I Grigi (conosciuti anche come Alieni di razza Alfa, Zeta o Reticuliani (in base al sistema stellare, ζ Reticuli appunto, che è stato loro attribuito dagli ufologi) sono la tipologia di vita extraterrestre intelligente che appare più di frequente nelle moderne teorie del complotto (soprattutto tra quelle di stampo ufologico) ed in altri fenomeni paranormali correlati al fenomeno UFO, in particolare i casi di rapimento alieno. Appaiono abbastanza di frequente anche in film e fiction TV di fantascienza e tra i miti del Movimento raeliano.
Caratteristiche distintive:
Pelle : grigio chiaro, liscia come quella di un delfino. In alcuni casi può apparire grinzosa o più bitorzoluta.
Muscolatura: esile, asciutta, i muscoli sono ipotonici e spesso appaiono tanto ridotti da essere aderenti alle ossa.
Capelli: assenti Mani: quattro dita
Occhi: spesso sono coperti con delle lenti scure e morbide, che gli conferiscono un'aspetto inquietante. Una volta rimosse le lenti (ma questo avviene solo in ambienti a loro congeniali), gli occhi appaiono molto grandi, estrusi (avvolgono il lato del cranio, garantendo un'ottima vista periferica) e abbastanza inclinati. Le pupille, anch'esse molto grandi, di solito appaiono blu o marroni.
Poteri e armi: Il cervello dei Grigi è molto più sviluppato del normale, consentendogli di sopperire alla debolezza muscolare con incredibili capacità telepatiche e telecinetiche. Sembra infatti che siano dotati di 4 lobi, due frontali e due posteriori, il che li metterebbe in grado di interagire con i campi magnetici di oggetti fisici - e del corpo umano - anche a scopo difensivo, e con risultati eccezionali.
Punti deboli: Questi alieni sono dotati di una forza fisica minore rispetto a quella umana, sopperita però dalle capacità psioniche (vedi sopra). Si sono evoluti oltre il processo di riproduzione sessuale così che i loro organi genitali e il tratto digerente sono totalmente atrofizzati. Non hanno la capacità di nutrirsi o di appagarsi con attività sessuali. Secondo alcuni studiosi sarebbero parenti stretti della famiglia degli insetti. Visto che si tratta di creature extraterrestri, sono particolarmente vulnerabili a tossine e virus specifici del nostro pianeta, anche se pare del tutto probabile che i loro scout incaricati di scendere sulla terra siano vaccinati o protetti in altro modo da tali rischi biochimici.
Le reazioni con gli umani: “Grigi” è un termine generico per indicare questo tipo di alieni. In realtà esisterebbero molte sottorazze, dai più pacifici Zetas ai crudeli Bellatrix, fino ad arrivare ai subdoli Grigi di Orione, tra l'altro più alti e robusti rispetto ai loro cugini. I Grigi sono gli alieni coinvolti nelle mutilazioni di bestiame bovino. Essi assorbono certe sostanze da parti del bestiame bovino che li stabilizzano durante il processo di clonazione. Tali sostanze possono essere messe sotto la lingua per dargli sostentamento e stabilità per un certo tempo e provengono da membrane mucose: labbra, naso, genitali , retto ed anche da certi altri organi. Queste sostanze ghiandolari servono come nutrienti al posto del cibo.
Generalmente i Grigi non provano sentimenti, emozioni o compassione, sono freddi calcolatori e guardano agli esseri umani come ad una razza inferiore, li considerano come un coltivatore considera la sua mandria. Sono paragonabili ai cannibali umani. La manipolazione genetica è lo strumento che essi utilizzano per impedire l'estinzione della loro razza.
Secondo alcuni ufologi, tutte e tre le etnie di Grigi sarebbero in realtà asservite a un'altra civiltà aliena, i temutissimi Rettiliani. Una sottimissione che a quanto pare dura da millenni.
Fonti:
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Scampati a millenni di evoluzione grazie a qualche anomalia bioclimatica.
Mutati in dimensioni a causa di radiazioni, inquinamento, esperimenti militari o scientifici.
Saliti in superficie da qualche recondito mondo sotterraneo per colpa di un'eruzione vulcanica.
Sono molte le teorie secondo cui alcune specie di ragni hanno abbandonato le loro consuete dimensioni per crescere a dismisura, fino a diventare grossi come molossi o - in alcuni rari casi - come autotreni.
Per quanto molti entomologi giurano sulla perfetta compatibilità tra uomini e aracnidi giganti, l'atavico senso di disgusto che questi artropodi generano in noi non può che farceli percepire come nemici mostruosi e letali.
Caratteristiche distintive: Due categorie di aracnidi si giocano il record di avvistamenti nelle dimensioni "magnum" di cui ci occupiamo in questo articolo. Si tratta dei migalomorfi (dalle famose migali alle atypidae) e delle lycosidae (ovvero tarantole e affini). Abbastanza frequenti anche le araneidae giganti, versione supersize dei più diffusi ragni comuni.
Tranne rarissime eccezioni di ragni vegetariani, tutti questi simpatici esserini sono dei predatori naturali. Grazie alle loro dimensioni spropositate, non si accontentano certo di cibarsi di insetti, lucertole o uccelli, come capita per i loro fratelli più piccoli. Più e grande il ragno gigante, più aumenta anche la taglia di una sua possibile preda. Sfortunatamente gli esseri umani rientrano perfettamente nelle proporzioni delle creature ritenute compatibili a "cibo".
La maggior parte dei ragni vive solamente per uno o due anni, anche se alcune tarantole in cattività hanno raggiunto i venticinque anni. Proprio negli esemplari di ragni giganti si è appurato che di norma i maschi sono meno longevi delle femmine: appena giunti alla maturità sessuale non possono più effettuare mute e il loro ciclo vitale giunge a compimento. Le femmine invece, dopo la maturità sessuale, continuano a crescere e ad effettuare mute.
I ragni hanno quattro paia di zampe funzionali all'ambulazione, ognuna delle quali è formata da sette segmenti; A quanto risulta da alcuni esperimenti, i ragni possono generare pressioni, internamente, fino ad otto volte la forza necessaria ad estendere totalmente le loro zampe, e i ragni salticidi possono saltare verso l'alto fino a cinquanta volte le loro lunghezza aumentando all'improvviso la pressione del sangue nel terzo e quarto paio di zampe.
Poteri e armi: La maggior parte dei ragni che cacciano attivamente, anziché fare affidamento sulle ragnatele, hanno ciuffi densi di peli molto sottili fra gli artigli appaiati sulle punte delle loro zampe. Questi ciuffi, noti come scopulae, consistono di setole le cui parti terminali sono suddivise in circa mille ramificazioni, che consentono, ai ragni che le posseggono, di camminare agevolmente su superfici lisce come i vetri e a testa in giù su qualsiasi tipo di soffitto. In parecchie specie di ragni i cheliceri (le "zanne") sono diventati atti a secernere un veleno per immobilizzare le prede, oppure altamente tossico e letale per l'organismo umano.
Buona parte dei ragni cattura le prede intrappolandole in vischiose ragnatele ponendosi in agguato nelle vicinanze e pronti a iniettare loro il veleno. Le specie che usano questa tattica di caccia sono molto sensibili alla più piccola vibrazione che scuota anche minimamente i fili della ragnatela. D'altro canto, le specie che cacciano all'agguato sono fornite di un'ottima vista, fino a dieci volte più acuta di quella di una libellula. Alcuni ragni cacciatori hanno particolare abilità ed intelligenza nell'adoperare varie tattiche per sopraffare la preda, mostrando anche di saperne imparare di nuove se occorre.
Vari ragni della famiglia Theraphosidae, comprese le tarantole e la sottofamiglia Harpactirinae, hanno peli urticanti sui loro addomi ed usano le zampe per dare un leggero colpetto e scagliarli verso gli assalitori. Questi peli sono composti da setole molto fini con basi fragili e una fila di piccole barbe sulla punta. Queste barbe provocano irritazione intensa soprattutto se colpiscono parti delicate quali occhi o mucose ma non vi è alcuna prova che contengano veleno.
Punti deboli: I ragni giganti, proprio come i loro fratelli più piccoli, mancano di organi preposti all'equilibrio e all'accelerazione e contano esclusivamente sulla vista per stabilire di volta in volta dove è su e dove è giù. Questo è forse il loro punto debole più grave, in quanto li mette a grave rischio di disorientamento, specialmente se vengono attaccati al buio e mandati a zampe per aria.
Nel caso di attacco con armi convenzionali, bisogna tenere conto della necessaria forza per sfondare il carapace che ricopre alcuni segmenti del loro corpo, specialmente il cefalotorace. Alcune specie di ragni, in particolare alcuni migalomorfi, hanno anche l'addome ricoperto da tale carapace, perdipiù costituito da lamelle flessibili in grado di deflettere falcimente proiettili di piccolo calibro o ami da taglio.
E' dunque consigliabile armarsi di munizioni ad alta penetrazione o incendiarie. Il fuoco risulta essere un'ottima soluzione, specialmente per gli aracnidi dotati di una fitta peluria. I bersagli principali a cui mirare sono, nell'ordine:
1. Parte superiore dell'addome (dove ha sede il cuore);
2. Parte superiore della testa (dove si trovano i gangli del sistema nervoso centrale e l'intestino);
3. Superficie ventrale dell'addome (sede dei polmoni).
Oltre alle armi convenzionali esistono una serie di prodotti specifici programmati per distruttere il sistema nervoso dei ragni. Si tratta degli insetticidi, e in particolari di quelli fosforganici e clororganici. Essi però risultano dannosi anche per l'uomo, perciò vanno utilizzati con estrema prudenza. Una scelta più sicura è costituita dai pesticidi a base di carbammati, la cui tossicità per i mammiferi è assai meno elevata.
La reazione degli umani: Come già detto umani e ragni (giganti o normali) si "stimano" assai poco, anche se siamo soprattutto noi ad avere un timore reverenziali per queste creature. I ragni sono il punto focale di molte paure, storie e mitologie di vari popoli sparsi in tutto il mondo e di diverse epoche storiche. Hanno spesso simboleggiato la pazienza, a causa della loro tecnica di caccia che consiste nel costruire la ragnatela e attendere la preda appostandosi, così come hanno anche simboleggiato il dolore e la malevolenza a causa della tossicità del veleno di alcuni di loro.
Tuttavia questi mostri zoologici rappresentano un vero e proprio incubo per chi soffre di aracnofobia, ovvero di una una paura anormale dei ragni e di qualsiasi cosa possa anche solo evocarne il ricordo, come ad esempio, le ragnatele o oggetti che abbiano la forma di ragno.
Addendum: Esistono diversi film che hanno come protagonisti i ragni giganti. Tra i più famosi ricordiamo:
- Tarantula (1955)
- La vendetta del ragno nero (1958)
- L'invasione dei ragni giganti (1975)
- Kingdom of the spiders (1977)
- Spiders (2000)
- Arac Attack (2002)
Anche se non tratta di ragni giganti, bensì dei loro ben più comuni fratellini, va anche ricordato il film "Aracnofobia", del 1990.
Scherzi a parte: Se quanto è riportato finora rientra ovviamente nella fiction narrativa, eccovi qualche dato certo e reale sui veri ragni giganti.
Secondo la scienza una particolare specie di ragni della Groenlandia raggiungerà i 26 centimetri di altezza (zampe escluse!) attorno al 2070, a causa dei cambiamenti climatici. Si calcola che il loro carapace sarà quasi robusto quanto il kevlar utilizzato nei corpetti antiproiettile. i ricercatori mettono in relazione la crescita più rapida con le estati più lunghe e più miti.
E che dire di questi (reali) avvistamenti di ragni giganti?
- Germania, Austria e Svizzera (2008)
- Antartide (2007)
- Mekong (2008)
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I ghoul sono creature dell'antico folklore arabo, a metà tra i non-morti e i demoni. La tradizione li descrive come una particolare sottospecie di Jinn (geni) malvagi, asserviti a Iblis (Satana). Sono conosciuti anche come ghul, ghilan o ghouleh (ghoul di sesso femminile). Questo termine è entrato anche nel linguaggio comune, tanto che nei paesi arabi viene utilizzato per descrivere una persona perennemente affamata o vorace. Nel corso dei secoli la leggenda dei ghoul si è ampiamente diffusa anche nel resto del mondo, Occidente compreso.
Caratteristiche distintive: I ghoul, pur rientrando nella categoria dei demoni Jinn, sono dotati di corpo materiale. Il loro aspetto fisico è quello di persone emaciate, quasi sempre glabre e dai lineamenti affilati. Visti da lontano possono essere scambiati per esseri umani, ma da vicino è impossibile non notare i denti appuntiti, gli occhi dotati di enormi pupille e la pelle spesso consumata dailla necrosi coagulativa. I ghoul sono però in grado di mutare la loro forma in quella di animali mangiatori di carogne, in particolare in iene.
Solitamente vivono in aree a bassa densità di popolazione, in quanto preferiscono dare la caccia a viaggiatori solitari, a volte inseguendoli anche per giorni prima di colpirli. I ghoul preferiscono prede giovani e facili da uccidere. Spesso e volentieri ripiegano anche sulla necrofagia. Sono infatti anche conosciuti come violatori di tombe e profanatori di cadaveri, che rientrano alla perfezione nel loro particolare regime alimentare. Più vivono in solitudine, nutrendosi di corpi morti, più subiscono degenerazioni fisiche che li rendono distinguibili dai normali esseri umani.
Poteri e armi: I ghoul che vivono in piccoli branchi riescono a sviluppare una limitata forma di telepatia, utilissima per coordinare la caccia in gruppo. Come già detto il potere più pericoloso di tali creature è il polimorfismo, nonché la capacità di sorprendere le prede dopo lunghe e pazienti attese o pedinamenti.
Pare inoltre che i ghoul siano dotati di estrema longevità. Se sono in grado di nutrirsi con una certa frequenza, possono sopravvire anche tre volte tanto rispetto agli umani.
Punti deboli: Questi mostri sono vulnerabili alle normali armi, a differenza di altri demoni e non morti. La loro robustezza li rende però difficili da abbattere, anche grazie alla pelle spessa ed elastica che li protegge parzialmente dalle armi da taglio di piccole e medie dimensioni. Come succede per altre creature soprannaturali, anche i ghoul sono molto vulnerabili al fuoco.
La reazione degli umani: I ghoul sono al contempo predatori e parassiti. Questo li rende strettamente legati alla razza umana, che fornisce loro ciò di cui hanno più bisogno: il cibo. Come già detto sono creature solitarie, organizzati in piccoli branchi. In passato era possibile trovarli solo in prossimità di luoghi ameni e abbandonati, specialmente lungo le vecchie vie carovaniere del deserto. Con l'avvento dell'era industriale pare che alcuni ghoul siano rimasti ingolositi dalla prospettiva di bazzicare le grandi città, ricche sia di vivi che di cadaveri freschi.
Circolano diverse leggende popolari che narrano di nutrite colonie di ghoul insediate nei livelli sotterranei di centri abitati di grandi dimensioni. Pare che utilizzino le gallerie fognarie o della metropolitana per catturare occasionali senzatetto e disperati, reietti del mondo di superficie, la cui scomparsa non insospettisce nessuno.
Altri si limitano a “frequentare” nottetempo cimiteri e obitori, veri e propri depositi di cibo a buon mercato. È forse possibile che i frequenti casi di profanazione di tombe e camere mortuarie siano imputabili a questi odiosi parassiti.
Proprio i ghoul “cittadini” hanno imparato a convivere in gruppi più numerosi rispetto ai piccoli branchi che infestano invece luoghi più desolati e periferici.
Addendum: I ghoul compaiono in molti libri, film e videogiochi, anche se spesso si attribuisce loro descrizioni, abitudini e poteri differenti. Spesso vengono infatti confusi con gli zombie, che hanno invece una natura assai differente.
Ricordando le più importanti opere in cui sono citati i ghoul:
Nelle opere di H.P.Lovecraft sono creature notturne e sotterranee. A volte si tratta di esseri umani tramutatisi in mostri dopo essersi abbandonati a rituali di necrofagia.
Nel gioco di ruolo Dungeons & Dragons, i ghoul sono non morti mostruosi che puzzano di cadavere. In aggiunta alla carne morta catturano e si cibano di vittime viventi. Possono paralizzare con un solo tocco; solo gli elfi ne sono immuni.
Nella serie di videogiochi di ruolo Fallout, i ghoul sono degli esseri umani mutati dalle radiazioni. Sono quasi completamente privi di pelle e il loro corpo è in costante putrefazione (da qui il loro nome), anche se riescono a vivere per moltissimi anni, ben oltre le capacità umane. Hanno scoperto che per vivere devono rimanere vicini ad una fonte di radiazioni, come un reattore nucleare. Di norma non sono violenti.
Nel gioco di ruolo Vampiri: la masquerade un ghoul è un essere umano a cui è stato dato da bere il sangue di un vampiro, e che ha ottenuto di conseguenza una maggiore longevità e poteri sovrannaturali. I vampiri prendono spesso i ghoul come servi, dato che il processo di bere il sangue di un vampiro crea un legame di fedeltà ed affetto tra il ghoul e il vampiro.
I ghoul sono protagonisti assoluti dell'omonimo film “The Ghoul”, girato nel 1933 e interpretato da Boris Karloff.
C'è anche un romanzo intitolato “The ghoul”, scritto dallo scrittore horror americano Brian Keene, che ripropone il mito di queste creature nelle vesti di mangiatori di cadaveri.
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Il rakshasa è un demone o spirito malvagio dell'induismo. Secondo il testo sacro Ramayana furono creati dai piedi del Dio Brahma.
Il termine ha, stranamente, un'etimologia in comune con rakṣa, che significa "protettore".
Molti rakshasa erano esseri umani particolarmente crudeli nella precedente reincarnazione. I rakshasa sono noti per la loro abitudine di rovinare le cerimonie sacre, dissacrare tombe, molestare sacerdoti, possedere esseri umani in forma spiritica.
Caratteristiche distintive: Questi mostri hanno l'abilità di cambiare aspetto e di padroneggiare le arti magiche. Spesso compaiono in forma di uomini, cani, e grandi uccelli. Sempre nel Ramayana, quando Hanuman visita il loro villaggio nell'isola di Lanka, osserva che i demoni si presentano con ogni aspetto immaginabile. Una delle loro tipiche raffigurazioni li descrive come esseri spaventosi, giallastri, con denti granitici, capelli arruffati, cinque piedi e grandi ventri. Secondo altre tradizioni hanno un'aspetto umanoide ma caratterizzato da tipici elementi animaleschi: artigli e lineamenti che richiamano le tigri o altri grossi felini.
I rakshasa sono creature del caos, portate alla guerra, al furto, alla devastazione per il puro piacere che ne traggono. Sono molto esperti nell'arte dell'uccidere e del torturare. Le rakshasi (ovvero le femmine dei rakshasa), sono tutte ninfe e prima di divorare la vittima ignara ci fanno sesso.
Questa genia di spiriti demoniaci ha anche un sovrano riconosciuto, Ravana, nemico di Rama, dotato di dieci teste e conosciuto anche come "l'imperatore dei tre mondi".
Poteri e armi: I rakshasa sono avversari veramente ostici per chiunque. Oltre alla già citata capacità di cambiare aspetto a piacimento, nella loro forma originale sono dotati di artigli velenosi e di zanne temibili. La maggior parte di loro è esperta anche nell'operare magie, specialmente legate all'illusionismo e alle ombre. Il loro già notevole potere aumenta ancora durante la notte e raggiunge l'apice nel periodo di luna nuova, in cui i rakshasa sono virtualmente invincibili.
Mentre i maschi puntano sullo scontro diretto e sulla forza bruta, le rakshasi preferiscono agire d'astuzia, trasformandosi in donne di gran fascino per ammaliare le loro prede e poi ucciderle alla fine dell'amplesso, divorandole mentre sono ancora vive.
Punti deboli: Come molte creature legate ai poteri oscuri, anche i rakshasa temono più di ogni altra cosa la luce del sole, in grado di disintegrarli nel giro di pochi minuti. Quando assumono la loro forma materiale sono vulnerabili alle normali armi degli umani, ma hanno una resistenza tale che gli consente di incassare molti danni prima di essere distrutti in via definitiva. In compenso sono particolarmente sensibili al fuoco (altro elemento ricorrente nella lotta alle creature del male), che è in grado di causare danni estesi e permanenti in questi mostri. In forma spiritica possono essere scacciati o tenuti a bada da opportuni esorcismi, oppure da vincoli magici.
La reazioni degli umani: Per i rakshasa noi umani siamo solo cibo e fonte di divertimento, nel senso che si divertono a torturarci prima di trasformarci in lauti banchetti. Da tutte le storie e le epopee di tradizione induista e non, si evince un'ostilità di lunghissimo corso tra le due razze, umana e rakshasa. Come già detto, secondo alcuni studiosi questi spiriti immondi non sarebbero altro che le reincarnazioni demoniache di esseri umani particolarmente crudeli in vita.
Tuttavia si hanno sporadici resoconti di rakshasa diventati meno ostili col tempo, come per esempio Vibhishana, fratello minore del grande Ravana. Vibhishana era così indulgente nei confronti degli umani che questo comportamento gli costò l'esilio da parte del fratello, disgustato dalla sua mollezza.
C'è però anche una corrente di pensiero moderna e minoritaria che pensa ai rakshasa come alieni, arrivati in passato da chissà quale mondo per conquistare il nostro pianeta e a malapena sconfitti dall'eroe semidivino Hanuman (forse il rappresentante di un'altra razza aliena, venuta in nostro soccorso?). Secondo tale ipotesi i rakshasa sarebbero arrivati sulla terra a bordo delle Vimana, immense astronavi dotate di "motori grandi come elefanti" (citazione dall'epopea indiana Ghatotrachabadma).
Addendum: nel fumetto "Gea", di Luca Enoch (Bonelli editore) i rakshasa sono demoni guardiani che proteggono l'Ardat-Lili, una potente demonessa che agisce sulla nostra dimensione sotto la falsa identità di una stilista di successo.
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Uomini rettile e uomini serpente in particolare sono presenti nel folklore e nelle leggende di moltissime culture, fin dagli albori della civiltà. Negli ultimi tempi queste creature hanno assunto un ruolo di rilievo anche nelle teorie cospirazioniste, nell'ufologia e talvolta nel satanismo. Vengono anche chiamati Sauriani, rettiliani (o rettiloidi), popolo serpente.
Troviamo tracce di comunità rettiliane nella tradizione precolombiana, in quella indiana (i famosi Naga), in quasi tutte quella asiatiche ma anche nella cultura classica europea. Il primo sovrano di Atene, Cecrope, è descritto come un uomo serpente. Perfino giganti, titani e gorgoni avevano spesso elementi distintivi che li poneva a metà tra i rettili e gli uomini. Forse il riferimento storico più noto viene però dall'antico Egitto, dov'era il Dio-coccodrillo Sobek a rappresentare le forze del male.
Oggigiorno i rettiliani rappresentano il nucleo centrale delle teorie complottiste di David Icke. Secondo lo scrittore inglese gli umanoidi rettiliani sarebbero i veri signori occulti del mondo, in grado di metamorfizzarsi sotto finte spoglie umane per agire indisturbati tra di noi. Alcuni celeberrimi potenti sarebbero in realtà membri del popolo serpente: Bush padre e figlio, i reali d'inghilterra, Blair, molti celebri imprenditori e perfino diversi membri della famiglia Agnelli.
Anche secondo il cospirazionista Laurence Gardner in passato sarebbe esistita una razza di creature superiore dotata del "sangue di drago", creature aliene responsabili della nascita dell'homo sapiens, tramite avanzati esperimenti di ingegneria genetica.
Caratteristiche distintive: Appare piuttosto complicato generalizzare, visto che ciascuna sottorazza rettiliana ha della caratteristiche specifiche. Ciò che accumuna questi esseri è però un'intelligenza superiore, una predisposizione all'uso della logica ai fini del complotto e del dominio occulto. Moltissime razze che compongono la stirpe rettiliana dispongono poi di capacità polimorfiche, ovvero sono in grado di trasformarsi in normali esseri umani per agire alla luce del sole senza essere scoperti. Raramente i membri del popolo serpente sono solitari. La loro forza consiste infatti nell'essere organizzati in società segrete, gruppi occulti di potere e comunità nascoste all'occhio umano. Esistono però due fondamentali tipologie di rettiliani: quelli che convivono segretamente con gli uomini (cercando di manipolarli e dominarli) e quelli che si sono isolati per secoli lontano dalla civiltà umana, rifugiandosi nelle profondità sotterranee o nei rari luoghi dove noi non siamo ancora arrivati.
Poteri e armi: Come già detto, i rettiliani dispongono di capacità metamorfiche fuori dal comune e di un'intelligenza brillante e improntata sulla pianificazione a lungo termine. Come se non bastasse, diversi di questi mostri padroneggiano alcune tecniche di controllo mentale (ipnosi, telepatia, lettura del pensiero, condizionamento psichico). Sono tutte abilità affinate in anni di esperimenti genetici e di rituali mistici. Poteri utili a controllare gli esseri umani con cui i rettiliani hanno a che fare, specialmente i più deboli e condizionabili.
Le etnie rettiliane più evolute dispongono anche di tecnologia avanzata (da qui il loro ricollegarsi al diverse teorie sugli UFO), che permettono loro di fare esperimenti su cavie sacrificabili.
Riguardo agli uomini rettile più primitivi, è invece lecito supporre che abbiano mantenuto le loro caratteristiche originali: grande forza fisica (pensate a giganti rettiloidi presenti in alcune epopee della mitologia greca), mole colossale e istinto da predatori.
Le creature che presentano un DNA serpentoide possono essere dotate anche di veleno letale o paralizzante, iniettabile tramite morso o attraverso lo "sputo".
Punti deboli: A quanto pare gli uomini rettile sono vulnerabili alle stesse armi in grado di abbattere un comune sapiens sapiens. Oltre a questo i loro organismi ibridi sono caratterizzati dalle tipiche peculiarità dei rettili comuni: sono inadatti a vivere in clima freddo, negli inverni più rigidi tendono a cadere in letargo (o comunque a reagire molto più lentamente agli stimoli), subiscono annualmente una muta di squame.
La reazione degli umani: come già detto, rettiliani e sapiens sapiens vivono parallelamente fin dagli albori della civiltà. Molti studiosi credono che gli uomini serpente furono i nostri padroni per molti secoli, altri (come il già citato Icke), pensano che lo sono ancora. Più o meno consapevolmente diversi popoli accettarono di venerare divinità e spiriti con fattezze rettiloidi, basti pensare a Sobek, a Echidna, alle Naga, ai Kappa giapponesi e ai Re-dragoni delle leggende cinesi.
La sudditanza è l'unica forma di convivenza che i rettiliani sopportano da parte degli umani. Per loro i sapiens sapiens sono sempre e comunque esseri inferiori, servi, nel migliore dei casi, cibo nel peggiore. Escludendo la teoria cospirazionista di David Icke, possiamo comunque ritenerci fortunati che solo il numero nettamente inferiore dei rettiliani ha impedito un capovolgimento drastico della parti, obbligando invece questi mostri a tramare nell'ombra o a nascondersi lontano dai nostri occhi.
Letture consigliate: Sebastiano Di Gennaro, Homo Saurus: Una creatura aliena sta popolando il nostro mondo. Edizioni Cartografica, 2004.
Film consigliati: Serial TV "Visitors".
Addendum (gli uomini serpente che vivono nel sottosuolo di Milano): Nei sotterranei di Milano ci si può imbattere nel vastissimo ricovero antiaereo della Stazione Centrale, costruito prima della Seconda Guerra Mondiale. Sopravvive ancora oggi la leggenda dell’esistenza di un secondo livello, in parte suffragata dal ritrovamento di due accessi, ostruiti dalle macerie all’inizio delle perlustrazioni. Secondo le dicerie dei senzatetto che un tempo affollavano la stazione, questo sotterraneo più profondo era popolato da strani uomini rettili di ignota provenienza.
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Tralasciando la sua interpretazione fantasy nata in tempi piuttosto recenti, concentriamoci sulla figura dell'orco tramandata dalla mitologia romana prima e norrena poi. Trattasi dunque di un mostro antropomorfo, con connotazioni bestiali e demoniache. Sia il termine sia la tipica rappresentazione dell'orco nordico derivano dall'orcus della mitologia romana, che pone in esplicita relazione questa figura mostruosa con il mondo degli inferi. Una relazione più debole esiste invece con l'orco delle fiabe, anch'esso mostruoso e malvagio, ma più simile a un uomo e (in genere) non associato all'inferno o ai suoi abitanti.
Spesso gli orchi vivono nel cuore di fitte foreste, in montagna o in qualche spelonca. Non è infatti raro confenderli con l'omo selvatico, una creatura a metà tra un eremita e un lontano discendente di fauni e satiri.
L'orco, come l'omo selvatico, vive lontano dalla civiltà, laddove la natura è ancora in grado di nasconderlo. Non è un caso che molte remote comunità montane abbiano ancora oggi una paura atavica di alcuni luoghi in passato noti come tane di uno o più orchi.
Nella mitologia romana gli orchi erano anche caratterizzati da un lato demoniaco, in quanto figli dell'omonimo sovrano degli Inferi. Ciò che hanno conservato delle loro origini infernali è la terribile attitudine alimentare: gli orchi sono antropofagi, ovvero si cibano di carne umana.
Pur essendo creature solitarie, gli orchi sanno quando è il momento di "fare famiglia", ovvero di dare un futuro alla loro razza. Generalmente si accontentano di rapire qualche incauta donna di passaggio al margine del loro territorio, per poi ingravidarla: i figli che nasceranno saranno sicuramente dei nuovi, piccoli orchi.
Poteri e armi: gli orchi sono dotati di forza straordinaria, resistenza fisica eccezionale e di una capacità di sopravvivenza innata. Nel loro territorio sono cacciatori formidabili, anche grazie ai sensi animaleschi di cui dispongono (fiuto da segugio, udito potenziato, parziale vista notturna). Dispongono di zanne paragonabili a quelle di lupi o cinghiali, ma non è inusuale vederli combattere con l'ausilio di grossi bastoni, lance improvvisate o scuri da boscaiolo.
Secondo alcune leggende ci sarebbero anche orchi in grado di mutare forma (e questo li accomunerebbe in un certo senso ai licantropi), assumendo fattezze animali. Le tradizioni parlano di orchi capaci di trasformarsi in orsi o cinghiali, tuttavia va specificato che si tratta, semmai, di una sottospecie ben poco diffusa di queste creature. Altre tradizioni ancora parlano di orchi in grado di aumentare la loro massa fisica fino a raggiungere altezze considerevoli (4-6 metri). In questo caso è facile confondorli con altre creature a loro affini: i giganti.
Punti deboli: pare che gli orchi non brillino per intelligenza, complice anche la sociopatia che li tiene lontani dal resto degli uomini per gran parte della loro esistenza. Non bisogna però considerarli stupidi o sprovveduti, anzi: questi mostri godono di un' astuzia primitiva, tipica di molti predatori. Imparano presto ciò che può essere pericoloso per loro e sono in grado di tenersene lontano.
Inoltre gli orchi sono veri e propri carri armati ambulanti, dotati di un fisico robusto e di una vitalità soprendente. Spesso e volentieri, durante la caccia, non sentono nemmeno il dolore causato da ferite superficiali, quindi occorrono armi in grado di procurare danni estesi per essere sicuri di fermarli. Per un cacciatore di orchi sarebbe opportuno tenerli a distanza, e quindi utilizzare armi da fuoco o da lancio. In un corpo a corpo gli orchi si rivelano spesso talmente feroci da risultare inarrestabili, anche se feriti gravemente.
Come succede per molti predatori, anche gli orchi sono spaventati dal fuoco, anche se non basta una torcia per impedirgli di lanciarsi all'attacco, specialmente se sono molto affamati.
La reazione degli umani: trovarsi davanti un orco inferocito è un'eventualità in grado di mettere paura anche all'uomo più duro. Questi mostri sono in grado di intimidire le prede semplicemente con il loro aspetto fisico e la loro ferocia. Ciò nonostante umani e orchi hanno convissuto per secoli senza sterminarsi a vicenda. Le piccole comunità rurali sanno dove gli orchi hanno la tana ed evitano di violare il loro territorio. Anzi, può capitare addirittura che lascino delle piccole offerte (pollame, frutti, monili) lungo l'invisibile confine, per far sì che gli orchi non infastidiscano il loro villaggio.
Anche se queste creature sono in grado di sopravvivere cibandosi di selvaggina, il loro pasto più ambito è la carne umana. Non è raro che qualche sprovveduto viaggiatore, specialmente in montagna, metta piede nella zona infestata da un orco, che non perderà occasione per dargli la caccia e trasformarlo in scorte per l'inverno.
Come già detto, gli orchi sono saltuariamente in cerca anche di femmine umane con cui riprodursi. Pare infatti che gli orchi di sesso femminile siano oramai ridotti a pochissimi esemplari, così i maschi sono obbligati ad accoppiarsi con le umane per far sopravvivere la loro stirpe. Una donna rapita e ingravidata viene tenuta nascosta nella tana fino al momento del concepimento e dello svezzamento. Spesso e volentieri, quando la poveretta non è più necessaria, viene uccisa e poi divorata.
Esistono dei rari casi in cui si sa di orchi in rapporti meno bellicosi coi loro vicini umani. Alcune leggende parlano di orchi che aiutano i contadini nel fare legna o che insegnano loro alcuni segreti legati alla pastorizia e ai sentieri nascosti di boschi e montagne. Ma qual è la moneta di scambio con cui questi "privilegiati" ripagano l'orco? Forse è meglio non azzardare nessuna ipotesi...
Letture consigliate: Massimo Centini, "L'uomo selvatico", Saggi Mondadori.
Film consigliati: Orce (cortometraggio di Diego Carli e Paolo Rozzi)
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Il demone è un essere spirituale che viene menzionato in quasi tutti i principali testi sacri delle religioni abramitiche, e non solo. Il significato della parola stessa, demone, tradotta dal greco antico significa "entità soprannaturale".
La loro esistenza è profondamente legata a quella dell'uomo, visto che cercano di influenzarlo negativamente (o positivamente, a seconda dei casi). I demoni vivono in un altro piano dimensionale, banalmente chiamato Inferno, dove sono organizzati in un'intricatissima gerarchia fatta di cavalieri, baroni, duchi, principi e quant'altro.
Caratteristiche distintive: solitamente i demoni, specialmente quelli minori, si manifestano solo nei casi di possessione di un essere umano. I posseduti acquisiscono alcune peculiarità soprannaturali che li identificano come tali. Un elenco:
- forza fisica superiore alla media;
- padronanza di lingue che il soggetto è impossibilitato a conoscere;
- avversione al sacro;
- capacità di precognizione o veggenza (minore o inferiore, a seconda del rango del demone);
- eventuali altri poteri quali la levitazione o la capacità di arrampicarsi sui muri.
I metodi in cui un demone può arrivare a possedere un essere umano sono essenzialmente tre:
- evidenti ferite emotive;
- peccato;
- ricorso alla magia nera.
E' opportuno specificare che sulla nostra dimensione i demoni sono creature spirituali, quindi intangibili, tranne nei casi di demoni superiori, in grado di interagire con le leggi fisiche dei mortali. Nel loro mondo invece possiedono una moltitudine di forme e dimensioni differenti, dalle misere larve infernali, ai demoni guerrieri che compongono le legioni, fino ad arrivare alla gerarchia infernali, i cui esponenti sono dotati di poteri immensi, che li rendono avversari quasi invincibili.
Poteri e armi: come già detto, nella nostra dimensione i demoni usufruiscono dei corpi umani posseduti per manifestarsi. Oltre all'elenco di poteri citato qui sopra, questi esseri dispongono soprattutto della subdola capacità di destabilizzare psicologicamente chiunque sia affezionato al posseduto. Questo è lo scopo primario di gran parte delle possessioni: portare scompiglio, disperazione e sfiducia nel bene e nel sacro.
In altri casi i demoni vengono invece evocati da esperti di magia affinchè concedano conoscenze occulte, incantesimi o precognizioni sul futuro.
Le creature infernali dispongono infatti di una serie di poteri soprannaturali che li pongono in netto vantaggio rispetto ai semplici esseri umani, per quanto al di fuori del mondo infernale siano molto limitati.
L'eccezione vale invece per i demoni di rango superiore, che sono in possesso di armi e conoscenze tali da rendere estremamente pericoloso il solo avvicinarsi a loro.
In ogni caso un corpo-ospite sarà vulnerabile come se fosse un normale essere umano: un proiettile è in grado di ucciderlo, così come qualsiasi altro danno inflitto agli organi vitali. Va però ricordato che a patire la morte sarà solo il posseduto, mentre il demone in forma spirituale se ne tornerà ben contento all'Inferno, soddisfatto per aver causato danni fisici e psicologici a tutti coloro che sono legati al posseduto appena ucciso.
Punti deboli: i demoni vengono combattuti solitamente attraverso l'ostentazione del sacro, la fede e i rituali di sortilegio. Ciascuna delle grandi religione prevede infatti dei complessi riti atti a liberare una persona posseduta da un demone. Più la creatura è forte e furba, più è difficile avere la meglio e scacciarlo dalla dimensione terrena, anche se un esorcista di grande esperienza è in realtà in grado di contrastare con efficacia anche i demoni di gerarchia superiore.
L'utilizzo di simboli consacrati (crocefissi, reliquie etc) causerà indebolimento e repulsione nei posseduti, i quali non riusciranno ad avvicinarsi a chi si protegge con questo tipo di oggetti. Non è chiaro se esiste un rapporto tra la Fede di chi utilizza i simboli consacrati e la potenza repulsoria dei medesimi. Secondo alcuni il vincolo è reale: se un ateo cerca di allontanare un demone con una croce, non otterrà alcun risultato. Altri invece pensano che l'effetto dei simboli sacri sia legato all'oggetto stesso, benedetto da officianti (preti e non) che lavorano per potenze superiori a cui i demoni non possono opporsi.
Nelle loro forme reali, tali esseri sono vulnerabili solo ad armi consacrate, a incantesimi specifici e... a poco altro. Non ai proiettili, né alle armi convenzionali, proprio perchè la loro essenza è "aliena" alle nostre leggi fisiche, di cui quindi non si preoccupano più di tanto.
Affrontare un demone nella loro vera forma è un azzardo che pochi possono poi raccontare.
La reazione degli umani: Difficile dirlo. Di solito i posseduti suscitano repulsione e ostilità, sensazioni tra l'altro appositamente cercate dai demoni. Altri esseri umani sembrano però interessati all'evocazione delle creature infernali, da cui possono attingere nozioni sconosciute, visioni del futuro e conoscenza della magia nera. I demoni si dimostrano collaborativi coi satanisti più esperti e capaci, visto che da queste alleanze hanno da trarre dei preziosi vantaggi. Se invece si accorgono di avere a che fare con degli occultisti da strapazzo, li utilizzeranno a loro piacimento, possedendoli (o possedendo qualche loro famigliare), spingendoli a compiere omicidi e altri atti violenti, oppure inducendoli a compiere altri rituali evocativi per rinfoltire le fila infernali a piede libero sul nostro mondo.
Letture consigliate: Egon von Petersdorff, Demonologia: le forze occulte ieri e oggi, Torino, Marietti, 1967
Film consigliati: L'esorcista.
Addendum: i frames subliminale nel film "L'esorcista".
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Il vampiro compare in quasi tutte le tradizioni, fin dagli albori della civiltà umana. Oggi tratteremo il più conosciuto genere di vampiro: quello occidentale, radicato alla tradizione mitteleuropea e slava, ma da tempo attecchito anche in tutta l'America del nord.
Solitamente questo essere è un morto che torna dalla tomba per succhiare il sangue ai vivi. In altri casi si tratta di creature sospese tra la vita e la morte, la cui sopravvivenza è legata proprio al consumo abituale di sangue per poter nutrire il parassita che vive come un simbionte nell'organismo umano.
Caratteristiche distintive: secondo tradizione, i vampiri sarebbero riconoscibili da un pallore accentuato e dalla naturale ritrosia nell'esporsi alla luce solare (per loro letale, vedi dopo). E' anche vero che, nei tempi moderni, le caratteristiche fisiche di un vampiro sono facilmente occultabili con un normalissimo trucco estetico, in modo che essi possano agire indisturbati tra gli esseri umani.
Una finta credenza popolare riguarda gli specchi: in realtà sono pochi i vampiri che non riflettono la loro immagine (o che non vengono catturati da una pellicola fotografica). Anzi, la maggior parte di loro non ha nessun problema, nemmeno a livello psicologico, nel guardarsi in uno specchio.
Altro tratto distintivo di questi esseri è la virtuale immortalità, che li costringe di tanto in tanto a cambiare identità e dimora per non destare sospetti nei viventi con cui dividono il territorio. I vampiri più anziani vengono chiamati Maestri. Dalla loro hanno secoli di esperienza, un controllo totale sui poteri che possiedono e, solitamente, ampie basi economiche per pagare seguaci e per comprarsi dimore sicure dove nascondersi durante le ore diurne.
Spesso e volentieri un vampiro mantiene la sua intelligenza anche nel momento della trasformazione. Questo permette loro di attuare tutte le misure necessarie per preservare la nuova non-vita che li anima. Capita ogni tanto che qualche vampiro venga "difettato" dalla trasformazione. In tal caso la creatura sarà intontita, mossa da istinti basilari (nutrirsi, sfuggire alla luce del sole), ma incapace di altri comportamenti "civili", e quindi più facilmente individuabile. Se l'artefice della trasformazione è un Maestro, questi provvederà a eliminare il nuovo nato non in grado di badare a se stesso. Qualunque cosa abbiate visto nei film, la segretezza è l'arma più utile ai non-morti, per questo cercheranno di preservarla a ogni costo.
Ovviamente il tratto distintivo più noto di tali creature è la necessità di nutrirsi di sangue. Alcuni di loro, desiderosi di non uccidere i mortali, tentano dapprima di sostentarsi col sangue animale. In realtà tale apporto energetico è del tutto insufficiente per la sopravvivenza di un vampiro, che quindi verrà presto obbligato dalla sua stessa fame a procurarsi del vero "cibo".
Poteri e armi: sui vampiri c'è una grandissima confusione riguardo ai loro presunti poteri. Molti di questi variano da ceppo a ceppo, mentre altri sono totalmente inventati, oppure confusi con la biologia di altri mostri. Il caso più evidente è la trasformazione in animali. Non sono in pochi coloro che credono il vampiro capace di trasformarsi in lupo o pipistrello, ma pare che tale potere sia esclusiva di pochissimi Maestri, mentre per il resto si fa confusione con i "cugini" licantropi.
Su alcuni poteri invece concordano tutti gli esperti: il vampiro possiede una forza soprannaturale, un'agilità eccezionale e dei sensi più sviluppati rispetto ai mortali. Tutto questo fa di loro dei predatori temibilissimi, specialmente se incontrati di notte, il loro regno.
Altro punto che accomuna tutti i ceppi di vampiri europei e occidentali è il morso. Di solito queste creature sono dotate di canini retrattli in grado di bucare la pelle e le vene, da cui succhiare il sangue. Altri non morti dispongono di una dentatura ancora più temibile, composta da denti simili a quelli di certi canidi (per esempio i vukodlac serbi, i priculic rumeni e gli upyr russi). Il morso di un vampiro generalmente non infetta la sua vittima, anche se questo vale solo per alcuni ceppi di non-morti (mentre altri sono altamente contagiosi). Ciò che invece è comune a quasi tutti i vampiri è la capacità di infettare un mortale con il reciproco scambio di sangue. Il rituale della trasformazione, in realtà ancora ben poco conosciuto, prevede dunque che un non-morto faccia bere poche gocce del suo sangue alla vittima che vuole trasformare in un vampiro. L'infezione ha dunque così inizio e al momento del decesso il soggetto sorgerà dalla tomba come un nuovo nato.
Altri poteri riscontrati in diversi ceppi di vampiri comprendono una sorta di influenza ipnotica (o mesmerica), esercitabile semplicemente guardando negli occhi la vittima prescelta. Caratteristica tra l'altro presente in altri predatori (i grandi felini su tutti), ma ancor più accentuata nel caso dei non-morti.
O ancora: pur non essendo dei metamorfi naturali, diversi vampiri sono in grado di trasformare singole parti dei loro corpo, come ad esempio le dita in artigli o la rigenerazione di arti e tessuti danneggiati durante la caccia.
Altri ceppi vampireschi sono caratterizzati da poteri ancora più singolari, come gli strigoi rumeni, dotati di due cuori, oppure le erestun del Mar Baltico, in grado di uccidere le loro prede con la forza del pensiero canalizzata attraverso lo sguardo. Ma è impossibile elencarli tutti, anche perchè, nel corso dei secoli, è proprio il nosferatu ad aver assunto un ruolo predominante nella caotica bio-necrosfera vampiresca occidentale.
Punti deboli: anche qui, i diversi ceppi e sottogruppi di vampiri hanno vulnerabilità variabili, ma quasi tutte sono accumunati da almeno due talloni d'Achille.
In primis ogni vampiro ha un'avversione totale per la luce del sole. La maggior parte di essi muore nel giro di pochi secondi (o minuti, se si tratta di Maestri) se esposti a luce solare diretta. Anche i loro poteri sono notevolmente limitati se costretti a combattere sotto i temibili raggi ultravioletti. Altri non-morti non vengono distrutti dal sole, bensì cadono in uno stato catatonico tale che li rende vulnerabili e indifesi. Alcuni particolari vampiri riescono invece a sopravvivere se indossano pesanti protezioni (abiti pesanti, maschere e guanti, tute antiradiazioni), in modo da proteggersi le carni dall'esposizione diretta al sole. Va da sé che però ogni vampiro con un minimo di cervello cercherà di non scendere mai in battaglia durante il giorno.
Il secondo tallone di Achille è la vulnerabilità del loro cuore. Quasi tutti i vampiri possono essere distrutti distruggendo il cuore. Non è necessario, come recita invece la tradizione, utilizzare un paletto di legno. In realtà basterà un qualsiasi attrezzo appuntito in grado di penetrare la coriacea pelle del non-morto e di sfondare il cuore in modo tale da creare danni tanto estesi da impedire la rigenerazione cellulare. Proprio per questo è sconsigliabile l'uso di proiettili di calibro medio, a cui è preferibile l'uso di quadrelli, lance, coltelli o simili oggetti. Altre armi da fuoco potrebbero risultare efficaci, come ad esempio i fucili d'assalto dotati di proiettili dirompenti, anche se colpire il cuore a grandi distanze è ben più difficile di quanto si è portati a credere dai film d'azione. Proprio per questo, spesso e volentieri, l'unico modo sicuro per uccidere un vampiro è scagliarsi in una pericolosa mischia corpo a corpo o, preferibilmente, cercare la sua tana durante le ore diurne.
Un altro punto debole su cui molti esperti concordano è il fuoco. Avvolgete un nosferatu nella vampa di un (già citato) lanciafiamme, e vedrete che non avrà scampo, a dispetto di tutti i suoi poteri innaturali.
Molti uccisori di vampiri suggeriscono anche la decapitazione come sistema sicuro per distruggere un vampiro. Ciò è vero, anche se tagliare la testa a uno di questi mostri è ancora più complicato che impalarli. Inoltre, una volta decapitato, il non-morto dovrà essere bruciato, onde evitare spiacevoli resurrezioni postume.
Riguardo all'utilizzo di oggetti sacri per tenere a distanza i vampiri ci sono invece molte informazioni erronee assimilate dall'uomo comune. Croci, acqua santa, ostie benedette e miscellanee varie funzionano solo in casi molto rari: quando i vampiri erano già in vita molto religiosi (magari al punto da nutrire quindi un'avversione innata a ciò che prima rispettavano e veneravano), oppure quando appartengono a ceppi le cui origini derivano dalla magia nera. A tale categoria appartengono per esempio i murony valacchi, i kudlak dei Balcani e le erestun.
Tutti gli altri vampiri non saranno in alcun modo condizionati dall'ostentazione di croci o altri oggetti consacrati. Proprio tale erronea credenza popolare sta alla base delle morte di tanti sprovveduti cacciatori di vampiri.
Stesso discorso per quel che riguarda l'aglio e altre erbe protettive, utili solo in casi limitatissimi (ad esempio l'ubour bulgaro). Per il resto tali rimedi saranno del tutto inutili, se non controproducenti.
La reazione degli umani: La figura del vampiro è talmente radicata nell'immaginario comune che non è raro trovare dei mortali che simpatizzano per loro o che addirittura anelino a ingrossarne le fila. Attraverso la letteratura e il cinema, il vampiro è stato mitizzato quasi al punto da farne una figura romantica. Qualcuno ipotizza anche una pacifica convivenza tra viventi e non-morti, anche se in realtà questa è una pura mistificazione: necessitando di sangue umano per sopravvivere i mortali occuperanno sempre un gradino inferiore rispetto ai vampiri, che piaccia o meno. Ciò nonostante è interesse dei Maestri far sì che il numero dei loro "figli" sia rigidamente controllato, di modo che la segretezza della specie sia protetta, e che il bacino alimentare non rischi mai di esaurirsi.
Una figura piuttosto comune associata al vampiro è quella del guardiano diurno: esseri umani votati al male (solitamente studiosi di magia nera e necromanzia) che proteggono il non-morto durante le ore diurne, ricevendone in cambio soldi, conoscenza occulta e la promessa, un domani, di venire a loro volta trasformati.
In linea di massima si può quindi sostenere che gli umani provano un senso di attrazione-repulsione per i vampiri. L'importante è non dimenticarsi mai una considerazione di massima, valida a tutti gli effetti: noi, per loro, siamo stuzzichini deambulanti, né più né meno. Saperlo potrà salvarvi la vita più e più volte.
Letture consigliate: Dissertation sur les Apparitions des anges, des démons e des esprits et sur les revenants et vampires de Hongrie (Dom Augustin Calmet)
Film consigliati: Nosferatu il vampiro
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Ispirato in parte dal romanzo licantropesco di cui mi sto occupando, inauguro oggi una nuova sezione del sito che vuole essere più che altro ludica, ma che forse interesserà anche chi di voi cerca informazioni e spunti su creature e mostri della narrativa horror classica e moderna.
Umani vs Mostri proporrà delle schede a frequenza settimanale (se ce la farò) dedicate a un solo "mostro" alla volta, concentrando le attenzioni soprattutto sui metodi più noti per combatterlo, desunti da romanzi, film e tradizione popolare.
Cercherò anche di valutare con cognizione di causa quanto questi metodi siano in realtà facile da mettere in atto. Fateci caso: nei film per ammazzare un vampiro basta affondargli un paletto nel cuore, spesso usando una mano sola e col minimo sforzo.
E' davvero così facile?
Spero che la nuova sezione vi risulti interessante o almeno simpatica. Ovviamente proponete pure temi legati ad essa, se ne avete in mente qualcuno.
Questa settimana iniziamo con un mostro che ha più volte caracollato nelle pagine di questo blog: lo zombie romeriano!
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Zombie (nella concezione di George A.Romero)
Trattasi di cadaveri rianimati da cause ancora ignote (i maggiori indiziati sono un virus o delle radiazioni portate sulla terra da una sonda spaziale americana), privati di ogni volontà e animati dal solo desiderio di carne umana, tra l'altro non necessaria per la loro sopravvivenza.
Caratteristiche distintive: gli zombie romeriani sono facilmente riconoscibili dai primi segni di decomposizione che colpiscono i loro corpi, processo però molto rallentato dalla "zombificazione". Un'altra caratteristica tipica che li distiungue è l'andatura lenta e barcollante, forse a causa del rigor mortis che irrigidisce i muscoli e limita l'agilità dei movimenti.
Salvo rarissime eccezioni, gli zombie non sono in grado di comunicare, anche se recepiscono stimoli basilari come la fame e la paura del fuoco. Sono invece del tutto insensibili al dolore, al punto che si può anche mutilarli senza arrestarne l'avanzata. Pur riunendosi spesso in gruppo, non sono creature sociali, né adottano strategie collettive per attaccare i viventi. Tuttavia il loro pericolo sta proprio nel numero: più sono più è difficile combatterli, specialmente perchè non arretrano mai, né provano dolore o sconforto.
Poteri e armi: al contrario di molti altri mostri, gli zombie romeriani sono mediamente molto più deboli di un normale essere umano in buono stato di salute. La loro lentezza permette di sfuggire a piccoli gruppi di queste creature senza troppi problemi. Anche la forza fisica non è accresciuta dal processo di zombificazione. Non hanno poteri particolari, ma sono dotati di una sola, terribile arma: il morso infetto.
Ogni morso inflitto da uno zombie trasmette il virus alla vittima, condannandola a diventare nel giro di poco tempo un altro morto vivente privo di pensieri razionali. Il tempo di zombificazione varia molto da soggetto a soggetto, ma possiamo quantificarlo in un periodo compreso entro i tre giorni dal momento del morso. Durante questo periodo l'infetto verrà dapprima aggredito da una febbre molto alta, quindi scivolerà pian piano in uno stato catatonico, seguito poi dalla morte e dalla "resurrezione" come zombie.
La medicina non ha ancora trovato una cura utile per le persone morse dai morti viventi. Antibiotici e antivirali non hanno nessun effetto nel combattere l'infezione.
Un solo rimedio, molto brutale, può prevenire la trasformazione, nel caso in cui la parte morsa è un arto superiore o inferiore: la mutilazione della parte colpita. Essa deve avvenire entro pochi minuti dal morso, asportando la parte ferita dallo zombie e cauterizzando poi il tutto in modo da bloccare il propagarsi dell'infezione attraverso i vasi sanguigni.
Punti deboli: Esiste un solo modo sicuro per uccidere uno zombie, ovvero stroncargli la testa. Solo distruggendo il cervello del morto vivente si porrà fine alla sua esistenza. Per ottenere questo risultato è necessario sparare alla testa con un proiettile di calibro sufficiente per penetrare il cranio e raggiungere il cervello. Lo stesso processo può essere messo in atto con un'arma contudente, purchè vengano sferrati colpi abbastanza forti da risultare letali.
Le armi da fuoco più utili allo scopo sono le pistole di medio calibro (la classica 9 mm), o fucili di precisione, se avete lo spazio per utilizzarli a distanza di sicurezza. Risultano molto meno adatte le armi d'assalto, come i fucili mitragliatori: intere raffiche non mirate potrebbero ottenere un effetto risibile contro gli zombie, a meno che non abbiate la fortuna di colpirli anche alla testa. Un po' più utili sono invece gli shotgun e i fucili da caccia: anche se piuttosto imprecisi, possono comunque provocare mutilazioni tali da impedire agli zombie di continuare a reggersi in piedi.
La decapitazione è un'alternativa, anche se la testa staccata dal corpo continuerà una vita autonoma (e quindi occorrerà stare lontani da essa per evitare morsi casuali). Tenete conto che decapitare un essere umano non è affatto facile. I boia spesso ricorrevano a più colpi d'ascia per riuscire a staccare la testa; proprio per questo fu introdotto l'utilizzo di uno strumento più "umano", la ghigliottina.
Un altro modo per uccidere uno zombie è dargli fuoco. Queste creature bruciano facilmente, anche grazie ai gas nati dal processo di decomposizione. Ciò nonostante è una tattica da mettere in atto con particolare attenzione, visto che la combustione indotta con fiaccole improvvisate o molotov di fortuna può essere molto lenta.
Discorso diverso se avete a disposizione granate incendiarie o lanciafiamme, arma comunque da maneggiare con cura, in quanto pericolosa anche per chi la impugna.
Come già detto, il fuoco è l'unica cosa che sembra produrre un'emozione simile alla paura negli zombie. Se siete dotati di una fiaccola ardente potrete utilizzarla per tenere a distanza piccoli gruppi di queste creature. Tale rimedio è invece poco utile nel caso dobbiate affrontare un'intera orda di zombie, visto che potrebbero semplicemente attaccarvi alle spalle.
La reazione degli umani: Affrontare uno zombie è tecnicamente piuttosto facile, se si ha una forma fisica decente e un'arma improvvisata in grado di causare danni al cervello di queste creature. Tuttavia non bisogna sottovalutare il forte impatto psicologico che tali esseri hanno sui viventi. Rispondete a questa semplice domanda: sareste in grado di stroncare la testa di vostra moglie, tornata dalla morte come una zombie? Potreste sparare a vostro figlio, pur sapendo che ora è una creatura irrazionale e priva di umanità? Forse col tempo tutti imparerebbero a fare ciò che occorre, ma all'inizio tale blocco psicologico causerebbe il diffondersi del morbo più di ogni altra cosa. Quante persone tenterebbero di "far ragionare" i loro cari tornati dalla tomba? Quanti altri preferirebbero farsi mordere, piuttosto che attaccare i loro ex amici e famigliari?
Un altro problema da non sottovalutare è la spartizione del mondo con creature in costante (sebbene lenta) decomposizione, nonchè portatrici di una malattia ancora sconosciuta e senza cure mediche. Anche asseragliandosi in un luogo ben difeso, ben presto l'aria e le falde acquifere verrebbero inquinate dai tanti cadaveri (rianimati o meno) sparpagliati tra strade, case, luoghi pubblici e privati. Un'epidemia di zombie potrebbe essere quindi molto più pericolosa di quanto si tende a credere. Lenti ma inesorabili, con tutta la pazienza del mondo, gli zombie potrebbero superare i viventi nella catena alimentare.
Letture consigliate: Manuale per sopravvivere agli zombie.
Film consigliati: La saga di George A. Romero
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