Tags: ghost town

ussaro

Luoghi abbandonati e valli stregate

imagebam.com

Due segnalazioni notturne veloci veloci, ma gustose.
La prima riguarda il nuovo appuntamento con L'Almanacco del Crepuscolo del Nero Cafè. Questa volta vi parlo delle streghe e delle creature misteriose che abitano la Val di Fassa. E anche di come sconfiggerle, nel caso vi possa servire... L'articolo lo trovate qui.

In seconda battuta vi presento il pezzo che ho scritto per Italia Perduta, un ottimo portale ricco di filmati, articoli e approfondimenti sulle ghost town d'Italia e di tutto il mondo. Per me si tratta di una nuova collaborazione che ho già molto a cuore, conoscendo la serietà di chi cura questo progetto.
Il mio articolo d'esordio riguarda la terme abbandonata di Tartavalle, che è stata la meta della mia gita di Halloween 2011. Un'avventura indimenticabile che ho cercato di mettere in parole, anche se la cosa più bella del post è il corredo fotografico, a opera di Simona Pizzi.
Di Italia Perduta vi consiglio soprattutto la sezione "documentari", realizzati dai gestori del sito, bellissimi ed esclusivi.
ussaro

Top 5: Cinque cose da fare ad Halloween



Anche quest'anno ci siamo: è quasi Halloween.
Sento già i detrattori, i benpensanti e gli anti-anglofili per sport: non è una festa italiana, è un'occasione commerciale per vendere mascheroni e per organizzare mega-serata in discoteca. Tutto vero ma, per un amante dell'horror come me, Halloween non può che essere un'ottima nottata da dedicare al brivido.
Visto e considerato che non vado mai in discoteca non vedo perché dovrei farlo proprio nella notte delle streghe. Anche perché ho programmi decisamente migliori, se solo il meteo mi assisterà.
Questa Top 5 è pensata per aiutarvi a pensare un Halloween memorabile, o almeno divertente. Cinque idee semplici, più o meno da brividi.
Poi fatemi sapere quali sono i vostri programmi...

Collapse )
ussaro

Documentari sulle ghost town italiane




I paesi abbandonati e le ghost town, specialmente quelle italiane, rappresentano una delle rubriche più seguite di questo blog. Ne ho parlato tante volte e in un caso ho addirittura fatto un sopralluogo in prima persona in quel di Consonno.

C'è però chi è andato ben oltre. Si tratta della PGM Video che sta producendo una serie di documentari incentrati proprio sulle ghost town d'Italia. Tempo fa vi ho parlato dell'episodio pilota, dedicato a Balestrino, paese fantasma della Liguria. Nel mentre Alessandro Zanchi e Chiara Salvadori, gli artefici di questi documentari, hanno girato altri filmati e altri ancora ne stanno preparando.

 

Ho avuto la fortuna di visionare in anteprima le puntate dedicate a Castelnuovo dei Sabbioni, Pentedattilo e Poggioreale. La qualità del girato è nettamente migliorata, così come il montaggio e l'esposizione della parte storico-folkloristica legata alle varie ghost town. In particolare il DVD dedicato a Poggioreale, paese fantasma in provincia di Trapani, dà l'idea di un prodotto veramente ottimo e ben realizzato, che pesca a piene mani dalle atmosfere che io stesso cerco di ricreare quando parlo di città abbandonate qui sul blog.

 

Se amate l'argomento vi consiglio di seguire il blog ufficiale del progetto Ghost Town, dove avrete modo di leggere le varie news riguardo ai lavori in corso, ma anche di godere dei tanti articoli correlati a tutto ciò che rappresenta il microcosmo dell'archeologia urbana (e relativi affini).

Per chiedere i DVD, contattate direttamente Alessandro e Chiara: sono gentilissimi e vi diranno come procurarveli.

 



ussaro

Cinque mete alternative per una gita ad agosto




Questo post lo dedico a tutti coloro che, oltre alle classiche vacanze mare e sole, si vogliono regalare un giro diverso dal solito, magari in posti meno frequentati dal chiassoso popolo agostano.

Non so voi, ma io sento il bisogno di fare una gita – basta anche solo un giorno – lontano dal caos, dalle solite cose di tutto l'anno, perfino dalla tecnologia. E soprattutto dalle persone.

Non sono un fricchettone new age, ma “ricontattare” la Natura, anche solo di sfuggita, anche senza scegliere mete estreme come l'Amazzonia o il Tibet, aiuta a ricalibrare i sensi. A riconsiderare le proporzioni del tutto.

Aggiungiamoci anche un po' di mistero, di fantarcheologia, di thrilling e ne salta fuori questo post. Cinque mete alternative per farsi un giretto. Una sola all'estero (la fantasmatica Ochate) e quattro località italiane. Altre le trovate sparse qua e là sul mio blog.

Poi fatemi sapere dove andate, eh.

 

  1. Il Parco di Bomarzo (Viterbo)


     

Il parco venne ideato nel 1550 dall’architetto napoletano Pirro Ligorio su commissione del Principe Pier Francesco Orsini detto Vicino, Signore di Bomarzo, uomo d’armi e letterato nonché dotato si singolare personalità.

Il luogo ove venne stabilito di costruire il Sacro Bosco era località etrusca ed in epoca tardo-romana si chiamò Pomartium e nei primi secoli del cristianesimo divenne persino sede vescovile.

Il giardino è articolato su basi diverse secondo una logica carica di significati simbolici che crea un percorso che va dall’alto verso il basso ma anche dal basso verso l’alto, tra mostri e sorprese lungo il cammino che atterriscono il visitatore. Questi non sa cosa l’attende e viene quindi immerso in un mondo fantastico, popolato di animali mitologici e giganteschi mostri che incutono timore e sorpresa.

Diverse sono le scritture che ammoniscono il viandante fin non appena varcato l’ingresso dove la prima di due sfingi pone il seguente quesito “Tu ch’entri qua pon mente parte a parte et dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”, mentre la seconda sfinge contiene l’elogio di una delle meraviglie del mondo “colui che non si dirigerà verso questo luogo con gli occhi spalancati e le labbra serrate non ammirerà i sette famosi monumenti dell’universo”.

Tante le attrazioni meritevoli: la casa pendente, la tartaruga, il teatro, il ninfeo, il drago etc etc.

 

Sito: http://www.parcodeimostri.com/

 

  1. I Monti Sibillini (Appennino Umbro-Marchigiano)


     

Il grande massiccio dei Monti Sibillini nasconde un segreto, forse un segreto così noto che lo dichiarano il nome stesso di questi monti e molti toponimi: grotta del Diavolo, passo del Diavolo, fossa dell’inferno, gola dell’Infernaccio, lago di Pilato, grotta delle Fate o grotta della Sibilla. Ne parla anche una lunghissima tradizione culturale, una leggenda raccolta nel 1420 da Antoine De la Salle e già nota fin dal 1391 al poeta del Guerrin Meschino, che situa in una grotta del Monte della Sibilla il regno di una misteriosa Dea dell’amore profano e profetessa. Chi arriva oggi al monte della Sibilla dalla strada aperta da Montemonaco, rimane subito colpito da una singolare scogliera di basalto alta 10 metri che fa da corona al monte, quasi profilo antropomorfo di una regina. È certo che per tutto il Rinascimento questo monte era al centro di una importantissima via di comunicazione verso Roma e fu continua meta di visite. Cavalieri erranti francesi e tedeschi raccontarono i loro “incontri” con la maga, nelle caverne del monte, seguiti o meno da pentimenti. Ne nacque Il Guerrin Meschino di Andrea da Barberino.

 

Il resto del mio articolo sui Monti Sibillini.

 

  1. Ochate (Condado de Treviño, Castiglia e Leon)


 

Paese maledetto, campo di atterraggio degli UFO o portale su un altra dimensione? Ochate, piccolissimo villaggio abbandonato in Spagna, potrebbe essere tutto questo, oppure l'ennesima montatura da dare in pasto ai creduloni. Certo è che i testimoni dei fatti insoliti che capitano in questo paese non mancano di certo...

l territorio è oggetto di numerose leggende riguardo a presunti fenomeni paranormali. Gli stessi hanno fatto diventare Ochate un luogo di pellegrinaggio per gli amanti del genere.

La leggenda vide la luce all'inizio degli anni 80, a causa di un articolo pubblicato dal giornale Mundo Desconocido intitolato Luces en la puerta secreta.

L'articolo è basato su una fotografia che ritrae un UFO volare nelle vicinanze del distretto di Ochate, anche se molti esperti ritennero falsa la fotografia. L'Universidad de Bilbao non potè dimostrare con certezza la falsità dell'immagine.

La storia della città di Ochate, basata più sull'articolo della rivista che su dati scientificamente provabili, sembra essere stata abbandonata a causa di misteriose epidemie che si diffusero nel XIX secolo.

Bisogna sottolineare che le date di queste epidemie nella città non coincidono con quelle delle stesse epidemie che si diffusero nelle città della provincia di Burgos e della vicina Álava e che non esistono dati reali di mortaltà così elevata.

Dai dati dell'archivio diocesano di Vitoria si stima che la città fu abbandonata intorno al 1920-1930, per cause naturali dovute alla migrazione della popolazione verso le città, avvenuta in Spagna in quel periodo. Non si hanno dati certi in merito nonostante i numerosi studi, anche ufficiali, compiuti nella zona per spiegare i "misterosi" fenomeni avuti nella zona.

 

Il resto del mio articolo su Ochate.

 

  1. Sacra di San Michele (Avigliano, Piemonte)


 

Famosa abbazia, monumento simbolo del Piemonte , che occupa con le sue spettacolose costruzioni la vetta rocciosa di circa 1000 metri del monte Pirchiriano, situato all’imbocco della valle di Susa, per i proveniente da Torino.

La sua eccezionale posizione domina e sovrasta tutta la bassa valle, ed è quindi un punto di riferimento anche visivo per la bassa valle: Dall'alto possiamo osservare un panoramica straordinario.

In un itinerario ideale, possiamo unire l'Arcangelo del Monte Pirchiriano ad altre due importanti abbazie a nord delle Alpi, quella del Mont Saint-Michel in Normandia, e a sud delle Alpi quella del Monte Sant'Angelo sul Gargano. Edificato intorno al Mille. su luogo sacro al tempo dei Longobardi al culto di S. Michele; ebbe vicende fortunose e fu più volte rimaneggiata.

L’imponente complesso abbaziale comprende diversi fabbricati posti su vari livelli, in blocchi fortificati di cui rimangono: il cosiddetto sepolcro dei monaci, suggestivo rudere romanico a pianta centrale; la foresteria; lo scalone dei morti, un ampio ambiente sorretto da pilastri con capitelli scolpiti e il portale dello zodiaco superba opera romanica

 

Il sito della Sacra: http://www.sacradisanmichele.com/index.asp

 

  1. Valcamonica – itinerario d'arte rupestre (Lombardia orientale)




Il sito preistorico della Valcamonica, ancora non completamente esplorato, si estende su un’area lunga 70 chilometri. Le figure, incise su circa 2440 rocce, sono circa 300mila. Queste incisioni rupestri, di cui esistono esempi simili solo in Spagna, nell'Assia, in Svezia ed in Gran Bretagna, hanno carattere simbolico ed evocano scene di navigazione, di danza, di guerra, di aratura, di magia. Trattandosi di un’area molto vasta è consigliabile scegliere prima bene gli itinerari che si vuole percorrere. Ci sono, per esempio, il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, a Capo di Ponte, con 104 rocce incise ed i menhir istoriati dell’età del Rame e la zona di Cemmo con le incisioni dei pugnali con lama triangolare ed impugnatura semilunata. Qui grande spazio è riservato agli animali: cervi, camosci, volpi, ruminanti sono incisi in file regolari e allineate. Il territorio più ricco di incisioni della Valcamonica copre il versante montano del Comune di Paspardo, con incisioni che risalgono ai vari periodi della preistoria, dal Neolitico Finale all’età del Ferro sino al Medioevo. Tra i siti principali di Paspardo, Vite, con circa 30 rocce, In Valle, nota per le scene che rappresentano fronteggiamenti di cervi, Dos Sottolajolo con la “Roccia degli Spiriti” ed in fine Capitello dei due Pini, da dove si gode di un panorama mozzafiato della valle.

 

Portale turistico della Valcamonica: http://www.invallecamonica.it/

 

- - -

Oltre ai miei vecchi articoli, le fonti consultate per questa topfive comprendono Luoghi Misteriosi e Italia Misteriosa.

Il sottoscritto autore di questo post non garantisce a proposito di rapimenti alieni, incontri con fantasmi, mostri dimensionali, creature criptozoologiche o arcangeli irascibili.
 

ussaro

La ghost town di Ninfa




Il Giardino di Ninfa si trova ai confini fra i territori comunali di Cisterna di Latina, Sermoneta e Norma, appartenendo amministrativamente al primo comune.

Ninfa è una città di cui ormai ci rimangono solo le antiche rovine; fu saccheggiata, rasa al suolo ed abbandonata definitivamente alla fine del XIV sec. Fu costruita nelle vicinanze delle sorgenti che da essa prendono il nome e che scorrono in questo luogo incantato insieme alla presenza di un lago. In questo scenario romantico e pieno d'acqua (segnaliamo anche cascatelle e giochi d'acqua) si rispecchiano le antiche rovine, tra cui spicca l'alta torre medievale e le mura merlate del castello, di cui purtroppo ci rimane solo suo perimetro.

La città ebbe il suo massimo splendore nel 1200, sotto la famiglia dei Caetani (quella di papa Bonifacio VIII) che sfruttarono la posizione di crocevia stradale di Ninfa a causa della chiusura della via consolare Appia invasa dalle paludi.

Si doveva dunque percorrere una strada che passava necessariamente per Ninfa per raggiungere da Roma il sud dell' Italia.

La città nutriva forti rivalità con le limitrofe città (Velletri, Cori, Sezze) e fu incendiata e saccheggiata nel 1380 e 1382 e dopo questi nefasti avvenimenti non si riprese piu'. Il colpo di grazia le fu dato dall'espandersi della malaria; Ninfa diventò così una città completamente deserta e selvaggia, con le rovine dell'antico splendore e con la crescita di rovi che coprivano tali rovine.

Solo nel 1900 Gelasio Caetani si decise a recuperare questo gioiello e fece opere di ristrutturazione e di giardinaggio. Ma il vero e proprio salto di qualità ci fu con Lelia Caetani, inglese di origine, che insieme a suo marito impiantò una vasta gamma di fiori, piante da tutto il mondo ( magnolie, bamboo, ciliegi,meli e rose rampicanti ) ed alberi d'alto fusto (cipressi lecci, pioppi). A seconda del periodo in cui si visita il giardino si assiste ad un gioco cromatico eccezionale. Consigliata la visita in particolare in primavera, nei mesi di aprile e maggio.

 

Appena arrivati si nota un contrasto magico ambiente/monumenti e natura/arte che conferisce al posto un qualcosa di magico. Per l'atmosfera incantata che si respira, per il silenzio e la quiete del posto, si puo' definire una piccola Pompei del medioevo.



 

(fonte: http://viaggi.ciao.it/)

 

Ninfa, aperta solo in pochi giorni prestabiliti durante l'anno, è famosa per il suo stupendo giardino, ricco di piante provenienti da ogni angolo del mondo, ed oggi gestito dalla fondazione che nacque su iniziativa dell'ultima esponente del casato Caetani.

La bellezza del luogo è incomparabile: le rovine, dominate dall'antico torrione, sono seminascoste da una vegetazione lussureggiante, costellata da fiori di ogni forma e colore. Le sorgenti del fiume Ninfa sgorgano copiose dai piedi della montagna, dando vita a cascate e a giochi d'acqua che incantano il visitatore.

I ruderi di chiese, abitazioni, opifici, ci narrano di una città ricca ed operosa, ma anche esposta ai continui attacchi dei nemici, che decisero ad un certo punto di radere al suolo la città.

C'è, in effetti, un velo di malinconia che colora questo luogo forse unico al mondo, e che risale probabilmente alle lotte intestine della famiglia Caetani, che portarono la città alla sua rovina.

 

(fonte: http://www.atargatis.info/)




ussaro

26 aprile 1986



Ucraina, 80 km da Kiev, molto vicini al confine bielorusso. È l’una di notte del 26 aprile 1986.

L’Europa sta festeggiando il 41° anniversario della liberazione dal nazifascismo.

Quella notte si conduce a Chernobyl, nell’impianto nucleare ivi costruito, un malaugurato esperimento per valutare la sicurezza del reattore.

Un’esperimento che ebbe conseguenze letali per quella che allora si chiamava Unione Sovietica e per gran parte dell’Europa.

Per alcuni a causa della sconsideratezza degli addetti, per altri a causa di difetti congeniti della centrale, il test causò l’esplosione del reattore che letteralmente scoperchiato riversò nell’atmosfera una nube tossica radioattiva che si diffuse principalmente nei paesi confinanti, ed ebbe ricadute notevoli anche a migliaia di km di distanza (Italia compresa).

Le reazioni al disastro, per quanto tempestive, non riuscirono a contenerne gli effetti. Speciali squadre di addetti denominati ‘liquidatori’ costruirono un sarcofago di cemento per isolare il reattore danneggiato dall’esterno per porre una barriera alle fuoriuscite.

Centinaia di migliaia di persone furono evacuate, e non fecero più ritorno nelle loro case che restano tuttora disabitate.

Le conseguenze immediate se lette con approssimazione appaiono contenute: 65 persone morirono nell’immediato, conseguentemente all’esplosione e all’eccessiva esposizione alle radiazioni.

Gli studi dell’Organizzazione mondiale della Sanità, attenti a registrare l’aumento della mortalità per patologie ricollegabili all’eaposizione alle radiazioni, forniscono dati allarmanti.

 

Si parla di 4000 vittime fra quelle che si sono verificate e quelle che si verificheranno nell’arco di 80 anni dall’incidente.

Una cifra che fonti autorevoli ritoccano di 5000 unità per un totale di 9000 possibili vittime.

Cifre catastrofiche ma forse non troppo distanti dalla realtà sono infine proposte da organismi quali Greenpeace, che valuta per l’incidente di Chernobyl una ricaduta sulla popolazione Europea in fatto di patologie ricollegabili all’evento, pari addirittura a 6 milioni di persone.

Indipendente dal valzer delle cifre, che drammaticamente non ci rende evidenti le proporzioni del disastro, la catastrofe di Chernobyl ci lascia una città fantasma, congelata all’epoca della guerra fredda e della celebrazione comunista.

(fonte: http://www.nonsolosolare.it/)

 

Se volete leggere il mio vecchio articolo sulla ghost town di Pripjat, lo trovate qui. Le immagini congelate nel tempo di una città spettrale che contava 47.000 abitanti, mi colpiscono ancora adesso.

 

Oggi è l'anniversario del più grave incidente nucleare civile di tutti i tempi. Quando scoppiò l'inferno sull'Ucraina io avevo undici anni. Ciò nonostante ricordo ancora la preoccupazione e l'angoscia di quei giorni. Dalle mie parti dilagò ben presto il panico da nube radioattiva. Scampato questo pericolo, ci fu la psicosi degli alimenti infetti. Ricordo ancora chi consigliava di non mangiare insalata, né di bere il latte. Senza contare la febbre antinucleare che contagiò un po' tutti.

Poi, come spesso accade, l'uomo dimentica, preso dalle sue piccolezze quotidiane.
 

ussaro

Ingurtosu, il paese-miniera abbandonato della Sardegna

Il castello e il Palazzo della direzione della miniera.

Ingurtosu è stato uno dei più grossi centri minerari della Sardegna. Incastonato tra verdi montagne, a pochi chilometri dalle miniere di Montevecchio e dalle dune di Piscinas nella regione dell' Arburese, Sardegna Sud-Occidentale, è frazione del comune di Arbus.

Per raggiungere Ingurtosu da Arbus, occorre lasciare la SS126 all' altezza della località di Sa Perda Marcada, distante 8 Km dal paese e proseguire per 4 Km. Le miniere sono dislocate lungo la strada che conduce alle dune di Piscinas.

 

Così scrisse l'Ingegner Baldracco nel 1853: "Nella regione di Su Gurtosu, anzi citata, ed a cui giugnesi a qualche distanza dal sito di Sa Tela, molti sono i lavori stati eseguiti per l'addietro...". Ed in effetti alcuni anni prima un prete di Guspini aveva preso a scavare illegalmente della galena, fondendola sul posto e facendo credere ai suoi fedeli che egli si recava ad Ingurtosu per raccomandare le anime dei defunti (da cui anche il nome: Is Animas). In seguito nel 1829 la miniera di Ingurtosu venne "scoperta e denunziata" da un fabbro di Arbus.

Nel 1850 i commercianti liguri Marco e Luigi Calvo ottennero i permessi per effettuare ricerche nella regione di Gennamari e Ingurtosu e costituirono la Società Mineralogica di Gennemari. Qualche anno dopo nel 1857 la miniera fu venduta a imprenditori francesi che costituita la Società Civile delle miniere di Gennemari e Ingurtosu chiamarono a dirigerla un esperto tecnico di origini tedesche, l'Ingegner Bornemann.
 

Palazzo della Direzione della Sociétè Anonyme de Mines de Plomb Argentifére de Gennamari et d’Ingurtosu.
 

In poco tempo le solitarie vallate, frequentate fino ad allora solo da qualche pastore, vennero attaccate prepotentemente nei loro affioramenti e divennero crocevia di uomini e di carri carichi di minerale. Furono apportati da nuovi soci francesi ingenti capitali per poter sfruttare al meglio i giacimenti; nel 1866 fu chiamato a dirigere la società l'Ingegner Hoffmann, alla sua guida furono eseguiti importanti lavori.

Ingurtosu divenne a partire dal 1875 una delle miniere più importanti del continente europeo, potendo contare nel 1890 circa 1500 minatori. Importanti lavori furono condotti nella regione di Casargiu, confinante con l'omonima concessione di Montevecchio e nella regione di Bau, furono inoltre costruite moderne laverie.

Nel 1899 le Miniere di Gennemari ed Ingurtosu furono cedute alla più importante società mineraria inglese, la Pertusola Limited, presieduta dal Lord Thomas Alnutt, visconte di Brassey. Furono subito cominciati nuovi lavori, in particolare un notevole investimento economico permise la costruzione di una moderna laveria meccanica nella regione di Naracauli, costata oltre 400 mila lire e inaugurata nel 1900 alla presenza di alte autorità del regno.

 

Con l'avvento della Pertusola sorse dunque una nuova era di lavori e impianti: furono approfonditi i Pozzi Maestri di Gennemari e Ingurtosu; per la coltivazione del filone Brassey, fu intrapresa la costruzione di un pozzo nella regione di Naracauli, a cui si diede il nome di Lambert. Una linea ferroviara a scartamento ridotto consentiva il trasporto dei minerali dalla regione anzidetta fino all'imbarco di Piscinas. Per collegare inoltre Gennemari a Naracauli furono realizzate delle teleferiche. A livello sociale è da segnalare l'introduzione del sistema Bedaux, secondo alcuni dirigenti considerato un modo per far arricchire il minatore. L'effetto che si otteneva era in realtà quello di generare un eccessivo affaticamento del minatore, il quale si vedeva costretto a lasciare la miniera dopo pochi anni.


Gli imponenti ruderi della laveria Brassey, costruita in località Naracauli nel 1900, quando proprietario della miniera era il nobile inglese Lord Brassey.
 

La nuova era di lavori, spinta dalla Pertusola, aveva la parvenza di non potersi arrestare, soprattutto nel periodo seguente la prima guerra mondiale: al costoso impianto di Naracauli si aggiunse la moderna laveria di Pireddu, fu migliorato il Pozzo Gal e scavato un nuovo pozzo nella regione di Casargiu che prese il nome di Pozzo 92. Nel villaggio di Ingurtosu furono proseguiti i lavori per la costruzione della chiesa, vennero realizzate le scuole e l'ambulatorio medico prese a funzionare come un vero ospedale, l'energia elettrica raggiunse anche le abitazioni dei minatori.

 

Negli anni seguenti la seconda guerra mondiale, per converso, le cose mutarono velocemente: si cominciò infatti a notare un generale impoverimento del filone Brassey, considerato la naturale prosecuzione del filone Montevecchio e su cui insisteva gran parte della miniera. A ciò si aggiunse la forte concorrenza dei paesi africani e il fatto che la Pertusola meditava un veloce abbandono.

Gli anni '50 furono caratterizzati da numerose contestazioni operaie, i minatori avevano visto come fumo negli occhi l'imposizione del Patto Aziendale che prevedeva la rinuncia a molti diritti e lamentavano inoltre le precarie condizioni di lavoro. Era, come si suol dire, l'inizio della fine, che vide la Pertusola, in un clima particolarmente arroventato, abbandonare la scena, lasciando a terra centinaia di minatori. Negli anni '60 Ingurtosu passò al gruppo Monteponi-Montevecchio che procedette alla chiusura di tutti i cantieri, trasferendo gli operai in altre miniere dell'isola.


(fonte: www.arbus-sardegna.it)

ussaro

Paese fantasma: Galeria Vecchia (Lazio)



l luogo ha indubbiamente origini molto antiche come potrebbe dedursi sia dal suo nome etrusco – Careia, dai Romani latinizzato in Careiae – sia dalla lettura di alcuni incunaboli ove essa viene definita "ampla et magna, grande e famosa". Altro indizio dell'origine etrusca di Galeria Vecchia sono gli immensi sotterranei tombali, per buona parte inesplorati, che si trovano in queste rovine.
Nell’VIII papa Adriano I vi fondò una domus culta poi trasformata in curtis, a metà del IX secolo, da papa Gregorio IV. Ebbe successivamente fortune alterne fino al IX secolo, quando fu quasi del tutto distrutta dai Saraceni. I Conti di Galeria la ricostruirono e ne ampliarono apprezzabilmente i confini, fino alla cessione di tutta la città agli Orsini. Correva l’anno del Signore 1276… Poco più di due secoli più tardi agli Orsini subentrarono i Colonna, poi i Caetani, i Savelli e infine i Sanseverino. In epoca rinascimentale ebbe l’onore di ospitare brevemente l’imperatore Carlo V: fu una sorta di canto del cigno, poiché lenta ma inesorabile giunse l’agonia del luogo, fino al totale spopolamento avvenuto nel 1809.
La causa più probabile fu un’improvvisa epidemia di malaria, diffusasi a causa del proliferare in alcune piccole aree paludose causate da acque stagnanti provenienti dal locale torrente Arrone, della temibile zanzara anofele. Quel che è certo è che la fuga dalla città fu precipitosa, caratterizzata anche da inspiegabili abbandoni di attrezzi da lavoro, di suppellettili, di oggetti d’uso quotidiano.



Oggi vi si accede da un solo lato attraverso un ripido campo di felci. Una vegetazione selvaggia la serra da ogni parte, rigogliosa e inestricabile, da togliere ogni visuale e ogni controllo. I bassi androni delle costruzioni sono avvolti da gigantesche liane, affogati fra salici, quercie ed olmi.
Le mura sono cadute poco a poco, le strade cancellate; ogni possibile elemento d'interesse storico e' scomparso.

Inutile oggi scostare i mozziconi di muro fra i fichi selvatici, le canne ed i sambuchi, la ricerca è già stata fatta con diligenza dai clandestini, anche stranieri.
Il fascino che seduce e attira curiosi, appassionati d'archeologia e anche di esoterismo sta nella serie d'immensi sotterranei, mai esplorati, di una citta' etrusca non ancora bene individuata e di una necropoli della quale sono state scavate solo poche tombe. Questo mondo ctonio si trova proprio sotto le rovine di Galeria Vecchia. Ma ogni possibile ricostruzione anche dei tracciati urbani è impresa ardua.
Il bosco ha ripreso gli antichi possessi, gli uccelli, le serpi, il silenzio primigenio, sono tornati a dominare su di una città che non potrà mai risorgere.



- - -
Fonti:
- http://www.parks.it/mn.galeria.antica/
-
http://www.specchiomagico.net/cittamortelazio.htm
-
http://spazioinwind.libero.it/archeoesperienze/index5.html


ussaro

Itinerari misteriosi per Halloween

Halloween è una gran bella festa, ma non capisco - nel senso che va davvero oltre la mia limitata comprensione - come si può pensare di festeggiarla in una cacchio di discoteca con dei fighetti che ballano mettendosi addosso il cerone da vampiro o le unghie da strega.
Halloween dovrebbe essere la festa del terrore, dell'atmosfera lugubre, dei fantasmi. Senza parlare poi di chi la considera prettamente un'occasione religiosa.
Ben venga piuttosto una notte horror con gli amici, in compagnia di buoni film (ce ne sono, basta cercarli). Personalmente quest'anno visiterò un castello, dove m'intratterrò fino a sera. Un luogo non inflazionato dai turisti. Non come Triora, che oramai il 31 ottobre sembra un outlet, o un agriturismo per giovani milanesi annoiati.
Visto che in questo blog si parla anche di luoghi misteriosi, case abbandonate e ghost town, eccovi qualche spunto per delle gite "spettrali", se ancora non avete deciso che fare...

Ca' Scapini (Val Toncina)



Per tutti è il "paese fantasma". Eppure, un tempo, Scapini, frazione compianse ,era abitata e molto visitata ed era considerato uno dei paesini più belli della Valtaro, dove si incontrava la prima strada che collegava Bardi a Bedonia, la Valceno con la Valtaro. E da qui, poi,si snodavano altre decine di vie che portavano alle altre frazioni comunali. Era proprio un bel centro, dice chi l’ha visto in passato, dove chi vi arrivava, subito, a colpo d’occhio,poteva ammirare tutte le case del paese,perché si trovavano in sequenza,una vicino all’altra. (L'articolo intero in PDF)
Ovviamente non mancano le voci sui fantasmi che infesterebbero questo posto. Anzi, per dirla tutta c'è una leggenda che lega l'abbandono del paese proprio alle manifestazioni spettrali che ebbero luogo dopo il tragico suicidio di una ragazza...

Craco (Potenza)



Vicino Potenza c'è Craco, un villaggio che molti anni fà è stato abbandonato da quasi tutti gli abitanti. Ma nelle sue vie deserte ogni notte risuonano strani rumori di passi, echi di voci e grida terribili mentre misteriose forme luminose si muovono tra le case. Gli spiriti dei morti stanno forse occupando questo paese lasciato da noi vivi?" Craco mi è sembrato davvero un luogo spettrale: negli anni '70 un vasto movimento franoso ha obbligato quasi tutta la popolazione ad andarsene poiché le case sono diventate pericolanti, e da allora solo pochissimi vecchi si sono ostinati a restare ad abitare quì, rifiutando ostinatamente di lasciare per sempre il luogo in cui sono nati. E siccome con il passare del tempo quasi tutti questi anziani abitanti superstiti sono deceduti, oggi a Craco le persone ancora vive che ci abitano si possono facilmente contare sulle dita di due mani. (Il resto dell'articolo).

Reneuzzi (Alessandria)



Renèuzzi, talvolta chiamato Renèuzi o Renèusi o Renéixi è una frazione disabitata del comune di Carrega Ligure, in provincia di Alessandria, situata in alta val Borbera a 1.075 m d'altezza sotto il Monte Antola. Fu abbandonato nel 1961. Conserva l'Oratorio di San Bernardo abate, a cui è stato rimosso il campanile.
Non raggiunto dalla strada carrozzabile, è collegato da un'antica mulattiera alle frazioni di Campassi e Vegni, mentre un sentiero permette di raggiungere la vetta del Monte Antola.

Le mie vecchie segnalazioni:

Consonno (Lecco)
Toiano (Toscana)
I monti sibillini (Marche/Umbria)
Ca' Dario, il palazzo maledetto (Venezia)
La Casa Rossa (Lecco)
Balestrino (Liguria)
Val Raccolana (Alpi Giulie)
Saletta (Vercelli)

ussaro

Centralia, la vera Silent Hill



Quando la verità supera la fantasia, o almeno ci prova.
Credevate che l'arcinota Silent Hill fosse solo un'invenzione bella e buona? Invece no. Pare che gli sviluppatori del gioco si siano ispirati a una cittadina realmente esistente, e ora abbandonata. Sto parlando di Centralia, un comune degli Stati Uniti d'America, nella Contea di Columbia, nello stato della Pennsylvania.
La città sorse nei primi dell'ottocento è fu creata sopra un enorme giacimento di antracite, carbone fossile puro al 95%. In questo modo gli estrattori del carbone potevano estrarlo continuamente visto che i minatori lavorano e vivevano in un'enorme miniera.
L'estrazione del materiale durò fino alla fine del diciannovesimo secolo, quando nel sottosuolo restarono soltanto una serie di pozzi abbandonati.

 

Il paese di Centralia contava poco più di 2000 abitanti quando la vena carbonifera del sottosuolo prese fuoco. Si creò un incendio sotterraneo di grosseCentralia proporzioni, l'asfalto si sciolse, la città fu invasa da cenere, nuvole di fumo bianco e  formazioni di grosse crepe nelle strade.
Chi ha giocato con Silent Hill ritrova questo ambiente in tutti gli episodi, soprattutto nel numero 1, dove le strade si interrompevano bruscamente con veri e propri burroni.
La città venne evacuata è diventò Centralia, la "città fantasma".

 

Tutt'oggi il sottosuolo di Centralia è ancora incendiato e si calcola che lo sarà per i prossimi 100 anni a causa dell'antracite un tipo di carbone di difficile accensione, ma che una volta acceso è ancora più difficile spegnerlo.
Il videogioco di Silent Hill riproduce fedelmente le ambientazioni e anche la storia, anche se la trama del gioco è molto diversa (si appoggia tanto alla fantasia), si possono riscontrare riferimenti incredibili in tutto ciò che riguarda Centralia e Silent Hill.  Sono in pratica la stessa cosa. Silent Hill la collina silente è in realtà Centralia, la "città fantasma"  le cui ambientazioni reali e notturne fanno paura alla maggior parte delle persone.

- - -
Fonti:

- http://www.offroaders.com/album/centralia/centralia.htm
- http://www.beliceweb.it/
- http://forum.cosenascoste.com