Alessandro "McNab" Girola (mcnab75) wrote,
Alessandro "McNab" Girola
mcnab75

Rondine (SB - cap.4)




December 17th, 2015

I giorni passati qui, in compagnia di Manuel e Luigi, non sono stati male. Sì, fuori dal torrione c'è sempre qualche Giallo che gratta alla porta. A volte anche una decina. Ma non possono entrare in nessun modo, quindi si può ignorarli, anche se i gemiti di fame che emettono fanno venire i brividi.

I miei due nuovi amici sono brave persone. Manuel è il perfetto sopravvissuto: sa svolgere lavori manuali ed è anche particolarmente brillante. Ha delle capacità da hacker non indifferenti, ma di questo vi parlerò dopo. Luigi è invece il tipico anziano lombardo: un brontolone di buon cuore. In questa specie di fine del mondo si sta anche divertendo. Innanzitutto perché rivive la sua gioventù da partigiano armato, e poi perché non gli rimane granché del passato su cui piangere. La moglie è morta nel '92, stroncata da un infarto. I suoi figli, che lo hanno scaricato in ospizio perché troppo presi dalle loro faccende, non meritavano più il suo affetto già da anni.

Qui al torrione non c'è molto da fare. Una specie di biblioteca al primo piano offre libri d'arte e di storia locale, che sto divorando a una velocità impressionante. Luigi è un abile giocatore di briscola e spesso e volentieri ci concediamo dei tornei a tre. Ogni tanto, quando vogliamo azzardare un po' di abuso di corrente elettrica, guardiamo un film o ascoltiamo un po' di Chopin o di Mozart (ho cancellato tutti gli altri mp3 da mesi, prima o poi vi spiegherò il perché).

Ma il nostro rifugio non è del tutto improduttivo. Sul tetto della torre Manuel ha ricreato una sorta di microserra, utilizzando dei fogli di cellophane trovati in cantina. In un paio di catini riempiti di terra sta tentando di coltivare delle piantine di pomodoro e della rucola. Luigi invece controlla le armi di giorno in giorno, pulendole e oliandole. Abbiamo 60 proiettili calibro 9 mm per il mitra MAB e 35 calibro 7.35 mm per i fucili Carcano. Per fortuna i gestori del piccolo museo della Resistenza sono stati tanto precisini da abbinare a ciascuna arma una scorta di munizioni vere, in barba alla legge e ai controlli di sicurezza.

 

Direi che però la cosa più interessante in cui sono stato coinvolto sono le chiacchierate con Manuel.

Innanzitutto mi ha raccontato cosa è successo alla Zona Sicura dell'Isola Comacina. Beh, più o meno. Quando lui e Luigi sono arrivati qui, dall'Isola non arrivavano segni di vita, ma era ancora integra, non distrutta dall'incendio come l'ho vista io. Pochi giorni dopo hanno sentito degli automezzi transitare sulla Statale. Dal tetto del torrione Manuel ha intravisto un paio di camion pesanti e altrettanti SUV, ma senz'altro ce ne erano anche altri. Venivano dalla direzione opposta, da Argegno, Muronico e dai monti attigui. Da qui a Tremezzo l'Isola Comacina si nota a malapena, perciò il filippino non è riuscito a vedere di preciso cosa è successo. Ha scorto alcune barche staccarsi dal molo di Ossuccio per raggiungere l'isolotto. Poi ha sentito una sparatoria, che è durata quasi mezz'ora. Evidentemente la Zona Sicura, anche se era stata abbandonata dal presidio militare, era ancora abitata da qualche sopravvissuto. E i nuovi arrivati avevano deciso di fare piazza pulita.

 

Questi sono rimasti sulla Comacina per diverse ore, andandosene prima del tramonto, con barche e gommoni carichi di roba. A quanto pare però non si tratta di veri e propri razziatori, come quelli di cui leggo sui vostri blog. Dai camion e dai SUV sventolavano bandiere e sciarpe verdi, il che mi fa pensare a qualche sorta di milizia organizzata. Magari la stessa che, ancor prima della fuga del Governo nell'aprile del '14, aveva realizzato una sorta di secessione della provincia di Verona e dintorni. Salvo che poi i Gialli avevano reso vana ogni rivendicazione politica, di qualunque parte essa fosse.

Beh, sta di fatto che, andandosene, quegli stronzi hanno dato fuoco all'isola, utilizzando molotov e diserbante chimico trasformato in napalm improvvisato. Da allora non sono più tornati, ma nulla ci garantisce che prima o poi, spinti dalla mancanza di provviste o da Dio sa cosa, non si rifacciano vivi per battere palmo a palmo i paesi del lungolago. Compreso questo.

 

Manuel ha passato queste settimane collegandosi in Rete ogni volta che poteva sfruttare un po' di energia elettrica. Da buon hacker dilettante ha cercato informazioni soprattutto all'estero, in quei pochi paesi dove esiste ancora un ordine costituito. In quasi tutte queste rare oasi di civiltà i governi locali hanno imposto per legge una sorta di censura a Internet, per paura che gruppi organizzati di disperati possano tentare una sorta di invasione o qualcosa del genere. Però chi sa smanettare un po' come fa Manuel, riesce a bypassare le protezioni e a sbirciare ciò che avviene nelle “terre senza Gialli”. È così che mi ha raccontanto storie a metà tra la flebile speranza e la disperazione.

Ho saputo della grossa comunità di sopravvissuti che ha “bonificato” la città di Milwaukee e dintorni, applicando però una legge marziale severissima. E che dire della Contea di Benton, nell'Oregon? Lì un leader mormone ha organizzato una sorta di feudo neomedioevale, dove vengono predicate le stronzate xenofobe e luddiste che riscossero successo durante lo Yellow Panic. Pensate che questo tale Jim B. Hughes ha una sua web-tv da cui diffonde giornalmente dei sermoni farneticanti, esortando chiunque sia in grado di ascoltarlo a seguire l'esempio di Benton.

Dall'Africa tutto tace, tranne per il Sudafrica che, come sapete, è uno dei pochissimi paesi ad aver arginato con successo la pandemia. Peccato che il nuovo Governo di Pretoria sia tanto rigido, militarista e severo da far rimpiangere quello dell'Apartheid.

La Cina sopravvive, pur avendo depurato a colpi di atomica i suoi distretti periferici. Ma è difficilissimo sapere che avviene nel paese del drago. La Rete è stata quasi del tutto troncata e i pochi blog che parlano di cannibalismo, esecuzioni di massa e carestie vengono chiusi nel giro di due o tre giorni. In Russia succede più o meno lo stesso, anche se lì almeno non devono contenere una tanto popolazione numerosa, affamata e a forte rischio di contagio.

Dell'Australia già vi ho detto. È il nuovo Eden, la meta irraggiungibile, l'ultimo vero baluardo dell'umanità. Un luogo che, col tempo, assumerà un'aura leggendaria, soprattutto perché, a differenza di altri paesi sopravvissuti alla pandemia, sta tentando di mantenere una base minima di democrazia e vera civiltà. Ma, devo ripetermi, è irraggiungibile. Meglio scordarsi della terra dei canguri e dei wombat.

Poi Manuel mi ha parlato degli inglesi. È successo mercoledì sera, mentre uno sparuto drappello di Gialli sfidava la pioggerellina gelida per tentare inutilmente di abbattere il portone blindato. Avevamo da poco finito di cenare (tonno in scatola, fagioli in scatola, un pacchetto di patatine in tre, una barretta di Mars in tre) quando il filippino ha tirato fuori la storia del Progetto Rondine.

 

Per farla breve: secondo il blog di un ex SAS inglese, che a quanto pare ora è nascosto da qualche parte sull'isola di Islay, nelle Ebridi, le Forze Armate britanniche organizzano regolarmente dei raid nel Vecchio Continente. Non si tratta però di razzie indiscriminate, bensì di missioni segrete di salvataggio. Certo, state pensando la cosa giusta: gli inglesi non rischiano la vita per dei poveracci qualsiasi, bensì stanno tentando di recuperare quelle specifiche persone che possono tornare utili al governo semidittatoriale di Cameron.

Secondo Gandalf, che sarebbe poi il nickname del nostro amico telematico ex SAS, i suoi colleghi hanno già compiuto tre missioni: in Baviera, nel dipartimento di Parigi e a Ginevra. Lui ha partecipato sia a quella in Germania che a quella in Svizzera. Tra gli altri hanno salvato un ex fisico del CERN, un paio di biologi francesi con tutto il loro staff di agenti speciali incaricati di proteggerli e perfino Werner Herzog, il noto regista, che si era rifugiato nella natia Baviera dopo che a Los Angeles le cose erano andate a puttane. A quanto pare i britannici hanno intenzione di salvare anche qualche artista e un po' di cultura, il che segna un punto a loro favore.

Manuel mi ha detto che nelle settimane scorse è riuscito a contattare Gandalf via e-mail. Dopo le prime titubanze (in fondo questo disertore è ricercato dagli inglesi, quindi deve comportarsi con molta cautela) l'ex SAS si è fidato del mio amico filippino, e i due hanno iniziato a scriversi con una certa regolarità. E qui viene il bello: Gandalf non ne parla sul suo blog, ma sa che Cameron ha programmato una quarta missione di recupero. In Italia. A Milano. È prevista per il 19-20 gennaio. A quanto pare da qualche parte nella mia città è sopravvissuto qualcuno d'importante. Il disertore non ne è certo, ma si dovrebbe trattare di neurologo che nel 2011 partecipò ai primi studi sul prione di Lee-Chang qui in Europa. Questo scienziato fa parte di un ristretto numero di sopravvissuti, tra cui il Presidente della Regione e qualche altra autorità, per i quali è stato approntato un bunker asettico vicino a...

Ma forse questi dettagli è meglio tacerli, almeno per il momento.

Non per proteggere loro, ma per proteggere noi. Sì, perché sapete che cosa pensano Luigi e Manuel? Pensano che, se ci facessimo trovare sul posto, al momento dell'arrivo degli inglesi, probabilmente ci porterebbero via con loro. O, e questa è un'idea di Luigi, potremmo addirittura dare una mano al destino, fingendoci chi in realtà non siamo. Che ne so, scienziati o comunque persone importanti, in modo da convicere i commando di Sua Maestà a portarci via.

Perché dovremmo farlo? Questa è stata la mia domanda.

Per avere di nuovo una casa, per vivere in una società civile, senza dover girare armati e senza fare i turni di guardia quando dormiamo, mi ha risposto Manuel. Il prezzo da pagare non è poi così alto: un periodo da trascorrere in quarantena in qualche centro di massima sicurezza, magari su qualche isola, e poi giurare il pieno rispetto delle leggi del Governo inglese. Luigi storce il naso e chiama Cameron “fascista”, eppure anche lui sembra propenso a tentare l'avventura. A quanto pare non è vero che quando si invecchia non importa più di morire o meno. Il nostro buon ex partigiano è disposto a sobbarcarsi un viaggio pericolosissimo e a vivere sotto legge marziale pur di avere di nuovo un bar in cui infilarsi la mattina e magari una vicina di casa con cui fare il galante. A questo punto mi chiedo se sono io il diverso. Se in me c'è qualcosa che non va. Perché, se devo essere sincero, l'idea di interagire di nuovo con una comunità numerosa e organizzata mi spaventa. Quasi più dei gialli. Però so anche che se i miei due amici decideranno di tentare questo piano sgangherato, io sarò con loro.

Come dicevo nel mio post precedente, quando intacchi la tua fortezza fatta di solitudine, essa si sgretola in fretta. Infatti, dopo solo pochi giorni di convivenza con Manuel e Luigi, mi sono affezionato a loro. Dite che le mie affermazioni sono contradditorie? Probabilmente avete ragione. Infatti a volte ho la sensazione che mi fumi il cervello. Senza contare che i ricordi più orribili ogni tanto tornano a bussare, soprattutto nel sonno. I miei cari, gli amici, Sara... il mondo che mi sono lasciato alle spalle.

Basta così.

 

Giovedì mattina Luigi mi ha accompagnato sul tetto. Lui sale raramente, perché la gamba zoppa fatica a fare le scale, tuttavia aveva qualcosa da mostrarmi. Nel mentre Manuel era giù nel seminterrato, a controllare la caldaia. La accendiamo pochissimo, tuttavia bisogna sempre controllare che i tubi non gelino, specialmente di notte.

Sul tetto del torrione si vede un bel pezzo di Tremezzo. Sotto di noi c'erano quattro Gialli, tra cui quella che io chiamo “la sposa”, visto che indossa un abito nuziale oramai strappato e lurido. Si affannavano come al solito a cercare un modo di entrare nel nostro rifugio. Gli altri invece, complice una temperatura vicina allo zero, sono rintanati nelle case vuote, anelando il caldo e il sangue umano. Ma Luigi non voleva mostrarmi i contagiati, bensì un punto preciso del molo, che si scorge perfettamente dietro la sagoma imponente dell'hotel a cinque stelle abbandonato. Lì sono attraccati ancora un paio di fuoribordo, un piccolo rimorchiatore e un piroscafo. Il vecchio mi ha indicato proprio quello.

« È il Concordia, costruito nel 1928 e in attività fino a che esistevano ancora turisti disposti a pagare per fare un giro su questo bel lago. Io l'ho pilotato solo un paio di volte, perché la mia imbarcazione primaria era il Bisbino, che è stato dismesso nel 2008. »

Avevo già intuito dove voleva andare a parare, ma l'ho lasciato dire. « Il Concordia funziona ancora con la motrice a vapore originale. Credo che a bordo ci sia tutto il necessario per fargli fare un ultimo viaggio. »

Così mi ha spiegato una sorta di itinerario di cui lui e Manuel avevano già parlato prima del mio arrivo. Prendere il piroscafo e navigare il lago verso sud, per poi sbarcare in un punto tra Cernobbio e Como, magari scegliendo una porticciolo privato e isolato. Quindi proseguire via terra fino a Milano, tagliando per il percorso più periferico possibile, in modo da evitare grosse sacche di Gialli ed eventuali razziatori. Devo ammettere che il piano di Luigi ha dei punti di assoluta astuzia. L'utilizzo del Concordia ci farebbe risparmiare un bel po' di benzina, senza contare che eviteremmo di attraversare i tanti paesi del lungolago. Tra l'altro il piroscafo ha un ponte abbastanza grande da poterci caricare la Wrangler o il furgone, magari anche tutti e due. Il vecchio, a dispetto dell'età, è certo di poter governare la nave da solo, e poi noi potremmo dargli una mano a controllare il motore e le altre facezie.

Ammetto che ora l'idea mi tenta. Se non altro sarà una bella iniezione di vita dopo l'apatia di questi mesi. Perché forse ciascuno di noi deve avere un obiettivo, uno scopo da perseguire, altrimenti man mano si muore dentro e si diventa poco meno bestiali rispetto ai Gialli che ci danno la caccia. Se perfino una cariatide come Luigi pensa al futuro, forse dovrei farlo anch'io. Anche perché il cibo non durerà in eterno, non con una bocca in più da sfamare (la mia). Stavo pensando anche all'eventualità di tornare all'agriturismo per recuperare quel poco che ho lasciato lassù, ma non so se il gioco vale la candela. Per il momento quindi è tutto rimandato.

 

Proprio oggi, mentre Luigi si faceva una pennichella pomeridiana, Manuel mi ha confidato che da oltre quindici giorni Gandalf non gli risponde più. Può darsi che sia fuggito di nuovo. Oppure i mastini di Cameron l'hanno trovato. A quel punto ho chiesto al filippino come mai il suo amico virtuale ha disertato dai SAS. Manuel si è preso qualche secondo per rispondere, poi l'ha fatto a mezza voce, con una punta d'imbarazzo. « Dice che ne ha viste troppe. Che il Governo britannico è molto severo, liberticida e piuttosto sbrigativo nell'applicare la pena di morte verso diffidenti, disfattisti, presunti untori e contagiati. »

Brutale, ma per niente inaspettato. « Se Cameron non avesse fatto così, l'Inghilterra non esisterebbe più da mesi. Un po' come l'Italia. »

« Non ho finito », ha precisato Manuel. « Gandalf pensa anche di essere infetto. »

Una precisazione che mi ha lasciato di sasso. Gli ho chiesto spiegazioni e lui me le ha puntualmente date. A quanto pare l'ex SAS è rimasto ferito nella sua ultima missione. Prima che il suo diretto superiore si decidesse a farlo fuori, Gandalf si è dato alla macchia. In fondo il periodo di incubazione (si dice così?) del prione è piuttosto lungo, tanto che i sintomi più gravi si manifestano addirittura dopo una ventina di giorni. Ho letto di contagiati che hanno conservato un certo raziocinio per due mesi o anche più, anche se la fame insorgente è sempre micidiale e, alla fin fine, implacabile. Il punto è che Manuel ha iniziato a scriversi con l'ex commando a fine settembre, quando l'inglese aveva appena aperto il suo blog. Fate voi i conti e scoprirete come mai Gandalf non rispondere più alle e-mail...

 

Per ora credo sia tutto. A giorni avrò molto di più da raccontarvi. Stiamo pianificando una “passeggiata” fino al molo, per controllare lo stato del Concordia. Forse ne approfitteremo anche per cercare un po' di cibo in un minimarket vicino all'imbarcadero, anche se è già stato razziato mesi fa. Luigi, che non verrà, ci consiglia di controllare anche l'hotel, ma non siamo del suo stesso parere. Tutte quelle stanze, quei corridoi...

Comunque vedremo. Speriamo di sentirci ancora!


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