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IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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Il circo delle meraviglie è aperto
taxi driver
mcnab75



È davvero troppo complesso pretendere di esaminare il rapporto infelice che si nasconde dietro al binomio successo-infelicità. Ne hanno scritto in molti, spesso riversando inutili bla-bla psicopretenziosi per cercare di interpretare i gesti e le menti altrui. Oggi, dopo la morte di Amy Winehouse (non si può certo parlare di “sorpresa”), immagino già altri presunti giornalisti alle prese coi soliti articoli triti e ritriti, pieni di banalità precofezionate.

Come se non fosse bastato il pieno di idiozie dette e sentite sull'attentato in Norvegia. Una caterva di solenni minchiate, che ha toccato clamorose vette naif ieri sera, al TG2, quando Massimo Introvigne ha specificato più volte che Anders Behring Breivik è un estremista PROTESTANTE e MASSONE, non CATTOLICO. Il maiuscolo è per darvi l'idea di quanto il nostro esperto ci tenesse a sottolineare la cosa più importante in questo evento. Almeno secondo il suo punto di vista.

Oggi arriveranno dunque le vagonate di idiozie sulla Winehouse, sul talento maledetto etc etc etc.

Generalizzazioni a manetta, psicologi d'accatto, coccodrilli di professioni, moralizzatori, cercatori di scoop, servi del padrone, demagoghi, intellettuali complessati. Il circo è al completo, però entrateci voi che io ho un po' di nausea.

Alla fine vuoi vedere che ha più dignità una trasmissione come Bikini, che in fondo vuole farci solo vedere le tette di Belen? Almeno, che dire, è un messaggio positivo....
 



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Sulla Winehouse, che in effetti non è he io seguissi o mi piacesse granché, credo che il commento migliore sia stato quello dello scrittore John Shirley, vecchia volpe cyberpunk, che io sottoscrivo e riassumo di seguito.
Viste le premesse, ha osservato Shirley, la ragazza avrebbe avuto bisogno di qualcuno che le stesse vicino ventiquattr'ore su ventiquattro, sette giorni su sette, per prendersi cura di lei e, volendole bene, aiutarla a volersi bene (e a restare sobria).
Forse uno degli elementi più agghiacianti di questa storiaccia è proprio che non sia riuscita a trovare qualcuno del genere.

Sull'attentato in Norvegia, c'è poco da dire - era un protestante e un massone a tutte maiuscole, e oltretutto ascoltava musica classica, giocava a World of Warcraft e sono assolutamente sicuro che da qualche parte un AD&D Second Edition dovesse averlo, per casa... :-P
Orribile che l'informazione si riduca in questo modo, eh?

Quello che nessuno dice su questi casi umani è che le dipendenze (alcool, droga etc) rendono i soggetti che le subiscono estremamente egoisti e intrattabili. Ciò che pochi dicono è che a volte certi talenti è meglio sfruttarli e lasciarli macerare nei loro drammi esistenziali, purché per un paio d'anni producano hit a manetta. Meglio - si fa per dire - ripiegare sulle solite banalità del male di vivere e degli artisti maledetti.

Sul "buon" Anders Behring Breivik posso solo dire: meno male che non gioco a World of Warcraft, altrimenti avrei già i Servizi Segreti alla porta :-P
La cosa che manca, ma forse arriverà, è qualcuno che noti la vaga somiglianza da Breivik e il Thor marvelliano, così puntiamo il dito pure sui fumetti e facciamo filotto.

Per la Winehouse si sta già verificando la tanto temuta ondata di link commemorativi su Facebook. Notare che buona parte di chi li posta asseriva di non apprezzarla musicalmente. Per non parlare di quello che si può sentire guardando un telegiornale.

Stesso discorso per Breivik e sulle sedicenti analisi della società norvegese coi suoi lati oscuri a base di Burzum, Odino, Pisapia e baccalà.

Bikini ha sicuramente più dignità di un telegiornale italiano. Almeno non ha la pretesa di fare informazione.

-Andrea-

In un certo senso è colpa nostra. Perché consentiamo all'idiozia televisiva e non di occupare parte delle nostre vite. La cronaca nera, il gossip, tutto quello che fa appello alla pancia o ai genitali va bene, serve a non far pensare il popolino bue che deve solo essere tassato e preso in giro.
E' colpa nostra perché non sappiamo dire basta. Se gli ascolti calano, cala la raccolta pubblicitaria, se cala quella scatta il panico. A Mentana è bastato confezionare un prodottino onesto per sembrare il genio del giornalismo e si è trovato con il 10% di share (prima non arrivavano al 2%).
E' colpa nostra perché continuamo a sopportare che esistano immagini di trasgressione idiote, pallide imitazioni della contro cultura degli anni '60 e '70. Non c'è da stupirsi se poi quando muore una cantante vanno tutti ad accendere il cerino virtuale su FB. E' la sindrome di 'ci sono anche io'.

Angelo Benuzzi

Farò un commento antipatico stavolta: a Me la Winehouse non piaceva prima e non piace nemmeno adesso!
Certo mi dispiace umanamente per la sua morte, ma il suo talento, le sue debolezze, le sue dipendenze sono state sfruttate dal circo che adesso la piange ipocritamente e non mi va di far parte di "quel" carrozzone".
Sugli esperti veri o presunti e sul sottobosco mediatico che da tanto, troppo tempo popolano i nostri Telegiornali, i nostri Talk da tempo attuo l'unica difesa possibile che mi è rimasta quando vedo apparire certe facce: cambio semplicemente canale!
Certo man mano che passa il tempo diminuiscono le alternative, ma se facesse così un po più di gente forse alcuni personaggi del suddetto sottobosco non apparirebbero più.
Non a caso il caro Minzolini comincia ad essere contestato dai vertici Rai adesso che si sono resi conto che gli ascolti dello storico TG1 sono crollati al livello di un giornaletto parrocchiale.
Nick.

Sulla Whinehouse, leggerlo stamattina della sua morte è stato un po’ come trovare il canarino in fondo alla gabbia dopo che da giorni non cantava e non becchettava cibo. Una sorpresa relativa. Non sono mai stato un suo fan, e probabilmente conosco solo le sue canzoni più popolari e trasmesse ovunque, quindi non farò commemorazioni al riguardo.

Leggendo l’articolo, il dettaglio che mi è rimasto più in mente è il fatto che suo padre abbia ricevuto la notizia mentre era in aereo diretto a New York per un esibizione, che ha subito cancellato per tornare a casa mentre la famiglia si è presa il tempo per rilasciare un comunicato quando ne sarà in grado. Intanto, sotto casa sua, s’è raccolta una folla di fans in delirio armati di mazzi di fiori per partecipare al lutto e/o alla celebrità riflessa. Trovo che la parte più triste in questi casi non sia la morte in sé, ma lo squallore dell’istante in cui il lutto diventa rotocalco.

Sul caso norvegese, ognuno darà la colpa a quel che vuole perché non c’è occasione migliore per lanciare accuse vuote (ma tonanti) su chi o cosa non si gradisce per principio e quindi può (o non può) aver ispirato o scatenato l’atto scellerato.

Per me, si tratta di un sociopatico che avrebbe compiuto la sua missione indipendentemente dai suoi interessi o posizioni politiche, religiose, ecc. tuttalpiù, sarebbe cambiato il bersaglio. Un individuo del genere manca di quegli strumenti indispensabili per creare un’empatia e una socialità sane, per questo uccidere non è un problema, ma solo un’occasione. Lui ne ha vista una, e ha colpito. Forse faccio un ragionamento freddo, ma credo coerente; in pratica non ha importanza cosa leggesse o cosa guardasse, i giochi di ruolo, i fumetti, i videogiochi, ecc. con una formazione diversa, avrebbe trovato un obbiettivo diverso, ma avrebbe comunque colpito. Il problema quindi non sono gli hobbies, ma che non gli sia mai stato diagnosticato il problema.

P.S. Parlo di sociopatia perché ha mostrato freddezza e insensibilità verso il frutto delle sue azioni, ha documentato lucidamente lo sviluppo del piano e considera le tue vittime effetti collaterali del suo piano e non le sue vittime dirette.

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