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Come scegliere un libro

  • Jul. 7th, 2009 at 4:04 PM
pensante
 

Articolo-sondaggio aperto a tutti quanti. O meglio, a tutti coloro che in vita hanno acquistato almeno un romanzo :)
Quali sono i fattori che vi spingono a comprare un libro piuttosto che un altro? Sembra una domanda banale, ma in realtà, se vi fermate un attimo a pensare, non è così.
Gli elementi che incidono nella scelta sono molteplici. Più un lettore è esperto e onnivoro, più in realtà diventa selettivo ed esigente. Vale a dire: più si legge più si evitano di spendere soldi per schifezze e libri mediocri. Un paradosso? Mica tanto, se ci pensate.
L'esperto di vini preferisce spendere anche cento euro per una bottiglia con tutti i crismi del caso, che non scolarsi venti cartoni di schifoso Tavernello.
Chi ama i bei vestiti spenderà molti soldi per comprarne uno all'altezza dei suoi gusti, piuttosto che usare la metà di quegli stessi soldi per acquistare delle repliche made in China.
Perchè per i libri dovrebbe essere diverso?

Bene, questi sono i fattori che incidono sulle mie scelte:

- Genere letterario (35%). La prima grande selezione avviene dal principio. Sempre più raramente mi discosto dai generi che fanno parte dei miei gusti. Quindi di solito i miei acquisti sono inclusi nella cerchia che va dall'horror, alla fantascienza, al thriller, passando in minima parte per il fantasy.

- Fiducia sull'autore (20%). Un autore già conosciuto e apprezzato mi convince a spendere soldi che per altri non scucirei. Esiste una mia lista (non molto lunga) di scrittori di cui acquisto i romanzi a occhi chiusi, senza nemmeno aver bisogno di leggere la quarta di copertina. Se seguite il mio blog, vi sarà facile dedurre qualche nome: Danilo Arona, Gianfranco Nerozzi, Stefano Di Marino, Claudio Vergnani, Francesco Dimitri, Dan Simmons, Brian Keene, etc etc.

- Recensioni trovate in Rete (20%). Sempre più raramente compro romanzi senza prima aver letto almeno tre o quattro differenti recensioni trovate in Rete. Poi le pondero, faccio due più due e decido. La priorità assoluta va alle recensioni fatte da blogger che conosco (e che quindi stimo). In mancanza di esse, ripiego su quelle che non danno l'impressione di essere scritte da pubblicitari in incognito delle case editrici, o da amici intimi dell'autore. Di solito sono le meno obiettive.

- Quarta di copertina/sinossi (15%). Nel caso di autori a me sconosciuti, gioca molto la sinossi del romanzo. Se riesce a cogliere la mia attenzione in quella decina di righe scarse, allora posso valutare l'acquisto. Al contrario, ho evitato di comprare diversi romanzi (magari anche belli), perchè su due piedi non mi hanno conquistato. Peccato che molti editori in realtà pubblichino delle quarte di copertina spesso ingannevoli e che poco hanno a che fare col contenuto del romanzo. Questo non è solo sintomo di incapacità, ma anche voglia di prendere in giro il lettore meno sgamato. E questo non si fa!

- Copertina (5%). Non è certo una determinante assoluta, ma una buona copertina, a tema e non scelta alla caz*o di cane, può incidere sul mio giudizio finale. 

- Varie & eventuali (5%). Istinto, mancanza di valide alternative, fretta, prezzo, reperibilità nell'usato etc etc.


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Recensione: Angeli e Demoni (di Dan Brown)

  • May. 14th, 2009 at 3:06 PM
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Angeli e Demoni
di Dan Brown
Mondadori
562 pagine, 10.40 euro
traduzione di A.Biavasco, V. Guani

Sinossi

Marchiati a fuoco, prima di essere barbaramente uccisi ed esposti come monito per le strade di Roma. Questa è la sorte che toccava agli Illuminati, l'antica setta di scienziati perseguitata in secoli oscuri dalla Chiesa cattolica. Un rituale crudele, ben conosciuto da Robert Langdon, lo studioso di iconologia del "Codice da Vinci". Ma quando la storia si ripresenta, il fascino si trasforma in raccapriccio. Svegliato in piena notte e trasportato dagli Stati Uniti in Svizzera, Langdon è costretto a esaminare, nei laboratori del CERN di Ginevra, un cadavere orrendamente mutilato. Sul petto della vittima, impresso a fuoco, il terribile segno degli Illuminati: lo scienziato ucciso ha difeso fino all'ultimo il segreto di un'arma sperimentale rubata dagli assassini. 

Commento

Leggendo la recensione fatta da Boris Sollazzo su DNews (scaricate il giornale gratuitamente dal sito, se vi va), pare che Angeli e Demoni, il film, sia apprezzabile.
Okay, le recensioni sono del tutto opinabili, ma anch'io ho questa sensazione, fosse anche perchè il film è ambientato a Roma, che è poi la mia città preferita. Comunque fra un paio di giorni lo vedrò al cinema e vi saprò dire.
Proprio come Sollazzo fa notare, la cosa singolare è che questo buon film nasce da un romanzo veramente pessimo. Quando lessi Angeli e Demoni rimasi perplesso dal coacervo di stronzate che Dan Brown era riuscito a pressare in un singolo libro. Al di là degli improbabili colpi di scena, della descrizione di noi italiani alla stregua di simil-albanesi fermi 1940, sono proprio i personaggi a lasciare perplessi. Salvando il protagonista, che è un po' meno tagliato con l'accetta rispetto agli altri, tutti gli altri sono così irreali da superare perfino l'effetto fumettistico.
Evito di scendere nel dettaglio, per non rovinare la sopresa a tutti coloro che devono ancora leggere il romanzo o vedere il film.
Me la prendo meno, rispetto ai critici con la puzza sotto il naso, per le ampie libertà storico-religiose che Brown si è preso per imbastire una trama mistery di grande effetto. C'è chi si lamenta che "così si rovina la cultura dei ragazzini". Già, peccato che certe cose andrebbero insegnate a scuola, e non coi film! E allora che facciamo, bruciamo le pellicole sugli X-men, prima che qualcuno creda che esistano davvero i mutanti?
Suvvia.
No, lo scandalo sono proprio i protagonisti del libro e il taglio narrativo scelto dall'autore, che giudicare come "improbabile" è dir poco.
La scrittura di Brown è poi molto acerba, oserei dire quasi da scrittore esordiente. In lui sembra mancare il guizzo deciso da professionista, il tocco di classe che lo distingua dalla massa. Il ritmo sincopato non prende più di tanto, non conquista. Semmai sono le invenzioni pseudo-storico-esoteriche a creare l'effetto voltapagina.
Per dirla in breve, Dan Brown è un po' come Roberto Giacobbo: propone argomenti interessanti, ma li sviluppa alla cazzo.
Eppure.
Eppure Dan Brown ha venduto un fracco di libri. Merito di un'eccezionale campagna pubblicitaria? In parte sì, ma non solo. Nella sua semplicità d'approccio al lettore ha saputo conquistare anche gente che non aveva mai comprato un romanzo. Finchè poi siamo passati alla fase 2: possedere/leggere un libro di Dan Brown è diventato uno status symbol, un po' come indossare l'ultimo modello delle Nike o comprarsi la borsetta di Prada.
Rendiamogli merito almeno di questo, anche perchè vendere libri su così vasta scala, nel 2009, è un vero miracolo. Infatti ci riesce solo Dio: la Bibbia è il libro più venduto di sempre.
Forse è per questo che in Vaticano temono Dan Brown?

Consigliato a: chi è fan di Roberto Giacobbo.
Scongliato a: chi è un po' snob, come me.


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Camorra fantasy

  • Apr. 17th, 2009 at 2:08 PM
pensante
Un tipico gangster della mafia elfica...
 
Ogni tanto mi piace aggiornarvi sulle mie esplorazioni in libreria.
Di solito le faccio di venerdì, giorno di nuove uscite. La speranza è sempre di trovare qualcosa di abbastanza invitante da farmi sfoderare la Visa, cosa che accade sempre più di rado.
Purtroppo il rapporto qualità-prezzo non è conveniente. Come già detto in precedenza, spendere 20 euro per un libro probabilmente mediocre è un insulto alla miseria. Quindi aspetto sempre più spesso di trovarlo nei circuiti dell'usato o, se non ho particolare fretta, in formato paperback (meglio ancora se da edicola, a 5 euro o poco più).
L'ultimo mese è stato benedetto dal Dio dei libri, visto che mi sono capitati a tiro due ottimi romanzi: Il 18° vampiro e Miserere. Ora prevedo/sospetto un periodo di down qualitativo. Infatti oggi il mio giro è stato infruttuoso: non ho trovato nulla di rilevante, se non qualcosa tra i saggi (e comunque non tra le novità di mercato).
Di certo aspetto due libri che ancora non ho visto in giro: Pietrafredda, di Stefano Di Marino, e Io Scrivo, di Simone Maria Navarra (e sì! Finalmente ce l'ha fatta! Ora è un vvvvip, quindi trattatelo con rispetto ^_^).
Beh, prima o poi arriveranno!

Una delle cose più interessanti delle mie escursioni è individuare quali generi e sottogeneri vanno per la maggiore. Individuare gli indizi è semplice: di solito ci sono pile e pile di libri messi in punti strategici, che se non si sta attenti si rischia di andarci addosso! Succede così per gli Harry Potter, ma anche per Twilight, Gomorra, per Faletti. Ora pure per la trilogia Millenium.
Poi ci sono gli emuli-cloni, che occupano il primo posto sugli scaffali, piazzati in modo che il cliente non possa evitare di vederli, fosse anche per sbaglio.
E qui forse sapete già cosa troverete: dozzine (e non esagero!) di libri su vampiri adolescenti, vampiri innamorati, vampiri liceali, vampiri gay, vampiri rockstar, etc etc. L'area dei negozi che un tempo apparteneva all'horror è ora colonizzata da romanzi dalle copertine nere su cui spiccano labbra, corpi seminudi, modelli pallidi che sembrano VJ di MTV... tutta roba che tradizionalmente appartiene al mito di nosferatu, giusto? :-P
E poi c'è il settore baby-fantasy, da non confondere con il libri per ragazzi! Infatti per baby-fantasy s'intende la moda del momento: romanzi con la pretesa di rivolgersi a un pbblico maggiorenne ma scritti in realtà da ragazzini la cui età va dai 15 ai 20 anni. Dopo gli exploit di Egle Rizzo, Christopher Paolini, Licia Troisi e altri, il fenomeno è in espansione a macchia d'olio. Si salvi chi può! 
Ad esempio io ho quasi smesso di leggere fantasy, così mi tutelo i neuroni.
Per chi invece apprezza tali romanzi (io non vedo grandi differenze dall'uno all'altro... sarò prevenuto!) la scelta è invece infinita: sfido chiunque a leggere tutto quello che trovare nel settore fantasy dei megastore. Soprattutto considerando che tali romanzi sono "per tradizione" diluiti in infinite saghe di migliaia di pagine.

Oggi ho notato una nuova moda: il dilagare dei libri sul tema camorra. Del resto Saviano col suo "Gomorra" ha stracciato i record di vendite dei tempi recenti. Era dunque un'occasione che gli editori italiani potevano farsi scappare? Certo che no! Infatti, nel giro di pochi mesi, è in atto una vera e propria invasione di saggi, protosaggi e "romanzi verità" che parlano sempre e solo di camorra. Ho provato a fare un conto, considerando solo il periodo 2008-2009, trovando 54 libri che hanno la parola "camorra" nel loro titolo.
54!!!
Tanto per citarne alcuni a caso:

La bestia. Camorra. Storie di delitti, vittime e complici  
Sardo Raffaele, 2008, Melampo
 
Camorra e camorristi
Russo Ferdinando, 2009, Imagaenaria
€ 7,90  
 
La camorra. Origini, usi, costumi e riti dell'annorata suggietà
Serao Ernesto, 2009, Imagaenaria
€ 8,90
 
Il libro che la camorra non ti farebbe mai leggere. Ritratto di un Paese in ostaggio della criminalità organizzata  
Behan Tom, 2009, Newton Compton
€ 10,32  
 
Le origini della camorra. L'onorata società tra storia eletteratura  
2008, Pironti
€ 14,00  
 
Mater Camorra  
Compagnone Luigi, 2008, Marlin (Cava de' Tirreni)
€ 12,00  
 
L'impero della camorra. Vita violenta del boss Paolo Di Lauro  
Di Meo Simone, 2008, Newton Compton
€ 7,92 

Ma l'elenco è lunghissimo.
Qualcuno di voi dirà: "meno male! Finalmente delle letture impegnate e socialmente utili!"
Liberi di pensarla come volete, ma per me si tratta solo di business, puro e semplice. Cavalcare la moda del momento e portare a casa un bottino sicuro. Perchè anche la camorra può essere trendy. Come il fantasy, come i vampiri fricchettoni. Come i manuali per fare giardinaggio. 
Purtroppo non ho il tempo e la voglia di leggerne qualcuno, ma sarei curioso di sapere quanti di questi 54 libri raccontano cose diverse rispetto a Gomorra, o comunque qualcosa che giustifichi tale uscita in massa proprio adesso. Come se la camorra gli italiani la scoprissero solo ora.

Dunque regalo un'idea a chi di voi è in cerca d'ispirazione: perchè non scrivete un bel romanzo di camorra fantasy? Oppure uno dove i camorristi vengo combattuti da un poliziotto vampiro?
Secondo me ve lo pubblicherebbero a occhi chiusi!


 


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Facebook - domani smetto
di Alessandro Q. Ferrari
Castelvecchi editore
Pagine 160, euro 10

Sinossi

Magda ha trent’anni, fa la ragioniera, ha vissuto a Milano in un quartiere periferico e alle medie era innamorata di tale Massimiliano Orlandi. Elvira è responsabile del settore commerciale di una casa editrice di un certo livello, universalmente nota come 'la stronza del commerciale'. Simona è nuova su Facebook, non ha capito bene come funziona, non è proprio bellissima e dall’ultima volta che è andata a letto con qualcuno sono passati dieci mesi e dodici giorni esatti. Poi ci sono Lucia, Rocco Venti, Tommaso, Miriam... ognuno su Facebook per motivi diversi, ognuno che cerca o fugge da qualcosa. Tante storie che si sovrappongono, si incrociano, scorrono parallele o si allontanano. Un universo di volti e nomi, staus e tag, foto e giochi, che si fondono ed esistono solo, forse, nella più divertente agorà del nuovo secolo.
Più forte di qualsiasi droga, più intrigante di qualsiasi perversione, Facebook non è solo un gioco, anche se come tale inizia. È un impulso irrefrenabile di sapere, sbirciare, scrivere, taggare, rappresenta la nuova frontiera della comunicazione e della socializzazione, anche se sempre più spesso le persone evitano di uscire per incontrarsi... su Facebook. Alessandro Q. Ferrari ha 360 'amici' su FB ed è iscritto a diversi gruppi. Ha messo nero su bianco uno spaccato contemporaneo senza dare giudizi, osservando dall’interno questo dilagante fenomeno. Se dopo aver fatto l’amore invece di fumare una sigaretta apri il tuo profilo e cambi lo status questo libro fa per te.

Commento

Per chi ancora non lo sapesse, in passato mi sono occupato spesso delle conseguenze, positive e negative, correlate all'uso intensivo del più noto tra i social network: il famigerato facebook!
Il libro del giovane (classe '78) Alessandro Q. Ferrari è un'ottima lettura in quest'ottica. Pur non strutturandosi come un romanzo, "Facebook - domani smetto" non è nemmeno un saggio. L'autore infatti ci racconta l'impatto del "faccia libro" nella vita reale di diverse persone immaginarie (ma che rispecchiano senz'altro le storie di molti di noi!).
Si va per gradi: dapprima l'iscrizione, o per gioco o per non sentirsi esclusi dalla moda del momento. Poi il momento d'entusiasmo, quando facebook sembra diventare uno strumento in grado di rivoluzionare la vita di ciascuno di noi. Quindi la dipendenza, quando rinunciamo a uscire la sera per aspettare che gli "amici di facebook" commentino i nostri vari cambiamenti di status. Infine la disintossicazione, quando riprendiamo contatto con la vita reale.
Il libro di Ferrari è in realtà molto ironico e divertente, scritto senza moralismi o pretese di critica sociale. Certo che, oltre a sorridere leggendo i vari episodi, qualche domanda sorge spontanea, specialmente per chi facebook lo usa davvero.
1) E' uno strumento in grado di produrre vera dipendenza, come una droga? Per qualcuno senz'altro. Specialmente per chi ha poca vita sociale, visto che la mediazione fornita da un monitor è sempre ottima per favorire contatti che in situazione normali (al bar, in un'aula universitaria, in coda alla posta) si è troppo timidi ad allacciare.
2) Altro punto messo in luce dal libro è il cosiddetto "abbattimento della privacy": non c'è nulla come facebook in grado di mettervi a nudo davanti a chiunque riesca a sbirciare il vostro profilo. Semplicemente taggando una foto o sfogliando una lista di "amici" si è in grado di ricostruire la vita di una persona. E, volendo, si riesce a fare danni (l'ingegneria sociale non è certo una novità...)
Insomma, se volete un libro semi-serio, in grado di divertirvi e al contempo di farvi capire cosa state utilizzando, magari con po' di leggerezza, "Facebook - domani smetto" fa proprio per voi!

Consigliato a: chi ha facebook ma si fa ancora qualche domanda....
Sconsigliato a: chi non dorme la notte per aspettare che gli amici aggiornino il loro status

PS: aggiungetemi su facebook ^_^


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Là fuori, nel buio
di Dean R. Koontz
Editore: Bompiani
Pagine: 430 (Fuori Catalogo)

Sinossi
Pennsylvania, 1963. Slim MacKenzie è in fuga da mesi e trova rifugio in un luna park: la gente è cordiale, disponibile e non fa domande. Slim, infatti, ha un segreto: ha ucciso suo zio Denton, ma non prova rimorso perché sa di aver compiuto un atto di giustizia. Slim possiede facoltà extrasensoriali che gli permettono di riconoscere i "demoni", mostruose creature che, nascoste sotto sembianze umane, si nutrono del dolore delle persone seminando lutti e distruzioni. Suo zio era un demone, per questo l'ha ucciso. Ha così inizio una lotta spietata contro un nemico tanto più forte, ma non rinuncerà a combattere ora che può contare sull'aiuto di Rya, la donna amata, Tuck, il mostro con tre occhi del luna park e Bluet, il vecchio che sa fiutare i demoni.

Commento
Molti considerano Dean Koontz una sorta di Stephen King dei poveri: altrettanto prolifico, meno bravo ma in grado comunque di proporre romanzi di sano intrattenimento orrorifico.
Io ho da sempre un rapporto altalenante con questo autore: alcuni suoi libri non mi sono proprio piaciuti, altri li ho adorati. In ogni caso lo ritengo mentalmente più onesto di King, in quanto mr.Koontz ha sempre tenuto fede a un suo stile narrativo, proponendo lavori coerenti (magari non capolavori), ma con rari cali qualitativi: proprio il contrario di quello che ha fatto il "Re", da anni in calo costante d'ispirazione e, oserei dire, anche di semplice bravura scrittoria.
"Là fuori, nel buio", pessima traduzione di Twilight Eyes, è un romanzo del 1985, che ho recentemente riletto, rimanendo piacevolmente sopreso da quanto mi era sfuggito nella prima lettura, risalente a una decina di anni fa.
Il romanzo è un horror "paranormale" dichiarato e coraggioso: l'elemento fantastico è presente in abbonzanza e l'autore non cerca di nasconderlo lasciando il dubbio al lettore se il tutto può essere spiegato in modo razionale (moda che invece attualmente va per la maggiore). I protagonisti del libro, in primis il giovane Slim MacKenzie, si trovano coinvolti in una lotta solitaria contro una razza di demoni metamorfi che da secoli si mischia con la razza umana, prendendone la forma, e il cui unico scopo è quello di creare paura e usare violenza sugli innocenti, in modo da potersi nutrire del dolore così provocato.
Le singolari doti medianiche dei protagonisti, una sorta di chiaroveggenza in grado di distinguere le illusioni dei demoni mutaforme, li rendono unici, in quanto in grado di opporsi a essi, ma anche estremamente soli e disperati in una guerra segreta di cui il resto dell'umanità è all'oscuro.
Koontz non ci risparmia un bel po' di adrenalina, ma soprattutto riesce a farci sentire esattamente come i suoi personaggi: braccati e spaventati in un mondo segretamente minacciato da demoni malvagi e crudeli che nulla, ma proprio nulla, hanno da spartire con gli esseri umani.
Molto bella, anche se non originalissima, la metafora dei giostrai come popolo di reietti, ma più "normali" della classica "brava gente". Ed è proprio da una carovana di giostrai itineranti che i nostri eroi muovono battaglia ai demoni, imbattendosi in uno dei loro covi più organizzati, la cittadina di Yontsdown, dove le creature metamorfe sono più numerose che altrove, occupando ruoli di grande importanza nelle istituzioni locali. Da qui in poi i protagonisti si vedranno costretti al alzare il livello dello scontro, scoprendo che i demoni hanno in serbo qualcosa di molto brutto - più brutto del solito - per il genere umano.
Ottima anche l'ambientazione, quell'America dei primi anni '60, appena scossa dall'omicidio di Kennedy e spinta a forza nella spirale di violenza che sarà il Vietnam. Ed è proprio quest'atmosfera che Koontz riesce a ricreare: quella di un paese disilluso, spaventato, pronto a girarsi dall'altra parte pur di non vedere il male (rappresentato metaforicamente dai demoni) che striscia tra la gente comune, imbruttendola.
In sostanza un buon romanzo, ottimo se si cerca qualcosa che sia intrattenimento con qualche spunto di critica sociale. Purtroppo mi pare sia fuori catalogo, ma non dovrebbe essere difficile reperirlo nei negozi e sulle bancarelle dell'usato. Ne vale la pena.


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Recensione: Demonio (di Graziano Diana)

  • Oct. 7th, 2008 at 2:24 PM
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Demonio
di Graziano Diana
Editore Einaudi
176 pagine, 15 euro

Sinossi
Gabriele ha trovato sorella, madre e padre uccisi in un lago di sangue. Tutto sembra accusare il padre: che si sarebbe suicidato dopo la strage. Perché allora Gabriele dice a tutti con certezza che «non è stato il padre?» Perché Gabriele, quando è arrivato sulla scena del delitto, ha visto qualcosa. Qualcuno. Qualcuno che lui riesce solo a definire «demonio». Da quel giorno la sua vita si affolla di strane presenze. Qualcuno lo segue. Qualcuno cerca di ucciderlo. Gabriele comincia a indagare, diventa detective. Perché, su un foglio dell'agenda del padre, c'è la stessa misteriosa frase latina che lui è sicuro di aver sentito pronunciare dalla terrificante creatura? Nella luce della Roma di oggi, tra architetture moderniste e gallerie d'arte, Gabriele scopre di dover combattere per la propria salvezza. Per salvarsi dal male. E da un destino molto peggiore della morte. (da www.qlibri.it)

Commento
Un altro segnale che fa ben sperare: l'horror italiano ritorna sulle pagine di un grande editore (Einaudi). Un evento raro, forse spinto dal buon successo di vendite di autori stranieri di recente passaggio nelle nostre librerie (David Wellington, Jonathan Carroll, John Connolly), che con l'horror hanno comunque a che fare, di dritto o di rovescio.
Dalla quarta di copertina scopro che Graziano Diana è al suo primo romanzo, ma è un regista e sceneggiatore di lungo corso, con collaborazioni molto importanti alle spalle (Ultrà, Canone Inverso, La Scorta, Ultimo etc etc).
"Demonio" (titolo poco azzeccato), parte come un giallo, ma prestissimo fa una virata decisa - aggiungerei coraggiosa - verso l'horror esoterico, prendendo un po' spunto dai thriller a fondo soprannaturale/religioso che oggi vanno tanto per la maggiore.
Tutto parte da un terribile fatto di cronaca come, ahimè, se ne sentono troppi ai notiziari: le stragi della follia, quelle che avvengono tra le mura domestiche. E' il protagonista a scoprire la propria famiglia sterminata da suo padre, che poi si è fatto saltare la testa con un fucile. Mentre gli inquirenti premono per chiudere in fretta il caso, Gabriele è sempre più convinto che sulla scena del delitto ci fosse qualcun altro, la cui presenza ha poco di terreno e molto di diabolico.
Non potendo raccontarvi troppo (rischiando così di rovinarvi la lettura), posso tuttavia confermare che Diana ha il coraggio di portare fino in fondo una storia che non si risolve con la solita trovata positivista-razionalista all'ultima pagina. No, la trama si tinge sempre più di soprannaturale, trascinandosi verso un finale cupo e con ben poco di rassicurante. Proprio come ci si aspetta da un buon horror senza compromessi.
Diana ha una scrittura pulita, ma che non disdegna introspezioni, ricerca psicologica, sviluppo dei personaggi, anche se quest'ultima fase rimane incompiuta per quel che riguarda i comprimari del romanzo. Dovessi fare dei paragoni, per quel che servono, direi che l'autore ricorda un pizzico Danilo Arona, per quel che riguarda alcune trovate narrative, e ha un po' della malinconia di fondo propria dei romanzi di John Connolly. Fatte le debite proporzioni, ovviamente.
Buoni i risvolti "esoterici" della trama, anche se potevano essere approfonditi molto di più; invece l'autore si limita a darne una descrizione un po' troppo sommaria, senza addentrarsi in quella che a mio parere è una trovata originale e molto interessante. Da qui viene facile dire che il più gran difetto del romanzo è forse l'eccessiva brevità: 15 euro per 176 pagine a caratteri. Non proprio spiccoli. Insomma, non è esattamente quel che si dice un prezzo competitivo.
"Demonio" si presterebbe a un sequel, magari in grado di riprendere i tanti punti interrogativi lasciati in sospeso. Io di solito non amo scelte editoriali di questo genere, ma in tal caso sarei il primo a invitare Graziano Diana a dare un seguito a questo suo romanzo.

- - - - -
Graziano Diana su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Graziano_Diana



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Segnalazione: Non più coincidenze

  • Sep. 30th, 2008 at 4:49 PM
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Non più coincidenze
di Fabio Carozzi
150 pagine, 8.50 euro
Acquistabile su Lulu.com

Sinossi
Il limite che esiste tra caos e leggi matematiche, tra ordine e disordine, tra ossessione e razionalità, può essere compreso? Si può dare una giustificazione a tutto ciò che ci accade? Sara intende scoprire il legame più alto che forse accomuna tutti, convinta che in realtà ci sia molto di più di quello che vediamo... Bobby vuole la stessa cosa in fondo...ma un lago che nasconde una terribile coincidenza, risveglierà il passato confondendolo con il presente.

Nota
La news su questo libro l'ho trovata su uno dei siti "fedelissimi" che frequento, www.scheletri.com
Non posso dire nulla nello specifico, se non che la sinossi mi piace e le recensioni che finora ho letto su di esso sono positive. E poi c'è la questione della pubblicazione su Lulu. L'autore, nel suo sito, parla positivamente di questa esperienza, e anche della serietà dimostrata dallo staff di Lulu.
Potrebbe essere interessante per chiunque abbia voglia di fare qualcosa del genere.
Consiglio quindi di dare un'occhiata al sito di Fabio e di seguire i suoi aggiornamenti sull'avventura editoriale del romanzo.
Per quel che mi riguarda credo che lo ordinerò a breve, così fra qualche settimana vi saprò fare una recensione. Sono curioso di vedere la qualità di un prodotto non passato sotto l'editing di una vera e propria casa editrice :)
 
Il sito dell'autore: http://www.fabiocarrozzi.com/portale/
Il libro su Lulu: http://www.lulu.com/content/2808420

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Stralci - 1984 (di George Orwell)

  • Sep. 27th, 2008 at 8:40 AM
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Direi che in questo periodo è l'autore che più mi sta ispirando, come immaginerete.
Capolavoro immortale.
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Incipit

Era una luminosa e fredda giornata d'aprile, e gli orologi battevano tredici colpi. Winston Smith, tentando di evitare le terribili raffiche di vento col mento affondato nel petto, scivolò in fretta dietro le porte di vetro degli Appartamenti Vittoria: non così in fretta tuttavia, da impedire che una folata di polvere sabbiosa entrasse con lui.
L'ingresso emanava un lezzo di cavolo bollito e di vecchi e logori stoini. A una delle estremità era attaccato un manifesto a colori, troppo grande per poter essere messo all'interno. Vi era raffigurato solo un volto enorme, grande più di un metro, il volto di un uomo di circa quarantacinque anni, con folti baffi neri e lineamenti severi ma belli.

Stralci

  • Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.
  • Il potere non è un mezzo, è un fine. Non si stabilisce una dittatura nell'intento di salvaguardare una rivoluzione; ma si fa una rivoluzione nell'intento di stabilire una dittatura. Il fine della persecuzione è la persecuzione. Il fine della tortura è la tortura. Il fine del potere è il potere.
  • Era un solitario fantasma che proclamava una verità che nessuno avrebbe mai udita. Ma per tutto il tempo impiegato a proclamarla, in un qualche misterioso modo la continuità non sarebbe stata interrotta. Non era col farsi udire, ma col resistere alla stupidità che si sarebbe potuto portare innanzi la propria eredità d'uomo.

I tre slogan del partito
  • War is peace.
    • La guerra è pace.
  • Freedom is slavery.
    • La libertà è schiavitù.
  • Ignorance is strength.
    • L'ignoranza è forza.
C'è qualcosa di attuale, in questo?
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"1984", eBook in lingua originale (Progetto Gutemberg - file txt)


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Doctorow Dixit

  • Sep. 24th, 2008 at 5:16 PM
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Cory Doctorow è un giornalista canadese, ma soprattutto (per quel che ci riguarda), uno scrittore di fantascienza di buone prospettive, anche se non ancora molto noto da noi in Italia.
Doctorow è conosciuto per la sua strenue difesa del
creative commons, e infatti e proprio in tal merito che vi segnalo l'articolo da poco pubblicato su http://www.fantascienza.com, e che può interessare chi, come me (ma anche molti altri che bazzicano il blog) per ora si limita a distribuire romanzi e racconti col principio del CC.

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In un articolo che appare sul numero di settembre della rivista americana Locus, lo scrittore Cory Doctorow fa il punto sulla situazione della diffusione digitale e, di conseguenza, sui pagamenti.
Va ricordato che Doctorow è un fermo sostenitore dei Creative Commons (CC), le licenze che permettono la trasmissione al pubblico delle opere da parte dei detentori dei rispettivi copyrights in modo da favorirne la libera circolazione, tanto che ogni sua opera è generalmente disponibile sia come libro, che come file da scaricare.
Ecco la sostanza dell'articolo.

 In precedenza Doctorow aveva invitato gli scrittori (ma non solo) a pensare come dei "dandelion", ovvero dei denti di leone, che si riproducono spargendo i propri semi nel vento con il maggior raggio possibile, ma anche il minor costo possibile; senza preoccuparsi che ogni seme abbia singolarmente successo, ma piuttosto preoccupandosi di sfruttare tutte le possibilità di successo.
E i denti di leoni sono diffusi ovunque.

Mettendosi nei panni di un dente di leone, Doctorow dice che non gli importa che chiunque entri in possesso di un suo libro lo paghi, ma che chiunque voglia farlo abbia la possibilità di farlo e di farlo bene. Non gli interessa scuotere un tredicenne fino a quando non gli caschino i soldi del pranzo dalle tasche, ma che i suoi genitori, nell'istante in cui decidono di fare un regalo, pensino come prima cosa a un suo libro in edizione da 20 o 30 dollari.
Si tratta di qualcosa di diverso della strategia attuale delle vendite dei lavori creativi su intenet, impostato sui micropagamenti,

continua a leggere... )


Il Doctorow-pensiero è molto interessante, in buona parte condivisibili e pieno di buon senso.
C'è un passaggio che vale la pena sottolineare:

- Nell'istante in cui lo scrittore prende dei soldi dal lettore (saltando così l'intermediario che è l'editore) la relazione scrittore-lettore diventa scrittore-cliente, mentre compito dello scrittore sarebbe quello di produrre la sua opera al meglio delle sue possibilità, non ignorando il mercato, ma lasciando che questo sia di competenza del suo editore.

Purtroppo però c'è anche un'altra citazione che rischia di mandare in fumo l'ottimo proposito appena formulato:

- In un mondo ideale, sempre secondo Doctorow, chi ha poca disponibilità dovrebbe poter ricevere l'edizione elettronica gratis (etc etc)...

Purtroppo NON viviamo in un mondo ideale, nemmeno per massimi principi e sacrosanti diritti... figuriamoci per un problema "marginale" come quello della letteratura e dei libri...


- - - - -
Sito ufficiale di Cory Doctorow: http://craphound.com/
L'articolo di Fantascienza.com: http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/11288/
Creative Commons Italia: http://creativecommons.it/


 


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Ma quanto (ca***) mi costi?!?

  • Sep. 22nd, 2008 at 3:51 PM
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Nelle ultime settimane l'argomento è venuto fuori più volte, specialmente nelle recensioni.
Per rendersi conto del problema, basta entrare in una libreria.
La domanda: ma quanto caspita costano i libri?

Okay, siamo in un paese con le pezze al sedere. C'è gente che fatica a comprarsi da mangiare, figuriamoci i libri. E poi ci sono i mutui, l'inflazione etc etc.
Detta questa marea di ovvietà, resta il fatto che il mio blog si occupa principalmente di libri, scrittura e affini, quindi cercherò di restare In Topic (almeno per una volta!).

In camera mia conservo ancora tutti quei volumi acquistati 20 e più anni fa. In particolare conservo gli "Oscar Mondadori" di Asimov o dedicati ai grandi cicli della fantascienza. Dei mattoni di 500 o più pagine, a ben 10.000 Lire.
Ho anche dei libri dell'Editrice Nord (collana Cosmo, o i vecchi fantasy di Gene Wolfe e Robin Howard. Alcuni costavano 2500 Lire! Ma il prezzo medio era sempre quello, 10.000-12.000 Lire.
Senza parlare degli Urania "copertina bianca-banda rossa", che riportano dei prezzi anacronistici: 600-1000 Lire.

Sono cambiate tante cose, è stato introdotto il famigerato euro (e qui il complottista che è in me vi direbbe che fa tutto parte di un vecchissimo piano di controllo totale....), il costo della vita è aumentato e i prodotti di tutti i tipi si sono adeguati ai nuovi prezzi.

Però, obiettivamente, è uno scandalo vendere un romanzo a 21 euro.
E stiamo parlando di grandi casi editrici, non di quelle minuscole che a volte sparano prezzi improponibili nel tentativo di risanare il bilancio.
Senza considerare questi esempi negativi, si può tranquillamente affermare che il prezzo medio di un romanzo di nuova uscita, cartonato, costa tra i 16 e il 19 euro.
'Sti cazzi, aggiungerei!

L'altro giorno ho citato un altro esempio: la Delos, che vende libri solitamente di poche pagine, a prezzi che si aggirano sugli 8-10 euro. La sproporzione è comunque evidente. Centoventi pagine valgono dieci euro?

Senza contare (ma sì, facciamoci dei nemici!), chi spezzetta dei romanzi che in lingua originale vengono venduti in un unico volume, mentre qui vengono proposti in più parti, e quindi a prezzo doppio!
Un esempio su tutti la saga "Olympos", di Dan Simmons, edita da Mondadori.

Non ho tempo né voglia di star qui a discutere di come si potrebbero abbassare i prezzi dei libri, per tanto eccovi un elenco delle mie soluzioni alternative:

- Frequentate i negozi che vendono usato. Non so da voi, ma qui a Milano si possono trovare romanzi usciti da 2-3 settimane a prezzo dimezzato. Il 90% dei libri che recensisco li compro così.
- Andate in biblioteca. Ammesso e non concesso che tale struttura non faccia cagare, come troppo spesso succede. Purtroppo anche questo è un problema molto italiano.
- Se avete tempo, leggete i libri direttamente "in loco". Nei grandi megastore ci sono ottimi angoli lettura, con poltrone e musica di sottofondo. Quando posso, io lo faccio senza problemi. Tra l'altro c'è spesso più pace lì che non a casa mia...
- Favorite quelle collane che vendono a prezzi bassi. Date un'occhiata alle uscite in edicola. Urania, il Giallo Mondadori, Segretissimo costano poco e offrono titoli sempre più belli. E non ci sono solo loro, ovviamente.
- Provate a cercare libri in formato eBook, e datevi una svegliata: i vecchi libri cartacei piacciono a tutti ma (non so a voi) a me piace anche la carta di cui son fatti gli euro!
- Se sapete l'inglese, ordinate i libri in lingua originale. Io lo faccio, c'è sempre da guadagnare, specialmente nel cambio euro-dollaro.



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La valigia dello scrittore

  • Sep. 19th, 2008 at 3:44 PM
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Per capire un po' chi siamo:

Uno scrittore è essenzialmente un uomo che non si rassegna alla solitudine.
(François Mauriac)

Vi sono tre regole fondamentali per scrivere un romanzo. Per sfortuna nessuno le conosce.
(William Somerset Maugham)

Io non sono che un povero e contrastatissimo scrittorello che non può assumere impegni né con la Gloria, né con la Fama.
(Vincenzo Cardarelli)

Scrivere è per me il bisogno di rivelarmi, il bisogno di risonare, non dissimile dal bisogno di respirare, di palpitare, di camminare incontro all'ignoto nelle vie della terra.
(Gabriele D'Annunzio, Notturno)

Lo scrivere è un ozio affancendato.
(Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni)

Scrivere implica, nel migliore dei casi, un'esistenza solitaria. Lo scrittore lavora da solo e, se è un buon scrittore, deve ogni giorno affrontare l'eternità o la mancanza di eternità.
(Ernest Hemingway, discorso in occasione del conferimento del premio Nobel)

Puoi facilmente considerare, in Italia, dove quasi tutti sono d'animo alieno dai fatti egregi, quanto pochi acquistino fama durevole colle scritture.
(Giacomo Leopardi, Lettere)

Per nascere aquila bisogna abituarsi alle altitudini, per nascere scrittore bisogna imparare ad amare la rinuncia, le sofferenze, le umiliazioni. Soprattutto bisogna imparare a vivere appartato. Come la talpa, lo scrittore si aggrappa al suo limbo, mentre sopra di lui la vita in rigoglio continua, persistente, tumultuosa.
(Henry Miller, Nexus)

I limiti del mio linguaggio significano i limiti del mio mondo.
(Ludwig Wittgenstein, Tractatus 5.6)

- - - - -
In quale citazione vi riconoscete di più?

 


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Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.       

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!       

Tant'è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v' ho scorte.       

Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.       

Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
là dove terminava quella valle
che m'avea di paura il cor compunto,       

guardai in alto e vidi le sue spalle
vestite già de' raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.       

Allor fu la paura un poco queta,
che nel lago del cor m'era durata
la notte ch'i' passai con tanta pieta.

(Inferno - Canto Primo. 1-21)
- - - - -

Il primo e più grande scrittore fanta-horror di tutti i tempi... Peccato per chi, complice la pessima scuola italiana, non apprezza certi capolavori quando è il momento.
Non sarebbe male poter riprendere in mano la Commedia (specialmente l'Inferno) in età più matura, magari affidandosi a una lettura intimista e personale, senza benignate di torno a spettacolarizzare il tutto...


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L'elettore apocalittico

  • Sep. 14th, 2008 at 9:11 AM
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L'ONU visto dal tipico elettore evangelico americano
 
Visto che l'articolo sulla Palin vi è piaciuto, vi risegnalo (anche per rientrare in topic con l'argomento primario del blog) un post di qualche tempo fa che parla del fenomeno tutto americano degli scrittori evangelico-apocalittici. In particolare il pastore Tim LaHaye, che ha battuto tutti i record di vendita negli USA, e che da noi gode di mediocre fama.
Che c'entrano con la Palin? Lei erediterà presumibilmente una buona fetta dei sostenitori politici di George "Walker Texas ranger" Bush, giusto?
Diciamo che l'elettorato medio di Bush si inquadra in un bacino composto in buona parte da “cristiani rinati” ed evangelici. Due professioni religiose che da sole abbracciano il 40% degli americani. Le loro caratteristiche sono un po' inquietanti: definiscono l'Islam “una religione malvagia” (cit. predicatore Franklin Graham), sono antiabortisti, antifemministi, omofobi, neo-puritani.
I più estremisti vedono nell'11 settembre 2001 rispettivamente: A) una punizione divina contro un'America resa “atea” dalla presidenza Clinton; B) un segno che la fine dei tempi è vicina, quindi occorre armarsi e prepararsi alla guerra contro il Male. È un caso tutto questo parlare da parte di Bush de “l'Asse del Male” e del “Nuovo Ordine Mondiale”?
E poi ci sono quelli ancora più estremisti, che pensano all'ONU come a uno strumento dell'Anticristo, in quanto cerca spesso di mediare per un intervento limitato delle forze Americane in zone di guerra, impedendo così il ruolo “santo” del impero a stelle e strisce benedetto da Dio, ovvero quello di unificare il mondo in nome della Bibbia.

Il tema ricorrente è il seguente: le profezie dimostra che il Commonwealth inglese (bianco presumo), gli Stati Uniti e Israele sono i tre discendenti della nazione di Dio. In molte riviste dei "neocon" repubblicani gli Usa sono trattati sia come strumento di Dio sia come luogo da riconquistare a Dio (dai noti apostati e miscredenti dei liberal, gay, rossi e quant’altro). Il paradosso è che l’apocalisse è sia cercata sia paventata, e gli Stati Uniti e la loro forza militare sono al contempo strumento per evitare che essa si avveri (minando l’unione dell’Europa e il rafforzamento della pace mondiale attorno all’Onu), e futuro strumento della vendetta di Dio.

Come scrive giustamente il giornalista Matteo Combi per “Peace Reporter”: Non è un caso che Bush abbia infarcito i suoi discorsi di spezzoni interamente rilevati dalla Bibbia, che parli di good and evil; che abbia usato la parola ‘crociata’, né che tra i ranghi del Pentagono vi sia chi, come il Generale Boykin, sposi integralmente le vedute geopolitico-spirituali di una destra cristiana e apocalittica, giustifichi la guerra in Iraq in tal modo e continui ad avere un ruolo di rilievo nelle gerarchie militari. Questo fondamentalismo è parte integrante della coalizione di destra; ed è foriero di morte. E’ il nazismo nostrano, che invece di rifarsi a misticismi paganizzanti stravolge il cristianesimo e lo riforgia in uno strumento di odio e di paranoia.

PS: non mi sto occupando di tutto questo a caso. Come giustamente qualche amico di blog ha intuito, sto continuando a scrivere, e a documentarmi ;-)

- - - -
L'uomo che stracciò Grisham scrivendo della Fine del Mondo: http://mcnab75.livejournal.com/99492.html

Telepredicatori USA, tra politica e affari: http://magazine.enel.it/emporion/rubriche_dett.asp?iddoc=1179580&DataEmporion=26/01/2005

Ridisegnare il Medioriente in stile Neocon: http://www.disinformazione.it/sacraalleanza.htm
Buttiglioni & Giovanardi d'Ammmmerica: http://www.eddyburg.it/article/articleview/2072/1/28/?PrintableVersion=enabled

 


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Il Giuramento
di Jean-Christophe Grangé
Editore: Garzanti
682 pagine, 18.60 euro

traduzione di D.Comerlati

Sinossi

La trama è presto detta: Luc, un amico di lunga data di Mathieu, anche lui poliziotto, tenta il suicidio mentre è impegnato in un caso particolarmente spinoso. Il suicidio è però un atto contrario ai convincimenti di Luc, fervente cattolico al pari di Mathieu. Da qui l'esigenza di scoprire le motivazioni del gesto e la necessità per il commissario di mettersi in viaggio: le risposte non si trovano infatti nella natia Parigi, ma sono sparse per l'Europa, dai valichi svizzeri fino alla Sicilia. Che cosa scoprirà Mathieu? Tantissime cose. Su di sé, sull'amico suicida, sulle contraddizioni dell'uomo e sulla natura del male. Il giuramento è uno dei romanzi più emozionanti della ormai ricca produzione letteraria di Jean-Christophe Grangé ed è senza dubbio uno dei più complessi e ambiziosi. Soltanto un fuoriclasse della suspense può tener desta l'attenzione dei lettori per settecento pagine senza mai incepparsi; Grangé riesce nell'intento districandosi a meraviglia tra i mille meandri della storia. Un libro sul male scritto con diabolica bravura. (www.infinitestorie.it)


Commento

Pur non avendo mai amato gli scrittori francesi per Grangé ho sempre fatto un'eccezione. Per una volta il giudizio strombazzato nella sinossi di qui sopra non è esagerato. Non troppo almeno. In un momento in cui decine di thriller esoterici riempiono gli scaffali delle librerie, trovare qualcosa di qualità diventa sempre più complicato. Anche ne “Il Giuramento” non mancano riferimenti a sette, assassini rituali, satanismo e cristianesimo mistico, ma c'è anche un livello di coinvolgimento che va ben oltre i soliti libercoli che escono a raffica.
Grangé è un fine conoscitore dell'animo umano, ed è proprio questo il punto di forza del romanzo. I suoi personaggi principali sono sfaccettati, complessi, misteriosi quanto basta. Possiamo osservare il loro sviluppo pagina dopo pagina, le loro trasformazioni mai banali, quasi sempre azzeccate.
In particolare il protagonista, il capitano Mathieu Durey, è tratteggiato con rara originalità: pur essendo un ufficiale della polizia francese è anche un cattolico fervente, deciso ad affrontare il Male sulle strade, sporcandosi le mani con prostitute, spacciatori, agenti corrotti.
Tuttavia l'indagine sul tentato suicidio del compagno di fede (nonché collega), Luc Soubeyras, lo porterà a mettere in profonda crisi i dogmi che ha adottato fin da ragazzo come punti saldi della sua vita. La sua strada incrocerà un ristretto gruppo di serial killer che operano in punti diversi dell'Europa, e che hanno una sola cosa in comune: ciascuno di loro, in un determinato momento della vita, si è trovato in punto di morte e, tornando dal coma, ha confessato di non aver visto il classico “tunnel di luce”, bensì l'Inferno e Satana. Dunque è stato il Diavolo, e non Dio, a salvarli, a "portarli indietro"? Il Giuramento che li lega agli inferi ha ridato loro l'anima, trasformandoli però il serial killer posseduti, tornati in vita solo per diffondere il Male?
Il Diavolo è un essere metafisico, reale, oppure un concetto dietro cui giustificare i comportamenti più abbietti degli esseri umani? Il soprannaturale esiste, oppure il mondo è governato dalla razionalità? A tutte queste risposte Grangé cerca di dare non una, bensì più risposte. Se Mathieu è per natura un positivista, durante la sua indagine si imbatterà in prove che più volte gli faranno sospettare che Satana non può essere semplicemente relegato a un obsoleto concetto medioevale.
Pur essendo essenzialmente intrattenimento, “Il Giuramento” ha anche un'altra chiave di lettura, che scandaglia e mette sotto processo una vita votata alla Fede, scelta al contempo nobile, ma anche “castrante”. Può un uomo vivere rinunciando all'amore fisico, alla vita reale, aspirando solo alla purezza spirituale? Oppure per cercare il Bene bisogna prima toccare l'esistenza del Male?
Come vedete il romanzo non manca d'imporre interrogativi. Ciò che distingue Grangé da altri autori è il suo evitare di dare un giudizio definitivo. All'ultima pagina sarà il lettore a decidere se dietro tutto ciò che ha letto c'è l'intervento del Nemico, oppure se tutto è deciso dalla follia dell'uomo.
Dunque un uso dell'esoterismo, della mistica, di cui lo scrittore fa uso con bravura, preparazione, documentazione, ma senza sbilanciarsi in giudizi circostanziati e presuntuosi.
Stile ottimo e curato: Grangé non descrive, bensì visualizza direttamente nelle mente del lettore ciò che scrive. Non è cosa da poco, visto che scrittori ben più quotati (King su tutti) non hanno mai imparato questo piccolo, ma fondamentale segreto professionale.

- - - - -
Per approfondire:

Sito ufficiale di Grangé: http://www.jc-grange.com/
Sito dedicato all'autore: http://rivieres.pourpres.free.fr/
NDE, le esperienze pre-morte, una disamina: http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=nde.html
Il Diavolo, male assoluto: http://www.edicolaweb.net/arca012s.htm
Psicoanalisi, antropologia e teologia di fronte alle possessioni: http://www.aleff.it/archivio/diavolo/diavolo10.htm

Satana nella visione di William Blake
 


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Chi frequenta questo blog sa quali sono i generi letterari di cui mi occupo generalmente:
 

  • Thriller (in tutte le varianti)

  • Horror (e contaminazioni)

  • Fantascienza

  • Fantasy (oramai in minima parte)

Va da sé che, nelle mie esplorazioni in megastore e librerie, i settori in cui più mi soffermo sono proprio questi. Se un tempo badavo solo al concreto, vale a dire alla lettura delle sinossi sulla quarta di copertina, e ad annotare i titoli più interessanti per cercare poi informazioni su Internet, da un paio d'anni a questa parte faccio caso anche a tutto quello che sta dietro al lancio di un libro.
In primis, come non parlare delle copertine?

Il libro, come ogni prodotto destinato alla vendita, necessita di una “confezione” accattivante. Sembrerà assurdo, ma credo che ci siano persone che si lasciano suggestionare proprio da una bella copertina, piuttosto che dalla trama o da altri dettagli più concreti.
Purtroppo posso annoverare tra le mie conoscenze anche un amico che regolarmente salta fuori con esclamazioni del tipo: “sai, ho comprato un nuovo libro fantasy! Troppo figo! C'è un guerriero in copertina con due spade in mano che affronta un demone!”
Eh già.
Partiamo proprio dal fantasy: l'80% di copertine che riguardano questo genere richiamano piuttosto a illustrazioni prese di peso dai tanti manuali di giochi di ruolo, oppure da quelle dei videogiochi. Il risultato spesso è pessimo. Gironzolando nel settore fantasy si ha l'impressione di essere capitati per sbaglio in quello dei libri per ragazzi, oppure per adulti deficienti. Volendo proprio fare nomi e cognomi direi che i peggiori “copertinisti” sono quelli dell'Armenia, che saccheggiano alla grande tutti i vecchi handbook di Advanced Dungeons & Dragons. Ve lo dico perchè, da ex “Master”, ne ho parecchi a casa, ed è imbarazzante notare quanto le stesse immagini vengano riproposte per più libri, magari anche di saghe differenti, a distanza di anni.
Altra nota di assoluto demerito per i “copertinisti” della Mondadori che si occupano della bellissima saga di George R. Martin, le “Cronache del ghiaccio e del fuoco”. Non che siano brutte in sé, ma non hanno NULLA a che fare col contenuto dei romanzi. Quindi, se vogliamo dirlo in un altro modo, siamo al limite della frode.

Saltando al genere horror, si nota subito una pochezza di idee allucinante. Non ci si discosta molto dalla solita goccia di sangue, riproposta in copertina in formati appena differenti. Se poi parliamo di vampiri, il pipistrello stilizzato o il nosferatu zannuto, magari vestito da figo, sono altri temi ricorrenti. Idem per il genere “maniero tenebroso e/o spettrale”.
Le due copertine di Newton Compton che ho postato a inizio articolo sono due esempi. A onor del vero bisogna dire che proprio N&C ha una gran cura delle copertine (mantenendo i libri a prezzi più che buoni), ma alterna ottime scelte a proposte mooolto pacchiane.
Nota di merito invece per chi si occupa di grafica alla Gargoyle Books: le copertine sono sempre molto belle, attinenti alla trama, gradevoli e anche “adulte”, senza fronzoli dozzinali.

Concludo dicendo che ho visto molti eBook con scelte grafiche assai più azzeccate di quelle fatte da tanti editori professionisti. E' evidente che le idee ci sono, e non solo per quanto riguarda la scrittura, ma a volte ci si lascia condizionare dal cazzuto presupposto che il lettore sia un bimbo di 13 anni che si lascia abindolare da colori e immagini invadenti.
O forse è davvero così?

Vi lascio postando due immagini di copertine che, a mio parere, sono ottime e gradevolissime, tanto da risultare quasi migliori di quelle in versione originale:

240 240


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Un buco nero ci inghiottirà tutti

  • Aug. 24th, 2008 at 10:07 AM
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Nessuno lo dice ma presto la terra potrebbe essere assorbita da un buco nero generato dagli scienziati del CERN:

 Il prossimo esperimento nel laboratorio europeo del Cern a Ginevra potrebbe creare buchi neri in grado di inghiottire e distruggere la Terra nel giro di 50 anni. Sul tema si sta gia' diffondendo il panico in Germania, dopo che l'ipotesi e' avanzata da un eminente scienziato di Tubinga, Otto Roessler. Adesso lo scontro ha coinvolto gli scienziati di tutto il Paese ed e' finito oggi sulla prima pagina della 'Sueddeutsche Zeitung'. Nell'anello di 27 km di circonferenza, situato sotto l'aeroporto di Ginevra e che si estende fin sotto il massiccio del Giura, gli scienziati stanno per eseguire nelle prossime settimane il piu' grande esperimento mai tentato al mondo. Nel "Large Hadron Collider" (Lhc) i protoni andranno a collidere gli uni sugli altri ad una velocita' che e' pari al 99,999991 per cento di quella della luce e una delle conseguenze dell'impatto potrebbe essere il formarsi di piccoli buchi neri. Sulla base della teoria della relativita' generale di Albert Einstein, sostiene il professor Roessler, i buchi neri cosi' creati si ingrandiranno e finiranno entro mezzo secolo per inghiottire la Terra. A contestare questa tesi, ripresa con titoli di scatola dalla grande stampa popolare, arriva adesso un documento stilato da oltre 20 autorevoli fisici nucleari di varie universita' tedesche dal titolo "La Terra non sara' inghiottita dai buchi neri". Il professor Hermann Nicolai, direttore a Potsdam del "Max-Planck-Institut" di Fisica gravitazionale, accusa il suo collega Roessler di incompetenza e replica che le sue affermazioni catastrofiche sono basate su un "fondamentale fraintendimento della teoria di Einstein". Il presidente del Comitato tedesco per la Fisica delle particelle, Peter Maettig, non esclude che l'esperimento del Cern possa dar luogo alla creazione di buchi neri, ma sottolinea che in questo caso "sarebbero ben diversi dai buchi neri esistenti nello spazio". Anche il suo collega Siegfried Bethke, direttore del "Max-Planck-Institut" di Fisica di Monaco di Baviera, precisa che gli eventuali buchi neri creati a Ginevra "sono cosi' minuscoli da non riuscire in pratica a sviluppare alcuna forza di attrazione e scompaiono sotto forma di radiazione in una frazione di secondo". Bethke attacca poi pesantemente il suo collega di Tubinga e spiega che "a diffondere il panico e' gente che ha evidentemente letto troppi libri di fantascienza". Gli scienziati tedeschi sottolineano che nell'universo avvengono continuamente collisioni di ogni tipo di particelle con energie molto piu' grandi di quella creata nel laboratorio del Cern, senza dar luogo alla creazione di buchi neri dall'effetto distruttivo. Rimane il fatto, pero', come scrive la 'SZ', che ormai in Germania non si parla d'altro e che su internet e sui media il panico per l'avvicinarsi dell'esperimento di Ginevra si va sempre piu' diffondendo. Il giornale di Monaco di Baviera scrive che il timore comune e' che i buchi neri creati dall'esperimento nello 'Lhc' del Cern "finiscano per ingrandirsi con un effetto simile a quello di una palla di neve, arrivando poi ad inghiottire e distruggere il pianeta". Davanti al clima di isteria ormai dilagante, il professor Maettig spiega che a nulla valgono ormai le spiegazioni dei fisici, poiche' la paura sta diventando cosi' forte che nemmeno con gli argomenti scientifici "si riesce piu' ad eliminarla". (AGI) 
-----
Ne approfitto per segnalare (in lista recensioni):



Black Hole
di Angelo Paratico
Editore Mursia
272 pagine
Euro 14.90


Sinossi

La mattina in cui il professor Giuliano Sovramora tenne la sua conferenza sulla teoria dei nodi non aveva niente di speciale.
A parte il fatto che poteva essere una delle ultime mattine del mondo.
I fisici del CERN di Ginevra stavano per mettere in moto il gigantesco acceleratore di particelle, il Large Hadron Collider, nel tentativo di riprodurre in laboratorio la nascita dell’Universo e l’origine della materia.
Mentre alcuni scienziati giocano con la Creazione scatenando forze incontrollabili che potrebbero trascinare il mondo in un Black Hole, Sovramora e un gruppo di fisici «eretici» ingaggiano una corsa contro il tempo per salvare l’umanità dal delirio di onnipotenza di chi vorrebbe sfidare Dio.
Nelle asettiche cattedrali della scienza ancora una volta gli Angeli si battono contro i Demoni.
Tra fisica delle particelle, spettri, antiche profezie, intrighi internazionali, salti nel tempo e nello spazio un romanzo che prende le mosse da un esperimento davvero in corso. Ma non è detto che le conseguenze siano di pura fantasia. (tratto da: http://www.mursia.com

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