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ussaro

IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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L'isola che non c'è (SB - cap.2)
ussaro
mcnab75



Dec. 3rd, 2015 at 10:38 PM

Sono passati sette giorni da quello che doveva essere l'ultimo post del mio blog, invece eccomi qui, di nuovo online.

Ammetto che le numerose e inaspettate risposte che ho ricevuto venerdì scorso mi hanno convinto a tentarle tutte per rimanere collegato, anche se per ovvie ragioni diventa sempre più difficile accedere a Internet.

Innanzitutto lasciatemi dire che sono contento di aver ricevuto notizie da alcuni di voi, di cui avevo perso le tracce da mesi, ossia dai giorni del crollo totale delle nostre istituzioni. Che poi, a voler ben guardare, la fuga del Governo fu solo una formalità, visto che eravamo di fatto già abbandonati a noi stessi già da settimane. Se ce la siamo cavata è perché siamo stati bravi (più bravi di altri) a capirlo per tempo e ad arrangiarci in qualche modo. Leggo che molti di voi si sono organizzati in piccole comunità. Forse avete compiuto la scelta migliore. Se penso invece alla fine che devono aver fatto tutti quelli a cui era stato ordinato di rimanere in casa ad attendere i soccorsi che non sono mai arrivati...

Senza parlare poi delle cosiddette “zone sicure”. Ricordate? Dopo aver ciarlato per settimane della necessità di barricarsi in casa, il Ministero dell'Interno ha cambiato radicalmente idea, diramando la lista di quei centri d'assistenza presidiati da Esercito, Protezione Civile e Carabinieri. Centri predisposti ad accogliere tutti coloro che abitavano in aree urbane fuori controllo. In teoria.

Io non ho mai creduto che una soluzione del genere fosse attuabile. Considerando i lunghi tempi di incubazione del prione chissà quante persone già contagiate sono entrate nelle presunte zone sicure. Sintomi a parte, solo accurati esami del fluido cerebrospinale possono individuare tracce del prione, prima che questo inizi la sua fase più acuta di infezione. Figuriamoci se gli improvvisati centri d'assistenza dell'Esercito potevano essere dotati di adeguate strumentazioni. Forse un sistema radicale per prevenire il contagio poteva essere quello di rifiutare assistenza a tutte le persone che presentavano ferite simili a morsi. Ma, una volta tanto, è stato il barlume di una coscienza solidale comune a fregare gli italiani. Forse si sarebbero dovuti adeguare ai modi spicci e brutali di russi e cinesi, chissà.

 

Tornando a me...

Dopo mesi di completo isolamento in montagna, vi ho detto che ero intenzionato a mia volta a raggiungere una zona sicura. A questo punto, per non passare per idiota, spendo due righe per giustificare questa scelta. Come vi ho scritto settimana scorsa, l'afflusso di Gialli nel paesino in cui ero rifugiato stava aumentando un po' troppo. Se prima ne vedevo sì e no una ventina, sempre gli stessi e mai tutti insieme, a novembre ne ho contati altrettanti (nuovi!) arrivare dalla provinciale che porta giù alla strada che attraversa la Valsassina. Cosa li spingeva fin lì? Forse la fame. Forse nei borghi più a valle non c'era più nessuno vivo da cacciare. O magari hanno notato fin da giù il fumo del camino che ho acceso nei giorni più freddi. Stupido io a non pensarci!

 

Per il momento il freddo li rallentava, ma non potevo più svegliarmi all'alba col terrore che fossero oramai diventati troppi per uscire di casa. È a quel punto che è nata l'idea di tentare una sortita all'Isola Comacina, la zona sicura più vicina a dove stavo io fino a settimana scorsa. Di tutte le roccaforti scelte dall'Esercito e dalla Protezione Civile mi è sempre sembrata una delle più logiche: una piccola isola nel Lago di Como, lunga seicento metri e larga duecento. Pochissime case di pescatori, due ville antiche, una chiesa, una locanda e un ristorante. Difendibilissima e, di fatto, autonoma. Pensai che il presidio dell'isola poteva aver resistito ai mesi peggiori, all'Estate Gialla del 2014 e a quella del 2015, di cui tra l'altro si hanno davvero scarse notizie. Una rigida disciplina e un'amministrazione adeguata potevano trasformare l'Isola Comacina in una minuscola oasi di civiltà nel cuore del mondo morente.

Questo mi sono detto e ripetuto.

Ma evidentemente non è andata così: l'isola è un cumulo di macerie carbonizzate, abbandonata e deserta.

 

E dire che il mio viaggio era iniziato piuttosto bene. Ho abbandonato il mio vecchio rifugio passando dalla stradina sul retro del condominio, che nei mesi scorsi avevo piano piano recintato con pannelli di compensato, rete e assi. In quel modo nessuno dei Gialli poteva avvicinarsi al retro dell'edificio in cui ero alloggiato. Così me ne sono potuto andare senza attirare troppe attenzioni. Ho tagliato per una strada secondaria, che fa una sorta di saliscendi dietro il paese, per arrivare fin su, dove una volta c'era un rifugio trasformato in ristorante per gli amanti delle passeggiate in montagna. Per fortuna mi sono dotato a tempo debito di un fuoristrada, perfetto per questi percorsi in pendenza. Tuttora il serbatoio è pieno per metà, e ho con me riserve sufficienti per un altro pieno. Del resto saccheggiare la locale officina di mezzi agricoli mi ha fruttato un bel po' di benzina, che gli altri si erano invece affannati a cercare all'unico distributore del paese. Questo sul finire dell'aprile del '14, quando tutti cercavano riparo e protezione nelle zone sicure. Io invece arrivai qui, anzi (a volte fatico a ricordarmi di essermene andato dal rifugio) il due maggio del '14, quando oramai anche in paese non c'era quasi più nessuno. Dopo due settimane gli unici abitanti di quello sperduto borgo eravamo io e un'altra dozzina di disperati, perlopiù anziani, ciascuno barricato nella propria casa. Poi nemmeno loro...

Ma sto divagando. La mia fuga, dunque. Su al rifugio, che è poi una sorta di grosso edificio rustico, con una quarantina di coperti, non c'era nessuno. Non in apparenza, almeno. Non avevo nessuna voglia di controllare, complici i due cadaveri putrescenti che s'intravedevano vicino alla porta sul retro. Così ho preso la strada accuratamente pianificata nei giorni scorsi. Più lunga e complicata rispetto al previsto, ma lontana da centri abitati di media grandezza, perciò più sicura. Vi basti sapere che ho attraversato in discesa una sorta di bosco in cui il fuoristrada ci passava a malapena, seguendo un sentiero pensato per gli amanti del trekking, non certo per le auto.

Di Gialli non ne ho visti e, cosa che mi ha inquietato non poco, non ho incrociato nessun animale. Ma forse erano solo spaventati dal motore della Wrangler. E io avevo più paura di loro, non essendo più abituato a stare all'aperto. Che poi, non so voi, il mio prodigioso arsenale si riduce a una Glock con trentaquattro proiettili da 9 mm residui, una roncola con filo mezzo smussato, un coltellaccio di quelli “survivor” e una balestra Excalibur più ingombrate che pratica da usare. Ho sempre pensato che, se i Gialli mi attaccassero in più di due o tre alla volta, finirei alla svelta la mia esistenza terrena.

Fuori dal bosco mi sono raccordato con una strada sterrata che attraversava un ampio tratto di campagna. A parte qualche cascina e dei minuscoli borghi in lontananza non c'erano altre tracce di civiltà. La sensazione bizzarra ed estraniante era quella di trovarsi catapultati indietro nel tempo, nel Medioevo. Anche le carcasse arrugginite di un paio di trattori abbandonati nei campi sembravano più scheletri di animali preistorici che non mezzi meccanici. Forse quando la peste nera imperversava per l'Europa, a metà del '300, il paesaggio doveva essere simile a questo.

Probabilmente perquisendo qualche cascina abbandonata avrei potuto trovare materiale utile, magari anche cibo o benzina, ma avevo troppa paura, perciò ho tirato dritto. Finalmente il navigatore satellitare, che funziona ancora alla meraviglia, si era orientato, indicandomi quale direzione prendere per riallacciarmi alla Strada Statale 36, quella che passa lungo il lato orientale del Lago di Como. La via più breve per raggiungere la Comacina in realtà era un'altra: arrivare in un qualsiasi approdo (Bellano o Varenna, per esempio) e imbarcarmi. Ipotesi impraticabile, visto che non so nulla di navigazione, né volevo poi abbandonare la Wrangler. Insomma, ho dovuto fare una deviazione di oltre tre ore e mezza, contando anche che in prossimità dei centri abitati più grandi, come Colico e Gravedona, ho fatto delle deviazioni in aperta campagna, dove c'erano meno possibilità di incontrare Gialli.

In realtà ne ho visti pochi, tutti piuttosto intontiti dal freddo e dalla fame. Mi sono tenuto a debita distanza dai pochi erranti che individuavo da lontano. Solo un paio di volte ho dovuto accellerare per evitare che dei Gialli solitari sbucati dalle carcasse di auto abbandonate si buttassero addosso al fuoristrada nel tentativo di raggiungermi. Poco fuori Trezzone sono poi incappato in una sorta di grosso assemblamento, otto o nove esemplari, che gironzolavano attorno a un mobilificio posto a margine della Statale, che nel mentre era diventata la 340. Probabilmente là dentro c'erano delle persone sane, considerando anche che le serrande delle finestre erano abbassate lungo i due lati che ho potuto vedere. L'idea di fermarmi e controllare non mi ha nemmeno sfiorato il cervello: nove Gialli sono abbastanza per fregarti alla grande, senza considerare che gli spari ne avrebbero attirati altri dai dintorni.

Se non altro una cosa mi ha consolato: oltre a qualche errante e a questi del mobilificio, ho visto poche creature in giro. Mesi fa sarebbe stato quasi impossibile procedere lungo la strada, con quei cosi che si riversavano ovunque in cerca di sangue. Non a caso ci sono cadaveri dappertutto, tanto che in alcuni punti è impossibile abbassare i finestrini, col tanfo che si respira nonostante il freddo. Forse stanno morendo tutti di fame. Non è improbabile, pur contando la resistenza fisica garantita loro dal prione.

Purtroppo all'altezza di Menaggio, ossia non lontano dalla mia meta, ho avuto però le prime avvisaglie che il mio viaggio non si sarebbe concluso con un successo. Piuttosto che entrare in paese ho deviato verso nord, tagliando per un'ampia area destinata a un golf club prestigioso, che avevo già visitato quando il mondo era ancora a posto. Lì ho visto i primi segni di saccheggio. Il resort del golf club ero uno scheletro bruciacchiato, così come le poche auto nel parcheggio riservato agli iscritti. C'erano anche dei corpi sparsi sull'asfalto e anche più in là, sul green, anche se mi sono guardato bene dal controllare da vicino. Più che la possibile presenza di Gialli nei dintorni, mi hanno terrorizzato i cinque cadaveri distesi davanti al cancello d'ingresso. Ho fermato la Wrangler lì accanto per controllarli: quei poveretti, tre uomini e due donne, di cui una piuttosto anziana, erano stati giustiziati l'uno in fila all'altro, da un plotone d'esecuzione o qualcosa del genere.

 

Con bruttissimi presentimenti in testa ho raggiunto Ossuccio, il paese sulla costa ovest del lago da cui una volta ci si imbarcava per la Comacina, che è separata dalla terraferma da meno di duecento metri d'acqua dolce. Mi sono spinto fino al porticciolo, ma son dovuto scendere dall'auto cento metri prima di raggiungerlo, perché le carcasse di altri veicoli abbandonati ingombravano la strada. Sono sceso nonostante, ve lo assicuro, me la stessi facendo addosso. Balestra alla mano mi sono avvicinato al molo, dove erano ancora attraccate un paio di barche di modeste dimensioni e un motoscafo a malapena più grande. Il freddo intenso in qualche modo mi rassicurava un po', mentre ciò che vedevo oltre il lembo d'acqua mi ha gettato nella depressione. Come vi ho anticipato a inizio post, l'isola è stata bruciata da cima a fondo: boscaglia, edifici, perfino il campanile che s'intravedeva tra i tronchi carbonizzati. Qualcuno ha messo a ferro e fuoco la “zona sicura”, e di certo non lo aveva fatto per sbaglio o per arginare un contagio scoppiato sull'isola. Non così.

Pensare a dei razziatori non è un'idea così peregrina. Immagino un grosso gruppo armato, che si sposta su dei fuoristrada e dei SUV, attaccando e depredando gli altri superstiti. La cosa peggiore è che non so se sono oramai lontani da qui, o magari rintanati in qualche fortilizio, pronti al prossimo raid. Ogni voglia di andare sull'isola mi è passata all'istante. Difficile che là ci sia ancora qualcuno, o qualcosa. A quel punto ammetto che ero disperato. Potevo tornare al rifugio e studiare un altro piano, stabilire un'altra meta. Nel mentre però i Gialli sarebbero continuati ad arrivare alla spicciolata, magari per mera opera di imitazione dei loro simili. L'idea mi terrorizzava. Allora sono tornato in macchina e mi sono messo a scartabellare tra le cartine stradali di cui avevo riempino il vano portaoggetti della Wrangler. Dove andare? Che fare?

Visto che il porticciolo mi sembrava tranquillo son rimasto lì a cercare un'idea. Una via d'uscita. Un futuro. Poi mi sono addormentato. Che coglione, vero? Quando mi son svegliato stava già imbrunendo. Avevo dormito per quasi cinque ore, complice la tensione e la stanchezza accumulata nei giorni precedenti. Per fortuna nessun Giallo era passato di lì. A quel punto era inutile mettersi a gironzolare al buio. Valeva la pena dormire in macchina, senza accendere luci per non attirare attenzioni indesiderate. Sono sceso di nuovo solo per pisciare, poi mi sono avvolto nella coperta, ho mangiato un paio di scatolette di sgombri affumicati e son rimasto lì, in una situazione che definire allucinante è poco. Solo in mezzo al nulla. Un po' come essere su Marte, tranne che lassù non ci sono contagiati emotofagi pronti a succhiarti come un bastoncino di liquirizia.

Ho acceso il computer, coprendo lo schermo con uno straccio per limitarne la luminosità. Se ci fosse stato un qualunque wireless ancora attivo, vi avrei scritto due righe per sentirmi meno solo. Invece non c'era nulla: zero totale. Ciò aumentava la mia sensazione di solitudine assoluta. Ho trascorso diverse ore con la Glock appoggiata tra le gambe, sperando solo di riaddormentarmi. Ogni tanto mi sembrava di sentire qualche rumore, in lontananza. Il silenzio e il buio amplificano l'udito, questo è appurato. Ogni suono che probabilmente veniva da chilometri di distanza mi sembrava vicinissimo. Per evitare di scendere ho pisciato in una bottiglia d'acqua appena svuotata. Poi, Dio volendo, è arrivato il sonno e quindi l'alba. Ed ero ancora sano e salvo.

Sono ripartito con la prima luce del giorno. A quel punto la mia idea, piuttosto confusa, era di riparare a nord, in bassa montagna, dove secondo la cartina non c'erano paesi, nemmeno minuscoli. Potevo fermarmi in un qualunque pascolo abbandonato e prendermi qualche giorno per pensare a qualcosa di più concreto, per esempio una puntata oltre confine, in Svizzera.

Non ho fatto però in tempo a lasciare la stradina che Ossuccio portava verso il Sacro Monte, e quindi tra alpeggi e boschi, che ho incrociato sulla mia destra il posto da cui vi scrivo ora: un agriturismo. La deviazione era indicata da un cartello traballante. In condizioni normali non avrei curiosato, ma la necessità di scendere dalla Jeep e di tirare il fiato era troppo pressante. La fortuna mi ha arriso un'altra volta. Questo rudere ristrutturato è deserto, abbandonato, e già saccheggiato fino all'ultimo vano del più piccolo armadio. Ma è isolato, costruito com'è su un sentiero in salita, nascosto da una piccola macchia di castagni. Ed è anche dotato di inferriate alle finestre, e di una portone vecchio stile, con tanto di catenaccio e spioncino.

Non c'è cibo né acqua corrente, ma nell'aia (oramai deserta) c'è una fontanella che sembra pescare direttamente da una fonte sorgiva che viene giù dai monti. Non ci sono più animali, nemmeno nella stalla, che è occupata solo da un vecchissimo trattore dal serbatoio svuotato fino all'ultima goccia di benzina. In casa ho trovato solo qualche vecchio vestito da lavoro, delle pentole ammaccate e qualche bottiglia di latte cagliato e puzzolente. Tutto il resto se lo son portati via. Però, meraviglia delle meraviglie, in una delle tre stanzine forse un tempo riservate ai clienti, c'è un vecchio modem wireless funzionante, che nessuno si è sognato di toccare. Anche se la linea telefonica è muta, la connessione a Internet funziona ancora.

Come mai? Di preciso non lo so, ma posso dirvi che è alimentato, come il resto dell'edificio, da un generatore fotovoltaico ancora integro. Ci ho messo giorni per capire esattamente come funziona, ma ora eccomi qui, dotato di corrente elettrica che alimenta il wireless, la batteria del mio portatile e il fornelletto portatile che mi sono portato dietro. Peccato non avere una stufetta a corrente per scaldarmi. Nella sala da pranzo al piano terra c'è un camino ma non oso accenderlo. Il fumo si vedrebbe a chilometri di distanza. Non ripeterò due volte lo stesso errore. Anche se sono giorni che non vedo un Giallo ho imparato a non fidarmi. Potrebbe essercene qualcuno nascosto nei boschi qui vicino, magari a caccia di altri sopravvissuti, o anche di qualche animale da mangiare, che in mancanza di altro va pur sempre bene per placare la fame.

Insomma, mi sono sistemato benino. Peccato per il cibo, che scarseggia. Ne ho per dieci giorni, quindici se stringo la cinghia. E poi? Se fosse primavera proverei a coltivare l'orto che i padroni di casa hanno abbandonato. Sempre ammesso che ci sia da fidarsi, con tutte le schifezze radioattive che i venti dell'est han portato fin qui dalla Russia, dal Pakistan e dalla Cina negli ultimi anni. Comunque il problema non si pone nemmeno.

So che prima o poi dovrò tornare giù in paese, oppure spingermi anche più lontano, per cercare qualcosa da mangiare. Per il momento però mi riposo. Sistemato il fotovoltaico mi sto dedicando a controllare il perimetro dell'agriturismo, e a rendere più accogliente la stanza padronale in cui ho preso alloggio. Di giorno leggo, con la consapevolezza che sarà impossibile trovare nuovi libri nell'immediato futuro. O forse per sempre. La sera guardo uno dei film, già visti decine di volte, che ho salvato su chiavetta USB. Ogni tanto ascolto Chopin. È l'unica musica che il mio cervello tollera, oramai.

E poi navigo. Ho visto alcuni dei vostri vecchi blog, anche se la maggior parte sono oramai scomparsi con la caduta dei server. Non ci sono più portali di news attivi, questo oramai da mesi. Tuttavia c'è un sito australiano, che riesco a caricare ogni tanto, che fa intendere quanto le cose siano andate di lusso agli aussie, complice una scarsa densità di popolazione e un isolamento geografico favorevole. Hanno ancora un governo, una parvenza di economia, anche se devono mantenere la legge marziale per impedire infiltrazioni dall'esterno. Oramai ho idealizzato l'Australia come una sorta di Paradiso terrestre: salvifico e irraggiungibile. Tanto vale la pena che fosse sulla Luna.

Finalmente riesco ad aggiornare il blog. Qui è notte. C'è buio ovunque. Da ogni finestra vedo solo oscurità, anche sul lago, che di giorno offre un panorama mozzafiato. Sembra davvero di essere in Io sono leggenda. A volte penso che un domani, quando tutti i Gialli saranno morti di fame, il mondo sarà un posto pacifico e più giusto, perfetto per ricominciare. Ma occorre sopravvivere fino ad allora.

Ma stasera è successa una cosa nuova. Un'ora fa, prima di mettermi a scrivere, ho visto una luce. Veniva da qualche parte sul lago, verso sud-est. Impossibile determinare la distanza esatta, ma penso che sia almeno a cinque chilometri da qui. Era una luce modesta, forse una finestra illuminata, ma nel buio totale spiccava come un faro. Dopo dieci minuti si è spenta e non si è più riaccesa. Che dite, dovrei andare a controllare?


(Il mio percorso: dal rifugio all'Isola Comacina - cliccare per ingrandire)

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Survival blog: elenco dei capitoli precedenti e degli altri contenuti.
 





Pensate a tutta la gente che conoscevate,pensate a tutti quelli che sono vissuti e morti vicino a voi.
Ci pensate?
ricordate com'era prima?Ricordate com'è cominciato quest'incubo?
Io si e credetemi tutto l'alcool che è rimasto al mondo non riuscirebbe a farmelo dimenticare.
Eppure lo vorrei tanto.
Meno di una settimana fa,sono riuscito a riprendere contatto con alcuni dei miei vecchi corrispondenti...definirli amici sarebbe troppo...ma alla fine sono comunque l'unico contatto con la mia vita precedente.Alex ed El mi hanno chiesto il perchè cerco di aiutare la gente arrivando al punto di svelare il mio rifugio
quando tutto il resto del mondo è andato a puttane.
Già,perchè lo faccio?
Oggi è quel maledetto anniversario...
...la televisione funzionava ancora,il nord Italia sembrava ragionevolmente al sicuro.Certo c'era il coprifuoco,la legge marziale,eravamo preoccupati per quello che succedeva al Sud.
Ma siamo sempre stati così noi Italiani sempre convinti di sfangarla.La maggior parte di noi lavorava ancora.Mi ricordo ancora le discussioni coi colleghi:Rizzato,il disgustoso Rizzato,l'uomo che perfino i genitori avevano disconosciuto difendeva come sempre le leggi antiimmigrazione.Ovunque,dalla Cina,dall'India ed ultimamente perfino dalle repubbliche ex sovietiche della Georgia e dell'Armenia era considerato a rischio.
Come sempre il panico generava i mostri della ragione;intere comunità di asiatici che vivevano in Italia da anni ne avevano pagato il prezzo...roghi,pestaggi,delazioni a pagamento.
E vermi come Rizzato,il mio collega era in prima fila.Proprio quel giorno si era vantato di aver denunciato un intera famiglia di cinesi suoi vicini da sempre dicendo alle autorità che che avevano ospitato una nipote di nascosto e si beava di quanto aveva guadagnato.
mi faceva schifo,Rizzato, sarebbe stato il tipo d'uomo che avrebbe denunciato gli ebrei.
Dov'era la verita?Qual'era la cosa giusta da fare?
Vicino a me abitava una coppia di pakistani,loro ed il loro figlioletto.Vedevo la loro paura ogni giorno di più.
La settimana prima che fossero emanate le nuove leggi anti immigrati il bambino era stato espulso da scuola,il padre preso a sassate un paio di giorni dopo.Vedevo il terrore nei loro occhi,quindi si nascosero.Io li scoprii in un box inutilizzato vicino al mio.Avrei dvuto fare come Rizzato?Li avrei dovuti denunciare?
Cosa avreste fatto voi?E Tu ALEX?E tu EL?
Gli diedi soldi,non dissi niente a nessuno,mi promisero che si sarebbero nascosti a Venezia.
Quella notte dormii il sonno del giusto.
Avete già indovinato quello che successe poi?Ricordate tutti gli articoli dei giornali?
Già.Due settimane dopo tutti i telegiornali titolavano che Venezia prima città del Nord Italia era completamente caduta.I gialli dilagavano.
Un fotografo prese l'immagine che poi è diventata il simbolo dell'epidemia gialla:una coppia di Gialli che dilaniava una turista.Quella foto non vinse i maggiori premi giornalistici,solo perchè non ci fu più nessun tipo di premio al mondo.
Ma i miei incubi cominciarono allora:riconoscibili nonostante il morbo,il prione come lo chiamavano gli esperti,era la coppia di Afgani che IO non avevo denunciato.
Fu proprio ll 3 di dicembre.da allora fu il Kaos....
Poi le alluvioni della primavera fecero il resto,dj Venezia non rimane più niente,solo alcune isole come Burano e Torcello riuscirono ad isolarsi impedendo a chiunque di avvicinarsi ma da quello che so le cose non gli vanno tanto bene.molti sono morti,molti di più sono stati i contagiati.
Ironia della sorte Rizzato riuscii a scappare,che diritto ha lui di essersi salvato quando tanti uomini migliori di lui non ce l'hanno fatta.Ma poi che diritto ho io di essermi salvato?
Mi ripeto che non ho colpe,che Venezia prima o dopo sarebbe stata contagiata lo stesso ma in cuor mio conosco la verità.
Tutte quelle persone le ho uccise io,Veneziani,turisti...li ho condannati io.
Per questo cerco di salvare delle vite,spero di scontare i miei errori,ma quanto tempo della mia vita mi ci vorrà per riparare tutte le vite che ho condannato?
Io.
Colpevole.
Nick


:..piccola aggiunta e correzione:
"Rizzato,se fosse vissuto durante la seconda guerra mondiale sarebbe stato il tipo d'uomo capace di denunciare gli ebrei ai nazisti".
Nick

Sei ancora vivo! Grazie al… beh, al diavolo il cielo. Se prima di tutto questo stavo alzando il medio all’agnosticismo per abbracciare l’ateismo, questa storia mi ha convinto che l’umanità deve ringraziare solo se stessa, nel bene e nel male. Forse sto impazzendo – una soluzione come un’altra, direi – ma penso sempre più spesso a queste cose. Religione e superstizione, zombie e fine del mondo, dio che s’incazza… beh, noi siamo i nostri stessi patetici dei. Proprio quello che ci meritiamo. Buon giorno e buona notte.

Ma no ma no, devo restare sul pezzo, concentrato, niente divagazioni. La luce? La luce. Sì, no, sì. Vai, resta, aspetta. Ah! Non lo so. Il punto. Sì, il punto è che sei vivo. Che siete vivi. Già, e – a modo vostro – ve la state cavando. Io d’altra parte, io…

Guardiamoci in faccia. Difendermi? Non so tirare neppure di fionda. Se questa connessione morisse, non saprei come rimediare. Le sortite per procurami il necessario diventano sempre più infruttuose. Se sono ancora qui, è per un miracolo del demonio. L’ultima volta che sono riuscito a collegarmi ho detto che, se avesse nevicato, avrei raggiunto la farmacia per andarmene con qualcosa di più dolce del succhiotto di un Giallo. Beh, ha nevicato, ma non abbastanza. In più, la fuori si muove gente che non sono sicuro di voler incontrare. Amici o nemici, poco importa. Dei primi diffido e dai secondi sto alla larga. Sono da solo, non so se l’avevo detto, e la vita che faccio è quella del ratto: opportunista, sfuggente, vigliacco ma coi suoi motivi. Sono più grossi di me, più cattivi e motivati, non mi faccio illusioni. Vorrei solo andarmene alle mie condizioni, ormai non spero in nient’altro. L’unico colpo di culo sono le cornacchie, che sono sparite prima che il tempo si facesse troppo rigido. Probabilmente sono migrate a sud, in cerca di caldo per muoversi, volare e attaccare. Quando torneranno, con la primavera, saranno cazzi amarissimi. Qui, d’estate, sembra di stare in un film di Hitchock.

Se state leggendo, tenetevi alla larga dai corvi! Scappate, se li vedete. Mettetevi al coperto, anche se è solo uno. Non sono mai da soli, mai. L’estate appena passata, quando c’erano altri con me, li abbiamo tenuti a bada col fuoco, coprendoci al punto di rischiare un’insolazione e muovendoci solo in auto per tragitti più lunghi di un’isolato. Merda, se penso alla fine dell’inverno… alla primavera. Per allora, sarò morto o ancora attaccato alla vita come uno stronzo?

Forse dovrei tentare la fortuna coi gruppi di sopravvissuti, ma se fossero del tipo sbagliato finirei in guai peggiori. Intanto, mentre pendolo dal mio albero del dubbio, il tempo passa e le opzioni diminuiscono. Quando leggo che siete vivi – beh, quelli che scrivono, gli altri li do per morti (senza farmi illusioni) – e decisi a sopravvivere, più organizzati di me… beh, non vorrei provare la costante sensazione che sia tutto inutile, che i Gialli saranno la nuova umanità (un po’ alla Matheson, vero?) e che nulla di ciò che farò o faremo avrà senso, eppure è così.

Ah!… Forse dovrei prendere le mie lagne e andarci affanculo, o decidermi a uscire, avvicinare quei chi-cazzo-sono e vedere se c’è una via d’uscita. Vi farò sapere.

giudappeso

La cosa ironica è che quando tutto questo è successo la mia vita non è cambiata poi molto: vivere nel Corvetto, uno dei quartieri più difficili di Milano, assieme al lavaggio del cervello paranoide che quotidianamente la televisione ci propinava, mi aveva già abbondantemente preparato a sentirmi indifeso ed isolato in un territorio ostile.
Per dire, quando ancora gli unici gialli erano, da queste parti, quei poveracci che facevano la fila al consolato della Repubblica Popolare Cinese per chiedere il visto, io già avevo un bastone telescopico sotto il sedile dell'auto e mi era anche già capitato di usarlo.
Mi ci è voluto in fondo davvero poco per imparare come aprire la porta blindata di casa e, contemporaneamente, sparare ad alzo zero con il fucile a canne mozze.

Questo finchè il Fuori, com'era del resto prevedibile, non ha deciso di divorare il Dentro: ho trovato la porta aperta dall'interno, me lo immagino come sono andate le cose: era in gamba ma troppo tenera per resistere ad una richiesta d'aiuto, magari astutamente formulata.
Portava in grembo mio figlio, l'avevo visto in una ecografia, estremo, ultimo sforzo dell'efficentissimo sistema sanitario lombardo prima del sopraggiungere del caos.
Era lungo 26 mm e gli batteva il cuore. Quel giorno me lo ricordo bene, c'era la neve e faceva freddo. Usciti dall'ospedale Niguarda, Milano pareva inospitale ed ostile come oggi, però sentivo anche il mio cuore battere e non mi importava.
L'ho trovata sul letto.

Da allora le cose sono un po' cambiate, tra i vari vantaggi che si acquisiscono a non avere più un posto in cui tornare né qualcuno da difendere c'è, per quel che riguarda il mio caso, la disponibilità mentale a relativizzare qualsiasi concetto e una certa dose di, diciamo, disinvoltura morale. Mi sono così reso conto che la marea dei gialli alla fin fine non è poi la brutta cosa di cui tutti parlano; con la dovuta flessibilità e spregiudicatezza ci si può abituare ad essa, financo cavalcarla e volgerla al proprio interesse.
Così ho fatto carriera, ho messo insieme il mio piccolo circo di nani, ballerine & Orrore, ho lavorato profiquamente ai miei business e sono andato a vivere ai piani alti.

Insomma, alla fine le strade inospitali di questa città, il cemento armato, il vetro e il metallo di Milano sono diventati la mia ostrica.

Ah,dico piani alti perchè in questo momento scrivo da quello che era l'ufficio di Formigoni, nel nuovo grattacielo della Regione vicino a Centrale, ultimo piano. Tenuto conto del ruolo istituzionale che ho unilateralmente deciso di assumere in città mi è parsa la cosa più ragionevole dotarmi di una sede sufficentemente rappresentativa.

Davanti a me, attraverso queste pareti di cristallo, vedo distendersi tutta la Pianura Padana in ogni direzione. I fuochi sono spenti ormai da tempo, fa freddo e mi pare (ma forse è solo l'effetto del fumè) che una patina grigia, cinerina, compatta, copra ogni cosa, smussando gli angoli e arrotondando le asperità del paesaggio.
L'effetto è distensivo, pacificante.
db

Ciao Alex!
Questa è la seconda lettera che ti scrivo da quando tutto il mondo è andato completamente a farsi fottere.
Sai, per me è molto importante questo mio contatto con te! Perché mi ricordi che la vita non è soltanto questo! Non e soltanto sopravvivere! È anche di più anche se l'epoca non ci fa tanto sperare bene! Ti ricordi quando ci avvitavamo la mente con le nostre seghe mentali fantasiose?:) è quello che in fondo che ci rende umani! Sognare! In qualsiasi modo, sia irreale che surreale verosimile o realistico! L'essere umano vive sognando! Nonostante tutto sento ancora il bisogno di sognare! Sennò non ce l'avrei fatta e mi sarei appeso a una trave già qualche anno fa! E poi Alex, in un sogno ci viviamo già! O piuttosto in un incubo!

Lo so che forse non ti interessa cosi tanto ma sento il bisogno di raccontarti qualcosa della mia realtà! Spero che ti aiuti moralmente a leggere queste righe, non immagini come mi aiuta a me..... Ho davvero un enorme bisogno di sfogarmi con qualcuno!

Incomincio subito con una ottima notizia! È quasi un mese che non vediamo un nuovo morto oppure non uccidiamo niente che non sia cibo! Sia umano che giallo! Ma ti rendi conto come siamo ridotti per gioire a una notizia del genere? Addirittura un mese! Spero che questo periodo duri il piu a lungo possibile ma ho sempre paura che ritornino gli attacchi in maniera piu intensa di prima!


Il ciclo agricolo invernale è iniziato in pieno: piantiamo gli alberi da far crescere fra frutta olive ed altro! Abbiamo piantato anche diversi alberi di carrubo! Non si può mai sapere per il futuro: li usiamo principalmente come foraggio ma una parte li mangiamo direttamente oppure ne facciamo farina per i dolci! Il gusto mi ricorda la cioccolata! Come mi manca la cioccolata! E poi il carrubo ha delle proprietà medicinali molto utili in caso di diarrea! Gli alberi di arance piantati qualche anno fa incominciano a rendere abbastanza bene! Anche se non sono grosse e belle come quelle di una volta!Ma il gusto è quello! Anzi anche meglio! Tutti i fertilizzanti chimici che abbiamo trovato li utilizziamo o li conserviamo per fare esplosivi di varia natura!come fertilizzanti utilizziamo la merda nostra e degli animali e anche quello prodotto con la lombricaia.
Come antiparassitari utilizziamo dei rimedi naturali che avevo già iniziato a sperimentare vari anni fa! Non è efficace come quelli chimici, ma funziona abbastanza bene e per altro non mangiamo merda avvelenata, Abbiamo anche ampliato la ceppaia di eucalipti e pini! Non immagini tutti gli usi che ne facciamo. Oltre i più ovvi come legna da ardere e carbone riusciamo anche ad ottenere syntgas e metanolo (che serve per il biodiesel).....


I bambini e i ragazzi già pensano al periodo di Natale! Alle vacanze e ai regali! Anche se siamo in questa enclave di umanità che si salva con le unghie e con i denti dalla follia manteniamo un insegnamento scolastico cercando di mantenerlo il più efficiente possibile per quanto ci riesce!
Prima che crollasse tutto ho scaricato wikipedia completa! E la aggiorno una volta l'anno! Anche se gli aggiornamenti sono veramente pochi... E le lezioni le teniamo tramite computer e schermo gigante! Il mondo è caduto in un fottuto abisso e io investo un sacco di risorse per mantenere una classe informatizzata e fare un insegnamento ad adulti e bambini a un livello tal che la scuola pubblica di una volta si poteva sognare! A dire la verità insegniamo quel che possiamo! Perché l'intelligentia rimasta non siamo chissà quali luminari ma cerchiamo di fare il nostro compito al meglio delle nostre possibilità.
Ho anche deciso di dare delle basi di combattimento e uso delle armi ai bambini ad incominciare dai 12 anni ad entrambi i sessi e a cominciare dai 15 anni tutti diventano ausiliari alla milizia in caso di mobilitazione generale! Se dobbiamo crepare tutti almeno venderemo cara la pellaccia! Anche i bambini! E una scelta estrema! Ma i gialli non risparmieranno a nessuno in caso di sfondamento delle mura di fortificazione di questo piccolo villaggio.

Siamo riusciti a ultimare dei nuovi motori Stirling con un totale di circa 150 kw elettrici da usare in caso di necessità e abbiamo montato un nuovo aggeggino difensivo che regalerà un bel confetto che secondo i miei calcoli è in grado di fare anche un bel po di danni a un mezzo corazzato! Un cannone a bobina con 300 kw di accumulatori! Può sparare proiettili di diverso peso e ti assicuro che è davvero devastante! Ma con tutte le fonti di energia elettrica che possediamo ci sta un quarto d'ora per caricare! Abbiamo un sacco di energia elettrica ma la utilizziamo quasi completamente per i laboratori e i sistemi di difesa! Abbiamo un sacco di armamenti moderni e abbiamo ancora abbastanza mezzi di trasporto in efficienza ma li utilizziamo raramente! Utilizziamo sopratutto armi che potevano esistere nel medioevo ma riadattate al sapere moderno (mazze, spade, coltellacci, archi, balestre e riadattamenti di armi di assedio medievali) e ci spostiamo sopratutto con mezzi a trazione animale a piedi o biciclette. E sai perché tutto questo? Perché siamo letteralmente terrorizzati di non averne abbastanza quando ne avremo veramente bisogno! Per un attacco di gialli! Sbandati o altre enclavi! (le chiamiamo cosi qui i villaggi organizzati, potrebbero essere anche cittadine o città ma sopratutto li i sopravvissuti sono pochi rispetto a prima quindi sono enclavi lo stesso) quindi siamo sospesi in questo cazzo di stato fra nuovo medioevo e di maniacali costruttori e arrangioni alla mcgyver! Maledizione!



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Mio caro Alex, ho letto attentamente i messaggi tuoi e quelli degli altri che hanno lasciato commenti, e sono veramente infastidito dal notare come nessuno - ma veramente NESSUNO - abbia compreso in pieno il senso del periodo storico che stiamo vivendo.
Leggo parole assurde: genta "infettata", i "mostri/zombi/vampiri" gialli, "peste nera"... Ma é possibile che soltanto io mi sia reso conto della verità?
Alex, Darwin aveva spiegato bene che l'evoluzione di una specie non avviene gradualmente, ma grazie a creature difformi che però si adattano meglio delle altre all'evoluzione dell'ambiente circostante. Le giraffe non avevano il collo lungo, la prima giraffa con le vertebre allungate era un mostro, ma poteva mangiare le foglie degli alberi mentre le piante a basso fusto della savana si stavano essiccando, e così il mostro dal collo lungo di colpo é diventato il capostipite di una nuova genealogia con maggiori risorse rispetto alle altre giraffe.
Ecco, in questo mondo dove l'inquinamento inarrestabile, la desertificazione e l'inacidimento degli oceani stavano lasciando l'umanità senza mezzi di sussistenza, questi uomini venuti dall'oriente che tutti chiamano "gialli" ci hanno mostrato quale sarà l'evoluzione futura dell'uomo. In fondo, se ci pensi bene, cosa c'é di tanto assurdo nel mangiare un proprio simile? Perché per noi era un tabù? Non certo perché se ne causava la morte, visto che l'omicidio ha continuato a esistere. E l'omicidio é vile, spregevole, mentre il cannibalismo ha una sua dignità: ti mangio per sopravvivere, mica per cattiveria. Esattamente come accade in natura, dove si crea un rapporto predatore-preda che non ci scandalizza poiché sappiamo che il leone mangia le antilopi perché rappresentano il suo sostentamento, e questo favorisce l'uccisione degli esemplari di antilope più deboli e la sopravvivenza di quelli più forti. Il ciclo della vita, l'ecosistema perfetto.
Riesci a renderti conto adesso? Finalmente stiamo ritornando anche noi nel grande processo dell'evoluzione naturale! Non é grandioso? Io sto cercando di entrarci anticipatamente, anche a livello mentale.
E poi il cannibalismo permette anche un'allargamento dei propri orizzonti. Per farti un esempio: la mia donna mi diceva sempre che sarebbe stato bello se io e lei fossimo stati una cosa sola. Adesso lo siamo. Lei é dentro di me. Solo le parti commestibili, d'accordo, ma io adesso so che lei farà sempre parte di me, e nemmeno la (sua) morte ci ha potuto separare. E' fantastico, se solo ci pensassi un po' su e lasciassi stare fucili e moschetti, tutta roba da esseri umani ormai anacronistici e fuori dalla storia.
Se passi a farmi visita possiamo parlarne a quattr'occhi, magari davanti a un bel fuoco pronto ad arrostire un bel pranzetto...

Non so se riesce ad arrivarti questo aggiornamento, sono in barca da circa una settimana e riesco a connettermi alla rete satellitare solo in alcune occasioni. Arrivare al porto è stata dura. Ho visto la presenza dei Gialli in paese un po' ovunque ma mi sono mosso all' alba quando erano meno reattivi e sono saltato sulla barca a vela più grossa che era ormeggiata.
Le barche a motore non le ho nemmeno prese in considerazione, senza gasolio servono come un fermacarte.
Ho impiegato un po' a rispolverare le mie nozioni di navigazione ma ho preso il largo.
Ho avuto la conferma che i gialli non nuotano, mentre stavo uscendo dal porto qualcuno era sulla diga e mi ha visto, si sono gettati in mare come lemmings e sono affogati. Che soddisfazione.
Sto costeggiando la Riviera, non mi fido a prendere terra anche se ho visto diverse luci sulla costa. Il radar mi rimanda echi di altre imbarcazioni più o meno grandi, ma non voglio avvicinarmi.
Il dissalatore solare funziona a meraviglia e la pesca è abbastanza semplice. Negli scorsi mesi ho recuperato una beretta che doveva essere di qualche poliziotto o carabiniere e un bell' assortimento di cartucce, poi ho fatto razzia in casa di un cacciatore e mi sono armato di fucile per la caccia al cinghiale con i relativi proiettili, ora è tutto imballato nella plastica per proteggerlo dal salino.
Sto scendendo a sud, cercherò l' Eclisse.
alla prossima....quando e se ci sarà

Ancora grazie a tutti per questi primi commenti al 2° capitolo del Survival Blog. Quasi tutti notturni, tra l'altro. Non so perché ma c'è qualcosa di "romantico" nell'aggiornare un ipotetico blog survivalista di notte, in tardo autunno.
Mi piacciono tutti i vostri contribuiti, che aiutano a costruire un quadro credibile che va da nord a sud. Un vero e proprio puzzle che si compone, lasciando margini di creatività in un contesto comunque ordinato e non del tutto caotico.

Ne approfitto per dirvi che ogni link esterno correlato al Survival Blog verrà man mano indicizzato nella pagina ufficiale del giochino (http://mcnab75.livejournal.com/363846.html).
Visto che potrebbero sfuggirmi molti contributi (anche se mi piacerebbe, non sono ancora onnisciente), segnalatemeli nei commenti della pagina che vi ho appena linkato, così provvederò ad aggiungerli di volta in volta.

E ora aspettiamo altri contributi dal 2015...

ho appena scoperto come attivare i commenti altrui sul mio blog! che figata la tecnologia! :P

Quoth the Weasel
Alla voce cibo, invito tutti i sopravvissuti a limitarsi allo scatolame con data di fabbricazione pre-agosto 2014.
E verdure, da orto, riparando le pianticelle con un bel telo di nylon o un foglio di plexiglass.
Non chiedetemi perché.
Fidatevi.
È il momento giusto per diventare vegetariani.

Faina Solitaria

Un avvertimento che mi fa immaginare le cose peggiori.
Attendo aggiornamenti, nel mentre seguo il tuo consiglio.

Ciao Alex,
è un miracolo che riesca ancora a collegarmi. E' bello scoprire che qualcuno di voi è ancora vivo e riesce persino a cavarsela. Per me, per i miei due compagni di sopravvivenza, è molto dura.
Ci siamo rintanati sui colli bolognesi. Fa un freddo polare. Il cielo è grigio, minaccia neve. E' impossibile muoversi all'esterno senza abiti adeguati. Per fortuna questo gelo ci aiuta a tenere lontani i Gialli. Sembrano quasi statue di ghiaccio.
Massimo è un pazzo. Qualche giorno fa ne abbiamo incontrato uno. Era fermo, immobile, adagiato con la fronte su un tronco d'albero. Respirava. Si vedeva il vapore uscire dalle labbra tumefatte. Massimo gli è andato vicino. Gli ha dato un calcio e questo è crollato al suolo come fosse una statua. Ha grugnito, niente di più. Sembrava incredibile, eppure...

Ora siamo rifugiati in un piccolo casolare nei pressi del Passo del Lupo. Non ricordo se te l'avevo già accennato. Fa freddo ma abbiamo l'energia elettrica e internet. Il tetto del casolare ha pannelli fotovoltaici e, fuori c'è pure una piccola pala eolica. Ieri siamo persino riusciti ad attivare un piccolo skylift che conduce sulla cima del monte. Potrebbe essere un'ottima via di fuga, se solo avessimo abiti adatti a questo freddo. Per lo meno nel casolare c'è cibo in abbondanza. Era un punto di accoglienza per turisti e l'impianto elettrico ha mantenuto in vita i frigoriferi. Credo che rimarremo in questo posto. Con un po' di accortezze, potremmo riuscire a trascorrere tutto l'inverno in tranquillità. Per lo meno... questo è ciò che speriamo.

Una nota di colore. Non so chi fossero i proprietari di questo casolare ma, c'è una piccola libreria qui. Ci ho trovato libri di ogni genere, molti di Stephen King, qualcuno di Brooks. Il tizio doveva amare l'horror. Chissà che fine ha fatto. Il casolare era completamente deserto. Nel garage c'è un vecchio fuoristrada con il serbatoio pieno. Ci sono tracce anche di un altro veicolo. Forse hanno tentato di raggiungere un punto di raccolta, chissà. Ad ogni modo, tra i libri ho trovato una copia del tuo 1935. L'ho fissato una buona mezz'ora prima di prenderlo in mano. Forse era un tuo lettore. Forse l'ha scovato per caso su Lulu. Il libro sembrava consumato dalla lettura. Pagine ingiallite e spiegazzate. Non so cosa mi sia preso, sai... ho rischiato di scoppiare a piangere davanti ai miei due compagni.
E' dura. Ma abbiamo un buon rifugio.
Spero di poterti aggiornare presto. Non fare gesti inconsulti. Trova un buon posto dove stare. Ti auguro buona fortuna.

A presto
Glauco

Anche tu col fotovoltaico! Dalle mie parti è una salvezza...
Infatti siamo qui che ci scriviamo.
Fai attenzione alla nota che mi ha segnalato Faina Solitaria. Te la cito: "invito tutti i sopravvissuti a limitarsi allo scatolame con data di fabbricazione pre-agosto 2014.
E verdure, da orto, riparando le pianticelle con un bel telo di nylon o un foglio di plexiglass."
I motivi sono ignoti, ma qualche sospetto mi viene,,,

Riguardo al mio libro... che dire? Vivo di fama postuma! Forse era il mio destino.
Se ti consola sull'iPad che ho con me conservo tutti i tuoi ebook. Magari un domani, quando qualcuno erediterà questo mondo morente, ci crederanno grandi scrittori del passato. Un pensiero consolatorio... Almeno credo.

Sono sopravvissuto.Devo continuare a ripetermelo,perchè sono talmente stanco e dolorante che a volte mi sembra di essere più morto che vivo.In questo momento scrivo da una cascina che io e i miei compagni abbiamo adibito a rifugio,usando un portatile che ho preso alla villa.(nella speranza che la batteria regga ancora un pò)Già,la villa,quella fottuta trappola in cui ho quasi lasciato le penne.Fottuta lei e stronzi noi per aver ceduto alla stanchezza e non aver controllato il perimetro.Quando i Gialli hanno attaccato siamo stati costretti ad una rovinosa fuga e ad un breve corpo a corpo con alcuni di loro.Con la forza della disperazione ho usato il fucile a mo' di clava,macinando cartilagini e pelli.E rishiando di farmi accoppare o mordere.Ovviamente abbiamo subito perdite,mentre un paio li abbiamo dovuti uccidere noi,perchè infetti.Dopo poche ore litigavamo per le loro armi.(Io ho fregato una pistola e un coltello,talmente affilato da far invidia ad un rasoio)Il resto della settimana è trascorso vagando per le campagne,alla ricerca di cibo,armi ed un riparo,schivando Gialli e banditi.Perchè con tutta questa storia il banditismo è tornato ad essere una realtà.Alcuni sono ex-soldatti e vecchi poliziotti che un tempo lavoravano per i comuni della bassa,altri solo dei disperati.In particolare qui nella bassa,presso Lodi opera una banda particolarmente pericolosa.Il loro capo era un soldato,ora è un esaltato che si veste da cowboy,che fa assalti armato di mitra e ama scalpare chiunque incontri.(si dice che dalla sua cintura pendano anche gli scalpi dei Gialli)Se passate da queste parti e vedete una stella capovolta disegnata su qualche edificio scappate,perchè è il simbolo della sua brigata.E se sentite il nome "Belfagor" scappate comunque,perchè è cosi che lo chiamano i pochi abitanti della zona.Per il momento siamo riusciti ad evitare contatti con lui o i suoi uomini,ma non so se in futuro saremo ancora cosi fortunati.Prima di trovare questa vecchia cascina e ripararci,abbiamo assistito ad una scena quasi patetica,un gruppo di uomini forse contadini in mezzo ai campi tentava un ultima difesa contro dei Gialli.Armati solo di un paio di vecchi fucili.Siamo fuggiti cercando di non farci notare nè da loro nè dai Gialli.Con la scarsità di munizioni e armi,non possiamo giocare a fare gli eroi,dobbiamo pensare prima a noi stessi.Ora chiudo,cerchero di riposare.Alex e tutti gli altri,spero che siate ancora vivi la prossima volta.
P.S.Alex stai attento,non fidarti del tutto di quella luce.Potrebbe essere L'Armata di cui parlava Nick o qualche seguace di Belfagor,che nonostante risieda soprattutto a Lodi viene spesso avvistato in altre parti della Lombardia,come se fosse realmente il demone di cui porta il nome.
Il vampirologo che ride




Belfagor... fa quasi pensare che le antiche leggende, gli spiriti del male, si stiano incarnando di nuovo sulla terra.
Ora che ricordo c'era chi ipotizzava qualcosa sul prione di Lee-Chang. Secondo un cospirazionista di L.A che fino all'anno scorso teneva un blog molto seguito, il prione sarebbe di origine "extranaturale". Cosa voglia dire questa parola, davvero non lo so. Il blogger è morto prima di rivelarlo. Ma qualcosa faceva pensare a origini che un tempo avrei definito protoscientifiche.
Ma probabilmente Belfagor è solo un brigante, un bastardo. So solo che non vorrei trovarmelo davanti!

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4 dicembre
Quanto tempo è che non mangio un panino integrale ai cereali con la mortadella? Quel profumo di buono e genuino! Come quello dell'aria fresca del mattino, quando la notte è stata fredda e il sole arrossa l'oriente. Le camminate per i viali della mia città, la brina sulle auto, le mani in tasca per non congelarle e la sciarpa tirata fin sul naso. L'odore di cappuccini e brioche che esce dai bar in quell'attimo in cui un cliente apre la porta per uscire dopo aver fatto colazione. Maledizione! Sono stato tra quelli che non hanno creduto al governo che consigliava di andare nelle zone 'sicure'. (vorrei sapere quanti di loro lo hanno fatto, bastardi!). E quindi eccomi qua, barricato in casa, costretto più dalla paura che da una necessità vera, perché io di persone strane ne ho viste veramente poche, anche se non bisogna fidarsi quasi di nessuno. Ho letto in questi giorni notizie di gente che invia offerte di aiuto, comunità di sopravvissuti che invitano a raggiungerli in posti sperduti. Voi vi fidereste? Spesso sono amici blogger con cui fino a pochi mesi fa si discuteva di libri, ci si scambiava racconti. Ma ora? Ora che basta poco per essere infettati, che l'incubazione dura un paio di settimane e ci vogliono almeno due mesi per essere sicuri che un volontario della Croce Rossa non si sia tramutato definitivamente in Giallo, beh, allora preferisco starmene rintanato in casa. Ho fatto una grossa scorta di alimenti conservati, barrette energizzanti, acqua minerale. La corrente elettrica, per fortuna, va ancora abbastanza normalmente (ve l'avevo detto che la mia è quasi un'isola felice) e io posso tenermi aggiornato con quello che resta della rete e dei blog. Per adesso le giornate passano, lente, ma passano. Finalmente ho il tempo di fare una cosa che ho sempre avuto voglia di fare. Lo so, è stupido, anche tenendo conto anche del fatto che sicuramente nessuno la leggerà, visto che siamo destinati all'estinzione, o meglio a lasciare il posto a esseri privi di un'anima, di una coscienza. Sto scrivendo la mia autobiografia. Quante cose tornano alla memoria riandando indietro! Di quante persone ritrovi i volti e le vite! Forse questa maledizione chiamata pandemia non è poi tanto disgraziata, almeno se non devi fuggire continuamente come Alex, Glauco, il Vampirologo, Luca. Ti lascia tutto il tempo di pensare, ricordare, magari piangere per un occasione persa, per una persona andata. Se alla fine di questa storia tutto potesse tornare come prima, forse molti di noi avrebbe deciso di cambiare vita. O forse resteremo gli stessi bastardi di sempre, se è vero che la natura umana è corrotta.
Ho letto di Ariano. E' forse l'unico che apertamente dice di aver 'cambiato bandiera'. Probabilmente è stato il dolore per aver dovuto uccidere la sua compagna. L'amore è così: ti fa fare ogni cosa, anche la meno logica. Penso che sia stato un modo quasi per punirsi, per continuare a farla vivere. E' buffo, mi fa ricordare una vecchia canzone (anche brutta per la verità) che cantavano un ciccione nero e una tizia italiana: “Un corpo e un'anima”. Così è la vita.
Alex scriveva, una delle ultime volte che sono riuscito ad avere sue notizie, che questi Gialli sono quasi inattivi a temperature molto basse. Glauco raccontava di un Giallo che, semicongelato, non ha reagito ad un umano e si è lasciato tirare giù a calci. Magari per ricominciare dovremo inventarci un mondo sotto congelamento, almeno fino a che l'ultimo mutante non sia stato scoperto ed eliminato.
Alla fine voglio rischiare. Vedo l'alba dalla finestra della mia cucina. E' troppo bello. Ho preparato il cappotto e la sciarpa di là, sul divano in sala. A monte tutto! Devo ricominciare a vivere! Magari la fuori scoprirò che si può anche stare, magari mi accorgerò che di Gialli ce ne sono pochi o niente, e che basta farsi i fatti propri per essere lasciato in pace. Voglio rendermi conto, vedere con i miei occhi. Tra due minuti sarò fuori. Qualche dio o la mia buona stella mi proteggano. Mi vesto e apro la porta. E' arrivato il momento di … cos'è … un rumore, dal piano di sopra, sembra un tramestio concitato, un grido soffocato, qualcuno che …
Temistocle

Quel fottuto Deejay che si ostina a trasmettere sulla rete d'emergenza sostiene che il Marchese,Belfagor e l'Armata potrebbero far parte di un piano più vasto ma io personalmente non ci credo.
Credo invece alle storie su una zona del confine dove quello che resta dell'esercito regolare Sloveno si sia unito ad unità superstiti dei nostri Carabinieri formando una sorta di zona franca tra Trieste e l'Istria.
Non so quanto sia vero,cercherò di contattare questa persona per avere più informazioni,credo che sia anche abbastanza vicino a me.
Se il tempo me lo permetterà cercherò di fare una sortita fuori il prima possibile...
Proprio oggi fuori dal canale portato dalla corrente del fiume ho incrociato il primo sopravvissuto non infetto che vedo da mesi,ma è ancora presto per parlarne....
Per il resto confermo le istruzioni di Faina Solitaria:se coltivate orti teneteli al coperto,se avete animali come Oche e Galline teneteli in locali chiusi,non fategli avere contatti con volatili all'esterno;le uova potete mangiarle ma se possibile evitate ogni tipo di carne.
Per quello che mi consta finora i peschi,molluschi e crostacei sono ancora commestibili.

...i disturbi sulla rete internazionale d'emergenza mi hanno impedito di chiudere la conversazione.
Attenti all'Armata,le ultime notizie la davano verso Rovigo e la pianura Padana,a chiunque sia in quella zona.
Stay Away.Statene lontani!
Da quello che so sono i tanti,si muovono su Jeep militari e seguite da due Tir.
Statene lontani.
Nick