È bello vedere in questi giorni i blog indipendenti più attivi nell'ambito della narrativa e del cinema di genere (horror, fantascienza, thriller, fantastico) impegnati a tracciare bilanci variegati e personalissimi su questo 2009 che va chiudendosi.
Niente politica, sociologia o inutili autobiografie: parlo di bilanci artistici. Si va così dai Malpertugini di Elvezio, alla classifica di Edu, a quelle più ad ampio respiro dello Sciamano. E altre ancora se ne aggiungeranno. Pareri discordi, ma scevri da marchette di scuderia, e per questo più validi di altri. Lo dico espressamente: gli unici pareri che sono degni di essere ponderati, sono quelli non corrotti da interessi personali. Una condizione difficilissima da rispettare, ma lode sempre a chi almeno ci prova.
Infatti poco contano i riconoscimenti fatti da parte di chi ha interessi in un casa editrice, o in un sito che sponsorizza questo o quel film. Credo sempre più che l'unico modo decente per fare delle analisi oneste sia questo.
Detto ciò, nell'attesa di stilare altre top five da qui al 31 dicembre, vorrei tracciare un bilancio più generico su come mi è parso – artisticamente parlando – questo anno che sta per finire. Cominciamo con il mondo che più mi appartiene.
Entrando in libreria come Don Chisciotte
In campo editoriale, quello che seguo più da vicino, ci sono stati alcuni buoni segnali e tanti pessimi trend che ribaltano quelle del bienno scorso.
Partendo dalle cose positive, è da lodare l'impegno di alcune piccole e medie case editrici per riportare il fulcro del loro lavoro sulla qualità dei libri proposti. Gargoyle Books, Edizioni XII, ogni tanto Newton Compton, Todaro editore (più altri): è rincuorante vedere come siano tornati sugli scaffali dei volumi curati, per intenditori, ma usufruibili anche da chi, pur giovane, vuole fare il salto di qualità rispetto alla robaccia commerciale che abbonda sempre più. Solo la qualità ci può salvare. Nella narrativa, certo, ma non solo. Allenare il cervello ad apprezzare le cose ben fatte è sempre e solo utile.
Già, i libri “commerciali”. Ecco uno dei primi aspetti negativi dell'anno domini 2009. Mai come in questi mesi le librerie sono state invase da pessimi romanzi (soprattutto d'importazione), che non fanno altro che proporre inutili cloni di libri di successo globale. Fenomenologia che colpisce soprattutto l'horror (se il vampiro può ancora essere considerato tale) e il fantasy, sempre più inteso come genere per minus habens. Entrate in un qualsiasi megastore e guardate in questi due settori. Se seguite questo blog, probabilmente proverete il forte desidero di appiccare un incendio a quei libri.
Molti obiettano: meglio leggere, fossero anche queste schifezze, piuttosto che non leggere affatto.
Una volta ero in dubbio riguardo a questa affermazione. Ora invece posso dire di non approvarla affatto. Favorire certe mode è nocivo e sbagliato. Come già scritto poco sopra, abituare fin da subito la mente a distinguere la fuffa dalla qualità è cosa buona e giusta. Per imparare che la pizza è buona iniziereste col mangiarne la pasta cruda? Probabilmente no. I sommelier fanno scuola scolandosi dapprima litri di Tavernello? Non penso. Puntare alla qualità è dunque necessario, fin da subito. Abituare noi stessi, e chi ci propina la roba che compriamo spendendo fior fiori di quattrini, a rispettare la nostra intelligenza: questo è importante
Eppure - sia chiaro - si tratta di una battaglia contro i mulini a vento. Ma qualcuno deve pur combatterla, no?
Lasciate ogni speranza, o voi che scrivete (a meno che non vi fingiate minorenni)
Un'altra cosa che ho notato è il minor spazio dedicato agli scrittori esordienti, escluse poche case editrici ed escluse quelle microrealtà che, pur con tutta la stima che meritano, fanno poco testo. Negli scorsi anni c'erano più voglia di scommettere su nomi poco noti, anche da parte di editori del calibro di Mursia, Dario Flaccovio, Baldini & Castoldi, Piemme. Soprattutto si trattava di romanzi un po' fuori dai soliti stereotipi sul commissario triste di provincia, che invece ora domina quasi incontrastato il mercato dei gialli italiani.
O forse, ma questo non mi è dato saperlo, si tratta di un problema di distribuzione. Sta di fatto che nei megastore come Feltrinelli è sempre più difficile trovare qualcosa di diverso dal mainstream più commerciale.
Un genere che invece gode di buona salute è il fantasy. Possibilmente banale e scontato. Ecco, in questo campo gli italiani, specialmente se giovanissimi, riescono a pubblicare con una certa facilità. Un paradosso? Eppure è così. Insieme ai vampiri sdolcinati e sbrilluccicanti nati sulla scia della Meyer, i fantasy dei baby-scrittori italiani vanno per la maggiore. Sarebbe troppo facile liquidarli dicendo che si tratta più che altro di spazzatura... ma io lo farò comunque.
Nulla si distrugge (ma a volte sarebbe meglio)
Perfino alcune case editrici storicamente votate ai generi che piacciono a noi, si sono riconvertite in qualcosa che a volte sfiora il vergognoso. Mi viene in mente soprattutto Fanucci, irriconoscibile. Vi basta guardare il suo catalogo e confrontarlo con quello di 4-5 anni fa, per capire cosa intendo dire. Sono certo che ora mi malediranno, ma per me sarebbe stato meglio veder chiudere baracca e burattini, piuttosto che osservare passivamente questa metamorfosi da crisalide a larva.
Anche Editrice Nord ha per così dire allargato gli orizzonti, pur mantenendo una certa coerenza con la fama lodevole che si porta dietro da più di un ventennio. Speriamo che almeno della Nord qualcosa sopravviva ai tempi grami che stiamo vivendo. Finora la metto tra i salvati, pur con la consapevolezza che le cose sono cambiate rispetto a un tempo.
In generale c'è quasi quasi da rimpiangere gli anni in cui Il Codice Da Vinci di Dan Brown aprì la strada alla pubblicazione di una marea di thriller storico-esoterici. Tra di essi spesso e volentieri si infilava con un salto Foxbury qualche romanzo horror, e anche della fantascienza mascherata da altro.
Ora invece è ufficialmente aperta l'età del Nulla Uniformante.
Proletari un cavolo
Per assurdo è il tanto vituperato "mercato da edicola" che tenta di reggere il botto. Una testata come Epix, con tutte le imperfezioni del caso, e con alcuni titoli di pessima qualità sul groppone (penso a David Wellington), ha almeno il coraggio di tentare qualcosa. Finalmente si è vista qualche antologia di valore, mischiata a delle pubblicazioni mirate invece ad attrarre un pubblico più burino ed eterogeneo (penso a I figli di Armageddon, di Terry Brooks). Il lavoro da fare è ancora tanto, ma i segnali sono incoraggianti. Trovo inutile le bocciature preventive e la puzza sotto il naso. Per questo do un bel 6+ a Epix, accompagnato da tutti gli incoraggiamenti del caso.
Poi c'è Urania, che invece mi sembra in netta flessione qualitativa. Ma il problema non credo sia da imputare in toto alla redazione della collana. Diciamoci la verità: di buona fantascienza se ne vede sempre meno. Anche d'importazione. Certo, qualche titolo migliore potrebbero proporlo sul mercato italiano. Cercando bene si trovano. Poi c'è il problema del Premio Urania, che quest'anno mi pare piuttosto scadente. Visto che, a differenza di altri, lo ritengo un riconoscimento importante e di valore, mi dispiace vederlo assegnato a un romanzo che avrebbe bisogno di un robusto editing. Forse non da stroncare totalmente, come ho letto altrove, ma nemmeno meritevole di un premio così ambito.
Segretissimo è invece la collana da edicola che gode di migliore salute. Certo, risponde alle esigenze di un pubblico piuttosto esigente e settoriale. Forse è proprio per questo che riesce a proporre titoli molto validi e di qualità sempre superiore alla sufficienza, sfiorando più volte l'eccellenza nel genere specifico. La speranza è che continui così. Ma, più che una speranza, è una certezza.
Sul Giallo Mondadori posso dire poco, pochissimo. Non è il mio campo. Però noto con piacere che spesso lo spin off "Il giallo Mondadori presenta" offre volumi interessanti, sempre a prezzi altamente competitivi.
Volete aggiungere altro?
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| Salone della piccola e media Editoria Indipendente di Milano, alla sua prima edizione, nasce con l’obiettivo di offrire alle piccole e medie case editrici uno spazio espositivo per proporre al pubblico la propria produzione, diversificata e ricca, ma a molti sconosciuta. Nella vivace cornice della zona Tortona, un tempo area industriale della città, oggi riconvertita a quartiere espositivo, nel cuore di Milano nei giorni | |
11 – 12 – 13 dicembre 2009 | |
un weekend con tanti libri da sfogliare, leggere e comprare • incontri con gli editori • presentazioni di libri • musica dal vivo • dibattiti sui grandi temi di attualità • laboratori per ragazzi • concorsi letterari • happy hour e tanto altro. |
Il sito ufficiale, col programma della manifestazione e la lista degli editori presenti: www.unlibroamilano.it/

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Sotto segnalazione dell'amico Angelo Benuzzi, ho letto questo interessantissimo articolo scritto dallo scrittore di fantascienza Cory Doctorow. Se non conoscete il personaggio, i cui libri si stanno affacciando proprio in queste settimane sul blindatissimo mercato editorale italiano, vi basti la presentazione che danno di lui la maggior parte dei siti internet: "È un attivista in favore delle leggi che liberalizzano i copyright e sostenitore delle licenze Creative Commons. La maggior parte dei suoi libri sono scaricabili gratuitamente da Internet."
Vi propongo le fasi salienti dell'articolo, che potete invece leggere nella sua completezza a questo indirizzo: www.nazioneindiana.com/2009/11/20/la-min
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C’è un pericoloso gruppo di attivisti anti-copyright che rappresenta una minaccia grave ed impellente per il futuro di autori ed editori. Non rispettano né la proprietà né le leggi. In più, sono potenti ed organizzati, e riescono a farsi ascoltare dai politici e dalla stampa.
Parlo ovviamente degli uffici legali degli editori di ebook.
Queste persone non credono nella legge sul diritto d’autore. La legge sul copyright dice che quando compri un libro, è di tua proprietà. Puoi regalarlo, prestarlo, darlo in eredità ai tuoi discendenti o donarlo al più vicino dormitorio per senzatetto. Possediamo libri da molto più tempo prima di quando abbiamo iniziato a stamparli. La legge sul diritto d’autore ha sempre riconosciuto il tuo diritto a possedere i tuoi libri. Quando vengono scritte le leggi sul copyright – da politici eletti, per il bene pubblico – esse tutelano sempre questo diritto.
Gli editori di ebook però non rispettano la legge sul diritto d’autore, e non credono che tu abbia diritto al possesso dei tuoi beni.
(...)
Che vadano all’inferno. L’hai comprato, è tuo. (...) Cosa voglio da te in cambio? leggi il libro. Dillo ai tuoi amici. Fai una recensione su Amazon o alla tua libreria vicino casa. (...) Inoltre, se ti piace, compralo o regala una copia ad un’ente meritevole e privo di fondi.
Perché lo faccio? Perché il mio problema non è essere piratato, ma essere sconosciuto (grazie Tim O’Reilly per questo fantastico aforisma). Perché gli ebook gratuiti vendono libri stampati. Perché mi sono fotocopiato anche il culo quando avevo 17 anni e sono cresciuto spendendo praticamente ogni cent disponibile in libri quando sono diventato grande. Perché non posso impedirti di condividerlo (gli zero e gli uno non diventeranno più difficili da copiare); e perché i lettori hanno sempre condiviso il libri che amano, e quindi posso chiederti di unirti alla causa.
Da quando avevo sei anni ho sempre sognato di scrivere romanzi di fantascienza. Ora lo faccio davvero. E’ un sogno realizzatosi, come fare da grande il cowboy o l’astronauta, tranne che non vieni vessato dai rancher e non devi restare 28 ore sulla rampa di lancio col pannolone. L’idea che possa infastidirmi quando le persone – i lettori celebrano ciò che scrivo è incredibilmente assurda.
Quindi scarica questo libro.
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L'articolo continua elencando altre regole etiche sulla condivisione dei libri. Doctorow non è un anti-editore, come tanti scrittoruncoli sfigati che non riescono a pubblicare le loro schifezze, e quindi se la prendono col mondo. Infatti lui dice anche che: "i miei editori sono davvero molto importanti per me. Essi danno un contributo enorme al libro, lo migliorano, lo offrono ad un pubblico che non potrei mai raggiungere, mi aiutano a fare di più col mio lavoro. Non ho intenzione di tagliarli fuori dal giro."
Ma è anche giusto che essi non debbano essere l'anello di una catena che strozza il mercato, impone leggi assurde e impedisce la volontà di libero scambio di cultura e informazione.
Per questo gli eBook fanno paura.
Più negli Stati Uniti, dove sono molto diffusi, che non qui da noi, in Nord Africa, dove vi ricordo che le quote di chi ha letto almeno un'eBook in un anno si aggirano attorno al 2,5%.
Altra considerazione a margine: ma in Italia funzionerebbe un meccanismo di condivisione gratuita di libri, fumetti e quant'altro? Come già detto in precedenza, il mio sogno sarebbe il libero contributo. Ti è piaciuto il mio eBook? Oltre a parlarne con gli amici, può darmi qualcosa, anche un euro va bene. Oppure comprarne la copia cartacea.
Io non ho ancora provato a proporre una cosa del genere ma, ne sono certo, le "donazioni" sarebbero pari a zero, sempre o quasi. Del resto, se puoi avere una cosa senza pagare, perché farlo?
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Grazie a un commento dell'amico Elgraeco, di cui vi consiglio l'interessantissimo blog, ho l'occasione di tornare brevemente sull'annosa questione: dove ambientare un racconto (o romanzo)?
Partiamo da un presupposto: che i protagonisti siano italiani, americani o nepalesi, un buon racconto rimarrà sempre tale. Una buona storia di vampiri, tanto per dirne una, può funzionare altrettanto bene se si svolge in Transilvania, a Los Angeles o in Irpinia. E, viceversa, una schifezza immonda viene definita tale a prescindere da dove viene collocata, che sia Roma, Parigi o la ridente Zingonia.
Detto ciò, io ambiento in Italia il 90% di ciò che scrivo. Sappiatelo, così se l'idea proprio non vi garba, potrete evitare semplicemente di scaricare il mio materiale.
Vi dirò di più: la Lombardia è la terra che più si presta alla fantasia (sicuramente malata) del sottoscritto. I motivi sono essenzialmente due:
- Trovo che Milano e dintorni (ma anche la Valsassina, la Valtellina, il lodigiano etc etc) siano luoghi suggestivi come e più di tanti altri abusati dagli scrittori di genere;
- Sono fedele al motto: scrivi di ciò che conosci.
In preda a un delirio creativo, ho fatto addirittura dei sopralluoghi in prima persona a gran parte degli scenari descritti in "Uomini e Lupi". La grande soddisfazione di ricevere elogi proprio in merito a tali ambientazioni mi ha ripagato dei soldi e del tempo speso. Idem, fatte le dovute proporzioni, per l'idea di fondo che ha dato vita a "Il viaggio della Prometeo", vale a dire le vacanze estive passate in quella perla che è Creta. Prima o poi ve ne parlerò meglio, tuttavia sappiate che sto lavorando a un doppio racconto che rielaborerà in "salsa lombarda" due famosi misteri di Stato.
Monotematico? Noioso? Forse sì. Devo anche ammettere che aver scoperto che uno scrittore in rapida e meritata ascesa, Samuel Marolla, sta a sua volta creando una mitopoiesi prettamente meneghina incentrata sull'horror, mi ha dato soddisfazione e coraggio.
Sono consapevole che esiste una fetta di voi fortemente allergica alle storie ambientate in Italia. Siamo cresciuti tutti con la California di Starsky e Hutch, col il Maine di Stephen King e con la Transilvania del conte Dracula. Tuttavia chi di noi ha visto realmente questi posti? Ben pochi credo. Io continuerò a leggere più che volentieri romanzi le cui storie narrano di New York, Londra e San Pietroburgo, ma quando devo scrivere, bè, devo sentire e "vedere" i luoghi che descrivo.
Chiudo ammettendo una mia debolezza: è da qualche anno che, salvo eccezioni, quando trovo un romanzo scritto da un italiano che inizia con "New York, anno XXXX", non riesco proprio ad andare avanti... Vedi Faletti, tanto per dirne una.
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Un po' mi spiace sospendere l'esperimento blog-book, ma mi rendo conto che la maggior parte di voi preferisce leggere tutto d'un fiato. Quindi eccovi la versione completa e integrale de "Il viaggio della Prometeo", un romanzo breve (o racconto lungo?) di cui vi ho proposto settimanalmente dei capitoli, fin dai primi di settembre, arrivando a oggi.
Si tratta di una storia nata per intrattenere. Scopo puro e semplice, senza giri di parole o cervellotiche finalità nascoste. Quindi, se potete, godetevelo con questo spirito.
L'ebook gratuito lo potete scaricare da qui, oppure sul mio sito.
Giusto per fare una presentazione ufficiale, vi copio e incollo l'introduzione che troverete anche sul racconto.
Buona lettura.
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Questo e-book è nato inizialmente come blog-book (racconto a puntate) pubblicato sul mio Live Journal. Da qui la necessità di scrivere capitoli brevi e incisivi, poco conformi al mio consueto stile. Il risultato è un racconto lungo che è nato durante il mio viaggio a Creta, terra ricca di suggestioni, specialmente per chi, come me, è cresciuto con la passione per la mitologia greca e i film di Ray Harryhausen.
“Il viaggio della Prometeo” omaggia proprio il filone peplum-mitologico, ma strizza l'occhio al genere catastrofico, specialmente a “E venne il giorno”, di M.Night Shyamalan, forse più meritevole di attenzioni rispetto a quelle che la critica gli tributò.
Ci sono altri riferimenti, citazioni e strizzate d'occhio: a voi il lettori il compito di scovarli.
O, meno prosaicamente, divertitevi nello scoprire le sorti dell'equipaggio della Prometeo durante il suo pericoloso periplo.
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Tempo fa ci avevo provato, ma ero giovane, inesperto e semisconosciuto. Il tentativo di coinvolgere qualcuno di voi in un'antologia di racconti naufragò malamente, e mi spiace non aver potuto dare spazio ai pochi che rispettarono l'impegno di scrivere un racconto a tema.
Di anni ne sono passati due. Lasciatemi dire, immodestamente, che il mio umilissimo blog è passato a quasi 400 visite giornaliere, e le recensioni che scrivo vengono lette e apprezzate anche dagli addetti ai lavori. Seguendo una politica di pubblicazione gratuita e online dei miei racconti/romanzi mi sono tolto qualche soddisfazione ma, soprattutto, ho toccato con mano il crescente interesse per una narrativa fresca, open-source, slegata dai meccanismi clienterali e con un interesse verso contenuti un po' più ricercati rispetto ai trend di massa.
Quindi, mi sono detto, riproviamoci.
A fare cosa? A partorire un'antologia all together, tutti insieme appassionatamente. Leggo molti di voi che... state leggendo questo post (scusate il gioco di parole). Sia che si tratti di racconti, romanzi o articoli. Mi piacete quello che scrivete, per questo impegno il mio tempo nel farlo. Quindi mi chiedo: unire i diversi stili, interessi e gusti per creare qualcosa di condiviso? È possibile?
Non sarà per fini di lucro.
Non vi darò un eurocent per il vostro lavoro.
Non prometto gloria e fama.
Ma sarà un'esperienza interessante, spero costruttiva e anche un minimo ambiziosa, perché no?
L'idea è quella di buttare giù questa raccolta, diciamo con un numero di racconti che variano da 10 a 15 (dipende dalla quantità e dalla qualità delle adesioni). Ho intenzione di orientarmi sul genere horror/fantastico, con tutti gli affini, le ibridazioni e le interpretazioni possibili. Ma sui dettagli tornerò a breve. Prima le cose pratiche.
SE riuscirò a mettere insieme questa cosuccia, sappiate che verrà distribuita nel modo che per ora preferisco: gratuitamente. Il formato sarà un ebook (valuteremo semmai in futuro se pensare anche a una versione cartacea etc etc), che tutti potranno scaricare, distribuire, commentare, lodare o sputtanare.
La scelta del formato elettronico farà storcere il naso a qualcuno, ma credo che sia la scelta più logica, onesta e coraggiosa, contando che le antologie non hanno mercato, che molti dei partecipanti saranno esordienti, e che il fine principale dell'iniziativa sarà questo: dimostrare che c'è gente che sa scrivere anche al di fuori della grande editoria.SE la cosa si farà, penso e spero di poter dare comunque una notevole visibilità al prodotto finito. La stessa visibilità che ha fatto raggiungere i 2000 download a “Uomini e lupi”, tanto per dirne una. Ovviamente un semplice passaparola tra blog, facebook e siti interessati a tali iniziative potrebbe aumentare esponenzialmente il numero dei lettori etc etc. Insomma, anche Hitler conquistò il mondo partendo da una birreria in compagnia di una quarantina di rincoglioniti esaltati, no?
Cosa cerco
Come già detto, voglio puntare su racconti di genere horror, fantastico (non fantasy) o simili, senza dare paletti specifici riguardo a un argomento piuttosto che a un altro. Diciamo che spero non mi arrivino solo racconti su vampiri, tanto per dirne una. Un po' di varietà sarebbe gradita e gradevole.
Volete qualche indizio in più? Se seguite il mio blog, è presto detto: tutto ciò di cui ho parlato o anche accennato in questi mesi, va bene. Che si tratti di zombie, paesi fantasma, scienziati pazzi, dimensioni parallele, licantropi, streghe, metafonia, ragni giganti, abominii lovecraftiani, mutazioni, replicanti, mondi sotterranei, ucronia, doppelganger etc etc etc.
Un'altra cosa, più un suggerimento che un diktat, riguarda l'ambientazione. Mi piacerebbe leggere di scenari italiani, non dei soliti Jack, Bob, New York e Los Angeles. Se invece sentite il bisogno di creare una storia esterofila, fatelo, ma solo se ne ritenete di avere in mano qualcosa di davvero buono.
Niente roba marcatamente comica, parodistica o buffa. L'intento non è questo, dovrebbe essere chiaro.
Lunghezza: facciamola facile, per i non esperti in materia. State entro e non oltre le 3000 parole (non battute, parole!). Anche più brevi, se volete, ma non scendiamo sotto le 1000.
A chi è rivolto l'invito: a chi ha buone idee, una preparazione basilare discreta e la voglia di partecipare a “questa roba qua”. Non dovete avere per forza esperienza, curriculum o essere miei amici. Se volete scrivere qualcosa per il suddetto progetto e vi interessa farlo, provateci e mandatemi il file (.doc o .rtf) a: mcnab75@gmail.com
Leggerò tutto e vi dirò se mi può interessare o meno: senza rancore, senza menate.
Dunque, lascerò aperto il “bando” per un paio di settimane, segnalandolo anche su facebook. Se ci saranno sufficienti adesioni, partiremo in quarta, altrimenti la cosa si chiuderà con un niente di fatto. Comunque sia nessuno ci rimetterà un centesimo, il che non è male, in un mondo in cui tutti sono sempre pronti a scipparti anche le mutande che indossi.
Può andare, no?
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La foto sintetizza bene l'utilità intrinseca di un tipico manuale di scrittura creativa.
Bruciano bene, sono ottimi per accendere il caminetto.
Ma forse voi volete un commento un po' più articolato, dico bene?
Allora cominciamo col fare una bella distinzione: sto parlando dei manuali di scrittura creativa. E' quel "creativa" che fa la differenza. Può essere insegnata la creatività? Può essere spiegata la fantasia intrinseca di chi si dedica alla narrativa? Io credo proprio di no.
Ben altro discorso vale per i saggi generici sulla scrittura. A dire il vero non stimo molto nemmeno questa categoria. Credo che il miglior manuale che uno scrittore possa avere è un sussidiario di grammatica, accompagnato da un paio di dizionari di lingua italiana.
Anche se qualche intelligentone sostiene il contrario, credo che non ci sia migliore scuola che non quella data dalla lettura quotidiana, attenta e analitica.
Stando nel campo della narrativa di genere, un paio di romanzi di riconosciuto spessore possono dare molte più soddisfazioni che non decine di manuali di "creatività". Semmai occorre imparare a leggere con occhio analitico. Osservate le frasi. Valutatene la lunghezza, la costruzione, la punteggiatura. Soppesate quali e quanti articoli e avverbi vengono utilizzati. Tenete anche conto che il libro che avete in mano è il risultato di una fase complessa di editing.
Confrontate due autori "classici" ma con stili molto differenti tra loro. Vi accorgerete che non esiste un modo giusto e uno sbagliato di scrivere, purchè il risultato finale raggiunga lo scopo di comunicare qualcosa al lettore: intrattenimento, riflessioni, eccitazione, divertimento, gioia, tristezza. Ovviamente dipende da che tipo di romanzo avete in mano.
Descrivetemi un drago
Ci sono manuali ed "esperti" che pretendono di insegnarvi come sia giusto descrivere, che ne so, un drago. Sicuramente esistono dei modi sbagliati per farlo, ma essi rientrano nei comuni errori che fanno gli scrittori alle prime armi, non ancora a conoscenza dei piccoli segreti del mestiere. Segreti che possono scoprire in uno dei tanti siti ben fatti, dedicati all'argomento. Non serve nessun manuale di duecento pagine! Non occorre nessun santone che vi insegni a scrivere come automi, come perfetti robot programmati per sfornare aridi manoscritti l'uno uguale all'altro.
Un altro esempio che mi viene in mente è quello relativo al cosiddetto "infodump" (eccesso di informazioni inserite in fase di scrittura). Dunque, c'è senz'altro un infodump sbagliato.
Esempio: il cavaliere, salutando il suo sovrano, non può uscirsene con una frase del tipo: "Salve Maestà, signore delle terre del nord, ma anche erede di quelle del sud, cugino del barone Sfinterus. Ricordo quando lei uccise il basilisco che infestava il bosco di Morroidus, dove abita il barbaro Ctor, figlio di Cmer, che a sua volta era un noto eroe proveniente dai monti Testiculi, terra abitata da guerrieri alti, biondi e con gli occhi azzurri..."
Va da sé che tali errori si impara presto a non farli. Se così non è, meglio lasciar perdere la scrittura, altro che manuali!
Eppure l'inserimento di informazioni in un contesto narrativo non è intrinsecamente sbagliato. A me, come lettore, piace sapere cosa accade, perchè accade. Non amo i romanzi ermetici. Non amo solo "vedere" ciò che accade, senza un fico secco di spiegazione.
Sarò un lettore sbagliato? Può darsi. Ma non credo di essere l'unico.
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Nell'incredibile spinta emotiva che mi ha portato a fare un po' di pulizia sul mio portatile, ho messo mano anche ai disordinatissimi segnalibri (bookmark) di Firefox, che man mano butto lì un po' a casaccio, giusto per ricordarmi (cosa che poi raramente avviene) di visitare meglio un sito che mi ha incuriosito.
La cartella di bookmark più interessante, a parte quella che contiene i siti di donnine nude, l'ho chiamata "documentazione romanzi". Devo dire che lì dentro ho ripescato delle chicche meravigliose. Del tipo:
- Disinformazione (www.disinformazione.it/)
- Nomix (www.nomix.it/)
- World guns (world.guns.ru/)
- Manipolazione mentale (manipolazionementale.wordpress.com/)
- Storia di Milano, draghi, lupi e fantasmi (www.storiadimilano.it/Miti_e_leggende/dr
- Aussenzio da Milano (it.wikipedia.org/wiki/Aussenzio_di_Milan
- L'universo è un'illusione - l'ipotesi olografica (www.xmx.it/universoillusione.htm)
- Protostoria medica dei vampiri (www.vampiri.net/medica_ix.html)
- Abbigliamento ed equipaggiamento militare (www.militaria.it/catalogo.asp)
- Cartagine (it.wikipedia.org/wiki/Cartaginesi)
- Misteri della terra - sentieri d'energia (www.isolachenonce-online.it/et/tabloid/m
- Doom Wikipedia (doom.wikia.com/wiki/Entryway)
- Gerarchia demoniaca (digilander.libero.it/dioraggiante/demoni.h
- Auto futuristiche e prototipi (automania.it/auto_futuristiche.asp)
- La medicina quantistica come cura (www.lifegate.it/salute/articolo.php)
... e molti altri ancora. Molti si riferiscono a siti da cui ho tratto spunti e documentazioni per i miei romanzi e racconti. Altri li salvai a suo tempo per questo scopo, ma alla fine risultano a tutt'oggi inutilizzati. Penso ad esempio al link su Aussenzio da Milano, che nemmeno ricordavo di aver consultato.
Risultato: non porterò mai questo computer a riparare, altrimenti mi segnaleranno come probabile minaccia per la società, o come possibile serial killer.
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Un breve punto della situazione, giusto per rispondere pubblicamente a un po' di domande che mi arrivano via mail o su facebook.
Come preannunciato qualche tempo fa, il seguito di "Uomini e Lupi" ha subito una momentanea battuta d'arresto, necessaria per non subire il contraccolpo di un'overdose da licantropi. Comunque il romanzo è scritto per buona parte, anche se mancano tutti i capitoli conclusivi. Data prevista di messa online? Impossibile da definire. Per il momento so solo che la pausa è ben lungi da finire.
In compenso ho finito la revisione de "Il viaggio della Prometeo", che sto pubblicando a puntate in forma di blog-book (stanotte o domani potrete leggere il nuovo capitolo). Sto pensando di creare un ebook entro 7-10 giorni, e di metterlo a disposizione per il download. Il che comporterebbe (credo) la sospensione dell'esperimento blog-book, decisione che tuttavia non mi sento ancora di prendere. Dopo tre esperimenti di questo genere (uno fallito quasi subito) non mi è ancora chiaro se si tratta di una scelta apprezzata o meno.
Infine: da qualche giorno sto lavorando a un nuovo romanzo, anche se non mi è ancora chiaro se sarà corposo o più snello rispetto a "Uomini e Lupi" e "The Shift". Questa volta si tratterà di un urban-horror (ammesso che esista una definizione del genere), con richiami a metà tra H.P.Lovecrat e John Carpenter. Questo, almeno, è nelle mie intenzioni. Tornare a scrivere della mia amata-odiata Milano senz'altro mi dà un certo sprint in più. Chissà mai che qualcuno prima o poi non arrivi a definirmi "lo scrittore horror milanese", o qualcosa del genere. Non mi dispacerebbe. Al solito mi stanno tornando utilissimi i post dedicati ai misteri e alla protoscienza, il cui valore documentario si rivela sempre più fondamentale come fonte ispiratrice.
Comunque sia, il titolo estremamente provvisorio è "Milano tsunami". Se v'interessa, magari nei prossimi giorni vi accennerò qualcosa di più.
Pensavo anche a nuove forme promozionali, per una volta anche lontane dal mondo virtuale della Rete. Insomma: credo che sia opportuno far sapere anche a chi magari non ha mai messo piede sul blog che esistono dei romanzi scaricabili gratuitamente, belli o brutti che siano. Non voglio dire molto, per il momento, ma siamo dalle parte de guerrilla marketing...
Al momento quindi il lavoro e la voglia non mancano. Sento, semmai, che mancano altre cose, meno definibili, ma non credo che ci sia molto tempo per fermarsi a pensare alle solite domande esistenziali di cui ho scritto qui sul blog anche di recente.
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Ma alla fin fine questi e-book si stanno diffondendo sì o no?
Ecco la domanda che si fanno sempre più autori che vedono nei libri digitali un'alternativa per sfuggire alle beghe dell'editoria tradizionale.
Dalle statistiche deducibili con semplici ricerche in rete pare che all'estero siano sempre più utilizzati, soprattutto in campo divulgativo. Gli e-book occupano una parte sempre più centrale nelle collezioni delle biblioteche accademiche e scientifiche.
Una ricerca commissionata qualche mese fa da Springer ha sottolineato che molti studenti fanno oramai un uso abituale degli ebook per ricerche e documentazioni. Pare che gli ebook siano più diffusi e consultati rispetto ai quotidiani online e alle webzine.
Infine, lo studio di Springer ha dimostrato che gli utenti sempre più spesso trovano gli e-book attraverso motori di ricerca generici come Google o attraverso i cataloghi online delle biblioteche.
Gli utenti considerano la convenienza, l'accessibilità e una migliore funzionalità i principali benefici degli e-book. I libri stampati invece sono avvantaggiati per quanto riguarda la facilità e la capacità di coinvolgimento della lettura e gli utenti non ritengono che questi oggetti spariranno nel futuro. Tuttavia, gli utenti hanno anticipato che nel giro di cinque anni preferiranno utilizzare le versioni elettroniche di alcuni libri e sperano che la transizione verso il formato elettronico dei contenuti relativi alla ricerca sia più veloce possibile.
I dati di questa ricerca di mercato sono stati fatti su un campione preso dalle seguenti università: Illinois (USA), CWI (Amsterdam, Olanda), Muenster (Germania), Turku (Finlandia) e JRD (Bangalore, India).
Facile riassumere i vantaggi dei libri elettronici:
- Basso costo (spesso gratuiti)
- Comoda "portabilità"
- Capacità di effettuare ricerche tramite l'utilizzo di keyword
Gli svantaggi sono altrettanto noti:
- Difficoltà di leggere in modalità "video"
- Atavico affetto per il libro stampato su carta
- Dubbi sull'editing effettuato prima di mettere l'ebook a disposizione di tutti
E i romanzi?
Ma nella narrativa, come vanno gli ebook?
Pare che dal luglio 2008 al luglio 2009 le vendite di libri digitali siano aumentate del 212%
Quelle del settore cartaceo invece hanno avuto un incremento pari al 2%
I dati sono desunti dal sito Teleread.
Rivoluzione? Cambiamento epocale? Forse, ma non qui in Italia, dove la diffusione degli ebook ha un incremento molto più lento, sebbene costante. Sicuramente una piccola parte la stanno facendo i tanti blog che sparano fuoco e fiamme sull'editoria tradizionale italiana. Non credo di far parte della categoria, pur avendo più volte manifestato la mia sfiducia verso parte delle case editrici, che a mio parere operano con poca cognizione di causa, mirando solo alla quantità e non alla qualità.
Va da sé che è oramai facile individuare una crescente francia di lettori, soprattutto giovani, desiderosi di cercare letture alternative a quelle proposte nei megastore come Feltrinelli, Mondandori etc. In questo senso gli ebook sono sempre più concorrenziali.
Una delle considerazioni che gli scettici fanno più spesso è questa: gli ebook li scaricano in tanti, ma li leggono in pochi.
Un'affermazione in parte condivisibile. Ma, da ampio utilizzatore di questo formato, posso solo notare che il trend è cambiato negli ultimi mesi. Mai come per "Uomini e Lupi" ho ricevuto tanti feedback e commenti, il che fa pensare che il romanzo non è stato solo scaricato, ma anche letto.
Il fenomeno però pare più generalizzato, visto che mi stanno arrivando recensioni, critiche e complimenti anche sui miei vecchi lavori, specialmente quelli a cui do più visibilità sul blog. Cosa che non succedeva (non così spesso) in passato. Sarei davvero curioso di sapere se anche per gli altri colleghi che pubblicano ebook esiste quest'inversione di tendenza.
Off Topic
Concludo con due doverosi ringraziamente: a Matteo Poropat, per aver dedicato un post alla seconda edizione di "Nevicata", di cui parlerò prossimamente, e agli amici del forum "Forza Toro" (dedicato ovviamente alla squadra granata), che hanno letto e apprezzato "Uomini e Lupi", grazie al fatto che uno dei protagonisti del romanzo è proprio tifoso del grande Torino. Sono questi piccoli apprezzamenti che raddrizzano le giornate nate storte...
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"Uomini e lupi" eBook gratuito
Oggi vi beccate una bella pappardella di cavoli miei. Lettore avvisato...
Dunque, iniziamo dalla scrittura, vi va?
Scrittura
Come senz'altro sapete (?), sono impegnato nella stesura del seguito di "Uomini e Lupi", il cui titolo provvisorio è "Il licantropo che divorerà il sole". La storia c'è, e in buona parte è già nero su bianco. Diciamo che ne ho scritto i 2/3, e il resto fluttua allegramente tra la mia testa e alcuni appunti sparsi qua e là. Venerdì scorso ho però capito che devo prendermi una pausa nella stesura di questo romanzo. Oramai da più di un anno mi sto occupando degli stessi personaggi, delle stesse tematiche. Sento una forma di stanchezza che può essere vinta solo da una pausa di una settimana o due. Insomma: devo rifiatare.
In realtà ho anche in mente uno spin-off di "Uomini e Lupi", ambientato qualche anno dopo il romanzo, e diversi anni prima del suo seguito. Non sto parlando di un terzo capitolo, bensì di un racconto di breve/media lunghezza, che vorrei proporre senz'altro prima de "Il licantropo che divorerà il sole". Visto che sarà diverso dai due romanzi, penso che ne occuperò a breve, valutando strada facendo il risultato ottenuto.
Poi ho in testa altre idee, estranee ai nostri amati animaletti mutaforme. Si tratta sempre di storie che hanno un forte aggancio con l'horror, ma con tematiche diverse. Niente ritorno all'action thriller puro, per chi me lo chiede di tanto in tanto. In realtà ho anche una flessione più generale nella scrittura. Vorrei avere tempo e modo per lavorare a qualcosa di veramente bello, così com'è stato per "Uomini e lupi" che, scusate la poca modestia, mi ha dato tante soddisfazioni.
Ah, alla fine non ho contattato nessun editore per proporre i miei lavori. Perchè? Semplice: non ho trovato NESSUNO stimolo a farlo. So che sono un atipico, tra tutti gli scrittori affamati di pubblicazione cartacea. Quasi quasi mi piace esserlo. Mi spiace ribadirlo, ma non ho molta stima dell'editoria "di genere" italiana. Questo al di là di ogni cosa che coinvolga i miei romanzi. Del resto, non avendoli proposti, posso parlare senza il rischio di essere di parte, magari incazzato per una solenne bocciatura.
Gli editori che stimo, li potete dedurre anche delle mie recensioni. Per il resto, temo che lo scrittore preparato abbia a che fare con gente poco competente, specialmente riguardo alla narrativa di genere. Questo scoraggia anche i grandi professionisti, come ho avuto modo di vedere coi miei occhi. In linea di massima io preferisco evitare questo genere di confronti, per il momento. Sia perchè sto bene così, sia perchè sono molto supponente, e non desidero affatto avere a che fare con gente magari preparata dal punto di vista tecnico, ma ignorante da quello contenutistico.
Blog
Vi piace il nuovo stile autunnale del blog? Dopo anni ho abbandonato gli sfondi neri, e ne ho scelto uno più elegante, più "caldo". Non è detto che entro pochi mesi non si cambi ancora. Sto cercando qualcosa di carino per l'inverno, che è poi una stagione che io trovo adorabile.
Riguardo agli articoli che propongo quotidianamente, noto un fenomeno singolare. Da parecchi mesi le visite al blog sono in lento ma costante aumento. Un dato che mi soddisfa, si capisce. Così come mi soddisfano i vari contatti allacciati con gente che chiede esplicitamente una mia recensione, soprattutto riguardo i libri. Il fenomeno curioso è che sono proporzionalmente diminuiti i commenti ai vari post.
Perchè? E' presto detto: facebook.
Basta postare qualunque scemata su quell'infernale network per ricevere subito una sfilza di risposte, mentre i blog vengono spesso letti ma raramente commentati. Lo stesso vale per i miei articoli: se li pubblico su FB come note, ho presto molti riscontri. Ciò nonostante continuo a preferire mille e mille volte il blog, più ordinato, più personale, più riflessivo.
Nelle prossime settimane dedicherò maggiore spazio alle recensioni e agli articoli su misteri, protoscienza e speleologia urbana. Abbandonerò invece quelli sull'editoria in generale e anche quelli sulle polemiche riguardanti la scrittura. Ho detto più volte come la penso, ma sono arrivato alla conclusione che il 90% delle persone non ha voglia di discutere serenamente di tutto ciò.
Oramai ci sono due squadre ben delineate: i disfattisti (tutto ciò che riguarda gli scrittori italiani è merda), e gli integralisti (che considerano reato muovere una qualsiasi critica a un autore o editore italiano). Mi pare un modo di ragionare del tutto idiota, ma è davvero così che funziona, credetemi. Beh, io non ho interesse a schierarmi da una parte o dall'altra, perchè non me ne viene in tasca nulla, perchè me ne frego. Quindi, meglio dedicare il tempo ad altro.
Bon, per ora è tutto. A giorni avrete la mia recensione riguardo a "Il sotterraneo dei vivi", ottimo ritorno in scena per il duo Preston & Child, e per il fantastico investigatore dell'FBI Pendergast. Seguirà, entro e non oltre due settimane, un articolo esaustivo su "Il sangue di Manitou", pubblicato da quei gran signori della Gargoyle, senz'altro la mia casa editrice italiana preferita.
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Mi riallaccio a una dichiarazione fatta dai giorni scorsi dal collega Simone Corà: "Alcune tra le migliori cose che ho letto ultimamente sono scritte da italiani".
Dichiarazione che sottoscrivo. No, non sono pazzo: ho da poco affermato che necessita imparare un buon inglese per poter attingere a quel patrimonio di ottimi libri mai tradotti dai "sapienti" editori del nostro paese. Infatti è vero: ribadisco e sottolineo questo consiglio. Ma non vi deve indurre in errore: io apprezzo un buon romanzo, un buon film o un buon fumetto al di là della nazione in cui è stato scritto, prodotto o disegnato.
Negli ultimi mesi ho effettivamente letto dei libri italianissimi, più belli di tanta robaccia d'importazione che oramai ci viene proposta a camionate. Aperta parentesi: ma avete dato un'occhiata al catalogo Newton Compton da un anno a questa parte? Oltre a qualche romanzo meritevole, traducono un sacco di roba illeggibile, che non recensisco perchè... non riesco nemmeno ad arrivare alla fine! Chiusa parentesi.
Tornando a noi, eccovi un elenco: Claudio Vergnani, Stefano di Marino, Francesco Dimitri, Danilo Arona, Gianfranco Nerozzi.
Chi sono? Alcuni dei miei scrittori preferiti. Gente di cui comprerei un romanzo a occhi chiusi, senza nemmeno leggere la quarta di copertina. E ne mancano altri, si capisce.
In mezzo al mare magnum di inutili fantasy-clone, all'ennesima riproposizione della trilogia della Palazzolo, e ai tanti libri dedicati a un pubblico più massificato (penso a tutti quelli scritti da comici, calciatori, attori, veline...), c'è uno zoccolo duro di scrittori italiani molto in gamba, che hanno poco da invidiare ai colleghi stranieri. Quelli nella lista sopracitata, si occupano di generi affini ma al contempo assai diversi. Ciò che li accomuna è una visione moderna e innovativa degli argomenti di cui scrivono. Non copiano nessuno, non scimmiottano i venditori di bestseller anglofoni, non si piegano facilmente al palese dilettantismo di tanti editori, anche affermati.
Già, gli editori: al posto di invidiare agli USA gli scrittori che si chiamano Jack, Dan, Peter etc etc, perchè non cominciamo a invidiar loro la gente che lavora nell'editoria?
Purtroppo nel cinema non si può dire lo stesso. A parte qualche esperimento televisivo riuscito (L'ispettore Coliandro, Intelligence), il cinema del Belpaese continua a campare su filmucoli dimenticabili, che alternano le solite vicende di pseudoliceali romani, alle pallosissime storie vetero-meridionali che tanto piacciono a Tornatore. Sia inteso: non c'è l'ho col cinema meridionale, bensì con un modo, reiterato e insistito, di raccontare il Sud in uno stile che sta a metà tra l'ampolloso e il macchiettistico.
Tra i '70 e gli '80 (forse anche prima) i nostri horror, gli western, perfino i B-movie fanta-apocalittici, facevano scuola in tutto il mondo, a dispetto dei budget risicati e della recitazione spesso approssimativa. Che è rimasto di tutto ciò? Quentin Tarantino che cerca di imitarci, e non perde occasione di dire che Bombolo e Alvaro Vitale sono i suoi miti. Un po' poco, mi pare.
Da troppo tempo non posso scrivere "ho visto questo horror italiano e mi è piaciuto". Nutrivo qualche speranza su Imago Mortis, che invece si è rivelato un film noiosissimo e deludente. Un tempo salvavo almeno le commedie di Verdone, sia le prime, che le utlime, quelle più mature. Ora invece anche lui pare essersi ridotto a fare i film con Stramarcio...
Idem per i fumetti. La Pax Bonelliana ha affermato una linea uniforme nelle testate italiane, spesso indistinguibili una dall'altra. Intendiamoci: Bonelli ha mille meriti, ma al momento ha il grosso demerito di detenere un monopolio dannoso per il settore. O forse sono gli altri, i "piccoli", a non avere abbastanza coraggio per proporre qualcosa di diverso. Ma sui fumetti non mi spingo oltre. Non troppo tempo fa ho dedicato un post succoso a questa questione. Inutile ripetersi.
Dunque direi che è inutile essere capziosamente pro-italiani o contro-italiani. Occorre valutare caso per caso. Bastonare quando serve, apprezzare quando ci sono dei meriti reali.
Ma siamo - appunto - in Italia: questo non è quasi mai possibile...
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A Milano si apre la settimana della moda.
La città si veste di abitini stravanti e luccicosi, da indossare sopra la coltre di sporcizia e vecchiume che ammanta ogni cosa.
Milano è la Stazione Centrale, in perenne ristrutturazione, ma comunque patria inespugnabile di senzatetto, clandestini, disperati e barboni.
Milano è la vita notturna, quella fatta di prostitute vestite all'ultima moda, che frequentano i locali del centro, quelli dove - si dice - le vallettine della TV tiravano di coca e si vendevano come escort al tycoon di turno.
Milano è una strada buia, dove una ragazza polacca cresciuta col timore di Dio vende - con molta vergogna - il suo corpo, dopo che le avevano promesso mari e monti per farle lasciare il paese natale.
Milano è i Navigli, flusso continuo di gente che cerca l'happy hour più trendy, o la borsa taroccata più a buon mercato.
Milano è Piazza del Duomo, mangiatoia serale per peruviani, slavi, magrebini, che siedono con le spalle rivolte al Duomo, incuranti di tutto, e di tutti.
Milano è la ragazzina casa-scuola (privata)-catechismo, che su vende su internet le sue foto nuda per comprarsi l'iPod nuovo.
Milano è il suo fidanzatino, che carica su Youtube il video di loro due che facevano l'amore. Anzi, che scopavano.
Milano è il tossico che sta male in metropolitana alle cinque del pomeriggio, ma che tutti fingono di non vedere.
Milano è la modella ucraina che sogna di diventare la nuova Schiffer, ma che finisce per infilarsi nel letto del manager, che però rassicura: "tanto io sono gay".
Milano è l'Expo che non decolla, perchè la camorra dei "terroni" allunga le mani sugli appalti.
Milano è la Bocconi, che forgia i nuovi azzurri-forzisti che erediteranno il paese quando il Ràis passerà a miglior vita.
Milano è il pensionato che alla sera fruga tra i rifiuti del mercato rionale, perchè non ha più soldi per comprarsi da mangiare.
Milano è il centro sociale di "ultra-sinistra", ma frequentato solo da ricchissimi figli di papà.
Milano è la patria degli wannabe catodici. Prigionieri di un Grande Fratello X factoriale, che davvero non ha bisogno di fascisterie assortite per tenere in riga il paese.
Milano è l'antenna radiotelevisiva di Cologno Monzese.
Milano è "Satana culo" scritto sui mezzanini della metropolitana.
Milano è la leggenda metropolitana sugli uomini serpente che vivrebbero nei vecchi sotterranei di Stazione Centrale.
Milano è l'eccellenza nella sanità, che però se devi fare una TAC al Niguarda ti tocca aspettare sei mesi.
Milano è l'Imam islamico che parla di fratellanza nelle TV locali, ma poi ospita i jihadisti in moschea.
Milano è il padano in camicia verde, che si erge a protettore della purezza razziale, ma poi va con la puttana nigeriana che batte in periferia.
Milano è la città più occidentale dell'Africa del nord.
Milano è la città degli artisti, o di chi si definisce tale.
Milano è la "bamba", che non è il famoso brano musicale.
Milano è il locale gay frequentato dagli insospettabili.
Milano è l'idroscalo, il mare dei poveri.
Milano è la settimana della moda, e quella del derby.
Milano è la donna struprata sotto casa.
Milano è quella da bere.
Milano è un taxi senza licenza.
Milano è.
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A differenza di tanti esimi colleghi di solito non pubblicizzo mai i tanti concorsi di scrittura che si trovano in rete, soprattutto perchè non credo molto nella serietà dei medesimi. Qui ci sarebbe da aprire una parentesi grande come il Mar Rosso squarciato da Mosè, e prima o poi lo farò.
Però il "300 Parole per un incubo" è un'occasione davvero unica per chi si diletta di narrativa horror o fantahorror. Il concorso è molto noto nell'underground degli internauti con velleità da scrittori. La serietà del sito "Scheletri" è comprovata e assoluta. I partecipanti agguerriti e di livello medio-alto. Diciamo che, tra i tanti esordienti assoluti, potete trovare l'elité degli autori in cerca di affermazione.
Io ci sarò, come tutti gli anni.
E voi?
8^ EDIZIONE DEL CONCORSO DI NARRATIVA HORROR ORGANIZZATO DA SCHELETRI.COM
I primi classificati e il vincitore del PREMIO ZOMBI saranno premiati con dei libri. Partecipazione gratuita e aperta a tutti. Scadenza 31 ottobre 2009.
REGOLE DEL CONCORSO
Per partecipare è necessario compilare e spedire via posta prioritaria il seguente MODULO e inviare un racconto che rispetti rigorosamente le seguenti caratteristiche:
• Deve suscitare paura, terrore e angoscia (niente ironia o accenni di comicità).
• Deve possedere elementi soprannaturali (mostri, creature, vampiri, zombi, fantasmi, streghe, ecc.).
• Il testo non deve superare le 300 parole (escluso il titolo).
• Il racconto non deve essere già presente in questo sito.
• Ogni autore può inviare un solo racconto.
I racconti saranno comunque giudicati e selezionati in modo INSINDACABILE da Scheletri.com.
COME CONTEGGIARE CORRETTAMENTE LE PAROLE
La funzione di Word "Conteggio parole" considera 1 parola qualsiasi elemento del testo che sia seguito e preceduto da uno spazio. Per eseguire un conteggio esatto è pertanto necessario impostare correttamente il racconto seguendo alcune semplici regole: la punteggiatura e i punti di sospensione devono essere attaccati alla fine della parola e mai all'inizio. L'apostrofo deve essere attaccato sia alla parola che segue che a quella che precede.
(esempio corretto, 16 parole)
E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie. Era bagnato fradicio...
(esempio sbagliato, 13 parole)
E adesso,pianeta per pianeta ,bisognava combattere,coi denti e con le unghie.Era bagnato fradicio...
PREMI
I primi 3 classificati vinceranno dei libri offerti dai vari sponsor del concorso:
1° classificato
- La signora dalla maschera d'oro di Giovanni Buzi
- Si può credere ai fantasmi? di Biancamaria Massaro
- I signori del Malsem di Biancamaria Massaro
2° classificato
- La strega di Beaubois di Luigi Brasili
3° classificato
- Diario di un serial killer qualunque di Luigi costa
( Continua a leggere il bando del concorso... )
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Uno dei temi più interessanti che mi trovo spesso ad affrontare in tema di intrattenimento di genere (narrativa, film e fiction) è l'eterna diatriba sul vecchio e sul nuovo.
Il partito del "prima tutto era più bello" è molto numeroso, mentre le giovani leve, per ovvie ragioni anagrafiche, preferiscono romanzi e pellicole prodotte dal 2000 in poi. Vediamo nel dettaglio ciò che è cambiato.
Ritmi
Non credo che si possa negare che la concezione dei ritmi narrativi sia cambiata parecchio, adattandosi ai tempi adrenalinici in cui viviamo. C'è fretta di fare qualunque cosa. Perfino per comunicare abbiamo modi immediati: cellulari, e-mail, chat. Perchè i prodotti d'intrattenimento non dovrebbero seguire questa moda?
Infatti i film sono sempre più simili a faraonici videoclip, e i romanzi assomigliano spesso a dei veri e propri "film su carta". Basta pensare a Dan Brown, le cui storie raramente coprono un arco di tempo che va oltre le 24-48 ore. Io stesso in passato ho scritto un romanzo "Twentyfour 2 six", i cui eventi si snodano dalla notte all'alba.
In passato, fermo restando che sto sempre parlando di letteratura e film di genere, i tempi erano più dilatati, c'era molto spazio per lavorare sulla trama, sulla psicologia dei personaggi. Questo generalmente è un bene. Ma non sempre. Fateci caso: avete mai rivisto qualche vecchio film, trovandolo più noioso di quanto ricordavate?
A volte capita, e non è solo una questione di effetti speciali. Forse il nostro cervello è oramai assuefatto ai tempi sincopati di ciò che ci propongono ora, da trovare i momenti morti troppo lenti, quasi soffocanti.
Di certo le grandi produzioni moderne - penso a G.I. Joe, Van Helsing, Transformers, Ultimatum alla terra (remake) - tendono a colmare l'attenzione degli spettatori con una fitta dose di esplosioni, urla, corse, combattimenti. Tutto per saturare una mancanza di idee, o semplice adattamento alla moda che va per la maggiore?
Idee e creatività
Uno dei più grandi appunti che si fa alla nuova generazione di "intrattenitori" è la mancanza totale di idee. Un'accusa che non è campata per aria. Basta vedere la gran quantità di remake prodotti negli ultimi 10 anni, senza parlare dei reboot, che sono ancora peggiori, a parer mio. Qualche remake si è rivelato pari o superiore all'originale, ma la maggior parte di essi non ha aggiunto nulla di significativo a opere già perfette com'erano. Dal mio punto di vista è meglio riproporre dei remake con varianti sostanziali rispetto al film a cui si rifanno. Chiamiamole reinterpretazioni. L'esempio più riuscito che mi viene in mente è "L'alba dei morti viventi", rifacimento di un cult immortale come "Zombi" (Dawn of the dead) di George Romero, eppure capace di offrire nuove suggestioni, non trascurabili.
Per quanto riguarda la narrativa, dove forse è più difficile essere originali, il cancro del sistema sta nella proliferazione di saghe infinite e romanzi fotocopia. In particolare il genere fantasy patisce questo male incurabile, con libri seriali che compongono storie lunghissime, spesso divise in decine di volumi, e senza radicali variazioni dalle tematiche inventate da Tolkien, vero e proprio creatore di un movimento in continua espansione. Ma con sempre meno qualità al seguito.
Dunque la pioggia di remake, reboot e saghe infinite e senza fine è la prova più grande della carenza di idee che caratterizza sceneggiatori e scrittori dei nostri tempi?
In parte sì. Forse in passato c'era più da esplorare, più da immaginare. Prendiamo la fantascienza, genere quasi morto: negli anni '50-'60 guardavamo al cosmo con curiosità, paura, ambizione. Da queste emozioni sono nate storie originalissime, spesso improbabili, ma quasi sempre godibili. Ora viviamo in un mondo globalizzato, dove l'Australia e Settimo Milanese distano tanto quanto la durata un singolo click sul mouse. Nulla - o quasi - è più misterioso, se non l'uomo stesso, la sua mente, i suoi problemi.
Non è un caso che pian piano nel tempo sono proliferati libri e film sui serial killer. "Mostri" per nulla fantasiosi, bensì molto reali. Orrendamente umani, senza segreti arcani da nascondere, bensì con deviazioni psicologiche e comportamentali da temere.
Del resto la narrativa e il cinema di genere sono specchio della società, alla faccia di chi pensa che si tratta solo di sciocchezze per bambini troppo cresciuti. Lo dimostrano i due esempi fatti qui sopra. Anche la citazione di Romero, scritta in precedenza, ne è dimostrazione. Gli zombie de "La notte dei morti viventi" erano la massa amorfa, disumanizzata dal capitalismo e da un mondo nichilista e segnato da profondi contrasti (razziali, sessuali etc). Quelli attuali, rapidi, feroci, implacabili, rappresentano forse ciò che il genere umano è diventato da allora: rabbioso, prevaricatore, ipercinetico, cannibalico.
C'è qualcosa di buono nel nuovo?
Sicuramente sì. Tra le tante cose di scarso valore che ci vengono proposte, si nascondono sempre ottime idee. Basta cercarle e apprezzarle. L'originalità assoluta non esiste, quindi trovo inutile fare il giochino "ma questo film mi ricorda quello del 1955 in bianco e nero..." Sì, probabilmente è vero, ma in fondo ogni creativo pesca in un serbatoio virtuale di idee che è immenso ma non infinito. Situazioni e storie tendono a riproporsi. L'importante è che siano buone storie.
I vecchi tempi erano belli, sono il primo a sostenerlo. Ma credo che spesso entri in gioco il fattore "nostalgia", che ci fa sembrare migliore tutto ciò che riguarda il nostro passato. Eppure a volte certe volte è meglio non rivangare troppo. Come quando reincontri l'ex compagna di banco di cui eri cotto al liceo, solo per scoprire che ora è più brutta, più grassa e senza l'ombra dell'antico splendore.
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Ogni tanto ci sono dei reflussi sull'annosa questione: è più stronzo l'editore o l'aspirante scrittore?
Da quando bazzico blog, forum e social network legati al mondo della narrativa, questo è il quesito che sento più spesso. Ogni tanto poi ci sono delle impennate di acrimonia da questa o da quella parte. Settembre è uno di quei periodi in cui la discussione si riaccende. Sarà che dopo le ferie tutti tornano nervosi e anno bisogno di una qualsiasi scusa per scatenare una piccola guerra contro qualcuno.
A dire il vero l'intera questione è di una noia mortale. A volte mi sembra di vedere quei sconosciuti gruppuscoli di monaci ortodossi che se le danno di santa ragione su questioni davvero importanti, come la giusta lunghezza della barba o il colore delle tonache da indossare.
Per questo ho deciso di scrivere il post "definitivo" sull'annoso problema.
Definitivo perchè non ne scriverò altri per molto tempo, e anche perchè affronterò questo problema con l'oggettività garantita dalla mia posizione.
Qual è la mia posizione? Io sono uno scrittore ma non me ne frega una ceppa di pubblicare in cartaceo. Vuoi perchè non m'interessa di mendicare l'attenzione degli editori, vuoi perchè trovo più onesto il formato ebook di tanti intrallazzi sottobanco che caratterizzano il fantastico mondo dell'editoria italiana.
Quindi tant'è: posso dire la mia, e sbattermene, sostanzialmente, se qualcuno se la prende.
La verità sta nel mezzo
Questo è il modo di dire più azzeccato di sempre. Non esistono solo editori incapaci, né solo aspiranti scrittori senza umiltà e spirito critico. Al contempo se l'editoria italiana non funzione (e NON funziona!) la colpa è un po' di tutti. Nel dettaglio:
- Scrittori emergenti/aspiranti etc etc.
Molti di loro non fanno il minimo sforzo di perfezionare la loro tecnica o addirittura la padronanza basilare del linguaggio e della grammatica. Tantissimi aspiranti scrittori pensano che i loro romanzi siano dei capolavori assoluti e rivoluzionari. Questa convinzione li mette al riparo da ogni critica, appunto, suggerimento. Se si osa sollevare un dubbio su ciò che scrivono si mettono a urlare come checche isteriche, invocando la loro genialità (ovviamente incompresa) a sostegno di evidenti svarioni di stile, forma o perfino per giustificare dei grossolani errori grammaticali. Quindi manca loro l'umiltà e la voglia di confrontarsi, doti essenziali in QUALSIASI lavoro.
Altro problema: molti validissimi emergenti pensano ancora di potercela fare contando solo sulle loro capacità e su un'utopica meritocrazia, mai appartenuta a nessun settore del Belpaese. Ciò che manca a costoro è la propensione a saper vendere se stessi, specialmente allacciando amicizie nei "giri che contano", vale a dire con altri scrittori già affermati etc etc. Mi spiace dirlo, ma senza quest'opera di esplicito lecchinaggio, non adranno lontani (per quanto sia ammirevole resistere a questi circoli viziosi nauseanti!)
- Editori
Almeno il 70% degli editori italiani sono incompetenti, poco professionali o retrogradi nelle idee. Pochissimi contano tra i loro collaboratori gente che si intende per davvero dei generi che trattano. Per "gente che se ne intende", mi riferisco a figure preparate, in grado di fare valutazioni meritocratiche, ponderando nella giusta misura ciò che chiede il mercato e ciò che una casa editrice coraggiosa potrebbe imporre al mercato stesso. Ne consegue che mancano editori coraggiosi, con voglia di sperimentare, con una reale comprensione di ciò che chiedono i nuovi lettori, vale a dire quelli che sempre più spesso si rivolgono al mercato estero o agli ebook.
Da ciò deriva un altro problema: le case editrici italiane si comportano come pecore. Se Mondadori fa un botto pubblicando un libro sui vampiri, altri 100 editori proporranno per mesi altri romanzi il più possibili similari al bestseller. Legge di mercato, certo, ma senza un minimo d'intelligenza o di audacia nel guadagnarsi uno spazio di nicchia con chi magari leggerebbe tutto tranne che storie sui vampiri.
Altro problema: In Italia chi arriva a pubblicare in modo serio spesso lo fa grazie a un giro di conoscenze. Gli editori sono i primi artefici di questo malcostume, consolidando lo scambio di favori e le consorzierie tra scrittori. Io parlo bene del tuo libro, poi tu parli bene del mio. Io ti invito a partecipare a questa antologia e tu poi mi fai tradurre quel romanzo per la tua casa editrice.
Insomma, pensate che sia possibile andare lontano, facendo così?
- Critici e recensori
Sì, mettiamoci anche loro. I critici letterari italiani si dividono in due grandi categorie: i prostrati a 90° e i finti ribelli.
I primi si vendono per trenta denari, e parlerebbero bene di qualunque libro pur di strappare qualche futuro favore allo scrittore o all'editore di turno. Questo brutto vizio comporta un costante livellamento verso il basso della qualità. Se continuiamo a dire che la cacca è profumata, chi mai cercherà una rosa per verificare che non è così?
La seconda categoria, quella dei finti ribelli, fa l'esatto contrario, bocciando a raffica ogni racconto, romanzo, saggio scritto da italiani. Questo perchè tali recensori amano farsi vedere liberi da vincoli (ma spesso nemmeno si firmano coi loro veri nomi), oppure, più semplicemente, perchè spruzzare merda sul malcapitato di turno porta un incredibile numero di accessi al proprio blog. Come si sa, parlar male di qualcosa fa sempre più notizia del contrario.
Concludendo
Vedo pochissime via d'uscita a questa diatriba. Tutti o quasi rimarranno sulle loro posizioni. Cosa possiamo fare? In breve:
- Sostenere quei pochi editori che lavorano con onestà e competenza;
- Mai lamentarsi per una critica costruttiva;
- Tentare sempre nuove strade (ebook, siti di narrativa gratuita, concorsi online etc etc);
- Guardare ogni tanto le cose dalla prospettiva inversa (ottima strategia per comprendere meglio i "nemici");
- Fare nuove conoscenze nell'ambiente, ma non con l'obiettivo di sfruttarle per raggiungere una pubblicazione. Sinceramente l'opportunismo è una cosa che fa schifo quasi a tutti.
Buona scrittura.
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Permettetemi un altro post che spazia dal tutto al niente, poi da settimana prossima tornerò a rifocillarvi con succulente recensioni, in primis quella di "Monster Planet" che... va beh... non c'è un modo carino per dirlo: è una mezza ciofeca.
Ma di recensioni in un certo senso ne parlo anche oggi, giusto per segnalarvi quella che Simone ha scritto sul mio "Uomini e lupi". Molto bella, per quanto critica in alcuni punti, e piena di spunti di riflessione. Insomma, eccola qui. Riguardo alla mia risposta in merito, potete leggerla nei commenti sul blog di Simone.
Uno dei punti "non tecnici" più interessanti è forse questo: << Confesso che non avrei mai letto un libro del genere se non fosse stato scritto da un amico. Gli Zombie a Milano (argomento del precedente Nevicata, sempre di Alex) mi attiravano molto di più, mentre i lupi mannari non mi dicono moltissimo. Sarà che i licantropi non mi fanno paura, o sarà che non toccano alcuna corda del mio immaginario personale... >>
A questo punto credo che occorra una mia risposta in merito, no? ;-)
So che i licantropi sono meno cool dei vampiri e - attualmente - anche degli zombie che stanno rivivendo (capito la battuta?) una seconda giovinezza narrativa, dopo essere stati confinati per anni sulla sola celluloide. Anche altri "mostri", come per esempio i serial killer, vanno sempre per la maggiore. La gente non si stufa mai di pazzoidi che fanno a pezzi la gente.
Per dirla tutta io stesso ho trascurato i licantropi per anni, limitandomi a dedicar loro un paio di moduli quando scrivevo avventure per Advanced Dungeons & Dragons. Però, dal momento che decisi di scrivere finalmente un horror puro, sono le prime creature che mi sono venute in mente. Perchè?
- Primo: Innanzitutto perchè sono i cuginetti sfigati dei vampiri, oramai onnipresenti, e per questo antipatici. Voi non mi conoscete, ma io sono il tipico individuo che tifa sempre per i secondi classificati, per i figuranti o per i perdenti. Simpatizzo per la squadretta di mezza classifica di Serie A, preferisco Sirio il Dragone a Pegasus, adoravo Sauzer pur sapendo che Kenshiro l'avrebbe fatto a polpette, faccio il tifo per i comprimari nei film, nei telefilm e nella vita. Insomma, sono un tipo da licantropi.
- Secondo: nulla più dei mannari rappresenta la parte feroce dell'essere umano. Quella che tutti abbiamo dentro, e che molti nascondono perchè devono fare i fighini e dipingersi sempre come campioni di moralità e bigottismo. A questo punto meglio mettere in campo dei mostri che fanno quello per cui sono geneticamente predisposti (SPOILER), ovvero mangiare carne umana per prolungarsi la vita (FINE SPOILER). Se vogliamo anche usare dei paroloni, i licantropi sono la perfetta metafora di molti di noi. E chi li combatte spesso deve abbassarsi al loro livello di bestialità per poter portare a casa la pellaccia.
- Terzo: da tempo accarezzavo l'idea di scrivere qualcosa che coniugasse il nazismo alle sue radici più esoteriche e mistiche. In questo senso i mannari hanno fatto il loro dovere alla perfezione. Comunque nel seguito, attualmente in scrittura, non ci sarà più traccia (o quasi) dei nipotini di Hitler. Si cambia pagina, si cambia villain, un po' come succede nei fumetti.
Questo è quanto, più o meno.
E poi mi piace pensare di essere uno che non ama le cose scontate. Tanti si aspettano che scriva un romanzo sugli zombie, creature su cui sono ferrato da più di vent'anni. Eppure non l'ho ancora fatto, né penso che lo farò a breve. Perfino in "Nevicata" ho preferito sostituire i morti viventi con altro, affine ma al contempo del tutto diverso.
Credo che scrivere qualcosa su un argomento che ci sta tanto a cuore, qualunque esso sia, rappresenti un'arma a doppio taglio: si può dare il meglio di sé, oppure si può scoprirsi assai più deludenti del previsto.
Per il momento preferisco vivere nel dubbio.
Non sono un realista
Stavo per chiudere il post quando mi è venuto in mente di condensare un'altra considerazione in questo unico articolo, così da evitare altre pappardelle personali, che magari v'interessano poco.
Un paio di amici mi hanno recentemente chiesto se non ho mai scritto "altro" che non sia di genere. La risposta è... no. Ne credo che accadrà.
Leggo con piacere dei buoni romanzi che parlano del "mondo reale", di amore, amicizie, lavoro. Ma in realtà è una (vasta) categoria narrativa che amo solo in parte. La vita vera è la fuori, in strada, sui treni, in ufficio, su internet, al bar, al supermercato. Ed è piuttosto deprimente. Preferisco sorbirmi le mie dosi di brutture quotidiane, senza poi cercarle anche nei libri. Lì voglio che la mia mente voli altrove. Magari anche in mondi più brutti e tenebrosi, ma che in fondo sono solo immaginari, e quindi fanno sempre meno paura che non ritirare una TAC in ospedale o far quadrare i conti a fine mese.
Così è, se vi pare.
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"Uomini e lupi" eBook gratuito
Non vorrei tediarvi troppo con le mie facezie, ma devo per forza segnalarvi la recensione di "Uomini e lupi" a opera di Glauco Silvestri. Un articolo equilibrato e in cui riconosco pregi e difetti di un romanzo che mi sta dando tante soddisfazioni. Ringrazio Glauco per averlo esaminato con occhio critico e con coraggio. Della serie: "solo recensioni così possono essere davvero utili".
Per la mia risposta e quelle che eventualmente seguiranno, vi esorto a seguire i commenti all'articolo sul blog "31 ottobre".
Nota a margine: dopo tanto lavoro sotto quota periscopio, "Uomini e lupi" è un romanzo che a livello di download, feedback, commenti e "notorietà" (del romanzo, non mia) ha raggiunto un positivo, incoraggiante livello d'attenzione da parte dei lettori. Ed è, come mia abitudine, un e-book gratuito e non cartaceo, almeno per ora.
Ci sono voluti diversi mesi e romanzi di rodaggio, ma finalmente i risultati si vedono. NON mi sto incensando: sapete che è contrario al mio carattere. Quello che faccio è piuttosto un incoraggiamento a tutti coloro (e sono tanti), che spesso sento dire: "che scrivo a fare, se tanto poi nessuno mi legge?"
Io vi esorto a non mollare, e a testare le vostre capacità mettendo a disposizione libri, racconti, articoli. Oltre a essere un'ottima palestra, potreste trovare soddisfazioni e consigli anche più interessanti che non quelle che possono darvi degli editori demotivati e interessati solo al lucro.
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Tornato oramai anche mentalmente dall'Egeo, mi sto ributtando sulla scrittura, di cui iniziavo a sentire la mancanza fisica (le dita sui tasti del portatile, etc etc).
C'è il malloppone relativo al seguito di "Uomini e lupi" che non aspetta altro di essere ripreso in mano. "Il licantropo che divorerà il sole" è già ben avviato. Diciamo che sono a un terzo della prima stesura, con la storia completa piuttosto chiara nella mia testa, dettagli inclusi. Al momento però voglio prendermi una pausa di qualche giorno prima di riprendere il filo della trama. Ho bisogno di un progetto collaterale che mi disintossichi un po' dallo "stress da licantropo", di modo da non rischiare un'indigestione.
E' un po' come quando si mangia: anche se si tratta del vostro cibo preferito, preso a grandi dosi alla fine viene a nausea. Quindi nel mentre intervallerò la stesura con un... sorbetto.
Voglio infatti ritentare la strategia del blog-book. Ho abbandonato la bozza relative alle "Mail dall'Armageddon" perchè alla fine mi convinceva poco (c'è qualcosa di male ad ammetterlo? Spero di no). In compenso durante il mio soggiorno greco ho pensato a un racconto lungo che vi proporrei volentieri a puntate, e solo in seguito anche in formato ebook, esattamente come ho fatto con "Crepuscolaria".
Si tratta de "Il viaggio della Prometeo", che mischia catastrofismo, avventura, horror e un pizzico di fantarcheologia. Al momento ne ho pronti diversi capitoli e sto lavorando sugli altri. Insomma, si tratta più che altro di un racconto divertente, forse meno ideologizzato rispetto ai miei due romanzi più recenti. Vi proporrò a brevissimo il capitolo uno (se volete chiamatelo l'episodio pilota). Senz'altro saranno contenti coloro che mi chiedono spesso di tornare al catastrofismo, mentre altri diranno "ohhhhh, ma sai scrivere solo queste cazzatine?" Beh, buon per loro: quella è la porta.
Tornando a "Uomini e lupi" (che potete scaricare cliccando sul titolo o sul banner laterale, nonchè sulla copertina in calce a questo post), vi ricordo che la versione in dowload è quella libera dai refusi orribili della prima edizione :) Non solo, FORSE potrò presto darvi una succosa notizia riguardo a questo mio romanzo che è, senza ombra di dubbio, quello che sta ricevendo più consensi, commenti e apprezzamenti.
Infine, come già vi accennavo a luglio, entro dicembre metterò in release le versioni 2.0 di "Nevicata" e "The Shift", ripulite più che altro da errori e refusi, nonchè arricchite dalle fantastiche copertine ideate da Luca Morandi.
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Domani pomeriggio finalmente partirò per sette giorni di sano ozio al mare. A dire il vero mi spiace non poter aggiornare il blog per una settimana, ma è anche vero che in questo periodo, e fino a domenica prossima, pare esserci davvero poca gente online. Anzi, per dirla tutta, credo che qualcosa vi posterò comunque, con o senza wi-fi in hotel, visto che ho scoperto da poco l'esistenza di una carinissima applicazione per il mio cellulare, tramite la quale si può aggiornare il Live Journal con pochi, pratici click :-)
Al momento mi sto occupando di un passaggio essenziale di ogni mio viaggio: la scelta dei libri da portarmi appresso. Senza esagerare, lo definirei un momento quasi catartico. Per me "vacanza" è SEMPRE sinonimo di lettura. Questo da quanto avevo 9-10 anni, e cominciavo a scegliermi da solo libri e librogame da comprare con la mancia dei nonni.
In una quotidianità sempre più densa di impegni e cose da fare, la lettura deve guadagnarsi quei pochi minuti giornalieri con gli artigli e coi denti. A volte rimpiango i vecchi tempi (pre-lavoro, pre-internet) in cui passavo le giornate a leggermi 100, 200 pagine fitte fitte, magari fingendo di studiare. Ora vedo nella prospettiva di starmene sdraiato in spiaggia otto ore al giorno la possibilità di riprendere quei ritmi. Certo solo per una settimana, ma meglio che niente.
Certo, poi ci sarà tutto il resto che caratterizza una vacanza balneare, ma nell'immediato è questo che mi preme fare. Vivendo e lavorando a Milano e dintorni, non ho nessuna necessità di "sballarmi" o divertirmi. Credo che qui da me ci siano tutte le possibilità, gli svaghi e le attrazioni di cui un over 30 può aver bisogno. Semmai l'allontanarsi dalla città dev'essere inteso proprio come disintossicazione dal caos e dalla frenesia :)
Dunque, i libri che porterò in valigia sono due: "Skarlet", di Thomas Enson, in lingua originale, e "Il sangue di Manitou", di Graham Masterton, edito da Gargoyle Books. Due titoli vampireschi, anche se la scelta è stata bizzarramente casuale. Sul fido iTouch ho poi una scorta consistente di ebook da smaltire, e di certo ne finirò almeno uno tra quelli che ho iniziato per testarne il "funzionamento".
Devo ancora finire Bad Prisma, ma lo terrò per settimana prossima, visto che sto prendendo qualche appunto per la recensione che pubblicherò al mio ritorno.
Difficilmente riuscirò a scrivere, ma butterò giù (a mano, credo!) le idee relative al seguito di "Uomini e Lupi" che in questi giorni ho rielaborato a lungo. Magari proverò anche ad abbozzare un altro spunto di racconto che mi rimbalza da un po' in testa, ma che non ho ancora provato a concretizzare.
Questo è quanto, più o meno.
Passate comunque a trovarmi nei prossimi giorni, chissà mai che non si riesca comunque a scambiare quattro piacevoli chiacchiere.
Buon Ferragosto a tutti!
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