Tags: paese fantasma

consonno

Scatti ispiratori




Post fotografico senza pretese – nel senso che non sono certo quel che si dice un esperto del settore. Per dirla tutta la mia strumentazione si limita alla comunque ottima fotocamera del mio Nokia, ma nulla più. Tuttavia mi piace immortalare, nelle immancabili gitarelle primaverili ed estive pianificate con la mia paziente compagna d'avventura, posti e luoghi i cui echi, prima o poi, saltano fuori in qualche mio racconto o novel.

Non sono un talebano della parrocchia “scrivi solo di ciò che hai visto coi tuoi occhi”, ma devo ammettere che il contatto visivo è un punto di partenza privilegiato per descrivere un'ambientazione. Si lavora meno d'immaginazione (non è detto che questo sia un bene) e ci si immerge maggiormente nell'atmosfera. Per quel che concerne la mia piccola esperienza come imbrattacarte ho notato che anche i lettori, quando hanno a che fare con luoghi “cartacei” che ho avuto modo di visitare di persona, provano un'immedesimazione migliore.

Ciò non toglie che il lavoro di uno scribacchino non deve limitarsi a questo. Altrimenti che senso avrebbe per esempio un Emilio Salgari, noto per aver descritto scenari esotici senza mai essermi mosso da casa? Certo, poi magari qualcuno gli può imputare che quel galeone non aveva tre alberi, bensì cinque, tacciandolo di essere un cialtrone.

Rischi del mestiere ;-)
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ussaro

Documentari sulle ghost town italiane




I paesi abbandonati e le ghost town, specialmente quelle italiane, rappresentano una delle rubriche più seguite di questo blog. Ne ho parlato tante volte e in un caso ho addirittura fatto un sopralluogo in prima persona in quel di Consonno.

C'è però chi è andato ben oltre. Si tratta della PGM Video che sta producendo una serie di documentari incentrati proprio sulle ghost town d'Italia. Tempo fa vi ho parlato dell'episodio pilota, dedicato a Balestrino, paese fantasma della Liguria. Nel mentre Alessandro Zanchi e Chiara Salvadori, gli artefici di questi documentari, hanno girato altri filmati e altri ancora ne stanno preparando.

 

Ho avuto la fortuna di visionare in anteprima le puntate dedicate a Castelnuovo dei Sabbioni, Pentedattilo e Poggioreale. La qualità del girato è nettamente migliorata, così come il montaggio e l'esposizione della parte storico-folkloristica legata alle varie ghost town. In particolare il DVD dedicato a Poggioreale, paese fantasma in provincia di Trapani, dà l'idea di un prodotto veramente ottimo e ben realizzato, che pesca a piene mani dalle atmosfere che io stesso cerco di ricreare quando parlo di città abbandonate qui sul blog.

 

Se amate l'argomento vi consiglio di seguire il blog ufficiale del progetto Ghost Town, dove avrete modo di leggere le varie news riguardo ai lavori in corso, ma anche di godere dei tanti articoli correlati a tutto ciò che rappresenta il microcosmo dell'archeologia urbana (e relativi affini).

Per chiedere i DVD, contattate direttamente Alessandro e Chiara: sono gentilissimi e vi diranno come procurarveli.

 



ussaro

Cinque mete alternative per una gita ad agosto




Questo post lo dedico a tutti coloro che, oltre alle classiche vacanze mare e sole, si vogliono regalare un giro diverso dal solito, magari in posti meno frequentati dal chiassoso popolo agostano.

Non so voi, ma io sento il bisogno di fare una gita – basta anche solo un giorno – lontano dal caos, dalle solite cose di tutto l'anno, perfino dalla tecnologia. E soprattutto dalle persone.

Non sono un fricchettone new age, ma “ricontattare” la Natura, anche solo di sfuggita, anche senza scegliere mete estreme come l'Amazzonia o il Tibet, aiuta a ricalibrare i sensi. A riconsiderare le proporzioni del tutto.

Aggiungiamoci anche un po' di mistero, di fantarcheologia, di thrilling e ne salta fuori questo post. Cinque mete alternative per farsi un giretto. Una sola all'estero (la fantasmatica Ochate) e quattro località italiane. Altre le trovate sparse qua e là sul mio blog.

Poi fatemi sapere dove andate, eh.

 

  1. Il Parco di Bomarzo (Viterbo)


     

Il parco venne ideato nel 1550 dall’architetto napoletano Pirro Ligorio su commissione del Principe Pier Francesco Orsini detto Vicino, Signore di Bomarzo, uomo d’armi e letterato nonché dotato si singolare personalità.

Il luogo ove venne stabilito di costruire il Sacro Bosco era località etrusca ed in epoca tardo-romana si chiamò Pomartium e nei primi secoli del cristianesimo divenne persino sede vescovile.

Il giardino è articolato su basi diverse secondo una logica carica di significati simbolici che crea un percorso che va dall’alto verso il basso ma anche dal basso verso l’alto, tra mostri e sorprese lungo il cammino che atterriscono il visitatore. Questi non sa cosa l’attende e viene quindi immerso in un mondo fantastico, popolato di animali mitologici e giganteschi mostri che incutono timore e sorpresa.

Diverse sono le scritture che ammoniscono il viandante fin non appena varcato l’ingresso dove la prima di due sfingi pone il seguente quesito “Tu ch’entri qua pon mente parte a parte et dimmi poi se tante meraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”, mentre la seconda sfinge contiene l’elogio di una delle meraviglie del mondo “colui che non si dirigerà verso questo luogo con gli occhi spalancati e le labbra serrate non ammirerà i sette famosi monumenti dell’universo”.

Tante le attrazioni meritevoli: la casa pendente, la tartaruga, il teatro, il ninfeo, il drago etc etc.

 

Sito: http://www.parcodeimostri.com/

 

  1. I Monti Sibillini (Appennino Umbro-Marchigiano)


     

Il grande massiccio dei Monti Sibillini nasconde un segreto, forse un segreto così noto che lo dichiarano il nome stesso di questi monti e molti toponimi: grotta del Diavolo, passo del Diavolo, fossa dell’inferno, gola dell’Infernaccio, lago di Pilato, grotta delle Fate o grotta della Sibilla. Ne parla anche una lunghissima tradizione culturale, una leggenda raccolta nel 1420 da Antoine De la Salle e già nota fin dal 1391 al poeta del Guerrin Meschino, che situa in una grotta del Monte della Sibilla il regno di una misteriosa Dea dell’amore profano e profetessa. Chi arriva oggi al monte della Sibilla dalla strada aperta da Montemonaco, rimane subito colpito da una singolare scogliera di basalto alta 10 metri che fa da corona al monte, quasi profilo antropomorfo di una regina. È certo che per tutto il Rinascimento questo monte era al centro di una importantissima via di comunicazione verso Roma e fu continua meta di visite. Cavalieri erranti francesi e tedeschi raccontarono i loro “incontri” con la maga, nelle caverne del monte, seguiti o meno da pentimenti. Ne nacque Il Guerrin Meschino di Andrea da Barberino.

 

Il resto del mio articolo sui Monti Sibillini.

 

  1. Ochate (Condado de Treviño, Castiglia e Leon)


 

Paese maledetto, campo di atterraggio degli UFO o portale su un altra dimensione? Ochate, piccolissimo villaggio abbandonato in Spagna, potrebbe essere tutto questo, oppure l'ennesima montatura da dare in pasto ai creduloni. Certo è che i testimoni dei fatti insoliti che capitano in questo paese non mancano di certo...

l territorio è oggetto di numerose leggende riguardo a presunti fenomeni paranormali. Gli stessi hanno fatto diventare Ochate un luogo di pellegrinaggio per gli amanti del genere.

La leggenda vide la luce all'inizio degli anni 80, a causa di un articolo pubblicato dal giornale Mundo Desconocido intitolato Luces en la puerta secreta.

L'articolo è basato su una fotografia che ritrae un UFO volare nelle vicinanze del distretto di Ochate, anche se molti esperti ritennero falsa la fotografia. L'Universidad de Bilbao non potè dimostrare con certezza la falsità dell'immagine.

La storia della città di Ochate, basata più sull'articolo della rivista che su dati scientificamente provabili, sembra essere stata abbandonata a causa di misteriose epidemie che si diffusero nel XIX secolo.

Bisogna sottolineare che le date di queste epidemie nella città non coincidono con quelle delle stesse epidemie che si diffusero nelle città della provincia di Burgos e della vicina Álava e che non esistono dati reali di mortaltà così elevata.

Dai dati dell'archivio diocesano di Vitoria si stima che la città fu abbandonata intorno al 1920-1930, per cause naturali dovute alla migrazione della popolazione verso le città, avvenuta in Spagna in quel periodo. Non si hanno dati certi in merito nonostante i numerosi studi, anche ufficiali, compiuti nella zona per spiegare i "misterosi" fenomeni avuti nella zona.

 

Il resto del mio articolo su Ochate.

 

  1. Sacra di San Michele (Avigliano, Piemonte)


 

Famosa abbazia, monumento simbolo del Piemonte , che occupa con le sue spettacolose costruzioni la vetta rocciosa di circa 1000 metri del monte Pirchiriano, situato all’imbocco della valle di Susa, per i proveniente da Torino.

La sua eccezionale posizione domina e sovrasta tutta la bassa valle, ed è quindi un punto di riferimento anche visivo per la bassa valle: Dall'alto possiamo osservare un panoramica straordinario.

In un itinerario ideale, possiamo unire l'Arcangelo del Monte Pirchiriano ad altre due importanti abbazie a nord delle Alpi, quella del Mont Saint-Michel in Normandia, e a sud delle Alpi quella del Monte Sant'Angelo sul Gargano. Edificato intorno al Mille. su luogo sacro al tempo dei Longobardi al culto di S. Michele; ebbe vicende fortunose e fu più volte rimaneggiata.

L’imponente complesso abbaziale comprende diversi fabbricati posti su vari livelli, in blocchi fortificati di cui rimangono: il cosiddetto sepolcro dei monaci, suggestivo rudere romanico a pianta centrale; la foresteria; lo scalone dei morti, un ampio ambiente sorretto da pilastri con capitelli scolpiti e il portale dello zodiaco superba opera romanica

 

Il sito della Sacra: http://www.sacradisanmichele.com/index.asp

 

  1. Valcamonica – itinerario d'arte rupestre (Lombardia orientale)




Il sito preistorico della Valcamonica, ancora non completamente esplorato, si estende su un’area lunga 70 chilometri. Le figure, incise su circa 2440 rocce, sono circa 300mila. Queste incisioni rupestri, di cui esistono esempi simili solo in Spagna, nell'Assia, in Svezia ed in Gran Bretagna, hanno carattere simbolico ed evocano scene di navigazione, di danza, di guerra, di aratura, di magia. Trattandosi di un’area molto vasta è consigliabile scegliere prima bene gli itinerari che si vuole percorrere. Ci sono, per esempio, il Parco Nazionale delle Incisioni Rupestri di Naquane, a Capo di Ponte, con 104 rocce incise ed i menhir istoriati dell’età del Rame e la zona di Cemmo con le incisioni dei pugnali con lama triangolare ed impugnatura semilunata. Qui grande spazio è riservato agli animali: cervi, camosci, volpi, ruminanti sono incisi in file regolari e allineate. Il territorio più ricco di incisioni della Valcamonica copre il versante montano del Comune di Paspardo, con incisioni che risalgono ai vari periodi della preistoria, dal Neolitico Finale all’età del Ferro sino al Medioevo. Tra i siti principali di Paspardo, Vite, con circa 30 rocce, In Valle, nota per le scene che rappresentano fronteggiamenti di cervi, Dos Sottolajolo con la “Roccia degli Spiriti” ed in fine Capitello dei due Pini, da dove si gode di un panorama mozzafiato della valle.

 

Portale turistico della Valcamonica: http://www.invallecamonica.it/

 

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Oltre ai miei vecchi articoli, le fonti consultate per questa topfive comprendono Luoghi Misteriosi e Italia Misteriosa.

Il sottoscritto autore di questo post non garantisce a proposito di rapimenti alieni, incontri con fantasmi, mostri dimensionali, creature criptozoologiche o arcangeli irascibili.
 

ussaro

La ghost town di Ninfa




Il Giardino di Ninfa si trova ai confini fra i territori comunali di Cisterna di Latina, Sermoneta e Norma, appartenendo amministrativamente al primo comune.

Ninfa è una città di cui ormai ci rimangono solo le antiche rovine; fu saccheggiata, rasa al suolo ed abbandonata definitivamente alla fine del XIV sec. Fu costruita nelle vicinanze delle sorgenti che da essa prendono il nome e che scorrono in questo luogo incantato insieme alla presenza di un lago. In questo scenario romantico e pieno d'acqua (segnaliamo anche cascatelle e giochi d'acqua) si rispecchiano le antiche rovine, tra cui spicca l'alta torre medievale e le mura merlate del castello, di cui purtroppo ci rimane solo suo perimetro.

La città ebbe il suo massimo splendore nel 1200, sotto la famiglia dei Caetani (quella di papa Bonifacio VIII) che sfruttarono la posizione di crocevia stradale di Ninfa a causa della chiusura della via consolare Appia invasa dalle paludi.

Si doveva dunque percorrere una strada che passava necessariamente per Ninfa per raggiungere da Roma il sud dell' Italia.

La città nutriva forti rivalità con le limitrofe città (Velletri, Cori, Sezze) e fu incendiata e saccheggiata nel 1380 e 1382 e dopo questi nefasti avvenimenti non si riprese piu'. Il colpo di grazia le fu dato dall'espandersi della malaria; Ninfa diventò così una città completamente deserta e selvaggia, con le rovine dell'antico splendore e con la crescita di rovi che coprivano tali rovine.

Solo nel 1900 Gelasio Caetani si decise a recuperare questo gioiello e fece opere di ristrutturazione e di giardinaggio. Ma il vero e proprio salto di qualità ci fu con Lelia Caetani, inglese di origine, che insieme a suo marito impiantò una vasta gamma di fiori, piante da tutto il mondo ( magnolie, bamboo, ciliegi,meli e rose rampicanti ) ed alberi d'alto fusto (cipressi lecci, pioppi). A seconda del periodo in cui si visita il giardino si assiste ad un gioco cromatico eccezionale. Consigliata la visita in particolare in primavera, nei mesi di aprile e maggio.

 

Appena arrivati si nota un contrasto magico ambiente/monumenti e natura/arte che conferisce al posto un qualcosa di magico. Per l'atmosfera incantata che si respira, per il silenzio e la quiete del posto, si puo' definire una piccola Pompei del medioevo.



 

(fonte: http://viaggi.ciao.it/)

 

Ninfa, aperta solo in pochi giorni prestabiliti durante l'anno, è famosa per il suo stupendo giardino, ricco di piante provenienti da ogni angolo del mondo, ed oggi gestito dalla fondazione che nacque su iniziativa dell'ultima esponente del casato Caetani.

La bellezza del luogo è incomparabile: le rovine, dominate dall'antico torrione, sono seminascoste da una vegetazione lussureggiante, costellata da fiori di ogni forma e colore. Le sorgenti del fiume Ninfa sgorgano copiose dai piedi della montagna, dando vita a cascate e a giochi d'acqua che incantano il visitatore.

I ruderi di chiese, abitazioni, opifici, ci narrano di una città ricca ed operosa, ma anche esposta ai continui attacchi dei nemici, che decisero ad un certo punto di radere al suolo la città.

C'è, in effetti, un velo di malinconia che colora questo luogo forse unico al mondo, e che risale probabilmente alle lotte intestine della famiglia Caetani, che portarono la città alla sua rovina.

 

(fonte: http://www.atargatis.info/)




ussaro

Ingurtosu, il paese-miniera abbandonato della Sardegna

Il castello e il Palazzo della direzione della miniera.

Ingurtosu è stato uno dei più grossi centri minerari della Sardegna. Incastonato tra verdi montagne, a pochi chilometri dalle miniere di Montevecchio e dalle dune di Piscinas nella regione dell' Arburese, Sardegna Sud-Occidentale, è frazione del comune di Arbus.

Per raggiungere Ingurtosu da Arbus, occorre lasciare la SS126 all' altezza della località di Sa Perda Marcada, distante 8 Km dal paese e proseguire per 4 Km. Le miniere sono dislocate lungo la strada che conduce alle dune di Piscinas.

 

Così scrisse l'Ingegner Baldracco nel 1853: "Nella regione di Su Gurtosu, anzi citata, ed a cui giugnesi a qualche distanza dal sito di Sa Tela, molti sono i lavori stati eseguiti per l'addietro...". Ed in effetti alcuni anni prima un prete di Guspini aveva preso a scavare illegalmente della galena, fondendola sul posto e facendo credere ai suoi fedeli che egli si recava ad Ingurtosu per raccomandare le anime dei defunti (da cui anche il nome: Is Animas). In seguito nel 1829 la miniera di Ingurtosu venne "scoperta e denunziata" da un fabbro di Arbus.

Nel 1850 i commercianti liguri Marco e Luigi Calvo ottennero i permessi per effettuare ricerche nella regione di Gennamari e Ingurtosu e costituirono la Società Mineralogica di Gennemari. Qualche anno dopo nel 1857 la miniera fu venduta a imprenditori francesi che costituita la Società Civile delle miniere di Gennemari e Ingurtosu chiamarono a dirigerla un esperto tecnico di origini tedesche, l'Ingegner Bornemann.
 

Palazzo della Direzione della Sociétè Anonyme de Mines de Plomb Argentifére de Gennamari et d’Ingurtosu.
 

In poco tempo le solitarie vallate, frequentate fino ad allora solo da qualche pastore, vennero attaccate prepotentemente nei loro affioramenti e divennero crocevia di uomini e di carri carichi di minerale. Furono apportati da nuovi soci francesi ingenti capitali per poter sfruttare al meglio i giacimenti; nel 1866 fu chiamato a dirigere la società l'Ingegner Hoffmann, alla sua guida furono eseguiti importanti lavori.

Ingurtosu divenne a partire dal 1875 una delle miniere più importanti del continente europeo, potendo contare nel 1890 circa 1500 minatori. Importanti lavori furono condotti nella regione di Casargiu, confinante con l'omonima concessione di Montevecchio e nella regione di Bau, furono inoltre costruite moderne laverie.

Nel 1899 le Miniere di Gennemari ed Ingurtosu furono cedute alla più importante società mineraria inglese, la Pertusola Limited, presieduta dal Lord Thomas Alnutt, visconte di Brassey. Furono subito cominciati nuovi lavori, in particolare un notevole investimento economico permise la costruzione di una moderna laveria meccanica nella regione di Naracauli, costata oltre 400 mila lire e inaugurata nel 1900 alla presenza di alte autorità del regno.

 

Con l'avvento della Pertusola sorse dunque una nuova era di lavori e impianti: furono approfonditi i Pozzi Maestri di Gennemari e Ingurtosu; per la coltivazione del filone Brassey, fu intrapresa la costruzione di un pozzo nella regione di Naracauli, a cui si diede il nome di Lambert. Una linea ferroviara a scartamento ridotto consentiva il trasporto dei minerali dalla regione anzidetta fino all'imbarco di Piscinas. Per collegare inoltre Gennemari a Naracauli furono realizzate delle teleferiche. A livello sociale è da segnalare l'introduzione del sistema Bedaux, secondo alcuni dirigenti considerato un modo per far arricchire il minatore. L'effetto che si otteneva era in realtà quello di generare un eccessivo affaticamento del minatore, il quale si vedeva costretto a lasciare la miniera dopo pochi anni.


Gli imponenti ruderi della laveria Brassey, costruita in località Naracauli nel 1900, quando proprietario della miniera era il nobile inglese Lord Brassey.
 

La nuova era di lavori, spinta dalla Pertusola, aveva la parvenza di non potersi arrestare, soprattutto nel periodo seguente la prima guerra mondiale: al costoso impianto di Naracauli si aggiunse la moderna laveria di Pireddu, fu migliorato il Pozzo Gal e scavato un nuovo pozzo nella regione di Casargiu che prese il nome di Pozzo 92. Nel villaggio di Ingurtosu furono proseguiti i lavori per la costruzione della chiesa, vennero realizzate le scuole e l'ambulatorio medico prese a funzionare come un vero ospedale, l'energia elettrica raggiunse anche le abitazioni dei minatori.

 

Negli anni seguenti la seconda guerra mondiale, per converso, le cose mutarono velocemente: si cominciò infatti a notare un generale impoverimento del filone Brassey, considerato la naturale prosecuzione del filone Montevecchio e su cui insisteva gran parte della miniera. A ciò si aggiunse la forte concorrenza dei paesi africani e il fatto che la Pertusola meditava un veloce abbandono.

Gli anni '50 furono caratterizzati da numerose contestazioni operaie, i minatori avevano visto come fumo negli occhi l'imposizione del Patto Aziendale che prevedeva la rinuncia a molti diritti e lamentavano inoltre le precarie condizioni di lavoro. Era, come si suol dire, l'inizio della fine, che vide la Pertusola, in un clima particolarmente arroventato, abbandonare la scena, lasciando a terra centinaia di minatori. Negli anni '60 Ingurtosu passò al gruppo Monteponi-Montevecchio che procedette alla chiusura di tutti i cantieri, trasferendo gli operai in altre miniere dell'isola.


(fonte: www.arbus-sardegna.it)

ussaro

Balestrino - il fascino antico di un borgo fantasma (documentario)



Balestrino - Il fascino antico di un borgo fantasma
diretto da Chiara Salvadori, soundtrack di Rodolfo Cardellicchio
PGM Video
26 minuti circa
Sito del progetto: Ghost Town

Quarta di copertina

Le Ghost Town sono città abbandonate dall'uomo, luoghi in balia del tempo, che lentamente e inesorabilmente ne cancella l'esistenza...
Paesaggi dimenticati, vuoti, spettrali, misteriosi, avvolti da leggende che ne alimentano l'immaginario collettivo e il senso di mistero.
Questo che intraprenderemo sarà un viaggio solitario che farà tappa nelle più affascinanti città fantasma d'Italia, a cominciare da Balestrino, piccolo borgo situato in Liguria, nell'entroterra di Loano.
Racconteremo la storia di questo paese attraverso coloro che hanno vissuto il tragico momento dell'abbandono e scopriremo insieme il fascino di un antico borgo fantasma.

Commento

Quando Alessandro Zanchi, direttore di produzione della PGM video, mi ha contattato per mettermi al corrente di questo loro nuovo progetto, ho esultato. Sapete infatti da quanto tempo mi occupo di ghost town e luoghi abbandonati, cercando tra l'altro di tenere sempre d'occhio la situazione italiana. Quello che ho riscontrato nella maggior parte dei casi è proprio la mancanza di un adeguato supporto audio/video agli articoli che si trovano in Rete sui vari paesi fantasma. Spesso le foto sono vecchie, scannerizzate da giornali dell'epoca, mentre i filmati sono addirittura inesistenti.
La serie di DVD realizzati dalla PGM, con la regia di Chiara Salvadori, vanno a coprire questa mancanza, e lo fanno nel migliore dei modi, ovvero presentando riprese fatte ex novo, dotate di colonna sonora, commento audio e testimonianze di chi ha avuto modo di abitare o visitare i borghi abbandonati presi in questione.
Il primo documentario è dedicato a Balestrino, ghost town ligure di cui ho parlato già qui. Di origini medioevali, dotato di un castello e circondato da ulivi, castagneti e boschi, il paese si presta ben volentieri a suggestioni e atmosfere da racconto gotico. Come viene sottolineato nel DVD, Balestrino non è nemmeno immune al fascino suscitato da Triora, altro paese dell'entroterra noto soprattutto per un'antica caccia alle streghe, risalente al XV secolo. E sono proprio le leggende sulle streghe a prevalere in queste valli, ancor più amplificate dalla bellezza spettrale del borgo fantasma.
Ma il documentario non focalizza l'attenzione solo sugli aspetti più folkloristici, offrendo agli spettatori anche un'attenta ricostruzione storica della nascita e abbandono di Balestrino. Completano il tutto delle interessanti interviste di ex abitanti del paese abbandonato, che ne rievocano l'atmosfera e i momenti dell'abbandono.

In sostanza questo primo capitolo del progetto ghost town è funzionale nel mettere in mostra tutte le potenzialità dell'argomento trattato, dimostrando tra l'altro che è possibile parlare di queste cose senza scadere nel sensazionalismo alla Voyager.
Date un'occhiata alla pagina dedicata al documentario, dove potrete anche parlare con gli autori e ordinarne una copia.
Buona visione.


ussaro

Fabbriche di Careggine: il paese abbandonato che ricompare ogni dieci anni.



Fabbriche di Careggine, nella parte orientale delle Alpi Apuane, in provincia di Lucca, è completamente sommerso da mezzo secolo, da quando cioè nel 1941 per ordine del regime fascista l’acqua del torrente Edron confluì nella diga e annegò il borgo.
Una chiesa, 31 case: così lo lasciarono le 28 famiglie, 146 persone, che qui abitarono fino a che furono costrette ad abbandonarlo. Una storia suggestiva, che infatti è ancora al centro di mille voci e leggende: c’è chi parla di musiche strane, chi di grida, chi d’invocazioni che affiorerebbero dall’acqua che ricopre a stento il borgo.
I vecchietti del paese raccontano che nelle notti di plenilunio si sente la campana della chiesa. «Chiama la gente che se n’è andata. Laggiù in quelle stradette, si muovono ombre disperate. Sono quelle di coloro che abitavano il paese. Sono rimaste lì ad aspettare. »



Oggi le Fabbriche di Careggine sono diventate un sito archeologico veramente suggestivo. Ogni 10 anni circa, l’invaso viene svuotato per praticare la manutenzione dell’impianto consentendo al borgo “fantasma” di risvegliarsi dal suo sonno e di rivivere per un’intera estate.
Solo allora, in un paesaggio spoglio e surreale, è di nuovo possibile vedere Fabbriche di Careggine con le sue case in pietra, la chiesa, il campanile, il cimitero, il ponte.Un villaggio dove la storia si è fermata agli anni cinquanta che oggi è richiamo di migliaia di turisti spinti dal fascino spettrale di questa temporanea apparizione.

Ora il progetto di un ponte e di una cupola di vetro promettono di rendere visitabile il sito anche quando la diga non è svuotata per manutenzione: ogni dieci anni, appunto. Quello voluto dall’amministrazione, che promette l’inizio dei lavori entro un anno, sarebbe uno dei ponti tibetani più lunghi del mondo: una struttura di 200 metri di lunghezza e un metro di larghezza, destinato a sfiorare il lago artificiale e il paese sommerso appena visibile a pelo d’acqua. A completare il progetto, una cupola di vetro gigante che protegga Fabbriche di Careggine.

La diga, alta 92 metri, che causò il subissamento di Careggine.

ussaro

Paese fantasma: Galeria Vecchia (Lazio)



l luogo ha indubbiamente origini molto antiche come potrebbe dedursi sia dal suo nome etrusco – Careia, dai Romani latinizzato in Careiae – sia dalla lettura di alcuni incunaboli ove essa viene definita "ampla et magna, grande e famosa". Altro indizio dell'origine etrusca di Galeria Vecchia sono gli immensi sotterranei tombali, per buona parte inesplorati, che si trovano in queste rovine.
Nell’VIII papa Adriano I vi fondò una domus culta poi trasformata in curtis, a metà del IX secolo, da papa Gregorio IV. Ebbe successivamente fortune alterne fino al IX secolo, quando fu quasi del tutto distrutta dai Saraceni. I Conti di Galeria la ricostruirono e ne ampliarono apprezzabilmente i confini, fino alla cessione di tutta la città agli Orsini. Correva l’anno del Signore 1276… Poco più di due secoli più tardi agli Orsini subentrarono i Colonna, poi i Caetani, i Savelli e infine i Sanseverino. In epoca rinascimentale ebbe l’onore di ospitare brevemente l’imperatore Carlo V: fu una sorta di canto del cigno, poiché lenta ma inesorabile giunse l’agonia del luogo, fino al totale spopolamento avvenuto nel 1809.
La causa più probabile fu un’improvvisa epidemia di malaria, diffusasi a causa del proliferare in alcune piccole aree paludose causate da acque stagnanti provenienti dal locale torrente Arrone, della temibile zanzara anofele. Quel che è certo è che la fuga dalla città fu precipitosa, caratterizzata anche da inspiegabili abbandoni di attrezzi da lavoro, di suppellettili, di oggetti d’uso quotidiano.



Oggi vi si accede da un solo lato attraverso un ripido campo di felci. Una vegetazione selvaggia la serra da ogni parte, rigogliosa e inestricabile, da togliere ogni visuale e ogni controllo. I bassi androni delle costruzioni sono avvolti da gigantesche liane, affogati fra salici, quercie ed olmi.
Le mura sono cadute poco a poco, le strade cancellate; ogni possibile elemento d'interesse storico e' scomparso.

Inutile oggi scostare i mozziconi di muro fra i fichi selvatici, le canne ed i sambuchi, la ricerca è già stata fatta con diligenza dai clandestini, anche stranieri.
Il fascino che seduce e attira curiosi, appassionati d'archeologia e anche di esoterismo sta nella serie d'immensi sotterranei, mai esplorati, di una citta' etrusca non ancora bene individuata e di una necropoli della quale sono state scavate solo poche tombe. Questo mondo ctonio si trova proprio sotto le rovine di Galeria Vecchia. Ma ogni possibile ricostruzione anche dei tracciati urbani è impresa ardua.
Il bosco ha ripreso gli antichi possessi, gli uccelli, le serpi, il silenzio primigenio, sono tornati a dominare su di una città che non potrà mai risorgere.



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Fonti:
- http://www.parks.it/mn.galeria.antica/
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http://www.specchiomagico.net/cittamortelazio.htm
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http://spazioinwind.libero.it/archeoesperienze/index5.html


ussaro

Itinerari misteriosi per Halloween

Halloween è una gran bella festa, ma non capisco - nel senso che va davvero oltre la mia limitata comprensione - come si può pensare di festeggiarla in una cacchio di discoteca con dei fighetti che ballano mettendosi addosso il cerone da vampiro o le unghie da strega.
Halloween dovrebbe essere la festa del terrore, dell'atmosfera lugubre, dei fantasmi. Senza parlare poi di chi la considera prettamente un'occasione religiosa.
Ben venga piuttosto una notte horror con gli amici, in compagnia di buoni film (ce ne sono, basta cercarli). Personalmente quest'anno visiterò un castello, dove m'intratterrò fino a sera. Un luogo non inflazionato dai turisti. Non come Triora, che oramai il 31 ottobre sembra un outlet, o un agriturismo per giovani milanesi annoiati.
Visto che in questo blog si parla anche di luoghi misteriosi, case abbandonate e ghost town, eccovi qualche spunto per delle gite "spettrali", se ancora non avete deciso che fare...

Ca' Scapini (Val Toncina)



Per tutti è il "paese fantasma". Eppure, un tempo, Scapini, frazione compianse ,era abitata e molto visitata ed era considerato uno dei paesini più belli della Valtaro, dove si incontrava la prima strada che collegava Bardi a Bedonia, la Valceno con la Valtaro. E da qui, poi,si snodavano altre decine di vie che portavano alle altre frazioni comunali. Era proprio un bel centro, dice chi l’ha visto in passato, dove chi vi arrivava, subito, a colpo d’occhio,poteva ammirare tutte le case del paese,perché si trovavano in sequenza,una vicino all’altra. (L'articolo intero in PDF)
Ovviamente non mancano le voci sui fantasmi che infesterebbero questo posto. Anzi, per dirla tutta c'è una leggenda che lega l'abbandono del paese proprio alle manifestazioni spettrali che ebbero luogo dopo il tragico suicidio di una ragazza...

Craco (Potenza)



Vicino Potenza c'è Craco, un villaggio che molti anni fà è stato abbandonato da quasi tutti gli abitanti. Ma nelle sue vie deserte ogni notte risuonano strani rumori di passi, echi di voci e grida terribili mentre misteriose forme luminose si muovono tra le case. Gli spiriti dei morti stanno forse occupando questo paese lasciato da noi vivi?" Craco mi è sembrato davvero un luogo spettrale: negli anni '70 un vasto movimento franoso ha obbligato quasi tutta la popolazione ad andarsene poiché le case sono diventate pericolanti, e da allora solo pochissimi vecchi si sono ostinati a restare ad abitare quì, rifiutando ostinatamente di lasciare per sempre il luogo in cui sono nati. E siccome con il passare del tempo quasi tutti questi anziani abitanti superstiti sono deceduti, oggi a Craco le persone ancora vive che ci abitano si possono facilmente contare sulle dita di due mani. (Il resto dell'articolo).

Reneuzzi (Alessandria)



Renèuzzi, talvolta chiamato Renèuzi o Renèusi o Renéixi è una frazione disabitata del comune di Carrega Ligure, in provincia di Alessandria, situata in alta val Borbera a 1.075 m d'altezza sotto il Monte Antola. Fu abbandonato nel 1961. Conserva l'Oratorio di San Bernardo abate, a cui è stato rimosso il campanile.
Non raggiunto dalla strada carrozzabile, è collegato da un'antica mulattiera alle frazioni di Campassi e Vegni, mentre un sentiero permette di raggiungere la vetta del Monte Antola.

Le mie vecchie segnalazioni:

Consonno (Lecco)
Toiano (Toscana)
I monti sibillini (Marche/Umbria)
Ca' Dario, il palazzo maledetto (Venezia)
La Casa Rossa (Lecco)
Balestrino (Liguria)
Val Raccolana (Alpi Giulie)
Saletta (Vercelli)

ussaro

Paese fantasma: Pozzis

 

Oggi vi propongo un "nuovo" paese abbandonato, questa volta in Friuli. Trattasi di Pozzis, su cui tra l'altro grava una storia degna del più tipico film horror. Storia di possessioni demoniache (anzi, di un'epidemia di possessioni, o presunte tali!), ma anche teatro dei più truci scontri della Prima Guerra Mondiale, tra italiani e austriaci.
Fino ad arrivare, in tempi recenti, alla tragica storia di Alfeo Carnelutti, detto "Cocco", una sorta di santone hippy che sognava di ridare vita al paese abbandonato, trasformandolo in una comunità in grado di mischiare pastorizia, peace & love e black metal. Peccato che il Carnelutti, come il peggiore dei finti santoni, si trasformò presto nel killer di una prostituta che aveva da poco ospitato nel suo novello Eden.

Qui l'articolo sul fatto

Vien quasi voglia di usare queste location per girare un film dalle forti suggestione lovecraftiane, no?

Ora eccovi il suggestivo articolo su Pozzis pubblicato da "Il gazzettino" nel marzo del 1999.


Pozzis ha tutto il fascino del "paese dell'orrore e della follia". Quelle quattro case nell'alta valle dell'Arzino, con i muri che perdono sassi a ogni intemperie, racchiudono segreti e storie che a pochi è dato di sapere. Molte di queste pagine sono ormai parte della storia, come l'epidemia di isterodemonopatie (possessioni demoniache), che colpì tutto il comune di Verzegnis nel 1972 o gli episodi della prima e della seconda guerra mondiale. Ma l'atmosfera di questo paese fantasma, abbandonato definitivamente dagli abitanti agli inizi degli anni sessanta è un qualcosa di impalpabile. Sono i luoghi che suscitano strane inquietudini. Pozzis è una frazione di Verzegnis, ma è isolata da questo dal monte Pizzat. La sede comunale e gli altri paesi sono sul versante nord, nella valle del Tagliamento. A dividerli la Sella Chianzutan, ora asfaltata e percorribile con facilità, ma fino a non molti decenni fa non certo agevole da superare. A sud c'è la stretta dell'Arzino, prima di arrivare a S. Francesco, in comune di Vito d'Asio, ora provincia di Pordenone. Un paese condannato inevitabilmente all'isolamento, dunque. Anche perché la nuova strada è stata tracciata qualche centinaio di metri sopra le case, in un versante scosceso, tagliandolo fuori ulteriormente dai collegamenti. E l'amenità dei luoghi (un torrente cristallino, poco più su le spettacolari cascate, i boschi di faggio) contrasta sinistramente con l'abbandono delle case. Isolamento vuol dire anche un passato che evoca emozioni antiche, ancestrali paure. Qui era luogo di agane e di salvans, qui le creature del mondo pagano si fondevano con una religiosità primordiale. Non può stupire che nel 1872 tale Margherita Vidusson, una ragazza di 25 anni, manifestasse di essere posseduta dal demonio, dando vita a una epidemia che coinvolse altre 24 ragazze e un giovane carabiniere. Tutto era cominciato dopo la predica di un domenicano alla "fiesta dai spiritaz" di Clauzetto, un esorcismo collettivo diventato festa religiosa ("dal perdon"). Tutto finì con l'intervento di un medico udinese massone e illuminato, Giuseppe Chiappolino, che tra l'altro ci ha lasciato una splendida relazione che è uno spaccato interessantissimo sulla vita di allora. Pozzis è protagonista anche nella prima guerra mondiale, con la Quarta armata alpina che cerca, scendendo dalla Carnia, di congiungersi alla Terza, ma trova nel mezzo gli austrotedeschi: massacri e terrore. E entra anche nella seconda guerra mondiale, diventando un luogo ideale per i resistenti della Brigata Garibaldi della Val d'Arzino: anche qui uccisioni e terrore. 
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Alfeo Carnelutti detto "Cocco"  Il cartello affisso dal Carnelutti all'ingresso del paese.