November 2nd, 2011

ussaro

Borgo Pliss (9): Nadia



18 settembre

I giardinetti pubblici che ha trovato a un paio di isolati dall'Hotel Principessa sono desolati e desolanti. Tre panchine, due altalene, uno scivolo, alcune statue dei nani di Biancaneve, coperte però di muschio e di cacche di piccione. L'erbaccia è alta quasi un metro. Massimo la sfiora di nuovo: è consistente, solida. Ne prende uno stelo e lo morde: il sapore è amarognolo, forte.
Il Borgo esiste, non è una proiezione mentale, non è l'invenzione furbetta di uno scrittore di fantascienza. Esiste ma non ha senso. Così come non hanno senso tutte le cose che gli ha raccontato il Sindaco.
Maledice Cantamessa che l'ha spinto fin lì. Sapeva dunque che lui sarebbe riuscito a entrare in quella specie di prigione dimensionale? Ora che è ci è arrivato cosa deve cercare? E, soprattutto, come può scappare?
Il Sindaco sostiene che è impossibile uscire dal Borgo. O meglio, gli ha spiegato che la Signora sa come farlo. Può rispedire qualcuno dei suoi seguaci nel mondo esterno. Lo fa attraverso delle cerimonie chiamate Rituali di Fuga, a base di sangue e sacrifici umani. A quanto pare non è però in grado di liberare se stessa, per colpa del Reticolo alchemico di Pliss, studiato appositamente per contenerla.
Massimo cerca di ragionare. Per il momento è ospite della comunità di quel quartiere. Sono in ottantaquattro, di cui ben sessantasei presenti al Borgo dal lontano 1939. Senza mai essere invecchiati un giorno. Incredibile...
«Mi hai rubato il posto!»
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