La concezione di campo morfico o morfogenetico è stata creata dal biologo Rupert Sheldrake, e sarebbe una struttura grazie alla quale le cose assumono la loro forma o la loro organizzazione. Secondo Sheldrake tale campo non è fisso, ma si evolve, e la sua struttura dipende da ciò che è accaduto in precedenza, vale a dire che il campo contiene una sorta di memoria del passato. Una volta che un nuovo campo ha cominciato ad esistere, esso si rafforza attraverso la ripetizione, così diventa sempre più probabile che il modello si riproponga. I campi divengono una sorta di memoria cumulativa, evolvendosi nel tempo, e sono alla base della formazione delle abitudini.
La teoria dei campi morfici sostiene che se lo stesso fenomeno avviene più volte, si forma un campo morfico, il quale esercita la sua influenza su sistemi successivi mediante un processo chiamato risonanza morfica.
Se l'individuo di una specie impara un nuovo comportamento, il campo morfico cambia, mentre la risonanza morfica, con una sorta di vibrazione, si trasmette all'intera specie. La risonanza morfica è un processo per cui ogni individuo facente parte di una specie attinge alla memoria collettiva della specie (o campo morfico della specie) e si sintonizza con i suoi membri passati, contribuendo così all’ulteriore sviluppo della specie stessa.
In zoologia e in botanica i campi morfici che presiedono allo sviluppo e al mantenimento della forma vengono chiamati campi morfogenetici; quelli che si occupano della percezione, del comportamento e dell’attività mentale si chiamano campi percettivi, comportamentali e mentali; quelli che si riscontrano in mineralogia sono detti campi cristallini e molecolari; quelli invece che si osservano in sociologia sono detti campi sociali e culturali.
Alcuni esempi nel mondo animale
Durante il maremoto del sud-est asiatico del dicembre 2004, gli elefanti, poco prima dell’arrivo dell’ondata, si precipitarono verso l’interno del territorio e si salvarono così dall’imminente calamità. Sull’arcipelago delle Andatane e Nicobare vivono popolazioni che sopravvissero al disastro annoverando un numero sorprendente alto di persone. Esse imitarono il comportamento degli animali ritirandosi assieme a loro nell’entroterra, senza peraltro sapere ciò che stava per accadere. Si sono semplicemente fidate dell’istinto degli animali, i quali erano in una misteriosa e perfetta risonanza tra loro.
Osservando le abitudini di alcune specie animali, possiamo riscontrare per l’ennesima volta la legge della risonanza morfica. Difatti, nel periodo luglio-agosto i cuculi volano in Africa. I loro piccoli in quel periodo non sono ancora in grado di volare. Essi partono quindi un mese più tardi ma ritrovano comunque i loro genitori. Le colombe, invece, trovano la via del ritorno anche se la loro casa si trova su navi in movimento, mentre le termiti costruiscono un termitaio attraverso lunghe generazioni A questo punto viene da chiedersi: chi possiede i progetti del termitaio?
Estratti di un'intervista a Sheldrake
- D.: Lei suggerisce che la mente non nasce dal cervello, ma è bensì un “qualche cosa” di non locale, o almeno di non confinato all’interno dei nostri corpi. E’ giusto?
Sheldrake: No, non esattamente. Non dico che si tratti di un qualcosa di non locale o non confinato all’interno dei nostri corpi, questo ricorda di più il dualismo cartesiano.
Per diversi secoli abbiamo avuto due posizioni ben distinte. Quella del materialismo, in cui la mente era il cervello, oppure il dualismo cartesiano, in cui la mente era vista come qualcosa di non fisico, di non locale appunto, e che in qualche misterioso modo interagiva col corpo. Quello che invece sto suggerendo, è che la mente sia composta da campi che compenetrano il cervello e si estendono oltre esso, proprio come quanto accade nei magneti, o come accade nella terra.
Non suggerisco quindi che si tratti di non località, altrimenti non sarebbe da nessuna parte e ricadremmo nel dualismo cartesiano. La mente è centrata nel cervello ma si estende ben oltre questo.
- D.: Questi campi, che lei chiama Campi Morfici, potrebbero aiutarci a spiegare capacità insolite della mente, quali la telepatia?
Nel suo libro c’è una vastissima documentazione a proposito. Cosa intende quando dice che la telepatia è un fenomeno non così assente dalla vita di tutti giorni, ma parte integrante di diversi avvenimenti quotidiani?
Sheldrake: Naturalmente le più semplici considerazioni e prese di coscienza sulla telepatia si hanno a distanza. Mi riferisco ad esempio a quando stai pensando ad una persona che non vedi da anni o che si trova lontana ed in quello stesso istante suona il telefono ed è lei che ti chiama. Questo è un caso che si può definire di telepatia ordinaria. Accade anche in altre circostanze. Ad esempio è molto sviluppata tra madre e figlio, sono molte le mamme che sentono i bisogni dei loro figli.
La distanza ci assicura che un certo avvenimento sia dovuto alla telepatia, e non ad altri tipi di comunicazione. Ma se la telepatia funziona a grandi distanze, non c’è motivo di pensare che non funzioni a breve distanza. Io credo che sia presente anche quando siamo vicini, in questo caso però è più difficile discernerla da forme di comunicazione non verbale, il linguaggio del corpo etc...
- D.: Non è lei che in una conferenza assieme a Terence Mc Kenna ha suggerito che i sistemi elettromagnetici abbastanza complessi come quello del sole potrebbero essere coscienti?
Sheldrake: Sì, certo, lo penso. E se un sistema come quello del Sole è cosciente, allora potrebbe avere anche delle aspettative, degli scopi, ed in questo senso allora potremmo considerare un’influenza dal futuro. Ma sarebbe un’ influenza simile a quella delle nostre menti, un’influenza proveniente dai nostri futuri autocreati, o almeno dai nostri futuri virtuali. Noi creiamo dei futuri virtuali in ogni istante in cui formuliamo un pensiero o ci formiamo un piano mentale. Quindi, se ci sia un’influenza dal futuro o meno, è una domanda molto sottile e “metafisica”, in quanto tale influenza si esplicherebbe non tanto in modo convenzionale, ma da un futuro virtuale. E’ un problema che non può essere slegato dalla metafisica e dalla filosofia. La visione secondo cui l’Universo è modellato dal futuro in realtà, è quello che sosteneva il mio amico T. Mc Kenna. Lui diceva che esiste un “Attrattore Cosmico” per l’intero Universo, che tira letteralmente l’evoluzione verso uno scopo finale.
L'intervista completa, interessantissima, potete trovarla qui.
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Durante una seduta spiritica, o dove è morto qualcuno di recente, viene scattata una fotografia: dopo lo sviluppo della pellicola la fotografia mostra la presenza di un'entità spiritica, e viene mostrata come la prova della presenza del defunto in quel luogo.
Subito dopo l'invenzione della fotografia nacque la professione del fotografo spiritico, che riscosse presto notevole successo. William Mumler da Boston fu uno dei primi ad ottenere fotografie spiritiche.
Possono essere catalogate in:
- scotografie, fotografie prese nell'oscurità, senza nemmeno l'utilizzo di una macchina fotografica;
- psicografie, fotografie della psiche, prese in pieno giorno e con un normale apparecchio fotografico;
Vengono altresì catalogate per categorie di contenuti:
- foto di immagini pensate consciamente o incosciamente;
- foto di doppi di viventi presenti o non;
- foto di defunti o spiritiche.
La fotografia spiritica rimane il lato più discusso perchè numeroso nei casi: foto che ritraggono spiriti, doppi e quanto altro abbondano ma difficilmente a volte si distingue una genuina foto da una bufala.
Sostenitore d'eccellenza fu Sir Artur Conan Doyle che tutti conoscete come creatore di Sherlock Holmes. Il predetto però si spinse fin dentro la fotografia paranormale con un comportamento morboso, dedicandosi tutto il giorno a realizzare foto paranormali che ritraessero spiriti.
Alla fine si formarono due schieramenti: chi credeva alla genuinità delle foto di Doyle solo per il fatto che provenissero da un famoso scrittore e chi non credeva affatto all'attendibilità delle predette foto.
Il caso della Wem Town Hall
Fatti inspiegabili dal punto di vista fotografico sono avvenuti anche in tempi più vicini a noi. Il 19 novembre 1995 scoppiò un incendio al Wem Town Hall, nella città di Wem Rural, Shropshire, in Inghilterra. Il fotografo Tony O'Rahilly si recò sul posto per scattare alcune foto. Inizialmente non notò niente di strano; grande fu il suo stupore quando, sviluppata la pellicola, si accorse che una foto mostrava una figura femminile avvolta dalle fiamme, in piedi dietro una ringhiera.
La foto era stata scattata con un teleobiettivo da 200 mm e i vigili del fuoco assicurarono che lo stabile era sgombro e che nessuno avrebbe potuto superare il cordone di sicurezza attorno all'edificio.
Il caso destò non poco scalpore e la fotografia venne fatta analizzare dai migliori esperti dell'epoca che non rilevarono alcun tipo di manomissione.
Fra pochi giorni è Halloween, giorno in cui i confini tra il nostro mondo e quello degli spiriti è molto sottile.
Qualcuno si sente di armarsi di fotocamera e fare qualche esperimento? Questa volta credo che ci proverò anch'io...
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Fonti:
- www.cicap.org
- www.paranormale.com
- www.sniffilm.it
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Dei simpatici dominatori occulti del nostro pianeta ne ho già ampiamente parlato qui, con tanto di consigli utili per combatterli, qualora dovreste scoprirli infiltrati nella vostra famiglia, o nell'ufficio in cui tutti vi trattano male.
Visto che in "Milano tsumani", il romanzo a cui sto lavorando da poco, avranno un loro angolino di tutto rispetto, mi sto applicando in un'intensa fase documentativa. Ovviamente una rilettura dei mallopponi di mr. David Icke è la cosa migliore da fare. Icke, complottista come pochi altri al mondo, è davvero farneticante. Ma se si prendono i suoi saggi alla stregua di romanzi di fantascienza, risultano davvero bellissimi. Allo stesso modo, trovo i rettiliani fantastici in un contesto più ampio, come quello di cui sto scrivendo. Del resto, se non la trovassi una buona idea, perchè dovrei usarla? ;-)
Oggi sono incappato in un articolo sintetico e ben scritto, che riassume qualche dato in più su questi "mostri", rispetto a quelli già riportati negli altri miei post. Si parla della loro possibile provenienza, pur col dovuto scetticismo.
Eccolo:
Stramberie e teoria della cospirazione a parte, fa se non altro riflettere il fatto che sui rettiliani ci sono moltissimi articoli, saggi, segnalazioni. Ma anche: rimandi storici (ovviamente presunti), testimonianze più o meno attendibili, congetture pseudo-scientifiche. Digitando "rettiliani" (in italiano) su Google si ottengono 34.300 risultati. Quel che fa impressione è che ci sono migliaia di persone che ci credono per davvero (va beh, c'è anche gente che crede agli elfi, ai grigi, agli zombie nazisti, nonchè a Giacobbo e Berlusconi). Alcuni "ricercatori" hanno anche riscontrato una serie di censure messe in atto nei confronti di alcuni documentari prodotti dalla FOX, atti a dimostrare l'esistenza di una razza pre-umana, i rettiliani appunto, che avrebbero condizionato la nostra evoluzione. Che poi non era lo stesso di cui parlava Lovecraft, attraverso la bibliografia legata ai Grandi Antichi?
Concludo postandovi un video in italiano che, rettiliani o meno, contiene comunque una grande verità: siamo schiavi. Forse di noi stessi, della nostra civiltà. Forse (assai meno probabile) di un'oligarchia segreta di potenti che decide il destino del pianeta. O forse (decisamente improbabile), di una razza aliena mutaforme.
Ma siamo schiavi. Su questo, non ci piove.
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Visto che ieri ho parlato del nuovo serial di successo, "Flash Forward", che ha suo modo tratta di viaggi nel tempo, mi è tornata la voglia di spendere due parole su questo argomento che ho già trattato parecchio in passato.
Conoscete il paradosso di Dummett?
Un critico d'arte torna nel passato per conoscere quello che diventerà il più famoso pittore del futuro. Ebbene, questo pittore quando incontra il critico dipinge quadri in verità molto mediocri, ben lontani dai capolavori che il futuro potrebbe conoscere. Ed ecco quindi che il critico d'arte gli mostra delle stampe dei futuri capolavori. Il pittore ne è talmente entusiasta che glieli sottrae e li va a ricopiare. Nel frattempo, il critico d'arte si deve reimbarcare nella macchina del tempo per tornare alla sua epoca e lascia quindi le copie nel passato.
La domanda è questa: considerando l'intera vicenda globalmente, da dove arriva, in definitiva, la conoscenza necessaria a creare i capolavori? Dal pittore o dal critico d'arte?
Questo paradosso viene ripreso in diversi film e libri. Cito, per esempio, "Ritorno al Futuro", dove Marty suona Johnny B.Goode in pubblico. Un membro della band, colpito dall'esibizione, fa sentire il pezzo a un suo parente, guarda caso Chuck Berry (autore proprio della canzone in questione).
Ovviamente esistono paradossi ben più noti legati al viaggio nel tempo, come quello detto "del nonno", che fa appunto scervellare da sempre i fisici teorici.
Alcuni scienziati come i celebri Stephen Hawking e Roger Penrose ritengono che, qualora tentassimo in qualche modo di fare qualcosa in grado di mutare significativamente il passato, ad impedirlo interverrebbe una sorta di "censura cosmica". Per evitare questa bizzarra ipotesi si può utilizzare una teoria quantistica nota come "teoria a molti mondi" che fu proposta nel 1956 da Hugh Everett III.
Questa teoria ci dice che ci sono tante copie del nostro mondo quante sono le possibili variazioni quantistiche delle particelle che lo compongono. Ne risulterebbe dunque un numero altissimo di mondi (o dimensioni) paralleli.
Per chiarirci le idee pensiamo ad un elettrone che ruota intorno ad un protone nell'atomo di idrogeno. Tale elettrone - secondo la meccanica quantistica - non ha un valore dell'energia ben determinato, ma si può solo dire che quella energia sarà contenuta in un certo set di valori con una certa distribuzione di probabilità: l'impredicibilità della natura a livello quantistico è una caratteristica intrinseca.
Ebbene, secondo la teoria a molti mondi, per ogni livello di energia dell'elettrone esiste un differente universo; lo stesso per tutte le altre particelle.
Quindi, nelle variazioni più evidenti, ci saranno mondi in cui il nonno si sposa con la nostra nonna e mondi in cui questo fatto non avviene più.
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Steve Jackson è uno dei più prolifici autori di librogame statunitensi, giochi di ruolo e giochi di carte. Nel suo lunghissimo curriculum vale la pena ricordare l'ideazione del GdR GURPS, del board game Car Wars, nonchè del card game "Illuminati - The new world order", di cui discuteremo fra poco. Questo Jackson non è da confondersi col suo omonimo britannico, che ha invece curato le famose serie di librogame "Sortilegio" (Sorcery) e "Dimensione avventura" (Fighting fantasy).
Nel curriculum del "nostro" Jackson c'è anche un episodio molto curioso: una causa vinta dalla sua compagnia contro i Servizi Segreti degli Stati Uniti, rei di aver perquisito illegamente i suoi uffici durante un raid del 1990, nell'ambito dell'operazione "Sundevil", che si proponeva di sbattere in carcere un buon numero di hacker sparsi su tutto il suolo americano. Può sembrare fiction bella e buona, ma è tutto vero. Ci sono atti e documenti che attestano tutto ciò. La breve cronistoria della causa la potete trovare qui.
Ovviamente il fatto che la Steve Jackson Games avesse appena pubblicato un gioco di ruolo cyberpunk bastò per attirare l'attenzione dei mastini federali. Del resto era il 1990, e tutto ciò che riguardava l'hacking e il cyberspazio aveva il gusto avventuroso (ma sbagliato) dell'illegalità.
In realtà è un altro prodotto della SJG ad attirare la mia curiosità, sebbene questa serie di coincidenze che lo riguardano sia passata quasi inosservata.
Stiamo parlando del gioco di carte "Illuminati - The new world order", di cui esiste anche una versione GdR. In ogni partita di Illuminati i giocatori si sfidano a colpi di complotti globali, con lo scopo di prendere il controllo dei più potenti gruppi di potere occulto, e quindi del mondo intero. I partecipanti potevano interpretare rispettivamente Gli Illuminati di Baviera, Gli Adepti di Hermes, Il Network, gli Uomini in Nero e molti altri ancora.
Le carte si distinguono in categorie: luoghi, personalità, risorse, complotti, etc etc.
Molte di queste carte richiamano ad eventi generali, quali disastri, attentati, macchinazioni politiche, stragi compiute "in nome della pace" (vi ricorda qualcosa?), omicidi eccellenti... tutti fatti che caratterizzano quelle che gli esperti chiamano "teorie del complotto".
Ma due di esse, in particolare, lasciano davvero senza parole. Ricordiamo che stiamo parlando del lontano 1995. Eccole (cliccate per ingrandirle):
Che conclusione è lecito fare? Si tratta di coincidenze... probabilmente. Del resto si tratta di obiettivi sensibili, per quanto ritenuti inavvicinabili, almeno fino all'undici settembre del 2001.
Certo che i pregressi contatti tra la compagnia di Steve Jackson e i servizi segreti americani fanno venire in mente degli scenari un po' diversi. Ma che volete farci, noi complottisti siamo tutti un po' suonati...
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Sono venuto a sapere di questo caso protoscientifico (o leggenda metropolitana, chiamatela come volete) dall'amico Glauco, che segue i fatti riguardanti l'esplorazione spaziale ben più frequentemente di me.
Devo ammettere che da subito la Missione Apollo 20 ha suscitato nel sottoscritto un grande interesse. Molti danno per scontato che si tratti di una bufale e... probabilmente è così. Ciò nonostante c'è una parte in me - forse il romanziere - che preferisce credere a una semiverità taciuta, piuttosto che all'ennesimo scherzo organizzato da qualche internauta buontempone.
Ecco i fatti, riassunti in breve, citando da fonti esterne a questo blog.
La missione fantasma
«Oh Dio, non ci credereste. Siamo qui, stiamo tutti bene, ma abbiamo dei visitatori. Vi dico che ci sono altre navi spaziali qui e sono tutte allineate al bordo del cratere».
Neil Armstrong, comandante dell’Apollo 11, Luglio 1969 Che la Luna avesse un lato oscuro, lo sapevamo praticamente tutti dai banchi di scuola o dalle note del classico intramontabile dei Pink Floyd. Quello che continua a stupire, e forse anche a turbarci un po’, è la quantità incredibile di cose, fatti ed eventi che si annidano in questo insondabile cono d’ombra.
Di recente su YouTube, il portale di condivisione e diffusione di video, un anonimo utente, che si firma con lo pseudonimo “RetiredAFB”, ha postato diversi video a suo dire assolutamente autentici. Nei video in questione, basilarmente tre anche se divisi in più tranches, si vedono rispettivamente queste scene:
A - Il decollo di una missione lunare segreta.
B - Il volo radente della navetta NASA sopra la superficie del nostro satellite, nel corso del quale viene inquadrato un UFO apparentemente precipitato all’interno di un cratere.
C - Una EVA (Extra Vehicular Activity, missione fuori dal LEM sulla superficie della Luna) nel corso della quale gli astronauti trovano - e filmano - le rovine di una città aliena abbandonata.
Ovviamente nel corso di poco tempo su Internet è esplosa la diatriba, e nei forum di mezzo mondo tra detrattori e sostenitori della veridicità dei filmati e degli eventi in essi descritti si è arrivati spesso a scontri infuocati. Ma cosa mostrano esattamente i video, e quanto sono credibili le informazioni di RetiredAFB?
Su questo sito potete trovare il resto del dossier di cui vi ho citato l'introduzione: www.dnamagazine.it/apollo20.html
Non solo: sempre su quel sito ci sono i link ai vari filmati di tutta la missione. Quello che ho postato a inizio articolo è forse il più sensazionale, vale a dire la scoperta dell'alieno ribattezzato "Mona Lisa", a dire dei più un manichino messo lì per completare questo scherzo in grande stile.
Lascio a voi tutte le interpretazioni del caso.
Concludo citando, sempre dal medesimo sito, un dettaglio che di solito sfugge ai dibattiti sull'Apollo 20, ma che in realtà forse fa più pensare di questi filmati, su cui di potrebbe discutere all'infinito: RetiredAfb conclude il suo discorso parlando dell’uomo che teneva il contatto da Terra, CC, Charles Conrad. Conrad partecipò a diverse missioni nello spazio: Gemini 5 (1965), Gemini 11 (1966), Apollo 12 (1969), Skylab 2 (1973), ma divenne famoso per essere stato il terzo uomo a mettere piede sulla Luna quale comandante della missione
Apollo 12. Lasciò la NASA nel Febbraio 1974, diventando vicepresidente della McDonnell Douglas Corporation nel 1976. Dal 1990 lavorò presso la McDonnell Douglas Space Company in California come vicepresidente del personale per il reparto New Business. Questo settore si occupava di future attività nello spazio come la stazione spaziale Freedom, nonché per le missioni per lo sbarco di un uomo sul pianeta Marte. Charles Conrad, sposato e padre di quattro figli, perì l’8 Luglio 1999 a causa di un insolito incidente in motocicletta. Per lungo tempo aveva sostenuto che loro avevano trovato sulla polvere lunare un numero di impronte maggiore rispetto a quelle lasciate
dagli astronauti nel corso degli anni, e che le impronte dovevano appartenere per forza ad esseri alieni.
Luna Oscura
Il buon Glauco, oltre a documentarsi sulla faccenda, ha pensato bene di scrivere un racconto lungo che ipotizza ciò che potrebbe essere accaduto durante la missione dell'Apollo 20. L'ebook lo potete scaricare gratuitamente qui, oppure cliccando sulla copertina, come ho già segnalato nei giorni scorsi.
Il racconto è della cara, vecchia fantascienza, a cui l'autore ha aggiunto anche un'abbondante prima parte di fantapolitica e la solita documentazione certosina su mezzi, equipaggiamenti e personaggi storici realmente esistiti. Ovviamente non posso aggiungere altro, se non l'invito a scaricare l'ebook e a leggerlo.
Ero così disabituato a leggere della buona fantascienza spaziale da temere che il genere non m'interessasse più. Ma è bastato un ottimo racconto come questo per capire che certe tematiche hanno ancora molto da dare, se affrontate con coraggio e bravura. Non c'è bisogno di tirare in ballo le mega-astronavi di Star Wars, che sanno tanto di fantasy, più che di fantascienza. Tutto ciò che occorre è saper commisurare la realtà con la fantasia.
Queste sono le "storie spaziali" che piacciono a me.
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Mai sentito parlare degli "astronauti russi fantasma"? Vale a dire tutti coloro che morirono durante i lanci segreti fatti in Unione Sovietica, in piena corsa allo spazio. Tutti antecedenti la gloria raccolta poco dopo da Gagarin. E sapete chi furono tra i primi a scoprire questa piccola strage nascosta al mondo? Due fratelli italiani.
« Abbiamo attraversato la guerra fredda con l'incoscienza dell'età. Eravamo giovani, entusiasti. Oggi, probabilmente, ci fermerebbe la paura di quanto andavamo scoprendo e che il mondo non sempre ha saputo».
(Fonte: La Stampa)
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Nulla di meglio che riprendere la gestione ordinaria del blog con una bella sparata esoterico-astrologica, che si riallaccia in parte a ciò che ho appena visto nel mio viaggio a Creta. Come non parlare quindi del Minotauro?
Le guide e gli archeologi ovviamente concordano su un'interpretazione puramente allegorica del famoso mostro minoico, così come anche per i grifoni, altri animali mitologici molto presenti nella cultura cretese di 4000 anni fa. Del resto ben pochi (giusto gli scrittori?) possono credere che siano esistiti davvero degli esseri tanto bizzarri e inconcepibili ai nostri occhi razionali.
Eppure dietro ogni leggenda esiste un fondo di verità, questo è appurato.
Secondo alcuni studiosi di antropologia, mitologia e anche esoterismo, non è affatto un caso la massiccia diffusione della creatura-toro in moltissime civiltà sviluppate e potenti tra il 4000 e il 2000 A.C. Tutto sarebbe riconducibile ai Misteri magico-matematici tramandati fino ai giorni nostri, e in passato considerati alla stregua delle scienze più severe.
Nell'astrologia matematica, di cui si occupò anche Pitagora, il quadro zodiacale non servirebbe per le banali "previsioni" di cui sedicenti maghi fanno ampio uso ancora oggi, bensì sarebbe la rappresentazione di un grande Ciclo Universale della durata di circa 26.000 anni, suddiviso in 12 tempi mondiali di 21 secoli. Ciascuno corrisponderebbe quindi a un segno zodiacale. Furono precise ragioni matematiche quelle che indussero ad introdurre un ciclo ben definito, che misurava la progressione del Sole e dei pianeti, rispetto a sezioni lunghe esattamente 30 gradi. Anzi, lo Zodiaco non fu mai altro che un'indispensabile idealizzazione matematica e fu usato esclusivamente ai fini del computo astronomico.
Secondo questa formulazione, il Sole della primavera boreale si alzava nella costellazione del Toro, circa 4000 anni prima della nascita di Cristo, in Egitto e in tutti i paesi dell'Asia Minore; comandava il mitraismo, il cui animale sacro era il bue Api; il culto del Minotauro era alleato alle religioni di sumeri, assiri ed egizi. Dappertutto s'imponeva il simbolo del Toro, tema basilare di tutti i culti e dio di tutte le antiche religioni.
Serapide (Serapis) è una divinità della fecondità, il cui culto fu introdotto dal macedone Tolomeo I. In seguito s'identificherà con Osiride-Api, in altre parole con la figura divina nata dal mito del toro sacro Api, che dopo morto diventa compagno d'Iside. Il tempio principale di Serapide è il Serapeo d'Alessandria, luogo da cui il culto di questa divinità si diffonde in tutto l'Impero Romano. Famoso è anche il Serapeo di Saqqare, presso Menfi (antica capitale d'Egitto), in cui si trovano le tombe di vari tori Api.
Passati duemila anni, quando il Sole attraversava l'Ariete, le popolazioni raccolgono il predominio spirituale di Ammon-Râ, dio solare egiziano dalla testa d'Ariete, il culto del Vello d'oro e dell'agnello pasquale.
Ancora, dopo duemila anni, entrammo nell'era dei Pesci, spostandosi il punto vernale fra le stelle della costellazione dei Pesci e la religione universale fu quella del cristianesimo. I primi cristiani presero i pesci, che scolpivano sui muri, come simbolo di adunanza delle catacombe. Inoltre lo spirito del cristianesimo è simile alla psicologia dell'ultimo segno zodiacale: dedizione, abnegazione, oblazione, rinuncia, carità, signorilità, mistero.
Il tempo mondiale in cui saremmo in procinto di entrare è quello dell'Acquario. Cosa ci aspetta? Ci sono molte previsioni in merito, da quelle straordinariamente positive (sviluppo scientifico, conquista dello spazio, rinascita dell'intelletto umano etc) a quelle catastrofiche (perdità dell'individualità, disastri a base di fuoco e acqua etc etc).
Ma questa è un'altra storia. Se volete magari ne riparleremo in futuro...
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Fonti: www.armonics.net/
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Nel giugno del 1872, la nave Iron Mountain lasciò il porto di Vicksburg, sul Mississipi, diretta a Louisville, scomparve e non raggiunse mai lo scalo. L'imbarcazione trasportava 55 persone fra equipaggio e passeggeri ed un forte carico di cotone. Il traffico marittimo in quel tratto di fiume era piuttosto intenso, essendoci sempre un numero di imbarcazioni che si susseguivano o che si incrociavano. Dopo aver lasciato Vicksburg da circa un quarto d'ora, la Iron Mountain scomparve. Ogni ipotesi di affondamento venne vagliata accuratamente e scartata. Se avesse fatto naufragio, le balle di cotone che facevano parte del carico e che erano accatastate sul ponte, sarebbero state ritrovate nell'acqua. Un incendio avrebbe richiamato l'attenzione delle altre navi o degli abitanti dislocati lungo le rive de fiume. Lo stesso può dirsi, se l'Iron Mountain fosse capitata in qualche secca del fiume. Inesplicabile è il fatto che dai diari di bordo di tutte le altre navi che si trovavano in zona alla stessa ora, solamente la nave Chief Irequois ne segnalò la presenza qualche minuto dopo che la Iron Mountain aveva lasciato Vicksburg. Da allora, nessuno ha più veduto persona o cosa che si trovasse a bordo della sventurata nave.
La nave danese Kobenhaven, dopo aver lasciato Montevideo, nel dicembre del 1928, scomparve anch'essa come per incanto. Essa recava a bordo 50 cadetti dell' Accademia navale danese, reduci da un ricevimento offerto dall'ambasciatore dei loro paese in Uruguay. Ma è più facile ammettere la sparizione di una nave che può anche scomparire nelle profondità marine, anche se u na traccia si può sempre trovare, piuttosto che la... volatilizzazione di un battaglione di 650 uomini.
Nel 1858, tre compagnie di soldati coloniali francesi che marciavano in direzione di Saigon, in Indocina, scomparvero come per magia. Malgrado tutte le inchieste non si è mai riusciti a chiarire questo mistero. Fu appurato anche dai diari di guerra che, in quella località ed in quella data, non ebbe luogo alcun combattimento, e che nessun soldato del battaglione fece mai ritorno in patria, ne allora ne mai. Che ipotesi potremo fare? Che la terra inghiottì 650 uomini e si richiuse, muta, su di essi. Con dati fantastici, soluzioni fantastiche! Nel dicembre del 1939, durante l'invasione nipponica della Cina, circa 3000 uomini scomparvero senza lasciar traccia. I loro corpi non furono mai trovati e le loro famiglie non ebbero mai notizia di alcuno di essi. I giornali dell'epoca parlarono di massacro, ma prima o poi i massacri vengono scoperti, come è successo in alcuni casi, durante la seconda guerra mondiale.
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La Marina Militare Russa ha reso disponibili i propri archivi segreti sugli incontri con oggetti volanti non identificati. I casi pubblicati fanno parte di un archivio segreto speciale creato durante il periodo sovietico. Gli X-Files riportano tutti gli avvistamenti e gli incidenti inspiegabili che i sottomarini e le navi russe hanno registrato nel corso degli anni. Vladmir Azhazha, ex ufficiale della Marina Russa, afferma che i casi in oggetto sono di grande interesse. "Il cinquanta per cento degli incontri UFO hanno a che fare con l'Oceano e di questi un 15% è da riferirsi ai laghi. Sembra che agli UFO piaccia l'acqua".
Ufo di mare...
In un caso riportato da un sottomarino nucleare in pattugliamento nell'Oceano Pacifico, vennero individuati sei oggetti misteriosi. Dopo aver tentato una manovra evasiva senza successo, il capito ordinò l'emersione del sottomarino per vedere, con suo grande stupore, gli oggetti seguire il vascello fino in superficie per poi volare via nel cielo.
Molto casi anomali si sono registrati nella regione del Triangolo delle Bermuda come racconta l'ammiraglio Yuri Beketov. In quella zona gli strumenti riportavano continui malfunzionamenti senza una ragione apparente. Secondo l'ufficiale, si potrebbe trattare di interferenze elettromagnetiche causate dagli UFO: "In diverse occasioni gli strumenti di bordo hanno registrato oggetti in rapido movimento. I calcoli mostrano una velocità di circa 400 km orari. Era come se quegli oggetti ignorassero le leggi della fisica. C'è solo una spiegazione plausibile: chi ha costruito quegli oggetti è tecnologicamente superiore agli umani."
... e Ufo di lagoUn altro luogo dove sono stati riportati numerosi casi anomali è da individuarsi nel lago Baikal in Russia. Vengono riportate le testimonianze di alcuni pescatori i quali affermano di aver visto delle luci molto intense risalire dal fondo del lago per poi planare in volo radente sulla superficie. In un caso del 1982, un gruppo di subacquei militari in addestramento nel lago Baikal avvistò un gruppo di creature umanoidi vestite con una tuta argentata. L'incontro avvenne a cinquanta metri di profondità. I militari cercarono di catturare gli alieni, ma tre dei sette uomini morirono, mentre gli altri quattro rimasero gravemente feriti.
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Fonti:
http://labottegacuriosa.myblog.it/
http://www.russiatoday.com/
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UFO nazisti (in tedesco Haunebu, Hauneburg-Geräte o Reichsflugscheiben ovvero dischi volanti del Reich) è un'espressione che si riferisce alle affermazioni su ipotetici velivoli ad alta tecnologia o navi spaziali che sarebbero stati sviluppati dalla Germania nazista durante la seconda guerra mondiale e che scienziati nazisti avrebbero continuato a sviluppare nel dopoguerra.
I racconti sugli UFO nazisti sono di frequente collegati all'esoterismo nazista, visto come un'ideologia che ipotizza la possibilità di una restaurazione nazista grazie a mezzi soprannaturali o paranormali, quali presunti contatti con entità extraterrestri.
Questi miti appaiono ispirati dall'effettivo sviluppo di velivoli a reazione da parte della Germania come l'Me 262, di missili guidati o balistici come il V1 e il V2, la cui tecnologia in seguito avrebbe fornito la base per i primi programmi missilistici e spaziali sia dell'Unione Sovietica che degli Stati Uniti.
Le prime affermazioni diverse dalla finzione letteraria sull'esistenza di dischi volanti nazisti comparvero in una serie di articoli a firma dell'esperto italiano di turbine Giuseppe Belluzzo, o riguardanti i suoi studi, pubblicati nel marzo del 1950. Una settimana dopo la pubblicazione degli articoli di Belluzzo, lo scienziato tedesco Rudolph Schriever sostenne di aver sviluppato dischi volanti durante il periodo nazista. L'ingegnere aeronautico Roy Fedden notò come i soli velivoli che potessero avvicinarsi alle capacità attribuite ai dischi volanti erano quelli progettati dai tedeschi sul finire della guerra. Fedden aggiunse inoltre che i tedeschi stavano lavorando a svariati progetti aeronautici piuttosto inusuali:
« Ho visto abbastanza dei loro progetti e piani di produzione da comprendere che se (i tedeschi) fossero riusciti a prolungare la guerra solo per alcuni mesi, avremmo dovuto reggere il confronto con una serie di sviluppi nel combattimento aereo del tutto nuovi e mortali[4] »
Fedden comunque non offrì mai ulteriori precisazioni al riguardo.
Il capitano Edward J. Ruppelt, a capo del Progetto Blue Book dell'aeronautica statunitense, rese nel 1956 la seguente dichiarazione:
« Alla fine della seconda guerra mondiale, i tedeschi stavano sviluppando molti tipi innovativi di aerei e missili balistici. La maggior parte dei progetti si trovavano per lo più allo stadio preliminare, ma si trattava degli unici velivoli conosciuti che avrebbero potuto anche solo avvicinarsi alle prestazioni degli oggetti di cui riferiscono gli osservatori degli UFO.»
I Foo fighters
l termine foo fighter venne coniato da piloti dell'USAF e RAF durante la seconda guerra mondiale per descrivere vari fenomeni di oggetti volanti non identificati (UFO) oppure altri misteriosi fenomeni aerei avvistati nei cieli dell'Europa e dell'Oceano Pacifico. I testimoni di allora spesso pensavano che i cosiddetti foo fighters fossero armi segrete impiegate dal nemico. Nonostante questo assunto, dei foo fighters (di qualsiasi cosa si trattasse) dai rapporti si può concludere che apparentemente non hanno mai cercato di provocare danno né a persone né ad oggetti.
Anche se spesso erano soltanto fenomeni ottici generati da aloni di luce o di fuoco (riflessi con vari meccanismi da nuvole, nebbia o carlinghe degli aerei), molti tipi diversi di fenomeni aerei vennero riportati e classificati come foo fighters.
Un avvistamento notturno data del settembre, 1941 nell'Oceano Indiano ed è omologo ad alcuni rapporti di foo fighter successivi. Dal ponte della nave S.S. Pulaski, (un mercantile polacco che trasportava truppe britanniche), due marinai avvistarono uno "strano globo che brillava di luce verdastra, di circa metà del diametro della luna piena come ci appariva nel luogo." (Clark, 230) Allertarono un ufficiale britannico, che osservò attentamente i movimenti dell'oggetto assieme a loro per più di un'ora.
Il 28 febbraio del 1942, qualche ora prima dalla sua participazione nella Battaglia del mare di Giava, la nave USS Houston avvistò un gran numero di strane, ed inspiegabili scie luminose e luci gialle che illuminarono il mare per molte miglia attorno.
Un avvistamento con successivo rapporto venne fatto nelle Isole Salomone nel 1942 dall'ufficiale dei marines Stephen J. Brickner. Dopo un allerta di raid aereo, Brickner ed altri videro circa 150 oggetti raggruppati in linee di 10 o 12 oggetti ciascuna. Sembravano "oscillare" mentre si muovevano, e Brickner riportò che gli oggetti avevano una superficie simile all'argento lucidato e che sembravano muoversi ad una velocità lievemente superiore rispetto ai comuni aeromobili giapponesi. Descrisse l'avvistamento, dicendo: "Rispetto a tutto quanto, era lo spettacolo nello stesso tempo più sbalorditivo e tuttavia terrorizzante che Io abbia mai visto nella mia vita."
Tra le tante spiegazioni sui foo fighters che spaziano dalla scienza all'esoterismo, c'è anche la teoria che li vuole in stretta relazione con i dischi volanti nazisti.
È stato suggerito che in realtà i foo fighter fossero un'aeronave segreta a forma di disco della Luftwaffe, ribattezzata "feuerfighter" dai tedeschi, anche se questo nome ipotetico é semplicemente una mistura di tedesco e inglese, e dal momento che nessun aeronave di questo tipo é mai stata trovata (a parte dei semplici disegni di progetti non molto definiti), questa spiegazione sembra più probabilmente una leggenda urbana. In effetti, studi sull'ala circolare erano in essere, con progetti dalle caratteristiche fantascientifiche, ma nessun progetto venne mai concretizzato, e nessuno di questi progetti era in ogni caso capace di emettere luce. Più ancora, la serie di tentativi di ottenere velivoli ad ala circolare ottenne alla fine di sviluppare un altro mezzo, l'hovercraft. In ogni caso la Luftwaffe realizzò e fece volare effetivamente diversi velivoli dalla forma inconsueta (per l'epoca) e anche gli Stati Uniti costruirono aerei insoliti durante la seconda guerra mondiale, alcuni proprio a forma di disco, che vennero scambiati per dischi volanti.
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Approfondimenti:
- Dischi volanti nazisti: www.eyepod.org/Nazi-Disc-Photos.html
- Foo fighters: ufoonline.altervista.org/foofighters.htm
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Questa dichiarazione mi lascia un po' perplesso, ma di certo a farla è un'autorità nel campo dell'astrofisica: Seth Shostak, coofondatore del progetto SETI. Intanto in questi giorni si susseguono gli avvistamenti di UFO proprio nei cieli italiani (Avellino e Milano).
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Fonte: www.apcom.net/
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Quarto capitolo del simpatico dossier su come potrebbe finire la vita umana su questa anonima palla di fango sospesa nel vuoto cosmico.
Abbiamo già visto: 1) la rivolta della macchine, 2) la nuova glaciazione, 3) la fine del petrolio. Tre scenari riconducibili a colpe artificiali, ovvero create da noi. Passiamo oggi a qualcosa di ancor meno evitabile: la fine delle "batterie" solari. E qui c'è poco che tenga...
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I più coraggiosi sono pronti per partire per una missione che deciderà le sorti dell'umanità. Il Sole si sta spegnendo. E se riuscissimo ad allungargli un po' la vita? Ecco il piano: gettare un'enorme bomba nucleare nel cuore della nostra stella, per riattivarla e scongiurare il letargo. Almeno per un po'. O la va, o la spacca: per fabbricare l'ordigno sono stati impiegati tutti i materiali radioattivi della Terra...
Più o meno tra 5 miliardi di anni, quando avrà esaurito tutte le scorte di idrogeno del suo nucleo, il Sole diventerà una stella di dimensioni colossali (quasi 100 volte più grande rispetto a com'è ora): una gigante rossa. I suoi strati più esterni si espanderanno e la sua "atmosfera" risucchierà Venere, Mercurio e forse anche la Terra. Trasferirci su Marte non ci aiuterà granché, e per adesso una tecnologia che ci permetta di viaggiare oltre il Sistema Solare, in tempi ragionevoli, è ancora molto al di là da venire: vele solari e motori a energia magnetica sono ricerche promettenti, ma, appunto, solamente ricerche.
Pericolo remotissimo, a meno che non ci mettiamo mano noi...
Un'altra storia alla The Core... Tranquilli, non arriveremo vivi alla fatidica scadenza: una miliardata di anni prima la luminosità del Sole aumenterà del 10% circa. Troppo per l'acqua di cui siamo fatti e per quella che occupa gran parte della Terra: inizierà a ribollire tutto, come l'acqua della pasta.
Addendum: per chi fosse interessato all'argomento consiglio di recuperare il bellissimo film di fantascienza "Sunshine", di Danny Boyle. Cliccate sul titolo per leggere la mia recensione...
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Fonte: www.focus.it
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Più o meno da quando l'uomo ha iniziato a concepire la possibilità di un'esistenza dopo la morte è nato il concetto di Paradiso e Inferno. Ovviamente questi due nomi semplificano l'idea, ma in realtà, nel corso dei secoli, i vari mondi dell'aldilà hanno assunto più nomi e definizioni.
Una costante di molte culture però è proprio questa: la divisione tra anime buone (destinate al Paradiso) e anima cattive (spedite negli eterni patemi degli Inferi).
Visto che il regno celeste - come Dante ci insegna - è di una noia mortale, concentriamoci sull'Inferno.
Per gli egizi era Amenti, dove i malvagi si trovavano a convivere con creature mostruose quali Seth e Apep.
Per i greci era Ade, concetto rielaborato dai romani nel Tartaro, luogo tenebroso e terribile.
Per gli ebrei è Sheol, oppure la più nota Gehenna.
Per i norreni è Hel, una gelida distesa di nulla governata dalla figlia del Dio Loky.
Per gli indù esiste un mondo sotterraneo molto simile all'Inferno, il regno di Taraka.
Per i taoisti è la montagna Feng Du, organizzata in un labirinto multilivello.
Per i cristiani è - appunto - l'Inferno, regno dell'angelo caduto, Lucifero, il portatore di luce.
Visioni dell'Inferno
Concentrandosi proprio sul cristianesimo, sono moltissimi i santi e i profeti che hanno avuto la dubbia fortuna di vedere l'inferno senza morire. Questo per "concessione divina", ovvero per poter mettere in guardia i viventi che la salvezza dal patema infernale sta nella preghiera.
Santa Francesca Romana nelle sue Visioni dell'Inferno afferma che i demoni più importanti che obbediscono a Lucifero sono tre: Asmodeo, che suscita il vizio della carne; Mammona, che rappresenta il vizio dell’avarizia; e Belzebù che è a capo di tutte le idolatrie e attività oscure.
Santa Teresa ebbe due visioni dell’inferno. «Rimasi spaventatissima...». E benché sapesse che « la via del timore non è fatta per me » - e probabilmente anche per noi -, tuttavia riconosce che «questa fu una delle più grandi grazie che Dio mi abbia fatto, perché mi ha giovato moltissimo per non temere le contraddizioni e le pene della vita, che per incoraggiarmi a sopportarle, ringraziando il Signore di avermi liberata da mali così terribili ed eterni, come mi pare di dover credere. D’allora in poi non vi fu travaglio che non mi sia apparso leggero in paragone di un solo istante in quanto là avevo sofferto...»
La più famosa santa polacca riporta per iscritto: "Io, Suor Faustina Kowalska, per ordine di Dio sono stata negli abissi dell'inferno, allo scopo di raccontarlo alle anime e testimoniare che l'inferno c'è. (...) Quello che ho scritto è una debole ombra delle cose che ho visto. Una cosa ho notato e cioè che la maggior parte delle anime che ci sono, sono anime che non credevano che ci fosse l'inferno".
Santa Veronica Giuliani racconta: "Parvemi che il Signore mi facesse vedere un luogo oscurissimo; ma dava incendio come fosse stata una gran fornace. Erano fiamme e fuoco, ma non si vedeva luce; sentivo stridi e rumori, ma non si vedeva niente; usciva un puzzore e fumo orrendo, ma non vi è, in questa vita, cosa da poter paragonare. (...) In questo mentre, parvemi di sentire un gran rumore. Comparvero tanti demoni: tutti, con catene, tenevano bestie legate di diverse specie. Le dette bestie, in un subito, divennero creature (uomini), ma tanto spaventevoli e brutte, che mi davano più terrore che non erano gli stessi demoni. Io stavo tutta tremante, e mi volevo accostare dove stava il Signore. Ma, contuttoché vi fosse poco spazio, non potei mai avvicinarmi più. (...) Nel fondo dell'abisso vidi un trono mostruoso, fatto di demoni terrificanti. Al centro una sedia formata dai capi dell'abisso. Satana ci sedeva sopra nel suo indescrivibile orrore e da lì osservava tutti i dannati. Gli angeli mi spiegarono che la visione di satana forma il tormento dell'inferno, come la visione di Dio forma la delizia del Paradiso. Nel frattempo notai che il muto cuscino della sedia erano Giuda ed altre anime disperate come lui. Chiesi agli angeli di chi fossero quelle anime ed ebbi questa terribile risposta: Essi furono dignitari della Chiesa e prelati religiosi."
La Beata Emmerick Anna Caterina invece scrive: "L'inferno mi apparve come un immenso antro tenebroso, illuminato appena da una scialba luce quasi metallica. Sulla sua entrata risaltavano enormi porte nere, con serrature e catenacci incandescenti. Urla di orrore si elevavano senza posa da quella voragine paurosa di cui, a un tratto, si sprofondarono le porte. Così potei vedere un orrido mondo di desolazione e di tenebre. L'inferno è un carcere di eterna ira, dove si dibattono esseri discordi e disperati."
La testimonianza più famosa è quella dei tre veggenti di Fatima. Racconta Lucia: "come un grande mare di fuoco e immersi in questo fuoco i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o abbronzate, di forma umana, che ondeggiavano nell'incendio, sollevate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti - simili al cadere delle scintille nei grandi incendi - senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e di disperazione, che terrorizzavano e facevano tremare di paura. I demoni si distinguevano per la forma orribile e ributtante di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti come neri carboni di bracia."
Ma i resoconti di questo tipo sono davvero innumerevoli per citarli tutti.
Esperienze pre-morte "infernali"
Delle esperienze pre-morte (near death experience) abbiamo parlato spesso in passato. Nella maggioranza di questi casi si tratta di visioni positive e di speranza (il tunnel di luce, l'isola tranquilla, le anime dei cari defunti). Tuttavia si registrano casi in cui i pazienti strappati sul filo della morte hanno raccontato di aver visto o visitato dei luoghi tetri e negativi. L'inferno, o uno dei possibili inferni.
Ne parla, romanzando il tutto, lo scrittore francese Grangè, in questo suo bellissimo libro.
Uno dei resoconti raccolti nei tanti saggi (solitamente scritti da esimi dottori) che trattano di NDE, cita questa esperienza fatta da una paziente che è diventata un caso-simbolo nel settore: "Una delle finestre mostrava una scena che si potrebbe interpretare cme inferno o purgatorio, nella quale entità di colore grigio e senza faccia si muovevano senza scopo gemendo. Era evidente che stavano subendo uno stato di agonia e sofferenza fisica. Vidi queste anime come esseri deformati, creature che avevano commesso indicibili atrocità nelle loro incarnazioni precedenti."
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"Uomini e lupi" e finito e pubblicato, ma la documentazione accomulata in questi mesi (e solo parzialmente utilizzata) non deve andar persa. A questo proposito vi proporrò un po' di post a cavallo tra la protoscienza, il folklore e la documentazione antropologica, sperando che vi possano interessare.
Senza spoilerare troppo, posso anticiparvi che parte delle informazioni che seguono verranno utilizzate ne "Il lupo che divorerà il sole", di cui ho iniziato una primissima stesura.
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Se la tradizione europea vuole la licantropia caratterizzata dal binomio uomo-lupo, nel resto del mondo è comune riscontrare leggende e storie tramandate da generazione a generazione che parlano di altre stirpi di mutaforme.
Ci sono gli uomini-giaguaro, delle tradizione sudamericane, gli uomini-leopardo tipici dell'Africa centrale e occidentale, gli uomini-iena del Medioriente e anche gli orsi mannari delle tradizione norrene.
Molti di loro sono diventati meri spauracchi per film, fumetti e fiabe, mentre altri sono ancora temuti e rispettati in diverse culture, specialmente quelle legate all'animismo o allo sciamanesimo. E' il caso di alcune popolazioni dell'Africa settentrionale e orientale, che credono agli uomini-iena, che in realtà sarebbero animali (e non uomini) in grado di cambiare il loro aspetto. Una storia racconta che una ragazza si innamorò di un forestiero di passaggio. Si sposarono e partirono per il villaggio dello sposo. Sospettando dell'uomo, il fratello della sposa seguì la coppia fino al villaggio. Quella notte, mentre se ne stava nascosto, il fratello vide che tutti gli uomini del villaggio si erano trasformati in iene e discutevano su come avrebbero mangiato la giovane quando fosse ingrassata.
Non meno misteriosi sono gli uomini-giaguaro che ricorrono spessissimo nelle tradizioni di Aztechi e Maya. A loro era dedicato un intero clan di guerrieri, che cacciavano seguendo l'antica tradizione dell'agguato, proprio come i felini da cui prendono il nome. Per quanto sia una curiosità davvero bizzarra, ci sono alcuni ufologi che sostengono la discendenza "celeste" degli uomini-giaguaro. In altre parole non sarebbero altro che alieni dalla forma ibrido-felina, scesi in età antichissima sulla terra, e infatti venerati dai totem ritrovati tra i resti di questi due popoli scomparsi.
Sui licantropi-felini extraterrestri ci sono anche due casi d'avvistamenti registrati in Italia. uno sulle Dolomiti e uno a Bologna; entrambi negli anni ‘60.
Non meno misteriosi sono gli orsi mannari del folklore norreno, spesso confusi o immedesimati coi Berserkr, i feroci guerrieri vichinghi che entravano in battaglia pervasi da una furia divina e distruttrice, nonchè vestiti di pelli d'orso. Anche la famosa rabbia dei berserkr (durante la quale percepivano a malapena il dolore delle ferite subite) sarebbe stata indotta da un letale mix di danze rituali ipnagogiche, ebbrezza alcolica e funghi allucinogeni ingoiati insieme al sangue d'orso.
Vedere questi pazzoidi in battaglia doveva essere un'esperienza talmente terrificante da indurre a credere che si trattasse di ibridi tra uomini e orsi. Una leggenda in particolare, quella di Cù Chuilainn, propende invece per l'orgine magica di tali creature: lo spasmo frenetico del corpo sotto la pelle trasforma letteralmente Cù Chulainn in un mostro inarrestabile, incapace di distinguere tra amici e nemici. Il nome dato a questa sua tipica frenesia guerriera è ríastrad, "distorsione".
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(Clicca sulla copertina per scaricare "Uomini e lupi".)
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Continuiamo a valutare i modi "migliori" per togliere la nostra ingombrante presenza dall'universo quieto e immoto che se la caverà alla grande anche senza di noi :)
A proposito: ok, tutti abbiamo un'idea di come finirà il mondo... ma l'universo? Qualcuno immagina come e se finirà?
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Domani anche tu ti trasferirai fuori città. Sei l'ultimo, non volevi rassegnarti. Ma qui non si può più restare. Niente più cibo, luce, acqua. Sei completamente isolato e puoi muoverti solo a piedi: funziona così, dall'ultimo cartello dei Paesi Estrattori. Greggio e gas naturale sono un lusso che poche nazioni possono ancora permettersi. Non la tua: qui ormai le priorità sono altre. E mentre un litro di benzina si paga con la vita, c'è un bolide nero che corre sulle strade battute ormai solo dai predoni...
Prima o poi i giacimenti di petrolio si svuoteranno. Quando? È difficile saperlo con certezza, visto che chi fa questi calcoli è anche direttamente coinvolto nell'attività estrattiva e non ha alcun interesse a divulgare questa informazione. C'è stato però qualcuno che, anche senza dati alla mano, ha provato a immaginare la naturale evoluzione (e fine) di ogni risorsa di energia non rinnovabile, come Marion King Hubbert, un geofisico americano. Negli anni Cinquanta King ipotizzò che la produzione di ogni risorsa segue una curva "a campana": il picco di questa curva - detto picco di Hubbert - è il punto di massima produzione, oltre il quale l'attività estrattiva non può che diminuire. Accusato di essere un visionario, con il suo modello Hubbert spiegò le ragioni di molte crisi petrolifere passate e ne predisse di future, tanto che i suoi detrattori dovettero presto ricredersi. Certo, la curva ideale si verifica solo in condizioni di libero mercato, mentre monopoli e cartelli (come l'Opec), guerre e catastrofi naturali possono determinare anche "falsi" picchi. Il punto di non ritorno pare tuttavia essere molto vicino. Lo suggeriscono le previsioni di alcuni studiosi, che l'hanno immaginato per il 2010, e alcuni segnali preoccupanti, come l'instabilità geopolitica e l'aumento vertiginoso del prezzo del petrolio. Niente allarmismi, però. Il picco non è necessariamente la fine del mondo, indica soltanto la necessità di veri cambiamenti, dalla ricerca di nuovi giacimenti all'utilizzo di fonti alternative ai combustibili tradizionali.
Unica certezza
Anche se il prezzo del petrolio scende, quello della benzina resta inchiodato ai massimi storici. È bello avere delle certezze, nella vita.
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Fonte: www.focus.it
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Occupiamoci oggi dei cosiddetti "mangiatori di uomini" (animali che nella loro dieta contemplano anche la carne umana), e in particolare dei felini.
Ci sono opinioni divergenti tra gli zoologi a riguardo di questa possibilità, perciò inserisco l'articolo nella categoria protoscienza. Comunque sia si ricordano alcuni casi eclatanti e storicamente validi che confermano che i grandi felini possono diventare, se minacciati dall'ingombrante presenza umana, dei nemici implacabili e pericolosissimi. Partendo dai due leoni dello Tsavo, così feroci e letali da essere considerati a lungo degli spiriti vendicativi e immortali...
I leoni dello Tsavo
Alla fine del XIX secolo, la Imperial British East Africa Company intraprese la costruzione della Uganda Railway, la ferrovia che avrebbe unito il porto di Mombasa all'entroterra ugandese. Nel marzo del 1898 iniziò la costruzione di un ponte sul fiume Tsavo.
Durante la costruzione, una coppia di leoni maschi solitari, senza criniera, iniziò ad aggirarsi intorno al cantiere e attaccare gli operai. Gli attacchi avvenivano di notte; i leoni aggredivano gli uomini nelle loro tende e li trascinavano fuori per divorarli.
La costruzione di bomas (i recinti di piante spinose dei Masai) e altri sistemi di difesa non furono sufficienti a tenere i leoni lontani dall'accampamento. I tentativi di catturare o abbattere i felini fallirono, e gli attacchi continuarono per mesi. La frequenza degli attacchi aumentò quasi al punto di causare l'interruzione dei lavori. Stando a quanto raccontato da Patterson, gli operai neri iniziarono a credere che i due leoni fossero spiriti che si opponevano alla costruzione della ferrovia. Lo stesso Patterson, in alcuni passaggi del suo racconto, sembra attribuire caratteri soprannaturali ai due animali, per esempio affermando che erano in grado di resistere in modo straordinario ai proiettili, tanto che il secondo leone morì solo dopo essere stato colpito ripetutamente per dieci giorni consecutivi.
Patterson tentò di uccidere i due leoni usando trappole e piazzandosi di vedetta su un albero, armato di fucile. Riuscì ad abbattere il primo leone il 9 dicembre 1898, e il secondo tre settimane dopo. Quando i due leoni morirono, avevano ucciso 135 operai. Nel 1924 Patterson vendette le pelli dei due leoni al Field Museum di Chicago, dove sono conservate ed esposte ancora oggi.
Quanta verità e quanta leggenda?
Secondo gli studiosi, le linee generali della vicenda raccontata da Patterson (i due leoni che attaccavano gli operai della ferrovia) sono veritiere, mentre molti dettagli sono romanzati. Gli studiosi ritengono che il numero delle vittime sia notevolmente inferiore a quello riportato da Patterson (28 o anche meno) e che lo stesso fenomeno non sia da considerarsi così eccezionale come l'ingegnere britannico lo dipinse: i leoni della regione dello Tsavo avevano probabilmente iniziato a predare gli uomini prima del 1890, e continuarono forse fino agli anni '40.
Sono state avanzate numerose ipotesi sui motivi che possono aver spinto i leoni di Tsavo a predare l'uomo in modo così sistematico. Uno dei fattori predominanti potrebbe essere stata l'epidemia di peste bovina degli anni 1890, che decimò la popolazione delle prede preferite dai leoni della zona (zebù e bufali). Con la carestia che seguì, anche la popolazione umana locale fu gravemente colpita da fame e vaiolo, ed è possibile che i leoni abbiano iniziato a familiarizzare col sapore della carne umana divorando cadaveri. Anche il traffico di schiavi può aver contribuito alla disponibilità di cadaveri umani: si stima che ogni anno oltre 80.000 persone morissero di stenti nelle carovane dei mercanti di schiavi che transitavano nella zona.
Nota: da questa macabra vicenda è stato tratto il film "Spiriti nelle tenebre" (1996), con Val Kilmer e Michael Douglas. Ma in realtà Hollywood si era già interessato dei leoni dello Tsavo, realizzando nel 1952 "Bwana devil".
Il mangiatore di uomini dello Mfuwe
Nel 1991 un leone senza criniera, simile a quelli avvistati un secolo prima a Tsavo, in Kenya, per due mesi seminò il panico nella località di Mfuwe (Zambia) causando almeno sei vittime accertate e guadagnandosi pertanto l'appellativo di mangiatore d'uomini di Mfuwe.
Fu abbattuto il 9 settembre 1991 dall'americano Wayne Hosek durante una battuta di caccia appositamente organizzata. Nel 1998 Hosek donò il corpo del leone al Chicago Field Museum, dove è a tutt'oggi conservato ed esposto.
Con un peso di quasi 250 kg ed una lunghezza, dal muso alla punta della coda, di più di 3 m, è il più grande leone mangiatore di uomini di cui si abbiano notizie certe.
Il leopardo del Garwhal
Un leopardo antropofago atterrisce con la sua ferocia la regione indiana del Garhwal, bagnata dal Gange; ha imparato a cibarsi di carne umana e, nello spazio di otto anni, sgozza 125 persone. A nulla valgono le trappole, il veleno, la posta di tutta una comunità minacciata, e i nativi, dominati dal fascino della sua inafferrabilità, credono che la belva incarni lo spirito del male. Si apre allora tra il leopardo e il cacciatore Jim Corbett una partita estenuante che ci riporta a un'epoca in cui la lotta contro la fiera era per gli uomini una necessità quotidiana di sopravvivenza.
Il più grande cacciatore di tigri e di leopardi dell'India inglese non uccideva per sport, per svago, per odio, per le loro pelli, per soldi o per tenersi in allenamento. Lui uccideva soltanto animali che per un incidente o una malattia erano diventati mangiatori d'uomini. Si chiamava Jim Corbett, era un inglese coloniale nato nelle province settentrionali dell'India da una famiglia povera, e come aspetto era l'esatto contrario di quegli affascinanti 'white hunter' che abbiamo visto nel film: un tipo tranquillo, con una faccia comune, timido con le ragazze. Ma era capace di restare tutte le notti per due settimane in agguato su un 'machan', la piattaforma nascosta tra gli alberi, in attesa di sparare contro un fulmine a strisce gialle e nere prima che sparisse nel buio. Un'impresa che riusciva a pochissimi. Diventato una celebrità, Corbett scrisse vari libri, in cui si percepiva, in un'epoca in cui non si conosceva nemmeno il nome di ecologia, il suo profondo amore per l'ambiente indiano, e anche per gli animali che era costretto a eliminare.
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Visto che la prima puntata vi è piaciuta tanto, vi regalo subito la seconda, dedicata alla glaciazione (prossima ventura?). Fonte sempre e solo Focus!
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Un precario equilibrio chimico: ecco su che cosa si regge la Corrente del Golfo, il grande "phon" naturale che mitiga il clima dei paesi bagnati dall'Atlantico. Peccato che adesso la Corrente si sia bloccata. L'enorme quantità d'acqua dolce liberata dallo scioglimento dei ghiacci ha modificato il rapporto tra acqua dolce e salata che fa da motore del benefico flusso, e sulla Terra è improvvisamente calato il Grande Freddo. Tempeste, uragani e cicloni sono all'ordine del giorno, quando non piovono ghiacci dal cielo. Se non vuoi morire assiderato, non uscire di casa. E non è detto che sia sufficiente.
Altro che fantascienza, questo è già successo. Più di 11 mila anni fa, la calotta di ghiacci che ricopriva il Nord America si sciolse, la Corrente andò in tilt e le temperature in Europa calarono di 5 °C nel giro di un decennio. Potrebbe accadere di nuovo? Le grandi glaciazioni sono causate da fattori sia climatici sia astronomici, difficile quindi che un pur eclatante sconvolgimento "interno" (come l'aumento dei gas serra) porti a una nuova Era Glaciale con la stessa rapidità. Quanto allo stato di salute della Terra, però, i segnali sono tutt'altro che incoraggianti. Uno degli allarmi più recenti risale al maggio 2005 quando, durante un'esplorazione sottomarina compiuta sotto i ghiacci artici, alcuni ricercatori dell'Università di Cambridge scoprirono che le colonne d'acqua fredda che, inabissandosi, permettono all'acqua più calda di risalire in superficie - questo meccanismo è il "motore" della Corrente del Golfo - sono quasi completamente scomparse. Da sette che erano, ne hanno contate solamente due.
Forse ce lo meriteremmo
In una nuova Era Glaciale, gli unici Paesi ancora abitabili saranno quelli del "Terzo Mondo". Immigrazione al contrario... come ci accoglieranno? Saremo i loro boat people? I nuovi clandestini?
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Fonte: www.focus.it
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Nuova rubrichetta in allegria: dodici modi in cui l'uomo potrebbe togliere la sua imbarazzante presenza dal pianeta terra. L'idea non è mia, ma dei ricercatori di Focus. Ve la propongo a puntate, forse vi piacerà.
Si inizia con un classico: la rivolta delle macchine.
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Se dovessero chiederti se il mondo è finito, diresti di no, accidenti, tutto è come è sempre stato e ti sembra di essere vivo e in buona salute. Che razza di domande! Ogni tanto hai l'impressione che il mondo non sia del tutto reale, questo sì, ma, in fondo, chi può dire di non avere mai provato la stessa sensazione? Le Macchine, piuttosto... Da quando si sono emancipate... Voci sempre più insistenti dicono che hanno fame e stanno lentamente succhiando le nostre energie per mantenersi in vita. Sarà il solito modo di dire.
Comandano loro? E se vivessimo davvero in un software? Sembra assurdo, ma ciò che chiamiamo "reale" è di fatto un insieme di segnali e percezioni. La realtà potrebbe anche non essere composta da atomi ma, per assurdo, da una serie di stimoli elettrici creati artificialmente. Insomma, potremmo già essere inconsapevoli "schiavi" delle macchine. E per i romanticoni che confidano nell'unicum della razza umana, l'anima, ecco la novità: Heart, il robot che ama essere coccolato. A ogni carezza, il suo battito cardiaco inizia ad accelerare. Per i creatori di Heart e della schiera di pseudo umanoidi che l'accompagnano, questi "esseri" sono un esempio di come le macchine conquisteranno nel tempo emozioni sempre più simili alle nostre. E alla fine, la domanda: sei pronto per amare un robot?
Secondo gli esperti
Secondo i "futurologi", entro il 2084 le nostre strade saranno presidiate da robot poliziotti. Le città saranno bellissime e l'aria pulita, chi parcheggerà in doppia fila (o sul marciapiedi) sarà polverizzato, le aiuole saranno sempre fiorite e a chi non starà in coda agli sportelli saranno spezzate le gambe.
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Fonte: www.focus.it
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Oggi sembra una cosa lontana. Non so se dire per fortuna, visto il fatto che, da quando è finito l'incubo dell'equilibrio del terrore, si sono avute guerre con continuità. Gli USA stanno imponendo al mondo il loro stile di vita per due motivi che vengono portati avanti in parallelo: impadronirsi delle materie prime disponibili nel mondo e sostenere la loro economia con il keynesismo militare (vedi http://www.fisicamente.net/index-438.htm ). La grande potenza sembra oggi essere una, ma le vicende della storia vedono spesso ribaltamenti che sono chiari solo su scale temporali diverse da quelle che riguardano una o qualche generazione. In ogni caso, prendete la cosa come un racconto del terrore, ma faccio ora seguire una breve discussione sul cosa comporterebbe una guerra che usasse ordigni nucleari. La guerra la immagino ora tra USA e Russia.
Settantamila furono i morti ad Hiroshima, quarantamila a Nagasaki ed il numero dei feriti fu leggermente superiore; di questi ultimi il 50% lo furono per effetti meccanici ed ustioni, il 25% per l'onda di calore, il 15% per ustioni da radiazioni gamma. Dei morti il 95% si trovavano ad una distanza inferiore ad 1,5 Km dal punto "0". L'esplosione fu da 20 Kton ed avvenne ad una quota di 600 metri.
Tutti gli edifici ordinari furono distrutti in una area di 15 Km2 (una specie di quadrato di 4 Km di lato). Il cemento armato resistette, tranne che in un'area centrale di 3 Km2. Per realizzare una simile distruzione occorrerebbe disporre di 2 000 tonnellate di bombe chimiche ordinarie. E' stato calcolato che una bomba da 20 Mton che esplodesse nel centro di New York (vedi esemplificazione nel paragrafo precedente) provocherebbe 6 milioni di morti. Una bomba da 10 Mton è in grado di distruggere una città come Londra, con tutti i sobborghi come buon peso.
Una stima USA (Mc Namara - 1965) prevedeva che un attacco lanciato nel 1970 contro gli USA avrebbe provocato 150 milioni di morti su 210 milioni di abitanti. In queste condizioni gli USA avrebbero potuto rispondere infliggendo all'URSS 120 milioni di morti e distruzione dell'80% del potenziale industriale.
Cinquanta bombe H o trecento bombe A sarebbero in grado di mettere fuori combattimento gli USA. Per la Russia ci vorrebbe un potenziale maggiore a causa della maggiore estensione e della minore densità di popolazione. La Gran Bretagna avrebbe bisogno di sole 7 ÷ 8 bombe H o duecento bombe A. Queste stime si riferiscono ad effetti immediati o a brevissimo termine rispetto ad un bombardamento nucleare. Le stime riguardanti gli effetti sulla flora, la fauna ed il clima, a lunga scadenza, sono molto più aleatorie.
La National Academy of Science (NAS) degli USA, nel 1975, stimava in un rapporto che una guerra nucleare da 10.000 Mton potrebbe distruggere metà dell'ozono dell'emisfero settentrionale e circa il 30% di quello dell'emisfero meridionale.
Una sola esplosione da 1 Mton a livello del suolo proietterebbe migliaia di tonnellate di polveri fino alla stratosfera. Le polveri, al di là di tutti gli effetti di fall out, potrebbero assorbire, riflettere e disperdere le radiazioni che giungono dal Sole o che vengono riflesse dalla Terra con due possibili scenari a seconda delle particolari condizioni che si venissero a creare:
- Inverno nucleare o glaciazione (il raffreddamento di 1 solo grado centigrado eliminerebbe tutto il frumento prodotto dal Canada e gran parte di quello prodotto nelle zone ex URSS)
- Effetto serra (il riscaldamento di un paio di gradi centigradi eliminerebbe svariati milioni di Km2 di terre pianeggianti fertili a seguito di inondazioni da scioglimento di ghiacci polari).
Dopo un attacco nucleare, molta gente rimarrebbe mutilata, intrappolata fra le macerie o impossibilitata a fuggire dalla città per via delle strade bloccate da macerie e fuoco. Se si formassero incendi su grande scala, pochi potrebbero essere i sopravvissuti fra coloro che riuscissero a sfuggire ad una mutilazione immediata.
Il pericolo di ferite provocate da oggetti scagliati violentemente, soprattutto vetri di finestre in frantumi, esisterebbe a più di 12 Km dal centro di una esplosione da 1 Mton e potrebbero aversi ustioni gravi fino ad oltre 14 Km di distanza, a seconda delle condizioni del tempo.
Insorgerebbero tumori e leucemie come effetti somatici e potrebbero iniziare ad incubare effetti genetici. Si svilupperebbero epidemie non controllabili, data la distruzione del sistema sanitario e favorite dalla minore resistenza alle infezioni, effetto dell'esposizione a radiazioni. Si avrebbero drammatiche carestie dovute alla distruzione di ogni infrastruttura ed alla contaminazione radioattiva delle messi come conseguenza della contaminazione del terreno. Si avrebbero alterazioni nell'equilibrio ecologico. Poiché gli esseri più sensibili alla radioattività sono organismi complessi, risulterebbero favorite le forme di vita inferiore (si sa per certo che gli scarafaggi, i topi e gli scorpioni resistono bene massicce dosi di radiazioni). La scomparsa di uccelli e di predatori porterebbe ad un aumento imprevedibile di insetti e roditori che, tra l'altro, hanno enorme capacità riproduttiva. La scomparsa di foreste a seguito di incendi, le epidemie, l'invasione di insetti comporterebbe mutamenti climatici, degradazione del terreno fino all'inabitabilità di intere regioni.
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