umani. Il più convinto sostenitore dell'esistenza di questa Seconda Razza era lo scrittore inglese Arthur Machen (1863-1947), specializzato in romanzi e racconti del terrore, fra i quali "Il gran dio Pan" e "La casa degli spiriti", molto apprezzati dai cultori del genere. Anche sir Arthur Conan Doyle, il celeberrimo inventore del personaggio di Sherlock Holmes, si era convinto dell'esistenza delle fate, dopo che due bambine inglesi le avevano vedute e fotografate, nel 1920 (anche se, molti anni più tardi, una di queste ultime confessò che si era trattato di uno scherzo).


Lo parapsicologo americano William G. Roll sostiene che la mente di un soggetto medianico può creare da se stessa l'apparizione che percepisce. Egli ammette che le tracce psichiche del passato, immagazzinate, possano dare luogo a fenomeni di apparizione, ipotesi che avevamo già considerata in "La personificazione come fenomeno parapsicologico". Al tempo stesso, però, Roll ipotizza che le condizioni mentali del percettore possano svolgere un ruolo attivo della comparsa delle apparizioni, al punto da poter creare inconsciamente delle infestazioni, onde poter soddisfare talune proprie necessità di tipo emotivo. Per esempio, la scomparsa improvvisa di una persona può impregnare l'ambiente in cui viveva, la sua casa, al punto da creare, mediante una speciale rispondenza nei nuovi inquilini di essa, una realtà oggettiva, una sorta di semi-personalità, quasi per riempire il vuoto che si è venuto a creare. (fonte: www.edicolaweb.net/ )
 

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(Un po' di) Roma esoterica

  • Mar. 1st, 2009 at 9:54 AM
pensante

Pantheon

Di ritorno da una gita andata-ritorno a Roma, ho voglia di condividere un po' dell'amore che ho per questa città con chi mi legge. Ovviamente cercherò di farlo stando ai canoni di questo blog, quindi accenniamo qualcosa sui luoghi esoterici di Roma, che di certo non è tutta palazzi ministeriali e monumenti arcinoti (nonchè bellissimi!)
Per farlo vi cito il bellissimo articolo di Franco Bruni, pubblicato su "Progress" del febbraio 2006. Ne potete trovare una copia completa e ricca di itinerari suggeriti a
questo link.

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Questo elenco vuole solo suggerire qualche luogo particolare in una città talmente meravigliosa e ricca da essere assolutamente unica. Ho elencato pochissimi luoghi che possono avere un riferimento al mondo gotico, e luoghi talmente belli da risvegliare in qualunque spirito sensibile il senso romantico del sublime. Ovviamente, non c'è pretesa di una neppure vaga completezza ne di obiettività, sono solo pochi suggerimenti...
 

S. Maria sopra Minerva - (Piazza della Minerva, vicino al Pantheon) Dietro una facciata piatta anonima, si nasconde l'unica chiesa gotica di Roma; le attuali forme gotiche risalgono al 1280 circa, ma un restauro a dir poco infelice (1848-55) ha portato forti modifiche al suo aspetto (principalmente il rivestimento in marmo dei pilastri e delle semicolonne e l'ornamentazione pittorica).

Santa Maria sopra Minerva
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Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio - (Lungotevere Prati) Potrebbe sembrare un piccolo gioiello gotico se, avvicinandosi, non ci si rendesse conto del fatto che è realizzata in cemento armato... Comunque, al suo interno, c'è una piccola sala, che costituisce il Museo delle Anime del Purgatorio voluto alla fine del secolo scorso dal parroco della chiesa appena costruita.
Esso contiene, in alcune teche, oggetti sui quali alcune anime del purgatorio, tornate per un attimo al fine di chiedere qualche preghiera, o di ringraziare chi aveva pregato per loro, avrebbe lasciato dei segni. Ah, devo avvertirvi: sembra che, su chi visita il museo, penda una maledizione, ma non sono ancora riuscito a sapere in che cosa consista.

Sacro cuore del Suffragio
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Chiesa di Santa Maria dell'Orazione e Morte - (Via Giulia, più o meno a metà) Questa chiesa, eretta nel XVI secolo ma completamente riedificata nel XVIII, deve il suo nome all'Arciconfraternita omonima, che la scelse come sua sede. Le Confraternite erano delle "società o adunanze di persone, stabilite in alcune chiese od oratorii per praticare pratiche di religione o di pietà" (Luigi Huetter, da "Le Confraternite", 1927). La prima fu fondata sotto Costantino, dopo il 313, le ultime furono sciolte nel 1890 per decreto papale. Per buona parte del periodo intermedio, divennero tanto numerose da essere considerate quasi una minaccia per il potere (solo a Roma se ne contavano centinaia).Quella dell'Orazione e Morte si occupava di dare sepoltura a cadaveri di persone morte e abbandonate lungo le strade di Roma. All'interno della chiesa, si possono ancora vedere i macabri gonfaloni e so di una cripta che potrebbe valere la pena di vedere, ma, l'unica volta che sono riuscito a entrare nella chiesa, il custode delle chiavi era assente.

S.Maria dell'orazione e morte
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Cimitero Monumentale del Verano - Il complesso monumentale del Verano risale alla seconda metà del secolo scorso. Il cimitero è enorme, immerso nel verde di numerosi cipressi, e, nella parte più antica e monumentale, si possono trovare meravigliose sculture di angeli. Prossimamente vorrei pubblicarne alcune foto... Cimitero dei Cappuccini -(Chiesa dell'Immacolata Concezione, Via Vittorio Veneto, 27) E' questo uno dei luoghi più macabri di Roma: il cimitero, che si trova nella cripta, è diviso in cinque piccole cappelle, quasi completamente ricoperte da ornamenti in stile barocco realizzati esclusivamente utilizzando le ossa
di 4000 frati cappuccini. Le nicchie, i fregi sulle pareti e sul soffitto, perfino i lampadari sono fatti di questa singolare materia prima, e ogni ornamento è costituito di ossa scelte con cura, allo scopo di raggiungere un certo effetto ottico e artistico.

Cimitero monumentale del Verano
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Decisamente un luogo singolare... La porta alchemica - (Piazza Vittorio Emanuele II) All'interno dei giardini al centro della piazza, al lato del complesso dei Trofei di Mario, si trova la cosiddetta Porta Alchemica, o Porta Magica proveniente dalla villa, ormai non più esistente, fatta costruire da Massimiliano Palombara, marchese di Pietraforte, vissuto tra il 1614 e il 1680 nella zona in cui oggi sorge la piazza. La storia della porta è ammantata dalla tenue nebbia della leggenda, e nessuno è ancora esattamente riuscito a carpirne i ì segreti. Quel che è certo, è che alla fine del XVII secolo, si trasferì a Roma Cristina di Svezia, e fondò un circolo di esoteristi, maghi ed alchimisti al quale il Palombara, da sempre appassionato di letture classiche e occultismo, aderì prontamente. Tra gli adepti del circolo, un medico illustre, Francesco Burri, e un erudito tedesco, Athanasius Kircher. Pare comunque che nel giardino della villa il marchese si fosse costruito una sorta di laboratorio in cui portava avanti i suoi esperimenti, e che un giorno abbia bussato alla sua porta un misterioso viandante (forse Francesco Giustiniano Bono, famoso alchimista dell'epoca), al quale il Palombara offrì riparo. In realtà lo scopo dell'oscuro avventore, era quello di utilizzare il laboratorio per fare alcuni esperimenti sulla creazione della pietra filosofale; dopo tre giorni di lavoro ininterrotto, l'alchimista scomparì, lasciando nel laboratorio una certa quantità d'oro purissimo e una pergamena cosparsa di misteriosi simboli e frasi latine, contenenti il segreto del suo, a quanto pare riuscito, esperimento. Il Palombara si impegnò a lungo, ma senza successo, nel tentativo di interpretare il significato della pergamena; fallendo nello scopo e non volendo che una scoperta di tale importanza andasse perduta, decise di immortalarla nella roccia e commissionò la porta magica. La collocazione esatta della porta all'interno della villa non è nota con certezza, ma comunque probabile che fosse posizionata da qualche parte all'interno dell'enorme giardino, forse proprio all'ingresso del gabinetto alchemico.

Fin qui la leggenda; le frasi riportate sulla roccia, spingono però a dare anche un'altra interpretazione del passaggio. Vediamo allora cosa ci dicono alcune di queste scritte:

"Quando nella tua casa neri corvi partoriranno bianche colombe, allora sarai chiamato sapiente"

Oppure

"Chi sa bruciare con l'acqua e lavare col fuoco fa cielo della terra e del cielo cosa preziosa"

O ancora

"L'azoto e il fuoco, imbiancando Latona, permettono a Diana di venire senza veste"

Sulla base della porta, una frase probabilmente aggiunta dal Palombara stesso, riguardo alla missione del sapiente:

"È opera occulta del vero saggio aprire la terra affinché generi salvezza per il proprio popolo"

Perciò è possibile che i simboli esoterici e le frasi di cui è cosparsa la porta siano degli ammonimenti a chi si accinge ad attraversarla: questa operazione potrebbe essere considerata come il simbolo di una purificazione interiore della persona, che poi è anche il significato ultimo della pietra filosofale, in grado di trasformare la materia amorfa in oro. La pietra filosofale allora non è altro che l'eterno stimolo a cercare dentro di sé un bene prezioso e sfuggente, ciò a cui tutte le religioni spingono ma nessuna riesce a visualizzare in maniera compiuta.
Ai lati della porta, si trovano due statue di una divinità ctonia di origine egizia chiamata Bes: le rappresentazioni di questa divinità, in genere caratterizzata dalle fattezze di un nano deforme, erano considerate apotropaiche e dotate di capacità divinatorie. Si diceva che fosse così brutto da scacciare gli spiriti maligni, ed era una associato a tutti i piaceri umani; protettore della famiglia, spingeva le coppie sposate al sesso, proteggeva la donne incinte ed i bambini. Le due statue, però, non si trovavano nella villa dei Palombara, ma sono di epoca molto più antica, e sono state ritrovate durante alcuni scavi nei pressi della Stazione Termini, e poggiate vicino alla porta seplicemente perchè sembrava un posto adeguato per esse.

Porta alchemica
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Piazzetta Esoterica - (Via di S. Eustachio, vicino al Pantheon) Strano destino, quello di questa strada: è sufficientemente corta e larga da sembrare una piccola piazza, che alcuni chiamano, appunto, piazzetta esoterica. Qualcuno sostiene che in questa piazza, nel lontano passato, abbia risieduto un alchimista o negromante (che sia lo stesso Francesco Giustiniano Bono che conobbe il costruttore della Porta Alchemica? O forse il ben più famoso Giuseppe Balsamo, meglio noto come Cagliostro?) e che in qualche modo la sua presenza abbia lasciato un segno. E in effetti, non si può negare che la piazzetta possa provocare strane sensazioni: a due passi dal Pantheon, è decisamente più silenziosa e tranquilla di tutti i dintorni. Sarà poi un caso, ma tra i pochi negozi della piazza, ci sono una libreria esoterica, un negozio che lavora cristalli e pietre e un'enoteca che si chiama Spiriti... fate un po' voi! Bellissimo uno dei palazzi sul lato occidentale, ricoperto d'estate da una pianta di vite.

Colonne nella "piazzetta esoterica", via S.Eustachio
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Il Foro Romano - Credo ci sia poco da dire a riguardo... entrate e provate l'emozione di camminare sulle stesse pietre calpestate da Cicerone, Virgilio e Tacito. Si respira un'aria profumata di storia e di antichità. Purtroppo è chiuso il "Lapis Niger", probabilmente il rudere più antico del Foro: è di epoca regia, e la leggenda vuole che sia la tomba dello stesso Romolo, fondatore di Roma. Piazza Margana - A metà strada tra il Teatro di Marcello e Piazza Venezia, c'è questa piccola piazza, incastonata in mezzo a palazzi datati tra il XVI e il XVIII secolo, e sovrastata da una torre del XIV secolo. Perchè l'ho segnalata? Non so dirlo esattamente, ma è uno di quei numerosi luoghi di Roma che mi ispirano un forte senso di magia, e chi di voi ha letto "Il Segno del Comando", di Giuseppe D'Agata, può facilmente capire di cosa sto parlando.

Foro romano


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Paese fantasma: Saletta

  • Feb. 8th, 2009 at 3:05 PM
pensante
 

Saletta si trova in provincia di Vercelli ed è, una piccola frazione di Costanzana.
In essa si trovano pochi edifici, alcuni cascinali, per lo più abbandonati, i resti di un castello, purtroppo notevolmente rimaneggiato, una chiesa ed un tabernacolo, meglio conosciuto come "Il Tempietto".
Proprio attorno al Tempietto nascono le prime leggende che hanno poi creato il mito.
Mito che  abbraccia misteri e segreti appartenenti a varie scuole e discipline.

La storia
 
Saletta ha origini molto antiche e compare già in un atto del 1148 ed in un diploma di Federico Barbarossa del 1152. 
Oggi è un paese quasi del tutto abbandonato, circondato da campi e terreni coltivati. Sebbene esso sia molto piccolo e pressoché costituito da un prolungamento alberato del sagrato della chiesa, in esso si trovano il castello, oggi trasformato in cascina, la chiesa ed un vialetto alberato di poco meno di 500 metri che, attraversando un campo, conduce alla costruzione da tutti chiamata il tempietto. 
Dopo essere entrato nell'ordine degli Umiliati, Ranieri di Saletta, verso la fine del XIII secolo, donò i suoi possedimenti di Saletta al monastero di S. Martino di Lagatesco. Quest'ultimo vendette poi questi beni all'abbazia di S. Andrea per 625 lire imperiali. Anche il fratello di Ranieri, Martino di Saletta, dopo aver preso i voti divenendo vittorino nell'abbazia di S. Andrea, donò i suoi possedimenti alla stessa nel 1273. 
Grazie all'investitura di Papa Sisto IV, avvenuta nel 1481, del feudo di Saletta, passò al Marchese di Monferrato. Sarà poi Ferdinando, duca di Mantova e di Monferrato a cedere il feudo alla famiglia Ponzone di Milano, dalla quale fu alienato al marchese Giovanni Francesco Mossi nel 1625. La famiglia si estinse nel 1829 e le terre passarono per legittima successione alla famiglia Pallavicino. 

La struttura
 
Il Tempietto (tabernacolo di San Sebastiano): viene descritto dal pittore Levera come tempio rotondo di ordine dorico con dodici colonne elevato con basamento e scale per ascendervi, cornicione con mensole il tutto dipinto, architrave a finto marmo giallo e altare a finto marmo verde. La facciata è composta da frontone, architrave, fregio, cornice, base, capitelli.
 
La Chiesa: è dedicata a San Bartolomeo e ad essa si fa già cenno in una carta del 1280.
Su di essa l’abbazia di San Andrea aveva diritto a nominare il rettore della parrocchia con l’accordo dei signori di Saletta e della Panchetta (Torrione), previa presentazione al vescovo di Vercelli. (Il primo rettore che si ricorda è Giacomo Ferrero).
Dopo varie vicissitudini e passaggi di proprietà, nel 1805 la diocesi tornò a Vercelli mentre prima era aggregata a Casale.
In essa è degna di nota una tavola che si ritiene della scuola del Lanino con dipinta la Vergine in trono, incoronata da due angeli che tiene il bambino. Alla sua destra si trova San Bartolomeo mentre alla sua sinistra vi è San Sebastiano (1,50 x 1 m ).
 
Il Castello: un documento del 22 novembre 1272 attesta per primo l'esistenza del castello di Saletta, anche se, probabilmente, la fortificazione esisteva già nel secolo precedente.
L'antico castello di Saletta è oggi notevolmente trasformato.
La torre quadrangolare, costruita sul lato meridionale dell'antico recinto, su cui è stata edificata una loggia, ha ormai perso le sue caratteristiche di opera fortificata.
Sul lato occidentale si erge un'altra torre, a base quadrata, nella quale si aprono alcune finestre adattate a piombatoie.
Il muro della parte settentrionale presenta dei caratteristici fregi a dente di sega. 



Saletta è considerata un luogo ricco di leggende e su di esso si narrano innumerevoli storie di inquietanti presenze, riti satanici, magici e di fantasmi.
Molte storie si tramandano oralmente tra gli anziani dei paesi vicini, tra giovani e meno giovani e addirittura, alcune storie hanno avuto risalto su organi di stampa come "La Stampa", "La Sesia", "Il Monferrato", "Notizia Oggi".
L’età, il livello culturale e le condizioni socio-economiche di chi si reca a far visita a Saletta, in cerca di strane presenze o di emozioni, è abbastanza eterogenea e non è raro, chiedendo in giro, trovare persone che testimoniano strani accadimenti.
Sicuramente la posizione geografica e la suggestione del luogo fanno la loro parte; Saletta sorge isolata nella campagna della bassa vercellese, la zona è pressochè disabitata; d’estate regnano sovrane l’afa e le zanzare mentre d’inverno il gelo e la fitta nebbia inghiottono quei luoghi che paiono ancora più suggestivi al crepuscolo e di notte.
L’uomo, sempre a caccia di mistero per soddisfare il proprio lato esoterico, trova quindi in Saletta una sorta di "riserva di caccia", generazioni di adolescenti partono diretti verso quel luogo come in una sorta di rito iniziatici e di prova di coraggio.
La probabile fenomenologia paranormale che coinvolge Saletta è vastissima e copre tutte le specie di fenomeni: fantasmi, infestazioni, poltergeist, riti magici ed oscuri.
Eccovi alcune leggende su Saletta, anche se la casistica è  vastissima.

I motori si spengono
 
Una delle leggende più conosciute ci racconta che in certe circostanze i motorini, nei pressi del Tabernacolo, si spengono.
Alcune varianti coinvolgono anche autoveicoli ed addirittura aereoplani; insomma, ogni mezzo meccanico rischia di andare in panne in quella misteriosa zona.
Il fatto che la variante più diffusa parli di motorini, ci lascia supporre che si sia articolata nel contesto di un pubblico giovane, molto legata a quel determinato mezzo di locomozione, spesso utilizzato dai quattordicenni per raggiungere Saletta.
Alcune teorie legate alle caratteristiche geo-fisiche del territorio, capaci di influenzare con campi magnetici le apparecchiature, potrebbero tentare di dare una risposta al fenomeno, una volta dimostrato che si verifichi veramente.
Il particolare degli aeroplani che si spengono, invece, affonda le radici in un fatto di cronaca, in cui, per imperizia del pilota, un aereo militare rischiò veramente di sfracellarsi sopra Saletta.
Infatti abbiamo trovato un trafiletto molto breve su "La Sesia" del mese di ottobre 1980.
In esso si trova scritto che un aereo militare del 53 stormo di Cameri rischiò di schiantarsi su Saletta, a causa di una manovra errata del pilota.
L'aereo era un F-104, detto anche "bara volante" per la sua instabilità
Da notare che abbiamo effettuato delle riprese aeree della zona, sorvolando chiesa e tabernacolo, senza che nulla si spegnesse.  

Rituali e messe nere

In un’articolo datato 8 dicembre 1991 apparso sul "La Stampa", comparivano alcune curiose testimonianze riguardo Saletta.
Un ragazzo di Casale riferiva una testimonianza del 1989: " ...eravamo una quindicina e una sera abbiamo deciso di andare a fare cagnara a Saletta, perchè da tempo qualcuno diceva che dentro la chiesa si facessero messe nere. Dentro la chiesa si scorgeva una gran luce e allora due o tre di noi, i più coraggiosi, si sono avvicinati per sbirciare. Sulle pareti c’era scritto "il diavolo è quì" e "ho visto il diavolo". Lo abbiamo raccontato in giro ma tutti ci hanno mandato a quel paese.".
Altra testimonianza è data da un ragazzo di Ticineto il quale afferma che i partecipanti delle cerimonie alla Saletta vengono da Torino e da Casale. Sul finire degli anni ’80 esistevano due testimoni diretti delle messe nere ma pare che fecero una brutta fine: uno morì in un incidente stradale e un altro diventò pazzo.  
 
Il toro demoniaco


 
Anche nella Chiesa di S. Bartolomeo venivano svolte messe nere. Una leggenda racconta che al suo interno esista una statua di un toro o di un caprone con gli occhi rossi che veniva adorata dai cerimonianti.
Essendo un luogo di culto e per di più isolato è facile che qualche minoranza religiosa ne abbia approfittato per adibirla al proprio uso.
Un tempo venivano anche fatti appostamenti notturni da parte delle forze dell'ordine per controllare questi frequentatori notturni.
C'è da dire che, rispetto ad altri luoghi in nostro studio, la presenza di stupidi vandali e di semplici teppisti è veramente limitata, anche se presente.
Per quello che riguarda invece la storia della statua di un toro non possiamo fare a meno di domandarci chi la possa avere trasportata fino alla chiesa e poi in essa introdotta, non essendo elemento tipicamente cristiano.
Infatti i racconti parlano di una statua a gandezza naturale e la logica ci fa immaginare che non un toro o un caprone dagli occhi rossi non fosse elemento di culto cristiano e ci ricorda molto un pagano Cernunnos, o il Deo Soli Invicto Mithrà.
Fortunatamente la spiegazione a questa strana leggenda si trova molto facilmente sbirciando dalle finestre della chiesa di S. Bartolomeo, oggi chiusa e murata.
Infatti al termine della navata destra pare intravedersi un oggetto dalla particolare forma di un teschio di un toro o di un caprone.
Tale oggetto è di colore rosso.
Il fatto che sia facilmente abbinabile ad un teschio di animale cornuto va invece ricercato nella macabra decorazione del timpano della chiesa che mostra una serie di teschi di mucca in leggero rilievo.
Tale decoro è presente anche sul municipio di Vercelli e sul palazzo dove hanno sede gli uffici centrali della posta di Vercelli.
Bene. Il mistero potrebbe essere svelato. Ma che cosa è in realtà tale oggetto?
Semplice. E' il basamento di una statua, una mensola, stretta alla base e larga in cima dove avrebbe sorretto una raffigurazione religiosa.
Un ulteriore conferma l'abbiamo dalla fotografia scattata che comprende anche il contorno luminoso di una statua,dipinto sul muro.
Tale basamento si è rotto o è stato rotto e la fenditura ha contribuito a rendergli la un aspetto simile ad un teschio animale.
 
Ossa di giganti

Scheletro di presunto gigante scoperto in una miniera italiana nel 1856

Si dice che a Saletta rinvenirono alcuni resti di esseri giganteschi, dalle fattezze umane.
Il racconto di questi giganti trova conferma studiando la vita dello storico locale Giovanni Battista Modena che fu un canonico vercellese vissuto tra il XVI ed il XVII secolo.
Nella Bibbia, e più precisamente nel libro della Genesi (VI, 4) vi è scritto che la terra, prima del diluvio universale, era abitata dai giganti.
Giovanni Battista Modena, tentò di dimostrare che il vercellese fosse molto antico e quindi già abitato prima del diluvio.
Per dimostrare ciò dovette dimostrare che nelle nostre campagne vissero i giganti, unici abitanti prima del diluvio.
Iniziò così una sua ricerca ben presto trasformata in una vera e propria caccia delle ossa dei resti di questi giganti.
Convinto della veridicità dei documenti studiati inizia le sue ricerche a Vercelli dove trova nella chiesa di S. Cristoforo un dente gigantesco conosciuto come "dente di S. Cristoforo", e nella chiesa di S. Eusebio un secondo ed enorme dente.
Sarà a Saletta che, nel 1622, troverà, secondo la leggenda, i resti di un gigante.
Di tale ritrovamento scrisse:
" ...si è ritrovato un corpo di gigante di altezza e grossezza indicibile, ed io stesso ho veduto, misurato...
Era questo un gran gigante alla proporzione della grossezza delle ossa più grosso di corpo, che la proporzionata altezza del corpo, e talmente indurito, perchè era sepolto nell'arena, o creta il che mi fa credere che fosse morto nel tempo del diluvio essendo quasi impietrito..."
Pare quindi che, qualche cosa avesse trovato, forse il fossile di qualche animale estinto secoli prima, forse un gigante davvero...
E' inoltre dimostrato che nella zona tra Saletta e Torrione vi fosse anticamente un ghiacciaio e tra le colline createsi è possibile rinvenire ancora fossili di conchiglie. 
 
Nota: molte informazioni e foto di questo post sono tratte dal sito www.saletta.teses.net/ dedicato interamente al mistero del paese vercellese. Sito che vi consiglio caldamente di visitare!
 
 

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Un doppelgänger è una copia spettrale di una persona vivente. Il termine doppelgänger è preso in prestito dal tedesco, lingua nella quale viene scritto (come ogni sostantivo) con l'iniziale maiuscola. Doppelgänger è composto da doppel, che significa "doppio", e gänger, che letteralmente significa "che se ne va" (anche se in questo contesto, il significato è più vicino a "passante").
Il termine, nella lingua nativa, si riferisce a un qualsiasi doppio o sosia di una persona, più comunemente in relazione al cosiddetto gemello maligno, o alla bilocazione. In alternativa, la parola viene usata per descrivere un fenomeno nel quale si vede la propria immagine con la coda dell'occhio. In alcune mitologie, vedere il proprio doppelgänger è un presagio di morte. Un doppelgänger visto da amici o parenti di una persona può portare sfortuna o indicare il sopraggiungere di una malattia o un problema di salute.

Secondo il folklore i doppelgänger non proiettano ombre, e non si riflettono negli specchi o nell'acqua. Si suppone che forniscano consigli alla persona di cui hanno le sembianze, ma questi consigli possono essere fuorvianti o maliziosi. Essi possono anche, in rari casi, instillare idee nella mente delle loro vittime o apparire ad amici e parenti, provocando confusione. In molti casi, una volta che si è visto il proprio doppelganger si è condannati ad essere perseguitati da immagini della propria controparte spettrale.

Presunti doppelgänger "storici"

A quanto si dice, poco prima di morire la regina Elisabetta I ebbe una visione di se stessa che giaceva nel letto di morte, pallida e immobile. 
Guy de Maupassant registrò le esperienze con il suo doppelgänger nel suo racconto Lui ( The light continent).
Si è talvolta sostenuto che Percy Bysshe Shelley, atleta e poeta inglese, incontrò il suo doppelgänger che gli preannunciava la propria morte. Comunque, Shelley incontrò questo "doppelgänger" in sogno, non nella vita reale.
John Donne, il poeta metafisico inglese, apparentemente incontrò il doppelgänger della moglie a Parigi, che gli preannunciò la morte della sua non ancora nata.
Abraham Lincoln disse alla moglie che vide due sue facce allo specchio, subito dopo essere stato eletto presidente, una delle quali era mortalmente pallida. La moglie riteneva che ciò significasse che sarebbe stato eletto per un secondo mandato ma non sarebbe vissuto fino alla fine.
Rosalyn Greene sostiene che il fenomeno del doppelgänger, per mezzo della bilocazione, è responsabile degli avvistamenti di lupi mannari e altri mutaforma.



Il caso di Emilie Sagée

Robert Dale Owen fu autore dello studio di un singolo caso di questo fenomeno relativo a Emilie Sagée. L'episodio gli venne riferito da Julie von Güldenstubbe, una donna aristocratica lettone. La Von Güldenstubbe riferì che tra gli anni 1845–1846, all'età di 13 anni, ella fu testimone insieme ad altri bambini, del fenomeno di bilocazione della sua insegnante di lingua francese Sagée, in pieno giorno, all'interno dell'istituto educativo (Pensionat von Neuwelcke). Le azioni del doppelgänger di Sagée comprendevano:
Mimava il fatto di scrivere e mangiare, ma senza avere nulla in mano.
Si muoveva indipendentemente da Sagée, e rimaneva immobile quando Sagée si muoveva.
Appariva in piena salute mentre Sagée era gravemente malato.
Inoltre apparentemente il doppelgänger esercitò resistenza al tocco, ma era non-fisico (una ragazza passa attraverso il corpo del doppelgänger).

Il "doppio" di Paul McCartney



Molto meno esoterico ma altrettanto affascinante è quel filone delle "urban legends" che vuole personaggi famosi sostituiti da impensabili sosia, di solito per nascondere una morte improvvisa nel momento di maggior successo. Quella più famosa riguarda Paul McCartney.
Il fattore scatenante di questa nota leggenda metropolitana può essere fatto risalire al 1969, quando durante una trasmissione radiofonica della stazione WKNR di Detroit, il disc-jockey Russ Gibb riceveva la telefonata di un misterioso ascoltatore, tale “Alfred”, che sosteneva di conoscere un agghiacciante segreto della vita dei Beatles. Il fantomatico Alfred, in diretta radiofonica rivelò che Paul Mc Cartney era morto in un incidente stradale avvenuto il 9 Novembre 1966.  
 
In quel periodo, i Beatles erano impegnati nella realizzazione del’album che avrebbe dato una svolta alla storia del rock: Sgt. Pepper’s lonely hearts club band. Nel corso della telefonata, Alfred citò alcuni articoli tratti dal giornali inglesi, a proposito di un incidente avvenuto alle cinque del mattino del 9 Novembre 1966. Il guidatore dell’auto distrutta, completamente sfigurato, non era stato identificato. Ma secondo Alfred aveva un nome: Paul McCartney. Dopo quattro mesi dall’incidente, nel febbraio 1967, il fan club ufficiale dei Beatles lanciò, senza una apparente ragione, uno strano concorso: «Cerchiamo il sosia di Paul McCartney». Centinaia di persone, da ogni parte del mondo, spedirono la loro foto e si presentarono alle selezioni indette dal fan club. Il vincitore del concorso no fu però mai nominato....Perché? Forse per nasconderlo. Secondo il misterioso Alfred, infatti, il sosia di Paul fu trovato davvero, il quale, dopo “ritocchi” ai lineamenti e alla voce, ne prese il posto. L’industria discografica, dunque, avrebbe sostituito Paul con un sosia. Con la complicità di Lennon, Harrison e Starr. Sembra però che questo terribile segreto abbia generato una sorta di senso di colpa dalla band, a giudicare dai vari indizi lasciati sugli album e le canzoni. Indizi lasciati quà e là, per far trapelare un terribile segreto o per fare forse un simpatico scherzo a milioni di fan? 
 
Ad esempio, sulla copertina di Magical mistery tour (1967), Paul è l’unico a tenere una rosa nera invece di una rossa, ed inoltre, in una immagine di gruppo, sulla batteria di Ringo, troviamo la scritta «Love 3 Beatles » ...ma i Beatles non erano in 4 ? Sempre in Magical mistery tour, Paul e compagni indossano delle maschere. Una di esse raffigura un tricheco. Secondo la simbologia delle leggende nordiche (vecchia passione di Lennon) il tricheco rappresenta la morte. Quale, dei quattro Beatles indossava questa tetra maschera? La soluzione ci viene offerta da Lennon nella canzone Glass onion (The Beatles, 1968), in cui si dice : «Vi avevo parlato del tricheco. Ebbene, ecco un’altra pista per voi: il tricheco era Paul».Ma la canzone, a nostro avviso più diretta ed eloquente, perché così maledettamente inquietante è Strowberry fields forever (Magical mistery tour ,1967), dove, alla fine, dopo un pezzo strumentale psichedelico, Lennon sussurra «..I’ve buried Paul», «..Ho sepolto Paul». 

Un ottimo e divertente libro scritto in tema è "Il caso del doppio Beatle", di Glauco Cartocci (Robin Edizioni, 2005). 
 
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Fonti: wikipedia
http://www.leggendemetropolitane.net
 

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Stampa ottocentesca dell'Orrido di Bellano

Da questo post in poi l'argomento "ghost town" e speleologia urbana si integra con la sottocategoria "luoghi misteriosi", tra l'altro già aperta in maniera ufficiosa (guardate nei tag e troverete ben più di qualcosa).
La prima segnalazione è d'obbligo per un luogo che appartiene alla mia infanzia, l'Orrido di Bellano, in provincia di Lecco. Da quelle parti passavo i mesi estivi quand'ero piccolo e, per quanto a solo un'ora e mezzo da casa mia, sembrava veramente un altro mondo, suggestivo, raccolto, estraneo dalla città e dalla provincia milanese. Post del genere, oltre a sperare che vi interessino, mi aiutano a ricordare che esiste tutto un mondo "là fuori", ancora estraneo alle nostre miserie, alla tecnologia, alla frenesia urbana, a tutto.

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La casa del diavolo si trova all'inizio dellorrido di Bellano. E' una torretta costruita a ridosso del fiume Pioverna. Non se ne conosce l'origine e la funzione ma da una stampa del 1834 sappiamo che in quell'anno era già esistente. Il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui un satiro, che decorano la facciata dell'ultimo piano. 
Si dice che all'interno si svolgessero licenziosi festini con rituali satanici. La torre ad esagono irregolare s'eleva su quattro piani con alcune finestre con ringhiera ed una scaletta a chiocciola interna che collega i piani tra loro.


L'orrido è una gola naturale che si è formata 15 milioni di anni fa dalle acque del torrente Pioverna che per erosione ha scavato una profonda gola tra Taceno e Bellano. A Bellano è possibile attraversare una parte dell'orrido percorrendo delle ripide passerelle sullo strapiombo. L'orrido è stato da sempre apprezzato dalle ricche famiglie bellanesi del passato, ad esempio i Denti che nel XV secolo sfruttavano già la forza delle cascate del fiume per la lavorazione del ferro. Nel XVII secolo divenne dimora di Cipriano Denti e poi ispirazione del poeta Boldoni. Ad oggi è ispirazione di una "bella" centrale idroelettrica. 
 

Tradizione

Molte le leggende e i fatti. Basti qui ricordare che la tradizione vuole che giaccia il valoroso guerriero Taino, sepolto col suo tesoro e che le gallerie, che si dipanano verso Bellano furono usate anche durante l'occupazione austriaca per evitare di incappare nelle ronde durante il coprifuoco.
All'entrata dell'Orrido,di fronte, alla "Casa del Diavolo", nota con questo nome per le leggende che si narrano su di essa. Già il nome di questa torretta a pianta quadrata,evoca nell'immaginario collettivo paure e riti satanici, rendendo palpabile il fascino misterioso del luogo (vedi sopra).

   

Storia

L'origine di questa piccola meraviglia della natura risale a quindici, ventimila anni or sono, quando, al termine dell'Era Glaciale, le acque di fusione dei ghiacci presero a scorrere vorticose, aprendosi la strada verso valle. Lentamente il Pioverna, il torrente che percorre buona parte della Valsassina, scolpì il fondovalle per poi iniziare a scavarsi un solco sempre più stretto e profondo che da Taceno giunge in vista del Lario. La corsa delle acque doveva probabilmente finire con un'alta cascata che piombava da un gradino roccioso. Lentamente l'azione erosiva delle acque ha scavato il gradino facendo arretrare la cascata e lasciando la stretta gola dell'Orrido. Un'altra ipotesi sulla formazione di questo fenomeno geologico spiega che un innalzamento del terreno avrebbe costretto il torrente in un primo letto che poi è stato via via eroso sempre più. 
Nei secoli XVI° e XVII° la famiglia bellanese dei Denti aveva costruito allo sbocco del Pioverna le proprie fucine per la lavorazione del ferro, estratto dalle miniere della retrostante Valsassina
Il Cotonificio Cantoni che, costruito verso la fine dell' '800, era uno dei tanti opifici che sfruttavano l'energia fornita dalle acque del Pioverna. Infatti, già agli inizi del 1800, grazie alla forza motrice delle acque, la famiglia Gavazzi potè aprire un setificio; ma di questa energia naturale si avvalsero anche altre industrie legate alla lavorazione del ferro.
Nel 1858, a seguito di imponenti lavori per la costruzione di gallerie e condotte forzate, finanziati dai Gavazzi, veniva aperto lo stabilimento Badoni per la lavorazione di lamiere di ferro, con tecnologie per allora d'avanguardia- Gli impianti industriali ex Gavazzi furono poi rilevati ed ampliati dai Cantoni, a partire dal 1868 fino ai primi anni '80 del secolo successivo.
Nel 1998 il Comune di Bellano acquisiva l'area dell'orrido e ne rilanciava l'immagine turistica, con il rifacimento delle passerelle aggrappate alle rocce ed installando un impianto di illuminazione che nelle ore serali rende l'ambiente particolarmente suggestivo. Si possono anche rintracciare le attuali opere di  captazione del forza del Pioverna per alimentare una centrale idroelettrica.
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Fonti:

Osservatorio Servizi di Pubblica Sanità, Regione Lombardia
Luoghi Misteriosi
 

 


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Paese maledetto, campo di atterraggio degli UFO o portale su un altra dimensione? Ochate, piccolissimo villaggio abbandonato in Spagna, potrebbe essere tutto questo, oppure l'ennesima montatura da dare in pasto ai creduloni. Certo è che i testimoni dei fatti insoliti che capitano in questo paese non mancano di certo...

Cenni preliminari 

Ochate è situata nel territorio del comune di Condado de Treviño (Provincia di Burgos), comunità autonoma di Castiglia e Leon. Dista 33 km dal comune di Miranda de Ebro e 14 km da Vitoria.
Questa località non è raggiungibile in automobile. È, infatti, necessario percorrere un tratto di strada non asfaltata a piedi da cui è possibile vedere la torre cittadina, una delle poche costruzioni non in rovina.
Il territorio è attualmente in rovina. Sono rimaste quasi intatte solo alcune case e una torre dell'antica chiesa di San Miguel.
È presente una necropoli medievale nelle vicinanze della città, con tombe scavate nella roccia.



Il territorio è oggetto di numerose leggende riguardo a presunti fenomeni paranormali. Gli stessi hanno fatto diventare Ochate un luogo di pellegrinaggio per gli amanti del genere.
La leggenda vide la luce all'inizio degli anni 80, a causa di un articolo pubblicato dal giornale Mundo Desconocido intitolato Luces en la puerta secreta.
L'articolo è basato su una fotografia che ritrae un UFO volare nelle vicinanze del distretto di Ochate, anche se molti esperti ritennero falsa la fotografia. L'Universidad de Bilbao non potè dimostrare con certezza la falsità dell'immagine.
La storia della città di Ochate, basata più sull'articolo della rivista che su dati scientificamente provabili, sembra essere stata abbandonata a causa di misteriose epidemie che si diffusero nel XIX secolo.
Bisogna sottolineare che le date di queste epidemie nella città non coincidono con quelle delle stesse epidemie che si diffusero nelle città della provincia di Burgos e della vicina Álava e che non esistono dati reali di mortaltà così elevata.
Dai dati dell'archivio diocesano di Vitoria si stima che la città fu abbandonata intorno al 1920-1930, per cause naturali dovute alla migrazione della popolazione verso le città, avvenuta in Spagna in quel periodo. Non si hanno dati certi in merito nonostante i numerosi studi, anche ufficiali, compiuti nella zona per spiegare i "misterosi" fenomeni avuti nella zona.



I fenomeni nel dettaglio

Tutti gli episodi raccontati qui sotto sono presi dalla stampa spagnola, da quella basca in particolare. Suggestioni di massa? Scherzi ben congeniati? Ancora il mistero non è stato risolto.

Ecco una lista dei presunti fenomeni rilevati a Ochate e narrati dalla stampa per la prima volta nei primi anni '80: epidemie selettive, sparizioni misteriose di uomini e animali, luci e suoni di origine sconosciuta, morti improvvise e inspiegabili.
Non manca una segnalazione, risalente al 1947, di un uomo che avrebbe visto una luce nel cuore della notte; seguendola avrebbe poi trovato un medaglione di materiale sconosciuto, raffigurante la Vergine Maria.
Ovviamente il mistero più grande rimane però la famosa astronave fotografata nel 1981 da Prudencio Muguruza nei pressi di Ochate, foto poi venduta a caro prezzo alla stampa locale. Ci sono ancora dibattiti sulla veridicità di tale scatto (che io purtroppo non ho trovato in rete...)
Negli anni successivi i fenomeni si sono ripetuti a intervalli regolari. E' da evidenziare la singolare esperienza capitata nel 1987 a due compagnie dell'esercito in addestramento proprio nella zona di Ochate. Trovatesi nel bel mezzo di un improvviso banco di nebbia spuntato da chissà dove, sono rimasti per ore isolati dal mondo, visto che tutte le loro radio militari cessarono di funzionare una volta entrati nel banco di nebbia. Le uniche che captavano qualcosa, riuscivano solo a trasmettere strani segnali e interferenze inspiegabili.
Pochi mesi dopo un agricoltore della zona sostenne di aver rivisto un "oggetto luminoso" in volo sopra i cieli di Ochate. Quasi contemporaneamente un altro testimone raccontò di aver visto aggirarsi nei dintorni del paese due creature alte quasi tre metri e dalle teste a forma di cono (molto lovecraftiane, tra l'altro!)
Un investigatore privato ossessionato dalle ricerche su Ochate fu trovato suicida all'interno della sua auto, sempre nel 1987. Questo poco dopo aver tentato un esperimento di psicofonia nei dintorni della necropoli locale.
Qualche mese più tardi un altro gruppo di esperti registrò delle voci sempre nei pressi della necropoli: tra il "segnale bianco" dei nastri si può sentire una donna che dice "cosa ci fa ancora quella porta chiusa?" 
Una cosa che ancora non vi ho detto è Ochate, in lingua basca, significa "Porta segreta".

un esemplare della "grande razza di Yith" avvistato a Ochate?  Finestre oscure a Ochate...

Fonti

Amigos de Ochate: http://groups.msn.com/amigosdeochate/
Wikipedia
Mundo Misterio: mundomisterio.portalmundos.com
 

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Protoscienza: il continente perduto di Mu

  • Dec. 5th, 2008 at 3:19 PM
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Al lettore non sarà forse sfuggito come nella letteratura fantascientifica e, in generale, fantastica, affiori ripetitivamente il tema del ‘dopo’: del mondo che ci sarà dopo questo, destinato necessariamente al dissolvimento, con obliterazione della presente civiltà e modo di vita. Questo tema non è tanto nuovo: ai tempi della ‘guerra fredda’, il ‘dopo’ era generalmente presentato come il post-olocausto nucleare, a sua volta prospettato come un ‘fenomeno della natura’, per prevenire il quale non c’era niente da fare.
In quest'ottica è interessante rivangare il mito dei "continenti perduti", a dire il vero sempre attualissimo. Per non concentrarci sulla solita Atlantide, parliamo della sua "sorella minore", Mu.

Stando alla documentazione esistente, tutto ciò che si riferisce a Mu, continente ‘inabissatosi’ nel Pacifico centrale grosso modo allo stesso tempo dell’Atlantide (circa XI millennio a.C.), ha la sua origine nelle pubblicazioni di James Churchward, ufficiale coloniale inglese in India nella seconda metà del secolo XIX (31). Egli ne avrebbe appreso l’esistenza attraverso certe tavolette di terracotta - le ‘tavolette dei naacal’ -custodite in un tempio indiano del cui egli era divenuto amico. I naacal sarebbero stati una confraternita di ’saggi’, provenienti da Mu, i quali le avrebbero scritte o a Mu stesso, prima del suo inabissamento, oppure in Birmania dopo il medesimo, da dove poi esse furono esportate in India. Churchward dà una trascrizione dell’alfabeto di Mu nei suoi scritti, ma gli originali delle tavolette non sembra siano stati mai più visti da alcuno dopo di lui. In quelle tavolette sarebbe stata descritta la storia di Mu (vecchia di oltre 50.000 anni) nonché una dettagliata descrizione del medesimo, presentato come una specie di ‘paradiso tropicale’ altamente civile, nel quale convivevano pacificamente tutte le razze umane ma dove la razza bianca aveva in mano il potere. L’inabissamento di Mu viene attribuito a un improbabile processo geologico (collasso di sacche di gas poste sotto la sua superficie), che avrebbe lasciato indietro come relitti gli arcipelaghi del Pacifico (un po’ come, secondo certuni, le isole dell’Atlantico orientale sarebbero relitti dell’Atlantide).

Una tavoletta Naacal

In modo non dissimile a quanto è stato affermato sull’Atlantide, Mu avrebbe, prima del suo inabissamento, ‘colonizzato’ e incivilito altre terre, incominciano dalla costa americana del Pacifico e dall’Asia orientale e centrale, da dove i suoi tentacoli sarebbero arrivati un po’ dappertutto (la stessa Atlantide viene indicata come una colonia di Mu). La civiltà delle piramidi viene indicata come di origine muana, e sarebbe giunta in Egitto dal Medio Oriente e lì dall’Asia centrale. - Il Churchward, dopo avere visionato le tavolette dei naacal, dedicò il resto della sua vita a cercare evidenza per puntellare la sua teoria dell’origine muana di tutta la civiltà. Questo suo lavoro egli descrive nelle sue opere e fu proseguito da un suo discepolo francese, Jean-Claude Vincent (32). Sia il Churchward che il Vincent danno un’importanza determinante a certe pietre incise (del II millennio a.C., secondo si afferma), trovate nel Messico occidentale da un certo William Niven.

 Un’analisi comparata di quanto ha da dire Churchward sul conto di Mu e della classica teoria platonica dell’Atlantide - poi sviluppata dagli atlantologi, teosofi o meno - rende l’idea che Mu venga a essere una specie di immagine speculare dell’Atlantide, posta ai suoi antipodi ma conservante tutte le sue caratteristiche principali, reali o presunte.

Sappiamo che il Churchward era un ‘patito’ dell’India e dell’Asia sud-orientale - e si è evidenziato che l’idea del continente di Mu è esclusivamente sua, nel senso che (a differenza del caso dell’Atlantide di Platone) non è sostenuta da alcuna documentazione indipendente.

Cthulhu sorge dalle acque di Mu

Mu nell'immaginario


Letteratura:


Fumetti: 

  • Mu, l'ultima avventura di Corto Maltese ideato da Hugo Pratt
  • Martin Mystère. Nella storia della remota antichità per come è ricostruita nelle avventure del detective dell'impossibile, Mu e Atlantide erano due avanzatissime superpotenze che, dopo essersi combattute nel corso di una lunga guerra, si autodistrussero (con un'arma finale che portò sconvolgimenti in tutto il pianeta).
  • Topolino e l'enigma di Mu (1979)
  • Le tops Stories - L'isola dei giganti (I superstiti del continente perduto) (2002)
  • Saint Seiya - I Cavalieri dello Zodiaco Il cavaliere d'oro dell'Ariete Mu/Mur, il suo maestro Sion e suo fratello/allievo Kiki sono gli ultimi discendenti della stirpe di Mu e proprio nel continente di Mu furono create le 88 armature/cloth di tutti i guerrieri.
  • I protagonisti di Shaman King si ritrovano ad affrontare una prova proprio nel continente Mu.
  • Moby Dick 5 (Mu no hakugei, 1980), è una serie animata giapponese che ha come protagonisti 5 giovani discendenti dell'antico regno di Mu, in lotta contro il perfido Impero di Atlantide.

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Fonti: Wikipedia e Centro Studi "La Runa"
 

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