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Il campione ignorante



L'altro giorno leggevo questa intervista all'asso del Barcellona, Leo Messi.

Ora, a differenza di molti di voi (da quel che ho capito) a me il calcio piace, e tanto. Certo, non sono un hooligan né un tifoso esasperato. Mi piace il calcio come simulazione di “guerra”, di battaglia e strategia. Non a caso tra i videogiochi che ho più consumato nella mia vita ci sono quelli di football manageriale (mitico Scudetto!).
Detto ciò, preferisco considerare i calciatori proprio alla stregua di pedine di un videogame. Perché poi li senti parlare e ti cascano le palle. Nella fattispecie Messi ha detto questa boiata qui:

«Non leggo, no. Eccezione fatta per i giornali sportivi».

Ma la cosa è ancora più grave. Infatti:

I detrattori dicono che nella vita abbia letto un solo libro, la biografia di Maradona (e che non lo abbia neppure finito). Leo conferma le malelingue.
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ussaro

I Buoni e i Cattivi dell'editoria italiana



Tempo di censimento cioè di gran rottura di palle. A questo punto però mi è venuto in mente di prepararne uno a mia volta, un censimento su un argomento specifico che senz'altro vi piacerà: le case editrici italiane.
La settimana appena trascorsa è stata una di quelle memorabili - in negativo - per la nostra editoria. Anzi, per dirla tutta l'intera nuova stagione si sta rivelando un disastro, tra proposte sballate, libri rivenduti a prezzo quadruplo rispetto all'originale, case editrici che aprono collane a casaccio, altre che chiudono i rapporti con la blogosfera. Ce di tutto, di troppo, tranne la qualità, sempre più relegata in un angolino o affidata al caso.
A darci dentro con lo scempio sono spesso le case editrici maggiori, quelle che dovrebbero dare esempio di professionalità, se non nei contenuti (il mainstream è una brutta bestia) almeno nella forma e nel rispetto del lettore/consumatore.
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ussaro

Dimmi con chi blogghi e ti dirò chi sei



Non troppo tempo fa discutevamo sull'indice di credibilità dei blog. Meglio quelli personali o meglio quelli collettivi?
Oggi sono qui per darvi la mia risposta, con tanto di motivazioni, ma anche per ampliare il discorso, prendendolo più nel suo insieme. Qualcuno forse si sentirà chiamato il causa, altri riterranno le mie valutazioni troppo severe o magari banali, ma tant'é. Non si può piacere a tutti. E forse il problema nasce da lì: dalla volontà di alcuni di piacere proprio a tutti. Magari con la speranza che, in futuro, qualcuno se ne ricorderà.

Non vi ammorberò con lunghe discussioni e teorie. Preferisco procedere con un esempio, sperando che la persona coinvolta non si arrabbi più di tanto.
Elvezio Sciallis è uno dei blogger veterani della Rete italiana. Lo definirei un grande vecchio esperto di tutto ciò che vuol dire curare un blog libero, gratuito, indipendente e personale.
Da poche settimane ha dato vita a A rip in the fabric, nato dalle ceneri del glorioso Malpertuis. Si tratta di un blog maturo, serioso, per molti versi intimista.
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Boicottate "I guerrieri di ghiaccio" pubblicato da Mondadori



Il discorso sui libri di George R.R. Martin pubblicati qui da noi in Italia ve lo avevo accennato già da quando ero ancora a New York, in agosto.
A dance with dragons era già in vendita in versione cartonata ai seguenti prezzi:

30 dollari (nuovo)
15 dollari (usato)
35 dollari (nuovo e autografato)

Ovviamente in un volume unico. Al cambio i tre prezzi in euro sono dunque questi: 21.65 – 10.8 – 25.26.
C'è poi la versione ebook, che io ho comprato per il mio nuovo Kindle a 13 dollari (9.38 euro).

In Italia Mondadori, proprietaria dei diritti di pubblicazione della saga, ha adottato ancora una volta la strategia di spezzettare il volume in più libri. Questa volta si parla addirittura di tre, anche se in questo senso non so ancora darvi conferma.
Il punto è che ciascun “mezzo libro” costerà quanto l'intero volume in versione inglese e avrà la metà (o meno) delle pagine.

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ussaro

I peggiori stereotipi della nostra vita



In tutte le recensioni che leggo e in molte di quelle che scrivo salta sempre fuori l'annoso problema degli stereotipi. Fenomeno diffusissimo sia nei libri che nei film.
Io non li considero “il male assoluto”, come fanno invece molti critici della Verità e del Dogma. Ripeto sempre che inseguire un'originalità forzata e posticcia può far più danni che non prendere alcuni consolidati elementi e riutilizzarli con un po' d'intelligenza.
Però si sa, il troppo stroppia. Non a caso uno degli errori più frequenti nei testi degli scribacchini di primo pelo è l'abbondanza di frasi fatte e di situazioni stereotipate. Della prima categoria – le frasi fatte – non me ne occupo perché non ho nessuna intenzione di tornare a parlare di scrittura.
Discutere di stereotipi può invece essere utile per capire ciò che dà fastidio a voi lettori e/o spettatori. Chi di noi non ha un rigurgito di bile quando assiste per l'ennesima volta alla scena dell'attricetta che finisce nelle grinfie del maniaco perché si è addentrata da sola nella casa buia?
Tanto per dirne una.
Vi elenco qui sotto alcuni degli stereotipi che più odio, ma sono più che altro curioso di sapere quelli che non sopportate voi.

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ussaro

Abissi siderali



B. è una persona con incarichi di grande responsabilità nella società per cui lavoro. Ha 56 anni, una carica importante e uno stipendio adeguato, non come noi "braccianti", che veniamo chiamati "ragazzi" - ed economicamente trattati come tali - fino ai 40 anni suonati.
B. non ha ancora capito come allegare un file a una mail, nonostante la posta elettronica sia parte essenziale del nostro lavoro da quasi dieci anni.
A suo dire queste innovazioni (sì, magari nel 1997...) servono a "complicare la vita". Molto meglio, dice lui, come si faceva un tempo, coi corrieri e i tempi d'attesa decuplicati, ma senza "l'ansia di usare queste stronzate tecnologiche".
B. ha un iPhone 4, un gioiellino checché se ne dica, con cui fa soltanto telefonate. La stessa funzione svolta egregiamente da un Nokia 3210 datato 1999. Però l'iPhone è uno status symbol da appoggiare sulla scrivania quando è in riunione coi colleghi.

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taxi driver

Il circo delle meraviglie è aperto




È davvero troppo complesso pretendere di esaminare il rapporto infelice che si nasconde dietro al binomio successo-infelicità. Ne hanno scritto in molti, spesso riversando inutili bla-bla psicopretenziosi per cercare di interpretare i gesti e le menti altrui. Oggi, dopo la morte di Amy Winehouse (non si può certo parlare di “sorpresa”), immagino già altri presunti giornalisti alle prese coi soliti articoli triti e ritriti, pieni di banalità precofezionate.

Come se non fosse bastato il pieno di idiozie dette e sentite sull'attentato in Norvegia. Una caterva di solenni minchiate, che ha toccato clamorose vette naif ieri sera, al TG2, quando Massimo Introvigne ha specificato più volte che Anders Behring Breivik è un estremista PROTESTANTE e MASSONE, non CATTOLICO. Il maiuscolo è per darvi l'idea di quanto il nostro esperto ci tenesse a sottolineare la cosa più importante in questo evento. Almeno secondo il suo punto di vista.

Oggi arriveranno dunque le vagonate di idiozie sulla Winehouse, sul talento maledetto etc etc etc.

Generalizzazioni a manetta, psicologi d'accatto, coccodrilli di professioni, moralizzatori, cercatori di scoop, servi del padrone, demagoghi, intellettuali complessati. Il circo è al completo, però entrateci voi che io ho un po' di nausea.

Alla fine vuoi vedere che ha più dignità una trasmissione come Bikini, che in fondo vuole farci solo vedere le tette di Belen? Almeno, che dire, è un messaggio positivo....
 

ussaro

Stop alla narrativa




Volevo parlarne più in là, ma visto che qualcuno di voi si è “preoccupato” (parolone) per questa mio mezzo annuncio nel post di ieri, svuoto subito il sacco e via tranquilli :)

La faccenda si riassume più o meno in ciò che ho anticipato: dopo Milano Doppelganger, che uscirà ad agosto o a settembre, mi prenderò una lunga pausa dalla mia attività di narratore.

Una scelta dettata da diversi fattori. Ve li elenco senza dilungarmi troppo:

 

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ussaro

Facciamo 69




Non vi sto proponendo azzardate manovre sessuali, non temete.

Sessantanove sono le copie vendute di Scene selezionate della Pandemia Gialla dal 22 aprile al 31 maggio. A esse ho generosamente incluso le cinque copie che mi sono state chieste da altrettanti portali di narrativa, recensioni etc, e che ho inviato loro in via gratuita. Le conto nel “venduto” perché comunque l'interesse dimostratomi dai suddetti portali è puramente professionale.

A ogni modo, prendendo in considerazione la mia vecchia tabella di riferimento, il risultato di questo primo esperimento è dunque “appena sufficiente”.

So che molti lo considereranno un risultato buono, incoraggiante. In realtà io sono piuttosto deluso. Non so per quali strani meccanismi mentali mi ero autoconvinto di poter raggiungere le 100 copie vendute entro fine maggio.

 

Un po' di considerazioni

 

Innanzitutto azzardo un paragone con la piccola/media editoria tradizionale. So che spesso puntano a vendere 200-300 copie di un romanzo per non giudicarlo un fallimento. 1000 copie sono considerate un successo straordinario e clamoroso. Ricordo con un po' di divertimento (e molta tristezza) il mio faccia a faccia con un piccolo editore di Roma, che quasi piangeva di contentezza perché la loro ultima pubblicazione aveva raggiunto a sorpresa i 900 venduti.

Davanti a queste cifre i miei 69 (o 64+5) potrebbero assumere tutt'altro valore, specialmente considerando che si tratta di un eBook e non di un cartaceo.
Comunque va detto: anche 2 miseri euro possono essere una discriminante dal peso micidiale per la scelta di leggere un romanzo o meno.

Questo però non mi consola: continuo a essere più deluso che soddisfatto.

 

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