Alessandro "McNab" Girola (mcnab75) wrote,
Alessandro "McNab" Girola
mcnab75

Rise of the Planet of the apes (recensione)




Rise of the Planet of the apes

di Rupert Wyatt

USA 2011

 

San Francisco, giorni nostri, o quantomeno un futuro molto prossimo.

Una corporazione farmaceutica, la Gen-Sys, lavora allo sviluppo di una cura per l'Alzheimer, testandola su alcuni scimpanzé. Dapprima le sperimentazioni sembrano fallire, ma in realtà una delle scimmie partorisce un cucciolo la cui intelligenza sembra soprendentemente incrementata dagli effetti collaterali del farmaco.

Uno dei ricercatori della Gen-Sys, William Rodman, sottrae alcuni campioni della cura per somministrarli al padre, da tempo malato di Alzheimer. Al contempo il dottor Rodman salva il cucciolo di scimpanzé, nascondendolo in casa e trasformandolo in una sorta di animale domestico.

Negli anni a venire l'intelletto della scimmia, ribattezzata Caesar, cresce ulteriormente, finché l'animale non si renderà conto di essere oramai alla pari con gli umani. Per colpa di un incidente violento con uno dei vicini di casa di William, Caesar viene scoperto e chiuso in un giardino zoologico, dove ben presto diventa il leader di un centinaio di primati maltrattati dal personale della struttura.

La rivolta è alle porte.

 

 

Commento

 

Dopo il mediocre remake de Il Pianeta delle scimmie a opera di Tim Burton, Hollywood prova nuovamente a sfruttare una saga che ha già detto molto, tutto e anche troppo tra gli anni '60 e '70. Questa volta lo fa con un sequel che dovrebbe, nelle intenzioni della produzione, spiegare come hanno origine le scimmie intelligenti che nell'anno 3978 hanno il dominio completo su ciò che rimane del Pianeta Terra.

Il film parte da lontano, imbastendo una storia che per i primi 45 minuti abbondanti sembra un incrocio tra Monkey Shine, Fuga dal futuro, Congo e una qualsiasi pellicola X con protagonisti i soliti scienziati opportunisti che pasticciano con la genetica e la batteriologia.

Partiamo subito col dire che la trovata alla base di Rise of the Planet of the apes fa a pugni con il background de Il Pianeta del Pianeta delle scimmie, in cui l'astronauta Taylor scopre che l'umanità si era autodistrutta in una guerra atomica, le cui radiazioni avevano reso intelligenti i primati sopravvissuti. Okay, oramai l'epoca nucleare è sorpassata, quindi ci sta anche questo upgrade alla trama, anche se il regista poteva inventarsi qualcosa di più originale.

Il ritmo è per buona parte del film piuttosto lento, il che giova alla caratterizzazione di Caesar, lo scimpanzé che pian piano prende coscienza di sé stesso e della brutalità di buona parte degli esseri umani. Nel mentre però ci becchiamo un po' tutti gli stereotipi del caso: lo scienziato buono che si pente degli esperimenti sugli animali, il funzionario della megacorporazione senza etica né morale, la bella fidanzatina fedele ed esteticamente ineccepibile, il direttore dell zoo che vende animali sottobanco etc etc.

 

Gradevole anche se scontata la formazione da leader del giovane Caesar, la cui intelligenza superiore ne fa uno stratega brillante e in grado di comprendere che sta proprio lì, nell'intelletto, la chiave della sfida agli umani. In una sequenza un po' ridicola Caesar riesce a fuggire dallo zoo, a tornare a casa, a prendere le dosi di vaccino trafugate da William e a somministrarle agli altri primati, trasformandoli così nel suo esercito personale.

Da qui la strada verso la parte action del film si fa in discesa. Le scimmie dilagano a San Francisco, dirette oltre il Golden Gate, dove la salvezza li attende nella forma della foresta di sequoia, rifugio naturale in cui sfuggire agli umani. La scena di combattimento sul ponte è spettacolare, ben girata e del tutto riuscita. Si direbbe quasi che costituisce il punto di forza di una pellicola non brutta, ma su cui aleggia lo spettro della completa inutilità.

Rise of the planet of the apes non è un blockbuster movie perché si concede un minimo di approfondimento psicologico dei personaggi, che pure restano stereotipati all'ennesima potenza. Nonostate i buoni intenti, un paio di inside joke che fanno riferimento al primo capitolo della saga, e un'ottima caratterizzazione di Caesar, il film non possiede la carica visionaria del primo capitolo (datato, badate bene, 1968), né i riferimenti socio-politici dei primi due sequel.

Inventarsi qualcosa di nuovo pare oramai l'unica, vera fantascienza.



Tags: cinema, fantascienza, film, recensione, recensioni, rise of the planet of the apes, trailer
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