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IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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Italians do it... in qualche modo
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mcnab75



Virus - Inferno dei morti viventi, è un filmaccio.

 

Tuttavia per quel che mi riguarda è un cult. Da ragazzo era una sorta di pietra miliare dell’horror nostrano. Tra amici ce lo saremo visti una ventina di volte, e alla fine ne avevo anche ricavato una sorta di scenario giocabile con le regole di Call of Cthulhu, scenario che probabilmente era migliore della zoppicante sceneggiatura originale.

 

Virus rappresenta una certa epoca, se non d’oro almeno d’argento, della cinematografia di genere italiana. La pellicola dell’indimenticabile Bruno Mattei ha tutti i difetti immaginabili e i pochi ma particolarissimi pregi di un modo di fare cinema che oramai appartiene all’archeologia in celluloide.

 

 

Si trattava di filmacci sgangherati, con effetti splatter portati all’estremo, musiche e scene riciclate da pellicola in pellicola (in Virus hanno utilizzato le scene di un vecchio documentario giapponese sulla Papua per ricreare l’ambientazione esotica, ma il film è girato nei sobborghi di Barcellona!). Gli attori erano spesso semiprofessionisti mischiati a ottimi caratteristi, perfetti per i ruoli truculenti previsti dalla sceneggiatura. Parliamo delle musiche? Saccheggiate dalla colonna sonora dei Goblin, quella realizzata per Zombie di Romero. Roba da tribunale, ma le cose funzionavano così.



 

Nella recente edizione speciale di Virus ci sono delle interessanti interviste ad alcuni membri del cast artistico e tecnico. Da esse trapela la grande improvvisazione - e la perenne scarsità di fondi - che caratterizzavano produzioni come questa. Si parla di attori a cui non veniva nemmeno garantito il biglietto di ritorno dopo la fine delle riprese, tanto che alcuni di loro furono costretti a tornare in Italia in autostop! Per non parlare delle scene in cui gli interpreti più esperti s’inventavano battute per sopperire alle voragini di sceneggiatura, e perfino alla trama che cambiava in corso d’opera, rispetto a quanto previsto in fase di pre-produzione!

 

Dalle medesime interviste si percepisce però l’orgoglio in po’ burino, la consapevolezza che in quel momento si lavorava a film che avrebbero comunque ottenuto una grande eco in tutto il mondo - badate bene, non solo in Italia.

Attori e attrici si prestavano con spenserata gaiezza a ruoli non certo sottili o introspettivi, ma che avrebbero comunque appagato il sano desiderio di evasione e di divertimento del pubblico di quegli anni, che non si faceva troppi problemi ad alternare pesantissimi polpettoni pseudo-politici a horror truculenti e commedie goderecce.

 

Non è un periodo artistico che gli intellettualoidi amano ricordare. Io stesso non sono affatto un culture del trash. Amare il brutto mi sembra una sciocchezza enorme, però si possono apprezzare le sfumature naïf, la capacità di improvvisazione e quel senso positivo di non prendersi mai troppo sul serio, che la vita è troppo breve per cercare sempre e comunque l’immedisimazione e la chiave socio-psicologica in ogni frase, libro, film, canzone.

 

Ecco, purtroppo quel mondo non c’è più, e non c’è più da tanto, troppo tempo.

A me manca un po’.


 




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Penso che la differenza tra le schifezze di oggi e quelle di ieri stia nel fatto che allora erano coscienti di quello che stavano facendo, oggi invece questi film vengono strombazzati come 'il film che ridà linfa ad un genere' e menate simili. E poi oggi ci spendono milioni di euro; allora, per la maggior parte almeno, si usavano le lire tirate via dal salvadanaio. Forse è anche la filosofia di vita di due epoche che è cambiata: prima ci si divertiva con poco, oggi tutto deve essere 'colossal' altrimenti non vale niente.
Temistocle

Non l'avrei saputo dire meglio.
Ora tutti si danno arie da grandi registi, ma producono schifezze vere e proprie.
Una volta si faceva trash consapevole, e magari ci scappava pure una buona idea, di tanto in tanto.
Non a caso film come questi sono, nella loro pochezza, noti in tutto il mondo!

La parola chiave è libertà. Questi creavano con pochi soldi ma senza i vincoli arrivati negli anni successivi. Si tratta di filmacci, cose addirittura ingenue ma almeno pensate e portate avanti senza dover prima pensare al ritorno dell'investimento, la mercato DVD e alla televisione.

Angelo Benuzzi

C'è anche da dire che la distribuzione cinematografica era molto diversa da oggi. Film come questo, o come quelli di Fulci, venivano programmati alla grande. Ora, vedi il film horror di Zampaglione, si fa fatica a trovare una manciata di sale disposte a proiettare film di genere italiani. E quindi vale la pena produrre solo commedie. È un circolo vizioso, un po' come nell'editoria.

Ricordo l'epoca dei postatomici,tipo i Barbari dell'anno 3000 e altri,spettacolari cagate,che non mi perdevo mai!!!

In questo,pregevole l'uso dei Cetme in 7.62,arma interessante figlia della fine dei nazisti e dello stupendo STG45,noche padre dell'H&K G3

erni

Se non sbaglio alcuni membri del commando SWAT utilizzavano perfino dei vecchi Bren! Dubito che negli anni '80 facessero ancora parte dell'arsenale delle forze speciali (ma forse mi sbaglio...)

Davvero un buon articolo. Concordo con le tue riflessioni, anzi è paradossale che almeno con pochi mezzi si cercava (seppur malamente) di fare qualcosa mentre oggi nulla. Erano proprio altri tempi.

Ora che ci sarebbero i mezzi per ottenere prodotti più dignitosi non ci si prova nemmeno, perché tanto i registi sanno già che non troverebbero distribuzione.
Alla fine, un po' come nell'editoria, vale forse la pena puntare per produrre direttamente per il mercato estero.
Certo che se poi il risultato è "Eaters"... Beh...

Pensa a cosa accadrà nel 2025/2030... quando riproporranno i film di oggi e ne parleranno... oddio, forse alla stessa stregua del trash anni ottanta!
Noi saremo vecchietti ma ci faremo delle grasse risate, non credi? ^^

Glauco

Non credo che accadrà.
La differenza è che film come questi erano pensati per piacere a un pubblico internazionale. Non a caso ci sono decine di siti dedicati ali film di Fulci, Mattei etc etc.
Era poco contestualizzabili come "italiani", mentre oggi accade l'esatto contrario.
Non credo che fra 20 a qualcuno interesserà ricordare i film con Vaporidis o "Vacanze sul Nilo". Sono film pensati per incassare (molto) suo brevissimo periodo, salvo poi essere dimenticati alla svelta.
Non hanno nessun presupposto per diventare dei cult, seppur trash, come le pellicole dei decenni scorsi.

Sostanzialmente, per sgangherati che fossero, questi B-movies (non solo gli italiani facevano filmacci) erano segnati da una certa passione per il genere, e da un sostanziale rispetto per il genere.
Ciò che affossa molta della produzione low budget (e anche big-budget) attuale sono le pretese dei film-makers, che paiono considerare il genere roba da ritardati, e che allora assumono toni pretenziosi.
È come se dessero continuamente di gomito allo spettatore per dirgli "Ehi, io a 'sta roba mica ci credo, eh? Si fa per ridere..."
Scene gratuite, siparietti comici, pretese pseudo-postmoderne, smanettamenti "artistici"...
Il vecchio spaghetti horror voleva semplicemente raccapricciarmi il pù possibile col poco che aveva.
E spesso ci riusciva.

Io continuo a vedere tristi analogie con l'editoria nostrana :-(
Forse proprio questo voler considerare spettatori e lettori alla stregua di ritardati è davvero il male peggiore. Soprattutto ora, in tempi in cui con la Rete ci vuole un secondo per stroncare un film idiota o un romanzo cretino.

Credo che gente come Mattei, Fulci etc fossero animati da reale amore e da buona conoscenza dei generi che trattavano. Cosa che ora è riservata semmai ai registi di cortometraggi, e basta!

@ Mcnab: esattamente! :) Da "esperto" del settore posso riassumere la situazione grossomodo così: le pellicole di serie B realizzate da italiani, fino a circa trent'anni fa, rappresentavano la costola di una produzione più di spessore. Film di serie A e di serie B venivano apprezzati anche all'estero senza problemi. Poi è arrivata la tv commerciale, le produzioni di serie A sono diventate rare come panda, e i B-movie sono diventati Pierini e Cinepanettoni difficilmente esportabili. Di sicuro le vaccate attuali non guadagneranno lo status di "cult internazionale" di pellicole come "Virus", che resta godibilissimo nonostante il suo essere "pecoreccio". (O forse proprio perchè lo è, chi lo sa?)

Grazie per aver confermato la mia ipotesi da profano ;-)
È una tristezza che il pensare in piccolo delle nostre produzioni sia oramai radicata tanto nei registi quanto nei produttori. Non so se sia una strada percorribile, tuttavia a questo punto un regista italiano con buone idee dovrebbe cercare necessariamente finanziatori all'estero. Il punto è che, nel mentre, Spagna, Francia, e altri paesi hanno cresciuto i loro talentuosi professionisti, e la scuola italiana non fa più gola a nessuno. Un po' quello che succede nel calcio.

Recentemente intervistata da "Nocturno" l'attrice Margit Evelyn Newton racconta un'aneddoto sulla scena in cui ,per trattare con gli indigeni, se ne va in giro mezza nuda col corpo dipinto. In quella scena ,siccome si vergognava, doveva esserci il regista per riprendere la sequenza.Il resto della troupe doveva andarsene. Tuttavia stavano girando in un boschetto, e quindi molti per vederla mentre si spogliava si erano nascosti in mezzo ai cespugli !

"Da esse trapela la grande improvvisazione - e la perenne scarsità di fondi - che caratterizzavano produzioni come questa."
Che poi in fondo sono caratteristiche comuni un pò a tutte le produzioni di genere nel nostro paese.Ad esempio ecco un annedoto in merito al film "O' Cangaçeiro" di Giovanni Fago.Il produttore del film per poter avere la troupe e gli attori gratis li frego facendogli credere che si trattava di un viaggio di piacere e non delle riprese di un film.Quando i poveracci scoprirono la verità era troppo tardi,per evitare fughe improvvise il bieco producer aveva sequestrato loro i passsaporti.



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