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IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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Recensione: The Dome (di Stephen King)
ussaro
mcnab75


The Dome
Di Stephen King
Sperling & Kupfer editore
1037 pagine, 23.90 euro
 

Sinossi

È una tiepida mattina d'autunno a Chester's Mill, nel Maine, una mattina come tante altre. All'improvviso, una specie di cilindro trasparente cala sulla cittadina, tranciando in due tutto quello che si trova lungo il suo perimetro: cose, animali, persone. Come se dal cielo fosse scesa la lama di una ghigliottina invisibile. Gli aerei si schiantano contro la misteriosa, impenetrabile lastra di vetro ed esplodono in mille pezzi, l'intera area - con i suoi duemila abitanti - resta intrappolata all'interno, isolata dal resto del mondo. L'ex marine Dale Barbara, soprannominato Barbie, fa parte dell'intrepido gruppo di cittadini che vuole trovare una via di scampo prima che quella cosa che hanno chiamato la Cupola faccia fare a tutti loro una morte orribile. Al suo fianco, la proprietaria del giornale locale, un paramedico, una consigliera comunale e tre ragazzi coraggiosi. Nessuno all'esterno può aiutarli, la barriera è inaccessibile. Ma un'altra separazione, altrettanto invisibile e letale, si insinua come un gas velenoso nel microcosmo che la Cupola ha isolato: quella fra gli onesti e i malvagi. Tutti loro, buoni e cattivi, dovranno fare i conti con la Cupola stessa, un incubo da cui sembra impossibile salvarsi. Ormai il tempo rimasto è poco, anzi sta proprio finendo, come l'aria...
 

Commento


È  da molto tempo che sono assai duro nel giudicare ciò che esce dalla penna di Stephen King. Questo scrittore mi ha formato, accompagnandomi nei cosiddetti “anni più belli”, di romanzo in romanzo, tra incubi e poesia. Poi il crollo creativo e qualitativo, che mi ha fatto disinnamorare di lui.
Perchè io non sono un “fan”, e quindi riesco ancora ad avere quella razionalità minima e indispensabile per giudicare un libro senza considerare il nome e il medagliere di chi l'ha scritto.
“The Dome”, a cui mi sono avvicinato con estrema circospezione, è stato il riscatto di King ai miei occhi. Il perchè potrebbe essere riassunto in una frase che significa tutto e niente: “The Dome” è un romanzo che sembra scritto da un'altra persona, al contempo senza perdere le migliori caratteristiche kinghiane.
Lo si vede fin dall'inizio. I fatti si manifestano subito, facendo entrare i lettori nel cuore della storia già dalla terza pagina. Un record assoluto per il Re, che di solo ama sfiancarci con delle introduzioni di una prolissità devastante. Lo temevo anche in questo libro, considerandone anche la spaventosa mole, invece questa volta sono rimasto spiazzato.
Niente pappardelle psicologiche, niente aperta-parentesi che durano duecento pagine: qui si parte in quarta, e il crescendo di tensione riesce a tenersi a livelli accettabili per quasi tutto il romanzo. Praticamente un record. Proprio per questo motivo dico e ribadisco che “The Dome” sembra poco kinghiano.
La storia, riassunta decentemente nella sinossi copiata da IBS, mi ha da subito ricordato un serial che da noi è passato quasi inosservato, ma che ha grandi meriti e coraggio: Jericho. Le atmosfere sono molto somiglianti, l'ambientazione e i protagonisti pure. Prendete anche solo l'eroe del romanzo, l'ex capitano dei marines Dale Barbara. Non vi ricorda forse Jake Green, il giovane ex militare che torna nella cittadina di Jericho poco prima del disastro?
Somiglianze casuali? Può darsi, anzi, è probabile. Ben lungi da me l'idea di parlare di plagio, anche perchè la storia di King si sviluppa su binari differenti rispetto a quelli del serial. Tuttavia sappiatelo: se vi sono piaciuti i presupposti portanti di Jericho, vi piacerà anche questo romanzo.
Punto di forza assoluto di “The Dome” è il microcosmo che l'autore riesce a creare nel descrivere la classica comunità rurale che rimane bloccata dal resto del mondo per colpa della misteriosa Cupola, che agisce come un campo di forza invisibile e impenetrabile. In pochi giorni il paese di Chester's Mill diventa una sorta di dittatura in miniatura, retta dalla paura e dall'inganno, ma ancor più dall'ignoranza, tipica di chi vive in piccole comunità, imparando a temere il mondo esterno.
King ritorna quindi su alcune tematiche già trattate in passato: la rozzezza dei provinciali, l'ipocrisia di chi si aggrappa a una Fede cieca e di convenienza, la duplice natura dell'essere umano. Non mancano moltissimi stereotipi: il politico affabulatore e corrotto, la polizia locale inetta e violenta, la tossica del paese, l'ubriacone, il forestiero usato come capro espiatorio, l'adolescente geniale, la mamma complessata, il vecchietto eroico, il prete invasato etc etc.
“The Dome” è il paradiso degli stereotipi, a guardare bene. Ma King è bravo ad affascinare e a coinvolgere il lettore, tanto che dopo meno di cento pagine ci si fonde pienamente con Chester's Mill, al punto da diventarne a nostra volta abitanti.
Per non spoilerare non posso rivelare nulla sulla natura della Cupola e sull'elemento fantastico utilizzato questa volta dal Re. Diciamo solo che lo introduce in modo lieve e ben poco invadente, preferendo invece puntare sul lato “sociale” della storia, ovvero l'imbarbarimento di un paese lasciato a se stesso, così irraggiungibile da sembrare una colonia marziana.
Il finale, che spesso rappresenta il punto debole di King, risulta invece molto potente ed evocativo, a eccezione delle ultime quattro, cinque pagine, che potevano benissimo essere scritte in modo più adeguato a concludere le mille precedenti.
In sostanza “The Dome” è un lavoro molto buono, adatto anche ad avvicinare nuovi lettori, tra coloro che non hanno mai letto qualcosa dello scrittore del Maine. Certo, c'è quest'abbondanza di personaggi e fatti secondari che, se da una parte affascinano, dall'altra potevano essere tranquillamente tagliati in fase di editing. Ma il Re è così: prendere o lasciare.

Questa volta prendo.


  • 1
Sono anni che non leggo più cose di King per gli stessi motivi da te elecati, ossia il crollo essenzialmente qualitativo. E pensare che una volta era il mio scrittore preferito. L'ultimo libro letto è stato The Cell che, in un certo qual modo, mi aveva fatto sperare per un ritorno del Re, sebbene il finale lasciava molto a desiderare. Se dici che questa volta il libro merita, appena esce l'edizione economica provvedderò volentieri all'acquisto.

Grazie Mac,
mi hai incuriosito....;)

Il Marp

Mi fa piacere leggere questa recensione, sapere che Stephen King almeno in un libro, rinunci alle sue lungaggini è più che positivo. La trama sembra interessante, anche se a dir la verità dando uno sguardo veloce e approssimativo, mi sembra che King stesso abbia trattato tematiche simili già in The Mist o Storm of the Century,per non parlare di The Fog di Carpenter. Io continuo ad apprezzare Stephen King sopratutto per gli adattamenti televisivi dei suoi romanzi, nonostante siano giudicati da molti mediocri, magari questo trattamento fosse esteso ad opere di altri autori...
Aspetto con ansia l'uscita del libro in edizione economica.
Saluti ^^

Norys Lintas
bookandnegative.altervista.org/blog

non ho mai letto nulla di King,magari inizio ora

erni

Grazie per la rece. Lo sto leggendo e devo dire che ha un suo fascino (per ora). Ci rivediamo su HM. Psichetechne

INCREDIBILE CASO

(Anonymous)
La buona fede di King credo sia "provabile", ma... è uguale alla situazione di Springfield nel film dei Simpson!!!!!

concordo!

(Anonymous)
Sono ferma a pagina 200 (un grazie sentito alla mia "amata" università) ma posso già affermare di essere d'accordo con te riguardo ad un possibile "riscatto" da parte del Re.
L'ultimo libro che ho letto di King è stato Rose Madder (già, malgrado sia una sua lettrice fidata da quasi dodici anni ho ancora qualche libro in sospeso!) e l'ho trovato di una qualità decisamente migliore a quella che caratterizza i suoi ultimi libri (che, a mio parere, rimangono comunque opere apprezzabili).
"Cell" mi aveva leggermente deluso, ho adorato "Al Crepuscolo" (d'altronde ho sempre amato le sue raccolte) e "Duma Key" mi ha lasciato l'amaro in bocca.
"The Dome" invece si prospetta un romanzo niente male, proprio perché, come tu hai già detto, è diverso, nuovo, fresco...E, non chiedermi perché, mi ricorda un po' la prima volta che ho letto qualcosa di suo (ossia "IT") e che mi ha fatto "innamorare" dei suoi libri!
Insomma, forse devo aspettare ancora un po', ma per ora mi sta soddisfando!
E, bhe, è vero: c'è qualcosa di Jericho dentro "The Dome", ma questo può solo farmelo apprezzare ancora di più =)

Joseph

(Anonymous)
Ottima recensione...io l'ho letto e sono rimasto stupito anche io..Mai mi era capito di leggere unlibro di King (di queste dimensioni poi)in soli 4 giorni. Il punto forte è la scorrevolezza e ogni capitolo lascia aperto a mille possibilità che non puoi lasciare in sospeso. E ogni pagina tira veramente l'altra. Secondo me King stavolta ha fatto un gran bel lavoro.
Consigliatissimo

alcuni libri di King non mi hanno preso lo ammetto.... il più deludente? INSOMNIA direi.... The dome l'ho quasi finito e più lo si legge più la trama si fa interessante (come siamo solitamente abituati da questo grande scrittore) malgrado ciò consiglio a tutti coloro che magari in una certa malafede non lo abbiano già fatto, di leggere DUMA KEY.. un libro che a parer mio lascia il segno.

PAGINA 600

(Anonymous)
Alessandro, toglimi il dubbio. Credo di aver trovato qualcosa di molto raro, visto che il Re (quasi) mai è inciampato nella miriade di nomi, cognomi e parentele varie dei personaggi delle sue fantomatiche cittadine del Maine. Eppure a pag. 600 di UNDER THE DOME ci racconta che alle elementari i compagni sbeffeggiavano la tossica del paese, mamma del piccolo Little Walter e moglie del folle Chef, chiamandola "Bushey Chiappemoshey". Questo è impossibile visto che l'autore ci ricorda più volte che il nome e cognome del produttore di droga che lavora per Big Jim e che si fa chiamare Chef è appunto Phil Bushey. Dunque se quello è il cognome del marito, la ragazza doveva averne ovviamente un altro alle elementari.
Sbaglio io o è un piccolo neo nella ormai mitica prosa a fiume del nostro ?

Sto leggendo The Dome in questi giorni (sono a circa 200 pagine dalla fine)...devo ammettere che sono un fan di Stephen King...allo stesso tempo, devo ammettere che alcuni ultimi romanzi non mi avevano enstusiasmato (buoni ma nulla più), specialmente quelli a cavallo dei due secoli...devo dire che negli ultimi anni si è ripreso: Cell mi è piaicuto molto, e Lisey's Story lo trovo uno dei biù belli che abbia mai scritto...questo The Dome si allinea a questi ultimi lavori: mi sembra un libro potente come King ci ha abituato, un libro corposo ma scorrevole e piacevole da leggere, con dei bei personaggi, tanti e molto ben tratteggiati, cosa non facile, visto che di solito i romanzi si incentrano su un uico principale personaggio e gli altri sono di contorno (ma questo dei personaggi numerosi e ben creati credo sia una delle caratteristiche peculiari di King)...credo che questo romanzo si possa fondamentalmente commentare con una frase che lessi tempo fa su King: il successo di King dipende dal fatto che, al contrario di altri scrittori "di genere", lui non è solo uno scrittore horror...è un scrittore, punto...e questo non è un romanzo horror..è un romanzo, punto...

king

(Anonymous)
Concordo appieno sul fatto che Stephen King negli ultimi libri lasci un pò a desiderare.
Debbo dire però che scrive in un modo ineguagliabile,
al di là dei contenuti.
Adoro leggerlo e mi soffermo spesso sulla costruzione della frase.
E' UN GRANDE

Ciao a tutti.Io ho appena comprato l'audiolibro di Under The Dome e a breve me lo ascoltero' tra i viaggi in macchina e l'ipod.Sospendo dunque il giudizio fino a fine lettura,ehm,ascolto.Ho un'idea sul perche' questa volta il re abbia dato questo taglio "fresco":se andate su Amazon e cercate il libro,vi apre una pagina con una intervista fatta a King.Al di la' del taglio di capelli francamente inguardabile dice che l'idea(io direi il libro vero e proprio)e' del 1976 e questo spiega un certo legame col King piu' vecchio.
Dice anche che i suoi romanzi sono di due tipi:corali con tanti personaggi e ad ampio respiro oppure microcosmi come Misery con due soli personaggi.
Andrea

Incredibile!

(Anonymous)
Io ho appena finito "The Dome" e sono rimasto molto soddisfatto! Anzi mi dispiace pure aver lasciato il Mill, con le sue strade (Little Bitch xD) e i suoi personaggi per i quali ho quasi persino pianto, mi sono innervosito (quel pidocchioso di Big J che-fa-rima-con-porcoboia xD). Le ultime 200 pagine semplicemente uniche, una tensione che quasi saltavo le parole per la suspance! Un libro che veramente ti coinvolge, fossero tutti così!
PS per la storia dei Simpson: King ha iniziato il libro da ragazzo, è impossibile un collegamento...

Lorenzo

(Anonymous)
lascio postata anche la mia idea...... ho letto the dome, non sono mai riuscito a finirlo dopo 3 mesi!!!! non mi ha appassionato, l'ho trovato lungo, pesante e difficile.. troppi personaggi con troppi nomi e soprannomi.. come avventura sembrava interessante, la lettura un po' meno... ho letto molto di follet, e lo ritengo superiore in fatto di scrittura... mi dispiace ferire i "fan" che ora avranno da dirmene di tutti i colori =) ma per me è stato così.. non sono riuscito a leggerlo tutto... =)

Lorenzo

Re: Lorenzo

(Anonymous)
ciao, tranquillo, io concordo con te, pur essendo King il mio scrittore preferito. personalmente l'ho trovato avvincente, ma c'è una cosa che caratterizza King negli ultimi 10 anni, ossia un ritorno ale origine, scrivere più per immagini che per lettere. infatti THE DOME sembra un telefilm alla PEYTON PLACE, e difatti leggo poco dopo che stanno per trarne una miniserie.è sicuramente un decisivo salto di qualtà rispetto alle porcate come DUMA KEY, THE CELL,BLAZE e tutte le anotlogie di racconti giovanili che stanno uscendo ultimamente, ma comunque ancora lontano dal King che è stato, anche se di suo riesce a dare l'immancabile atmosfera di provincia, che poi è l'anima principale di King.

A mio giudizio, qualche difficoltà del traduttore in lingua italiana del libro, con particolare riferimento ai tempi verbali e alla consecutio temporum. Ogni tanto qualche congiuntivo stridente. Per il resto un libro avvincente!

In linea di massima concordo con la recensione. Un bel romanzo in cui il re sembra essere tornato ai vecchi fasti, tanto da sorgere il dubbio se l'abbia scritto lui o meno ;°D
Dissento soltanto sul finale. Io l'ho trovato, come al solito, un pò "moscio" e molto sbrigativo, forse anche perchè mi aspettavo che l'origine della "Cupola" avesse tutt'altra natura.
Anche io questa volta "prendo", facendo presente che è la seconda volta che non "lascio" (The cell è stato il primo "prendo" dell'ultimo decennio Kingiano).

aenigmistae

(Anonymous)
In linea di massima concordo con la recensione. Un bel romanzo in cui il re sembra essere tornato ai vecchi fasti, tanto da sorgere il dubbio se l'abbia scritto lui o meno ;°D
Dissento soltanto sul finale. Io l'ho trovato, come al solito, un pò "moscio" e molto sbrigativo, forse anche perchè mi aspettavo che l'origine della "Cupola" avesse tutt'altra natura.
Anche io questa volta "prendo", facendo presente che è la seconda volta che non "lascio" (The cell è stato il primo "prendo" dell'ultimo decennio Kingiano).

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