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Recensione: MistiKO (di Daniele Avella)

  • Apr. 8th, 2009 at 2:25 PM
pensante
 

MistiKO
di Daniele Avella
80 pagine, 9.04 euro
Ed. Ilmiolibro.it (scheda libro

Sinossi

Una raffica di racconti brevi:
- narrativi;
- fantasy;
- visionari;
e con un racconto finale di tipologia filosofica che ha il leggero ardire di narrare una doppia veduta estrema, senza alcuna sorta di gradazioni grigie di vita, e senza volersi fare portatore di una realtà scomoda e assoluta. 

Commento

Poco tempo fa vi dissi che avrei dedicato tempo e spazio a ebook e libri non legati all'editoria classica e convenzionale. Beh, questo è il secondo appuntamento e di certo non l'ultimo che proporrò sul blog.

Presentare il libro di un amico è sempre un compito delicato, ma quando ne vale la pena lo faccio con piacere. Daniele è un appassionato di scrittura, come il sottoscritto, ma solo ultimamente ha dato forma concreta ad alcuni dei racconti realizzati in questi anni. Di certo l'avvento del print on demand è ottimo per chi, come lui (come me) desidera mettersi alla prova davanti a un pubblico più vasto e più severo rispetto al solito circolo di amici.
Ricordate com'erano gli aspiranti scrittori, dieci e più anni fa? Si scriveva roba che poi finiva immancabilmente in un cassetto. Insieme alle tante porcherie, alle opere immature e alle sciocchezze, chissà quanti possibili capolavori sono finiti sepolti dalla polvere solo perchè non si aveva modo di farli leggere a qualcuno che non fosse obbligato a dirci quanto siamo bravi.
Il web 2.0 (blog, social network e print on demand) dà di certo la possibilità di togliersi piccole soddisfazioni, di mettersi alla prova... e poi chissà.
MistiKO è una raccolta di racconti di veloce ma non banale lettura, che spaziano dal surreale, all'onirico, sfiorando un po' la narrativa di genere (fantasy, fantascienza), senza però addentrarsi nei suoi aspetti più pulp. 
L'autore spazia da episodi di vita vissuta, con ampi spazi lasciati a riflessioni personali, a racconti in cui l'elemento fantastico si mischia al filosofico. Dire che spesso e volentieri ci sono richiami alla poesia non è azzardato, nel bene e nel male: chi cerca qualcosa di hard-boiled forse non troverà soddisfazione in questa piccola antologia, mentre chi apprezza un genere più visionario avrà pane per i suoi denti.
Citazione d'obbligo per due racconti che, più di altri, mi hanno suggestionato:

- "In ritardo" (una corsa contro il tempo che capita spesso a ciascuno di noi, ma con un finale sorprendente);
- "Senza mondo" (racconto onirico e fortemente suggestivo).

Nota a margine per l'ultimo racconto che, non so perchè, a me dà l'idea di una lunga sessione con davanti gli arcani dei tarocchi. Particolare, anche nella sua forma, da leggere più che da commentare.
Stile e forma sono a volte da affinare un po', ma idee e contenuti non mancano affatto. Trattandosi di un print on demand, si incappa ogni tanto in qualche refuso (cruccio inevitabile per chi non può usufruire di un editing "esterno" e... a pagamento!), ma la qualità del risultato è molto buona.
Anche il servizio d'impaginazione e stampa de "Il mio libro" (servizio concorrenziale rispetto a Lulu, Blurb e simili) è apprezzabile: in pratica ho in mano un libro vero, fatto e finito, come se l'avessi comprato in una normalissima libreria.

Clicca qui per ordinare il libro.

Consigliato a: chi ama i racconti onirici, un po' surreali e introspettivi.
Scongliato a: chi cerca racconti "pulp".


 

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Il 18° vampiro
di Claurdo Vergnani
Gargoyle edizioni
544 pagine, 14 euro

Sinossi

“Sbarco il lunario uccidendo vampiri. Non è un compito difficile, ed è sempre meglio che lavorare. Io e i miei compagni li distruggiamo durante il giorno, mentre dormono il loro sonno di morte, nascosti nei loro miserabili covi. Non possono reagire.
Un paio di colpi di mazzuolo ed è fatta. Forse non è il mestiere più bello del mondo, ma è facile e socialmente utile. Non occorre coraggio o particolare determinazione. Non serve essere animati dal sacro fuoco della giustizia. Serve solo un po’ di pratica e tanta disperazione. Per certi versi è come la disinfestazione di topi o insetti: fai quello che devi fare, sopportando il disgusto, e poi te ne torni a casa. Sempre che non si finisca per esagerare, per passare la misura. Il problema è che non sapevo che esistesse un confine. L’ho saputo solo dopo averlo oltrepassato. E a quel punto, tornare indietro non era più possibile...”
- - -

Seconda segnalazione di oggi, dedicata a un nuovo romanzo, "Il 18° vampiro", di Claudio Vergnani.
Pubblicazione che merita visibilità perchè:

- è edita da quella signora casa editrice che è la Gargoyle;
- è opera di un italiano al suo esordio totale;
- è un romanzo di vampiri "vecchia maniera", ma anche attualissimo;

Al momento ne ho letto solo una sessantina di pagine, ma non volevo aspettare la fine, e quindi la recensione, per parlarvene. Questo perchè Vergnani è un esordiente e merita da ora tutto il sostegno che riuscirà a ottenere.
I vampiri di questo romanzo sono brutti, sporchi, cattivi e del tutto disumani. Insomma, creature anni luce lontano dal compagno di liceo tenebroso e belloccio che le ragazzine sognano d'incontrare. I non morti di Vergnani si nascondono in case e acquedotti abbandonati, vivono come bestie e succhiano il sangue da dove capita: anche dagli altri strappati delle loro vittime.
Non più allegri sono i cacciatori che braccano tali creature: reietti, disoccupati, ex tossici, ingaggiati in una battaglia che va ben al di sopra della loro comprensione.
Scenario del libro: una Modena oscura e squallida, che da sola vale il prezzo del romanzo.

Un libro caldamente consigliato, a cui prometto di riservare una recensione approfondita appena avrò finito di leggerlo. Il fatto che, dopo averlo sfogliato, ho lasciato perdere le mie attuali letture per dedicarmi a esso, vorrà pur dire qualcosa ;-)



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Tombe d'acciaio
di Davide Cassia
224 pagine,
download gratuito

Sinossi 

Francesco ha una vera e propria fobia per le autostrade, ma il suo lavoro lo costringe a viaggiare ogni giorno. Soffre di allucinazioni, rivede gli incidenti accaduti e rivive le emozioni delel persone che hanno perso la vita sulla strada. Che strano legame c'è tra queste visioni e la morte della moglie avvenuta tre anni prima in un incidente stradale? Attraverso le visioni Francesco capisce che la morte della sua amata non è sta un incidente e inizierà ad indagare sul passato scoprendo fatti inquietanti che lo porteranno alla tragica verità.

Commento

Davide Cassia lo conoscevo per sentito dire, ovvero per il tam-tam nato su Internet in merito alla sua pubblicazione del romanzo "Inferno 17" per la XII Edizioni. In realtà io Inferno 17 non l'ho ancora letto, ma i primi capitoli, disponibili in download gratuito sul sito dell'editore, mi hanno incuriosito al punto da voler cercare qualcosa su questo autore, prima di sborsare soldi per il romanzo di un esordiente.
Per fortuna Cassia è uno di quelli che hanno capito come ci si fa conoscere con onestà, sudore della fronte e autopromozione. Mi è bastato infatti trovare il suo sito per scoprire un sacco di romanzi disponibili in download gratuito.
La mia scelta è caduta, a istinto, su "Tombe d'acciaio", l'ebook di cui parlerò in questo post.
In primis, il titolo risulta molto azzeccato, tanto che ha attirato subito la mia attenzione. Anche la sinossi, piuttosto particolare, mi è balzata subito all'occhio, idem la copertina a metà tra il noir e l'onirico.
Scaricato l'ebook, ho prima di tutto badato alla cura dei dettagli grafici. Il tutto è piuttosto minimal, ma con una buona impaginazione, semplice e funzionale, e con una scelta di caratteri che si adatta perfettamente anche alla lettura su supporto iPod Touch (quello che uso io).

Venendo alla sostanza, il romanzo di Cassia è di difficile catalogazione. Potremmo parlare di un thriller a tinte soprannaturali, ma anche piuttosto introspettivo e psicologico. Dunque qualcosa che non sarebbe semplice proporre al mercato editoriale italiano, molto standardizzato.
Il personaggio su cui ruota tutta la vicenda è Francesco, giovane vedovo, che tre anni prima ha perso la moglie a causa di un misterioso e drammatico incidente stradale. Perseguitato da una fobia crescente verso le auto e le autostrade, Francesco vive tra apatia e attacchi di panico, incapace di risollevarsi dalla perdita subita, non trovando conforto nemmeno dagli amici o dallo psichiatra che frequenta.
Saranno alcune inquietanti visioni e l'incontro con una misteriosa donna trovata, letteralmente, per strada, a convincerlo che l'unico modo per ricominciare a vivere è quello di scoprire chi causò il terribile incidente in cui persa la vita Claudia, sua moglie.

La caratterizzazione psicologica di Francesco è il punto più riuscito del romanzo. Cassia riesce a farci simpatizzare per il protagonista, così umano e credibile nei suoi comportamenti che è facile immedesimarsi in lui. Per la cronaca, Francesco non è un eroe, bensì un uomo come tanti a cui capitano cose difficilmente omologabili col termine di "realtà". L'autore gioca molto sul concetto di sanità mentale: le visioni che ha Francesco sono causate dallo shock in seguito alla perdita della moglie, oppure è un evento riconducibile al soprannaturale?
Ovviamente non vi dirò di più, per non rovinarvi la sorpresa.
Ottimi anche alcuni comprimari, su di tutti lo psichiatra a cui Francesco si rivolge. I loro dialoghi sono molto stuzzicanti e ben scritti. La "donna misteriosa" che il protagonista incontrerà a un certo punto del romanzo convince un po' meno, anche perchè alcune sue reazioni e comportamenti sembrano "innaturali".
La trama si sviluppa con ordine per circa 3/4 del libro, mentre sul finale alcune cose sono un po' affrettate e meno convincenti. La scrittura di Cassia è una via di mezzo tra cervello e stomaco, anche se utilizza uno stile molto chiaro e scorrevole, senza fronzoli da "scrittore maledetto" o improbabili trovate sintattiche.
Purtroppo, essendo un ebook autoprodotto, pecca di quel difetto riscontrabile nel 90% delle opere del genere: i refusi. Non sono moltissimi, ma ci sono. Maiuscole, parole digitate male, piccoli errori ortografici: tutte cose che sparirebbero con un editing di medio livello. Un altro difetto che ho riscontrato è quello che chiamerei la "gestione dell'adrenalina". Cassia dà il meglio di sé nelle parti introspettive o descrittive, mentre deve migliorare laddove si alza il tasso d'azione. Problema che, per quel che so io, potrebbe aver risolto già nei romanzi successivi.

In sostanza Tombe d'acciaio è un ebook che mi ha lasciato soddisfatto e di cui serberò un buon ricordo. Il fatto che mi abbia già spinto a scaricare un paio di suoi altri romanzi vuol dire che è un autore che, almeno per me, non è passato inosservato.

- - -

Il sito dell'autore: www.davidecassia.it/
 
 

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demand for freedom
 

Rientro in topic con l'argomento primario del blog: la scrittura.
Lo spunto me lo dà la news letta sul blog di Daniele Ramella, scrittore emergente di cui ho apprezzato i primi due libri, “Il mummificatore” e “Il mistero del bosco maledetto”.
La news è presto detta: pare che il prossimo romanzo di Ramella verrà pubblicato a breve per www.stampalibri.it, un servizio di print on demand che, devo essere sincero, conosco poco poco.
Per chi non sapesse cos'è il print on demand (da adesso in poi semplicemente POD), eccovi la definizione by Wikipedia:
“Il print on demand (in italiano stampa su richiesta) è una modalità di stampa che prevede la realizzazione tipografica di un libro dietro ordinazione del lettore.
Una casa editrice prepara un volume e lo mette in vendita attraverso i canali di distribuzione più diversi (cataloghi, internet, ecc.) senza stamparlo. Le copie vengono successivamente stampate, spesso con tecnologia digitale, solo sulla base delle richieste dei possibili acquirenti. Nel caso di stampa in modalità digitale, la sua peculiarità consiste nel garantire elevata qualità di stampa (pari e, a volte, superiore rispetto alla stampa tipografica tradizionale) anche tirando un numero molto basso di copie del libro.”


Ma la scelta del POD è felice o infelice? Non parlo certo di Daniele, che mi perdonerà per averlo citato come spunto di discussione.
Ne ho già parlato spesso, in passato (cercatevi i tag), perciò mi limito a rifare qualche considerazione di massima.
Fattori positivi:

  • Il POD dà all'autore massima libertà di gestire il suo lavoro, senza dover mediare con case editrici, agenzie letterarie e altri. In questo modo la creatività resta pura al 100%, non inquinata da intermediari che, per bravi che siano, non potranno mai sapere cos'ha esattamente in testa uno scrittore.

  • L'autore che non ha “conoscenze particolari” può comunque realizzare il sogno di vedere il suo libro stampato, solitamente in buona qualità, e quantomeno regalarlo/venderlo ad amici e conoscenti. Se poi riesce a gestirsi bene, potrebbe anche fare il botto...

  • Si evita di ricorrere agli “editori con contributo”, che sarebbero poi tutti quelli che per pubblicarti un libro chiedono dei soldi allo scrittore. Eh, sì, avete capito bene! Per questo argomento vi rimando alla recensione che feci al bellissimo manuale “Esordienti da spennare”, un libercolo che qualsiasi scrittore dovrebbe tenere sul comodino.

Fattori negativi:

  • Il POD è un mondo caotico. Oramai sono moltissimi gli scrittori che si rivolgono a editori di questo genere (primariamente Lulu.com), tanto che dare visibilità a un singolo titolo è un'impresa davvero ardua. Si viene subito rimpiazzati da un'altra ondata di proposte...

  • Come postilla al punto enunciato qui sopra, lo scrittore che pubblica col POD deve mettersi nell'ottica di poter fare una massiccia campagna promozionale per dare visibilità al suo libro, viceversa difficilmente riuscirà a venderne più di una decina di copie. Questo implica ovviamente l'avere tempo e mezzi (internet soprattutto, ma non solo), per fare un po' di marketing nei posti giusti, senza spammare a caso, abitudine particolarmente perniciosa...

  • Senza ricorrere all'editoria “classica” non si ha l'intermediario di un correttore, vale a dire di tutti quei simpatici personaggi che prendono un manoscritto e individuano refusi, capitoli che non funzionano, parti da cambiare e/o integrare. Questo vuol dire che se lo scrittore non è particolarmente bravo rischierà di vendere una vera e propria schifezza, giocandosi così parte della credibilità futura.

  • Il POD non si appoggia su nessun grosso mezzo di distribuzione, bensì solo sui cataloghi online di internet. Questo vuol dire che non troverete mai in libreria il romanzo che avete fatto stampare. Un problema da poco? Non per chi ha un ego “importante”.

Probabilmente fra un po' anch'io proverò l'esperienza di pubblicare qualche mio vecchio eBook col POD. In realtà lo scopo è quello di avere una versione cartacea di quanto finora ho proposto solo in formato elettronico. Non credo che venderò più di una decina di copie, e sinceramente credo che questo rientri nel normale ordine delle cose. Se l'esperienza invece dovesse andare benino, chissà, magari la prenderei in considerazione per qualcosa di più serio.

Però...
Però c'è una cosa da dire. Il fenomeno di autoproduzione va oltre il campo della scrittura. Sono sempre più anche i cantanti che ricorrono a scelte del genere, o che propongono la loro musica direttamente su piattaforme come myspace, youtube e simili. Ogni tanto si sente di qualcuno che raggiunge il grande successo partendo dalla propria webcam (al momento mi viene in mente Lily Allen), ma provate a pensare: per uno che ce la fa, quanti falliscono?
È un bene dare a chiunque la possibilità di esprimere la propria creatività? In linea di massima direi di sì. Altri dicono che in tal modo si va verso un appiattimento qualitativo, proprio perchè non c'è più nessuno a fare da filtro. Intendo dire figure come editor, agenti, professori (di musica, di scrittura etc etc).
Il caso di Youtube è effettivamente emblematico: chiunque può improvvisarsi regista, e oramai anche il cinema “serio” copia i dilettanti allo sbaraglio. È il caso di film come “REC”, “Cloverfield” e altri.
Allora, è un bene o un male?
E io che ne so?


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Civil War (ma tra poveri...)

  • Sep. 2nd, 2008 at 3:58 PM
pensante
A morte il nemico!

 Noi italiani siamo un popolo particolare. Pieni di difetti fino a scoppiarne, abbiamo dei pregi che più o meno tutti ci riconoscono. Tra questi annovererei il dono della creatività (anche se spesso sconfina nella più ambigua “arte dell'arrangiarsi”) e un'autoironia di fondo che ci permette di criticare anche quelle istituzioni che altrove vengono ritenute intoccabile (con buona pace della satira).
Purtroppo però abbiamo un difetto che compensa tutto il resto: siamo grettamente invidiosi del nostro vicino. E con “vicino” non intendo dire un francese, uno svizzero o uno sloveno, bensì proprio il tizio che incontriamo sul pianerottolo di casa o al bar prima di andare al lavoro.
Ci incazziamo se il ragionier Rossi si è comprato la BMW o se Luca ha una nuova fidanzata bella, brava e simpatica. Odiamo la signora Maria se va in crociera ai Caraibi, mentre noi dobbiamo rimanere in città perchè abbiamo speso tutti i soldi per la settimana bianca a Cortina. E, siatene certi, mentre noi eravamo a sciare, qualcuno di odiava a sua volta, augurandoci magari di spaccarci una gamba.

Senza voler andare troppo sul sociologico, mi limito a dire che questa brutta invidia da infami la si riscontra anche nel “mio” piccolo mondo, quella di scrittori emersi, emergenti o affermati.
Basta farsi un giro su blog e siti dedicati alla scrittura per accorgersi quante persone spendono più tempo a buttare cacca addosso agli altri, che non ha parlare di se stessi e dei propri gusti in fatto di libri.
NON mi riferisco, come già ho fatto in passato, a chi recensisce romanzi col puro gusto di distruggerli. Ok, c'è anche questo fenomeno da "troll", ma ne abbiamo già parlato.
In questo caso il discorso è più ampio. Purtroppo c'è gente pronta a sputare contro chiunque ce la fa. Anche nel caso di emergenti che pubblicano con case editrici piccole, di certo senza diventare ricchi. Fateci caso: è facile trovare gente che “per sport” spara contro questo o quello scrittore, accusandolo di fare consorteria con altri colleghi, di pubblicare solo perchè amico di quell'altro autore già famoso, oppure, più semplicemente, di scrivere porcherie (magari senza nemmeno averle lette, prima di giudicare).
Secondo questi rivoluzionari della purezza intellettuale, non bisognerebbe mai farsi amici, mai confrontare le idee, mai accettare collaborazioni, mai “sporcarsi le mani”. Guai a parlare di scrittura collettiva o di partecipazioni ad antologie con nomi già noti. Il meglio che vi può capitare è di essere tacciati come mafiosi del quartierino, il peggio è che qualche scrittore fallito vi aspetti sotto casa per prendervi a bastonate.
Fermo restando che il diritto di critica è sacrosanto, odio chi condanna e sparla con estremo pregiudizio, senza magari nemmeno conoscere bene ciò di cui si lamenta.

La cosa più triste è notare che questi attacchi feroci vengono solitamente da chi alla fine non riesce a pubblicare mai una cippa, e che quindi preferisce definirsi un genio incompreso, o un pericoloso rivoluzionario (teorici del complotto?), piuttosto che ammettere di essere delle clamorose schiappe. Allora si decide di sellare il cavallo, armarsi, e partire per una crociata delirante.
A questo punto direi che sono molto più comprensibili i recensori folli che stroncano tutto e tutti. Almeno non sono (non sempre) animati da un desiderio di vendetta dettato solo dalla propria miseria creativa.
Che poi il sistema editoriale italiano sia claudicante, è vero. Ci sono poche opportunità, molti imbroglioni, tanti autori che pubblicano senza saper scrivere. Perchè non prendersela con loro? Parlo delle torme di comici improvvisati, ex calciatori, ex figuranti del Drive In, partecipanti a reality e baby-scrittori buttati in pasto alle mode letterarie passeggere.
Se c'è una consorteria da combattere è questa. E la battaglia inizia educando il lettore a una qualità maggiore e aiutandolo ad allargare gli orizzonti.

Oppure, peggio ancora, c'è chi utilizza la polemica e gli attacchi “ideologici” per farsi un nome.
Funziona così:

  • Si sceglie un bersaglio (un libro, nel nostro caso, ma anche un film o altro vanno bene).

  • Si decide che tale prodotto è Satana in terra.

  • Si distrugge il bersaglio a suon di insulti, recensioni negative, commenti sarcastici, hoax.

  • Come risultato vedrete che i commenti e le visite del vostro blog/sito/forum aumenteranno di dieci, venti volte tanto. A quel punto in molti, pur non condividendo il vostro parere, torneranno a visitarvi, spesso segnalando la cosa anche ad amici e conoscenti. Il gioco è fatto...

    Dicesi anche troll...


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Impari bene, mio giovane Padawan...

  • May. 22nd, 2008 at 3:06 PM
pensante


Un post su Guerre Stellari?
No, tranquilli! ^_^

Però il parallelismo tra Jedi e Padawan (l'allievo, per chi non lo sapesse), mi è utile come metafora per quel che voglio dire. Eh, sì, stiamo parlando ancora di scrittura, per chi si stesse ponendo la domanda!
In sostanza è da parecchio tempo che ho notato una certa "standardizzazione" dei romanzi proposti in libreria. Questo è dovuto sicuramente da esigenze di mercato: l'editore propone ciò che già sa di poter vendere bene; raramente rischia nel puntare su qualcosa di nuovo.
Ma se questo fosse attribuibile anche alle nuove leve di scrittori?
Molti giovani autori tendono infatti a ricalcare fedelmente le orme dei loro scrittori preferiti, creando in sostanza una serie di libri-clone che a loro volta generano sottofiloni ben definiti, a volte identificabili anche con appositi settori nei grandi store.
L'esempio più evidente è forse quello del genere fantasy. Qui si possono distinguere facilmente tre sottofiloni che vanno per la maggiore:
- Quelli che si ispirano a Tolkien;
- Quelli che si ispirano a Harry Potter;
- Quelli che si ispirano ai Giochi di Ruolo.
Ovviamente il verbo riflessivo "ispirarsi" viene usato in luogo di "copiare", che potrebbe suonare offensivo... anche se a volte è proprio quel che accade: gli scrittori esordienti copiano, a volte quasi senza rendersene conto.
Già negli anni '80 ci fu il "sommo copiatore di Tolkien", che riscosse grande successo di vendite. Stiamo parlando di mr. Terry Brooks, il cui primo libro, "La spada di Shannara", sfiorava davvero il plagio de "Il Signore degli Anelli".
la spada di shannara, ed. mondadori (1978)
"La spada di Shannara" è un buon romanzo, per certi versi (tacciatemi pure di eresia) più piacevole del suo illustre padre. Ciò non toglie che c'è ben poco di originale in questo libro, da cui poi Brooks ha creato una serie infinita che va avanti anche oggi, a circa 30 anni di distanza!
Gli emuli di Harry Potter sono ovviamente più recenti, e si indirizzano su un pubblico ancora più giovane rispetto al fantasy standard. Non avendo ancora letto nulla (nemmeno l'originale) non posso dare un giudizio dettagliato. Da quel che si legge in Rete le copiature devono però essere assai marcate.
Sui fantasy che ricalcano i giochi di ruolo c'è poco da aggiungere: la sola casa editrice Armenia ne ha pubblicati a decine! Vi cito solo la saga infinita dell'elfo scuro Drizzt, inizialmente anche piacevole, ma ora davvero insopportabile! Quanti alberi abbattuti per niente!

Ultimamente il fenomeno si è allargato anche agli emuli di Licia Troisi, autrice italiana di fantasy che ha maturato un inaspettato successo di vendite con le sue saghe fantasy piuttosto standard (e quindi a sua volta emule di un fantasy molto classico e anche, concedetemelo, un po' stantio). Ed è così che sugli scaffali si accumulano romanzi di scrittori italiani pieni di draghi, elfi, gnomi, talismani, spade...

Gli altri generi non sfuggono a questo meccanismo. L'horror, filone maltrattato e da sempre un po' di nicchia, per anni ha atteso (invano) un successore di Stephen King. Ne sono stati annunciati parecchi e in toni assai ottimisti, ma io non ho mai trovato nessuno che avesse anche l'ombra del talento del primissimo King. Visto che il Re è (artisticamente) morente da parecchi anni, l'horror ha trovato un nuovo sbocco giovanilistico che ha portato un sacco di quattrini nelle tasche degli editori. Stiamo parlando del sottofiloni "vampiri romantici", una roba mielosa e stucchevole che mi provoca il diabete solo a citarla.
Capostipite di 'sta robaccia è Anne Rice, che ha trasformato una delle più subdole creature maligne di tutti i tempi in una sorta di dandy triste con tendenze bisessuali e decadenti. Purtroppo la Rice ha venduto bene (non mi capacito come abbia fatto!), e gli emuli sono saltati fuori come funghi, in particolar modo ultimamente.

Anche in Italia abbiamo Chiara Palazzolo, con la sua saga dei "sopramorti", più cruda di quella della Rice, ma decisamente ispirata alla sua interpretazione dei vampiri. Roba da far rimpiangere il Dracula misogino e crudele dei film della mitica Hammer!

Nel genere thriller, lo spartiacque è rappresentato dall'abominevole "Codice Da Vinci". Mentre prima tutti si ispiravano in qualche modo al thriller "spionistico" alla Tom Clancy/Robert Ludlum, ora è tutto un proliferare di romanzi con le seguenti parole nel titolo: Vangelo, Croce, Templare, Codice, Graal, Gesù etc etc. 
Ammetto che a me il genere non spiace affatto, perciò mi sono sparato un buon numero di romanzi ascrivibili in questo filone. La cosa singolare è che quasi tutti sono migliori dell'originale (il Codice Da Vinci, appunto), eppure non raggiungono nemmeno un decimo della celebrità del loro illustre parente. Pur vendendo bene, si capisce.
----> Apro una parentesi: a questo punto comincio a credere che davvero Dan Brown sia stato finanziato e sostenuto da un gruppo anti-cattolico che puntava sul suo romanzo per "smitizzare" la figura di Gesù. Altrimenti non si spiega come mai un romanzo scritto così male (al di là dei giudizi sul contenuto) sia arrivato a battere tutti i record di vendite! Tale teoria complottistica è citata anche nei seguenti romanzi: "L'ultima rivelazione" (che presto recensirò) e "I tre giorni all'inferno di Enrico Bonetti, cronista padano" (che ho già ampiamente recensito).

Quel che mi chiedo è questo: gli autori che plagiano più o meno radicalmente i romanzi di successo, lo fanno perchè ritengo tali scrittori dei loro maestri, o per mera opportunità?
Da scrittore mi rendo perfettamente conto di aver forgiato il mio stile prendendo molto dagli autori che più apprezzo come lettore, eppure (sarò scemo!), ogni volta che penso alla trama di un romanzo cerco di domandarmi se non assomiglia troppo a qualcosa che già è stato pubblicato. Perchè a volte può accadere: la mente elabora qualcosa di molto buono, senza accorgersi che sta attingendo più ai ricordi di quanto già visto/letto, che non alla propria fantasia e originalità. Però poi ci accorge di questo MOLTO prima di portare avanti il lavoro fino in fondo.
Posto anche che l'originalità assoluta non esiste, mi domando quanto sia etico proporre romanzi che, col senno di poi, si rivelano copie più o meno belle di quanto già letto in passato.

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May. 12th, 2008

  • 2:53 PM
pensante


Giorni fa ho ricevuto questo dettagliato e interessante commento da parte di Bluezeit, e mi sono riservato di rispondere con la calma che merita. Visto che si tratta di un argomento che potrebbe interessare a chiunque si diletta di scrittura, ho pensato di trasformare il commento in un post :)
L'argomento trattato è uno dei più discussi in questo blog: la "pubblicabilità" di certi generi letterari da parte di scrittori italiani, e la loro diffusione...
Dunque, eccovi dapprima le valutazioni di Bluezeit, e quindi la mia risposta... più interattivi di così! :)



- in Italia ci sono più di una casa editrice che pubblica fantascienza, e ci sono le fanzine (su carta e elettroniche) che spesso sono ancor più selettive, ma pubblicano;
- forse è il pubblico dei lettori che è scarso (forse perché la fantascienza è diventata, o è voluta diventare, una letteratura di élite troppo seriosa e poco avvezza a far divertire);
- gli stessi autori di fantascienza leggono poco e il fandom molto spesso è attraversato da suddivisioni e gelosie/ostilità (è mia impressione, non frequento il fandom)
- lo scorso anno una Casa editrice (non faccio nomi perché potrebbe essere considerato spam, ma basta cercare in rete ed è facile da trovare) specializzata in fantascienza ha dichiarato fallimento. Subito è stata rimpiazzata da un'altra società che ne ha rilevato il catalogo e le pubblicazioni. hanno pubblicato e pubblicano un'enormità di autori italiani. (Per mia esperienza personale: leggono tutto ciò che ricevono e ti rispondono pure, ma proprio per questo occorre avere pazienza e aspettare anche più di sei mesi, ma ti rispondono;
- in passato ho pubblicato su fanzine, ora ho pubblicato anche alcuni racconti su rivista così detta professionale, inviando i manoscritti spontaneamente, senza conoscere nessuno della redazione. Alcuni sono stati rifiutati (con motivazione) altri sono stati accettati. Le possibilità di pubblicare a mio parere ci sono e se gli scrittori fossero anche grandi lettori, forse ci sarebbe qualche spazio in più.
- Ci sono almeno 3/4 case editrici specializzate e almeno tre riviste (professionali), oltre alla da te citata Urania, che pubblicano fantascienza; io ho avuto a che fare solo con una e ho avuto l'impressione che pur leggendo tutto siano piuttosto selettivi (soddisfazione maggiore quando capita che venga accettato un proprio lavoro);
- le possibilità di pubblicare ci sono, ma non si mangia con la fantascienza, almeno che non si vinca il Premio Galassi-Città di Piacenza che prevede premi in cibarie varie.
- per quanto riguarda pubblicare on-line, è una scelta che a me piace poco in quanto data la mia età (dovrei essere della generazione precedente la tua) faccio fatica ad adattarmi a leggere a video e stampare un lavoro, magari lungo, per poi magari scoprire che non ne valeva la pena mi scoccia un po', però si tratta di una scelta "giovane" e probabilmente tra dieci anni si pubblicherà solo o principalmente in formato elettronico.

Dunque... la carne al fuoco è tanta.
Nello specifico della fantascienza (e dell'horror, aggiungo io), occorrerebbe capire cosa si intende esattamente per questi due generi. E' vero che le "contaminazioni" hanno qualche margine di vendita. Per esempio i thriller fantascientifici, come "Bay City", vendono benino. Idem per i thriller con dosi di horror. Sono i prodotti "puri" che hanno poco mercato. Ricordando sempre che io sto parlando di scrittori italiani! E comunque la fantascienza ha vita difficile un po' ovunque, nel mondo :( 
Un po' capisco i motivi di questa crisi. Era facile scrivere di androidi intelligenti, viaggi spaziali, supercomputer, quando tutto questo sembrava decisamente lontano dalla realtà. Ora viviamo in un presente fatto di novità tecnologiche sempre più soprendenti di giorno in giorno: è difficile stupire il lettore con qualcosa che abbia al contempo il senso del "weird" e un certo realismo.
Seconda cosa: è vero, esistono le fanzine, anche cartacee... Ottimi lavori di persone esperte e appassionate. Però, diciamoci la verità, quando vendono? Quanti lettori hanno? A questo punto si "rischia" di avere più visibilità autoproducendo un eBook e facendo un po' di marketing in rete.
Attenzione: non voglio assolutamente sminuire l'importanza e la bellezza di fanzine e fandom, ma mi sembrano prodotti molto di nicchia, anche più degli eBook. Che siano attraversati da gelosie, ne ho avuto anch'io qualche eco, ma non ne so moltissimo...
Sul fatto che spesso gli scrittori siano pessimi lettori, è assolutamente vero. Io cerco di leggere molti libri all'anno, ma ci sono molti che sognano di scrivere e che in realtà leggono poco, o comunque solo di uno o due autori (generalemente quelli che si vuole emulare, come l'amante del fantasy che vuole diventare il nuovo Tolkien etc etc)
Gli esordienti poi hanno davvero pochissime attenzioni, quindi molti passano totalmente inosservati, al di là dei loro meriti e demeriti. In rete continuo a leggere boiate del tipo che gli scrittori italiani "di genere" vendono poco perchè fanno schifo, ma mi rifiuto di dar credito a una generalizzazione così banale. Anche perchè mi è capitato di leggere diversi romanzi di esordienti anglofoni (pubblicati con signore case editrici) che facevano letteralmente cagare :)
Che non si mangi con la fantascienza, e con la scrittura in generale, è scientificamente provato :(  Però almeno rientrare nelle spese, sarebbe un bel traguardo :)
Pubblicare online è una scelta che a molti non piace, ma finora mi sono trovato bene... ho qualche decina di lettori affezionati, e devo dire che in giro c'è di peggio, specialmente per chi ha pubblicato con finte case editrici a pagamento, o solo su Lulu.com, che è diventato dispersivo in modo assurdo. Ovviamente pubblicare online non può essere un traguardo, ma solo uno step in più verso una meta più ambiziosa, che magari non arriverà mai. Ne sono consapevole....


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Ricordate che potete scaricare gratuitamente il mio nuovo eBook, "Nevicata"! Basta cliccare sulla copertina qua sotto :)


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In arrivo una nevicata...

  • May. 8th, 2008 at 3:42 PM
pensante


Uff... che fatica! Sto revisionando quel che manca di "Nevicata", perchè voglio proprio proporvelo in formato eBook in tempi brevi. Non so a quanti piacerà, perchè non è un romanzo molto sottile, bensì un vero e proprio survival horror, omaggio al genere catastrofico che andava a ruba negli anni '70 (vedi i vari Urania) e negli anni '80 (al cinema, anche nei mitici B-movie italiani).
Non vi parlerò oltre di questo romanzo: se ne volete sapere qualcosa, date un'occhiata al tag dedicato alla lavorazione di questo eBook!

Intanto sto completando "Armi di distrazione di massa", che è un thriller, e che quindi dovrebbe avere qualche speranza in più di pubblicazione. So che "ogni scarrafone è belle a mamma sua", ma il romanzo mi sembra interessante, e in linea a una certa tendenza di mercato. Non che l'abbia scritto per questo: non so se riuscirei mai a scrivere su commissione. Ho scelto il thriller cospirazionista perchè il genere mi appartiene, tanto che anche il mio primissimo romanzo inedito (Thaumaturge) aveva molti elementi di questo tipo.
Mancheranno sì e no un paio di capitoli alla parola fine e già si pongono i soliti dilemmi: a chi inviarlo? Come proporlo? Anticiparne la pubblicazione via eBook? 
Ecco, ora come ora l'unica certezza è proprio questa: non metterlo online come eBook, bensì inviarlo a qualche editore.
Avevo detto lo stesso di Nevicata, ma alla fine una serie di considerazione (mie e di terzi) mi hanno fatto capire che un romanzo di genere horror avrebbe ben poche possibilità di vita, in Italia. Da qui la mia decisione di darvelo in pasto gratuitamente :)
Spero che un thriller possa ambire a ben altro, senza nulla togliere a voi che avete la pazienza di leggermi!

Finito il romanzo vorrei tornare a scrivere qualche racconto. C'è qualcosa in ballo, devo solo rimettere a posto un po' di idee...

Torno a editare Nevicata!

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pensante


Col consenso dell'autore (Stefano Di Marino, nella foto qua sopra, dalla quale potete raggiungere il suo sito), vi pubblico una sua interessante e schietta considerazione sul come i manoscritti vengono esaminati da un editore. Il tutto parte dall'affermazione, fatta sul forum da cui ho tratto quanto vi posto qui sotto, secondo cui sarebbero pochissimi i romanzi a essere letti dagli editori. Viceversa, prenderebbero in considerazioni solo sinossi e lettere di presentazione dell'opera che gli si vorrebbe proporre.
E allora dove vanno a finire i nostri manoscritti, inviati con tanta fiducia? Al macero, probabilmente!
Considerando che Stefano ha scritto decine di romanzi e collabora attivamente con la fortunata serie "Segretissimo" Mondadori, direi che la sua opinione è ancor più che autorevole. Che poi certi meccanismi non piacciano, è un altro discorso, ma è comunque giusto sapere come funzionano le cose, una volta che il nostro amato romanzo (o meglio, aspirante tale) finisce sulla scrivania di un editore. O meglio, questo vi servirà per cercare almeno di farcelo arrivare, senza passare direttamente al cestino dei rifiuti.

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(...) Scrivere la sinossi del proprio romanzo è utile anche prima di averlo scritto, quando lo abbiamo tutto nella testa ma ancora non lo abbiamo messo sulla carta. ripercorrere le line principali, i temi portanti ci aiuta a vederlo nel suo complesso, magari a trovare dei punti di forzao di debolezza su cui intervenire. Come la bozza di un dipinto.
Non necessariamente è il sunto da mandare a un editore. Questo non dovrebbe superare i quattro- cinque fogli. E' importante far capire subito chi sono i protagonisti, qual è il fuclro della vicenda, la sua atmosfera, i conflitti che animano la storia.
Per essere giudicati positivamente è meglio rendere l'atmosfera piuttosto che soffermarsi sui singoli intrecci che richiedono una lettura approfondita. Considerando, come dicevi (NOTA: questa considerazione fa parte di una risposta che mi ha dato sul forum di Altieri), la quantità di materiale che arriva nelle redazioni la soglia di attenzione dei lettori è, purtroppo, bassina. Per cui: poche idee esposte chiaramente, con un piglio che... acchiappa subito. Se si supera quella fase il lettore comincia a guardare il dattiloscritto realmente con interesse, allora emerge la scrittura, la capacità di avvincere subito.
Tutte belle parole, dirà qualcuno.
Sob... ha ragione. Il problema vero è farsi leggere (anche nelle sinossi) con attenzione e la volontà di valutare seriamente se acquisire un testo.
Mi duole dirlo ma il più delle volte il destino di un libro è già segnato prima di iniziare la lettura. Segnato da informazioni sulla sua vendibilità...
Però è meglio saperlo che farsi illusioni.
O no?

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Fallito?

  • Apr. 28th, 2008 at 2:52 PM
pensante
un presunto fallito....

Ringrazio sentitamente Nick del blog "L'Arca" per avermi dato lo spunto di questo post!
Tutto nasce da questo messaggio che ha molto più senso di quanto possa sembrare: "Non credi che possa essere un errore mettere su internet un lavoro solo perchè pensi che possa non avere speranza editoriale? Insomma, non credi che forse sarebbe meglio ricevere prima un rifiuto, tentare e aspettare?
Che ne sai, magari è la volta buona
..."
Effettivamente Nick tocca un tasto dolente e fa una riflessione sacrosanta.
I miei ultimi lavori li ho proposti direttamente in formato eBook e, lo ammetto, non ho nemmeno provato a spedirli a un editore... Perfino "Nevicata", il mio survival-horror, lo proporrò in questo formato, e non so se lo manderò in visione a qualche casa editrice.
Quale sono le motivazioni di tale scelta? Cercherò di riassumerle così:

- Ci sono due generi letterari, di cui mi occupo, che in Italia non hanno praticamente mercato, se affrontati da scrittori italiani. Paradossale? No, semplicemente vero! Parlo di horror e fantascienza. In particolare horror, comunque. Effettivamente è un genere più cinematografico che libresco, e da noi funziona fino a un certo punto. Ammetto che molti presunti horror "puri" han fatto schifo anche a me... La fantascienza un po' si è ripresa, ma è ancora parecchio confinata nel pur bellissimo spazio-Urania... Sono ben poche (forse nessuna) le case editrici disposte a pubblicare un romanzo di questo tipo. Riassumendo so quindi che dovrei concentrarmi soprattutto sui thriller... cosa che sto facendo, effettivamente! Il thriller è un genere vitale e in buona salute. A me piace (e parecchio), quindi dovrei smetterla di disperdere le energie e occuparmi solo di questo.

- I tempi di risposta degli editori sono troppo lunghi. Senza nulla togliere agli impegni di chi fa questo tipo di lavoro, non si può aspettare 8, 12 o 16 mesi per avere un responso riguardante un manoscritto, specialmente considerando che di solito sarà negativo! Purtroppo sono pochissimi quelli che valutano il materiale in formato elettronico, perciò i tempi e la mole del materiale cartaceo complicano tutto. Però per me 8-16 mesi sono una vita. Per ciò che mi è capitato in questi 32 anni di vissuto, sono diventato tremendamente fatalista. Chi mi assicura che fra un anno sarò ancora su questa terra? Che senso ha sedersi e aspettare, senza fare nulla? Allora, in questo senso, proporre un lavoro in formato eBook è una buona occasione di avere qualche responso da parte di chi mi vuole leggere. Se poi son rose, fioriranno...

- Ritengo che il confronto immediato con dei lettori "beta-tester" sia il modo migliore per valutare il proprio lavoro. Chi mi assicura che il presunto editore che leggerà il mio manoscritto non lo scarterà per antipatia o perchè quel giorno gli gira male? E allora vivrò nel dubbio di aver scritto una boiata, che invece il pubblico potrebbe gradire, se solo avesse la possibilità di valutarla. E' vero, il pubblico non è un giudice esperto e impeccabile. Ma chi compra i libri? Chi paga il biglietto al cinema? La gente, non i critici o gli studiosi di settore. Allora, piuttosto che tenere un manoscritto nel cassetto a fare la muffa, meglio proporlo comunque a chi lo vuole leggere. Avere un riscontro.

- Non ho molta fiducia in me stesso. Questo probabilmente è vero. Ma non vuol dire che non ho fiducia nelle mie capacità, bensì in tutta una serie di fattori che raramente mi hanno arriso nella vita: fortuna, destino, capacità di cogliere l'attimo. A quel punto che senso ha aspettare che le cose cambino semplicemente spedendo una mezza dozzina di manoscritti? Meglio costruirsi la propria fortuna da sè, per piccola che sia. Dunque preferisco avere, che ne so, cento lettori "sicuri", che non mille potenziali, che magari non arriveranno mai.

- La Rete è il futuro della comunicazione. Così come l'industria discografica è stata demolita dagli mp3, prima o poi anche cinema ed editoria vacilleranno. Internet è il mezzo globale e definitivo per proporre idee e materiale. Meglio imparare a usarlo il prima possibile!

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La Stanca (più piccole segnalazioni)

  • Apr. 22nd, 2008 at 3:13 PM
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Ogni tanto La Stanca salta fuori. Come in questo periodo ad esempio. La scrittura e tutte le attività a essa correlate di cui mi sto occupando (recensioni, interviste, racconti per antologie) etc etc mi hanno pian piano prosciugato le energie. Mantenere sempre alto il livello di concentrazione è faticoso, nonostante quello che pensano certi trogloditi, secondo cui ogni lavoro non di puro "esercizio fisico" è in realtà una passeggiata di salute.
Il romanzo ("Armi di distrazione di massa") prosegue, anche se meno speditamente rispetto alle scorse settimane. Ho anche abbandonato, per il momento, l'editing di "Nevicata", che non mi pare poi così bello come qualche mese fa. Forse necessiterà di una revisione radicale...

In realtà quando La Stanca di prende, erode pian piano certezze e voglia di fare. Non è da confondersi col pessimismo, che è ben altra cosa. Qui parliamo proprio di un senso di svuotamento mentale e fisico, della necessità di ricaricare le batterie. La Stanca si trasmette per osmosi anche ad altre persone; ad esempio ultimamente i commenti nel blog sono diminuiti di botto, a eccezione dei fedelissimi.
Forse anche il blog necessità di un periodo di ferie, più o meno lungo?

Va beh, concludiamo questo post con delle brevi segnalazioni più utili.
In primis ribadisco che potete scaricare gratuitamente l'eBook "Progenie", dedicato a H.P.Lovecraft, che contiene anche un mio racconto. Trovate tutte le informazioni nel post precedente, ma anche cliccando sulla copertina, qui sotto:



Se passate il libreria e amate i thriller teologici (come il sottoscritto, purchè non si esageri!), non fatevi mancare il bellissimo libro di Joseph Thornborn, "Il Quarto Segreto".  Edito da Piemme.



Infine ricordatevi che il primo maggio uscirà in Italia "Iron Man", filmone senza troppe pretese ma ad alto tasso di spettacolarità, con protagonista uno dei miei supereroi Marvel preferiti :o)



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Sostieni l'editoria indipendente: acquista questo e-book su Lulu.

Progenie - Ritorno all'incubo
racconti di:
Alessio Lazzati
Angelo Benuzzi
Giuseppe Cilluffo
Nicola Corticelli
Alessandro Girola
Sergio Rilletti
Andrea Scatena
Dario Geraci
Serena Bertogliatti
Enzo Milano
Patrizia Monica Riva

155 pagine (illustrato)
download gratuito

Il progetto di cui in passato vi ho accennato già più volte si è finalmente concretizzato. Ed è così che viene alla luce "Progenie - Ritorno all'incubo", una raccolta di racconti pubblicati in formato eBook, nato come omaggio allo scrittore H.P.Lovecraft, con la partecipazione di alcuni degli amici dell'Alan Altieri forum
L'eBook comprende undici racconti inediti (tra cui quello del sottoscritto ^_^) e altrettante bellissime illustrazioni di cinque artisti diversi, il tutto per comporre 155 pagine a mio parere veramente ben riuscite.
Ci sono diverse, moderne interpretazioni dell' "orrore secondo Lovecraft", comprese contaminazioni di generi che però non vanno mai a inquinare le tematiche care al solitario di Providence, le quali hanno tra l'altro un bacino potenziale enorme!

La cosa più bella che questo eBook è scaricabile gratuitamente da Lulu, e vi assicuro che, per un lavoro fatto in maniera così professionale, si tratta davvero di un bel regalo! Questa scelta è stata fatta anche nell'ottica di promuovere e sostenere l'editoria indipendente, nonchè per difendere la creatività troppo spesso vessata da meccanismi che mirano solo ed esclusivamente a far cassetta...
Affrettatevi però a scaricarlo, perchè arriverà presto anche sul tavolo di un editore a cui potrebbe davvero interessare ;)
Per fare il download vi basta cliccare sull'immagine a inizio post, oppure sul banner di Lulu...
Buona lettura!

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Il desiderio di mordere
di Glauco Silvestri
eBook scaricabile gratuitamente
Pagine 40

Presentazione
Citando le parole dell'autore: "Si tratta di un racconto Horror, che parla di vampiri e licandropi. Ma, perché scrivere una storia sui vampiri? (copio e incollo dalle note dell'autore scritto sull'ebook) Diciamo che questo argomento, per quanto mi abbia sempre appassionato, non ha mai ispirato alcun mio racconto. Ultimamente, però, la lettura di "Eclipse", di Stephanie Meyer, la visione del film "30 giorni di buio" e l'incontro casuale con alcuni siti internet dedicati all'argomento, ha dato il via ai soliti meccanismi mentali che convincono la mia ispirazione a produrre un nuovo racconto. "Il desiderio di Mordere" è un racconto che non ha alcuna intenzione di aggiungere qualcosa alla folta letteratura dedicata a questo genere narrativo. Neppure si ispira troppo da vicino alle tradizioni, alle leggende, o ai titoli sopra indicati. E' più che altro una fotografia, un esperimento. Volevo, in queste poche pagine, raccogliere una possibile esperienza giovanile. Un vampiro appena nato, un licantropo appena nato. Uno scontro inevitabile visto attraverso gli occhi di entrambi i contendenti, e attraverso gli occhi di improbabili spettatori."

Commento
eBook di rapida e veloce lettura, come si addice per i migliori lavori in questo formato. Si sa infatti che la lettura su schermo affatica gli occhi, quindi è poco utile proporre romanzi infinitamente lunghi come file PDF.
Sui vampiri è stato scritto praticamente di tutto, ma a volte è proprio senza arrovellarsi nel tentativo di creare la nuova variante in tema che si riesce a produrre qualcosa di buono. Questo è il caso di "Il desiderio di mordere".
Partiamo dalle piccole cose: ottima (dal mio punto di vista) la decisione dell'autore nell'adottare una narrazione molto descrittiva. Non mancano i dettagli che rendono il tutto molto verosimile, né tantomeno quelli macabri che ben si addicono a un racconto horror. Inoltre il protagonista, da "nuovo nato" (chi s'intende di creature notturne sa di cosa sto parlando) sperimenta tutta una serie di sensazioni nuove, derivate dal suo status di non morto. Esse sono rese quasi sempre al meglio dalla narrazione. Quasi sempre, perchè in alcuni punti il protagonista passa troppo rapidamente da un senso di spaesamento al controllo totale delle sue nuove capacità.
Per contro, la sua antagonista (una giovane licantropa) è caratterizzata ancor meglio, anche se Silvestri le ha riservato un po' meno spazio. Viene quasi spontaneo tifare per lei, anche perchè, in questo racconto, il vampiro è (fortunatamente!) un succhiasangue old style: cattivo e spietato, senza troppi rimorsi di coscienza o tentennamenti nello sgozzare le sue vittime.
La scelta dell'autore è quella di descrivere i vampiri come più famelici e insitamente malvagi, mentre i licantropi sono più istintivi e spinti alla trasformazione solo da un processo naturale.
La parte principale del racconto è lo scontro finale tra le due creature, ben narrata ed equilibrata, anche se forse è impostata su troppe pagine per mantenere sempre l'adrenalina alta al punto giusto.
Il resto lo lascio leggere a voi... non vorrete mica che vi dica chi vince, vero? ^_^
In sostanza, un racconto ben riuscito, che ha come punti di forza le descrizioni e l'ambientazione bolognese. Come difetti posso dire che, per tenere il ritmo ancora più alto, poteva forse essere ulteriormente ridotto come numero di pagine. Nel complesso è un eBook godibile e ben scritto, senza imperfezioni stilistiche né eccessivi orpelli introspettivi, vero cruccio di un certo tipo di letteratura horror, in cui sembra obbligatori spendere venti pagine per descrivere un singolo stato d'animo del protagonista.
E se l'autore si dedicasse a un romanzo di questo genere più ad ampio respiro? Il risultato potrebbe essere pregevole...

Voto: 7

NB: Per scaricare l'eBook, cliccate sulla copertina!

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Da quando ho aperto questo blog mi sono dilungato a esaltare i pregi di quella gran passione che è la scrittura. La più creativa e fantasiosa delle arti, la più costruttiva etc etc.
Infatti moltissimi italiani (per non parlare del resto del mondo) credono di poter diventare grandi scrittori e, almeno una volta nella vita, si lanciano nella stesura di un romanzo che, a loro dire, diventerà il nuovo "Guerra e Pace".
A onor del vero c'è da dire che molti falliscono miseramente ancor prima di arrivare al capitolo 2. Di tutti gli altri, un buon 90% non si avvicinerà mai a un approccio professionale alla scrittura, ma giocherà a fare il dilettante per qualche anno, prima di abbandonare (dando la colpa al mondo, a Dio, o all'editoria malsana).
Il mio compito, oggi, è dissuadere il superstiti di questa selezione darwiniana.

Perchè non conviene fare lo scrittore:

- Pochissimi scrittori guadagnano a sufficienza coi loro romanzi. Gli altri devono fare altri pallosissimi lavori, per passare poi buona parte del tempo libero davanti a un maledettissimo foglio di Word.
- Scrivere è fatica. Se proprio dovete dedicarvi a qualcosa di artistico, perchè non la pittura, la fotografia o l'arte moderna? Vi basterà mettere insieme quattro bidoni della spazzatura spruzzati di spray multicolore e potrete diventare famosi.
- Arrivare a una pubblicazione seria è un compito improbo. Se non avete amicizie, contatti, o un talento davvero sopraffino, vi limiterete a galleggiare per anni tra autoproduzioni, case editrici minuscole o editori a pagamento. Peggio ancora, continuerete a sfornare eBook che poi dovrete rifilare ad amici via mail ^_^
- La scrittura è un'arte criptica. Come abbiamo detto nei giorni scorsi, l'italiano medio non legge altro se non "Vip", "La Gazzetta dello Sport" o "Le Ore mese". Pochissimi si daranno la pena di comprendere veramente il duro lavoro di documentazione che sta dietro anche al più pulp dei romanzi. Per la maggior parte degli italioti sarete sempre e solo degli imbrattacarte perditempo.
- Scrivere è un'attività asociale. Pensateci: lo scrittore tipico è un tizio pieno di demoni personali, che si chiude in una stanza a sudare su una tastiera, mentre fuori ci sono 30 gradi e i ragazzi giocano a calcio e cercano di trombare :) Fate i fotografi e conoscerete un sacco di persone!
- Gli scrittori hanno ben poca gloria. Mentre anche il più mediocre calciatore verrà comunque invitato a talk show e feste in discoteca, lo scrittore di media fama potrà al massimo ambire a un reading pubblico a cui saranno presenti delle simpatiche anziane e gli amici che preferirebbero essere altrove ma non hanno il coraggio di dirlo.

Vi basta?
Dunque il messaggio è: NON FATE GLI SCRITTORI!

... e speriamo di aver eliminato così un po' di concorrenza!

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Originalità a tutti i costi?

  • Mar. 19th, 2008 at 3:32 PM
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Dedico volentieri l'apertura di questo post ad Arthur C. Clarke, che ci ha appena lasciati, dopo una vita piena e creativa. Per i pochi che non lo conoscessero, Clarke è uno dei più noti autori di fantascienza di questi decenni. A lui si deve il romanzo "2001 Odissea nello spazio" da cui è stato tratto il famoso film di Kubrik (a dire il vero l'hanno scritto quasi contemporaneamente...)

Di Clarke si può dire soprattutto che fu uno scrittore originale, rinnovando un genere (la space opera) che già ai tempi stava diventando molto ripetitiva, tanto che la fantascienza stava già prendendo altre strade (i romanzi catastrofici, la fantascienza sociale etc etc).
A Clarke può essere attribuito il merito di aver creato un sottofilone molto in voga ai nostri giorni, quello che fa intuire la possibilità che la vita sulla terra sia nata da civiltà extraterrestri pre-umane.

Dunque Clarke era un originale. Razza rara e protetta.
Molti scrittori, anzi, molti artisti, cercano spesso un'originalità forzata tanto nei contenuti quanto nello stile. Per quanto la ricerca e la sperimentazione siano opere lodevoli, spesso i risultati sono scadenti. Nel mio campo (la scrittura) mi è capitato di trovarmi in mano libri considerati da una certa critica snob"originali e fuori dalle regole". In realtà spesso li ho trovati pessimi, quasi illeggibili.
Facciamo un distinguo:
- Credo sia tremendamente difficile trovare una trama davvero originale. Nella letteratura di genere più o meno è stato scritto quasi tutto, tanto da pensare che esistano solo varianti più o meno fantasiose. Guardiamo per esempio il fantasy, uno dei settori più congestionati e ripetitivi. E' oramai quasi utopico sperare di trovare qualcosa di originale. Anche nel thriller trame e meccanismi sono ampiamente consolidati, mentre l'horror guarda sempre con occhio invidioso le trame cinematografiche. La fantascienza è ancora un campo aperto alle sperimentazioni, ma è anche un genere duro e poco digeribile ai più. 
- L'originalità nello stile è ancora più insidiosa: chi si prefigge di inventare un nuovo metodo narrativo a volte fallisce miseramente. Diciamoci la verità:  che c'è di più bello di una sana scrittura chiara e scorrevole? Un esempio è lo stile della Palazzolo, volutamente diverso da tutti gli altri, ma che io trovo molto brutto (non me ne voglia...). Soprattutto gli esordienti dovrebbero andare sul sicuro e imparare a scrivere decentemente, prima di lanciarsi in esperimenti stilistici senza né capo né coda.

Dunque direi: originalità sì, ma solo se siete sicuri dei vostri mezzi, viceversa imparate a camminare, prima di correre!

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Il manoscritto fantasma

Ieri sera ho spulciato la mia vecchia chiavetta USB, prezioso oggettino amico di tutti gli scrittori, esordienti o meno :)
E' stato un po' come tuffarsi in una macchina del tempo. Dentro di essa sono infatti custoditi anche tutti quei manoscritti (bozze di romanzi) mai completati e che - probabilmente - non vedranno mai la luce.
Eh, sì, perchè occorre dire questa verità: ogni scrittore, anche il più affermato, ha almeno una decina di romanzi incompiuti.
Come nasce e muore un romanzo incompiuto?
Nasce con l'entusiasmo e la spinta creativa, ovvio! 
Muore quando tale entusiasmo si affievolisce di colpo e si inceppa qualcosa nel meccanismo di narrazione. A volte si tratta di intoppi che si risolvono da sé, mentre altre volte essi rappresentano delle vere e proprie lapidi per un romanzo.
Io di queste lapidi ne ho parecchie, e alcune anche belle grosse. Ve ne parlo brevemente, per render loro onore (in fondo ai tempi mi sembravano ottime idee):

- Il romanzo sui vampiri psichici. Pagine scritte (formato word classico): circa 100. Si tratta di un bizzarro thriller ambientato nel Nord Italia che mischia il tema del lavoro interinale e il vampirismo psichico, di cui ho parlato qualche post fa. Un'idea originale e carina, che si è sgonfiata quando la trama è diventata troppo ingarbugliata e lenta. Possibilità che lo recuperi in futuro: 40%.

- Il romanzo sui supereroi. Pagine scritte (sempre formato word): circa 80. L'idea forse la conoscete. Un romanzo supereroistico ambientato in Italia. Protagonisti i "transumani", una sorta di mutanti infettati da un virus nanotecnologico che fa sviluppare a ciascuno di loro dei poteri peculiari. Un misto tra gli X-men e Rising Stars (più quest'ultimo, a dire il vero). L'ho abbandonato perchè mi aveva stancato, e poi avrebbe avuto pochissime probabilità di pubblicazione. Però c'erano anche degli spunti veramente belli... sigh. Possibilità che lo recuperi in futuro: 20%.

- Il romanzo sul complotto anarco-nazionalsta. Pagine scritte (word): circa 110. Oddio, a rileggerlo ora mi fa un po' ridere. Trattasi di un mattone ingenuo e un po' stereotipato, seppure con un complotto davvero originale a far da sfondo alla trama. Ambientato tra Italia, Moldavia ed Europa centrale, sembra davvero uscito dalla mente di una persona un po' disturbata :) L'ho abbandonato perchè mi accorsi che non andava a parare da nessuna parte. Possibilità che lo recuperi in futuro: 5%.

- Romanzo sull' "altra evoluzione". Pagine scritte (word): circa 60. Un bel fanta-thriller che racconta i crimini compiuti da un gruppo di individui che, causa un esperimento genetico, hanno subito un'evoluzione-involuzione parallela a quella umana, divenendo dei predatori assetati di sangue e al contempo mimetizzati con gli umani stessi. I protagonisti sono dei poliziotti e degli scienziati che scoprono questa cricca di criminali mutanti, e anche che l'esperimento a cui si sono sottoposti fa parte di un progetto governativo dell'ex URSS. Trama molto movimentata, l'ho abbandonato perchè mi era passata la voglia. Possibilità che lo recuperi in futuro: 45%

Questo è quanto.

E ora?
Al momento sto pensando di riscrivere 3 o 4 capitoli di Nevicata. Anche e, a mente fredda, ho capito che tale romanzo avrà vita editoriale molto difficile in Italia! Qualcuno dice: "mai scrivere fantascienza nel belpaese!"... e forse è vero :(

Principalmente però sto scrivendo a manetta "Armi di distrazione di massa", il thriller cospirazionista che, più o meno, è il mio lavoro meno "fantascientifico", più sociopolitico (parolona!) e anche più serio. Finora...
Ci sto dando l'anima e le parole vengono da sé. Essendo poi un thriller, forse ha qualche possibilità in più di non limitarsi al formato ebook. Solo forse però...

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Navigando ho trovato l'ennesimo vademecum riservato allo scrittore esordiente.
In questo caso si tratta dei consigli di Luca Oleastri, ex piccolo editore con una certa esperienza nel settore. A differenza di altri interventi del genere che vi ho segnalato in questi mesi, c'è da dire che Oleastri ha una visione decisamente cinica e "pratica" del mondo editoriale e degli esordienti.
Due considerazioni, prima di lasciarvi alla lettura del vademecum:
- Oleastri prende in considerazione l'aspirante scrittore che mira a una pubblicazione con editori medio-grandi. Non quindi piccole realtà, né tantomeno editori a pagamento:
- Se cercate degli incoraggiamenti, o delle rassicurazioni riguardo al fatto che la vostra bravura basterà per farvi avere successo, NON leggete questo vademecum.

In attesa di vostri commenti vari & eventuali, vi dico solo che io concordo solo parzialmente con quanto dice Oleastri, a mio parere fin troppo cinico (e io che mi credevo il "meglio", in questa categoria!). Però ha il pregio di essere molto schietto nelle sue affermazioni, senza inutili giri di parole. Che le esperienze citate siano tutte vere o forse un po' esagerate, non lo so giudicare...

Eccolo dunque: Vademecum per lo scrittore esordiente.

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Le solite facce (o no?)

  • Mar. 7th, 2008 at 3:53 PM
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Pausa pranzo. M'infilo nella Feltrinelli in Duomo, una delle librerie più fornite di Milano. Si tratta anche di una delle poche che dà spazio a case editrici di nicchia, anche se certi libri occorre cercarli consapevolmente (vale a dire che è quasi impossibile trovarli per caso).
Passo in rassegna le novità.
Qualche thriller americano, non mancano mai. Alcuni sembrano le brutte (o belle?) copie di tanti altri già letti. Vangeli aprocrifi... serial killer... attentati terroristici... poliziotti corrotti...
Passo al reparto fantascienza. Poca roba interessante. C'è l'ennesima antologia di P.K.Dick proposta da Fanucci, rilegata in modo diverso, ma sostanzialemente coi soliti racconti.
Il settore fantasy trabocca, lasciatemelo dire, di porcherie. Il Drago e la Spada, il Principe Coraggioso, L'anello della vendetta, Gli Elfi di Parco Trenno (oddio, forse quest'ultimo non esiste!). Ricordo i tempi in cui il fantasy era un genere di nicchia. C'era molta meno scelta, ma più qualità. Ora invece occorre cercarla col lanternino. Eppure qualcosa c'è.
Occhiata d'obbligo ai saggi d'attualità e di politica. Vedo un bel malloppone, l'indagine definitiva sull'11 settembre. Azz... costa 20 euro!

Poi passo in rassegna le novità italiane. Non moltissima roba, ma qualcosa c'è.
Tante, tantissime, sono facce note. Lucarelli e Camilleri occupano da soli uno scaffale intero. E poi ci sono Fois, Dazieri, il (fortunatamente riscoperto) Scerbanenco... Le mille versioni dei romanzi di Faletti: tascabile, deluxe, paperback, via di mezzo...
Un po' in disparte ci sono gli scrittori affermati ma forse troppo di nicchia a causa dell'elevato valore culturale dei loro romanzi (sembrerà strano, ma è così): Avoledo, Binaghi, Arona...
Per trovare un nome sconosciuto ci metto quasi 20 minuti. Si tratta di un romanzo edito da Mursia, "Non uccidete Bin Laden", di Filippo Bernacchi Pavan. Ne trovo un paio d'altri, ma poca roba...
Esco a mani vuote: non ho trovato novità particolarmente succulente, e al Pavan penserò se darà un'opportunità di lettura quando avrò letto qualcosa di più su questo romanzo.

In sostanza, i volti sulle copertine sono quasi sempre gli stessi. Illustrissimi scrittori, molti davvero bravi, con gavette infinite alle spalle. E gli esordienti?
Anglofoni parecchi. Alcuni (così dicono le note biografiche) anche di 20, 25 anni. C'è ad esempio un romanzo che sembra l'ennesima copia di Twilight. "Farfalle Nere"... mi ispira quanto un calcio nei testicoli!
Giovani italiani ne ho visti pochi. Mancano di gavetta, e la gavetta è tutto
La gavetta si fa sulle antologie di racconti, con le minuscole (ma serie case editrici), coi concorsi online. Bisogna far conoscere il proprio nome, le proprie qualità. Ce ne passa di tempo prima di far parte dei vari Lucarelli, Dazieri e soci... e bisogna mettere in conto che magari non si arriverà mai a certi livelli. Però occorre provare.
Sbattersi, insomma.

Le note veramente dolenti sono altre: tra i generi horror e sci-fi, gli italiani sugli scaffali sono davvero pochi. Praticamente quasi nessuno. Che palle vedere quaranta libri di King, molti dei quali alla ventesima ristampa, e l'ottimo Danilo Arona confinato in un angolino alto, dove lo può vedere solo un giocatore di basket.
La fantascienza poi è anche peggio: vuoto totale, se si eccettuala il bravo Luca Masali, sbattuto dietro alle pile di libri dell'accoppiata Fanucci-Dick.
Che palle, però.

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Sapete tutti quanto io ami gli eBook e i prodotti rilasciati sotto licenza Creative Commons, perciò è con particolare gioia che vi segnalo questo romanzo sotto invito del suo autore.
Stiamo parlando di "Apotheosis - La chiave dei desideri" di Massimo Civita. Citando in breve la sinossi del romanzo:

"Dove hanno origine la sofferenza, la solitudine, la disperazione?
Questo è il quesito fondamentale da cui ha origine l'intera storia, che non troverà  risposta se non nel secondo e nel terzo libro.
La chiave dei desideri è un preludio che narra vicende umane, nella quotidianità  riflessa nello specchio di una realtà  artificiale che sta per infrangersi.
La realtà  è diversa da come appare, per questo le immagini riflesse nello specchio non sono altro che la visione limitata e relativa del punto di vista dei singoli
." 

E ancora, l'autore indica un target ideale a cui il suo libro è consigliato:

"Il libro è destinato agli appassionati di fantascienza e di archeologia eretica, al contempo, narrando vicende umane attraverso l'introspezione, l'analisi e la discussione, è destinato agli appassionati di Psicologia. "La chiave dei desideri", con il suo background fantascientifico e fantarcheologico, è un pretesto per analizzare la persona, nei suoi significati, nelle sue motivazioni, nella sua condotta. Questa struttura "onion skin" concepita sin dalla prima stesura, ha lo scopo di riuscire nell'intento comunicativo attraverso elementi di comodo facilmente fruibili."

Il resto della presentazione, leggetevela su Hokmaph, il sito dell'autore.

Già, il sito: vale davvero la pena spendere qualche parola sull'imponente opera fatta da Massimo Civita a supporto del suo romanzo. Oltre al file PDF scaricabile gratuitamente (cliccate sul logo qui sopra, o sui vari link), sul sito ufficiale potete trovare un'ampia presentazione che va ben oltre alla solita sinossi, una serie di illustrazioni personalizzate, un capitolo intero dedicato alla lingua atlantidea (appendice molto "tolkeniana!") e addirittura gli sfondi per desktop e cellulare!
Un lavoro completo e assolutamente professionale.

Appena leggerò il romanzo, vi farò avere anche la mia recensione...


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La Casta (non politica) vista da me

  • Feb. 13th, 2008 at 2:45 PM
pensante


In Italia, si sa, gran parte della società funziona per Caste, partendo in primis dalla politica. In alcuni casi si tratta di vere e proprie organizzazione strutturate e dotate di elaborati mezzi di autodifesa che le protegge da attacchi esterni ma anche da intrusioni indesiderate.
La maggior parte delle volte invece le Caste sono paragonabili quasi a delle associazioni spontanee, e il maggior vantaggio che offrono ai loro soci è quello della classica "spintarella". La fatidica raccomandazione, di democristiana memoria.

Ora, come sapete bene, questo blog tratta principalmente di scrittura e letteratura, perciò mi concentrerò sull'eventuale "Casta" in questo ambiente e, nello specifico, nella realtà italiana.
Togliamoci subito un dubbio: esiste una Casta nell'editoria italiana? La risposta è: assolutamente sì. 
Diciamo che si tratta di un'associazione spontanea, non di un'organizzazione solidamente strutturata come lo sono, per esempio, la casta politica o quella medica.

Ultimamente sto leggendo in molti blog degli attacchi palesi a questo o quello scrittore, e a molte case editrici. L'accusa mossa è principalmente quella di corporazionismo. I più arrabbiati arrivano addirittura a supporre che ci siano oscuri piani atti a portare al successo questo o quell'autore, a dispetto di centinaia di altri che nemmeno vengono presi in considerazione perchè non raccomandati. I complottisti più fantasiosi pensano addirittura che alcuni autori italiani di successo siano addirittura inesistenti, bensì costruiti a tavolino con l'ausilio di bravi Ghost Writer (oddio, magari questo è anche vero O_o)

Da quel che ho capito io, la situazione è molto più semplice di quanto si creda. Un aspirante scrittore, per avere una marcia in più rispetto a tanti colleghi/concorrenti, non deve essere solo bravo, ma deve anche trovarsi un bravo sponsor.
Detta così può suonare male, lo so. Diciamo allora che il miglior modo per arrivare all'attenzione di una casa editrice è avere direttamente a che fare con qualcuno che già ha a che fare con essa, meglio se nelle vesti di autore.
Schifati?
Non dovreste esserlo. Nel paese di Utopia, il successo dovrebbe automaticamente arridere ai talentuosi, che dovrebbero trovarsi davanti una strada spianata e cosparsa di petali di rosa. Però noi viviamo in Italia.
Il lavoro di scrittori non corrisponde praticamente mai al genio introverso che sforna romanzi di successo chiuso nella sua stanzetta, isolato dal mondo.
No, occorre tessere delle relazioni pubbliche, conoscere gente che fa questo lavoro (con successo) da tempo, persone che sapranno anche consigliarci su come e dove muovere i nostri passi, senza girare a casaccio lamentandosi poi perchè nessuno ci considera.
Sicuramente ciascuno di noi ha degli scrittori che apprezza e stima. Cercare di aprire un canale di comunicazione con loro non è poi così difficile, specialmente con Internet. Io stesso, in questi ultimi mesi, ho scritto a molti di loro, e con alcuni è nato un piacevole cambio di opinioni.
Non pensate (troppo) male di me: non sono così viscido da chiedere "spintarelle" o raccomandazioni, ma ammetto che avere la possibilità di far leggere qualcosa di mio a un autore che considero un punto di riferimento è davvero utile e incoraggiante (qualunque sia la risposta). 

Altra cosa: ho anche notato quanto sia facile creare un giro di "amici di penna", in grado di procurare inviti a partecipare a questo o a quel concorso, o a una determinata raccolta di racconti, etc etc. So che tanti storceranno il naso e, quando la cosa è cronica, lo faccio anch'io. Però capisco il meccanismo e non mi lascio andare a facili moralismi.
Del resto voi non chiamate una persona di fiducia, quando avete bisogno di qualcosa? Se dovete ripare una macchina la portate dal meccanico che ben conoscete, oppure tentate con un perfetto sconosciuto? Se dunque un editore si rivolge a degli autori di fiducia, è sprovveduto oppure vuole andare sul sicuro?

Immagino che mi starete già dando della merda, o del venduto (agli editori, come se io amassi questa categoria...). In realtà mi sono un po' stufato dei finti moralismi, specialmente quando vengono da persone che si rifugiano in torri d'avorio maledendo il mondo che li esclude, mentre sono loro a escludersi da esso! Non sempre, ma spesso è così.

La scrittura è un'arte. In quanto tale richiede confronto, rapporti sociali, interazione. Le marchette sono ben altre, e le persone intelligenti le sanno distinguere dal resto. Non fate i finti moralisti, non condannate tutto e tutti vedendo il marcio ovunque solo perchè vi sentite esclusi dai giochi.
Sappiate trovare l'equilibrio giusto tra onestà intellettuale e coraggio di proporvi. Nessuno vi regalerà mai nulla, nemmeno il talento più puro che madre natura magari vi ha dato.
Cercare un consiglio è da lodare, non da condannare. Vendervi il sedere, questa sì che è una porcheria. Imparate a distinguere le cose e non giocate a fare i moralizzatori duri & puri. Non mascherate i vostri fallimenti dietro il "Sistema", e al contempo non fate crescere la sua fama amplificandone il "mito".

Smettetela di dare sempre la colpa agli altri (ma incazzatevi per le vere ingiustizie!) e costruite la vostra cazzo di fortuna!

Se volete, odiatemi, ma io la penso così.

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