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IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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Afterlife: i 21 grammi dell'anima
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mcnab75



Oggi non si parla di un argomento leggero. Anzi, ci riallaccia alla news che ho postato ieri sera relativa a Hereafter, il prossimo film di Eastwood.

Sì, perché oggi parleremo della morte. O meglio di quel che viene dopo. O del nulla che c'è dopo, a seconda delle vostre credenze religiose e filosofiche.

Non so voi, ma questa domanda me la faccio spesso. Quando muore una persona che conosco. Quando non sto tanto bene. Quando sento notizie di morti assurde e improvvise, tipo i poveracci che vengono falciati dai pirati della strada. È evidente, almeno per me, che la paura non si focalizza sulla morte in sé, bensì sul grande salto che ci aspetta dopo aver tirato gli ultimi respiri.

Voglio dire: passiamo l'intera vita a dannarci per rincorrere sogni e ambizioni, per imporre il nostro punto di vista, per amare e per odiare. Tutto questo è davvero destinato a svanire nel momento in cui il cuore smette di sostenere il nostro organismo?

 

Qualcuno rimanda ogni interrogativo a momenti “più adeguati” (quando si invecchia, quando ci si ammala).

Altri si preparano tutta la vita per il momento in cui incontreranno la mietitrice.

Forse i più fortunati sono quelli che credono nella reincarnazione: “Ci sono più vite successive, finché non si diventa il Grande Tutto e non si respira più la vita”.

Cristiani, musulmani ed ebrei credono in una vita eterna di felicità in comunione con Dio, se durante l'esistenza terrena ci si è comportato secondo i dettami della religione. I cristiani credono anche che resusciteremo col nostro corpo, come accadde a Gesù Cristo.

 

In passato abbiamo spesso parlato delle esperienze post-mortem o di morte apparente. Esse ci darebbero la possibilità di dare un'occhiata oltre la soglia, per scoprire che qualcosa effettivamente esiste. Negli Stati Uniti si è formata un'organizzazione di medici che da anni raccoglie e cataloga tutte queste esperienze di morte apparente. Le testimonianze sono molto simili tra loro: dopo il manifestarsi della nostra anima in forma extracorporea si attraversa un tunnel, si va verso la luce, e spesso si incontrano i nostri cari già trapassati, oppure creature spesso identificate come angeli o spiriti divini.

 

L'obiezione principale dei materialisti è semplice, dichiarano che non esiste niente oltre al mondo fisico (fisico-chimico), il mondo che possiamo osservare con i sensi e misurare. Non mi pare un'annotazione da poco. Per contro si potrebbe pensare che la nostra scienza non è ancora sviluppata al punto da poter vedere e “misurare” l'anima.

 

Dal punto di vista cristiano, la “sponsorizzazione” di un'effettiva esistenza dopo la morte è il punto chiave del loro proselitismo. Non a caso la Bibbia è piena di citazioni riguardanti il Regno dei Cieli. E, giusto per insinuare il giusto rigore nel seguire il dogmatismo religioso, viene spesso citata anche l'esistenza eterna e infelice che attende chi finirà all'Inferno per aver peccato. Riassumendo ciò che cita il catechismo cattolico: “L’inferno, come il cielo, non è solo una condizione esistenziale, ma un luogo letterale e assai reale. È un posto in cui gli ingiusti sperimenteranno l’ira eterna e infinita di Dio. Essi sopporteranno un tormento emotivo, mentale e fisico, soffrendo consapevolmente vergogna, rimpianto e disprezzo.”

 

Il punto è che, tranne per quel che riguarda le presunte visioni di Santi, veggenti, profeti e predicatori, nessuno ha mai potuto dimostrare chiaramente l'esistenza di un mondo celeste o infernale concreto e tangibile. La questione viene di solito liquidata col più classico “si tratta solo di aver fede”.




 

Ci sono poi le posizioni più esoteriche e contraddittorie, come quelle dell'occultista rosacrociano, cristiano e mistico Max Heindel. A lui, grande esperto dei mondi sottili, si devono diversi esperimenti atti a dimostrare l'esistenza di dimensioni intermedie tra la nostra e quelle dell'Aldilà. Tali mondi intermedi si chiamano in molti modi: eterico chimico, eterico vitale, mondo del desiderio, purgatorio. Ovviamente anche in questi esperimenti non c'è nulla di pratico o di scientifico, ma servirono comunque a generare in Heindel una serie di riflessioni sulla morte. Secondo il rosacrociano la nascita e la morte possono perciò essere considerate come il cambiamento d’attività dell’uomo, da un mondo ad un altro, e dipende dalla nostra stessa posizione il chiamare questo cambiamento nascita o morte. Se l’uomo entra nel mondo che noi viviamo, noi affermiamo che nasce; se lascia il nostro piano d’esistenza per l’altro mondo, allora diciamo che muore. Ma per l’individuo stesso il passaggio da un mondo ad un altro è come per noi il trasloco da una città ad un'altra. Egli vive immutato; ma le proprie circostanze esteriori e la sua condizione sono cambiate. Il corpo vitale è composto d’etere, che si sovrappone al corpo fisico, nelle piante, negli animali e nell’uomo, durante la vita fisica. L’etere è una sostanza fisica perciò e dotata di peso. La sola ragione, per cui gli scienziati non possono pesarlo, e che essi non riescono a raccoglierne una certa quantità e a metterla sulla bilancia. Ma quando alla morte, esso abbandona il corpo denso, avviene sempre, una diminuzione di peso, il che dimostra che qualcosa avente peso, e no invisibile, lascia il corpo denso in quel momento.

Questo, appunto, secondo Max Heindel.

Teoria molto simile a quella dei 21 grammi, presunto peso dell'anima umana, ripresa in senso lato da un noto e bellissimo film.

 

Nel 2008 il cardiologo olandese Pim Van Lommel affermò di avere trovato la prova scientifica dell'esistenza della vita dopo la morte analizzando numerosi casi di “esperienze di pre-morte” (indicate spesso con l'acronimo NDE, ovvero Near Death Experience). L'esperienza classica è la visione di un tunnel con una luce bianca sul fondo, ma anche un senso di distacco dal corpo e l'incontro con parenti defunti. Fra queste persone molte hanno provato l'esperienza della rivisitazione della propria vita passata (life review) ed alcuni di essi hanno avuto anche esperienze di distacco dal corpo con percezione del proprio corpo visto dall’esterno (indicate speso con l’acronimo OBE, ovvero Out of Body Experience). I risultati del suo studio sono stati pubblicati nella prestigiosa rivista medica The Lancet nel dicembre 2001 col titolo “Un'indagine estensiva in Olanda sulle esperienze di pre-morte in sopravvissuti ad arresti cardiaci”.

 

Siamo dunque vicini a una dimostrazione scientifica che la vita prosegue anche dopo la morte biologica?

Non credo. Se anche fosse possibile (e non credo nemmeno questo), sarebbe una scoperta che andrebbe a toccare troppi concetti atavici e precostituiti. Un'idea più pericolosa del comunismo e del socialismo. Quindi teniamoci i nostri dubbi, i nostri interrogativi.

L'ideale sarebbe quello di vivere al meglio delle nostre capacità, poi un domani si vedrà. Che è quello che fanno poi sempre più persone...

 

Fonti

 

- http://www.scienzeantiche.it/

- http://www.edgarcayce.it/

- http://www.rosacroceoggi.org/associazione/secondoheindel.htm

- http://www.1000questions.net/it/vimor-it.html

 

 



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Giusto un argomentino così, tanto per fare conversazione, eh? ;-)

Sebbene sulla questione io ci pensi spesso, di solito di notte, perdendoci ore di sonno, o forse proprio per questo, si tratta di un argomento che mi mette a disagio.

Se davvero (come pare probabile) la coscienza è un carattere emergente che dipende dalla complessità del nostro cervello, se davvero cioé l'anima è solo un effetto collaterale dell'avere un cervello grande (che si sarebbe sviluppato per poter comunicare e/o gestire la postura eretta), allora al cessare del'attività elettrica del cervello cessa anche la coscienza.
Ci spegnamo, letteralmente.
E le esperienze di pre-morte sarebbero solo l'effetto dello spegnimento progressivo, la sequenza di shut-down del nostro software.

Ma certo, conosciamo talmente poco dell'intera faccenda, che uno spiraglio rimane.
Uno stretto spiraglio.
I darwinisti non dormono tranquilli.

Davide Mana

Ogni tanto provo a pensare alla non esistenza.
A come sarà dopo, quando non ci sarò.
Mi sembra che mi si stiri il cervello sotto una pressa.

@Davide e Matteo: Mi spiace aver introdotto un argomento che a tutti gli effetti inquieta voi quanto me. 
Credo che comunque non sia sbagliato ricordarci chi siamo e dove andiamo/potremmo andare. Secondo me una maggiore consapevolezza aiuta a vivere meglio.

L'idea della non esistenza è quella che in assoluto spaventa di più anche me. Il pensiero che tutto vada sprecato, sogni, sentimenti, idee, esperienze è di una crudeltà insostenibile.
Mi auguro che ci sia davvero un salto d'esistenza, e non una cessazione della medesima. Sopravvivere in qualsivoglia forma mi pare un'opzione migliore alla mera cessazione di tutto.

N.D.E.

(Anonymous)
Segnalo per curiosità che non tutte le persone che hanno avuto esperienze di pre-morte hanno visto la luce o presenze amichevoli.Alcuni(una piccola percentuale) sono stati accolti da urla,presenze mostruose o enormi bocche pronte ad ingoiarli.L'inferno?Un allucinazione chimica?
Il vampirologo che ride

Ne ho letto e sono testimonianze che mi hanno turbato. Perché, alla base di esse, ci sarebbe dunque il presupposto di un "giudizio" in base a come ci si è comportati in vita. Un concetto che è da sempre estraneo alla mia filosofia.
Comunque i racconti sulle NDE "infernali" sono davvero angoscianti...

Ma quanto siamo homo-centrici. Quando penso alle religioni, ai filosofi, agli scienziati, a tutti coloro che si chiedono se esiste qualcosa dopo la morte, mi rendo conto che nessuno di loro si pone mai il dubbio di cosa possa accadere, dopo la morte, ad animali e piante.
Siamo troppo concentrati sulla nostra coscienza e, forse, intrinsecamente pensiamo realmente di essere superiori e godere di qualche vantaggio rispetto a... una formica... ma, è poi così sicuro che questa superiorità esista? Siamo proprio sicuri che solo noi abbiamo un'anima? Possibile che piante e animali siano delle semplici macchine biologiche?

Insomma... noi siamo migliori... per cui possiamo sperare/sognare/credere/ipotizzare che dopo la nostra morte ci sia qualcosa. Che si parli affrontando l'argomento in modo religioso o in modo pragmatico, io ho la sensazione che ci si stia perdendo qualcosa per strada.

Fisicamente parlando, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Il nostro corpo si trasforma in cibo per il pianeta. Quei 21 grammi si dissipano in un qualche modo... ma nessuno è ancora riuscito a capire come. Mi domando se anche i corpi degli animali perdano peso in seguito alla morte. Mi domando se anche le piante lo facciano. Dubito però che qualcuno abbia fatto questi esperimenti. Sinceramente non ho mai letto nulla di simile.

E comunque, lo scopo della vita è sopravvivere. Ce lo insegna la natura e, noi non dobbiamo vivere pensando solo ai nostri interessi personali... io credo che noi dovremmo vivere pensando alla nostra specie e alla sue possibilità di sopravvivenza e crescita nel futuro prossimo. L'uomo come individuo muore, ma possono sopravvivere le sue idee e i suoi pensieri. Arte e scrittura, nonché le conoscienze tecniche e scientifiche, sono testimonianze che l'uomo è vissuto, ha pensato, ha scoperto e creato. In tutto ciò noi sopravviviamo ed è tramandando questo sapere che mandiamo avanti la nostra specie.
La cosa migliore, quindi, non è vivere per sé stessi ma vivere per gli altri, per i nostri simili, pensando anche a quelli che ancora non ci sono. E' questo il nostro modo per essere immortali e/o per vivere dopo la morte. La natura ci chiede solo questo.
Ma noi siamo uomini... è nel nostro istinto andare contro natura. Siamo l'unica specie che uccide i propri simili per semplici interessi materiali. Siamo l'unica specie che distrugge il proprio habitat. Siamo estremamente individualisti... ci siamo creati anche un Dio che ci assomiglia e che ragiona come noi. Pensa un po'!

A ogni modo, tornando a bomba... non so cosa possa esserci dopo. Io credo ci sia qualcosa. Così come la teoria del multiverso sta prendendo piede e solidità. Non è detto che ciò che non si vede non esista. Virus e batteri esistono, eppure non li vediamo. Per cui... tutto è possibile.


Tutto ciò che dici è eticamente encomiabile. La specie umana come entità sopravvive tramandando se stessa, in quanto a conoscenze, scoperte, memorie storiche. Questo concetto, nel macro, va benissimo. Ma nel micro? Io sono molto egoista e non mi basta sapere che di me rimarrà qualche vaga memoria tra amici e parenti. Non desiderando figli non posso nemmeno puntare su un'eredità genetica. Per questo non posso fare a meno di chiedermi cosa c'è dopo la nostra esistenza fisica, e se essa dipende in qualche modo dalle scelte che facciamo mentre siamo in vita.

Beh, Alex, nel micro io cerco di godermi questo bellissimo viaggio. Non è che sia poi tanto importante se rimarrà qualcosa di me. L'importante è che io sia appagato di ciò che faccio, che la vita mi riempia e mi soddisfi.
Una volta in pace con me stesso... al dopo non è che penso troppo. Anzi, tutt'altro. Non ci penso per niente. Mi spiace solo di non avere figli... ma non è ancora troppo tardi, basta trovare la ragazza giusta, no? ^_^

Glauco

anch'io cerco di godermi il viaggio, s'intende. E nemmeno m'importa se rimarrà qualcosa di me. Semmai la mia preoccupazione è che non rimanga nulla del "me cosciente", in grado di godersi il tempo che verrà, il futuro e tutto il resto. Insomma, un po' come tutti gli egoisti, fatico a pensare il mondo senza la mia modesta partecipazione :)

PS: riguardo ai figli non fraintendermi... io non li voglio proprio per scelta... non è che mi lamentavo del fatto di non averli ancora ;)

Come la maggior parte delle persone ho paura della morte,lo ammetto senza problemi.
Ovviamente mi chiedo se la mia "anima",i miei ricordi,esperienze,la mia intrinseca natura possano sopravvivere ad un "dopo".
Non son ancora riuscito a trovare una risposta.
I miei dubbi sulla religione non mi aiutano.
Posso dire una cosa però,cerco di vivere ogni giorno una vita degna,sembra un luogo comune,ma in effetti è l'unico modo di vivere,per non avere rimpianti dopo.
Voglio comunque credere che esista il "dopo",le ultime scoperte lasciano uno spiraglio ma tanto non mi dispero perchè se così non fosse,amici miei non ci possiamo fare niente,proprio niente.
Però un senso a queste vite nostre voglio comunque pensare che ci sia..ed anche un "dopo".
Ciao.
Nick

Anch'io cerco di vivere ogni giorno una vita degna. Degna per me, per chi mi sta a cuore, ma senza lasciarmi castrare da religioni che mi dicono cosa è lecito fare e cosa no.
Certo, credo che quando (e SE) arriverò alla terza età il mio approccio con la vita e col futuro sarà un po' differente...

Questo è uno di quei post che ti fanno sentire felice di avere una connessione alla Rete. Si mette giù uno dei problemi fondamentali della razza umana in maniera piana e serena, portando alcune delle tesi più borderline che ci siano. :-)
Dal canto mio mio più che una religione seguo una filosofia nella quale trova spazio il concetto di reincarnazione. Il che risolve il concetto di vita dopo la morte ma comprende alcuni passaggi. Si parla di una dimensione intermedia, detta soglia, dove quello che chiamiamo per comodità anima transita tra un'incarnazione e l'altra. In questo luogo il tempo per come lo percepiamo noi non esiste, di conseguenza il percorso delle incarnazioni può non essere lineare (una incarnazione nel 1850 può essere successiva a una del 2010, tanto per fare un esempio). Il ciclo delle reincarnazioni, seguendo la stessa filosofia, non è infinito. Può essere interrotto se l'anima in questione raggiunge un livello più elevato e da quel momento in avanti decide se e quando tornare oppure se la struttura dell'anima risulta non essere in grado di evolvere; in questo caso viene dispersa.

Le manifestazioni di confine, dalle esperienze di morte apparente ai vari tipi di fantasmi, hanno a che fare con i corpi 'sottili'. Post mortem, nel corso del normale decadimento del corpo, la parte più 'pesante' di questi corpi sottili può rimanere ancorata a questa dimensione per qualche tempo e cercare di replicare i comportamenti e i movimenti di quello che era l'essere umano integro. Per le esperienze di simil-morte succede una cosa simile, una parte dei corpi sottili si 'allontana' dal resto al punto da sperimentare punti di visuale diversi e la memoria del possibile passaggio nella soglia.

Questa filosofia ha un nome specifico?
Comunque grazie per aver condiviso con noi questa parte intima della tua persona.
Io sono più orientato verso un'esistenza in una altra forma-materia, e di conseguenza in un'altra dimensione, ma senza reincarnazioni.
Mi piace anche pensare che molti altri "me stesso" continuino a vivere in mondi paralleli, e che i deja-vu non siano altri che i brevissimi, casuali scorci che per qualche microsecondo ci permettono di condividere le esperienze delle nostre copie polidimensionali...

La filosofia in questione è parte integrante di un progetto che si chiama Damanhur, probabilmente ne hai già sentito parlare.

Io ci penso spesso, purtroppo sempre di più col passare degli anni perchè ho visto con la terribile lucidità dell'età adulta il trapasso di alcune persone a me care, e la cosa che trovo davvero intollerabile è l'idea che non esista più niente di loro se non i ricordi di chi le ha conosciute.
La mia esasperante razionalità mi costringe sempre a pensare che le cose intangibili non esistono, e quindi dopo la morte "game over". Ma l'intollerabilità di questa constatazione (e qualche piccola esperienza personale) mi spingono a lasciare uno spiraglio aperto verso il Dio della Bibbia.
Resto dell'idea che, da vivi, non potremo mai sapere con certezza se esiste davvero qualcosa di postumo.

Sono d'accordo con la prima parte della tua considerazione: vedere qualche persona vicina a noi che muore ci rende intollerabile l'idea che sia davvero "tutto qui". E anche la frase "vivrà sempre nei nostri ricordi" non è affatto consolatoria.
Per contro sono portato a credere a qualcosa dopo la morte, ma non certo il Dio della Bibbia, che mi sembra ritagliato nella "giusta misura" per spaventare la gente e per sottoporla ai dogmi della Chiesa.

Più che le testimonianze delle esperienze di premorte (che sono più o meno tutte simili: la luce, il tunnel, ecc), a me hanno sempre incuriosito i vari OBE. E' strano "constatare" che ci sono persone che a seguito di un incidente mortale, hanno visto sè stesse. Soprattutto perchè ci sono testimoni che possono assicurare che chi ha avuto tale esperienza, in quello momento, o era svenuto o proprio clinicamente morto. E quindi non era assolutamente in grado di raccontare per filo e per segno cosa fosse successo...

Ho un libro abbastanza vecchiotto che si chiama "Qualcuno è tornato" in cui il giornalista (o la giornalista) che si è occupato/a del volume ha raccolto decine e decine di testimonianze su OBE, esperienze di premorte, testimonianze di persone in fin di vita che dicevano di vedere loro parenti, ecc.

Tra tutte, spiccava una testimonianza di Barnard. Proprio lui. QUEL dottor Barnard. Se recupero il volume, te la trascrivo perchè non me la ricordo nei dettagli e non voglio scrivere idiozie. :)

Angelo

Quasi fossi in simbiosi con te, domenica pomeriggio mi sono trovato a pensare a queste cose. Mi sono chiesto che scelte farebbe la gente se ci fosse una macchina del tempo in grado di farci fare delle scelte estreme e ripararle. Chissà quanta gente si suiciderebbe soltanto per sapere cosa succede. Volevo postarlo, poi mi sono trattenuto per la paura di essere frainteso.
In realtà, credo di essere ossessionato dalla morte. Malgrado caratterialmente mi ritenga molto forte, vivo alla giornata. Le delusioni, le tragedie che ho vissuto, pur alternandosi con esperienze bellissime, non mi infondono ottimismo sulla faccenda. Forse è per questo che scrivo. Devo confessare che sono anche rimasto vittima di un incidente stradale a vent’anni e tre giorni della mia vita non esistono (coma), mi sono risvegliato ancora ma non ho ricordi di luci meravigliose e di tunnel da cui uscivo.
Però la speranza è l’ultima a morire.


Anch'io sono ossessionata dalla morte.. vivo alla giornata.. Ma la risposta vera, secondo il mio modo di vedere e di pensare da comune mortale, l'hai già data tu qui:

..."Siamo dunque vicini a una dimostrazione scientifica che la vita prosegue anche dopo la morte biologica?

Non credo. Se anche fosse possibile (e non credo nemmeno questo), sarebbe una scoperta che andrebbe a toccare troppi concetti atavici e precostituiti. Un'idea più pericolosa del comunismo e del socialismo. Quindi teniamoci i nostri dubbi, i nostri interrogativi.

L'ideale sarebbe quello di vivere al meglio delle nostre capacità, poi un domani si vedrà. Che è quello che fanno poi sempre più persone...".
Grazie per aver proposto questo interessntyissimo argomento. Mery


È un meraviglioso viaggio in treno
Con fattorie che scivolano via nel freddo scuro
E animali che brucano nel sole giallo
E piccole stazioni dai pavimenti di legno,
Le tavole spazzate dal gelo e odorose di pioggia,
E strane turbolente città notturne
Con ponti d'acciaio su fiumi di luci riflesse
E vasti magazzini misteriosi.

Ma il capotreno è sempre alle mie spalle.
Sento lo scatto dell'obliteratrice.
E mi domando se mi passerà oltre,
O se prenderà il mio biglietto
Ed io dovrò scendere e addentrarmi nel paesaggio,
Divenire stazionario per sempre.

Perciò guardo fuori più avidamente
E parlo alla persona di fronte
E frugo nel mio bagaglio,
E sbadiglio insincero,
E penso a precipizio.

È la prima parte di una poesia giovanile di Fritz Leiber.
La traduzione è mia.
Il testo completo è sull'ultimo Studi Lovecraftiani.

Davide Mana

Bella, molto bella davvero.
Grazie per aver condiviso questa prima parte di poesia sul mio blog.
Non conoscevo il Leiber poeta.

Certo è che non c'è cosa piu triste (secondo me) nel pensare che dopo questa vita c'è il nulla.
Aldilà di considerazioni religiose, indipendentemente dal credo, io spero ci sia qualcosa, qualsiasi cosa
ma che sia 'vivibile' (scusate il gioco di parole)
Molti, pensando che questa sia l'unica vita disponibile, dicono di volersela godere al massimo e in molti lo fanno. Io, caratterialmente, temo che reagirei in maniera opposta. Non riuscirei a fare cose, solo perché si possono fare ora o mai più. A che scopo studiare, lavorare, imparare se tutto finisce così velocemente (rispetto ai tempi dell'universo). Io vivo tutto quello che faccio come se fosse un percorso. Immagazzino esperienze pensando di sfruttarle, non solo durante il percorso ma anche dopo aver raggiunto una ipotetica meta. Il discorso naturalmente, è comunque molto, molto complesso per poterlo affrontare in un post. È un bello spunto per discussioni infinite.

frank.drebin

Arrivo solo oggi e mi inserisco in questa interessantissima discussione. Interessante non solo per l'argomento, ma anche perché, come già diceva qualcuno, dai commenti risaltano una grande varietà di posizioni, quindi c'è ancora chi si pone delle domande sui 'grandi sistemi'. Io ho già detto in un altro post(o) che sull'argomento ho attraversato nell'arco della mia vita un po' tutte le posizioni, dall'ateismo, allo gnosticismo, dal misticismo cattolico alle filosofie orientali. Una costante però è sempre stata la mancanza della paura di morire, che penso sia indipendente dalla credenza in sé del dopo morte. Forse vorrei evitare di finire soffocato o in un luogo angusto, ma di cosa c'è o non c'è dopo non ho paura. Anche perché comunque una volta che ci sei arrivato, che differenza fa?
Oggi, sinceramente, non mi pongo più il problema, non so se per incoscienza e o per una forma di rigetto o aridità spirituale. Rifiuto comunque le religioni perché, per definizione, ti dicono cosa è vero e cosa non lo è (secondo loro), anche se poi si va da un limite (il cattolicesimo ti dice anche come copulare -vedi diritto canonico-) all'altro. Forse mi sento più attratto dal pensiero orientale (buddismo, taoismo, induismo) che stanno al limite tra la religione e la filosofia, quest'ultima almeno per come la intendiamo noi. In questo momento mi sento vicino alle posizioni di chi, un po' più su, parlava di Damhanur, quindi di karma e reincarnazione.
Temistocle

Mi ha sempre divertito l'ipotesi di Tipler, esposta in "Physics of Immortality", secondo cui resusciteremo tutti ad opera delle intelligenze artificiali che rimpiazzaranno l'uomo e domineranno l'universo...
... e parlo di un saggio, non di un romanzo di fantascienza.

Di fatto, non sappiamo cosa ci attenda, per cui credo che giocare la partita migliore possibile con le carte che ci sono state servite, cercando di lasciare il tavolo da gioco un po' meglio di come lo abbiamo trovato per i giocatori che verranno dopo di noi, sia in fondo un modo degno per giustificare la nostra esistenza.
Se non c'è niente, dopo, lo scopo ultimo della vita è la vita stessa.
Non bisogna sprecarla.

Davide "oggi mi sento filosofico" Mana

Un post (e una conseguente discussione) grande quanto l'universo stesso. ;)
E le domande, sempre quelle, da sempre: perché? chi? che cosa?
Forse l'Uomo è solo un errore della Natura.
Forse l'intelligenza, e il pensiero speculativo, non sarebbero mai dovuti apparire nell'Universo, che funziona mirabilmente anche senza.
Il fiore che sboccia o la pecora che bruca o il satellite che ruota attorno il suo pianeta non si fa domande.
Nasce, vive, esiste, scompare.
Guardo spesso i miei gatti, i miei adorati gatti.
Vivono, senza chiedersi nulla.
Non sanno cos'è la morte. Non si interrogano.
Hanno per questo un'esistenza peggiore della mia?
Sono peggiori di me in qualche modo?
Ma torniamo all'anima.
Se Dio è una nostra invenzione per farci sentire meglio, allora lo è anche l'anima.
Eppure conosco parecchi atei che – di fronte l'idea del nulla assoluto post mortem – arretrano spaventati, si attaccano a teorie, a barlumi, a possibilità remote.
La mia posizione, da credente ma ex-cattolico a tutti gli effetti, è ambigua.
Dovrei avere certezze, certezze che la Fede dovrebbe darmi, ma spesso queste certezze vacillano sotto il soffio della paura, le insinuazioni della logica, le cifre della scienza, gli sfottò dei razionalisti.
Ma tengo duro.
Non so se la mia anima pesa 21 grammi e se è localizzata nel petto, nella testa, nelle mie molecole.
Non so un sacco di cose, in verità.
Ma spero di scoprirne almeno qualcuna.

CyberLuke

Grazie anche a tutti coloro che sono intervenuti oggi. Non penso che sia facile aprirsi su certe cose, quindi chi lo ha fatto ha tutta la mia stima.
Vedo che le posizioni sono tante, variegate e a volte estreme. Per fortuna non ci sono stati interventi estremisti, né in un senso né nell'altro. Mi è difficile commentare riguardo alle vostre posizioni filosofico/religiose, quindi vi dico soltanto che è bello constatare che ci sono ancora persone che pensano alle Grandi Domande, e non solo a quale locale scegliere per l'happy hour o alla marca del cellulare da comprare.
Se non ragionassimo più su questi interrogativi, forse non varrebbe più nemmeno la pena comunicare, per quel che mi riguarda...

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