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IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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La Deriva: Milano - Londra
ussaro
mcnab75


Con la parola Deriva del titolo s'intende la principale tecnica di esplorazione psicogeografica. Disciplina di cui ho recentemente parlato (qui e qui) e che mi è piaciuto tentar di applicare nel mio viaggio a Londra.

Questo post forse non sarà gradito a chi non ama i discorsi in un certo senso scontati.
Nemmeno io amo gli articoli personali (che cerco di evitare, fin quando è possibile farlo), né andare off topic dagli argomenti classici trattati sul blog.
Tuttavia penso che sia utile una riflessione piuttosto spontanea su quanto visto in questi tre giorni di trasferta londinese.

Ora, vi eviterò inutili elogi su monumenti, struttura della città e architettura. Men che meno tesserò le lodi di locali, centri commerciali e altri posti costruiti a uso e consumo dei turisti. Siamo tutti uomini di mondo e credo che ciascuno si possa fare un'idea su ciò che è che più opportuno fare quando si viaggia in una città straniera.
Posto il fatto che ho adorato sia posti di interesse culturale (il British museum per me è la Mecca, Disneyland e la Cappella Sistina, tutto in uno) che cattedrali consumistiche come Harrods, vorrei però spostare il discorso sulle persone, più che sui singoli luoghi.
Tre giorni sono pochi per fare una disamina seria e completa, ma sono almeno sufficienti a farsi un'idea di massima. E' proprio valutando le persone, prese nel loro passeggiare quotidiano, che cerco sempre di paragonare il posto in cui mi trovo rispetto a quello in cui vivo e lavoro. Tutto ciò esula da discorsi socio-politici complessi e articolati. La politica è una cosa sporca più o meno a ogni latitudine e gli imbecilli permeano ogni società, fosse anche la più evoluta o la più civilizzata.
Guardandosi intorno, è però naturale notare pregi e difetti più o meno diffusi su scala locale.
In questo caso specifico, le due città messe a paragone sono Londra e Milano. Luoghi che potrebbero assomigliarsi, ma che al contempo divergono diametralmente su un'ipotetica scala antropomorfo-topografica.

La prima cosa che balza all'occhio, passeggiando per Londra (i sobborghi più esterni purtroppo non li ho visti, quindi mi riferisco sempre alla cerchia interna della città, la cosiddetta Inner London), è la volontà di vivere la città dall'esterno. Questo significa calcare le strade e i marciapiedi, attraversarla non solo con lo scopo di raggiungere il punto B, partendo dal punto A, bensì godendosi il tragitto. In generale i londinesi mi sono dunque sembrati meno frenetici dei milanesi. E, sinceramente, non l'avrei mai detto. Ma con l'affermazione "vivere la città dall'esterno", non intendo dire solo questo. In realtà ciò che più colpisce e la volontà di riempire le strade, con le chiacchiere e con la musica, non solo col fracasso del traffico.
Una cosa a cui Milano si è disabituata a livelli patologici è la capacità di godersi un suonatore all'angolo di una strada, o un po' di musica all'aperto, ma anche il semplice fermarsi in una piazza per conversare. La concezione di "locale" ha fagocitato il concetto stesso di socialità, tramutandolo in mero status symbol.
Si va per locali per poter dire l'indomani "sono stato all'Hollywood a far casino". In realtà non importa tanto quel che si fa dentro, e forse nemmeno chi s'incontra, bensì conta l'esserci, e quindi l'impressione di contare qualcosa. Gli spazi pubblici nel centro di Londra ospitano locali all'aperto, spazi dedicati ad artisti di strada, più o meno improvvisati. A Milano gli spazi pubblici sono oramai solo aree di sosta (e quindi vuote per definizione) in cui la gente transita per passare da un locale a un negozio, o viceversa.
I milanesi sembrano oramai aborrire l'idea stessa di dividere una piazza o una vita con altri esseri umani. Come se il contatto fisico fosse pericoloso, inopportuno. Qualcosa sopravvive giusto sui Navigli, anche se i vecchi cortili sono sempre più spesso chiusi, o venduti ad attività commerciali.
Non sono un urbanista, ma mi ripugna vedere come l'Arco della Pace è diventato solo una grossa area fumatori tra un lounge bar e un ristorante etnico. Le possibilità che offre uno spazio del genere sarebbero infinite, eppure non c'è mai stata, né mai ci sarà, nessuna adeguata valorizzazione. Del resto che ci si può aspettare da un'Amministrazione che decide di dar credito alla fetta più conservatrice della cittadinanza, ovvero quella che vorrebbe abolire concerti e manifestazioni artistiche, preferendo una placida, agghiacciante tranquillità gerontofila?

Arco della Pace

Un'altra cosa apprezzabile di Londra è la sopravvivenza di alcuni piccoli negozi, nascosti dai megastore, scalzati dal centro, ma ancora radicati nei sobborghi e nei mercati. Parlo di piccolo artigianato, ma anche di librerie (e qui si rientra abbastanza in topic). Ne ho viste alcune, molto piccole ma di un salubre aspetto indipendente e alternativo, tra l'altro con dei prezzi medi assai più bassi rispetto all'Italia. Non ho elementi certi per dichiarare che si tratta di negozi di lunga data, ma mi piace pensarli così: piccoli ritrovi di appassionati per chi magari non ama infilarsi nel solito centro commerciale in cerca di un paperback.
Mi è piaciuto incrociare un bookshop dedicato ai libri per ragazzi, che vendeva edizioni economiche a poche sterline. Bello, fiero e fuori dal tempo, seppur incastrato tra un cambia valute gestito da indiani e un pub scozzese. Purtroppo esercizi del genere, qui da noi, stanno chiudendo sempre più i battenti. Del resto la gente legge poco e, se vuole leggere, può comodamente infilarsi alla Feltrinelli dove, tra un iPod, un'offerta 3x2 di DVD e un set di quaderni griffati potrà comprare anche l'edizione cartonata da 24 euro dell'ultimo Stephen King.

Non so è il caso di aggiungere qualcosa sulla sproporzionata presenza di piccoli e grandi teatri, né sulla gestione dei musei e delle mostre. Dopo aver visitato le Cabinet War Rooms e il Churchill Museum posso tranquillamente affermare che, in quanto a gestione del patrimonio storico-artistico, siamo più vicini al Gibuti che non a un paese europeo mediamente civilizzato ed evoluto. Superfluo aggiungere qualcosa sul libero e gratuito accesso al British Museum, così come alla National Gallery. Del resto, con un po' di amor patrio (valore differente dal patriottismo, che può essere meno condivisibile), si potrebbero fare cose eccellenti anche qui.
Invece ci accontentiamo a rassicurare il sciur Brambilla che i negher brutti e cattivi non andranno più a pisciare sul portone di casa. Un lungimirante punto di vista che, a quanto pare, ci sta portando davvero lontano.

Se volete conoscere invece un'altra Londra, vi posso consigliare il libro di Ian Sinclair, London Orbital, recentemente scoperto e subito apprezzato. Con Sinclair avrete modo di gustare una visione periferica e surreale della città, piuttosto affine a quella proposta da Tangenziali, che ho recensito pochi giorni fa, e che trovate qui.
Se il discorso v'interessa, questa è una ponderata scheda relativa all'edizione italiana di London Orbital.





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Stavo per chiederti proprio un articolo sulla tua traferta londinese e scopro che la telepatia inconscia ha già fatto un ottimo lavoro.
Molto interessante questa tua disamina e il parallelismo con Milano. Tutt'altro che banale, direi.

hellgraeco
bookandnegative.altervista.org/blog

Che ci sia una telepatia tra noi due è oramai quasi appurato :)

Grazie per i complimenti riguardo al post.
So che per qualcuno sono solo considerazioni scontate, ma volevo comunque farle a beneficio di chi - magari - non ha ancora visto le città di cui parlo.

Beh... sicuramente il Milanese è un "tipo" che ha il lavoro nelle vene. Ho visitato moltissime città, anche italiane, e la frenesia lavorativa che c'è a Milano l'ho... giustamente... trovata solo a Milano. Non è una nota negativa, è una "caratteristica".
Penso alle mie amicizie milanesi... che sento telefonicamente e son sempre in movimento da un punto a un altro, per lavoro, per un appuntamento, per qualcosa. Ho come la sensazione che nella tua città si "viva per Fare" e non si "Fa per vivere". Nelle mie brevi capatine nella tua città non ho mai notato gruppetti di milanesi chiacchierare per strada... solo turisti e stranieri. C'è un fermento notevole, lo ammetto, ma a me che provengo da una città forse più piccola e provinciale... manca qualcosa. Quel qualcosa che poi si vede scomparire anche qui, mano a mano che Bologna si tramuta da Grosso Paese a Metropoli...

Poi è ovvio che in tutte le città c'è il moto frenetico dei lavoratori e chi vive solo per lavorare. Ma guardando con un visione più ampia dell'insieme, Milano è forse la città simbolo di questo modo di vivere.

Glauco

Ottimo pezzo - da ex-londinese, molto apprezzato epienamente condiviso.
È bello vedere che Londra non è poi così cambiata da quando ci vivevo.
Ti invidio il weekend.

Eleggendoti stavo appunto per consigliarti la lettura di Sinclair - Orbital è parte di una serie slegata di saggi.
Io ho parlato di Light Out for the Territory anni addietro sul mio blog. Recentemente Sinclair ha anche editato una raccolta di saggi sulla psicogeografia urbana.

Davide Mana

Mi piacerebbe recuperare gli altri lavori di Sinclair, e vorrei anche leggere il tuo articolo su Light Out for the Territory, che non conoscevo. Qual è l'URL, se non è disturbo chiedere?

http://strategieevolutive.wordpress.com/2007/09/30/un-libro-usato/

Sono stato a Londra otto volte, la prima nel 1988, di nascosto dai miei (raccontai una panzana gigantesca), l'ultima nel 2000 (ultima tappa del mio disastroso Scotland Tour), poi basta.
Appena atterrato, mi era sembrata la città più affascinante del mondo... e – più o meno – lo rimase anche nei viaggi seguenti. Poi, a un certo punto, mi stufò, quasi di botto.
Oggi ci tornerei, ma magari con un low-cost venerdì/domenica.
Il parallelismo con Milano non sono in grado di farlo: in pratica, conosco Londra meglio di Milano, e il poco che ho visto di MIlano non riesce proprio a rapirmi.
Ad ogni modo, la tua analisi è interessante.
Magari la prossima volta che capito da quelle parti (ho vari e cari amici, a Milano), mi farai fare un giro "speciale".


Grazie a tutti per i commenti.
Devo aggiungere che vedere una città da turista ne amplifica senz'altro i lati migliori, non quelli negativi. Però ho cercato appunto di concentrarmi sugli "autoctoni", non su chi era lì - come me - per la classica gita londinese.
Posso solo confermare che Londra, a dispetto di quel che pensavo, mi è sembrata più "calda" di Milano. E anche molto più artistica e creativa. Ma proprio MOLTO di più.

Milano io la amo. Mi spiace che le enormi potenzialità di una città così bella siano annichilite da un'Amministrazione cieca e provincialotta, che bada solo a una finta politica di "tolleranza zero".
Il carattere dei milanesi, come diceva Glauco, non è dei migliori, ma questo fa parte del nostro DNA. Quindi non è questo il problema. Semmai son da bastonare coloro che hanno trasformato la città in un luogo socialmente abominevole e artisticamente sterile.
Qui oramai si trovano solo locali, locali, locali. Tutto il resto sta morendo. Perfino i cinema sono spariti quasi del tutto. Mi fa rabbia vedere la mia Milano maltrattata così. Non se lo merita davvero.

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