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IL BLOG SULL'ORLO DEL MONDO

Scrittura, narrativa di genere, cinema, misteri, ucronia e altre amenità.

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Il vincitore di "Uno squillo da lontano"
ussaro
mcnab75


Lo spareggio per decretare il vincitore del mini concorso Uno squillo da lontano si è concluso a favore del racconto Le dimensioni contano, di Massimo Mazzoni, gestore del blog Cose Morte.
Il racconto secondo classificato è invece opera di Lady Simmons, a cui vanno comunque i miei più sentiti complimenti per l'ottimo lavoro svolto.

A breve, magari già anche settimana prossima, cercherò di proporvi il secondo miniconcorso della stagione, tempo permettendo. Sperando che le cose vadano alla grande anche questa volta ;-)

E ora vi lascio col racconto vincitore.


Le dimensioni contano (di Massimo Mazzoni)

-Pro…
-Pronto!
Madonna che sonno, ma che ora è?
I led rossi mostrano: 3:00.
-Chi parla?
La linea è disturbata, mi arrivano solo delle sillabe mescolate a scariche elettrostatiche.
-Come?
Questa volta la voce è nitida.
-Sono Marcello, chi parla?
Uno sbadiglio si impadronisce della mia bocca impastata.
-Anche io!
-Cosa?
-Anche io sono Marcello, e sono molto stanco, sono tornato a mezzanotte passata dall’aeroporto e ora vorrei dormire.
-Ti chiami Marcello?
-Sì te l’ho detto ora…bello scherzo, ora riattacco!
-No! Fermo, aspetta un attimo, come hai fatto a chiamarmi?
Mi alzo dal letto e accendo la luce.
-Ascolta, guarda che mi hai chiamato tu e alle tre del mattino!
Controllo sul display arancione del cordless il numero chiamante: sconosciuto.
-No, no tu mi hai chiamato, e come ci sei riuscito?
-Sei scemo? Sei tu che mi hai chiamato! Buona notte!
Mentre allontano la cornetta dall’orecchio per riporla sulla basetta, percepisco in lontananza:
-…è tutto distrutto…i telefoni…smesso di funzionare per primi…
-Cosa è distrutto?
-Quasi tutta la città, Piazza dei Miracoli è un unico cratere!
Adesso sono del tutto sveglio.
-Eh?
-Sono usciti da sotto terra, enormi, neri…hanno sfasciato tutto…ogni passo era un terremoto.
Divento tutto rosso e caldo in faccia.
-Hai rotto con queste stronzate!- scosto la tenda e osservo il lungarno, incorniciato dai lampioni di ghisa – Non è successo niente e Pisa è ancora lì dove è sempre stata!
-Ma… che giorno è?
Vorrei riattaccare, ma non ho più sonno.
-12, no 13 Settembre.
-Che anno?
-Eh?
-Dimmelo!
-2011…
-…
-Ci sei ancora?
-Non è possibile…noi siamo nel 2012!
-Dai continua, voglio vedere dove arrivi.
-Non mi credi vero? Eppure io sono Marcello Morini, vivevo a Pisa e…
-Dove hai trovato il mio nome, su facebook?
-Sembra impossibile, ma da quando ho visto il ponte di mezzo volare nel Tirreno…
-Cosa è impossibile?
-Che io sono te e che tu sei me, solo che io sono un anno avanti.
Mi rimetto a sedere sul letto, la cornetta scivolosa per il sudore.
-Vuoi una prova? Ti fidi solo dei fatti, proprio come me.
Ha ragione.
-Cosa…cosa ho fatto la scorsa settimana?
-A Settembre dell’anno scorso?
-Sì.
-Dunque…sì la seconda di Settembre?
-Sì.
-Allora…
-Buonanotte!
-No! Irlanda! Sei stato con Luisa in Irlanda!
Osservo allarmato la valigia con la fascetta adesiva con scritto:DUB
-Dove?
-A Dublino?
-Lo dovresti sapere sei me, no?
Comincio a credergli.
-Come si chiamava il gestore del pub della prima sera?
-Brian, quello che ci ha rivisto a fine settimana e ci ha chiesto come era andata la vacanza.
Mi rialzo e comincio a girare per la stanza.
-Ci credi ora?
-Sì.
-Sono le 3 del 13 Settembre, vero? Accendi la televisione!
Su Euronews, Cnn e Rainews sempre la stessa ripresa amatoriale del monte Fuji che esplode in una colossale pioggia di magma fosforescente, cenere e polvere grigia.
Negli ultimi istanti del filmato, ripetuto fino all’ossessione su tutti i canali, mi sembra di intravedere un’ombra, grande quanto il vulcano, che si muove all’interno della nube incandescente.

Un applauso al vincitore, uno che dovrebbe scrivere di più e che già si era divertito parecchio con il SB. Ciao Massimo!

Angelo Benuzzi

Ciao Angelo, colui che ha salvato dai gialli il mio alter ego!!!Ti ringrazio (anche per il voto) e cercherò di sfornare un po' di roba nuova! Purtroppo sto scrivendo la tesi e il tempo non è molto, ma qualcosa mi inventerò :)

Max

Complimenti vivissimi al vincitore!
- e anche ad Alex per il solito lavoro ineccepibile! -

Grazie ad Alex per l'opportunità che hai dato a me e agli altri trenta tra blogger e scrittori che hanno partecipato alla tenzone!!! Grazie a tutti quelli che mi hanno votato!
Mi avete dato una gran bella iniezione di autostima, oltre alla voglia di riprovarci. Ormai ci sono dentro fino al collo, e ci si sta "dimorto" bene.

Max
http://cose-morte.blogspot.com/

Complimenti a te e... continua a scrivere!
La Rete ha bisogno di forze nuove e di idee fresche :)

Mandami una mail (mcnab75@gmail.com), così saprò dove spedirti il buono premio ;-)

Complimenti al vincitore! :) E anche alla seconda classificata!

Di già un altro concorso, wow! Devo immaginare dunque che viste le nuove idee di tanti miniconcorsi con eventuale ebook sia naufragata la originaria idea della pagina riassuntiva di Uno squillo da lontano giusto?

Ciao,
Gianluca

Complimenti a tutti e due i racconti finalisti! Erano tutti e due molto carini.

Piuttosto mi piacerebbe molto la pagina riassuntiva per leggere anche gli altri racconti. La curiosità è femmina! ;P

Cily

Congratulazioni al vincitore, al secondo classificato e pure al padrone di casa! :) E' stato proprio divertente!
Aspettando il prossimo miniconcorso...

Mr. Giobblin

Bello! Dove possiamo leggere gli altri?

L'idea di creare una pagina indice di tutti i racconti rimane valida.
Al momento non ho il tempo per organizzarla in modo ineccepibile, però direi che si può partire proprio da questo post. Chi vuole può pubblicare il proprio racconto qui, nei commenti, usando lo spazio "subject" per indicare il titolo del racconto e l'autore.
Non preoccupati se magari non lo vedete comparire subito. Livejournal ha volte blocca i commenti, ma appena posso li sblocco io manualmente ;-)

Poi, appena possibile, indicizzerò il tutto nel modo consueto.
Oppure, se la cosa funzionerà così, la lascerò tale. Sperimentiamo sempre, noi che possiamo :-)

Uno Squillo Da Lontano di Mirko Borghini Martelli

(Anonymous)
“Te la faccio breve, mi chiamo Andrea Sacchetti, come te, e vengo da un'altra dimensione. Ho fatto un cas…”.
Tasto rosso. Ma guarda te ‘sto stronzo, scherzi telefonici in piena notte, se scopro chi gli ha dato il mio numero lo faccio nero. Il telefonino squilla, ancora. Tasto verde e lo mando affancu…
“A 16 anni hai investito il gatto di Max con lo scooter. La tua prima volta è stata con tua cugina Mary” .
Merda, non ho mai detto a nessuno queste cose. Non puoi sapere Queste Cose, chi cazzo sei?
“Ho vissuto anche io questi avvenimenti. Le varie dimensioni hanno circostanze che si ripetono”.
Deglutisco incredulo.
“Vengo da un universo tecnologicamente avanzato e ho fatto un casino. Noi Andrea Sacchetti siamo tutti morti. La colpa è mia. Ho risvegliato il male e ci reclama in ogni piano della realtà. Se non vuoi morire raggiungimi sul tetto. Alzati dal letto, ora!”.
Balzo in piedi, disorientato, il mio orecchio sudato è incollato al cellulare.
“Esci fuori di casa, veloce, non andare in nessun’altra stanza, i mostri sono lì ad aspettarti”.
Mi addentro nel corridoio, diretto alla porta, un buio avvolgente mi rende cieco. Passo dopo passo nell’ignoto. Mio Dio! Dov’è finita casa mia? E’ tutto un sogno? Una scarica mi attraversa la colonna vertebrale. Dietro la porta semichiusa del bagno, c’è qualcosa che aspetta nel silenzio. Ne sono sicuro. Tremo. Le mie membra si stringono, la vescica esplode e un caldo liquido cola giù dalle mutande. Conato di vomito, sputo per terra, sono disorientato.
“Corri fuori, muoviti” urla l’altoparlante. La nausea riverbera nella mente. Inspiro, concentrazione. Scatto, giro la maniglia ed esco sul pianerottolo. Ancora tenebre. Il cuore martella nel petto. Paura.
“Non prendere le scale, stanno arrivando. Usa l’ascensore e sali all’ultimo piano, rapido, se escono fuori dagli altri appartamenti, sei fottuto.”
Guardo l’ascensore, è aperto, faro nell’oscurità. Mi precipito, i passi rimbombano pesanti, scuotono le orecchie. Dietro di me distinguo un fruscio maledetto mentre ai lati sento gli ingressi scricchiolare in attesa di aprirsi sull’inferno. Sono dentro, senza guardarmi alle spalle premo il tasto per il 6° piano e le ante si chiudono. Le pareti della cabina vorticano e lentamente iniziano a chiudersi. Vogliono stritolarmi. Autosuggestione? Claustrofobia. Puzzo di piscio, di vomito e di terrore. Oblio.
La porta scorre. Un respiro, rinvengo.
“L’uscita del tetto, presto, non pensare alle scale”. L’agilità di un disperato. Le scale le guardo lo stesso e la poca luce dell’esterno illumina una tremula proiezione della mia ombra.
Esco, la brezza e la luminescenza blu sono un pugno in faccia.
Guardo un me vestito di luce digitale, come se mi guardassi allo specchio vestito da Automan.
Mi sorride sarcastico: “Non hai un bell’aspetto, Andrea Sacchetti dell’universo 616. Ti ho fatto anche prendere l’ascensore per risparmiarti un po’ di fatica”.
Boccheggio affannato, non capisco più niente. Si guarda il polso e con l’altra mano mi punta addosso una specie di pistola.
“Perdona la messa in scena ma ho ancora pochi secondi prima di ritornare da dove sono venuto. E tra noi, ne dovrà rimanere soltanto uno.“

Complimenti a tutti e due, vincitore e seconda classificata.
Nick

Al di qua - Gianluca Santini

La radiosveglia segna le due e cinquantanove quando il cellulare squilla. Il suo trillo è una pugnalata nelle orecchie. Mugugno e mi giro dall’altra parte, non ho voglia di alzarmi. Inoltre, chi potrebbe chiamarmi a quest’ora? Sono solo come un cane, io. Sicuramente è qualcuno che ha sbagliato numero. Magari solo uno scherzo del cazzo. Non ho voglia di scoprirlo.
Lo squillo continua, finisce. Dovrei ricordarmi di spegnere quell’arnese la notte. Espiro, guardando l’orario: sono le tre. Il cellulare suona di nuovo. Merda. Odio queste cose.
Mi trascino fuori dalle lenzuola masticando imprecazioni e prendo il telefonino. Il numero non viene visualizzato, un semplice “Sconosciuto” emerge dal mare di luce bluastra. La radiosveglia segna le due e cinquantanove, di nuovo. Osservo quei numeri rossi sentendomi tutto d’un tratto sveglio. Rispondo.
«Pronto?»
«?icsonocir iM»
«Come?»
«.eravirra rep otS»
«Senti, non capisco…»
«.iarirom iggo, iggo iariroM»
«Cazzo, senti, se è una qualche specie di scherzo non è affatto divertente, ok? Io lavoro tutto il santo giorno, ok? Voglio dormire in pace cazzo, ok?»
«.ongab la otnettA .iarimroD»
La comunicazione si interrompe. Il display della radiosveglia indica di nuovo le tre. Osservo quei numeri rossi sconvolto, ripensando alla folle conversazione. A quelle parole incomprensibili, a quella voce così familiare…
Sono stanco, forse è questo il motivo. Quella voce non era del tutto sconosciuta, anche se non ho capito nulla delle sue frasi. C’era qualcosa in quella voce, qualcosa di noto. Ho i brividi. Potrei quasi pensare di aver ascoltato la mia voce… No, no, è impossibile: sono troppo stanco. Troppo lavoro, niente svaghi: ecco qual è il mio problema.
Un rumore, come di vetro rotto, strappa il silenzio. Viene dal bagno. La radiosveglia segna le due e cinquantanove, ancora un’altra volta. Cosa cazzo sta succedendo a quell’aggeggio?
Una lama di luce attraversa la finestra della camera da letto e arriva fino alla porta del bagno. Ci sono dei frammenti per terra. Sembrano – sono – pezzi dello specchio. Una figura emerge dalle ombre. In più punti ha ferite sanguinanti e schegge di specchio conficcate nella pelle. Una gli trapassa l’occhio destro, un’altra spicca dal collo, parecchie sono infilate nei palmi delle mani. È una maschera di sangue. Sorride.
Sembra – è – me. Io sono lui e lui è me. Sorride, poi parla.
«C’è un Io di troppo in questa casa, non credi?»
Scoppia a ridere, allungando le mani ferite verso il mio collo.

Re: Al di qua - Gianluca Santini

notevole! Ecco perchè io il cellulare lo tengo sempre spento la notte :)

uno squillo da lontano - Cily

(Anonymous)
«Lei sta vivendo la mia vita» disse la voce maschile al telefono «Lei sta vivendo una vita strepitosa senza averne nessun merito e bisogna fare qualcosa. Ciò che è giusto è giusto e ciò che è dovuto è dovuto e bisogna rimediare.»
Erano le tre di notte e Carlo Santesarti, ancora mezzo addormentato, non trovò niente da ribattere.
Non gli succedeva mai, era un avvocato di successo e non si faceva trovare mai spiazzato quando era necessario dare una risposta tagliente.
Di certo questa telefonata non lo stupiva, molti lo invidiavano e non solo per la sua notorietà e per i suoi soldi. Aveva una moglie meravigliosa e si amavano appassionatamente.
«Allora?» chiese la voce visto il silenzio prolungato.
«Io non la conosco», disse finalmente Carlo.
«Questo lo so», rispose l'uomo. «E non ha importanza. Io conosco lei, signor Santesarti. Questo ha importanza.» Dopodiché ribadì: «Lei sta vivendo la mia fantastica vita».
Carlo si massaggiò la fronte e tentò di concentrarsi, doveva sbarazzarsi di quell'individuo il più rapidamente possibile.
«Io non parlo di simili questioni al telefono» cominciò.
«Non c'è niente di cui parlare», lo interruppe con voce pacata l' uomo.«Semplicemente lei vive una vita bellissima che non è la sua e che non si è meritato in alcun modo»
«Se ritiene di dover avanzare delle rivendicazioni», ribatté Carlo «mi faccia scrivere dal suo avvocato»
Ora era completamente sveglio.
«Questa faccenda è tra me e lei», disse pazientemente l' uomo.
«Non abbiamo bisogno di nessuno, signor Santesarti, è strettamente fra lei e me.»
«Non mi piace essere accusato di furto», replicò Carlo.
«Capisco che non le piaccia», disse l'uomo con tono paziente e sereno. «Però l' ha fatto. Sta vivendo la mia vita.»
«Temo che dovremo interrompere questa assurda conversazione», rispose Carlo. «Io non ho niente da dirle.»
«Non le servirà riattaccare, signor Santesarti», disse l' uomo, serafico. «Questa faccenda deve essere sistemata.»
«Senta, se tutta questa messa in scena è solo per chiedermi dei soldi ha sbagliato persona.»
«Non voglio soldi,»lo interruppe l' uomo « semplicemente mi renda ciò che è mio.»
«Allora prenda quel che vuole e mi lasci in pace» esclamò Carlo esasperato.
Fu allora che udì un ronzio e una piccola scossa elettrica gli bruciò la mano con cui stringeva la cornetta.
«Bene, ora posso lasciarla» concluse l' uomo soddisfatto.
«Per quanto mi riguarda è tutto sistemato, si trattava solo di scambiare le nostre dimensioni parallele. Vede, io ero lei in un' altra realtà, meno favolosa, ma d' ora in poi io vivrò la sua vita e lei vivrà la mia.»
Finalmente posso tornarmene a letto, pensò Carlo.
«So che spera di non sentirmi più, ma vedrà che cambierà idea.» disse l' uomo con voce paterna,
poi aggiunse:
«Un' ultima cosa. Non assaggi la torta che è in frigorifero perchè è avvelenata. Nella sua nuova vita la relazione con sua moglie non va molto bene.»
Poi riagganciò.
Carlo si guardò intorno, tutto era familiare e al suo posto. Ovvio, era casa sua.
Poi notò il sangue.
Sangue sui suoi vestiti, sangue sulle sue mani, sangue sul pavimento. Sangue dappertutto.
E i pezzi di sua moglie sparsi sul tappeto.

da qualche parte durante gli anni 90’…


“Sono quasi a secco” mi annunciò Marco lungo una stradina secondaria immersa nella nebbia.
“Cosa? Ma siamo in mezzo al nulla!”
“Non ti preoccupare, poco più avanti c’è una pompa di benzina, l’ho vista all’andata, tra cinque minuti ci siamo.”
Stavo per rispondere qualcosa, ma lui cominciò ad imprecare e non ebbi bisogno di chiedere nulla: avevo sentito anch’io il motore spegnersi. Accostò in qualche modo, sfruttando l’inerzia.
“E ora?” ero perfettamente conscia del timbro acuto della mia voce, mentre mi rovesciavo in grembo il contenuto della borsa e cercavo ansiosamente cellulare. Il piccolo schermo verde sembrava irridermi, senza una tacca di linea ma con le 3:05 ben in evidenza.
“Ho una tanica nel baule”, disse calmo “vado al distributore a piedi, in mezz’ora dovrei essere di ritorno…”
“Vengo con te!”
Ero spaventata all’idea di restare lì da sola in mezzo al nulla.
“Con quelle scarpe? Ci metteremo una vita!”
Si accorse subito che, forse, era stato troppo brutale e cercò di rabbonirmi: “Ti giuro che ci metto pochissimo, se corro al massimo venti minuti” sorrise mettendomi una mano sul ginocchio“ ti chiudi dentro. Ti lascio il telecomando, se succede qualcosa schiacci questo bottone e parte l’allarme.”
Sai cosa me ne faccio del telecomando! la frase mi rimase in gola, le scenate isteriche erano inutili.
Marco scomparve nella nebbia che si addensava oltre il parabrezza.
Iniziai a giocherellare con lo sportellino del cellulare, illuminando il display, controllando l’ora.
03:09…
03:11…
03:13…
Drinnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnn
Il suono mi fece sobbalzare, facendomelo quasi sfuggire di mano.
“P-pronto?” la voce mi tremava, il numero mi sembrò una sequenza infinita di tre. “Vattene di lì, è pericoloso!”
La voce femminile, lievemente acuta, era familiare.
“Cosa dici…? Chi sei…?” ero terrorizzata. Era uno scherzo?
“Sono Sofia vai via!”
L’urgenza nel tono della sconosciuta era reale, eppure restavo inchiodata dentro la macchina, confusa.
“No… Sofia sono io, non conosco nessuno che abbia il mio nome…”
Come unico commento ricevetti un sbuffo, come se la sconosciuta stesse spingendo l’aria contro i denti serrati. Fu quello a convincermi, quello era il mio sospiro.
“Hai capito?”
“Sì” mormorai, uscii dalla macchina, e arrancando con i tacchi sull’asfalto fessurato. “Non mettere giù, resta al telefono con me.”
La nebbia era densa vedevo solo pochi passi da me.
“Più veloce… resta poco tempo!” mi incalzava.
Sembrava spaventata anche lei.
L’aria cominciava a bruciarmi nei polmoni e le gambe mi facevano male per lo sforzo di restare in equilibro sulla superficie irregolare.
Improvvisamente vidi una figura scura venire verso di me.
“Sofia aiuto, c’è qualcuno…” sussurrai, ma solo il silenzio mi rispose. Sul display appariva l’ora e la totale mancanza di campo.
Chiusi gli occhi pensando è finita.
“Ehy! Cosa ci sai qui?”
Era Marco, avrei voluto ridere per il sollievo, raccontargli della bizzarra telefonata, ma non lo feci mai: in quel momento sentimmo uno schianto e la notte fu rischiarata dalle fiamme.
Tornammo indietro il più velocemente possibile, quando arrivammo la macchina bruciava nel fosso accanto alla strada insieme ad un camioncino. Il guidatore aveva avuto un colpo di sonno ed era andato a sbattere contro la macchina di Marco parcheggiata sul ciglio della strada.


Re: L'altra Sofia

(Anonymous)
Originale la fine...sarà che da questi doppleganger uno si aspetta sempre il peggio...mi è piaciuto leggere una storia con una sorta di "happy end".

Cily

Uno squillo da lontano - di frank.drebin

(Anonymous)
Gli indizi raccolti mi hanno portato fin qui, in questo palazzone abbandonato alla periferia della città. Lo si può definire un edificio fantasma. Quasi tutta la mobilia è rimasta al suo posto, come se gli abitanti fossero dovuti scappare per emergenza. L’aspetto è decisamente sinistro, ma anche questo fa parte del mio mestiere. Di scene poco rassicuranti ne ho viste a decine da quando iniziai a fare il detective privato.
So di essere vicino alla soluzione del caso. Questa mattina ho consultato tutti i miei appunti e ho tratto le conclusioni. Tutto conduce a questo luogo. Questo palazzo nel quale ora mi trovo a girare con circospezione e prudenza. Ho scelto di venire di notte, un po’ per nascondermi e un po’ perché, secondo i calcoli, è a quest’ora che dovrei trovarli. C’è una pallida luna che rischiara appena le stanze degli appartamenti deserti.
L’improvvisa vibrazione nel taschino della giacca mi coglie di sorpresa. Avevo previdentemente disattivato la suoneria, anche se ero convinto che nessuno mi avrebbe chiamato a quest’ora. Cercando di coprire la luce proveniente dal display, do uno sguardo al numero chiamante ma vedo una serie di cifre che non corrispondono a nessuno di conosciuto. Tuttavia l’istinto mi suggerisce di rispondere.
“Sono io! Devi fare presto! Devi scappare da lì. Segui le mie istruzioni e potrai salvarti.” La voce all’altro capo del telefono è troppo familiare per essere di uno sconosciuto.
“Io… chi?” rispondo a voce bassa.
“Non riconosci nemmeno la tua stessa voce? È complesso da spiegare e tu… noi, abbiamo poco tempo.”
“Tu? Noi? Ma di che cazzo stai parlando?”
“Ok, dovrò essere breve, se vogliamo salvarci. So che hai già sentito parlare della teoria degli universi paralleli. Io sono te stesso e ti chiamo da una dimensione parallela. Ti aiuterò a salvarti, ma devi seguire le mie istruzioni.”
Nonostante ne avessi viste e sentite parecchie in passato, tutto ciò era veramente assurdo. Ma la sua voce era inconfondibile. Non poteva essere uno scherzo.
“Sbrigati! Abbiamo poco tempo!”
Come ipnotizzato dalla situazione paradossale decido di dargli ascolto “D’accordo. Cosa devo fare?”
“So che ora sei vicino all’ingresso di un appartamento. Entra rapidamente, attraversa la sala e gira immediatamente a destra nel corridoio. E tieniti pronto ad ogni evenienza…”
Impugno la pistola e tolgo la sicura. Rimango qualche secondo immobile, accucciato accanto allo stipite della porta d’ingresso. Poi scatto improvvisamente a testa bassa ed attraverso il salone, fino all’angolo con il corridoio. Un improvviso movimento accanto mi fa sobbalzare. Un’ombra si muove alla mia sinistra. Mi volto di scatto e sparo un colpo.
Lo specchio va in frantumi mentre il suono dello sparo riecheggia nel palazzo. Sento un calore improvviso al centro del petto. La mia camicia si inzuppa, colorandosi di rosso. Un colpo preciso. Un foro all’altezza dello sterno. Mi lascio cadere sulle ginocchia. La vista si annebbia ma sono certo di scorgere un riflesso nei frammenti rimasti sullo specchio. È lui. L’altro me. Con un perfido ghigno sul viso, si aggiusta la giacca e si allontana nelle stanze del palazzo.

Re: Uno squillo da lontano - di frank.drebin

(Anonymous)
Molto divertente l'ambientazione.
Mi è piaciuta l'idea dell'indagine e ovviamente la fine.
Sarà che ormai sono malata dopo l'esperimento del Sick Building Syndrome ma l'idea di ambientare il tutto in un palazzone abbandonato nel cuore della notte mi è piaciuta.

Cily

Uno squillo da lontano - Dal Buio

Spalanco le palpebre.
La testa è annebbiata.
La vista, pure.
Nell’istante in cui afferro il cellulare, che continua a rigurgitare la quinta di Beethoven, le lancette fosforescenti dell’orologio sul comò passano dalle 2:59 alle 3:00.
Del mattino.
Premo il tastino per avviare la conversazione e porto il cellulare all’orecchio. «Pronto?»
La voce all’altro capo del telefono suona familiare. Troppo familiare. Sembra quasi la mia. «Angelo…»
«Chi è?»
«Sono io.»
«Io chi?»
«Ma come, non te lo ricordi?»
Riguardo l’orologio. Le 3 e 01. «Filini, guarda che se mi stai facendo un altro scherzo del cazzo io…»
La voce sbotta in una risata. Gelida. «Filini? Tu guardi troppi film di Fantozzi. E’ vero che piacciono anche a me e che in ufficio hai un collega che ama fare burle con quel cognome, ma una così, alle 3 di notte…»
«E allora chi cazzo sei?», urlo, alzandomi col busto e mettendomi a sedere sul letto. Sento alcune goccioline di sudore scendere lente lungo la tempia, e avverto solo ora che ho la canottiera e le mutande fradice.
«Tua moglie lo sa chi sono», risponde la voce. «Hai chiesto a lei?»
Guardo alla mia destra.
Mia moglie non c’è.
Deglutisco.
Abbasso un istante il cellulare e con l’altra mano copro il ricevitore. «Amore?», domando. «Amore, dove sei?»
Non ricevo risposta.
Dal telefono sento salire una risata. «Hai provato a vedere in cucina?»
Infilo le ciabatte.
Mi fiondo in cucina.
Accendo la luce.
L’attimo dopo mi ritrovo piegato a quattro zampe a vomitare bile giallastra mista alla pizza che ho mangiato per cena. Solo adesso mi accorgo che la canotta e le mutande sono zuppe non di sudore.
Ma di sangue.
A mezzo metro da me, immersa in un lago rosso porpora, mia moglie giace nuda con la pancia squartata dalla gola al pube.
«Allora, hai capito chi sono?», chiede la voce.
«No», balbetto con le lacrime agli occhi. «Chi sei? Chi cazzo sei?»
«Sono colui che oggi ruberà la tua vita, come tu un giorno hai rubato la mia…»
«Io non ho mai rubato un cazzo a nessuno!»
«Oh, sì…Tu l’hai fatto», risponde la voce. «Mi hai rubato la vita impedendomi di nascere. Non c’era posto per entrambi nella pancia della mamma. Rubavi tutto il mio nutrimento, e hai finito per uccidermi. E allora, prima di morire, ho lasciato il mio corpo e sono cresciuto con te. Anzi, sono cresciuto dentro di te. Aspettando il momento propizio per rubare tutto ciò che avevi. Aspettando di nascere e prendere il tuo posto…E oggi è il giorno in cui nascerò! Eccomi. Sto arrivando!»


Spalanco le palpebre.
La testa è annebbiata.
La vista, pure.
L’incubo è stato dei peggiori.
Sono bagnato di sudore dalla testa ai piedi.
Nell’istante in cui afferro il cellulare, che continua a rigurgitare la quinta di Beethoven, le lancette fosforescenti dell’orologio sul comò passano dalle 2:59 alle 3:00 a.m.
Alla mia destra, mia moglie non c’è.
Avverto una scarica elettrica dietro la schiena.
Tremando, premo il tastino per avviare la conversazione e porto il cellulare all’orecchio.
«Pronto?»

Re: Uno squillo da lontano - Dal Buio

(Anonymous)
Ahhh che brutta fine che fanno le mogli!!! :)
Carino, eppoi mi piace anche perchè è molto simile al mio... :P
Divertente aver avuto più o meno la stessa idea... :)))

Cily