Alessandro "McNab" Girola (mcnab75) wrote,
Alessandro "McNab" Girola
mcnab75

Recensione: La Progenie (di Guillermo del Toro e Chuck Hogan)



La Progenie
di Guillermo del Toro e Chuck Hogan
Edizioni Mondadori
427 pagine, 20 euro
Traduzione di G.L.Staffilano

Sinossi

Un Boeing 777 partito da Berlino atterra all'aeroporto JFK di New York. Durante l'intera manovra dall'apparecchio non arriva alcun segnale umano. L'inquietante silenzio spinge le autorità a creare un cordone di sicurezza intorno ai velivolo e inviare forze speciali in ricognizione, nel timore di un attacco terroristico. All'interno dell'aereo, uno spettacolo agghiacciante: l'intero equipaggio e i passeggeri, a eccezione di quattro, sono morti per cause misteriose. Che cosa ha ucciso quelle persone? Chi ha condotto l'aereo a destinazione? Che cos'è la misteriosa e letale malattia che solo dopo qualche giorno comincia a diffondersi per Manhattan, seminando morte e terrore? Ciò che l'epidemiologo Eph Goodweather, incaricato delle indagini, scoprirà suo malgrado, è che quello che l'America si trova ad affrontare non è un morbo, bensì l'inizio di una terribile guerra: un immane conflitto fra esseri soprannaturali, nel quale l'unico ruolo assegnato agli esseri umani è quello di cibo.

Commento

In un periodo di pessime uscite librarie con protagonisti i vampiri, fa sempre piacere trovare dei prodotti più maturi e qualitativamente validi. Questa volta sto parlando di “La Progenie”, romanzo scritto in tandem dal noto regista Guillermo Del Toro "(Hellboy", "Il labirinto del Fauno" e tanti altri) e da Chuck Hogan, che invece si affaccia per la prima volta sugli scaffali italiani.
In realtà “La Progenie” non spicca per originalità della storia, o per la brillantezza dei protagonisti e del villain, l'ennesimo arcivampiro che viene dall'est (questa volta si tratta del nobiluomo albanese Josuf Sardu, affetto da una rara forma di gigantismo). Però il romanzo della premiata ditta Del Toro-Hogan è una pefetta caccia al mostro in vecchio stile, ma attualizzata nella New York post 11 settembre che sembra dunque attirare sempre più le attenzioni degli scrittori orrorofili.
La prima parte del romanzo riecheggia di uno stile accattivante, con fortissimi richiami a serial televisivi tra i più riusciti: CSI, NCIS, Fringe, e anche il vecchio, caro X-Files. La descrizione dettagliata di situazioni e procedure raggiunge un livello di verosimiglianza che alletta i lettori come me, mai stanchi di particolari e dettagli, né spaventati da un po' di infodump, purchè ben scritta e funzionale alla storia. È proprio in questa prima parte che assistiamo all'arrivo – in sordina – di Sardu sul suolo americano, trasportato nella sua bara, su un aereo di linea che atterra al JFK con tutti i passeggeri morti misteriosamente pochi istanti prima di toccare terra.
Proprio mentre sulla città si sparge il timore di un nuovo attentato terroristico, gli autori ci portano per mano a scoprire la verità: un antichissimo vampiro, per nulla simile agli aristocratici succhiasangue annoiati che siamo abituati a conoscere, ha deciso di fare di New York il suo territorio di caccia. Solo un paio di anatomo-patologi, un vecchio professore ebreo-armeno e un disinfestatore di ratti saranno abbastanza coraggiosi da sbarrargli la strada.
La seconda parte del romanzo può essere definita: infestazione-disinfestazione. Dapprima vediamo le progenie (appunto) di Sardu invadere segretamente il substrato urbano, mietendo vittime notte dopo notte, mentre nella seconda gli “eroi” coordinano le loro forze fino a giungere allo scontro finale con Sardu.
Purtroppo il finale è aperto, il che mi fa pensare al capitolo due. Nulla di male in sé, tranne per il fatto che a volte sarebbe stato bello tornare ai vecchi, cari romanzi autoconclusivi.
Gli autori scelgono una nuova variante per descrivere i vampiri: questa volta si tratta di parassiti simili a vermi, capaci di infettare il sangue umano e di vivere come simbionti nel corpo del portatore, che diventa così una creatura dalla duplice natura. E ancora: i vampiri di “La Progenie” non hanno i classici canini aguzzi, bensì un pungiglione estroflettibile, una sorta di frusta carnosa in grado di colpire a più di un metro di distanza. I rimedi classici anti-nosferatu funzionano solo in parte: argento, specchi, sole e acqua corrente sì, simboli benedetti e acqua santa no.
Dettto questo, il libro è scritto con grande professionalità e bravura. Gli ingranaggi funzionano alla perfezione, oliati da chissà quanti brainstorming ed editing. Ne patiscono un po' i protagonisti, piuttosto stereotipati, a partire dal vecchio saggio, l'armeno Abhram Sertakian, il classico cacciatore saggio ed esperto, pronto a erudire dei giovani e riottosi apprendisti.
In sostanza un ottimo romanzo, che dà esattamente quel che promette, senza sgarrare di un micron, nel bene e nel male.
- - -
La recensione di Elvezio: elvezio-sciallis.blogspot.com/2009/07/strain.html

Tags: horror, recensione, recensioni, vampiri
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